L’Associazione Internazionale Esorcisti contro mons. Viganò

Strano comunicato di replica dell’Associazione Internazionale Esorcisti all’appello di mons. Carlo Maria Viganò ai vescovi e ai presbiteri per la recita dell’esorcismo di Leone XIII il Sabato Santo alle 15:00.

REVERENDI ESORCISTI, DA CHE PARTE STATE QUESTA VOLTA?

Perché volete boicottare Mons. Viganò?

È stata diffusa una lettera dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti in cui si afferma che: “…come Associazione Internazionale Esorcisti, poniamo in rilievo che l’utilizzo di questo sacramentale è, fin dall’inizio, riservato ai singoli Vescovi e ai soli sacerdoti che abbiano ricevuto il permesso di usarlo”.

Purtroppo per gli estensori della lettera, le preghiere di esorcismo sono riservate al Vescovo solo quando sono “sugli ossessi”, quindi non quando si vuole ridurre l’azione del demonio sul mondo.

Il Codice parla chiaro:

Can. 1172 – § 1. Nemo exorcismos in obsessos proferre legitime potest, nisi ab Ordinario  loci peculiarem et expressam licentiam obtinuerit.

Per altro è comprensibile che in Vaticano, specialmente dopo il culto alla Pachamama, i demoni abbiano trovato confortevoli alloggi; e che quindi qualche loro servo abbia suggerito questo scherzetto a Viganò

Ma le bugie hanno le gambe corte!

Don Alfredo Maria Morselli

 

 

 

 

P.S. di Don Alfredo Maria Morselli:

ANCORA SULLA LICEITÀ DELL’ESORCISMO PREGATO SU INVITO DI MONS. VIGANÒ.

Mi è stato cortesemente fatto notare che le indicazioni di un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede negherebbero la liceità dell’esorcismo alla cui pratica Mons. Viganò ha invitato tutti i sacerdoti.

Si tratta della “Lettera agli Ordinari riguardante le norme sugli esorcismi” del 29 settembre 1985

Detta lettera in realtà rimanda al Codice di diritto Canonico, e quindi è sulla base di esso che va interpretato:

“Nemo exorcismos in obsessos proferre legitime potest, nisi ab Ordinario loci peculiarem et expressam licentiam obtinuerit” (Can. 1172 – § 1).

[Nessuno può proseguire legittimamente esorcismi sugli osssessi se non per sé non abbia ottenuto dall’ordinario del luogo una peculiare ed espressa licenza]

Ora, tra i principi ermeneutici del diritto , ne vengono qui buoni due:

I) Odiosa sunt restringenda
(Le cose odiose sono da restringere)
Cioè i divieti sono da restringersi ai casi in cui è sicuro che vadano applicati.

II) Ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit (Dove la legge ha voluto ha detto, dove non ha voluto ha taciuto)

Detto questo, esaminiamo la specie della proposizione di cui il canone si compone: si tratta di una particolare negativa;
[alcuni esorcisimi] non [si possono fare a certe condizioni]
La natura particolare è data dalla specificazione “in obsessos” [sugli ossessi]. Ciò rende l’affermazione ben diversa dalla universale, “tutti gli esorcismi non si possono fare a certe condizioni”.

Quindi, se sono proibiti gli esorcismi “in obsessos”, non si evince che siano proibiti gli esorcismi “in non obsessos”, e tanto più quelli “in non homines”, ma semplicemente “ad diaboli potentiam reducendam” (per ridurre la potenza del diavolo).

E quindi, potendo restringere i divieti a ciò che sicuramente e certamente vietato (broccardo I) e ritenendo che il legislatore, se avesse voluto estendere l’obbligo del permesso dell’ordinario a tutti gli esorcismi, lo avrebbe scritto (broccardo II), e non avrebbe invece limitato la necessità di detto permesso agli ossessi, ne inferisco che tutti i christifideles possono recitare la preghiera di Leone XIII, quando non in obsessos.

Naturalmente con prudenza ed evitando ogni abuso. Ma il pericolo di abusi non toglie l’oggettivo valore della norma.

Il gentile interlocutore mi ha pure fatto notare la raccomandazione della CdF, sempre nello stesso documento: “i Vescovi sono invitati a vigilare affinché – anche nei casi in cui è da escludere una vera possessione diabolica – coloro che sono privi della debita facoltà non abbiano a guidare riunioni durante le quali vengono usate, per ottenere la liberazione, preghiere nel cui decorso i demoni sono direttamente interrogati e si cerca di conoscerne l’identità”.

E quindi la CdF estenderebbe l’ampiezza del divieto. Ma detta estensione non  riguarda il nostro caso: infatti, nella preghiera che Mons. Viganò ci ha invitato a dire, non si interroga direttamente il demonio né si cerca di conoscerne l’identità; quindi detta raccomandazione della CdF non è pertinente al caso nostro.
Abbiamo infatti scongiurato tutti i demóni senza fare domande e senza che ci importasse alcunché di sapere i loro nomi.

Detto questo, sarei ben lieto di ulteriori approfondimenti da parte di chi è più competente di me in materia.


Spiega infine

Don Morselli: “com’è possibile chiedere al buon Dio di allontanare un flagello senza chiedere perdono”

Nella preghiera del Santo Padre del 27 marzo scorso e in altre recitate pubblicamente da vescovi non è stata fatta alcuna richiesta di perdono; com’è possibile chiedere al buon Dio di allontanare un flagello senza chiedere perdono per i grandi peccati di questa epoca?

Perdono per l’omicidio dell’aborto, per il divorzio, per la teoria del gender, per l’omoeresia, per gli esperimenti sugli embrioni umani, per il modernismo, per l’idolatria in Vaticano, per la Santa Comunione a chi è in stato di peccato, per l’equiparazione della nostra unica vera santa religione cattolica alle false, per l’attentato al celibato sacerdotale, per il culto idolatrico della pachamama in Vaticano, per il tradimento verso la Chiesa cinese, per l’abbandono dei pastori innocenti al potere civile; perdono per aver appoggiato alle elezioni (ipocritamente, senza dirlo, ma facendolo capire fin troppo bene) partiti che osteggiano tutti i principi non negoziabili: “il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme” (Benedetto XVI, Sacramentum caritatis, 83).

E perdono anche per i migranti che muoiono in mare perché fa comodo ai poteri forti che muoiano.

Mi rivolgo a tutti i pastori fedeli; non basta neppure consacrare al Cuore Immacolato il mondo o una persona singola, se non si chiede perdono prima, col proposito di non più peccare.

Vi prego, o piccolo resto della Chiesa docente, compite pubblicamente una richiesta di perdono, e subito dopo la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria

In un malato con la morte cerebrale gli altri organi suppliscono ai comandi e alle risposte che il cervello non dà più. Così nella Chiesa indefettibile le membra sane possono far sussistere la Chiesa (sempre strumentalmente rispetto alla Grazia).


 

Parziale ritrattazione circa la preghiera di esorcismo.

Don Alfredo Maria Morselli dalla pagina personale di FB 13 aprile 2020

Nei giorni scorsi mi ero espresso in modo favorevole alla liceità delle recita dell’esorcismo contro satana e gli angeli ribelli. Avendo riletto meglio il “Comunicato dell’Associazione Internazionale Esorcisti circa l’utilizzo dell’esorcismo di Leone XIII” del 9 aprile 2020, ritengo che gli argomenti ivi addotti siano fondati, sebbene non del tutto decisivi (cioè senso che la questione rimane, a mio avviso, per lo meno dubbia).

Nel suddetto comunicato vengono prodotti alcuni argomenti: riporto i due che potrebbero essere decisivi.

1) Viene riportata l’indicazione rubricale delle edizioni più recenti del rituale romano:
“Sequens exorcismus recitari potest ab Episcopis, nec non a Sacerdotibus, qui ab Ordinariis suis ad id auctoritatem habeant” (Il seguente esorcismo può essere recitato dai Vescovi, e così pure dai Sacerdoti che dai loro Ordinari ne abbiano l’autorizzazione)

2) viene portato come argomento l’indulgenza concessa da Papa Leone XIII “Sacerdotibus ab Ordinariis suis legitime ad id auctoritatem habentibus” Ai sacerdoti aventi da parte degli Ordinari legittimamente autorità a ciò”.

In base a questi argomenti, secondo il comunicato, la preghiera di Leone XIII può essere recitata solo da sacerdoti autorizzati.

A mio avviso la conclusione rimane dubbia, e il mio dubbio si appoggia sui seguenti motivi:

1) nelle edizioni più antiche del rituale (ad esempio in quella che ho io del 1913) in cui la preghiera è proposta editorialmente distaccata dall’esorcismo sugli ossessi, non compare la rubrica citata nel comunicato; il che depone a favore della necessità di autorizzazione solo nel caso l’esorcismo debba essere compiuto sugli ossessi, cioè che abbia le caratteristiche di esorcismo pubblico e solenne.
La rubrica compare infatti quando nel rituale sono raggruppati due forme di esorcismo nel TITULUS XI, il cui capitolo I introduttivo è intitolato “De exorcizandibus obsessis a daemonio”: sotto questo titolo sono riunite il Caput II “Ritus exorcizandi obsessos a daemonio” e il Caput III “Exorcismus in Satanam et Angelos apostaticos”. Si suppone cioè di avere a che fare sempre con degli ossessi, ed è ragionevole la specificazione dell’autorizzazione richiesta. Nelle edizioni precedenti dove la preghiera è posta separatamente, cioè dove si intende né più né meno che il titolo (Esorcismo contro satana), non si parla di autorizzazioni dell’Ordinario. Vedi foto 1)

2) Un’indulgenza concessa a chi “ha le carte in regola” (legitime ad id auctoritatem habentibus) non implica che debba essere richiesta in tutti i casi l’autorizzazione; perché non mettere direttamente negli “Acta” la necessità di autorizzazione all’inizio della preghiera, proprio come nelle edizioni più recenti del rituale? L’indulgenza sembrerebbe concessa a chi recita la preghiera nel dovuto modo, a seconda dei casi.

Questi sono i dubbi sugli argomenti portati nel comunicato. Quando il contesto prossimo di una norma dà adito a dubbi, allora possiamo ricorrere al contesto remoto, costituito, nel nostro caso, dal canone 1172 § 1; secondo cui l’unico permesso necessario è quello per gli esorcismi sugli ossessi.

Concludo ritrattando il modo deciso con cui avevo preso di petto il comunicato dei cari confratelli esorcisti; rimango per ora della mia idea, per cui è possibile che nel caso di esorcismi privati e semplici, per lo meno tutti i sacerdoti, se non tutti i fedeli, possono dire la preghiera di Leone XIII.
Ma ritengo che gli argomenti portati nel comunicato hanno un certo peso e valore, e credo che solo un responso della Congregazione competente possa chiarire definitivamente la questione.

Qui sotto la foto di pag. 173* del Rituale Romanum, ed. Typica 1913 (Pustet)

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