Benedetto XVI insegna:
•Il sacerdote non insegna proprie idee.
• Una filosofia che lui stesso ha inventato, ha trovato o che gli piace.
• Il sacerdote non parla da sé.
• Non parla per sé.
• Per crearsi forse ammiratori o un proprio partito.
• Non dice cose proprie.
• Proprie invenzioni.
• Ma, nella confusione di tutte le filosofie, il sacerdote insegna in nome di Cristo presente.
• Propone la verità che è Cristo stesso, la sua parola, il suo modo di vivere e di andare avanti.
• Per il sacerdote vale quanto Cristo ha detto di sé stesso: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16).
• Cristo, cioè, non propone sé stesso, ma, da Figlio, è la voce, la parola del Padre.
• Anche il sacerdote deve sempre dire e agire così:
• La mia dottrina non è mia.
• Non propago la mie idee o quanto mi piace.
• Ma sono bocca e cuore di Cristo e rendo presente questa unica e comune dottrina, che ha creato la Chiesa universale e che crea vita eterna”.
BENEDETTO XVI – Udienza Generale – 14 aprile 2010 –
OGGI IL RISCHIO DI TANTA CONFUSIONE, È NELL’ ASCOLTARE DUE TIPI DI SACERDOTE!
IL PRIMO INSEGNA A NOME DI CRISTO,
IL SECONDO INSEGNA A NOME DI SE STESSO.
L’immagine cristiana dell’uomo – un inedito di Benedetto XVI-Ratzinger “emerito”
1981, Ratzinger, spiegava sulla vera resistenza dei Cristiani, in campo politico
Ratzinger: senza il vero senso del sacro, Europa non andrà da nessuna parte.
Gesù: la nuova Manna – Omelia del cardinale J.Ratzinger
1969: quando Ratzinger aveva inquadrato la situazione
Ratzinger: Essere Sacerdoti non è costruire ma testimoniare Cristo
Ratzinger: Cari Sacerdoti non siate mediocri
Benedetto XVI: Mese di maggio Magistero integrale
Cardinale Ratzinger Lectio su teologia e Chiesa
Europa dove vai? Lectio imponente del cardinale Ratzinger
Ratzinger spiega il valore del Segno della Croce – imperdibile
Ratzinger spiega il Catechismo e la Fede della Chiesa (4)
Ratzinger: abbiamo bisogno di una Chiesa divina non umana
Lettera inedita di Ratzinger ad un amico sul luogo di Culto (imperdibile)
Ratzinger spiega la nuova evangelizzazione ai Catechisti (3)
Ratzinger Concilio e Cristianesimo a che punto siamo? Era il 1972
Ratzinger chi vuole liquidare Satana?
Ratzinger spiega il Catechismo la Fede (2)
Ratzinger spiega Perché il Catechismo (1)
Ratzinger spiega Eucaristia e gli errori protestanti
Ratzinger ci accompagna nella Basilica di Santa Maria Maggiore
ABC magisteriale di Ratzinger-Benedetto XVI (1)
Benedetto XVI spiega le ragioni del Primato Petrino e Romano
Il Dio di Gesù Cristo Ratzinger medita su Gesù Cristo (1)
J.Ratzinger-Benedetto XVI Riflessioni sulla creazione e il peccato – ultima parte (5)
Benedetto XVI in Luce del mondo (1)
Il Dio di Gesù Cristo La questione di Giobbe
J.Ratzinger-Benedetto XVI Riflessioni sulla creazione e il peccato (4)
J.Ratzinger-Benedetto XVI Riflessioni sulla creazione e il peccato (3)
J.Ratzinger-Benedetto XVI Riflessioni sulla creazione e il peccato (2)
J.Ratzinger-Benedetto XVI Riflessioni sulla creazione e il peccato (1)
Il Dio di Gesù Cristo. Dio Creatore
Il Dio di Gesù Cristo. Meditazioni sul Dio Uno e Trino
Ratzinger spiega: la Chiesa di Cristo non è un partito
ESCATOLOGIA Ratzinger denuncia Anima termine tolto dal Messale Romano
Ratzinger e La Chiesa sulla soglia del Terzo Millennio
Ratzinger spiega la situazione dell’ecumenismo
Dicono di lui: A Natale cenava qui da noi Ratzinger
La Chiesa Israele e le religioni del mondo
Ratzinger scambio reciproco etica comune
Imitazione di Cristo spiegata dal cardinale Ratzinger
Ratzinger spiega Haurietis aquas sulla devozione al Sacro Cuore
Il concetto di persona nella dottrina di Dio
Ratzinger la vera Riforma Liturgica del Concilio e gli errori
Ratzinger spiega Il cristiano e il mondo contemporaneo
Ratzinger La Chiesa non dipende dalle maggioranze
Ratzinger aveva trovato la risposta per i divorziati risposati
Il compito del cristiano nella Chiesa e nella società
Le profezie del cardinale Ratzinger sulla Chiesa
Anche il mostrare ha il suo significato
Il Signore sceglie la nostra povertà
La pastorale del matrimonio deve fondarsi sulla verità
Ratzinger ha firmato un Documento della Congregazione della Dottrina della Fede 1989: Alcuni aspetti della Meditazione Cristiana (Yoga, pratiche orientali, occultismo, false apparizioni, ecc…) – nell’intervista che lo spiegava rispondeva a queste due domande:
Può esistere uno “yoga cristiano”?
“uno yoga “cristiano”, ovviamente, non può esistere è già una ideologia in termini.
…(..) nello yoga i movimenti del corpo hanno una diversa implicazione di rapporto con Dio, che non è quella della liturgia cristiana. Occorre la massima prudenza perché dietro questi elementi corporali si nasconde una concezione dell’essere come tale, della relazione tra corpo e anima, tra uomo, mondo e Dio, che non è quella cattolica..
(..) anche il concetto del mantra e quindi poi le varie posizioni del corpo, è una preghiera che non è rivolta a Dio, ma ad altre divinità che non sono Dio ma idoli, così anche gli elementi del corpo, la posizione, la compostezza, che sono importanti per la trascendenza cristiana, con queste pratiche sparisce, assumono scopi ben diversi come far sparire l’inginocchiamento.”
Quale è, in termini spirituali, il prezzo di queste pratiche?
“La perdita della fede e la perversione della relazione uomo–Dio, e un disorientamento profondo dell’essere umano, cosicché alla fine l’uomo – senza quasi accorgersene – si sposa con la menzogna.”

Da un’omelia sui santi Monica e Agostino così spiegava Ratzinger-Benedetto XVI:
«Soffrendo, (santa Monica) ha imparato a lasciarlo camminare per la sua strada, senza costrizioni.
Ha imparato a sopportare che la sua strada fosse tutt’altra…» rispetto a quella che lei aveva pensato.
Sono parole sulla madre di sant’Agostino, pronunciate per la consacrazione della chiesa parrocchiale di Santa Monica nel quartiere Neuperlach di Monaco di Baviera dall’allora cardinale arcivescovo Joseph Ratzinger.
Era il 29 novembre 1981, appena quattro giorni dopo l’annuncio della sua nomina a prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede.
L’omelia è pubblicata per la prima volta in italiano nel volume di testi scelti di Ratzinger La fede del futuro (Cantagalli editore – vedi qui: https://www.edizionicantagalli.com/shop/la-fede-del-futuro-vol-4-testi-scelti/ ), con prefazione del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato.
L’allora arcivescovo di Monaco nell’omelia presentava la figura della madre di Agostino come esperienza vivente di ciò che la Chiesa è nella sua essenza più profonda.
«In lei — scriveva Ratzinger riferendosi al santo di Ippona — ha sperimentato la Chiesa come persona, la Chiesa personalmente, così che non fu per lui un apparato qualsiasi, del quale si sente qualcosa di molto lontano, strutture che risultano un po’ incomprensibili.
In questa donna era personalmente presente ciò che la Chiesa è».
Agostino, ricordava il futuro Pontefice, scrisse della madre:
«Non mi ha donato solo questa vita corporale, ma mi ha donato uno spazio del cuore, mi ha dato uno spazio di vita nel quale potei diventare un uomo».
L’essere umano, affermava Ratzinger, «ha bisogno di uno spazio relazionale di fiducia, di amore; e di un senso che gli permetta di camminare verso il futuro».
Ratzinger tratteggia mirabilmente il volto di una Chiesa accogliente, rispettosa della libertà di tutti e dei tempi di ciascuno.
Proprio come fu Monica con il figlio, considerando «elemento essenziale per il formarsi di questo spazio vitale il lasciarlo libero».
Libero di sbagliare, sì, VERSANDO LACRIME E SUPPLICHE al suo posto, come solo una vera Madre sa e può fare affinché il figlio ritorni al Padre, pentito…
Il futuro Papa commentava:
«Credo che oggi ci sia tanto sospetto e avversione verso la Chiesa… perché sperimentiamo pochissimo la Chiesa come persona, pochissimo la Chiesa personalmente.
Sentiamo parlare di essa solo come struttura, ufficio e apparato.
Ma la Chiesa potrà sussistere solamente, e noi potremo radicarci in lei ed essa potrà divenire la nostra patria, solamente se continuerà a sussistere nelle persone.
Questo spazio, tutti gli spazi — anche le sale dove passiamo il tempo libero e ci incontriamo — dovrebbero essere spazio che ci aiuta a diventare Chiesa in persona gli uni per gli altri; spazio che sia per noi spazio vitale, madre, un qualcuno che ci mette a disposizione un luogo di fiducia e di possibilità di vivere».
La Chiesa è Madre e, prima ancora di correggere, è Madre che accoglie, soffre, implora per i figli, e insieme li educa alla Vita eterna, perciò li ammonisce, l’esempio di Santa Monica e di sant’Agostino, sono una testimonianza intramontabile.

(vedi qui) 8 settembre, la vera Natività di Maria
Il giorno della Natività della Vergine Maria non è un compleanno come tanti altri. Celebrando il compleanno di una grande personalità della storia pensiamo ad una vita passata, pensiamo a cose passate, a fatti compiuti da tale personalità e all’eredità da essa lasciata. Pensiamo, in una parola, a cose di questo mondo.
Con la Madre di Dio non è così e parlare di “compleanno” non è corretto. Maria non parla di se stessa. Dal primo momento della vita lei è totalmente immersa in Dio, è come un’icona raggiante della bontà divina, tanto da dircelo nel Magnificat: “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. Maria, con la totalità della sua persona, è un messaggio vivo di Dio per noi. Perciò Maria non appartiene al passato nel quale “si contano le candeline”, Maria è contemporanea a noi tutti, a tutte le generazioni. Con la sua disponibilità alla volontà di Dio ha quasi trasferito, consegnato il tempo umano della sua propria vita nelle mani di Dio e, così, ha unito il tempo umano con il tempo divino. Con il suo presente permanente, da quell’eternità in cui Dio l’ha pensata, voluta, preservata (cfr Gn.3,15), Maria trascende la storia ed è presente sempre nella storia, presente con noi e per noi. Per questo la Chiesa preferisce da sempre parlare della Natività della Beata Vergine Maria e non di un comune e sentimentale compleanno.
Maria impersona il messaggio vivo di Dio. Ma cosa ci dice di più precisamente la vita di Maria oggi, nel giorno della sua nascita? Mi sembra che proprio il santuario di Loreto, costruito attorno alla Casa terrena di Maria, costruito attorno alla Casa di Nazareth, possa aiutarci a capire meglio il messaggio della vita della Madonna. Queste pareti conservano per noi il ricordo del momento nel quale l’angelo venne da Maria con il grande annuncio dell’Incarnazione, il ricordo della sua risposta: “Eccomi, sono la serva del Signore”. Questa Casa umile è una testimonianza concreta, palpabile dell’avvenimento più grande della nostra storia che è l’incarnazione del Figlio di Dio.
Il Verbo si è fatto carne. Maria, la serva di Dio, è divenuta la “porta” per la quale Dio è voluto entrare in questo mondo. Anzi, non solo la “porta”, è divenuta “dimora” del Signore, dimora dello Spirito Santo, “casa vivente”, dove ha abitato realmente il Creatore del mondo. Maria ha offerto la sua carne perché il Figlio di Dio diventasse come noi. E qui ci viene in mente la parola con la quale secondo la Lettera agli Ebrei, Cristo ha iniziato la sua vita umana dicendo al Padre: “Non hai voluto né sacrifici né offerta, un corpo invece mi hai preparato […]. Allora io ho detto: ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volontà” (Ebr 10, 5-7).
La serva del Signore dice proprio la stessa cosa: mi hai preparato un corpo, ecco io vengo. In questa coincidenza della parola del Figlio con la parola della Madre si toccano, anzi si uniscono cielo e terra, Dio creatore e la sua creatura. Dio diventa uomo, Maria si fa “casa vivente” del Signore, “tempio” dove abita l’Altissimo. E qui sopraggiunge un’altra considerazione: dove abita Dio, tutti noi siamo “a casa”; dove abita Cristo, i suoi fratelli e le sue sorelle non sono stranieri. Così è anche con la Casa di Maria e con la vita stessa di lei: è aperta per tutti noi. La madre di Cristo è anche la nostra Madre, di tutti quanti sono divenuti corpo di Cristo e costituiscono la famiglia di Cristo Gesù. Essi sono con Cristo e con la Madre, costituiscono la “sacra famiglia” di Dio.
Maria ci ha aperto la sua vita e la sua Casa perché, aprendosi a Dio, si è aperta a tutti noi e ci offre la sua Casa come Casa comune dell’unica famiglia di Dio. Possiamo dire: dove c’è Maria c’è la Casa; dove c’è Dio, siamo tutti “a casa”. La fede ci dà una casa in questo mondo, ci riunisce in una unica famiglia.
- Qui però nasce una domanda seria: la fede ci dice che siamo tutti fratelli e sorelle di Cristo, quindi un’unica famiglia; noi dobbiamo chiederci se questo è vero, se siamo realmente un’unica famiglia e, se non è vero, perché non è vero, perché le opposizioni, le lotte, l’egoismo lacerante?
La Casa di Nazareth non è una reliquia del passato, essa ci parla nel presente e ci provoca a un esame di coscienza. Dobbiamo domandarci se siamo realmente aperti anche noi al Signore, se vogliamo offrirgli la nostra vita perché sia una dimora per lui; oppure se abbiamo un po’ di paura della presenza del Signore, se abbiamo paura che essa possa limitare la nostra dignità, la nostra presunta libertà, se vogliamo forse riservarci una parte della nostra vita che vorremmo appartenesse solo a noi e non fosse conosciuta da Dio, che non dovrebbe avvicinarsi ad essa.
- Diventare figli di Dio non è automatico per nascita fisica, ma richiede l’atto di accogliere il Verbo e credere in Lui: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12)…”
Essere figli di Dio non è la stessa cosa che essere creature di Dio. Ma è proprio qui che entra in gioco il ruolo di Maria, la sua mediazione per ogni creatura, soprattutto per quanti ancora non hanno conosciuto il Figlio o non lo hanno ancora accolto.
Mi sembra che questa Casa di Nazareth conservi, anche sotto questo punto di vista, un simbolismo molto prezioso. Come sapete, questa Casa ha solo tre pareti: è una Casa aperta, dunque, è come un invito, è come un abbraccio aperto. Essa, cosi, ci dice: aprite anche voi le vostre case, le vostre famiglie, la vostra vita alla presenza del Signore. Accogliete il Divino Bambino, lasciatevi adottare da Dio quali Figli liberati e rigenerati.
Questa Casa sia aperta alla famiglia di Dio, a tutti i figli di Dio, ai fratelli e alle sorelle di Cristo! Lasciamoci sfidare, accettiamo la parola della Madre che ci dice: venite, venite nella mia Casa e diventate anche voi, ogni giorno della vostra vita, realmente dimora del Signore. «Fate tutto ciò che egli vi dirà» (Gv.2,5)
Questa Casa diventa così come una famiglia aperta davvero a tutti, nella quale tutti i figli di Dio, accolgono tutte le creature di Dio affinché tutti diventino fratelli e sorelle nostri nella Grazia, nella unica Fede, nei Sacramenti. Maria, dunque, è “casa vivente” del Signore; la Casa di Nazareth è casa comune di tutti noi, perché, dove abita Dio tutti siamo “a casa”.
Questa Casa nazaretana nasconde un altro messaggio. Finora abbiamo detto che Dio non è un Dio astratto, puramente spirituale, lontano da noi: Dio si è legato alla terra, Dio ha una storia comune con noi, una storia palpabile, visibile, qui, in questi segni della sua storia e soprattutto nella Santa Chiesa e nei Sacramenti.
La fede ci fa “abitare” ma ci fa anche “camminare”. Anche su questo punto la Casa nazaretana conserva un insegnamento importante. Quando i crociati hanno trasferito le pietre della Casa nazaretana dalla Terra Santa qui sulla terra italiana, hanno fissato il nuovo posto della Casa sacra su una strada. È una casa – mi sembra – molto strana, perché casa e strada sembrano escludersi: o casa o strada, vogliamo dire. Ma proprio così si esprime il messaggio vero di questa Casa, che non è una casa privata di una persona, di una famiglia, di una stirpe, ma sta sulla via di noi tutti: è una Casa aperta di noi tutti. La stessa Casa ci fa “abitare” e ci fa “camminare” nel tempo e nella storia.
La vita stessa è la casa della famiglia di Dio che è in pellegrinaggio con Dio, verso Dio, verso la casa definitiva e verso la “città nuova”. E qui possiamo essere ancora più concreti.
Tutti i santuari, i grandi santuari del mondo, hanno offerto sempre a persone di nazioni diverse, di razze, di professioni diverse questa esperienza preziosa della casa nuova della famiglia comune di tutti i figli di Dio. Questa esperienza della casa però presuppone l’esperienza di un cammino, l’esperienza del pellegrinaggio che si fa conversione, penitenza, santi propositi di vita cristiana. Il pellegrinaggio è una dimensione fondamentale dell’esistenza cristiana.
Solo camminando, pellegrinando possiamo superare le frontiere delle nazioni, delle professioni, delle razze. Possiamo diventare uniti solo andando insieme verso Dio. Il significato di questo gemellaggio tra Loreto e Altötting si inserisce in questa realtà: ci dice lo stesso che dobbiamo andare insieme, dobbiamo divenire pellegrini dell’eterno, dobbiamo alzarci sempre di nuovo verso Dio, verso la pace divina, verso l’unità con Dio e la sua unica famiglia.
(Card. Joseph Ratzinger – dall’Omelia tenuta l’8 settembre 1991 a Loreto)
