Il Celibato

«Il celibato sacerdotale, che la Chiesa custodisce da secoli come fulgida gemma, conserva tutto il suo valore anche nel nostro tempo» (Beato Paolo VI, Sacerdotalis Caelibatus, 1967).



«Scopri che se un Papa si mostrasse incline ad autorizzare il matrimonio dei sacerdoti, trarrebbe un giudizio terribile; Dio lo colpirebbe con cecità spirituale e sordità; non potrebbe dire altro, né fare né gustare dell’ordine soprannaturale; e inoltre, dopo la sua morte, la sua anima sarebbe gettata nelle profondità dell’inferno, per rimanervi eternamente in preda dei demoni. Sì, anche se il Santo Papa Gregorio avesse stabilito questa legge, non avrebbe mai ottenuto misericordia davanti a Dio, se non l’avesse umilmente ritirata prima di morire». (La Vergine Maria a Santa Brigida in “Rivelazioni”, VII, 10. vedi qui la fonte)

IL SACERDOTE È VOTATO AL CELIBATO!
LA CASTITÀ È FUOCO CHE SERVE A GENERARE SPIRITUALMENTE NUOVI FIGLI IN CRISTO!

  • Il Sacerdote è votato al celibato, non perché nella procreazione umana vi sia qualcosa di male, ma perché egli deve potersi dedicare interamente ad una forma più alta di generazione: la generazione di nuovi figli in Cristo, portando a Lui quelli che non Lo hanno mai conosciuto, riportando a Lui quelli che si sono perduti con il peccato, suscitando in quelli che già amano il Cristo l’attrattiva a servirLo con maggior completezza come Religiosi o Sacerdoti. L’energia che altrimenti egli metterebbe a servizio della carne non è inappagata, ma messa a servizio della casta generazione nello Spirito.
  • Troppo spesso il voto di castità è presentato sotto un aspetto negativo, come impegno di evitare i piaceri sensuali e peccaminosi.
    Forse che l’acqua è pura solo per l’assenza di sudiciume, ed un diamante è bianco per semplice mancanza di carbonio?
  • A volte la castità è definita fredda, ma tale non è per Francis Thompson, che la proclama una “passione senza passione, una tranquillità eroica”.
  • La castità è fuoco. Nessuna vita può essere prodotta senza fuoco. Persino l’Immacolata Concezione della Vergine ebbe il suo fuoco: non un fuoco umano, s’intende, ma il Fuoco dello Spirito Santo. In quel momento ella fu indubbiamente rapita in estasi, ma era un’estasi dell’anima superiore all’estasi della carne di tutti gli uomini messi assieme. Perché tale è la gioia di generare mediante il Puro Amore dello Spirito!

(Beato Fulton J. Sheen, da “Il Sacerdote non si appartiene”)


 

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BREVI CONSIDERAZIONI STORICHE: Quando è stato istituito l’obbligo del celibato per i preti? È vero che in antichità anche una persona già sposata poteva diventare sacerdote?

Il Nuovo Testamento presenta una situazione certamente nuova per i chiamati ad esercitare un ministero nella giovane chiesa. Dato il contesto culturale dell’epoca, è facile riscontrare come Gesù stesso chiamò alcuni Apostoli tra persone sposate. Certamente lo fu Pietro, del quale si ricorda la suocera. Secondo la tradizione, l’unico apostolo non sposato sarebbe stato Giovanni. Tuttavia sappiamo anche che essi “lasciarono tutto” per seguire Gesù (Mt.19, tutto il capitolo ed in particolare poi dal versetto 27).

Le stesse lettere pastorali ed apostoliche offrono una testimonianza chiara. A Timoteo si raccomanda che gli episcopi siano «irreprensibili, mariti di una sola donna, sappiano guidare bene la propria famiglia e abbiano figli sottomessi e rispettosi, perché se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (1Tim 3,2-5). La medesima indicazione si ha per i diaconi, che «siano mariti di una sola donna e capaci di guidare bene i figli e le proprie famiglie» (1Tim 3,12). A Tito è rivolta una raccomandazione simile: ogni presbitero, che lui dovrà stabilire nelle varie città dell’isola di Creta, «sia irreprensibile, marito di una sola donna e abbia figli credenti, non accusabili di vita dissoluta o indisciplinati» (cf Tt 1,5-6). E’ curioso che ci si soffermi solo sull’avere una moglie, trascurando spesso l’andamento della famiglia e dei figli…

E dunque, anche se in questo tempo dell’era apostolica non era stata ancora chiarita la distinzione fra le varie figure nominate, i termini episcopi e diaconi, corrispondono a figure di ministeri ordinati. Per la loro scelta, dunque, non solo il matrimonio non è un impedimento, ma deve essere valutata la loro capacità di guidare la propria famiglia. L’indicazione di essere sposati con una sola moglie dipende dalla prospettiva condivisa nelle prime generazioni cristiane dell’unico matrimonio durante la vita terrena.

  • Ma sarà san Paolo stesso a determinare alcuni chiarimenti e l’inizio di un vero sviluppo verso il celibato: “Questo però vi dico per concessione, non per comando. Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro.  Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere.
    Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito – e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie…(1Cor.7,7-11)

San Paolo NON sta concedendo il matrimonio e il sacerdozio insieme, al contrario, inizia a parlare di DONAZIONE TOTALE…. o ti sposi, oppure diventi come lui che sposato non era… in entrambi i casi Paolo fa emergere il senso pieno di ben due Sacramento: il Matrimonio e l’Ordine Sacro.

Nei secoli seguenti, man mano che la giovane Chiesa comprendeva sempre di più la realtà sacrale del sacerdozio, dalle altre mansioni, leggi Atti 6,1-6, l’influsso stesso di una cultura cristiana dedita sia ai poveri quanto alla liturgia, favorì una corrispondenza verso la continenza per coloro che avevano la presidenza del culto, soprattutto dell’Eucaristia.  Pertanto, pur ordinando soprattutto uomini sposati, si cominciò a chiedere loro una continenza sempre più ampia ed estesa, e non solo nei giorni in cui avrebbero celebrato l’eucaristia. Le prime testimonianze in tal senso sembrano essere attestate dal concilio di Elvira (Spagna, inizi del IV secolo), che al canone 33 prescrive l’astensione dai rapporti coniugali per il clero sposato.

Una testimonianza più chiara l’abbiamo nella lettera del 385 di papa Siricio al vescovo di Tarragona. Il papa chiede che l’ordinazione a qualunque ministero, episcopale, presbiterale o diaconale, sia riservata a uomini sposati una volta sola. Al tempo stesso si vietava loro di generare prole, perché, una volta chiamati erano tenuti a osservare la castità per poter celebrare degnamente la liturgia sacra perché, ora, ministri della Chiesa, erano  chiamati ad un servizio senza interruzione, permanente: di conseguenza anche le mogli dovevano attenersi ad un comportamento casto e nubile, non a caso nascono piccoli eremi nei quali queste mogli si andavano ritirando per servire anch’esse il Signore.

Il processo continua sotto la medesima prospettiva, attraverso vari interventi magisteriali, trovando una divaricazione fra le tradizioni orientale ed occidentale. L’Oriente cristiano (gli Ortodossi) continua l’ordinazione di uomini sposati, sì è vero, però chiedendo loro di astenersi dai rapporti coniugali in prossimità della celebrazione dei santi misteri. Il celibato diventa così, da loro, riservato solo al vescovo, che nella sua persona, dedita come pastore ad una precisa chiesa locale, rappresenta simbolicamente il Cristo sposo della sua Chiesa, qui deve essere celibe come lo era Cristo.

In Occidente (ossia da noi, la Chiesa Latina) il processo matura diversamente. Papa Leone magno, raccomandando a vescovi e presbiteri di trasformare la loro vita da carnale in spirituale, chiede di non allontanare le proprie mogli, ma di vivere con esse come tra fratelli e sorelle. La Chiesa tuttavia, pur avanzando categoricamente verso il valore del celibato sacerdotale, dovette far fronte a molta disobbedienza fin nell’alto medio evo, insieme a quello del concubinato. Le necessarie riforme portate  poi avanti a cavallo del primo millennio, spinsero decisamente verso una condizione celibataria del clero latino.

Dalla riforma di Gregorio VII al pontificato di Innocenzo III si sviluppa una continua e progressiva riaffermazione della necessità celibataria per il clero. La contrapposizione con la visione protestante porterà un’ulteriore riaffermazione della norma cattolica latina…..

Questo excursus, detto in soldoni e in breve, tanto per dare una idea di alcuni passaggi fondamentali è spesso usato, oggi, dalle frange moderniste e progressiste per attaccare il celibato. In verità, quanto abbiamo letto non va disgiunto dalle BATTAGLIE portate avanti dai Padri, dai Santi e Dottori della Chiesa in difesa di questo celibato sacerdotale a fronte di attacchi, che ci sono sempre stati, contro non un dogma certamente, ma UNA NORMA ECCLESIASTICA DI PRESTIGIO e di alto valore evangelico, un “consiglio” che proviene espressamente da Gesù in Persona… del quale è san Paolo stesso ad indicare quale valore SACRAMENTALE, come abbiamo visto sopra, distinguendolo dal Sacramento del Matrimonio.