Falsi profeti

«Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza» (1Tim 4,1-2).

«Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero» (2Tim 4,1-5).

Gli eretici non sono in comunione, nemmeno imperfetta, con la Chiesa

La parabola della zizzania

Mentre i prelati della Chiesa si mostravano negligenti oppure, se si preferisce, quando gli Apostoli si furono addormentati del sonno della morte, venne il diavolo e seminò coloro che il Signore chiama i cattivi figli. Ma chi sono questi? Gli eretici o i cattivi cattolici? Possono infatti esser detti cattivi figli anche gli eretici, poiché nati dallo stesso seme del Vangelo e procreati nel nome di Cristo, si sono lasciati sviare  verso false dottrine da opinioni erronee.

Ma poiché il Signore ci dice che essi sono stati seminati in mezzo al frumento, sembrerebbe in un certo qual modo che in essi siano indicati coloro che appartengono ad una medesima comunione. Tuttavia poiché il Signore quello stesso campo intende non la Chiesa ma questo mondo, ben qui si interpretano gli eretici, che in questo mondo sono mescolati ai buoni non nella comunione di una medesima Chiesa o in quella di una stessa fede, ma nella condivisione del solo nome cristiano. Quanto a coloro che, nel seno di una medesima fede, sono cattivi, sono da reputarsi paglia piuttosto che zizzania, perché la paglia ha la stessa origine del frumento e una radice comune.

Allo stesso modo in quella rete, in cui si trovano catturati pesci buoni e cattivi, non è irragionevole riconoscere i cattivi cattolici. Una cosa è il mare che significa piuttosto questo mondo, altra la rete che sembra raffigurare la comunione di una stessa fede, di una stessa Chiesa. Tra gli eretici e i cattivi cattolici vi è questa differenza: gli eretici credono cose false mentre gli altri, pur credendo cose vere, non vivono secondo la loro fede.

S.AGOSTINO, Lib. Quaest. Ev. in Matth. Cap. 11 tom. 4 dal Breviario Romano V Domenica dopo l’Epifania

 


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Sono falsari e vanno trattati come tali

Tutti eredi di Sturzo. Ma c’è poco di cui rallegrarsi

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Quando padre Chenu chiedeva una “Chiesa in uscita”

I “nuovi teologi” al Concilio Vaticano II

HANS KUNG

ENZO BIANCHI

WALTER KASPER

CARLO MARIA CARD. MARTINI S.J.

DON TONINO BELLO

DON GIUSEPPE DOSSETTI

DON LORENZO MILANI

DOM HELDER CAMARA

DAVID MARIA TUROLDO

YVES CARD. CONGAR O.P.

PIERRE TEILHARD DE CHARDIN S.J.

BERNHARD HARING

HANS URS VON BALTHASAR

KARL RAHNER S.J.

SONO DELLE FALSE LUCI ATTENTI!

I caratteri di un falso profeta Dio permette, a volte, che certe persone che non hanno il suo spirito, compiano dei prodigi apparenti che impressionano. Egli lo fa per mettere a prova le anime e per far loro constatare se lo amano davvero. Non può recare meraviglia questo, dato che la terra è un campo di prova. Dio ci ha rivelato tante verità soprannaturali e le ha circondate di ombre e di oscurità, perché noi crediamo solo per la sua divina autorità che le rivela. In quest’assenso pieno a Lui sta la nostra fede e l’elevazione del nostro intelletto e della nostra vita ad una sfera superiore e soprannaturale. Noi non crediamo perché abbiamo osservato la giustezza di una verità; l’evidenza ci fa ammirare la sapienza di Dio, ci strappa dal cuore un atto d’amore, ci prepara ad avere una fede razionale, cioè fondata sulla verità e fluente dalla verità, ma l’atto di fede, strettamente parlando, è il sì che l’anima dice a Dio che rivela, anche quando non giunge a vedere la magnificenza di quello che rivela. Noi non crediamo perché la fede è stata confermata dalla testimonianza dei grandi spiriti in tutti i secoli né crediamo per l’eloquenza di un oratore che ci strappa un consenso né crediamo perché la fede è un bisogno, è una benedizione per il popolo, è una necessità per non brancolare nelle tenebre. Noi crediamo perché è l’autorità di Dio che rivela la verità.

Questo concetto essenziale della fede comporta necessariamente che l’anima sia messa a prova, che si trovi anche nelle tenebre, o che si trovi innanzi ad una luce falsa che trae il suo consenso e solletica la sua curiosità. Allora l’anima mostra la sua fede, allora la sua fede diventa un atto soprannaturale che la eleva tutta nella luce e nella pace di Dio. Essa, nelle tenebre, continua a dare a Dio il suo assenso libero, e nella falsa luce delle tentazioni continua a rimanere a Lui fedele. La fede, che è un atto dell’intelletto, diventa così un atto d’amore e di fedeltà, e l’anima non rimane solo in una cognizione speculativa, ma passa in una calda atmosfera d’amore. Noi vediamo, oggi, che tante volte gli spiriti nelle sedute medianiche confermano le verità della fede. I gonzi e i superficiali rimangono presi al laccio della più sottile insidia diabolica; essi credono che lo spirito che si rivela sia buono perché conferma le verità della fede, e non si accorgono che satana lo fa per sostituirsi all’autorità di Dio, nei motivi della credibilità. Quelli che sono presenti allora alle manifestazioni spiritiche fanno un atto di effimera fede non perché Dio rivela, ma perché lo spirito parla e scrive; il motivo della loro credenza non è più Dio ma lo spirito, e satana raggiunge lo scopo di strappare la fede, fingendo di promuoverla. Noi vediamo, infatti, che gli spiritisti hanno tutti una fede superstiziosa e orgogliosa, mescolata ad errori, ribelle all’autorità della Chiesa. Vediamo che essi sono attaccatissimi alla superstizione spiritica, ne dipendono, fanno ricorso ad essa, e non si accorgono che sono diventati servi dell’inganno e si sono sottratti a Dio.

È questa la caratteristica dei falsi profeti e dei sognatori: essi fanno anche dei prodigi, annunciano un evento futuro con baldanza, come chi vuole mostrare un’autorità e un potere occulto, traggono le anime a loro nell’entusiasmo del fanatismo, e praticamente le distaccano da Dio, le distraggono dalla vera fede, si sostituiscono al Signore e portano le anime all’apostasia interna ed esterna. È questa la triste caratteristica delle anime false, preda della natura e preda di satana, le quali hanno spesso tutta l’apparenza di anime straordinarie, perché operano anche dei prodigi e fanno delle profezie; esse concentrano in loro quelli che le seguono, e li sviano da Dio insensibilmente. Li concentrano tutti nei loro effimeri prodigi, nelle loro parole, nei loro atti, si rendono il loro idolo o il loro oracolo, il loro entusiasmo e la loro passione. Essi non meditano più le divine verità, non ricorrono a Gesù Cristo vivente, sono distratti, sono agitati senza che se ne accorgano, sono assillati dal preoccupante loro pensiero. Praticamente apostatano da Dio sotto l’orpello di considerare i fatti straordinari a cui assistono, e a mano a mano decadono come castello a cui l’acqua rode le fondamenta e le scalcina, finché crolla tutto con grande fragore. Le anime false cadono sempre negli errori di fede; presentano delle novità pericolose che sono in contrasto con la dottrina e con l’insegnamento della Chiesa, la quale non le riconosce e le condanna. A poco a poco le anime false cadono nell’apostasia, perché il fanatismo è sempre ribelle alla Chiesa, e non crede mai alle sue condanne, ovvero crede sempre di appellarsi ad un giudizio infallibile o ad un’autorità meglio informata. L’orgoglio è il vero motivo di quell’effimera fede prodotta dalle anime false; si crede perché si è persuasi di non errare, si crede perché si pretende di avere constatato ed esaminato minutamente, mentre non si è fatto altro che fanatizzarsi e sostituire all’autorità di Dio rivelante, l’autorità di una povera creatura rivelante le sue panzane. (Sac. Dolindo Ruotolo)


  • Commento al vangelo di S. Matteo cap. 7 par. 6
  1. La via e la porta del cielo. I falsi profeti e la falsa religione
    Gl’insegnamenti, che Gesù Cristo dà, possono sembrare ardui alla natura, disorientata dalle passioni; ma Egli non ci fa illudere con prospettive di effimera felicità, non ci inganna perché è la stessa verità, e ci addita chiaramente la porta e la via del cielo, dicendo: Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto angusta è la porta e stretta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!
    Gl’ingannatori e i mestatori della povera umanità si presentano con programmi altisonanti di benessere materiale o di illusorio benessere spirituale, e trascinano alla morte; Gesù Cristo ci dice chiaro la verità e ci conduce alla vita.
    La via e la porta stretta, che ci addita, sono tali innanzi al mondo, ma innanzi a Dio sono piene di pace e d’ineffabili grazie. Spira una soave dolcezza dalle stesse parole del Vangelo, e quella via sembra quasi un solitario sentiero di montagna, che nella sua stessa asprezza è pieno dì attrattive. La vita è una prova, ed è logico che sia penosa; ma nella stessa pena è dolce quando guardiamo a Dio solo, perché è proprio il dolore che ci dona la libertà dello spirito sciogliendoci da ogni legame di terra, e ci sospinge a Dio con maggiore ardore. Gesù ci mette perciò in guardia contro i falsi profeti, che si fingono agnelli di pace e di bontà, predicano il benessere, e sono lupi rapaci, che strappano le anime al Signore ed alla vera felicità. Questi falsi profeti sono i sobillatori dei popoli e gli eretici; gli uni ingannano promettendo la brutale soddisfazione delle passioni, e materializzando la vita, gli altri ingannano fingendo pietà e religione e aprendo una via allo spirito, che sembra più comoda e conduce invece alla morte eterna.
    A questa categoria appartengono gli eretici e specialmente i protestanti; all’altra appartengono i massoni, i settari e specialmente i comunisti bestiali.
    Gesù Cristo ci dà il criterio infallibile per conoscerli, dicendoci che i frutti che essi producono li manifestano. Le sette hanno un tristissimo retaggio d’iniquità, di soprusi, di delitti e di spaventose degradazioni; gli eretici, pur fingendo di predicare la virtù e la fede, devastano la coscienza e riducono le anime ad un cumulo di rovine. Basta vedere lo stato di corruzione nel quale sono cadute le nazioni protestanti per convincercene. Si può dire senza esagerazione perché è un fatto storico innegabile che tutta l’apostasia moderna da Dio è dovuta al protestantesimo, degenerato prima nel razionalismo e poi nell’ateismo. Se la Russia è diventata la tristissima fucina della barbaria comunista, questo lo si deve alla sua lunga divisione dalla Chiesa cattolica. Dove vi sono i falsi profeti, c’è la morte con tutte le sue conseguenze di corruzione.
    Che importa che essi fingano pietà, e s’illudano di averla? Non è l’apparenza che vale innanzi a Dio; né il dire: Signore, Signore, e fare poi il comodo proprio, che può far entrare nel regno dei cieli. La caratteristica degli eretici non potrebbe essere più precisa: essi dicono Signore, Signore, con le apparenze della loro pietà, si vantano anche di profetare nel nome di Dio, cioè di annunziare e propagare le parole della Bibbia; credono di essere i propagatori del regno di Dio, e i nemici di satana, mentre dolorosamente, ne sono gli amici e i coadiutori; rigettano i miracoli della Chiesa, e credono alle loro stoltezze nelle riunioni specialmente di alcune sette, come quelle dei pentecostali, nelle quali le convulsioni epilettiche e gli ubriacamenti della fantasia, fanno loro credere di rinnovare il miracolo della Pentecoste. Gesù Cristo non lascia luogo ad equivoci, afferma solennemente che simile gente è così estranea a Lui, che Egli non la conosce, e protesterà Lui nel giorno del giudizio.
    Falsi profeti sono anche quelli che si ammantano di pietà, e poi vengono meno ai loro doveri, contentandosi di una devozione superficiale, tutta a base di apparenza e vuota di sostanza. Queste anime sono come terre abbandonate che danno fiori selvatici e producono solo paglia isterilita.
    Il cristiano dev’essere integro e totalitario; deve istruirsi nella fede e vivere nell’infallibile luce della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana; deve unirsi alla vita della Chiesa per unirsi a Gesù Cristo, deve avere grande vita interiore, e tendere alla santità.
    Sac. Dolindo Ruotolo

  • Commento al vangelo di S. Matteo cap. 7 par. 7
    sacerdote Don Dolindo Ruotolo
  1. La casa fondata sulla pietra: la Chiesa
    L’anima cristiana dev’essere come casa fondata sulla pietra, cioè sulla Chiesa, pietra incrollabile che non può essere travolta dalle tempeste. Qualunque altra setta, anche se avesse apparenze lusinghiere, è arena senza fondamento, che trascina nella rovina chi vi si appoggia, appena si scatena la tempesta. Cade la pioggia, quando si oscura la fede nell’anima; straripano i fiumi, quando le passioni insorgono; soffiano i venti, quando infuriano le persecuzioni; l’anima non resiste agli errori, non sa domare le passioni, non sa vincere le persecuzioni, se non vive della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.
    In questi tempi nei quali i falsi profeti pullulano da ogni parte, e nei quali l’errore inonda la terra, è più che mai necessario fondarsi sulla Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. Cominciano a riconoscerlo anche quelle nazioni che, staccatesi da Lei, non trovano più un punto sicuro di appoggio, e volgono gli occhi a Roma, come ad ultima estrema salvezza. Di fronte all’oscura e minacciosa inondazione bolscevica che tutto trascina alla rovina, il mondo comincia a capire che solo la Chiesa ha la forza di resistere e di vincere, e volge di nuovo lo sguardo alla roccia incrollabile che ha vinto l’urto dei secoli.
    Guardiamo anche noi alla Chiesa, a questa madre tenerissima che genera le anime a Gesù Cristo e le nutre di Lui, e facciamoci guidare da Lei alle altezze eterne. Deve terminare qualunque iniziativa privata di pietà, e dobbiamo vivere della vita della Chiesa; le iniziative private sono come fioriture di licheni, dovute più alla sterilità che alla fecondità della terra, mentre la vita della Chiesa, vissuta in pieno, è ricchissima di frutti e produce la santità. Non sembri esagerato ciò che diciamo.
    In certi tempi nei quali le anime non vivevano più, e una profonda ignoranza celava i tesori della Chiesa, fu necessario ricorrere alle iniziative private, ed anche i santi se ne fecero propagatori. In tempi di asfissia si ricorreva alla respirazione artificiale. Ma oggi, grazie a Dio, si comincia a respirare l’aura della casa fondata sulla roccia, e non si può continuare ad educare il popolo quasi staccandolo dalle fonti pure della pietà della Chiesa; a poco a poco bisogna formare dei fedeli un corpo vivo che viva della Chiesa, dei suoi pensieri, dei suoi canti, della sua preghiera, del suo Sacrificio eucaristico, tutto affidato a Maria Santissima, Madre soavissima che lo conduca al Redentore.
    Fondiamoci sulla roccia, perché non ci sorprendano le tempeste diaboliche che agitano il mondo. Siamo sempre più divisi in due campi: noi e il mondo; una volta ci si poteva illudere ed era facile presumere di servire due padroni. Oggi non più; il male è così spaventoso che non si può confondere col bene, è così diabolico che non ci può lasciare perplessi sulla scelta; dobbiamo chiuderci nell’ovile di Gesù Cristo, nell’unico e solo suo ovile, e lasciarci pascolare dal Papa, supremo Pastore della Chiesa che ci conduce ai pascoli eterni.