Fatima e la visione dell’inferno

La visione dell’Inferno mette in moto la preghiera.

di Padre Riccardo Barile OP (27-11-2017)

La Madonna mostra l’inferno ai tre pastorelli.

Stando al resoconto di Lucia, il 13 luglio 2017 a Fatima la Madonna mostrò ai veggenti «un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri» (Suor Lucia Dos Santos, IV Memoria: EV 19/987).

QUALE VISIONE DELL’INFERNO E COME MAI?

Il card. Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, precisava che non si poteva pensare a una visione dell’al di là «nella sua pura essenzialità», anzi il veggente «vede con le sue possibilità concrete (…), è essenzialmente compartecipe del formarsi, come immagine, di ciò che appare» (Commento teologico del 26.6.2000: EV 19/1010-1011). Dunque si trattò di un “sacramento/immagine” dell’inferno, né la Madonna abolì il fatto che «Adesso noi vediamo in modo confuso come in uno specchio (per speculum in aenigmate)» (1Cor 13,12). Tuttavia, se per il paradiso l’immagine è meno bella della realtà, per l’inferno la realtà è più terribile dell’immagine!
Anche se la Madonna per ben due volte pose i veggenti in una luce “paradisiaca”, nella quale vedevano se stessi in Dio, l’immagine dell’inferno colpì e colpisce di più. Di certo la Madonna non ricorse a “effetti speciali” per stupire: c’era una ragione pastorale, che interpella ancora oggi l’evangelizzazione. Per cui lasciamo Fatima in sottofondo e guardiamo all’inferno come semplici cristiani, applicando a Fatima la formula di uno studioso della Sindone: «Non credo nella Sindone, ma la Sindone mi aiuta a credere». Così Fatima sull’inferno.

LA CORRETTEZZA SCRITTURISTICA E DELLA FEDE

L’immagine principale della visione dell’inferno descritta da Lucia è il fuoco, causa di sofferenza per coloro che vi sono immersi. Ed è l’immagine dell’inferno biblico a partire dal libro del profeta Isaia, che si chiude con il popolo rinnovato che renderà culto al Signore. Costoro tuttavia in una valle presso Gerusalemme «vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati contro di me; poiché il loro verme non morirà, il loro fuoco non si spegnerà e saranno un abominio per tutti» (Is 66,24). È la valle della Geenna, che Gesù spesso indica come punizione definitiva in molti passi e per evitare la quale conviene perdere un occhio, una mano, un piede, la vita stessa di questo mondo (Mt 5,29-30; 10,28; 18,9; 23,33; Mc 9,45.47; Lc 12,5). Altre volte la Geenna è esplicitamente associata al fuoco: «il fuoco della Geenna» (Mt 5,22; 9,43; 18,9); altre volte si parla semplicemente di fuoco e fornace ardente (2Ts 1,7-8; Mt 13,50) sino alla confessione del ricco: «soffro terribilmente in questa fiamma» (Lc 16,24). Non sembra di leggere il resoconto di Lucia riportato all’inizio?

Sempre sulla bocca di Gesù, altre immagini negative e di dolore affiancano il fuoco relativamente all’esito di una vita vissuta e conclusa male: il pianto e lo stridore di denti nella fornace ardente o nelle tenebre (Mt 8,12; 13,42.50; 22,13; 24,51; 25,30; Lc 13,28; 2Pt 2,17).

La dichiarazione di Abramo al ricco negli inferi — «tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi» (Lc 16,26) — esplicita che si tratta di una situazione irreversibile e introduce la categoria di eternità: il fuoco è eterno (Mt 18,8; 25,41; Gd 1,7) come il verme che non muore (Mc 9,48); le tenebre sono eterne (Gd 1,13); il supplizio è eterno (Mt 25,46) ed è una seconda morte nello stagno ardente di fuoco e zolfo (Ap 2,11; 20,6.14; 21,8).

Questo possibile esito negativo ed eterno della vita compromette la stessa risurrezione dei morti, che per la prima volta in Dn 12,2 è duplice: «Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna». Parole riprese e radicalizzate da Gesù — «viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 5,28-29) –, riportate nel CCC 998 e — chi oserebbe ricordarlo? — anche dal Vaticano II in Lumen gentium n. 48.

In sintesi: «La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità (…). La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato» (CCC 1035).

QUI NON C’È ANCORA L’INFERNO O IL PARADISO, MA LE DUE VIE

«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano» (Mt 7,13; Lc 13,24). Ecco il tema evangelico delle “due vie”. Poiché quaggiù non esiste né paradiso né inferno, ma un “cammino verso” l’uno o l’altro, è decisivo camminare verso il paradiso e non verso l’inferno.

La “via che conduce alla perdizione” è descritta dal NT con una varietà di prospettive, ad esempio gli elenchi di vizi o peccati in san Paolo (Rm 1,26-32; 13,13; 1Cor 5,10-11; 2Cor 12,20; Ef 4,31; Col 3,5-8; 1Tm 1,8-11; 6,4-5; 2Tm 3,1-5; Tt 3,3) e specialmente quando l’elenco termina con l’affermazione che quanti si comportano così non erediteranno il regno di Dio (1Cor 6,9-10; Gal 5,19-21; Ef 5,3-5), ma anche altrove (Mt 15,19; 1Pt 4,3; Ap 21,8; 22,15). In sintesi e a prescindere dal raro peccato contro Dio allo stato puro, tutti i testi sulla via di perdizione sono collocabili in tre grandi categorie.

La “via” di un cattivo rapporto con il prossimo: cf il giudizio finale di Cristo in Mt 25,31-46 (ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare…), la cena di Corinto che umilia «chi non ha niente» (1Cor 11,20-22), il ricco epulone insensibile al povero Lazzaro (Lc 16,19,31) e tante espressioni nei cataloghi paolini dei vizi: ingiusti, calunniatori, rapinatori, facitori di fazioni e di liti, ribelli ai genitori, invidiosi, senza misericordia ecc.

La “via” del tornare indietro dalla fede: «Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quanto peggiore castigo pensate che sarà giudicato meritevole chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell’alleanza, dal quale è stato santificato, e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? (…) È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!» (Eb 10,28-29.31; cf anche 1Gv 5,16). Dunque camminano “oggettivamente” verso l’inferno coloro che allegramente dichiarano di aver perso la fede, poiché Dio «non abbandona se non è abbandonato (non deserens, nisi desereatur)» (Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: Dz 3014).

La “via” dei peccati della carne, di una vita affettiva sregolata o irregolare. Se le tante testimonianze della tradizione cristiana (ultima anche di Giacinta tra i veggenti di Fatima) sono giudicate “bacchettone”, non si potrà cancellare il NT che pone su questa strada immorali, impuri, adulteri, depravati, uomini e donne che “si desiderano” (e si praticano) nello stesso sesso, dediti all’ubriachezza, ai bagordi, alle orge ecc. (cf i citati elenchi dei vizi).

SCENDIAMO AL PRATICO

«Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno» (CCC 1037), per cui inferno/paradiso, dannazione/salvezza non sono alla pari. Dio ha rivelato un unico mistero della sua volontà: che tutti si salvino e giungano al Padre per Cristo nello Spirito partecipando alla natura divina (1Tm 2,4; Ef 1,9; 2,18; 2Pt 1,4: DV 2). L’inferno è causato dal nostro rifiuto. Naturalmente il giudizio sulle persone — qui e nell’al di là — va lasciato «alla giustizia e alla misericordia di Dio», anche se «possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave» (CCC 1861).

È a questo punto che risultano chiare alcune indicazioni di condotta pastorale e personale.

Non si tratta di giudicare/condannare le persone, ma di mantenere dei chiari indicatori su che cosa è peccato e quali sono le “vie di perdizione”, evitando di mantenere solo la prima e di tacere sulle altre due, cioè di mandare all’inferno solo i mafiosi e gli scafisti (prima via), tacendo su chi ha perso la fede (seconda via) e magari invitandolo a parlare ai credenti, o ammorbidendo i paletti della morale sessuale (terza via).

La menzione della possibilità dell’inferno appartiene alla corretta comprensione del buon annuncio, che non può essere limitato alle realtà positive: la grazia, far maturare i semi del Verbo, raggiungere la maturità e felicità piene ecc., senza precisare che oltre a ciò non si dà una zona neutra, ma semplicemente la perdita della salvezza totale (adeguatamente proposta).

Le parole delle Scritture e della Chiesa sull’inferno sono «un appello alla responsabilità» (CCC 1036) e alla dignità umana: Dio ha posto la vita veramente nelle nostre mani. Sono anche parole che svelano l’amore di Dio, perché è chiaro che Gesù parla dell’inferno solo per preservarci dal caderci dentro. E così la Chiesa. E così la Madonna a Fatima.

Certo un discorso del genere può causare una contrizione che nasce «dal timore della dannazione eterna», ma anche questo è «un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo» e spinge verso una «evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l’azione della grazia, dall’assoluzione sacramentale» (CCC 1453). Se il timore spinge a compire azioni buone e sante, queste adagio adagio trasformeranno il timore in un rapporto di amore verso Dio.

TORNIAMO A FATIMA

Mostrata l’immagine dell’inferno, la Madonna invitò i tre bambini a pregare aggiungendo alla fine di ogni decina del Rosario la famosa richiesta: «Gesù mio… liberateci dal fuoco dell’inferno. Portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia». In una lettera del 18.5.1941, Lucia precisò che «la Madonna si riferiva alle anime che si trovano in maggior pericolo di dannazione».

I volti terrorizzati dei tre pastorelli durante la visione dell’inferno.

Altro che paura! La visione dell’inferno mette in moto la preghiera, l’intercessione, la solidarietà verso i peccatori. Se dessimo fiducia alla Madonna, anche questo dovrebbe rientrare nella “nuova evangelizzazione”.

È una preghiera dolcissima ma anche molto tradizionale. La prima preghiera eucaristica o canone romano chiese per secoli e chiede ancora oggi: «Ab aeterna damnatione nos eripe / Salvaci dalla dannazione eterna». E poi Gd 22-23 esorta: «siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco».

To’, la Madonna, che sembrerebbe limitata a formule devozionali, parla quasi come le Scritture. Chi l’avrebbe mai detto?

P.S. Parecchie citazioni Scritturistiche sono state solo indicate. Ma se qualcuno avrà la pazienza di andare a leggersele per esteso, farà una “lectio divina”… ma di quelle!

© LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

 


 

RICORDA, DUNQUE: L’INFERNO ESISTE!… GESU’ NE HA PARLATO MOLTISSIME VOLTE

(Lc. 16, 19-31)

Scrive il noto scrittore Vittorio Messori: “Per ogni uomo, per me stesso, c’è la possibilità terribile e concreta del totale fallimento; questa possibilità è chiamata inferno”.

Dio non vuole l’inferno: Dio è infinitamente buono e perciò – come dice la Bibbia – “vuole che tutti gli uomini si salvino” (1). Cristo Dio si è fatto uomo ed è morto in croce perchè nessuno andasse dannato: Lui stesso ha detto: “Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi” (2). E S. Paolo esclama: “Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io” (3).

Non è Dio a creare l’inferno. Scrive un celebre teologo Gesuita: L’inferno è frutto del peccato. È l’uomo a entrarvi di sua volontà (contro la volontà di Dio). “Il Cielo (il paradiso) è già iniziato per noi dal nostro battesimo, ma cominciamo a goderlo solo dal giorno della morte. La stessa cosa accade dell’inferno: nel momento in cui uno commette il peccato mortale, l’inferno già penetra in lui: l’inferno non è altro che la privazione di Dio. Col peccato io creo l’inferno… Se io prendo l’autobus per andare a uccidere qualcuno, nessuno dirà mai che l’autista è responsabile di un assassinio. Che cosa c’entra lui? Lui fa il suo dovere. Così, se io salgo sull’autobus del peccato, e non scendo alla stazione dell’attrizione con la confessione, o della contrizione perfetta se non è possibile la confessione, l’effetto è questo: la morte eterna ossia l’inferno” (4).

1. È NECESSARIO PARLARE DELL’INFERNO. Con dolce insistenza Paolo VI ci ha rivolto questo invito: “Parlate e meditate sulla scienza delle cose ultime che il Concilio Vaticano II chiama escatologia (dal greco éscatos che significa ultimo) e che comprende gli ultimi destini umani oltre la morte: quelli che il catechismo e la predicazione chiamano i novissimi cioè morte, giudizio, inferno, paradiso. Dei novissimi pochi ne parlano e, quei pochi, ne parlano poco. Il Concilio però ci ricorda le solenni verità escatologiche che ci riguardano, compresa quella terribile d’un possibile eterno castigo che chiamiamo l’inferno” (5).

Se tutti meditassero sull’inferno, innumerevoli peccatori e increduli farebbero il dialogo con l’anima, che fece l’anticlericale filosofo Diderot: “Anima mia, se tu continui a vivere così, non solo sarai infelice in questa vita, ma anche dopo morte, nell’inferno”. E l’anima: “Ma chi ha detto che c’è l’inferno?” Il filosofo: “L’inferno è una cosa così orrenda, che anche solo il pensiero che ci possa essere, ti dovrebbe costringere a mettere giudizio”. L’anima ardì rispondergli: “Io sono certa che l’inferno non c’è”. Gridò il filosofo: “Anima mia, non dir bugie! Dicendo questo tu sai di mentire”.

Poveri Sacerdoti che credono di essere moderni facendo completo silenzio sui nuovissimi, sull’inferno! Si deve anche a questo colpevole silenzio se l’umanità di oggi si è tanto allontanata da Dio e corre verso la catastrofe. Sono quanto mai attuali le parole di S. Caterina da Siena: “Ahimè! Non più tacere! Gridate con cento, con migliaia di lingue! Veggo che per tacere il mondo è guasto!”

Tutti i Padri e Dottori della Chiesa ne hanno parlato chiaramente. S. Agostino ci esorta: “Discendiamo (con il pensiero) nell’inferno ora che siamo vivi affinché non abbiamo a discendervi quando saremo morti”. E supplica il Signore che gli mandi su questa terra tutti i dolori immaginabili purché impedisca che vada dannato per sempre: “qui brucia, qui taglia, qui non risparmiarmi nessuna sofferenza, purché tu mi abbia a salvare per l’eternità”.

Lo Spirito Santo ci ammonisce: “In tutte le opere pensa alla tua fine (ossia alle ultime realtà: morte, giudizio, inferno, paradiso) e non peccherai mai” (6).

E Gesù stesso ci ha comandato: “Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura”: ebbene, l’inferno e le altre verità taciute, sono parte essenziale del Vangelo. Anzi, come afferma un noto predicatore di Esercizi spirituali, “di nessun’altra cosa ha tanto parlato Cristo nel Vangelo come dell’inferno: più di 60 volte: trenta volte del fuoco (ossia di un tormento orribile) e , trentasei volte della eternità. Su nessun’altra cosa ha insistito tanto, e noi non abbiamo il diritto di diminuire il contenuto del Vangelo” (7).

2. L’INFERNO ESISTE DAVVERO: Lo negano – dice S. Agostino – coloro che hanno interesse che non esista perchè se esiste è fatto per loro. Ma esiste; e per andarvi non è necessario credere alla sua esistenza, anzi, chi ostinatamente lo nega può ritenersi sicuro di precipitarvi.

Tutta la Sacra Scrittura ne parla, in modo esplicito o implicito, circa 600 volte.

Gesù, non solo ne ha parlato tante volte, ma ha pure usato delle parabole impressionanti, come, per esempio, le seguenti:

Il ricco cattivo, e il povero Lazzaro: quel ricco egoista, gaudente morì e precipitò “nell’inferno tra i tormenti” e invano, tra l’arsura e le torture delle fiamme, chiedeva una sola goccia d’acqua. Anche Lazzaro morì, ma la sua anima fu “portata nel seno di Abramo”, espressione ebraica che significa paradiso. (8).

La zizzania seminata in mezzo al buon grano, al momento della mietitura, dovrà essere bruciata. “Così – dice Gesù – avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo (Cristo) manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come sole nel regno del Padre loro” (9).

Gesù per descriverci l’esistenza e l’orrore dell’inferno ha usato immagini violente e spietate: qualche esempio:

a) A coloro che usano i doni di Dio per offenderlo, grida: “Se la tua mano o il tuo piede ti è di scandalo, tagliali e gettali via da te: è meglio per te entrare nella vita con una sola mano e un solo piede, che avere due mani e due piedi e essere gettato nel fuoco. E se l’occhio tuo ti è di scandalo, cavalo e gettalo via: è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo che avere due occhi ed essere gettato nel fuoco” (10), “dove il verme non muore e il fuoco non si spegne” (11).

b) Gesù a coloro che si dicono cristiani, ma vivono da pagani, dirà: “Non vi conosco” (12).

c) Gesù bollerà così ogni cristiano che non ha utilizzato i talenti ricevuti: “Servo malvagio e infingardo!… gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti” (13).

d) Cristo, al giudizio universale “dirà a quelli che saranno alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi seguaci… E se ne andranno questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (14).

S. Giovanni, l’apostolo dell’amore, scrive: “Il fumo dei loro tormenti salirà per i secoli dei secoli” (15).

3. L’INFERNO È ETERNO: l’eternità costituisce l’inferno dell’inferno: quando si sa che una atroce sofferenza avrà termine, si acquista coraggio, ma quando si è certi che non terminerà mai, non resta che la più cupa disperazione. Ebbene, l’inferno non terminerà mai, mai. La Bibbia parla molte volte di questa eternità disperata.

S. Bonaventura, Dottore della Chiesa, per darcene una pallida idea, usa la seguente immagine: Un uccello passa una volta ogni cento anni, toccando delicatamente, con la punta delle sue ali, una immensa palla di bronzo. Quando questa sarà completamente consumata, sarà terminato l’inferno? No! Sarà appena al suo inizio, poiché incomincia sempre e non finisce mai.

A S. Tommaso d’Aquino, una delle menti più alte del mondo, quando era ormai in fin di vita, fu chiesto: Tu che hai insegnato nelle più celebri cattedre d’Europa e che hai tanto predicato e tanto scritto, da che cosa, nella tua vita, sei rimasto più impressionato? Rispose: Ciò che più mi ha impressionato è questa triste realtà: che ci siano tanti cristiani i quali sono sicuri che Gesù è Dio e che Gesù ha parlato chiaramente dell’inferno e perciò sono certi ch’esso esiste, eppure vivono per un’ora nel peccato mortale: in quell’ora potrebbero morire all’improvviso correndo il rischio di precipitare per sempre nell’inferno. Che dire di molti cristiani che nel peccato mortale vivono non un’ora soltanto, ma intere giornate e notti e settimane e mesi?

Dante Alighieri: immagina scritte sulla porta dell’inferno queste parole: “Dinanzi a me non fur cose create/ se non eterne e io eterno duro:/ lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”. (Inf. III, 7 ss.)

Gesù ci ripete: “State preparati! Vegliate e pregate perchè non sapete né il giorno, né l’ora…; la morte viene come un ladro di notte. State preparati!” (16).

Se la morte ci sorprende in peccato grave, non resterà per noi altro che la disperazione eterna; mentre se ci trova preparati ossia in grazia di Dio, ci spalancherà le porte della felicità senza fine.

ESEMPIO: La Madonna a Fatima nel 1917, per 6 volte è apparsa a tre pastorelli: Lucia, Francesco, Giacinta. Nella terza apparizione, il 13 luglio, dopo aver assicurato i tre fanciulli che li avrebbe accolti in paradiso, concesse a loro la spaventosa visione dell’inferno. Ecco le precise parole della veggente Lucia: “Quando la Signora disse: Fate sacrifici per i peccatori, aprì le mani. Il fascio di luce che ne scaturì sembrò penetrare nella terra, e noi vedemmo come un gran mare di fuoco, e in esso, immersi, neri, in forme orribili e schifose, i demoni, e anime somiglianti a braci trasparenti che, trascinate in alto dalle fiamme, ricadevano giù da ogni parte, fra grida di disperazione che facevano inorridire e tremare per lo spavento”.

La Madonna commentò: Questa è appena una pallida immagine dell’inferno. Molti vivono nel peccato mortale, e quindi sono in pericolo di andare dannati per sempre; pregate perchè i peccatori si convertano.

PROPOSITO. Riflettiamo seriamente sull’accorato e drammatico appello della Madonna a Fatima: Molti vanno all’inferno perchè i buoni non pregano e non offrono sacrifici e dolori e fatiche e non recitano ogni giorno il S. Rosario per ottenere che i peccatori si convertano.

Mettiamo in pratica, senza indugio, queste urgentissime richieste della Madre di misericordia e Rifugio dei peccatori.

(1) 1 Tim. 2, 4
(2) Lc. 5, 32
(3) 1 Tm. 1, 15
(4) I. Iparraguirre, “Alla luce del tuo Volto” (Elle Di Ci)
(5) Paolo VI, 8. XI.71 Cfr. L.G. 6, 8, 25. Ad Gentes, 9. G.S. 18, 38
(6) Sir. 7, 36
(7) Iparraguirre, o.c.
(8) Cfr. Lc. 16, 19–31
(9) Cfr. Mt. 13, 24–43
(10) Mt. 18, 8 ss.
(11) Mc. 9–48 s.
(12) Mt. 25, 12
(13) Mt. 25, 26–30
(14) Mt. 25, 41–45
(15) Ap. 14, 11
(16) Mt. 24, 42 s.; 25, 13


 

Il noto esorcista di Castellana Grotte (Bari), don Vincenzo Togati, non le manda a dire sulle dichiarazioni recentemente rese nel corso di una intervista a Tempi, dal “Papa Nero” della Compagnia di Gesù, padre Sosa Abascal.

Padre Sosa, in sintesi, ha negato l’ esistenza reale di Satana riducendolo ad una generica idea del male. L’Associazione Internazionale Esorcisti ha reagito sostenendo che tali affermazioni sono contro il Magistero ordinario e straordinario della Chiesa.

Don Vincenzo, Satana esiste realmente o è solo una raffigurazione dello spirito del male, come dice padre Sosa Abascal?
“ Le dichiarazioni di Padre Abascal e di chiunque neghi l’ esistenza reale del Nemico, sono in contrasto col Magistero della Chiesa cattolica e vanno contro verità di fede”.

Per quale motivo è contro il Magistero?
“Il Signore è venuto per contrastare il potere del demonio e liberarci. Se rinneghiamo l’ azione e la sua presenza reale, allora Gesù che cosa è venuto a fare, il turista? In poche parole, con le posizioni di Padre Sosa Abascal si perviene alla conclusione inaccettabile di rinnegare la redenzione. Come rigettare il ruolo di Redentore del Signore”.

Quale la conseguenza?
“Concordo con l’ Associazione Internazionale degli Esorcisti. Affermazione sbagliata e siamo in eresia”.

Che rischio comporta?
“Scandalizzare il popolo di Dio, almeno quello che non è rettamente formato o evangelizzato. Aggiungo che basta leggere il Vangelo per verificare l’ esistenza reale di Satana che è sempre ben presente. Gesù ha compiuto numerosi esorcismi”.

Da che cosa dipendono certe “ uscite”?
“Dallo scadimento nella formazione catechistica e dottrinale, anche degli uomini di Chiesa, non tutti certamente, per i quali tuttavia bisogna sempre pregare. E’ Satana, che ama la divisione, a favorire e creare certe situazioni”.

Secondo lei nella predicazione si parla a dovere di Satana?
“No. Probabilmente se ne ha timore o è politicamente scorretto occuparsene. Oggi, anche nella Chiesa, si corre spesso dietro al politicamente coretto, dietro a quello che piace o che la gente ama sentire e al pensiero unico dominante. Molti uomini di Chiesa si sono mondanizzati”.

Chiesa eccessivamente affaccendata con la politica?
“Non parlerei di Chiesa che è generico, ma di uomini di Chiesa. Effettivamente esistono pastori che pensano maggiormente alla politica, al sociale o all’ecologia che alla salute delle anime, che è la nostra vera missione”.

Nel corso del dibattito al Senato sulla fiducia al governo Conte, sono riecheggiati brani della Scrittura e una citazione di San Giovanni Paolo II. Che cosa ne pensa?
“Sono favorevole. La fede non è confinata alla sacrestia, ma è bene che entri anche nelle istituzioni, specie da parte di politici che si definiscono credenti. Durante l’ iter dell’approvazione della Cirinnà, un senatore, Scilipoti, citò brani del Levitico. Fu coraggioso ed intellettualmente onesto, in un certo senso apripista”.


 

PER COMPRENDERE I DRAMMI CHE STIAMO VIVENDO OGGI, si legga qui:


 

Perché a Fatima la Madonna ha mostrato l’inferno ai bambini?

È una domanda molto importante.

Immaginate l’età dei piccoli veggenti di Fatima. All’ improvviso, in una delle sue apparizioni la Madonna mostra loro l’inferno. Perché?

Di recente ho avuto il piacere di partecipare a un ritiro di padre Teófilo Rodríguez, un grande difensore dell’Immacolata che viaggia in molti Paesi predicando le verità della nostra fede, rivolgendo un appello urgente alla santità e alla riconciliazione e promuovendo la devozione ai cuori di Gesù e Maria.

Ci ha parlato dell’inferno, e ha risposto a questa domanda inquietante.

Perché la Vergine ha mostrato l’inferno a quei bambini?

“Ancora una volta aprì le Sue mani, come aveva fatto i due mesi precedenti. I raggi [di luce] apparvero per penetrare la terra e noi vedemmo come un vasto mare di fuoco e vedemmo i dèmoni e le anime [dei dannati] immersi in esso”.

“Vi erano poi come tizzoni ardenti trasparenti, tutti anneriti e bruciati, con forma umana. Essi fluttuavano in questo grande conflagrazione, ora lanciati in aria dalle fiamme e poi risucchiati di nuovo, insieme a grandi nuvole di fumo. Talvolta ricadevano su ogni lato come scintille su fuochi enormi, senza peso o equilibrio, fra grida e lamenti di dolore e disperazione, che ci terrorizzavano e ci facevano tremare di paura (deve essere stata questa visione a farmi piangere, come dice la gente che mi udì)”.

“I demoni si distinguevano [dalle anime dei dannati] per il loro aspetto terrificante e repellente simile a quello di animali orrendi e sconosciuti, neri e trasparenti come tizzoni ardenti. Questa visione è durata solamente un attimo, grazie alla nostra buona Madre Celeste, che nella sua prima apparizione aveva promesso di portarci in Paradiso. Senza questa promessa, credo che saremmo morti di terrore e spavento”.

La risposta è ancora più semplice, ma fa rabbrividire. Perché?

“Per ricordarci che l’inferno esiste. Che è eterno. La condanna è reale”.

Mentre ci parlava di queste verità che si trovano nel Catechismo della Chiesa Cattolica e di quanto poco se ne parli, mi sono reso conto della nostra fragilità:

“Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola ‘inferno’” (Catechismo, n. 1033).

Il buon padre Teófilo ci ha ricordato questa bella preghiera:

“Signore, dammi lo zelo per le anime. Signore, le anime non si condannino”.

Mi fanno rabbrividire queste parole della Vergine:

“Non offendete più il Signore Dio nostro, perché Egli è già tanto offeso!”.

Per questo, recitando il santo rosario ripeto con grande fervore questa preghiera che la Madonna ha insegnato ai bambini nella sua terza apparizione:

“Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia”.

RICORDA: CHE COSA E’ IL PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO E PERCHE’ E’ IMPERDONABILE? leggi qui.

 


 

Guida pratica per andare all’inferno

Ci sono varie vie possibili, ma solo una garantisce il successo

L’inferno è in sostanza la completa assenza di Dio. Non è Dio che condanna qualcuno all’inferno, ma il peccatore stesso che in modo libero e consapevole rifiuta Dio nella sua vita. Ogni peccato mortale ci allontana da Dio, ma Dio è sempre pronto a perdonarci anche le offese più terribili. Basta che ci lasciamo perdonare da Lui!Pensate ai più grandi peccatori della storia dell’umanità. Pensate ai peggiori abomini commessi da un essere umano in qualsiasi epoca o luogo. Pensate ai peccati peggiori e più orribili che una mente possa immaginare e siate certi che tutti, assolutamente tutti, possono essere perdonati da Dio – tutti tranne uno: il peccato contro lo Spirito Santo.

Ad affermarlo è Gesù Cristo stesso: “Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata” (Matteo 12, 31).

In cosa consiste quel peccato che neanche Dio, in tutta la sua misericordia, può perdonare?

Semplice: consiste proprio nel non permettere che Dio perdoni!

Lo Spirito Santo di Dio ci illumina sempre perché accettiamo il Suo amore. È per questo che Dio ci ha creati: per amarci e offrirci il Suo amore senza riserve. Il peccato contro lo Spirito Santo consiste nel non accettare la Sua Luce e il Suo amore; consiste nel chiudersi completamente, nel rifiutare radicalmente Dio, nell’indurire il cuore in modo impenitente, irrevocabile, senza permettere che Dio vi entri in alcun modo. Il peccato contro lo Spirito Santo è il peccato per il quale l’uomo si rifiuta, in modo libero e consapevole, di ricevere l’Amore, il Perdono e la Misericordia di Dio.

Di fronte a questo, cosa può fare Dio? Rispettare la decisione del peccatore.

L’amore di Dio è così incomprensibilmente totale, estremo e infinito che pur potendo “forzare” qualsiasi creatura a sottomettersi alla Sua volontà, Dio non lo fa! Dio sceglie di rispettare la libertà delle sue creature. Non vuole imporci il Suo amore: ce lo offre, sottomettendosi alla nostra libertà di accettarlo o respingerlo.

Qualsiasi peccato mortale, per la sua gravità e per il fatto di essere stato commesso in piena consapevolezza e con pieno consenso, ci può privare di Dio, ma qualsiasi peccato mortale può essere perdonato se permettiamo che Dio ci perdoni.

L’unico modo di “garantirsi” il viaggio senza ritorno per l’inferno è il peccato contro lo Spirito Santo.

E non è sicuramente un viaggio che valga la pena di compiere.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

All’inferno, alla perdizione eterna, ci va chi chiude il suo cuore a Dio e alla verità che Lui creando ha scritto nel cuore di ogni uomo; chi vive nel suo egoismo e fa della sua libertà un pretesto per vivere in modo autonomo, dimentico del bene. Non possiamo fare una ripartizione a priori ma esortiamo ogni uomo di buona volontà a vivere per Dio in Cristo suo Figlio.



1. Vale per tutti il monito paolino di attendere alla salvezza «con timore e tremore» (Fil 2,12). Cos’è perciò la salvezza? È la liberazione dalla precarietà della vita, dall’essere nemici di Dio e, nella dimensione eterna che la corona, dalla possibilità di disubbidire a Dio a causa del peccato che portiamo in noi. Essere “salvi” significa essere in Dio per sempre, sicuri nel suo Amore. Eravamo come uomini caduti da un grande dirupo in un burrone profondo. Per rialzarci avevamo bisogno di un soccorso dall’alto, di Qualcuno che ci portasse fuori da quella condizione.

Questa salvezza ci è stata conquistata da Gesù Cristo, che incarnandosi ha sofferto ed è morto per noi. Con il suo sacrificio della Croce ci ha liberato dai nostri peccati e ci ha reso figlio di Dio, innestandoci così nel suo Corpo che è la Chiesa. Ci ha portato in alto, aprendoci le porte della vita eterna nel suo Regno. Apparteniamo a Dio mediante Gesù suo Figlio e solo mediante Lui abbiamo accesso a Dio. Dio infatti nessuno lo ha mai visto: solo il Figlio lo può mostrare, solo Lui lo rivela (cf. Gv 1,18). Così, divenuti membra di Cristo, siamo inseriti in Lui e, per suo mezzo, nella sua Chiesa, suo prolungamento sacramentale. Cristo ha costituito la Chiesa una e universale perché perpetuasse nel tempo la sua presenza misterica e portasse gli uomini a Dio: fate miei discepoli tutte le genti dirà Gesù agli Apostoli prima di ascendere al Padre (cf. Mt 28,19).

2. La condizione in cui Cristo ha posto i suoi discepoli, membra del suo mistico Corpo che è la Chiesa, è perciò la condizione ordinaria della salvezza: ogni uomo può salvarsi se, battezzato, rinasce dall’acqua e dallo Spirito e professa la sua fede in Cristo Redentore. Per questa ragione la Chiesa, sin da S. Cipriano, ha coniato un adagio che recita: extra Ecclesiam nulla salus, fuori della Chiesa non c’è salvezza. Fuori del Corpo sacramentale di Cristo, la sua Chiesa, non si può ottenere la salvezza. Ora, questo significa che coloro che non sono membra del Corpo mistico, la Chiesa, non si salvano?

3. Per introdurre quest’altro aspetto della salvezza, ricordiamo le parole di S. Paolo a Timoteo: Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4). Ogni uomo è invitato da Dio con la mozione della sua grazia alla salvezza nella verità. La verità è Cristo, dunque, ogni uomo, anche chi non è battezzato, deve arrivare alla conoscenza di Cristo per salvarsi. Questo come può avvenire? Qui siamo in una condizione straordinaria. Iddio, che in Gesù ha istituito i sette sacramenti, non rimane vincolato ad essi nel suo operato, ma la sua volontà salvifica si estende anche oltre.

La salvezza può avvenire anche con ciò che la Chiesa ha definito battesimo di desiderio o desiderio del battesimo. Se un uomo non riesce a ottenere il battesimo di acqua, ma vive in modo moralmente onesto, con una coscienza pura perché fondata sulla legge morale naturale e perciò è proteso a Dio anche senza conoscerlo e fa il bene, può salvarsi. Si postula che costui, in condizioni ordinarie, avrebbe accettato di essere battezzato e perciò desidera, almeno implicitamente, il battesimo, porta della salvezza. Non se ne annulla la necessità ma si vede la sua cogenza anche oltre i confini sacramentali della Chiesa.

Perciò, ogni uomo, di ogni religione, può salvarsi, purché desideri la verità, il Cristo e non si sia macchiato di peccati mortali e contro natura con coscienza e libero arbitrio, senza pentimento prima della propria morte. Il desiderio muove alla fede e quindi alla salvezza la quale è donata sempre dalla Chiesa nel mondo per mezzo del Sacrificio Eucaristico.

 Non si tratta di un “sincretismo salvifico” ma della possibilità di riconoscere l’unica Verità per esserne posseduti per sempre.


 

Padre Candido e quel segreto sull’Inferno

Don Gabriele Amorth ricorda il padre passionista e racconta di quella volta che il diavolo si mise a discutere con il suo maestro dell’Inferno

Oggi (13 luglio 2012, ndr) si è aperta la causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Candido Amantini, sacerdote passionista e per 36 anni esorcista di Roma, alla Scala Santa. Il suo allievo più celebre (considerato anche il successore) è Don Gabriele Amorth, 87 anni, che oggi ha voluto partecipare alla cerimonia di apertura del processo. Il sacerdote paolino, che di recente ha pubblicato il volume “L’ultimo Esorcista”, ha voluto ricordare il padre passionista e ci ha raccontato di quella volta che il diavolo si mise a discutere con il suo maestro dell’inferno.

Don Amorth è contento? Padre Candido diventerà beato!

E’ una grande gioia perché Padre Candido era un uomo di Dio! Sempre sereno, sempre sorridente, mai arrabbiato nemmeno col demonio! Era sulla bocca di tutti, conosciutissimo a Roma ha esorcizzato per 36 anni senza mai fermarsi.

Che ricorda del suo maestro?

Era dotato di carismi speciali. Ad esempio a lui bastava vedere una fotografia per capire se uno aveva bisogno di esorcismi o di cure mediche…

In che senso?

Le racconto un episodio. Un giorno mi trovavo con lui e mi fece vedere tre fotografie che gli avevano portato. Prese la prima che raffigurava un uomo e mi disse: “Vede Don Amorth?”. E io: “Io non vedo niente Padre Candido”. E lui mi rispose: “Vede? Quest’uomo qui non ha bisogno di nulla”. Poi prese la foto della donna e mi chiese di nuovo: “Vede Don Amorth?”, e io ancora a ripetere: “Io non capisco niente Padre Candido”. La sua risposta: “Questa donna ha tanto bisogno di cure mediche, deve rivolgersi ai medici non agli esorcisti”. Infine prese la terza foto che raffigurava una giovane: “Vede Padre Amorth? Questa giovane ha bisogno di un esorcismo, vede?” e risposi: “Padre Candido io non vedo nulla! Vedo solo se una persona è bella o brutta. E se proprio devo esser sincero, questa ragazza non è mica male!”. E lui giù a ridere! Avevo fatto una battuta, ma lui aveva già capito che quella ragazza aveva bisogno di Dio.

Prima ha detto che Padre Candido non si arrabbiava mai, nemmeno col diavolo. Satana aveva paura di lui?

Eccome se aveva paura, tremava di fronte a lui! Scappava via subito. Il diavolo in realtà ha paura di tutti noi, basta che uno viva in grazia di Dio!

Lei ovviamente ha assistito agli esorcismi di Don Amantini…

Certo! L’ho frequentato per 6 anni. Sono stato nominato esorcista nel 1986 e da quell’anno ho iniziato ad esorcizzare insieme a lui. Poi nel 1990, due anni prima che morisse, ho iniziato a esorcizzare da solo perché lui non praticava più. Quando qualcuno andava da lui rispondeva: “Andate da Padre Amorth”. Per questo sono considerato il suo successore…

Padre Candido era ironico anche con il diavolo?

Le voglio raccontare un episodio molto importante per capire una verità. Deve sapere che quando c’è una possessione diabolica, tra l’esorcista e il demonio c’è dialogo. Satana è un gran bugiardo ma qualche volta il Signore lo obbliga a dire la verità. Una volta Padre Candido stava liberando una persona dopo tanti esorcismi e con la sua solita vena ironica disse al diavolo: “Vai via che il Signore te l’ha creata una casa ben riscaldata, te l’ha preparata una casetta dove non soffrirai il freddo”. Ma il demonio lo interruppe e rispose: “Tu non sai niente”.

Che voleva dire?

Quando il diavolo interrompe il sacerdote con una frase così, vuol dire che Dio lo obbliga a dire una verità. E questa volta era importantissima. Io mi sento chiedere spesso dai fedeli: “Ma come è possibile che Dio abbia creato l’inferno, perché ha pensato a un luogo di sofferenza?”. Ed ecco che quella volta il diavolo rispose alle provocazioni di Padre Candido svelando una verità importante sull’inferno: “Non è stato Lui, Dio, a creare l’inferno! Siamo stati noi. Lui non ci aveva nemmeno pensato!”. Quindi nel piano della creazione di Dio non era contemplata l’esistenza dell’inferno. Lo hanno creato i diavoli! Anch’io spesso durante gli esorcismi ho chiesto al demonio: “Hai creato anche tu l’inferno?”. E la risposta è sempre la stessa: “Tutti noi abbiamo collaborato”.

Che consigli le ha dato Padre Candido?

Mi ha dato molti consigli, soprattutto negli ultimi due anni di vita. Il più importante? Essere un uomo di fede, preghiera e chiedere sempre l’intercessione di Maria Santissima. E poi di essere sempre umile, perché l’esorcista dev’essere consapevole di non valere una cicca senza Dio. Chi dà efficacia all’esorcismo è il Signore. Se lui non interviene allora l’esorcismo non vale niente!

[FONTE: http://stanzevaticane.tgcom24.it]