Ecco come celebravano i primi cristiani

C’è chi prova a negarlo, ma l’Eucaristia e stata da subito il rito sacro, svolto in uno spazio sacro e non su una tavola per banchetti, bensì su di un altare. E il sacerdote era rivolto a Oriente. Luisella Scrosati per il mensile Il Timone intervista mons. Stefan Heid, rettore del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana.

di Luisella Scrosati

La Messa una cena e l’altare una tavola? L’abbiamo sentito molte volte, ma le cose stanno un po’ diversamente. Ne abbiamo parlato con mons. Stefan Heid, tedesco dell’arcidiocesi di Colonia, classe 1961, rettore del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, a Roma, dove e anche titolare delle cattedre di Storia del culto cristiano e Agiografia.

Mons. Stefan Heid

Monsignor Heid, anzitutto una domanda personale: com’e arrivato ad occuparsi di archeologia cristiana?

Ho studiato teologia cattolica all’Università di Bonn, ma siccome la teologia non mi bastava, ho cercato altre due materie che mi attirano, ossia l’archeologia greca e cristiana. Il motivo era probabilmente che il mio professore di teologia preferito tutti gli anni teneva anche una conferenza sull’arte paleocristiana.

Una sua pubblicazione mette in discussione alcuni aspetti del periodo paleocristiano, considerati punti fermi. Il più noto: l’Eucaristia veniva celebrata in un contesto conviviale; pertanto come altare si utilizzava la tavola da pranzo. A conferma di ciò ci sarebbe anche l’utilizzo del termine “mensa” e non “altare”.

In effetti cent’anni fa la scienza dell‘archeologia cristiana ha messo in giro alcune idee che, a mio parere, sono sbagliate, idee che però, soprattutto in teologia, vanno avanti imperterrite. Tra queste si trova la convinzione che l’Eucaristia fosse un pasto comune e che anche oggi dovrebbe essere celebrata in questo modo. Bisogna stare attenti. Certamente Gesù ha istituito il rito del Pane e del Calice durante una cena nella quale si mangiava in posizione reclinata. I pasti in questa posizione erano pasti privilegiati, solenni, per i quali occorreva personale di servizio, quindi non certo pasti per i poveri. Ma il vero nucleo del rito eucaristico si è sempre tramandato come un rito specifico, distinto, come già mostra Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Il pasto in posizione reclinata e del tutto secondario. Anche se a Corinto i partecipanti fossero stati sdraiati su lettini – cosa che non ritengo probabile a causa del numero dei partecipanti – per il nucleo del rito eucaristico veniva introdotta una tavola sacra distinta – Paolo la chiama la “mensa del Signore”– unica per tutta la comunità. Questo è importante: c’è solo una “tavola sacra”, non importa quanto sia grande la comunità.

Niente tavoli da pranzo, dunque, ma “tavole sacre”.

Sicuramente non si tratta di un tavolo da pranzo. La “tavola sacra” è un arredo sacro che veniva utilizzato per le vittime incruente già nell’antichità pagana. E sacra quanto un altare. “Tavola sacra” e “altare” sono termini interscambiabili. Con l’espressione “mensa del Signore” Paolo richiama il profeta Malachia e per “mensa del Signore” intende effettivamente ed espressamente l’“altare”. Paolo conosceva già la sacralità dell’altare cristiano, solo vent’anni anni dopo la Pasqua! Analogamente, parla anche del “calice del Signore” o del “calice della benedizione”. Quindi anche il calice non è un recipiente di uso comune, ma una coppa cultuale.

Mosaico in San Vitale a Ravenna raffigurante il Sacrificio di Abele e Melchisedek

Allora anche il segno delle tovaglie è stato equivocate?

La tovaglia era già talvolta in uso in epoca paleocristiana, ma non ha nulla a che vedere con le abitudini alimentari civili, come ce lo immaginiamo oggi. Piuttosto, la tovaglia è un segno di dignità; infatti anche le tavole ufficiali dei magistrati romani erano coperte da una tovaglia.

Se dunque si può parlare di tavole sacre, l’idea di “sacro”, come di ciò che è riservato a Dio, non è affatto tardiva.

Qui si tocca un altro cliché della teologia contemporanea, secondo la quale il cristianesimo primitive sarebbe stato profano. Mi dispiace, è una grossa sciocchezza. Il cristianesimo non voleva in alcun modo essere una religione profana. Una fede profana in Dio non esiste affatto. Il cristianesimo primitivo certamente considerava sacro tutto ciò che è destinato al culto e appartiene a Dio. Non appena sulla tavola viene offerto, per la prima volta, il sacrificio cristiano, questa tavola diviene un oggetto sacro e non più profano. Non può più essere utilizzata per altre circostanze che non siano il culto. Lo stesso avviene per lo spazio sacro. Sicuramente anche i cristiani avevano fin dall’inizio degli spazi sacri. Per loro era estremamente importante entrare letteralmente nel santuario per l’Eucaristia, a differenza dei pagani che stavano sempre solo fuori dal tempio, perché solo i sacerdoti potevano entrare all’interno. La novità del cristianesimo non consisteva nel rinunciare allo spazio sacro, ma nel fatto che ora tutti potevano entrare in questo spazio sacro, perché i cristiani, infatti, non offrivano più sacrifici cruenti, ma soltanto il sacrificio incruento dell’Eucaristia, che si poteva compiere nella chiesa.

Ancora una domanda sull‘altare: il cosiddetto “altare del popolo” trova un reale riscontro nell’archeologia?

«Si e no. A partire dal Concilio si è diffuso l’enorme malinteso che, nella chiesa primitiva, il sacerdote guardasse il popolo. Salvo pochissime eccezioni, non è stato così. Nei primi secoli, l’altare era solitamente posizionato libero ai quattro lati, ma il sacerdote stava davanti all’altare con il volto rivolto verso oriente. L’Eucaristia ha anche elementi dialogici, ma questi costituiscono solo l’introduzione alla preghiera. La preghiera deve essere sempre rivolta ad est. Ci sono alcune chiese – anche a Roma – con la facciata rivolta ad est, e in questi casi il sacerdote deve stare dietro l’altare e guardare verso il popolo. Ma il punto non è che la comunità debba ammirare la bellezza del sacerdote, ma che il sacerdote debba pregare verso est, verso Cristo, Sole di giustizia. Il modello moderno di liturgia, nello stile di un evento di intrattenimento religioso, ha poco a che fare con la serietà delle prime chiese».

Interno della Basilica di San Clemente a Roma

Un’altra idea diffusa ritiene che il “cristianesimo primitivo” fosse essenzialmente a-cultuale; le prime comunità sarebbero state caratterizzate dalla carità fraterna, dalla preghiera, ma non da veri e propri riti cultuali.

Si, anche questo è un errore di valutazione. In fondo, queste affermazioni sono tutte proiezioni moderne che nascono dall’illuminismo. Ci siamo messi in testa di pensare al cristianesimo primitivo in base alle nostre idee moderne. Ma il culto e un elemento essenziale di ogni religione. I cristiani hanno avuto l’Eucaristia domenicale. Certamente dovevano gradualmente abituarsi. I pagani, infatti, non avevano liturgie settimanali. Quindi ci volle del tempo per far sì che i cristiani si abituassero al ritmo settimanale. Hanno anche dovuto abituarsi ai riti propri, che hanno molti elementi provenienti dal giudaismo. Ad essere decisive e indubitabile e che il cristianesimo sia una religione sacrificale, non un insegnamento morale. L’illuminismo ha trasformato Cristo in un maestro morale e ha abolito il suo sacerdozio (lettera agli Ebrei)! Ci dobbiamo svincolare da queste abitudini mentali di un illuminismo agnostico. Abbiamo bisogno di leggere il Nuovo Testamento e i primi testi così come sono scritti, non con i nostri pregiudizi teologici moderni. Si tratta di riscoprire nuovamente molte cose antiche. L’amore fraterno non si oppone a questo, anzi. Il culto cristiano include la raccolta di denaro per poter sostenere i poveri. La comunità cristiana riunisce tutti i battezzati di una città, quindi persone povere e ricche, libere e non libere, semplici e intelligenti. Nei primi secoli c’era un’unica comunità in ogni città, nessuna chiesa domestica. C’era un solo servizio di culto pubblico per tutti.

La Norma Patrum e la Chiesa primitiva sono stati i riferimenti di molte riforme avvenute dopo il Vaticano II. Ha prevalso la storia o l’ideologia?

In effetti, molta ideologia e oggi ancora in atto, purtroppo. Ognuno sceglie ciò che gli piace dalla Chiesa primitiva. C’è un ampio spazio per la manipolazione, specialmente quando si tratta della nostra odierna comprensione della liturgia, dell’Eucaristia e della Chiesa. Molto di ciò che oggi viene giustificato con la Chiesa primitiva e solo una proiezione moderna. Un piccolo chiarimento storico in più sarebbe molto utile a riguardo.

(Il Timone, 01-2022)