Benedetto XVI: «Dio è la vera realtà». Omelie inedite 2005-2017

Città del Vaticano, 11 dicembre 2025 – Un uomo con lo sguardo alla Verità, all’Amore e alla Realtà; un grande servitore e annunziatore della Parola; un maestro della fede sorprendente ed attuale.

Sono alcuni dei temi emersi durante la presentazione, avvenuta oggi a Roma in una affollata Sala San Pio X, del volume «Dio è la vera realtà» Omelie inedite 2005-2017 Tempo ordinario, secondo e ultimo tomo delle omelie inedite di Benedetto XVI, a cura di Riccardo Bollati, Luca Caruso, Federico Lombardi S.I, da oggi in vendita per i tipi della Libreria Editrice Vaticana. Il primo tomo, «Il Signore ci tiene per mano» Omelie inedite 2005-2017 Avvento, Quaresima, Pasqua, era stato pubblicato lo scorso maggio.

L’incontro è stato promosso dalla LEV e dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, il cui presidente, padre Federico Lombardi ha notato come questi volumi di omelie inedite, il cui secondo tomo arriva in occasione del Natale e del terzo anniversario della morte di Benedetto XVI, costituiscono un “piccolo grande tesoro”, “un bel modo di sentirsi accompagnati spiritualmente dal Papa Benedetto XVI”.

Padre Lombardi ha ringraziato monsignor Georg Gänswein e le Memores Domini che assistevano Papa Benedetto, che hanno avuto l’iniziativa di registrare e pubblicare questi testi, spiegando come i due volumi contengano in totale 138 omelie, ordinate secondo il Calendario liturgico, che hanno richiesto un intenso lavoro redazionale per arrivare dalla forma di una registrazione “discreta e artigianale” a “un testo scritto fluente”, che ora “possiamo approfondire, portare con noi, meditare, sentendo veramente la sua paternità spirituale”.

“Noi parliamo sempre di Ratzinger teologo, uno dei maggiori teologi del secolo, e lo è – ha osservato padre Lombardi –. Ratzinger è anche un predicatore, un sacerdote che annuncia la Parola di Dio per decine di anni con una fedeltà incredibile, anche se il pubblico era di cinque-dieci persone, cui offriva una spiegazione non improvvisata della Parola di Dio, sempre, per tutta la sua vita, fino agli ultimi anni. Quindi il Ratzinger predicatore, omileta, è una figura che non è stata ancora sufficientemente studiata e valorizzata e questi libri ci aiutano e ci sollecitano ad andare in questa direzione”.

“Io sono stato sempre molto colpito dal fatto che è un annunziatore, un servitore della Parola; non è in nessun modo una persona che mette se stesso davanti alla Parola o al centro dell’attenzione. Il suo spirito è quello del servitore della Parola, che scompare dietro alla Parola di Dio, alla sua ricchezza, alla sua profondità e vuole donarcela con abbondanza e con profondità”, ha concluso padre Lombardi, esprimendo la sua gioia per poter donare “queste pagine in cui sentiamo veramente lo spirito pastorale di Benedetto che emerge perfettamente, limpidamente”.

Il responsabile editoriale della LEV, Lorenzo Fazzini, ha informato che il primo tomo è già stato tradotto in spagnolo e in polacco, e uscirà in 11 lingue diverse (croato, francese, inglese, lituano, romeno, slovacco, sloveno, tedesco).

L’arcivescovo Georg Gänswein, nunzio apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia, già segretario particolare di Benedetto XVI, ha premesso che “per intendere bene l’opera teologica di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI è importante trovare la giusta chiave di lettura, che è la sua vita personale”, cioè “l’unità di fare teologia e vivere ciò che ha predicato e ha scritto”.

Tre, per monsignor Gänswein, i concetti centrali in Benedetto XVI: la Verità, l’Amore e la Realtà, che “non è costituita soltanto dalle cose che si vedono, ma è un dono, è Dio stesso”. In questa triade “si trova la chiave di lettura della vita teologica di Papa Benedetto”. “La vita di Papa Benedetto era una realizzazione della sua opera teologica. Lui ha voluto dare ciò che ha ricevuto da Dio per aiutare gli altri a trovare Dio, ad aprire la porta a Dio e a incontrare suo figlio Gesù Cristo. Nella vita concreta, giorno per giorno, era una persona che ha voluto fare un ponte verso la realtà più importante, la fede, che mi dà la vita e mi connette con Gesù e con l’uomo”.

Don Fabio Rosini, docente di Omiletica presso la Pontificia Università della Santa Croce, ha rilevato come le omelie di Papa Benedetto, che definisce “un maestro della fede, incredibilmente attuale”, aiutino a “entrare nelle gemme della fede in maniera meravigliosamente naturale”, e siano “sempre sorprendenti”. “Non c’è niente di vecchio in questo libro, niente di datato”, ha affermato don Rosini, e quest’opera aiuta “ad agganciarsi al mistero meraviglioso della fede”, donando anche “un senso di bellezza della fede”, da cui emerge “soprattutto la categoria del salvifico”.

“Nella vita quotidiana di Papa Benedetto – ha confidato monsignor Gänswein – ho visto un testimone della fede, della Parola di Dio, un testimone che amava il Signore e che da questo amore ha preso tutta la sua forza per fare ciò che doveva fare. La forza dell’ascolto porta alla fine a un cuore docile”.

Monsignor Gänswein ha poi individuato nella “disoccupazione spirituale” una delle più grandi tentazioni attuali. “Se io non apro il cuore alla realtà divina, è ovvio che questo spazio rimane libero e viene poi occupato da altre cose secondarie e terziarie. Perciò è importante rimanere sempre sotto l’influsso della Parola di Dio, che nutre e dà forza”.

Don Rosini ha riflettuto anche sullo spirito di “contemplazione” che affiora dalla “abbondanza di queste omelie”: “uno sguardo abituato a vedere la mano di Dio dietro le cose”.

Infine una riflessione sul tema della coscienza: “Se la coscienza non è formata – ha notato monsignor Gänswein –, si può fare e giustificare tutto. Ma solo con una coscienza formata si può vivere in modo umano, senza seguire le ideologie. L’anestesia della coscienza comincia quando non la si forma. Lasciarsi guidare e riempire dallo spirito di Dio è l’unico antidoto contro qualsiasi ideologia, che mira sempre a corrompere le coscienze. Senza coscienza formata, tutto è possibile. Per questo Benedetto XVI tornava spesso sul tema della coscienza, sotto diversi aspetti”.

Anche per don Rosini “il tema della coscienza è urgentissimo, soprattutto per le nuove generazioni”.

L’incontro è stato moderato da Silvia Guidi, giornalista de L’Osservatore Romano.

Luca Caruso


Nell’omelia inedita di Benedetto XVI la pazienza di Dio e l’albero della Chiesa
di Benedetto XVI

UN BEL REGALO PER NATALE
Pubblichiamo un’omelia di Benedetto XVI pronunciata nella cappella privata del monastero Mater Ecclesiae il 20 luglio 2014.

Ecco l’omelia:
Cari amici, il Signore continua oggi, come domenica scorsa, il suo insegnamento con parabole sul Regno di Dio, sulla visione cristiana del mondo e della nostra vita. Delle tre parabole di oggi vorrei meditare con voi solo alcuni elementi della prima e della seconda parabola, quella del buon seme e della zizzania e quella del granellino di senape. La prima parabola. Gesù dice che il campo è il cosmo, il cosmo è il campo di Dio.
Questo implica che per il Signore il cosmo è importante, cioè l’universo è Creazione di Dio; tutto quanto è viene da Dio, è buono. La redenzione è possibile, perché la Creazione è divina e porta in sé la possibilità della salvezza.
Noi dobbiamo essere grati della Creazione, la gioia della bellezza deve trovare spazio in noi, e solo così possiamo capire anche la bellezza della Redenzione. Platone aveva pensato che il Creatore fosse una specie di artigiano, un grande falegname, per così dire, che avrebbe fatto le cose del mondo da una materia preesistente, come un falegname, per quanto era possibile. La preesistenza della materia avrebbe imposto un limite al suo lavoro, come si vedrebbe anche nella realtà sensibile, che resiste alla forma data dal Creatore.
Niente di questo nella fede cristiana.
Come dice la prima lettura, Dio creò dal nulla, cioè tutto viene da Dio, la stoffa del cosmo stesso è divina, viene da Dio e così tutta la realtà viene veramente dalla bontà di Dio. Abbiamo motivo di essere gioiosi, di ringraziare, di avere fiducia e speranza.
Il male c’è, il Vangelo ci parla del nemico, nel mondo vediamo con evidenza che è veramente distruttivo. Vedere tutto il male che esiste ci potrebbe fare disperare, tanto che Pascal ha detto che è più facile disperare che sperare. Il Vangelo invece ci fa sperare, il male non è sul livello dell’essere, è solo sul livello della creatura. Non precede Dio, non è una resistenza contro Dio, è per così dire su un piano inferiore, cioè risulta solo dalla volontà della creatura. Penso che questa grande speranza debba essere sempre viva in noi: sapere che tutto è di Dio e il male è di un ordine inferiore e sta sotto il potere di Dio.
Detto questo, ci si domanda: «Ma perché è così potente?».
Il Signore risponde: «Pensa alla pazienza di Dio». Anche la prima lettura parla di questa pazienza: Dio è mite, il suo governo è mite, dice, e ripete due volte: «Dio è indulgente», dà possibilità di conversione, di cambiamento. La pazienza di Dio, che spesso non ci piace, è utile anche per noi stessi.
Non dimentichiamo che anche noi stessi, per la nostra vita, abbiamo bisogno tante volte della sua pazienza per andare avanti, per trovare finalmente la retta via, per far maturare il grano buono. Certamente noi vorremmo precedere Dio, perché Dio «non fa niente» – diciamo così – e perciò noi dobbiamo fare la guerra in mezzo a tutte queste cose. Ma così non miglioriamo il mondo, e lo distruggiamo di più.
La pazienza di Dio è la nostra speranza e dobbiamo imparare ad amare questa pazienza, e anche pregare perché Dio abbia pazienza. In realtà, vediamo che nella nostra storia Dio dà molto spazio al male, ma c’è il momento in cui il potere del male cade. Pensiamo alla storia del secolo scorso, ai totalitarismi che avevano un potere immenso, che erano espressione del nemico e sono caduti e cadranno anche in futuro.
Tuttavia Dio, con amore per noi, con tanti motivi, vedendo il nostro cuore, ci rispetta, ci dà tempo. Preghiamolo instancabilmente di aiutarci a sopportare la sua pazienza, a essere grati per la sua pazienza, a imparare dalla sua pazienza e preghiamo anche che la sua pazienza non sia troppo grande per noi.
La seconda parabola è quella del grano di senape. Dice che il potere di Dio in questo tempo del mondo è quasi invisibile, come un seme, un grano di senape, che può essere calpestato, appare un niente.
Pensiamo al tempo degli Apostoli: dodici persone che credono in Cristo in questo mondo così grande, di grandi culture, di grandi poteri militari, economici; sono un grano di senape, sono realmente pecore in mezzo ai lupi, non possono vincere. Dio ha un altro modo di esercitare il suo potere rispetto a noi, non con il potere economico, militare; il grano è simbolo della speranza, perché il grano porta in sé le potenzialità del futuro, porta in sé tutta una vita, porta in sé un albero, un nuovo mondo. In realtà, da questo grano, apparentemente senza possibilità di crescita, è cresciuto il grande albero della cultura cristiana, del mondo cristiano, l’impero cristiano, la grande cultura. È diventato veramente un albero e vediamo anche come gli uccelli del cielo vi abitano, gli uccelli che cantano: la grande cultura trova casa proprio in questo albero. Ci sono anche uccelli che non appartengono all’albero, ma amano posarsi qui e cantare.
Pensiamo alla distinzione tra cristiani “culturali” e cristiani di fede, cioè ci sono persone che non condividono la fede, ma che amano vivere nel contesto della cultura cristiana, qui cantano e qui ricevono ospitalità.
La grande tolleranza, la gioia della Chiesa è un albero per molti, talvolta anche per uccelli un po’ strani.
Qui però nasce una domanda: «Sì, questo è vero, da questo grano è cresciuto un albero grandissimo, ma forse ora è arrivato il momento della morte dell’albero; vediamo come certi rami inaridiscono, cadono a terra; abbiamo l’impressione che il tempo per quest’albero sia passato, adesso non ha finito la sua vita?».
Questa domanda oggi ci preoccupa, si potrebbe pensare che i tempi della vita cristiana di una volta siano finiti man mano che quest’albero muore.
C’è da dire che nella Chiesa è sempre Venerdì Santo e Pasqua insieme; è sempre tempo della passione di Gesù, della sua morte, ma Egli è sempre anche il Risorto: le due cose coesistono insieme.
Così anche la Chiesa è sempre grano e albero, non è che una volta cresciuto l’albero sia passato il tempo della seminagione. È stato creato l’albero, ma la Parola di Dio è sempre un piccolo seme, senza potere, e tuttavia anche oggi portatore del futuro.
Abbiamo visto come in effetti nella storia sono inariditi grandi alberi: pensiamo alle grandi Chiese nestoriane, pensiamo che la Chiesa in Africa era più grande di tutte le Chiese d’Europa, eppure le Chiese del Nordafrica sono morte.
Sì, c’è la morte di grandi rami dell’albero, ma nello stesso tempo la Parola di Dio cresce sempre di nuovo e l’albero si rinnova. Così realmente è sempre tempo di speranza: anche oggi cresce l’albero di Dio, anche oggi è senza potere esteriore, ma proprio dove è senza potere è segno di speranza e forza del futuro.
Una delle parole chiave è excisa, florescit, che potremmo tradurre: «Potata, rinasce» [Excisa, florescit è l’antico motto araldico dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, di cui Joseph Ratzinger è stato arcivescovo dal 1977 al 1981, ndr].
Nella Chiesa, oggi, è tempo di forte potatura.
Preghiamo anzitutto che sia tempo di rinascita anche tra noi, e proprio con questa grande potatura rinasca di nuovo la fede con l’originalità, la freschezza, l’umiltà, la bellezza dell’inizio, e sia sempre anche oggi tempo di seminagione.
Preghiamo il Signore con le parole dell’orazione: «Signore, rendici ardenti di speranza, di fede e di carità e aiutaci a vivere sempre fedeli nella strada della tua volontà».

Amen!
– Dicastero per la Comunicazione – Libreria editrice vaticana

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