Liturgia

ATTENZIONE: Paolo VI, con la Costituzione Apostolica Missale Romanum del 3 aprile 1969 (50 anni or sono) fece entrare in vigore il 30 novembre successivo (Prima Domenica di Avvento), con l’inizio nel nuovo Anno liturgico, la nuova messa – Novus Ordo…. con tutte le conseguenze drammatiche che riepilogheremo in questa sezione, cliccando sotto sulla icona.

SCARICATE QUI in comodo pdf: LA SANTA MESSA, come dobbiamo viverla…

Ci è stato chiesto quali sono le Feste di PRECETTO, ossia quando è obbligatorio andare alla Messa oltre alla Domenica…. di fatto – d’obbligo – sono solo le Domeniche, Natale e Pasqua ma… per un vero cattolico, moralmente parlando, sarebbe bene tenere a mente l’Amore a Dio… per sollecitarci ad andare alla Messa…
Allora, per comodità di tutti facciamo dono di questo schema conservatelo che torna utile:
Le feste di precetto stabilite per la Chiesa Cattolica oltre alla domenica, sono:
Solennità fisse:

  • la Solennità dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre
    la Solennità del Natale, 25 dicembre
    la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, 1º gennaio. Il Rito Ambrosiano celebra questa solennità la VI domenica di Avvento, mentre il 1° gennaio celebra la solennità della Circoncisione del Signore sempre di precetto
    la Solennità dell’Epifania, 6 gennaio
    la Solennità di San Giuseppe, 19 marzo
    la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno
    la Solennità dell’Assunzione di Maria, 15 agosto
    la Solennità di tutti i Santi, 1º novembre (per i Defunti il 2 novembre è consigliabile andare per lucrare l’indulgenza con i Suffragi)

Solennità mobili ma di precetto, ossia Feste che non cadono lo stesso giorno:
la Solennità dell’Ascensione del Signore, il quarantesimo giorno del Tempo di Pasqua
la Solennità del Corpus Domini, il giovedì dopo la Solennità di Pentecoste e, naturalmente, quanti praticano la devozione dei Primi Venerdì e Sabati del Mese.
Non sono di precetto, ancorché feste civili, i seguenti giorni:
Santo Stefano, 26 dicembre e il Lunedì dell’Angelo dopo Pasqua;
la festa del santo patrono nelle singole località.

MA ATTENZIONE:
Le feste di precetto in Italia: la Conferenza Episcopale ha abolito il carattere di festa di precetto di due solennità:
San Giuseppe;
i Santi Pietro e Paolo.
La ragione di ciò risiede nel fatto che una legge civile del 1977 ne ha soppresso il carattere festivo civile.
La stessa legge ha tolto il carattere festivo ad altre due solennità:
l’Ascensione del Signore;
e il Corpus Domini.
Esse sono state pertanto trasferite alla domenica seguente, ad eccezione del Rito Ambrosiano che le mantiene invariate al giorno proprio, sebbene non di precetto.

*Il cattolico è davvero “obbligato” ad assistere alla Messa ogni domenica (e le feste comandate)?*🙏😌
Sì, in base al Terzo Comandamento, c’è questo obbligo che però, per comprenderne il motivo è bene conoscerne il senso. Bisogna infatti partire da un aspetto fondamentale del concetto di “obbligo” quando, ad imporlo è Dio stesso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega meglio il senso di questo “obbligo” – il “giogo leggero” di cui parla Gesù: “Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11,25-30).
Ogni fedele cattolico è “obbligato” ad assistere alla Santa Messa domenicale sulla base del Terzo Comandamento della Legge di Dio: “Ricordati di santificare le feste”. Il contesto dei Dieci Comandamenti si ritrova nel Libro dell’Esodo (20, 3-17), con un rafforzamento nel Deuteronomio (5, 7-21). Quindi, per comprendere questi “obblighi” da parte di Dio è fondamentale capire quanto Egli ci AMA poiché, i Comandamenti, non sono un “no” di Dio all’uomo, ma un sì dell’uomo alle richieste di Dio che ci ha dato i Comandamenti per Amore, perché applicandoli sono il nostro vero Bene e sono la nostra vera felicità.
Questo “obbligo”, non è dunque un peso quando se ne capisce il significato profondo e si coglie la meraviglia straordinaria che è la Santissima Eucaristia, la Comunione dei Santi, la Comunione ecclesiale, Suffragio per i Defunti, la promessa della vita eterna beata…
Ecco a seguire le indicazioni contenute nel Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo alle domeniche e alle feste di precetto:
“2177. La celebrazione domenicale del giorno e dell’Eucaristia del Signore sta al centro della vita della Chiesa. «Il giorno di domenica in cui si celebra il mistero pasquale, per la Tradizione apostolica deve essere osservato in tutta la Chiesa come il primordiale giorno festivo di precetto».
2180 Il precetto della Chiesa definisce e precisa la Legge del Signore: « La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all’obbligo di partecipare alla Messa ». « Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente ».
2181 L’Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l’agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti) o ne siano dispensati dal loro parroco. Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave.
2182 La partecipazione alla celebrazione comunitaria dell’Eucaristia domenicale è una testimonianza di appartenenza e di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. In questo modo i fedeli attestano la loro comunione nella fede e nella carità. Essi testimoniano al tempo stesso la santità di Dio e la loro speranza nella salvezza. Si rafforzano vicendevolmente sotto l’assistenza dello Spirito Santo.
2183 «Se per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica, si raccomanda vivamente che i fedeli prendano parte alla liturgia della Parola, se ve n’è qualcuna nella chiesa parrocchiale o in un altro luogo sacro, celebrata secondo le disposizioni del Vescovo diocesano, oppure attendano per un congruo tempo alla preghiera personalmente o in famiglia, o, secondo l’opportunità, in gruppi di famiglie»”.


2021

ATTENZIONE: è uscito il nuovo Motu Proprio del Papa che annulla il precedente di Benedetto XVI sulla regolamentazione del rito della Messa nella forma antica (straordinaria). Per chi fosse interessato e comprendere lo sviluppo, i fatti e che cosa cambierà, CLICCATE QUI

Maria SS.ma Madre di Dio (11 ottobre V.O., 1° gennaio N.O.)

Dom Guéranger spiega la Vergine del Santo Rosario (7 ottobre)

I sette dolori di Maria SS.ma, Mater Dei et Ecclesiae

NON RIUSCIRANNO AD ABOLIRE LA S. MESSA CATTOLICA!

Leone XIII Annum sacrum Enciclica per la Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù

Magistero integrale Benedetto XVI Solennità di Pentecoste

1700 anni dal decreto sulla Domenica, il dies Domini, giorno del Signore

Il Triduo Santo per la Pasqua spiegato da Benedetto XVI

Scarica qui: IL VALORE DELLA MESSA

SCARICA QUI in pdf: Riconciliazione e Penitenza, esame della coscienza dall’insegnamento di san Giovanni Bosco.


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1° luglio Pretiosissimi Sanguinis Domini Nostri Jesu Christi-Sancta Missa


CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO
E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

Decreto

per la menzione del nome di San Giuseppe
nelle Preghiere eucaristiche II, III, IV del Messale Romano

Mediante la cura paterna di Gesù, San Giuseppe di Nazareth, posto a capo della Famiglia del Signore, adempì copiosamente la missione ricevuta dalla grazia nell’economia della salvezza e, aderendo pienamente agli inizi dei misteri dell’umana salvezza, è divenuto modello esemplare di quella generosa umiltà che il cristianesimo solleva a grandi destini e testimone di quelle virtù comuni, umane e semplici, necessarie perché gli uomini siano onesti e autentici seguaci di Cristo. Per mezzo di esse quel Giusto, che si è preso amorevole cura della Madre di Dio e si è dedicato con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, è divenuto il custode dei più preziosi tesori di Dio Padre ed è stato incessantemente venerato nei secoli dal popolo di Dio quale sostegno di quel corpo mistico che è la Chiesa.

Nella Chiesa cattolica i fedeli hanno sempre manifestato ininterrotta devozione per San Giuseppe e ne hanno onorato solennemente e costantemente la memoria di Sposo castissimo della Madre di Dio e Patrono celeste di tutta la Chiesa, al punto che già il Beato Giovanni XXIII, durante il Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II, decretò che ne fosse aggiunto il nome nell’antichissimo Canone Romano. Il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha voluto accogliere e benevolmente approvare i devotissimi auspici giunti per iscritto da molteplici luoghi, che ora il Sommo Pontefice Francesco ha confermato, considerando la pienezza della comunione dei Santi che, un tempo pellegrini insieme a noi nel mondo, ci conducono a Cristo e a lui ci uniscono.

Pertanto, tenuto conto di ciò, questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in virtù delle facoltà concesse dal Sommo Pontefice Francesco, di buon grado decreta che il nome di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria, sia d’ora in avanti aggiunto nelle Preghiere eucaristiche II, III e IV della terza edizione tipica del Messale Romano, apposto dopo il nome della Beata Vergine Maria come segue: nella Preghiera eucaristica II: « ut cum beata Dei Genetrice Virgine Maria, beato Ioseph, eius Sponso, beatis Apostolis »; nella Preghiera eucaristica III: « cum beatissima Virgine, Dei Genetrice, Maria, cum beato Ioseph, eius Sponso, cum beatis Apostolis »; nella Preghiera eucaristica IV: « cum beata Virgine, Dei Genetrice, Maria, cum beato Ioseph, eius Sponso, cum Apostolis ».

Quanto ai testi redatti in lingua latina, si utilizzino le formule che da ora sono dichiarate tipiche. La Congregazione stessa si occuperà in seguito di provvedere alle traduzioni nelle lingue occidentali di maggior diffusione; quelle da redigere nelle altre lingue dovranno essere preparate, a norma del diritto, dalla relativa Conferenza dei Vescovi e confermate dalla Sede Apostolica tramite questo Dicastero.

Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 1 maggio 2013, S. Giuseppe artigiano.

Antonio, Card. Cañizares Llovera
Prefetto

 + Arturo Roche
Arcivescovo Segretario


FORMULE CHE SPETTANO AL NOME DI SAN GIUSEPPE

Formulae quae ad nomen Sancti Joseph spectant
in Preces eucharisticas II, III et IV Missalis Romani inserendae,
linguis anglica, hispanica, italica, lusitana, gallica, germanica et polonica exaratae

Probatum

Ex aedibus Congregationis de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum, die 1 mensis Maii 2013.

Arturus Roche
Archiepiscopus a Secretis

Italice

Nella Preghiera eucaristica II: «insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con gli apostoli…»;

Nella Preghiera eucaristica III:
«con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con i tuoi santi apostoli….»;

Nella Preghiera eucaristica IV:
«con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con gli apostoli…».

FONTE


In questo video viene spiegato il vero significato della Messa attraverso le immagini del film The Passion e la celebrazione della Messa. Una significante meditazione valida in ogni Tempo dell’Anno Liturgico e indispensabile per capire bene che cosa è la Messa e cosa essa NON è…..


2017 – DIECI ANNI SUMMORUM PONTIFICUM – GRAZIE!

Mi pare di avere una sensibilità diversa dai miei coetanei circa la Liturgia della Chiesa; Le chiedo se sono nel giusto
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Quesito

Salve Padre Angelo
Le scrivo questa lettera per avere dei consigli riguardanti il modo di vivere la fede in Gesù Cristo:
Sono molto giovane infatti ho 16 anni, ma trovo la mia felicità nel Signore, e vivo la mia fede in modo corretto anche se, a volte vengo definito non proprio esplicitamente da alcune persone della parrocchia come “tradizionalista”.
Io non credo assolutamente alla differenza tra “tradizionalisti” e “modernisti”, per me siamo tutti cristiani, anche se però esistono modi diversi di vivere la propria comunione con il Signore.
Ad esempio vedrò di essere più pratico: Io intendo la messa come qualcosa di estremamente serio, ma allo stesso tempo sono gioioso, perché so che sono vicino al Signore. Non amo profondamente i canti di oggi, benché pieni di significato, ma preferisco ad esempio il Canto Gregoriano, che suscita nel mio cuore solennità e allo stesso tempo serenità, cosa che gli altri canti non mi comunicano e amo molto la lingua latina. Per me la liturgia è sacra, non riesco a sopportare i canti con i battiti di mani, o con i gesti, e sono molto ferreo nei regolamenti liturgici.
Non amo stravaganze come “Danze liturgiche” compiute durante la celebrazione (a parte il fatto che sono un abuso), Adorazioni eucaristiche fantasiose, e altre cose alquanto strane, fatte con il solo pretesto di attirare i giovani. Cosa che non accade, perché siamo sempre gli stessi giovani a frequentare la Chiesa (ciò mi dispiace molto), comunque guarda caso proprio in molti articoli di giornale su Internet vedo con piacere che molti giovani tornano a frequentare la messa in forma straordinaria del Rito Romano, proprio perché comunica qualcosa di unico. Non voglio dire con ciò che la messa in forma ordinaria non mi piace, la considero pur sempre alla pari della forma straordinaria. Guai a me se non fosse così.
Tale gioia che provo, dalla maggior parte delle persone non viene capita, perché mi ritengono una persona seria, che non ha voglia di manifestare la gioia per il Signore, o che rifiuta sempre di partecipare a certe attività, che personalmente non condivido, non perché siano sbagliate ma perché ho una spiritualità diversa, e devo dire estremamente rara, in particolar modo in un giovane, ma sono così e non posso farci nulla.
Per me il Signore è come un amico, ma è allo stesso tempo il mio Dio e il mio sovrano. Non so se ho reso l’idea.
Faccio bene a esser così o magari sbaglio? Pongo sempre a me stesso questa domanda. Lei cosa mi consiglia?
Ringrazio anticipatamente, e che Dio le dia sempre la forza di continuare a svolgere con gioia il suo ministero.

Risposta del sacerdote

Carissimo,

  1. mi pare di notare in te, ragazzo di sedici anni, una maturità superiore a quella dei tuoi coetanei.
    Penso che si tratti certamente di sensibilità e di predisposizioni naturali (scrivi infatti: “ma sono così e non posso farci nulla”).
    Ma credo anche che si tratti anche di doni di grazia, di una sensibilità infusa da Dio stesso che ti attrae verso quella che tu definisci una spiritualità diversa.
  2. Ieri noi domenicani abbiamo celebrato la festa di San Tommaso d’Aquino. Ho ancora l’animo pieno di quanto abbiamo vissuto e per questo faccio volentieri riferimento a lui, soprattutto alla sua esperienza di adolescente.
    Aveva sedici anni quando lasciò l’abbazia di Montecassino per recarsi all’università di Napoli.
    Era diverso dai suoi compagni. Era raccolto, taciturno e nello stesso tempo aveva una grande gioia perché possedeva Dio e raccordava tutto quanto vedeva a Dio. Nella sua compostezza e serietà c’era una soavità che emanava dal suo volto e dal suo portamento.
    Quando sarà più avanti negli anni, i suoi primi biografi diranno che era sempre pieno di Spirito Santo, tanta era la serenità che di cui godeva e che spandeva attorno a sé.
  3. Napoli era un città incantevole, con un golfo splendido e il mare davanti. Accanto c’era una campagna fertile. Il clima era salubre. Molti signori avevano stabilito la loro dimora in quella città. E insieme con le loro ricchezze vi avevano portato anche i mali originati dall’attaccamento alle ricchezze dal momento che “l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali” (1 Tm 6,10). Sicché si diceva a quei tempi: Napoli è un paradiso terrestre, ma abitato da demoni.
    Molti giovani che frequentavano l’università si lasciavano travolgere dal clima godereccio che si era instaurato.
    Napoli rappresentava per Tommaso il pericolo che Cartagine fu per Agostino.
    Ma mentre Agostino, non ancora battezzato e privo delle risorse della grazia, ne rimase travolto, Tommaso e per la sua indole e per la formazione ricevuta dai monaci benedettini di Montecassino si accorse del pericolo, si comportò come Daniele in Babilonia e non si lasciò contaminare dal clima morale della città.
    Tutto questo per dirti: conserva gelosamente i talenti di natura e di grazia che il Signore ha messo dentro il tuo cuore.
    Sono una ricchezza per te, per i tuoi compagni e per tutta la Chiesa.
  4. Vengo adesso ad alcune annotazioni.
    Circa la Messa celebrata secondo il Novus Ordo: indubbiamente ha dei vantaggi nei confronti della gente che ne viene resa partecipe.
    C’è la Parola di Dio ascoltata. Prima la leggeva il sacerdote a bassa voce, mentre la gente soddisfaceva alle proprie devozioni.
    C’è l’interagire col sacerdote nelle acclamazioni sicché la celebrazione della Messa non è solo un atto del sacerdote cui la comunità assiste, ma l’offerta del Sacrificio da parte della Chiesa o della comunità per mezzo del sacerdote.
    Mi dici che nelle Messe celebrate col Vetus Ordo c’è qualcosa di sacro che colpisce.
    Questo può esserci benissimo anche nella Messa celebrata secondo la Riforma. Dipende da come viene celebrata. Io ho visto sacerdoti celebrare con vera devozione così come ho visto sacerdoti celebrare con il rito vecchio ma senza alcun trasporto.
    Sulla musica e sui canti che vengono eseguiti in tante Messe spesso si sente un modo di cantare che forse può piacere sul momento, ma che crea un senso di sciatto e che non eleva in nessuna maniera. Su questo ti do ragione.
  5. Personalmente sono convinto che molto dipenda dal sacerdote che celebra.
    Se qiesti fino all’ultimo ride, scherza, parla, gioca, sarà difficile per lui immergersi in quel clima nuovo che porta alla presenza di Dio, fa ascoltare con attenzione e con commozione la sua Parola, si unisce alle intenzioni salvifiche per le quali Gesù Cristo compie il sacrificio di Sé sull’altare per la vita di chi è presente e per tutto il mondo.
    In passato la preparazione era obbligatoria e nelle Sacrestie c’erano grandi cartelloni con tutte le preghiere che i sacerdoti dovevano dire in ginocchio prima della celebrazione e ce n’erano altre che dovevano ugualmente dire in ginocchio terminata la celebrazione della Messa.
    Queste preghiere non sono state tolte, tanto che vi sono tutte in fondo al Messale. Ma chi le recita?
    Capisco che terminata la Messa ci si debba salutare.
    È cosa doverosa anche questa.
    Ma poi il sacerdote deve tornare alla Comunione che ha appena fatto e continuare a stare in comunione col Signore, riascoltare gli echi della sua Parola e farla vibrare nella propria anima, raccomandare al Signore più a lungo che può se stesso e i fedeli che gli sono stati affidati.
    Pertanto i riti sono importanti. Ma tutto può essere banalizzato se non vengono compiuti e preparati dall’atteggiamento interiore.
    Mi è capitato di vedere sacerdoti giovani che uscivano per celebrare la Messa col tricorno in testa, ma di soprannaturale nel loro atteggiamento non c’era nulla. Nulla che elevasse. Si sentiva che c’era solo esteriorità.
  6. Mi dici che molti giovani vanno alla Messa celebrata col vecchio Rito e che provano qualcosa di unico.
    Io dico: come sarebbe bello invece se ci celebrasse col Nuovo Rito ma con la devozione e la preparazione dovuta!
    Si avvertirebbe che la Liturgia rinnovata non toglie nulla a quanto di bello e di sacro c’era precedentemente, ma lo arricchisce rendendo più piena la partecipazione al Mistero, alla Realtà nascosta, e la fa gustare maggiormente.
  7. Alcuni (forse: molti) sacerdoti per rendere attraente la partecipazione alla Messa e alla preghiera cercano sempre qualcosa di nuovo e pensano di aiutare maggiormente la partecipazione “distraendo” in continuazione.
    Sì, forse riescono a far seguire di più sul momento.
    Ma se non premono sulla vita di grazia, sulla santità di vita da condurre, se non fanno “gustare la buona parola di Dio e i prodigi del mondo futuro” (Eb 6,5), se non vanno in profondità costruiscono poco e non avvicinano a Gesù Cristo.
  8. Gesù Cristo è Dio venuto tra noi, si intrattiene con noi come con amici. Ci chiama ad un’intimità con Lui che non ha eguali in questo mondo.
    Ma rimane sempre Colui che San Paolo definisce “nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo” (Tt 2,13).
    Dinanzi a Lui talvolta proviamo un grande senso di vicinanza e di intimità, come quello provato da Giovanni nell’ultima Cena quando posò la testa sul petto del Signore.
    E qualche altra volta ci sentiamo come Giovanni quando vide Gesù risorto secondo la descrizione dell’Apocalisse: “Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi” (Ap 1,17-18).
    Nella liturgia della Chiesa e nella nostra esperienza personale passiamo e dobbiamo passare dall’uno all’altro di questi sentimenti.
    La liturgia li deve favorire e tutte e due.
    Rimane vero però che quando favorisce l’intimità lo fa sempre attraverso un grande senso di raccoglimento.

In conclusione: continua così.
Non reprimere la sensibilità innata e la sensibilità infusa soprannaturale da Dio nel tuo cuore.
Senza giudicare gli altri, nella persuasione che vi sono diverse sensibilità e che il Signore trae ognuno secondo le proprie personali necessità, continua per questa strada, che arricchisce te, gli altri e la Chiesa tutta.
Ti ricordo al Signore perché ti consolidi sempre più nell’unione con Lui e ti benedico.
Padre Angelo