Il caso Valtorta

Il caso Valtortiano è stato condannato dalla Chiesa?

Una vita di Gesù malamente romanzata“…

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Le domande incalzano e la domanda “la Valtorta è stata condannata dalla Chiesa?” è malamente impostata perché si è trattato di un GIUDIZIO per altro inappellabile – per ora – e non una “condanna” al soggetto, ma bensì alla sua Opera. Perciò, lungi da noi la presunzione o la superbia di sostituirci al giudizio della Madre Chiesa, o di voler scatenare tifoserie da stadio, curve sud e nord… vogliamo semplicemente trattare l’argomento partendo da ciò che la Chiesa (prima e dopo il concilio) ha già detto a riguardo e tentare di comprendere, semmai, perché, pur essendoci stato parere negativo e chiara condanna a riguardo degli scritti di Maria Valtorta, i fedeli – persino molti sacerdoti che poi vantano l’obbedienza alla Chiesa – invece di obbedire continuano ad andare contro le disposizioni prese ed espresse chiaramente dalla Chiesa, ingannando i fedeli.

Va premesso e sottolineato, perciò, che la Chiesa non si è pronunciata sulla persona, ma solo sui suoi scritti che pur non ritenendoli “eretici” li ha però “sconsigliati perché pericolosi alla fede dei piccoli“…. condannandoli, checché se ne dica il contrario, come andremo a dimostrare.

Le denunce e pronunciamenti ufficiali della Madre Chiesa, su questi scritti, sono precisamente due, la prima è del 1959 a cura del Sant’Uffizio con la firma dell’allora Prefetto cardinale Ottaviani, la seconda è del 1985 a firma della Congregazione per la Dottrina della Fede (CdF, ex Sant’Uffizio) a firma di Joseph Ratzinger il quale, per altro era impegnato proprio all’epoca, anche nella scansione dei testi e della storia di un’altra Mistica, Anna Katharina Emmerich, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo qui, e la cui beatificazione giunse nel 2004 con la firma al Decreto di approvazione di Giovanni Paolo II. Va ripetuto, perciò, che non intendiamo fare processi a nessuno, in futuro Dio vede e provvede! Intanto la situazione è questa: la Valtorta, che voleva sfondare come SCRITTRICE DI ROMANZI, fu la prima persona a gettare fango sul Brentano, affermando che si era “inventato quasi tutto” sulle Visioni della Emmerich. Non si è mai visto nella storia dei Santi che si siano fatte calunnie per screditare l’altro… Intanto la Emmerich è stata beatificata, nonostante le calunnie al Brentano, la Valtorta no! E all’insistenza di aprire un processo di beatificazione è giunto l’ennesimo “NO”!

Entrando nel vivo, prima di portare i testi delle due condanne a fine articolo, partiamo proprio da una fonte indiscutibile, il Bollettino valtortiano di luglio 2010 e leggiamo subito questa inquietante presentazione:

“…l’Opera è restia a farsi trasportare sui veicoli di una propaganda aperta, ma preferisce dirigersi ai cuori, che se la comunicano l’un l’altro. Per tali vie segrete l’Opera ha raggiunto e continua a raggiungere ogni angolo della terra, fino ad aver suscitato spontaneamente traduzioni in più di 20 lingue, che tendono ad aumentare….. Ogni volta, dunque, che abbiamo preteso di “lanciarla”con un servizio giornalistico, una pubblicità sulla stampa, uno stand alle fiere del libro, una conferenza o un convegno, a volte per iniziativa di altri con il nostro appoggio, ma sempre nella convinzione di rendere un buon servizio all’Opera, abbiamo fallito il colpo e siamo stati dirottati a servire tornando al solito posto di lavoro. Insomma, non dovevamo condurla, ma esserne condotti.”

Pensando bene al divieto ufficiale della Chiesa alla diffusione di questi Diari (divieto se non altro a NON spacciarli per rivelazioni soprannaturali), inquieta quelle “vie segrete” giustificate dal quel dirigersi direttamente “ai cuori” comunicando l’un con l’altro… ci suona tanto di adepti,”per gli eletti“, settario, quando poi la parola espressa dalla Chiesa riguarda proprio la difesa dei semplici…

Ad ogni modo usano anche Radio Maria, con la compiacenza di Padre Livio, per rendere pubblici questi scritti, sconsigliati dalla Chiesa, definendoli “ispirati” quando la Chiesa ha deciso, per ben due volte, che non lo sono…

In un presunto dettato di Gesù a Valtorta, si legge: “In verità molta parte di popolazione è simile a zona selvaggia. Cattiva, ma non sempre per tendenza d’animo. Odiatrice, ma non sempre per tendenza d’animo. Nemica, ma non sempre per tendenza d’animo. Novanta volte su cento lo è per ignoranza. Cattiva perché non conosce la Verità. Odiatrice perché non conosce la Carità. Nemica perché non conosce la Chiesa. E non dico ‘Chiesa’ per dire ciò che essa appare, nei suoi ministri, a troppi e in troppi casi. Sarebbe meglio allora che molte volte non la conoscesse. Dico che non conosce la Chiesa così come Io l’ho fondata, animata dal mio spirito: l’amore, la fratellanza, la paternità”…..

L’ambiguità di queste parole è palese, questo “Gesù” si esprime con pensieri estranei alla stessa cultura cattolica, e comprendiamo perché per ben due volte la Chiesa definisce questi Diari o Quaderni come “pericolosi” infatti, sfogliando tutte le Profezie dei Mistici riconosciuti tali, mai un Gesù Signore si dissocia dalla Chiesa che “vediamo”, certo, Gesù mette in guardia sempre dai nostri peccati e dalle ombre che gettiamo sulla Sua Sposa, ma non ha mai avanzato il dubbio che “ Sarebbe meglio allora che molte volte non la conoscesse. Dico che non conosce la Chiesa così come Io l’ho fondata“, gettando l’atroce dubbio che “la Chiesa che conosciamo” allora non è quella fondata dal Cristo? Al contrario Gesù nel suo rapporto con Mistici e Veggenti cerca Discepoli per riaffermare la credibilità dell’unica Chiesa da Lui fondata e guidata (più che animata) non semplicemente dal “suo” spirito ma dallo Spirito Santo Terza Persona della Trinità, che è Uno col Padre e il Figlio, il qual Figlio è il Capo. C’è forse “un’altra” Chiesa “come Cristo ha fondato” che non conosciamo? Capite la gravità?

La beata Emmerich per esempio che parla certamente di ministri corrotti, perversi e pervertitori che guidano una “falsa chiesa“, non mette mai in dubbio la Chiesa in quanto tale, ma qui la Valtorta dice ben altro, mette il dubbio a che la Chiesa guidata da Pietro (“suoi ministri”) non sia la stessa di quella fondata da Cristo, ed è come se Cristo parlasse di un’altra Chiesa che la maggior parte dei fedeli non conoscerebbe o che “Sarebbe meglio allora che molte volte non la conoscesse“, il dubbio è palese e ci spinge a quella dottrina protestante secondo la quale la vera Chiesa di Cristo sarebbe quella “spirituale” (animata dal mio spirito, come afferma la Valtorta) fatta dalla fede dei fedeli e non quella retta dai ministri tra i quali ci saranno sempre i corruttori, i Giuda, ma anche “santi e santificatori”

Nel 1985, il cardinale Joseph Ratzinger, nella sua qualità di Prefetto  della CdF, contattato dal cardinale Siri, risponde personalmente al quesito di un sacerdote genovese,  interessato a conoscere la posizione dell’Autorità ecclesiastica circa l’Opera della Valtorta; la risposta, come abbiamo detto, richiama il decreto del 1959 e l’articolo dell’Osservatore Romano, aggiungendo che la condanna «non fu presa [rectius: decisa] alla leggera» sostenendo che l’Opera su Gesù è: “Una vita di Gesù malamente romanzatasconsiglia per tanto l’opera stessa, non con un giudizio alla persona, «bensì al fine di evitare i danni che tale pubblicazione avrebbe potuto arrecare ai fedeli più sprovveduti».

Michele Pisani, il laico che si prodigò alla prima stesura degli scritti senza attendere il parere della Chiesa, e continuando la divulgazione anche dopo l’esito negativo, addolcisce la pillola sostenendo che parlando di “fedeli più sprovveduti“, si potrebbe sottintendere che nell’Opera non si trovano errori propriamente eretici, giacché, in tal caso, essa sarebbe stata proibita a tutti quanti i fedeli; e analogo discorso può farsi per un ipotetico danno alla moralità, piuttosto la decisione presa dal futuro Papa riguarda propriamente a quelle censure di “opportunità”, ossia, proprio per evitare che i fedeli “più sprovveduti” possano far sorgere in loro dei dubbi palesemente presenti nell’Opera… e vivere una fede dissociata dalla realtà stessa narrata dai Vangeli ufficiali, canonici, dai quali l’opera valtortiana si discosta enormemente arrivando ad inventare situazioni, nomi di persone e fatti, assolutamente assenti nella vita che Gesù ha voluto trasmettere dai Vangeli.

Le fonti valtortiane sostengono che tutta l’Opera fu data all’allora Pontefice vivente Pio XII il quale, dicono, dopo averla letta, in una udienza privata a tre serviti diede l’ordine di farla pubblicare “così come era” e di vietare ai chierici la strumentalizzazione dei testi, e il divieto di censurare alcune parti…. il Sant’Uffizio naturalmente sostiene che ciò non è vero, a chi credere?

Semplice: se la risposta si fosse fermata al 1959, forse si poteva dubitare su una disobbedienza al Papa e ad una azione malevola del Sant’Uffizio, ma il fatto che nel 1985 si riconvocò il Sant’Uffizio che era la Congregazione per la Fede (CdF) guidata da Ratzinger, ed essendosi espresso come abbiamo letto, appare evidente che è da credere che Pio XII non approvò mai l’Opera e forse non ebbe modo neppure di leggerla…. il fatto stesso che si parla di “udienza privata” e guarda caso a tre serviti che seguivano Maria Valtorta, senza alcun altro testimone, beh, non è che la fonte sia più attendibile di quella del pronunciamento della CdF stessa! I valtortiani esibiscono una lettera della Segreteria di Stato nella quale si conferma, nel 1974, che l’Opera donata a Paolo VI ha ricevuto il “grazie del Pontefice“, ma questa non è una prova di approvazione: il Papa riceve centinaia di doni e quanti di noi conservano le lettere di risposta che i papi fanno pervenire con tanto di ringraziamento e benedizione, ma non per questo è il Papa in persona a leggere tutto e a firmare tutto.

Ma è necessario anche ricordare che “sprovveduto” si dice di colui che non ha dimestichezza  o conoscenza  di come funzionano le cose in un determinato contesto, o che non è in grado di capire un fenomeno, una situazione che si trova ad affrontare; talora  nell’accezione comune si sottintende che chi è sprovveduto è anche esposto a determinati rischi derivanti dalla sua ingenuità  o scarsa avvedutezza…. ci pare che in tal contesto l’opportuna “censura” sia stata provvidenziale…. sprovveduti lo sono in generale un poco tutti i cristiani proprio per la loro indole di Battezzati che, laddove si vive da veri cristiani, questo ci rende “docili come colombi” e che per questo siamo invitati però ad agire con l’astuzia dei serpenti….

Del resto che certa “astuzia” viene usata anche da chi cura le Opere valtortiane è da loro detto: “Alcuni libri-estratti li abbiamo corredati di passi del Vangelo, ed anche di documenti del magistero pontificio, che avallano e rafforzano il valore della trattazione valtortiana.”

Capite che hanno fatto? Non lo ha fatto la Valtorta, ma i suoi discepoli. Il sistema è dunque quello di piegare il magistero e il Vangelo all’opera valtortiana, una sorta di interpretazione che evidentemente non è sfuggita all’allora cardinale Ratzinger e che non è bastato per definirla “edificante e di aiuto ai fedeli“, ma al contrario, dichiarata “pericolosa” nonostante gli accostamenti fatti al magistero e al Vangelo…

Essi stessi, i valtortiani che curano i suoi scritti ammettono: “L’opera di Maria Valtorta ha dato prova, per decenni, di essere uno strumento di evangelizzazione nel mondo intero. La Chiesa potrebbe ora servirsi delle nostre pubblicazioni per intraprendere un suo esame, troppo a lungo rimandato, che faccia approdare ad un riconoscimento.”

Dunque non c’è un riconoscimento, lo dicono loro stessi nel Bollettino n.80 del 2010, la Chiesa fino ad oggi non si è servita di questa Opera e non ha dato alcun riconoscimento, e a questo punto appare anche evidente che Pio XII non è vero che la approvò ordinando la sua diffusione, così come è falso che anche Padre Pio la raccomandò, basta leggere tutto l’Epistolario del santo Frate per rendersi conto che non cita mai una sola questa romanziera… Appare allora preoccupante come molti sacerdoti, per esempio, che non leggono e non conoscono i Santi, non conoscono il Magistero Pontificio, non conosco neppure il Catechismo eppure si dilettano esclusivamente nell’opera valtortiana, perseguendo una ostinata disobbedienza alle decisioni prese dalla Chiesa, usando testi non consigliati e neppure riconosciuti come “validi”. Inoltre la Chiesa dovrebbe servirsi delle “loro” pubblicazioni ritoccate, ossia con la loro aggiunta di passi dei Vangeli e del magistero, affinché la Chiesa riprenda in esame il tutto e lo approvi…. lo riconosca.

Se non vi basta come prova, nel Bollettino del luglio 2007, i valtortiani ammettono di agire in disobbedienza alla Chiesa con queste parole:

“Quando, oltre sessant’anni fa, l’opera di Maria Valtorta veniva fatta circolare in copie dattiloscritte, il Sant’Uffizio intimò ai Religiosi che se ne facevano promotori di non pubblicarla prima che la competente Autorità ecclesiastica ne avesse compiuto un accurato esame. Ben presto, però, si capì che l’accurato esame non sarebbe mai iniziato, sia per la mole dell’opera, sia per la poca predisposizione dei Revisori. La pubblicazione che uscì nonostante il divieto, pur essendo dovuta all’iniziativa di un editore laico, fu ritenuta dal Sant’Uffizio un atto di disobbedienza dei suddetti Religiosi, con le ben note conseguenze.”

…. non ci sembra un modo corretto di procedere tanto più che è falso dire, o grave gettare il dubbio che “la competente Autorità non avrebbe apportato un accurato esame…” conoscendo la pignoleria del Sant’Uffizio nel 1950 prima e quella di Ratzinger nel 1985 dopo, il come si occupò di altre questioni e degli scritti della Emmerich, ci fa credere piuttosto che i testi vennero letti e per questo giudicati non idonei e persino pericolosi, si legge dalle parole di Ratzinger che la decisione “non fu presa alla leggera“… e ci domandiamo: se infatti la conseguenza dei fatti è agire sapendo di disobbedire, è lecito pensare che questi testi non sono propriamente “celesti” e che la Valtorta stessa non avrebbe mai accettato una situazione del genere, ma avrebbe atteso il parere della Chiesa, o forse no?

Se è vero, poi, che l’unica Opera passata al vaglio dal Sant’Uffizio è proprio quella più imponente, più letta e più importante, denominata “L’Evangelio come mi è stato rivelato” che nella prima edizione portava un’altro titolo: il Poema dell’Uomo Dio, e che è stata definita “pericolosa per i più semplici“, per ben due volte, appare evidente che tutta l’Opera valtortiana non è affidabile sul campo apologetico, dottrinale e teologico, e questo fino a prova contraria…. ed è importante sottolineare che l’Ordine dei Serviti ai quali Valtorta era legata, pur chiedendo di recente l’apertura del Processo di beatificazione, questa è stata rigettata da tutti Vescovi della Toscana, tutti hanno dato parere negativo… quindi Maria Valtorta, in questo momento, non è neppure dichiarata “serva di Dio e neppure venerabile” seppur il corpo fu traslato dal cimitero ove venne sepolta nel 1961, nella Basilica di Santa Maria Annunziata nel 1973, per una sorta di conciliarismo di pacificazione.

Ma qui non si discute la sua personale santità, ma di regole calpestate, di venerabili senza autorizzazione, di testi divulgati non semplicemente senza l’imprimatur, ma proprio contravvenendo a ben due divieti della CdF, spacciati come “ispirati” quando per la Chiesa non lo sono. E’ bene ripetere e ricordare che tutti i sacerdoti e i laici che usano gli scritti valtortiani per l’evangelizzazione, lo fanno in disobbedienza alla Chiesa, usando del materiale “pericoloso e non idoneo” che la Chiesa non ha approvato e che ha vietato di divulgare come “ispirato” per salvaguardare proprio la fede dei semplici e dei piccoli.

Un’altra volta “la voce” le avrebbe detto: “Quando la tua mano sarà ferma nella pace in attesa di risorgere nella gloria, allora, solo allora verrà fatto il tuo nome”, dovremmo pensare che Maria Valtorta non è ancora nella gloria? Forse che no, ma non è stata riconosciuta, ancora, e i valtortiani sostengono che se il suo nome non viene ancora “glorificato-beatificato” dipende dal fatto che ella non voleva il culto alla sua persona…. ma questo nessun vero santo lo vuole! E’ Dio a decidere e la Chiesa docente ad interpretare le decisioni di Dio, ma il suo nome non è ancora stato fatto, ossia, beatificato, di conseguenza ci è lecito pensare che è Dio stesso a non volere questa divulgazione, stando proprio a ciò che leggiamo…. Attualmente, infatti, il suo nome appare, sì, ma come atto di disobbedienza dei suoi discepoli, per loro stessa ammissione come abbiamo provato!

Nel novembre del 1944 Maria Valtorta scrive al suo sacerdote: “…mi oppongo formalmente che della opera santa, data per gioia dei buoni e guida dei sacerdoti, sia fatto uno studio umano… trattando il portavoce come “il caso clinico Valtorta”, volendo tutto spiegare, e perciò ridurre ad un fenomeno psichico, tutto spiegare, anche quello che altro non è che suprema, adorabile, paterna opera di Dio, del Pastore e Padre al suo gregge. (..) Circa, poi, l’opera dettata da Gesù, mi oppongo, e nella maniera più recisa, che vengano fatti studi di una scienza che spogliata da non vere vesti appare quale è: razionalismo del più schietto. No. Siate sacerdoti e non scienziati. Siate sacerdoti e non politicanti. Siate sacerdoti, ossia umili e retti, e non superbi e spinti sempre a dimenticare lo scopo: le anime, per il fronzolo: la soddisfazione di fare un’opera scientifica lodata, citata, e commentata da altri della stessa tempra.”

Parole sacrosante, cioè: siate sacerdoti e non politicanti… ma attenzione, l’Opera di cui parla è stata passata al vaglio dall’Autorità della Chiesa, quale vero Santo o Mistico ha mai detto all’Autorità della Chiesa che indagava: MI OPPONGO? La Chiesa ha il compito di “provare al crogiolo” soprattutto i mistici, san Padre Pio o Don Dolindo Ruotolo ce lo rammentano benissimo come ci si posiziona davanti all’Autorità Ecclesiastica, con un “OBBEDISCO” senza se e senza ma, e questa obbedienza ha rivelato la loro vera grandezza. Ma poi ragioniamo un momento: la Valtorta vieta ai sacerdoti che la seguono di obbedire all’Autorità ecclesiastica, e vieta loro che i suoi testi vengano passati al setaccio, perché? Ci vengono a mente i Miracoli Eucaristici e quanti esami Gesù ha lasciato fare alla scienza, ai teologi, alla Chiesa, per fugare ogni dubbio.

Dalle lettere dell’aprile 1946 al suo sacerdote, appare una chiara contraddizione:

” Le faccio presente che, anche dopo il permesso avuto da Nostro Signore di dare a leggere pagine a chi sento bisognosi di questo fra i miei testimoni, io non me ne sono valsa perché sempre più mi convinco che non c’è ubbidienza, correttezza, prudenza, nella gente anche migliore. Non per colpa mia deve venire il castigo. Io ubbidisco e ho ubbidito. Sempre…”

queste affermazioni, teologicamente parlando, sono davvero ambigue se non persino gravi…. un santo che riceve un permesso dal Signore, opera e basta, agisce, non decide diversamente perché ritiene il genere umano scorretto e disobbediente!! E se il “castigo” doveva avvenire per causa (non colpa) sua? chi è lei per decidere diversamente dal permesso imposto da Cristo? Obbedisce o no? e a chi obbedisce?

Appare piuttosto evidente che Maria Valtorta agisce molto liberamente, indipendentemente da tutti e da tutto, agisce secondo le sue decisioni, è lei a decidere.… e tutte le lettere indirizzate al suo Confessore sono chiarissime in questo, è lei che guida il suo Confessore, non il contrario come dovrebbe avvenire, e questo è davvero contrario a tutte le regole della vera Mistica, come quando dice al suo sacerdote: “Ma non ha ancora capito che è un momento in cui tutto il Male è contro l’Opera? Sia coraggioso, prudente e paziente. Quando, e se, capisce che il Generale ha vero interessamento e fede nell’opera, col suo aiuto cerchi di ottenere l’approvazione...”, ma l’approvazione non è avvenuta! Contro l’Opera della Valtorta c’era il Sant’Uffizio, la Chiesa!

Il 28 gennaio del 1947 “Gesù” avrebbe dato a Maria Valtorta un nome maschile… con il quale presentare la “sua” Opera che molti suoi discepoli valtortiani definirono erroneamente il Quinto Vangelo, ma che lo stesso Cristo avrebbe appunto detto: “non è un libro canonico. Ma è sempre un libro ispirato, che Io dono per aiutarvi a comprendere ciò che fu il mio tempo di Maestro e a conoscermi”…. ma perchè chiamare Maria Valtorta “piccolo Giovanni” alludendo così ad una continuazione con il Suo Vangelo, quello di san Giovanni?? Se non è un libro canonico è però Gesù stesso che ha dato a La Chiesa l’autorità di approvare o meno scritti non canonici, e dunque? Se prendiamo come esempio il Dialogo della Divina Provvidenza di santa Caterina da Siena (che non sapeva leggere e scrivere), è la Santissima Trinità nelle Tre Persone che la istruiscono, rispondono alle sue domande e approfondiscono questioni dottrinali, nulla di “nuovo” ma tutto in una luce nuova che si rifletterà dopo che la Chiesa, studiandone a fondo i testi, l’approverà come testo ispirato, Caterina non pretese mai nulla da la Chiesa in tal senso.

E’ altrettanto ambiguo che nel fare citazioni dall’Opera come fonte si scriva “l’Evangelio n….” però si precisa che non è un quinto Vangelo e non è canonico…. Al di la di questo particolare (grave perché psicologicamente i semplici assoceranno i contenuti ai Vangeli canonici, inganno diabolico) resta palese che per “conoscere” Gesù, dovremmo avere TUTTI bisogno di leggere i Quaderni della Valtorta la quale, ha scritto di suo pugno, di non essersi mai interessata ad altri testi teologici…. inoltre se tale opera è “per i semplici”, stona molto che la CdF abbia per ben due volte sottolineato che tale Opera è “pericolosa” proprio per i semplici…. sottolineato da chi è diventato Papa…

Domanda obbligatoria: abbiamo due Cristi diversi che si contraddicono?

Non dubitiamo che la Valtorta era certamente un’anima pia, e aveva letto libri spirituali come Storia di un’anima di santa Teresa del Bambin Gesù (Lisieux) ed era attiva nell’Azione Cattolica… fin dalla adolescenza aveva in cuore l’idea di approfondire la fede cristiana, ciò che c’era a sua disposizione sembrava non bastarle mai, voleva di più! Già da tempo, però, le frullava per la mente di scrivere perché il suo alto desiderio era diventare SCRITTRICE, e scrivere tanto, aveva iniziato un romanzo tutto al femminile, ma non lo completò mai.

Forse è proprio questo “volere” a trarla in qualche inganno nella convinzione che il Signore l’abbia prescelta proprio in ciò che ella desiderava di più al mondo: conoscere la fede cristiana, e scrivere, raccontare la Fede sotto forma di ROMANZO. Solitamente però, nei Mistici, accade proprio il contrario: è vero che fin da bambini sono “privilegiati” ossia preparati spesse volte da delle “visite” speciali come gli Angeli Custodi, alcuni Santi, ecc… ma non sono i loro desideri umani che si avverano, se non quello di un atto di consacrazione di se stessi a Dio nella verginità totale, riguardo ai “progetti” è la “visione” che disvela lentamente il progetto di Dio, con la Valtorta ciò che colpisce è che il tutto avviene sempre al contrario: è la Valtorta che disvela il Cristo! E’ lei che decide la validità dei suoi scritti; è lei a guidare i confessori che la seguono; è lei a decidere cosa debba fare la Chiesa con i suoi scritti.

Ma c’è un altro particolare… soprattutto in molti casi lei non vede, ma scrive sotto dettatura, sostenendo che a dettare è Gesù, altre volte lo Spirito Santo, altre volte l’Angelo Custode, ecc… non vede, ma dice di “riconoscere le voce come proveniente da Gesù..dallo Spirito Santo, ecc…

E se è Gesù stesso che dice che nulla può essere aggiunto e nulla può essere tolto dalla Scrittura, perché chiamare l’Opera “l’Evangelio come mi è stato rivelato“? un opera voluminosa, 10 volumi ed oltre 600 capitoli per raccontare, senza dubbio ciò che in parte è già nei Vangeli, ma aggiungendo molto di ciò che nei Vangeli non c’è… e chiamare Maria Valtorta “piccolo Giovanni” alludendo così ad una continuazione con il Suo Vangelo, quello di san Giovanni??

Anche la Beata Emmerich attraverso le sue Visioni fece trascrivere al Brentano ciò che vedeva (sofferente come era, ed essendo in estasi non poteva scrivere, ma raccontava e poi spiegava) sulla vita di Gesù Cristo e Maria Santissima, ma non è mai stato chiamato “Evangelio” ma più semplicemente “La Passione di Cristo”, la “Vita di Maria” e non ci sono “episodi” aggiunti ai racconti canonici come risulta in tutta l’Opera della Valtorta, come nel Poemio V dove, nei racconti che precedono la Passione di Gesù spunta una discepola velata col nome di Anastatica

Tanto per rendere l’idea: “Gesù ha lasciato Betania insieme a quelli che erano con lui, ossia Simone Zelote e Marziam, Ma ad essi si è aggiunta Anastatica che, tutta velata, cammina di fianco a Marziam, mentre Gesù è un passo indietro con Simone. Le due coppie camminano parlando. Ognuna per conto proprio, e di ciò che più gli sta a cuore. Dice Anastatica a Marziam, continuando un discorso già avviato: “Non vedo l’ora di conoscerla”. Forse la donna parla di Elisa dei Betsur. “Credi, che non ero così commossa quando andai alle nozze o fui dichiarata lebbrosa. Come la saluterò?” E Marziam con un sorriso dolce e serio nello stesso tempo: ” Oh! Col suo vero nome! Mamma!” – “Ma io non la conosco! Non è troppa confidenza? Chi sono io, infine, rispetto a lei?” – “Ciò che ero io lo scorso anno. Anzi, tu molto più di me sei! Io ero un povero orfanello, eppure lei mi ha sempre chiamato figlio, dal primo momento, e una vera madre mi è stata. L’anno passato ero io che tremavo d’orgasmo in attesa di vederla! Ma poi solo a vederla non ho tremato più…”

Poi il racconto prosegue ancora così… con storie incomprensibili di queste persone e giungono alla casetta dove sta in attesa Maria, la Madre di Gesù, con tutti gli altri discepoli… Gesù saluta la Madre da lontano e prende per mano Anastatica per condurla a lei…. Poi Gesù si avvia verso il Getzemani…e si legge ancora: ” E dopo, Gesù invita sua Madre e Maria di Alfeo ad andare con Lui e con i Discepoli per l’uliveto silenzioso”… e qui Gesù si mette a leggere una Lettera da Antiochia che Egli legge a Pietro, desideroso di udirla per… poterla raccontare subito alla moglie appena rientrerà!

Insomma, potremmo continuare e non essere lontani da ciò che disse l’allora Ratzniger per mezzo del Sant’Uffizio: “Una vita di Gesù malamente romanzata“… Il problema è che pur togliendo il termine “malamente” dal giudizio espresso dalla Chiesa, l’Opera è davvero una vita di Gesù “romanzata”… aggiunte gratuite ai Vangeli di cui non c’è affatto quella necessità “per conoscere meglio Gesù”.

Diverso è un giudizio che si potrebbe dare ai cosiddetti “Quaderni”…?

Cosa sono? Scritti completamente da lei dal 47 al 53, nel corso dei 27 anni in cui immobilizzata a letto per una paralisi, riportano quanto Valtorta ritiene “dettato” e quanto ella ritiene “visione”, 90 Quaderni e circa 12mila pagine…. da questi Quaderni sono stati “estrapolate” quelle “visioni o dettati” sulla vita di Gesù e Maria e riportate poi a parte in quell’Evangelo, però, cestinato dalla CdF… Sovviene il sospetto se forse non era meglio lasciare i Quaderni come stavano senza estrapolare nulla tanto da farne ciò che viene definita l’Opera voluta da Gesù… ma secondo quanto rivelato in uno di questi Quaderni e che i valtortiani definiscono, un pò esageratamente l’Autore (con la A maiuscola), sarebbe stato Gesù stesso ad ordinare i capitoli del libro e dei Quaderni, così le avrebbe ordinato: “E ora, fa´ attenzione. Ti risparmio la descrizione della deposizione nel sepolcro, che è stata ben descritta l´anno scorso, il 19 febbraio 1944. Così userai quella, e (Padre Migliorini) alla fine metterà il lamento di Maria, che ho dato il 4 ottobre 1944. Poi tu inserirai le tue nuove visioni. Sono nuove parti della Passione e devono essere messe con molta attenzione ai loro posti per evitare confusione e lacune.”

Se v’è rimasto ancora del santo discernimento, dovreste comprendere da voi stessi la gravità di queste parole attribuite al Cristo!!

Abbiamo letto l’Evangelio… non parliamo per “sentito dire” e non è compito nostro trarne delle conclusioni “pro o contro”, ma senza dubbio non c’è nulla in quest’Opera che possa tornare “utile” alla propria fede… Comunque la pensiate è necessario fermarsi nei contenuti e capire semmai perché il Sant’Uffizio prima e la CdF dopo si sono espressi a quel modo.

Un Gesù che dice: ” Poi tu inserirai le tue nuove visioni.…” non è affatto credibile! Se è Gesù a dettare questi passaggi, come fa a dire “le tue nuove visioni?“, se sono della Valtorta allora NON è Gesù a parlare; se sono di Gesù che “le fa vedere”, allora è sbagliato ciò che hanno scritto, in entrambi i casi è contenuto l’errore che s’eppur non c’entra con una analisi di eresia, sono errori che ci dicono che c’è manipolazione, c’è qualcosa che non va.

E se in un commento a caso, che sostiene l’Opera, leggiamo testualmente: “Trattandosi di una “Vita di Gesù”, quest’opera non lascia indifferenti e suscita sempre appassionate reazioni. L’opera è così eccezionale che merita di essere annoverata tra i capolavori della letteratura universale. Offre la materia per un’inesauribile enciclopedia della vita di Gesù. Infatti quest’opera non solo integra la totalità dei quattro evangeli, ma ne ricostruisce tutto il contesto socioculturale…”

ci si conceda di dissentire e non solo perché la Chiesa si è espressa diversamente sull’Evangelio, ma proprio perché è un errore ERETICO definirla una sorta di integrazione dei quattro vangeli canonici, è semmai un romanzo… dal versante opposto, tanto per rendere l’idea, è un romanzo che può appassionare e suscitare “reazioni diverse” come avvenne per il romanzo di Dan Brown…. non ce ne vogliano i valtortiani per il paragone, ma perché non impegnarsi allora sulla Salita al Carmelo di san Giovanni della Croce? perché non attenersi molto più semplicemente ai Vangeli? perchè non impegnarsi sul Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena Dottore della Chiesa? Cosa è questa voglia, o questo prurito di  curiosare il dietro le quinte dei Vangeli Canonici?

Nel Catechismo è inciso dottrinalmente che nulla – delle rivelazioni private – aggiunge o integra la Scrittura CANONICA… poiché NULLA manca alla Scrittura! A cosa serve un Gesù – diverso dai Vangeli canonici – a volte sdolcinato stile diabetico per passare ad un Gesù severo che “non perdona”, una Madre intenta a tenere viva la piccola comunità di “fortunati” perché accolti dal Figlio che li porta a Lei…? ma poi, nei Vangeli canonici, non è forse la Madre che segue il Figlio!

Nell’Evangelio valtortiano si legge ancora: “Sia flagellato” ordina Pilato a un centurione. “Quanto?” “Quanto ti pare… Tanto è affare finito. E io sono annoiato. Va’”

questo brevissimo esempio ( un vero sproloquio) aiuta a capire cosa intendiamo per “romanzato”, Pilato non era affatto “annoiato” il racconto canonico ci dimostra che egli era “preoccupato”, ansioso di farla finita, sì, ma in un modo tale da mettere a tacere i contendenti e di evitare il ricatto dei farisei che volevano denunciarlo a Cesare di sovversione, se non avesse condannato il Cristo: i cristiani che difendevano Gesù e gli accusatori che erano sempre “la sua gente”… Pilato si lava le mani non perché è annoiato, ma perché riconoscendo per ben tre volte l’innocenza di Gesù, non vuole macchiarsi di quel Sangue innocente e al tempo stesso non vuole mettersi “contro Cesare”, contro i Rabbini che lo accusavano di rischiare di offendere Cesare se non avesse condannato Gesù…. Piccole sfumature d’accordo, ma appunto per questo “un romanzo” e non la “vita di Gesù”! Un Pilato “annoiato” falsifica il ruolo stesso avuto da Pilato nella vicenda! In che senso, questa scenetta dovrebbe farci conoscere “meglio” Gesù, come afferma la Valtorta riportato in precedenza?

Alcuni dotti l’hanno paragonata al genio di uno Shakespeare“, dicono i discepoli della Valtorta, anche fosse vero, a cosa mi serve uno Shakespeare per la dottrina dei veri Vangeli sul Cristo?

Interessante, dicono ancora, il fatto che abbia riprodotto, nei racconti, angoli nascosti nella Sacra Scrittura ma esistenti, va bene, ma a cosa mi serve? per provare che i racconti sono veri? ma se la verità si fondasse solo su questo perché la Chiesa ha sempre insegnato che la Rivelazione è chiusa e che tutto il contenuto della Scrittura è sufficiente per conoscere la Fede e la Dottrina, insieme all’interpretazione data dalla Chiesa stessa che è la Tradizione, il Deposito della Fede?

Sarebbe più saggio parlare di complessità e di enigma… una complessità al momento risolta dal pronunciamento della CdF sull’Opera e di un enigma, verso la personalità della Valtorta, che resterà da risolversi per il futuro, a Dio piacendo!

Afferma la Valtorta, attribuendo a Gesù questa aberrazione: «Se mi aveste fatto regnare in luogo di uccidermi prima sulla croce e poi nelle vostre coscienze avreste conosciuto ere di pace lunghe quanto la terra dal momento in cui su di essa posai il mio piede»…. ma Cristo ha detto che venne proprio per salire sulla croce… non avrebbe MAI potuto regnare PRIMA della risurrezione, con tutto ciò che ha preceduto questo trionfo… Gesù non è venuto a portare “ere di pace”, ma è venuto ad affiancarci nella battaglia che proseguirà fino al suo ritorno.

Per non dire poi che UFOLOGI usano questo pensiero fantasioso della Valtorta, attribuito ovviamente sempre a Gesù, per affermare l’esistenza degli “extraterrestri”, il 22 agosto 1943: “Sarei un ben piccolo e limitato Iddio Creatore se non avessi creato che la Terra come mondo abitato! Con un palpito del mio volere ho suscitato mondi e mondi dal nulla e li ho proiettati, pulviscolo luminoso, nell’immensità del firmamento. La Terra, di cui siete tanto orgogliosi e tanto feroci, non è che uno dei pulviscoli rotanti nell’infinito, e non il più grande. Certo però è il più corrotto. Vite e vite pullulano nei milioni di mondi che sono la gioia del vostro sguardo nelle notti serene, e la perfezione di Dio vi apparirà quando potrete vedere, con la vista intellettuale dello spirito ricongiunto a Dio, le meraviglie di quei mondi..”

C’è da commentare???? O non ci troviamo davvero davanti ad un altro vangelo, semmai, maldestramente apocrifo? Diversamente si dovrebbe trovare nei Vangeli canonici qualcosa di simile!

Chi è davvero l’Autore dell’Opera?

Come abbiamo accennato sopra, la Valtorta attribuisce a Gesù stesso l’Opera, ma così si espresse il Sant’Uffizio e riportato da Ratzinger nel 1985, attraverso l’Osservatore Romano e che purtroppo, per molti non costituisce una prova (sic!):

  • “L’Opera, dunque, avrebbe meritato una condanna anche se si fosse trattato soltanto di un romanzo, se non altro per motivi di irriverenza. Ma in realtà l’intenzione dell’autore pretende di più. Scorrendo i volumi, qua e là si leggono le parole “Gesù dice…”, “Maria dice…”; oppure: “Io vedo…” e simili. Anzi, verso la fine del IV volume (pag. 839) l’autore si rivela… un’autrice, e scrive di essere testimone di tutto il tempo messianico e di chiamarsi Maria (Valtorta).
  • Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorità Ecclesiastica aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla circolazione. Ora li vediamo riprodotti quasi del tutto nella presente Opera. Perciò questa pubblica condanna della Suprema S. Congregazione è tanto più opportuna, a motivo della grave disobbedienza…”

L’irriverenza a cosa è dovuta? a questo passo che riportiamo sempre dal Decreto ufficiale:

  • Nel II vol. a pag. 772 si legge: “Il Paradiso è Luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse il Padre, nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il Paradiso dovesse in futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i Tre pistilli di fuoco della divina Trinità, luce, profumo, armonia, letizia del Paradiso sarebbero menomati della metà”. Qui si esprime un concetto ermetico e quanto mai confuso, per fortuna; perché se si dovesse prendere alla lettera, non si salverebbe da severa censura. Per finire, accenno ad un’altra affermazione strana ed imprecisa, in cui si dice della Madonna: “Tu, nel tempo che resterai sulla Terra, seconda a Pietrocome gerarchia ecclesiastica..” 

seconda a Pietro???” La Vergine Maria, come ben sappiamo dalla Dottrina non è nella “gerarchia” ma è dentro la Chiesa quale Madre della Chiesa e non Ministro, neppure paragonabile al ruolo di Pietro…. e ciò dimostra che l’Autorità Ecclesiale aveva ben letto l’Opera.

Ma qui si apre un aspetto inquietante che è tipico del tempo della grande confusione degli anni ’70, riportiamo dal Documento di difesa valtortiano, l’unica “difesa” più autorevole che hanno avuto:

“Padre Roschini, dei Servi di Maria, aveva letto l’Opera della Valtorta dopo molti anni di diffidenza e ne era rimasto conquistato, fino a farne materia d’insegnamento in un corso di lezioni alla Pontificia Facoltà teologica “Marianum” di Roma. Da quelle lezioni nacque il suo libro, uscito nel 1973 e presto esauritosi, nel quale egli ripercorreva la “teologia di Maria” sui testi di “una delle più grandi mistiche contemporanee “

L’Autore, deceduto nel 1977, insegnava anche nella Pontificia Università Lateranense. Era Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per le Cause dei Santi.” insomma, un nome che era una garanzia per l’epoca.

Ecco, di fronte a questi fatti uno davvero si ferma e si arrende, ma non per aver trovato le prove che cercava, ma si arrende di fronte alla disobbedienza fatta passare per virtù…

Questo Sacerdote, contravvenendo ad una condanna del Sant’Uffizio, e consultore egli stesso della medesima Congregazione, e qui sta l’aggravante non certo il merito, non solo si fa promotore di un’opera condannata dalla Chiesa, ma la impone come insegnamento ricavandone persino un libro, ci guadagna pure, e probabilmente senza dire agli studenti che tale Opera era stata vietata dalla Chiesa…. ma si sa, eravamo negli anni della contestazione, erano gli anni del Catechismo Olandese, gli anni della contestazione alla morale cattolica, contro la Humanae Vitae, gli anni in cui il Papa denunciava che il fumo di Satana era entrato nei Sacri Palazzi, gli anni della fede del fai da te…. cosa vuoi a chi importasse cosa diceva il Sant’Uffizio?

Ma non è da sottovalutare che anni dopo, l’allora card. Ratzinger abbia sorvolato sul comportamento del Roschini e soprattutto sulla sua posizione in favore dello stesso all’Opera valtortiana, e nel 1985, otto anni dopo la sua morte, riconferma la negazione dell’Opera come ispirata, usando il testo del 1959 del Sant’Uffizio… ed è piuttosto indicativo che nel suo testo del 1997 “Maria Chiesa nascente“, fra le mille citazioni che fa, non usa mai né la mariologia della Valtorta, né il libro così tanto venduto sulla mariologia di un suo “collega” che a quell’Opera si rifaceva, il Roschini! Anzi, il futuro Papa sembra, riportare in questo testo, la vera Mariologia della Chiesa ripulita da tante altre pretese “mariologiche” di quegli anni…. specialmente della “nuova Maria belliana”, sì lui, il vescovo don Tonino Bello che sarà il primo a svilire Maria, a toglierLe i privilegi che Dio le ha dato e  a farla diventare la “Donna come noi; la Donna in bikini…” vedi qui.

Ma facciamo un altro esempio concreto di questa “mariologia valtortiana”. Innanzi tutto essa, dice padre Roschini “è nuova” e come esempio fa questa citazione : “Restituire nella loro verità le figure del Figlio dell’Uomo (Gesù) e di Maria, veri figli di Adamo per la carne e il sangue, ma di un Adamo innocente” (l’Evangelio vol. X, p. 362), una frase davvero ambigua!

Maria “figlia di Adamo” preservata dal peccato ci sta ma… Gesù FIGLIO DI ADAMO?? Certo, Gesù è contemporaneamente «figlio di Adamo, figlio di Dio», come dicono gli ultimi anelli dell’ascesa nei secoli fatta da Luca (3,38), ed è il “nuovo Adamo” come spiegherà san Paolo, ma tutto ciò deve essere letto teologicamente e a riguardo della rigenerazione dal PECCATO adamitico… e non di una figliolanza CARNALE essendo stato Giuseppe padre putativo e non carnale del Cristo. Tanto è vero che Maria stessa, certamente creatura che darà al Verbo la carne adamitica, di fatto è quella carne incorrotta….

La “figliolanza adamitica” di Cristo, quindi, non è destinata solo al popolo ebraico, ma si stende universalmente anche sulla storia umana, al di là del percorso all’interno del tempo di un popolo preciso, come è Israele…. e cosa intende per nuovo? lo spiega il Roschini in questo modo altrettanto incettabile: “Si tratta perciò di restaurare, oltreché la figura di Cristo, la figura di Maria. Il motivo di questo restauro della figura di Maria va ricercato nelle evidenti lacune che riscontriamo, nei libri canonici, riguardo a Maria SS. “Io, detta Gesù alla Valtorta, ero nei Vangeli già sufficientemente descritto, in un minimo capace di bastare alla salvezza dei cuori. Maria SS. era poco nota; la sua figura era appena disegnata con linee incomplete che troppo di Lei lasciano in ombra. Ecco: lo l’ho svelata. Ed Io te l’ho data questa perfetta storia di mia Madre, o Ordine che ti fregi del nome di Maria… E’ gloria dell’Ordine, questa...” (Dettato del 6 gennaio 1949). “

I Vangeli Canonici hanno delle lacune? Ma stiamo pazziando? Restaurare la figura del Cristo?? Cioè, se non l’avete capito, il Roschini sta dicendo che l’Opera della Valtorta COMPENSA UN RESTAURO DELLA FIGURA DI GESU’ E MARIA, ASSENTE NEI VANGELI CANONICI… e dunque, la figura di Maria non è perfetta nella mariologia della Chiesa, ma nell’Opera della Valtorta!!

Riguardo a Maria Santissima non sono delle lacune, ma sono “assenze volute”, nella Scrittura nulla è scritto a casaccio, nulla può esservi aggiunto, nulla può essere tolto, Gesù ora si contraddice e parla di lacune, di “linee incomplete“? La Sacra Scrittura contiene tutto che semmai deve esserne svelato ancora pienamente il contenuto, il significato, come l’Apocalisse per esempio avvolta ancora nel mistero, non ancora pienamente rivelata nella sua comprensione, nell’interpretazione e soprattutto misterico per ciò che ancora dovrà accadere, ma la Scrittura non contiene lacune, né è incompleto!

A pag. 63 di Maria Chiesa nascente, Ratzinger dice:

” Maria ha vissuto così profondamente nella parola dell’Antica Alleanza, che questa è divenuta in modo del tutto spontaneo la sua propria parola. La Bibbia era così pregata e vissuta da Lei, era così ruminata nel Suo cuore, che Ella vedeva nella Parola Divina la sua stessa vita… e la Sua parola si era unita a quella di Dio…”…. non ci sono lacune, ci sono piuttosto possibilità per approfondire ciò che contenuto nella Bibbia è ancora per noi velato, ma non incompleto o assente!

Infine, dice Roschini: “Cosi, tanto per fare un esempio, il celebre e classico parallelismo Eva-Maria in nessuno dei Padri e degli Scrittori Ecclesiastici, e neppure nei Padri e Scrittori presi complessivamente, ha uno sviluppo così seducente, ampio e completo come negli scritti di Maria Valtorta.”

C’è di che rabbrividire!! Il parallelismo “Eva-Maria” è proprio dai Padri, specialmente orientali, sviscerato in modo completo, questi Padri insegnano:  Questo contrasto tra la Madonna ed Eva la Chiesa lo vede espresso nel fatto che la parola Ave è l’inversione della parola Eva, come cantiamo nell’Inno Ave Maris Stella: Sumens illud ave (…) Mutans Evae nomen/ Accogliendo quell'”Ave” (…) trasformando il nome di Eva… E la Chiesa considera che come Ave è l’inversione di Eva, la Madonna converte in benedizione tutte le maledizioni di Eva.

Questo contrasto tra la Madonna ed Eva, la Patristica lo espone in oltre come contrasto tra una vergine sciocca ed una vergine prudente, una donna superba ed una donna umile: la prima che fa assaporare dell’albero della morte, la seconda che fa assaporare dell’albero della vita; la prima l’amarezza di un cibo velenoso, la seconda la dolcezza di un Frutto Eterno. Se sviluppo viene fatto dalla Valtorta questo non può che partire da queste fondamenta patristiche, se non partisse da queste e dunque unendosi alla ricchezza del magistero della Chiesa, sarebbe piuttosto la prova di una ambigua mariologia….

Altro campanello d’allarme è il completo silenzio di Giovanni Paolo II sull’Opera valtortiana, è vero, egli non la condanna se non approvando la decisione presa da Ratzinger Prefetto della CdF, ma è significativo che in ben 25 anni di Pontificato, il Papa “di Maria” del Totus Tuus, non cita mai, neppure una volta, “la Maria” dell’Opera valtortiana!

Fa discutere il fatto che i valtortiani si appellano all’abolizione della soppressione del Decreto in base a quanto da essi riportato:

“Nei confronti del diritto: L’Indice è stato una misura disciplinare della Chiesa, soppresso inizialmente in diritto nel 1966  poi in conseguenza del suo decreto d’applicazione”, è vero la soppressione dell’Indice (Index) c’è stata, ma loro dimenticano che c’è stata una ricondanna nel 1985 e non già la messa all’Indice, ma proprio una ri-valutazione negativa!

Altra scusa che pongono è questa: “Essa (la condanna) proveniva da una congregazione della Chiesa, il Sant’Uffizio, ma non dal suo magistero infallibile riservato esclusivamente al Papa (ciò che avrebbe reso impossibile la sua abolizione).”

Questa scusa è davvero inaccettabile! primo perché il pronunciamento era legittimo del Sant’Uffizio che si chiamò poi Congregazione per la Dottrina della Fede, ossia rimpiazzata  ai sensi del decreto “Integræ Servandæ” di Papa Paolo VI, il 7 Dicembre 1965, e che si ri-espresse sull’argomento nel 1985, secondo perché le disposizioni del Sant’Uffizio o CdF sono valutazioni, quando si esprime in materia dottrinale, che appartengono all’infallibilità della Chiesa perché sono pronunciamenti ufficiali che vengono sottoposti al Papa prima di essere firmati definitivamente

Un testimonial di origine francese usato dai valtortiani per dimostrare la veridicità delle loro indagini, dice:

“Certi detrattori dell’Opera di Maria Valtorta utilizzano, come argomento per sconsigliarne la lettura, la messa all’Indice del 1959 da parte del Sant’Uffizio, senza valutarne la prevalente motivazione disciplinare, provocata dal comportamento imprudente di alcuni Religiosi, e senza riferire sugli attestati che Ecclesiastici di alto rango hanno rilasciato in merito a quest’Opera, che per lo meno non contiene nulla contro la fede e la morale.”

Ma il 1959 fu solo l’inizio della negazione da parte della Chiesa, in risposta a questo e ad ogni tentativo di sminuire quella data, c’è proprio il testo dell’allora cardinale Ratzinger che toglie ogni dubbio, egli scrivendo al cardinale Siri, di Genova, a riguardo di un frate Cappuccino che chiedeva chiarimenti in merito a tale condanna a riguardo proprio dell’abolizione dell’Index, così rispondeva il futuro Papa:

“…dopo l’avvenuta abrogazione dell’Indice, sempre sull’Osservatore Romano, 15 Giugno 1966, si fece presente quanto pubblicato su A.A.S. (1966) che, benché abolito, l’Index conserva “tutto il suo valore morale” per cui non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione di un’Opera la cui condanna non fu presa alla leggera ma dopo ponderate motivazioni al fine di neutralizzare i danni che tale pubblicazione può arrecare ai fedeli più sprovveduti. “

bisogna essere davvero in malafede per spacciare ancora l’Opera come approvata e innocua!

La posizione della Chiesa sulle rivelazioni private si precisa ulteriormente quando il Cardinale Ratzinger, davanti all’aumento d’interesse per l’opera di Maria Valtorta, gira al Segretario della Conferenza Episcopale Italiana di prendere contatto con l’Editore delle Opere valtortiane per chiarire per l’ennesima volta la posizione della Chiesa.

Ecco la lettera inviata: Conferenza Episcopale Italiana Prato N. 324/92 Roma, 6 maggio 1992

Stimatissimo Editore,

In seguito a frequenti richieste, che giungono anche a questa Segreteria, di un parere circa l’atteggiamento dell’Autorità Ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, attualmente pubblicati dal “Centro Editoriale Valtortiano”, rispondo rimandando al chiarimento offerto dalle “Note” pubblicate da “L’Osservatore Romano” il 6 gennaio 1960  e il 15 giugno 1966.

Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa, sono a chiederLe che, in un’ eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime pagine che le “visioni” e i “dettati” in essi riferiti non possono essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si è servita l’Autrice per narrare, a suo modo, la vita di Gesù.

Grato per questa collaborazione, Le esprimo la mia stima e Le porgo i miei rispettosi e cordiali

saluti. + Dionigi Tettamanzi – Segretario Generale CEI

L’Opera valtortiana traduce questo ultimo Documento come una sorta di “imprimatur con la condizionale”…poiché non si nega più la pubblicazione ma si impone solo un chiarimento nella pubblicazione, dunque la pubblicazione è consentita.

Essi dicono: “Si noti che il testo non dice che le visioni di Maria Valtorta “non sono” di origine soprannaturale (il che costituirebbe per loro una automatica dichiarazione ufficiale di non soprannaturalità), ma “non possono … non devono”. La Chiesa non si pronuncia (non constat), sulla loro origine, ma indica come bisogna accogliere queste rivelazioni private”.

Ma questo ragionamento è perverso e pervertitore!

Innanzi tutto essi stessi confermano così che la condanna c’è stata e quindi è falso che ci fu approvazione. Poi si ripete eccome la negazione circa la soprannaturalità dell’Opera non possono essere ritenuti di origine soprannaturale … ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie “,  essa non è soprannaturale, punto e basta, inutile cercare cavilli! ed inoltre si sottolinea di avvisare i lettori che tale opera è privata e nella quale è scritta “a modo suo la vita di Gesù“…. non sembra affatto una “promozione” inoltre è normale che la Chiesa non abbia più alcun ascendente sulle Editorie… e chiunque è libero di pubblicare ciò che vuole, solo che anche nel 1992 è chiaro che si ripete la negazione all’approvazione dell’Opera di Maria Valtorta.

La perversione di questo tiramolla sta nel fatto che il Centro Valtortiano, fatto naturalmente da chi pretende di dirsi e volersi Cattolico, sente il bisogno di ottenere in qualche modo l’ufficialità dell’Opera che pubblica e magari anche la beatificazione della sua autrice, ma non ci riesce e di conseguenza da una parte chiede i permessi, dall’altra continua ad agire come gli pare, spacciando un romanzo per una rivelazione soprannaturale…. continuando ad ingannare i fedeli sprovveduti.

Perciò, quando i valtortiani dicono: ” Maria Valtorta, chiamata “piccolo Giovanni”, non ha scritto un quinto Vangelo, ma ha sviluppato e illustrato, per divina ispirazione, i quattro Vangeli canonici.” … occorre dire la verità: “no! la Chiesa ha rigettato questa conclusione, da 50 anni la Chiesa sostiene che la Valtorta non ha scritto sotto ispirazione divina ma “a modo suo” ha scritto una “vita malamente romanzata” di e su Gesù“. Inoltre è pura eresia affermare che i Vangeli Canonici non siano COMPLETI o insufficienti, o che avessero bisogno di “ulteriori sviluppi narrativi”.

Ma perché la Chiesa non è più chiara?

Diciamo che sull’argomento la Chiesa è stata chiarissima fin dal 1959, è stata “papale.papale“, come si diceva una volta per affermare la chiarezza delle disposizioni della Santa Sede, notiamo piuttosto che sono i discepoli,  seguaci della Valtorta che agiscono da 60 anni con frode, grave disobbedienza, insolenza, insubordinazione… agiscono da 60 anni come vogliono, hanno diffuso in tutte le lingue l’Opera contro le prime decisioni della Chiesa (e vi abbiamo provato che sono loro stessi a dirlo), per fare ciò hanno dato origine ad  un centro editoriale apposito, hanno ingannato centinaia di fedeli sprovveduti spacciando l’Opera come approvata dalla Chiesa sostenendo prima che Pio XII l’aveva approvata, idem Paolo VI, e persino Padre Pio, salvo poi ammettere loro stessi che l’Opera attende ancora il riconoscimento e riconoscendo di agire in disobbedienza alle richieste della Chiesa, hanno incantato centinaia di sacerdoti e laici parlando di “divina ispirazione” contro il parere della Chiesa che interpellata ancora ufficialmente fino al 1992, continua a dire che questa opera “non è ispirata”, e pretendono ancora l’approvazione ufficiale  cercando di ottenerla cavillandosi su delle giustificazioni inaccettabili… da ben 60 anni!

La Chiesa ha parlato, ma se certi Cattolici sono sordi e ciechi non si dia colpa alla Chiesa e non si dica che questa alla fine ha approvato, magari perché stanca di questo tira e molla di mezzo secolo…

Ma chi l’ascolta più la vera Chiesa, oggi? Chi obbedisce più alle Sue Regole? alla Sua disciplina? Che fine ha fatto la vera virtù dell’obbedienza?

“E’ compito del Magistero ufficiale  della Chiesa difendere autoritativamente l’integrità cattolica e l’unità della fede e dei costumi. Da ciò derivano alcune funzioni peculiari, le quali, anche se a prima vista sembrano presentare un carattere piuttosto negativo, costituiscono tuttavia un ministero positivo per la vita della Chiesa , e cioè: “l’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa” (CCC n.85); la condanna di opinioni pericolose alla fede e ai costumi propri della Chiesa; l’insegnamento di verità più attuali nel presente tempo (..)” (C.T.I 1975).

E’ la Chiesa che stabilisce quali siano i libri “edificanti” e di aiuto alla fede per i singoli fedeli, non spetta ai discepoli di un presunto mistico o mistica disattendere alle decisioni prese dalla Chiesa e di agire contrariamente a quanto da Essa è stato decretato, ricordando che le decisioni prese della Chiesa: “anche se a prima vista sembrano presentare un carattere piuttosto negativo, costituiscono tuttavia un ministero positivo per la vita della Chiesa!

Chi vuole davvero bene alla Chiesa e a delle persone indicati come mistici, lo dimostri obbedendole, attenendosi filialmente alle Sue disposizioni. E se questo procurerà dolori per certi aspetti,  l’obbedienza sofferta sarà origine di grazie divine e di unità nella Chiesa.

Laudetur Jesus Christus – Ave Maria

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Segue documentazione:

Decreto del S. Uffizio pubblicato dall’Osservatore Romano con il conseguente articolo a seguire

l’Osservatore Romano del mercoledì 6 gennaio 1960 articolo integrale del “Una vita di Gesù malamente romanzata” – grassetto e sottolineature sono nostre.

In altra parte del nostro Giornale è riportato il Decreto del S. Offizio con cui viene messa all’Indice un’Opera in quattro volumi, di autore anonimo (almeno in questa stampa) edita all’Isola del Liri. Pur trattando esclusivamente di argomenti religiosi, detti volumi non hanno alcun “imprimatur”, come richiede il Can. 1385, 1 n.2 C.I.C. L’Editore, in cui una breve prefazione, scrive che l’Autore, “a somiglianza di Dante ci ha dato un’opera in cui, incorniciati da splendide descrizioni di tempi e di luoghi, si presentano innumerevoli personaggi i quali si rivolgono e ci rivolgono la loro dolce, o forte, o ammonitrice parola. Ne è risultata un’Opera umile ed imponente: l’omaggio letterario di un dolorante infermo al Grande Consolatore Gesù”.

Invece, ad un attento lettore questi volumi appaiono nient’altro che una lunga prolissa vita romanzata di Gesù. A parte la vanità dell’accostamento a Dante e nonostante che illustri personalità (la cui indubbia buona fede è stata sorpresa) abbiano dato il loro appoggio alla pubblicazione, il S. Offizio ha creduto necessario metterla nell’Indice dei Libri proibiti. I motivi sono facilmente individuabili da chi abbia la certosina pazienza di leggere le quasi quattromila pagine di fitta stampa.

Anzitutto il lettore viene colpito dalla lunghezza dei discorsi attribuiti a Gesù e alla Vergine SS.ma; dagli interminabili dialoghi tra i molteplici personaggi che popolano quelle pagine. I quattro Vangeli ci presentano Gesù umile, riservato; i suoi discorsi sono scarni, incisivi, ma della massima efficacia. Invece in questa specie di storia romanzata, Gesù è loquace al massimo, quasi reclamistico, sempre pronto a proclamarsi Messia e Figlio di Dio e ad impartire lezioni di teologia con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni. Nel racconto dei Vangeli noi ammiriamo l’umiltà ed il silenzio della Madre di Gesù; invece per l’autore (o l’autrice) di quest’opera la Vergine SS.ma ha la facondia di una moderna propagandista, è sempre presente dappertutto, è sempre pronta ad impartire lezioni di teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia. Il racconto si svolge lento, quasi pettegolo; vi troviamo nuovi fatti, nuove parabole, nuovi personaggi e tante, tante, donne al seguito di Gesù.

Alcune pagine, poi, sono piuttosto scabrose e ricordano certe descrizioni e certe scene di romanzi moderni, come, per portare solo qualche esempio, la confessione fatta a Maria da una certa Aglae, donna di cattivi costumi (vol. I, p. 790 ss.), il racconto poco edificante a p. 887 ss. del I vol., un balletto eseguito, non certo pudicamente, davanti a Pilato, nel Pretorio (vol. IV, p. 75), etc.

A questo punto viene, spontanea una particolare riflessione: l’Opera per la sua natura e in conformità con le intenzioni dell’autore e dell’Editore, potrebbe facilmente pervenire nelle mani delle religiose e delle alunne dei loro collegi. In questo caso, la lettura di brani del genere, come quelli citati, difficilmente potrebbe essere compiuta senza pericolo o danno spirituale. Gli specialisti di studi biblici vi troveranno certamente molti svarioni storici, geografici e simili. Ma trattandosi di un… romanzo, queste invenzioni evidentemente aumentano il pittoresco e il fantastico del libro.

Ma, in mezzo a tanta ostentata cultura teologica, si possono prendere alcune… perle che non brillano certo per l’ortodossia cattolica. Qua e là si esprime, circa il peccato di Adamo ed Eva, un’opinione piuttosto peregrina ed inesatta. Nel vol. I a pag. 63 si legge questo titolo: “Maria può essere chiamata la secondogenita del Padre”: affermazione ripetuta nel testo alla pagina seguente. La spiegazione ne limita il significato, evitando un’autentica eresia; ma non toglie la fondata impressione che si voglia costruire una nuova mariologia, che passa facilmente i limiti della convenienza.

Nel II vol. a pag. 772 si legge: “Il Paradiso è Luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse il Padre, nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il Paradiso dovesse in futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i Tre pistilli di fuoco della divina Trinità, luce, profumo, armonia, letizia del Paradiso sarebbero menomati della metà”. Qui si esprime un concetto ermetico e quanto mai confuso, per fortuna; perché se si dovesse prendere alla lettera, non si salverebbe da severa censura.

Per finire, accenno ad un’altra affermazione strana ed imprecisa, in cui si dice della Madonna: “Tu, nel tempo che resterai sulla Terra, seconda a Pietro ”come gerarchia ecclesiastica..”. L’Opera, dunque, avrebbe meritato una condanna anche se si fosse trattato soltanto di un romanzo, se non altro per motivi di irriverenza. Ma in realtà l’intenzione dell’autore pretende di più. Scorrendo i volumi, qua e là si leggono le parole “Gesù dice…”, “Maria dice…”; oppure: “Io vedo…” e simili. Anzi, verso la fine del IV volume (pag. 839) l’autore si rivela … un’autrice e scrive di essere testimone di tutto il tempo messianico e di chiamarsi Maria. Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorità Ecclesiastica aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla circolazione. Ora li vediamo riprodotti quasi del tutto nella presente Opera. Perciò questa pubblica condanna della Suprema S. Congregazione è tanto più opportuna, a motivo della grave disobbedienza.

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Dopo il Concilio Paolo VI abolì l’Indice dei Libri Proibiti quindi, l’opera valtortiana, liberata dalla presunta proscrizione, pretese una qualche riabilitazione. La questione fu affrontata dal Cardinale Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova, che nel 1985 scrisse al Cardinale Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede il quale, il 31 gennaio di quello stesso anno, così rispondeva:

Eminenza reverendissima,

con lettera del 18 maggio pp, il Reverendo… chiedeva a questa Sacra Congregazione, una chiarificazione circa gli scritti di Maria Valtorta, raccolti sotto il titolo: “Il Poema dell’Uomo Dio“, e se esisteva una valutazione del Magistero della Chiesa sulla pubblicazione in questione con il corrispettivo riferimento bibliografico.

In merito mi pregio significare all’Eminenza Vostra – la quale valuterà l’opportunità di informare il reverendo … – che effettivamente l’opera in parola fu posta all’Indice il 16 dicembre 1959 e definita da L’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960, “Vita di Gesù malamente romanzata”.

Le disposizioni del decreto vennero ripubblicate con nota esplicativa ancora su l’osservatore Romano del 1º dicembre 1961, come rilevabile dalla documentazione qui allegata.

Avendo poi alcuni ritenuta lecita la stampa e la diffusione dell’Opera in oggetto, dopo l’avvenuta abrogazione dell’Indice, sempre su l’Osservatore Romano (15 giugno 1966) si fece presente quanto pubblicato su A.A.S. (1966) che, benché abolito, l’Index conservava tutto il suo valore morale, per cui non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione di un’Opera la cui condanna non fu presa alla leggera ma dopo ponderate motivazioni al fine di neutralizzare i danni che tale pubblicazione può arrecare ai fedeli più sprovveduti.

Grato di ogni sua cortese disposizione in proposito, profitto dell’occasione per confermarmi con sensi di profonda stima dell’Eminenza vostra reverendissima.

Dev.mo Joseph Cardinale Ratzinger

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La posizione della Chiesa sulle rivelazioni private si precisa ulteriormente quando il Cardinale Ratzinger, davanti all’aumento d’interesse per l’opera di Maria Valtorta, gira al Segretario della Conferenza Episcopale Italiana di prendere contatto con l’Editore delle Opere valtortiane per chiarire per l’ennesima volta la posizione della Chiesa. E’ l’ultimo intervento ufficiale della Chiesa sull’argomento.

Ecco la lettera inviata:

Conferenza Episcopale Italiana Prato N. 324/92 Roma, 6 maggio 1992

Stimatissimo Editore,

In seguito a frequenti richieste, che giungono anche a questa Segreteria, di un parere circa l’atteggiamento dell’Autorità Ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, attualmente pubblicati dal “Centro Editoriale Valtortiano”, rispondo rimandando al chiarimento offerto dalle “Note” pubblicate da “L’Osservatore Romano” il 6 gennaio 1960  e il 15 giugno 1966.

Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa, sono a chiederLe che, in un’ eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime pagine che le “visioni” e i “dettati” in essi riferiti non possono essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si è servita l’Autrice per narrare, a suo modo, la vita di Gesù.

Grato per questa collaborazione, Le esprimo la mia stima e Le porgo i miei rispettosi e cordiali

saluti. + Dionigi Tettamanzi – Segretario Generale CEI


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