Luisa Piccarreta, sant’Annibale e l’Orologio della Passione

“Orologio della Passione”. Luisa ed io, e molti devoti siamo dolentissimi di questo lungo ritardo. Bisogna ormai risolversi. Il Signore ha benedetto quel libro perchè contiene moltissime “riparazioni” dei peccati attuali e così il Signore risparmia molti flagelli, Padre Pio ne è innamorato, e lo consiglia a tutti…” (sant’Annibale Maria di Francia, Trani 21.5.1921)

“Anima! Aiutami!”

Con queste due parole inizia l’avventura di questa donna, all’età di tredici anni quando, mentre era intenta a sbrigare le sue faccende domestiche e meditando la Passione di Nostro Signore, si sente mancare il respiro e sente il bisogno di affacciarsi al balcone per prendere aria. Lo scenario sembra quello di un film sulla Passione di Gesù mentre porta la croce sul Calvario. Questo vede Luisa affacciandosi dal balcone. E la folla intorno che spinge Gesù. Ed Egli che alzando lo sguardo verso di lei, affacciata e frastornata da quel che vede, le dice: “Anima! Aiutami!”.

Impossibile restare indifferenti davanti non solo all’immagine del Perseguitato ingiustamente, ma soprattutto davanti a quell’appello accorato: aiutami! E Lei “sceglie la parte migliore, quella che nessuno le toglierà mai più”(cfr. Lc.10,38-42).

  • Prima di proseguire, vogliamo anche lanciare un’appello:
  • L’associazione “Luisa Piccarreta – piccoli figli della Divina Volontà” lancia un appello: ridare nuovo lustro alla casa-museo di Luisa Piccarreta attraverso una profonda e necessaria ristrutturazione. In questi giorni è stato diffuso un video, realizzato dall’associazione, che vede il presidente Michele Colonna chiedere aiuto a fedeli e non.
    Sostieni la casa di Luisa Piccarreta – clicca per capire come aiutare.

Chi era Luisa Piccarreta? (1)

Luisa appartiene ad una “vecchia” generazione di cristiani, quella in cui vede la luce il 23 aprile 1865 a Corato, in provincia di Bari. Famiglia normale, lavoratrice, sensibile alla fede cristiana ricevuta dai padri nonostante i tumulti delle rivoluzioni dell’epoca e ben lontana, fisicamente, dalle vicende della Questione Romana che si consuma nella Breccia di Porta Pia, ma senza dubbio unita nei sentimenti di quella appartenenza sigillata dal Battesimo e dagli altri Sacramenti come la Comunione eucaristica e la Cresima che riceverà lo stesso giorno a nove anni compiuti. In quegli anni la sua vita scorre normalmente, come nella maggior parte delle famiglie di allora, fino a quel tredicesimo anno di vita quando ad un tratto, tutto cambia!

“Anima! Aiutami!”

Luisa dopo questa visione reale, rientrò nella sua stanza con il cuore dilaniato dal dolore. Non dubitava affatto di ciò che aveva visto, ma non poteva neppure ignorare quella voce, quello sguardo. Scriverà di suo pugno che piangendo, ha risposto questo a Gesù: « Quanto soffri, o mio buon Gesù! Potessi io almeno aiutarti e liberarti da quei lupi rabbiosi, o almeno soffrire io le tue pene, i tuoi dolori e le tue fatiche, in vece tua, per darti così il più grande sollievo! Ah, mio Bene!, fa’ che anche io soffra, perché non è giusto che tu debba soffrire tanto per amore mio e che io, peccatrice, stia senza soffrire nulla per te. »

E da quel momento il Signore la prende in parola, le crede e accetta la sua offerta. Dal canto suo Luisa, affronterà il suo calvario che la vedrà sempre più spesso costretta a letto fino alla completa immobilità per 62 lunghissimi anni tanto che, appena deceduta, fu portata in processione semi sdraiata.

All’età di diciotto anni, Luisa si fece terziaria domenicana col nome di Suor Maddalena, ispirandosi proprio a quella Maddalena. Fu una delle prime ad iscriversi al Terz’Ordine, di cui era promotore il suo parroco. La devozione di Luisa alla Madre di Dio svilupperà in lei una profonda spiritualità mariana, preludio di ciò che un giorno avrebbe scritto sulla Madonna. La voce di Gesù conduceva Luisa al distacco di se stessa da tutto e da tutti.

In questo letto diventato la sua “piccola prigione” volontaria, come la intendeva lei, Gesù le fece infatti conoscere il gran desiderio del suo Cuore: che l’uomo viva nella sua Volontà, affinché ritorni all’ordine, al posto e allo scopo per cui fu creato da Dio; questo è ciò che Egli stesso ci insegnò a chiedere nel Padre Nostro: “Sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra”.

Così, mentre era costretta dalla sua stessa volontà purificata a stare nel letto, Gesù le depositava nel cuore la  Verità, affinché a sua volta, come “araldo” del Regno, depositaria e segretaria dei tesori della Divina Volontà, facesse conoscere il decreto eterno della venuta del suo Regno nella Chiesa e nel mondo intero.

_012 LA PICCARRETA 2Fra i suoi confessori non possiamo trascurare sant’Annibale Maria di Francia, che di lei disse: “Nostro Signore che di secolo in secolo accresce sempre più le meraviglie del suo Amore, pare che di questa vergine, che Egli chiama ‘la più piccola che abbia trovata sulla terra, destituita di ogni istruzione, abbia voluto formare un istrumento adatto per una Missione così sublime, cui nessun’altra si potrà paragonare, cioè il trionfo della Divina Volontà sull’Universo Orbe, in conformità a quanto è detto nel Pater Noster: fiat voluntas tua, sicut in coelo et in terra

In uno stato “cadaverico” per la negligenza di alcuni sacerdoti

Utile ricordare – anche se non ce ne occuperemo qui dettagliatamente – quanto spesse volte questi santi abbiano sofferto principalmente per l’atteggiamento negligente di coloro che, nella Chiesa, dovrebbero essere i primi, dopo accurato discernimento, ad occuparsi di queste anime, rifornendo loro di frequenti incontri confessionali, consigli spirituali e doni sacramentali. Luisa soffrirà per questo abbandono. Leggiamo questi passi dalla biografia depositata al tribunale per le cause dei santi.

Iniziarono così quelle sofferenze fisiche che, aggiunte a quelle spirituali e morali, raggiunsero l’eroismo.

“La famiglia scambiò questi fenomeni per malattia e ricorse all’ausilio della scienza medica. Ma tutti i medici che furono interpellati rimasero interdetti davanti ad un caso clinico così unico e singolare. Luisa era soggetta ad una rigidità cadaverica –  anche se dava segni di vita – e non esistevano cure che potessero sollevarla da queste pene indicibili. Quando tutte le risorse della scienza terminarono si ricorse all’ultima speranza: i sacerdoti.

Venne chiamato al suo capezzale un sacerdote agostiniano, Padre Cosma Loiodice, che si trovava in famiglia per le famose leggi siccardiane; con meraviglia di tutti i presenti, bastò un segno di croce, che il Padre fece sul povero corpo, a far riacquistare immediatamente all’inferma le sue normali facoltà. Partito Padre Loiodice per il convento, furono chiamati alcuni sacerdoti secolari che con un segno di croce facevano tornare Luisa alla normalità”.

Come era il suo rapporto con i sacerdoti? 

Luisa aveva la cristiana convinzione che tutti i sacerdoti fossero santi, ma il Signore un giorno le disse: «Non perché sono tutti santi, magari lo fossero, ma solo perché sono la continuazione del mio sacerdozio nel mondo tu devi essere sempre sottomessa alla loro autorità sacerdotale; non andargli mai contro, buoni o cattivi che siano» (cfr. Volume I).

E Luisa, come del resto le insegnava la sua maestra Santa Caterina da Siena, sarà sempre sottomessa all’autorità sacerdotale per tutta la sua vita. Così leggiamo ancora dalla biografia: “Sarà questo uno dei punti che più la faranno soffrire. Il bisogno quotidiano dell’autorità sacerdotale per ritornare alle consuete occupazioni era per Luisa mortificazione più grande. Nei primi tempi le incomprensioni e le sofferenze più umilianti le subì proprio da parte dei sacerdoti che la consideravano ragazza esaltata, matta, persona che voleva attirare su di sé l’attenzione degli altri. Una volta la lasciarono in quello stato per oltre venti giorni. Luisa, accettato il ruolo di vittima, venne a vivere uno stato particolarissimo: ogni mattina si trovava rigida, immobile, rannicchiata sul suo letto, e nessuno era capace di stenderla, alzare le sue braccia, muoverle la testa o le gambe.

Come sappiamo era necessaria la presenza del sacerdote che benedicendola, con un segno di croce, annullava quella rigidità cadaverica, facendola tornare alle sue mansioni consuete (lavoro del tombolo). Caso unico: i suoi confessori non furono mai i suoi direttori spirituali, compito che Nostro Signore volle riservare a sé. Gesù le fece sentire direttamente la sua voce, ammaestrandola, correggendola, rimproverandola, se occorreva, e gradualmente la condusse fino alle vette altissime della perfezione. Luisa sapientemente fu istruita e preparata, per lunghi anni, a ricevere il dono del Divin Volere”.

Come reagì l’autorità della Chiesa?

Sempre dalla biografia, fonte diretta e riconosciuta dal tribunale che ha il compito di valutare il tutto, leggiamo:

  • “L’arcivescovo dell’epoca, Giuseppe Bianchi Dottula (22 dicembre 1848-22 settembre 1892), venuto a conoscenza di ciò che accadeva in Corato, dopo aver ascoltato il parere di alcuni sacerdoti, volle prendere sotto la sua autorità e responsabilità questo caso e, dopo matura riflessione, credette opportuno delegare un confessore particolare nella persona di Don Michele De Benedictis, splendida figura di sacerdote, a cui Luisa aprì minutamente il suo animo. Don Michele, sacerdote prudente, di santa vita, impose dei limiti alle sue sofferenze ed ella nulla doveva fare senza il suo consenso. Fu proprio Don Michele che le ordinò di mangiare almeno una volta al giorno, anche se subito dopo tutto rimetteva. Luisa doveva vivere solo della Divina Volontà. Fu sotto questo sacerdote che ebbe il permesso di rimanere continuamente a letto vittima di espiazione.
  • Era l’anno 1888. Luisa rimase inchiodata sul suo letto di dolore, sempre seduta per altri cinquantanove anni, fino alla morte. È da notare che fino ad allora ella, pur accettando lo stato di vittima, era rimasta a letto sempre saltuariamente, perché l’ubbidienza non le aveva mai permesso di rimanere a letto in modo continuo. Ma dal Capodanno del 1889 vi rimarrà in via permanente”.

Ma non dobbiamo pensare che la sofferenza di Luisa si limitasse allo stare a letto, o a questi “segni” soprannaturali. Prove assai più dure e dolorose l’attendevano, come lo stesso “abbandono” da parte del Sant’Uffizio (oggi la CdF). Ma andiamo con ordine.

A Corato arrivò quell’umile sacerdote, Annibale Maria di Francia, in visita vocazionale, ossia, voleva aprire una delle sue Case, e già la gente conosceva la sua fama di santo. A sua volta quando padre Annibale venne a conoscenza della storia della Piccarreta, volle conoscerla e da allora, tra i due, si instaurò una profonda amicizia tipica dei santi, fatta di confidenze spirituali, di consigli, confessioni. Al Padre Luisa consegnò i suoi “manoscritti”, questi “dettati” di Gesù alla sua anima e nei quali lo stesso Annibale percepì la correttezza e la grandezza diventandone persino revisore, di questi scritti, regolarmente esaminati poi dal Sant’Uffizio. Non dimentichiamo che fu sant’Annibale ad ordinare a Luisa, nel 1926, di mettere per scritto tutta la sua esperienza spirituale.

Vogliamo raccontare un aneddoto molto interessante, che è accaduto al tempo della prima pubblicazione delle Ore della Passione, intorno all’anno 1914. Erano quelli i tempi in cui molte delle signorine che spesso andavano a visitare Luisa, mentre insieme con lei confezionavano lini per l’altare ed arredamenti per la chiesa, meditavano Le Ore della Passione. Molte di loro le sapevano addirittura a memoria. Ebbene una volta quando il Santo Annibale Di Francia andò alla casa di Luisa, le raccontò cosa gli era successo durante una delle sue frequenti visite al Papa San Pio X. Mentre conversavano insieme, Padre Annibale volle fargli conoscere il libro Le Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, che egli stava diffondendo. Allora lesse alcune pagine dal libro al pontefice, per l’appunto dall’Ora della Crocifissione. Arrivato che fu ad un certo punto della lettura, il papa lo interruppe, dicendogli: “Padre, questo libro si dovrebbe leggere in ginocchio: è Gesù Cristo che sta parlando!”.

Se dunque Padre Annibale Maria di Francia, canonizzato dalla Chiesa, fu revisore di questi scritti (per ordine, per altro, dei suoi stessi superiori) e ne promosse la lettura e la divulgazione, portandoli persino a san Pio X che li approvò, come è possibile che dopo la sua morte furono messi all’indice? Resta un mistero irrisolto e di profonda contraddizione.

Alla morte di questo santo suo padre spirituale, infatti, Luisa cade “in disgrazia” è come se, potremmo dire, avesse perduto chi gli faceva ed era la sua garanzia di ortodossia.

Facciamo un piccolo passo indietro: il 7 ottobre del 1928 lo stesso Padre Annibale, nel fondare una Casa per le sue suore rogazioniste Figlie del Divino Zelo, volle in quella Casa la presenza di Luisa che così vi si trasferisce per stabilirsi definitivamente, ma le vie del Signore, come dice la Bibbia, non sono sempre le nostre vie. Nel 1938 e dopo la morte di Padre Annibale, ecco la tempesta scagliarsi su di lei. Coloro che le remavano contro, avendo ella perduto chi la difendeva, le si scagliarono contro senza pietà, proprio come la prima visione che ella ebbe: Gesù aggredito dalla folla, sul Calvario: “Anima! Aiutami!”

Ora questo grido le appariva sempre più nitido, era lei ad avere bisogno di aiuto, ma proprio per questo diventava sempre più consapevole che si realizzava in lei il monito paolino: “non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me (Gal.2,20); sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col.1,24-28).

Luisa viene, così, sconfessata da Roma, i suoi volumi messi all’indice alla morte di Padre Annibale Maria di Francia. Alla pubblicazione della condanna del Sant’Uffizio, ella immediatamente si sottomette all’autorità della Chiesa.

Da Roma, inviato dalle autorità ecclesiastiche, si presentò un sacerdote che le chiese tutti i suoi manoscritti, pacificamente e prontamente consegnati da Luisa. Così tutti i suoi scritti furono chiusi nelle segrete del Santo Ufficio.

Questo il testo che la Serva di Dio inviò al proprio vescovo in tale occasione.

  • Fiat! In Voluntate Dei! Io, qui sottoscritta, avendo appreso il decreto col quale, in data 13 luglio 1938, la Suprema Congregazione del S. Uffizio condannava all’Indice dei libri da me scritti e pubblicati:
  • 1) L’orologio della Passione di N.S.G.C. con un trattato della Divina Volontà;
  • 2) Nel regno della Divina Volontà;
  • 3) La Regina del Cielo nel regno della Divina Volontà;
  • spontaneamente e prontamente compio il dovere di anima cristiana di umiliare la mia incondizionata, pronta, piena ed assoluta sottomissione al giudizio della S. Romana Chiesa, per cui, senza restrizione alcuna, riprovo e condanno quanto la Suprema Congregazione del S. Uffizio riprova e condanna nei sopracitati miei scritti pubblicati, nel senso che la medesima Suprema Congregazione intende. Questa mia dichiarazione la umilio egualmente al mio amatissimo Arcivescovo Mons. D. Giuseppe M. Leo, implorando da lui la carità paterna di farla pervenire, per suo tramite, al S. Uffizio.
  • Mi firmo,
  • Luisa Piccarreta da Corato

_012 LA PICCARRETA 3Non dobbiamo scandalizzarci per questo, piuttosto ci viene data una lezione di vita, vita cristiana. I testi “privati” non sono fondamentali per la nostra salvezza, anche se possono aiutarci in questa direzione, e senza alcun dubbio ha fatto molto di più questa lettera di sottomissione che non tutti i volumi scritti da lei.

E’ come se Gesù, dopo averle dato anni di consolazione e di insegnamento avvalorandosi di un grande sacerdote santo, quale è Padre Annibale, avesse ora voluto insegnarle il tema finale: la crocifissione, l’abbandono totale. Nulla di ciò che scriviamo è eterno se non poniamo come Alfa e Omega il Crocefisso, il principio e la fine, l’unica Parola=Verbo che davvero conta. Luisa subisce così l’ultima prova.

E’ incredibile come Luisa, dalla quale si recava di primo mattino il sacerdote per benedirla e celebrare la Santa Messa, officiata dal suo confessore o da qualche delegato pontificio: privilegio ottenuto da Leone XIII e confermato da San Pio X nel 1907, possa essere caduta in disgrazia senza alcuna spiegazione, perché di fatto il Sant’Uffizio non proferì mai una spiegazione di quella condanna, come non possiamo neppure sottovalutare che erano, quelli, anni in cui lo stesso san Padre Pio e il grande Don Dolindo Ruotolo subivano ciò che Gesù afferma essere: “LA PROVA…”

Nello stesso anno in cui s’abbattè questo ciclone, viene anche “buttata” fuori dalla Casa in cui l’aveva messa e portata sant’Annibale e lei mai usa questa grande amicizia o il sostegno avuto da Leone XIII e da San Pio X per difendere la sua posizione di credente ortodossa, finendo così per vivere, sempre a letto, con poco e nulla, in una stanza, accudita amorevolmente dalla sorella Angelina.

Dopo la Santa Messa, Luisa rimaneva in preghiera di ringraziamento per circa due ore. Verso le otto iniziava il suo lavoro che durava fino a mezzogiorno; dopo il frugale pranzo rimaneva sola nella sua stanza in raccoglimento. Nel pomeriggio – dopo qualche ora di lavoro – recitava il Santo Rosario. La sera, verso le venti, Luisa iniziava a scrivere il suo diario; a mezzanotte circa si addormentava. La mattina si trovava immobile, rigida, rannicchiata a letto, con la testa piegata a destra, ed era necessario l’intervento dell’autorità sacerdotale per richiamarla alle sue giornaliere occupazioni e metterla seduta sul letto.

Luisa morì all’età di ottantuno anni, il 4 marzo 1947, dopo quindici giorni di malattia, l’unica accertata nella sua vita, una forte polmonite. Morì alla fine della notte, alla stessa ora in cui tutti i giorni la benedizione del sacerdote la liberava dal suo stato di rigidità. Era arcivescovo monsignor Petronelli Francesco (25 maggio 1939-16 giugno 1947). Luisa rimase seduta sul letto. Non fu possibile stenderla e – fenomeno straordinario – il suo corpo non subì la rigidità cadaverica e rimase in quella posizione come era sempre stato.

Sepolta… seduta

Appena si diffuse la notizia della morte di Luisa, come un torrente in piena, tutta la popolazione – la vox-populi – si riversò nella sua casa e fu necessario l’intervento della forza pubblica per contenere la folla che, notte e giorno, si recava a vedere Luisa, donna molto cara al loro cuore. Una voce risuonava: «È morta Luisa la Santa!».

Leggiamo ancora dalla biografia:

  • “Luisa aveva affermato che era nata ‘a rovescio’, perciò era giusto che la sua morte fosse ‘al rovescio’ a confronto delle altre creature. Restò seduta, com’era vissuta sempre, e seduta dovette andare al cimitero, in una cassa costruita appositamente, con i laterali ed i frontali di vetro, in modo che da tutti fosse vista, come una regina sul suo trono, vestita di bianco, col Fiat sul petto. Più di quaranta sacerdoti, il Capitolo e il Clero locale, parteciparono al corteo funebre; le suore a turno la portavano a spalla, una folla immensa di cittadini la attorniava: le strade erano gremite fino all’inverosimile; anche i balconi e i tetti delle case erano affollati di gente, ed il corteo procedeva a gran fatica. Le esequie della piccola figlia della Divina Volontà furono celebrate nella Chiesa Matrice dall’intero Capitolo. Tutto il popolo di Corato seguì la salma fino al cimitero.
  • Ognuno cercò di portarsi a casa un ricordo, dei fiori, dopo aver toccato la salma che, pochi anni dopo, fu traslata nella parrocchia di Santa Maria Greca.
  • Nel 1994, il giorno della festa di Cristo Re, nella Chiesa Matrice, Sua Eccellenza Monsignor Carmelo Cassati, alla presenza di un numerosissimo pubblico e di rappresentanze estere, aprì ufficialmente il processo di beatificazione della Serva di Dio Luisa Piccarreta”.

Ricordiamo che l’ultima lettera dell’Epistolario di S. Annibale viene diretta proprio a Luisa Piccarreta il 14 Maggio 1927, quando le scrive: “Tutto tace, tutto è mistero.”

Ma che cosa ha scritto la Piccarreta?

Non ci occuperemo dei tanti suoi scritti che si trovano in rete, al momento ci piace riportare L’OROLOGIO DELLA PASSIONE che potrete scaricare qui in pdf: Le-Ore-della-PASSIONE-Piccarreta e le due immagini, che abbiamo realizzato noi, per accompagnare più facilmente il testo, da ingrandire e scaricare:

Possiamo riportare, però, alcune citazioni che possano motivare nei nostri lettori la santa curiosità di voler approfondire la storia e l’insegnamento di questa piccola ma grande donna.

Luisa non scriveva “sotto dettatura” ma sviluppava nei suoi diari questo rapporto fra lei e Gesù e del quale riportava gli insegnamenti che riceveva e che, non dimentichiamolo, lo stesso sant’Annibale, dopo aver ordinato di scrivere, correggeva.

Quanto al giudizio della Chiesa, in verità, non fu mai ufficialmente tassativo nella sua negazione (tanto è vero che non esiste un testo ufficiale di ripudio ai suoi scritti), quella tempesta che le cadde addosso rovinosamente cominciò a diradarsi verso la fine del pontificato di Pio XII e mai il Sant’Uffizio promulgò un decreto di negazione definitivo.

Ancora ad oggi la questione non solo rimane aperta, ma la Piccarreta è stata dichiarata “serva di Dio” il primo passo verso gli onori dell’altare.

  • Mi chiudo nel tuo volere Mio Gesù, mi chiudo nel Tuo Volere affinché respiri col Tuo respiro per respirare col respiro di tutti e cambiarli in tanti baci affettuosi.
  • Faccio scorrere il mio palpito nel Tuo Volere per dirti in tutti i palpiti «Ti amo, Ti amo», e muovendomi nel Tuo Volere, ti do gli abbracci di tutti, affinché stretta a Te, abbracciata dalle Tue braccia nessuno più Ti offenda e tutti Ti amino, Ti adorino, Ti benedicano e facciano tutti la Tua Santa Volontà…”

“ Figlia Mia – le confiderà Gesù – non le opere, ne la predicazione, ne la stessa potenza dei miracoli fecero riconoscere con chiarezza il Dio che Sono; quando Fui messo sulla Croce ed innalzato su di essa come sul Mio trono, allora fui riconosciuto DIO. Solamente la Croce rivelò al mondo ed a tutto l’inferno chi IO veramente fossi. Tutti furono scossi da ciò e riconobbero in ME il loro Creatore. Quindi, è la Croce che rivela DIO all’anima, e rivela se l’anima è veramente di DIO. Si può dire che la Croce scopre tutte le intime parti dell’anima e riveli a Dio e agli uomini chi ella sia. Sopra due Croci IO consumo le anime, una è quella del dolore, l’altra è quella dell’ Amore.” (Gesù a Luisa 8 marzo 1901 – vol.4 )

  • Chi vive la Volontà di DIO viene a far parte di tutto il bene che è nei cieli e sulla terra.
  • Chi vive la Volontà di DIO, sono ostie vive, sono anime piene di vita.
  • Le anime che vivono la Volontà Divina, sono ostie consacrate alla Divina Volontà di Cristo Signore. La vita di queste anime è come la vita dei santi che rendono onore a DIO in Cielo ed in terra.
  • Chi vive la Divina Volontà desidera ardentemente due cose: che si compia in loro, pienamente, la Volontà di DIO ed il Suo infinito amore; e che tutte le opere buone e tutte le virtù, siano assorbite dall’amore di DIO“.
  • E nel santissimo Volere di DIO nulla sfuggiva alla mente di GESU’, prendeva tutti i pensieri degli uomini, tutte le loro azioni; prendeva i loro occhi, la loro voce, i loro movimenti e li rimetteva nel Suo cuore con tutti gli affetti e desideri, per porli ai piedi del Padre, e mettere un freno alla Divina giustizia e soddisfarla.
  • DIO Padre non poteva rigettare il Figlio, il Suo stesso volere, nel Figlio ritrovava la sua perfetta santità, la bellezza inarrivabile e riparatrice, amore sommo ed atti immensi ed eterni, potenza invincibile.
  • Questo fu la vita umana di GESU’ sulla terra per poi continuarla in cielo e nel santissimo sacramento dell’eucarestia.
  • L’anima che vive la Volontà di DIO può unirsi a GESU’ nella preghiera, ed in tutti i suoi atti, e mettere ai piedi della Maestà Divina tutti gli atti umani per riparare le ingiustizie delle creature, per togliere le tenebre, impetrare per loro la luce, grazia ed amore; infatti l’anima non si presenta davanti al Padre solo con i suoi atti vissuti nella Divina Volontà, ma con quelli di GESU’ “ Verbo Eterno”, che tutto può ottenere.
  • Quanto bene possono fare le anime che vivono la volontà di DIO“.

Dall’Epistolario vol. IV del Santo Padre Annibale Maria di Francia, protocollata n.1894 c’è una Lettera alla Madre  superiora delle Figlie del Divino Zelo, per l’invio dell’opera dell’Orologio della Passione con queste parole:

  • “Fate mandare un Orologio della Passione al Padre Ministro generale degli Agostiniani scalzi – Via Corso Umberto N. 45 – Roma – Un altro al Rev. Padre [Pietro] Bergamaschi Direttore spirituale del Seminario di Montefiascone prov. di Roma – il quale manderà a tutte le nostre Case un’ opera mirabilissima che in certo modo supplisce la Emmerich. Leggetela in Comunità…

E in un’altra Lettera alla medesima Madre, dolendosi del ritardo della spedizione, scrive:

  • “Orologio della Passione”. Luisa ed io, e molti devoti siamo dolentissimi di questo lungo ritardo. Bisogna ormai risolversi. Il Signore ha benedetto quel libro perchè contiene moltissime “riparazioni” dei peccati attuali e così il Signore risparmia molti flagelli, Padre Pio ne è innamorato, e lo consiglia a tutti…” (sant’Annibale Maria di Francia, Trani 21.5.1921 – Epist. vol.IV pag.581)

Il 31 ottobre 1922, Annibale di Francia scrive questa disposizione: “Nella stanza costì dove tengo lo scrittoio, sopra quella tavola al muro vi è quel volume manoscritto di Luisa Piccarreta, di cui altre volte io lessi costì dei capitoli in Comunità. Prendetelo, e lo darete a Suor M. Aurelia [Zara] che nel ritorno me lo porti a Trani, ma con grande attenzione e gelosia, perchè Dio non voglia se si perdesse: si perderebbero celesti tesori di rivelazioni!”

e il 4 aprile 1923: ” Orologio Passione “[di Luisa Piccarreta]. Suor M. Filomena [Nocera] mi mandi le bozze di quanto le diedi a stampare dell’Orologio: si affretti

In questo V Epistolario, dal n. di catalogo 2178, si raccolgono molti scritti del Padre Annibale di Francia alla e per la Piccarreta ed afferma: Le rivelazioni sulla Divina Volontà sono sublimi!… Il 20 giugno 1924, Padre Annibale scrive alla Piccarreta con queste espressioni:

  • “Attualmente nella meditazione del mattino, oltre alla Passione adorabile di Nostro Signore Gesù diletto dei nostri cuori, medito, cioè leggo a tempo e con riflessione, due o tre capitoli dei vostri scritti nel Divino Volere, e le impressioni che ne ritraggo sono intime e profonde! Io ci vedo una Scienza sublime e divina, sebbene ancora non la comprenda per intero atteso la scarsezza della mia intelligenza.
  • Sono scritti che ormai bisogna far conoscere al mondo. Credo che procureranno grandi beni. Per quanto sublime è questa scienza del Divino Volere, altrettanto questi scritti di una dettatura celeste, la presentano chiara e limpida. Ma, a parer mio, nessuno umano ingegno avrebbe potuto formarli. (…)  Io però sempre insisto sopra un punto, cioè “La santità non consiste in una formula”. Perché si formino, con questa nuova Scienza, santi che superino quelli passati, bisogna che i nuovi Santi abbiano pure tutte le virtù in grado eroico dei Santi antichi, dei Confessori, dei Penitenti, dei Martiri, degli Anacoreti, dei Vergini, ec, ec…”

Infine, nella Lettera 2201 del 16 agosto 1924, san’Annibale scrive alla superiora delle Figlie del Divino Zelo per raccomandarsi che, l’Opera dell’Orologio della Passione, della Piccarreta, venga pubblicata con le sue correzioni e, soprattutto, si raccomanda che I TITOLI conferiti ad ogni Ora di meditazione, siano quelli impostati da lui stesso…. e si raccomanda anche che, ai Salesiani in Roma, vengano spedite non soltanto gli Scritti della Piccarreta da lui corretti, ma anche “gli Opuscoli” di san Francesco di Sales…. Questo particolare ci consente di affermare con serenità quanto Padre Annibale fosse aperto di cuore e di intelligenza, tanto da saper fare sano discernimento sulle letture da proporre.

“Anima! Aiutami”

Con queste parole abbiamo iniziato l’articolo, e con queste parole vogliamo concluderlo, lasciando ad ogni lettore il compito di assorbirle e di farle proprie.

….l’atteggiamento richiesto al credente, se vuole essere tale, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere (1Cor.10,1-33; in particolare il versetto 31). E così i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo, le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni…

Mentre tutti gli altri si rivolgono a Gesù con disprezzo – “Se tu sei il Cristo, il Re Messia, salva te stesso scendendo dal patibolo!” – quell’uomo, che ha sbagliato nella vita, alla fine si aggrappa pentito a Gesù crocifisso implorando: «Ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42). E Gesù gli promette: «Oggi con me sarai nel paradiso» (v. 43): il suo Regno. Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta. Andiamo tutti insieme su questa strada!

Laudetur Jesus Christus

(1) sito ufficiale su Luisa Piccarreta