Vita

Non è vero che la Chiesa ha cessato di essere cattolica.
Nulla di veramente cattolico, nulla di davvero conforme alla fede ha perso la cittadinanza nella Chiesa; e noi tutti dobbiamo darci insieme da fare perché ciò sia percepibile da chiunque aderisca, senza prevenzioni e senza pregiudiziale attaccamento a sé, alla comunione di vita della Chiesa.
Nulla, invece, si conserva con la divisione e nulla si può per essa acquisire davvero: poiché infatti, quando una stessa cosa, che in precedenza rappresentava un aspetto o un momento della totalità della Chiesa, le si rivolta contro, essa non è più la medesima.
Essa si è separata, ha preso le distanze: è ora espressione di amor proprio e perciò si è profondamente modificata.
Solo l’unità può essere feconda.
Agostino ha posto in rilievo con molta incisività questa problematica, facendo riferimento alle vicende sperimentate nella patria africana […].
Egli ha gridato con forza ai donatisti: se pure avete tutto, lo stesso “amen”, lo stesso “alleluja” (cioè lo stesso canone ed i medesimi inni, lo stesso “Credo”), però non avete una cosa: spezzando l’unità avete infranto il vincolo della carità e dell’amore.
Lo Spirito Santo, però, non abita che nella carità: e senza di lui non possedete nulla, soltanto forme niente più che vuote.”
(Joseph Ratzinger – Monaco di Baviera – Bollettino Diocesano, 10 luglio 1977)
 
 
Papa Benedetto XVI – dall’intervista rilasciata a Radio Vaticana e a tre emittenti televisive tedesche il 13 agosto 2006
Intervistatore: Quale ruolo hanno nella vita di un Papa lo humour e le leggerezza dell’essere?
Benedetto XVI: (ride) Io non sono un uomo a cui vengano in mente continuamente delle barzellette. Ma saper vedere anche l’aspetto divertente della vita e la sua dimensione gioiosa e non prendere tutto così tragicamente, questo lo considero molto importante, e direi che è anche necessario per il mio ministero. Un qualche scrittore aveva detto che gli angeli possono volare, perché non si prendono troppo sul serio. E noi forse potremmo anche volare un po’ di più, se non ci dessimo così tanta importanza.
 
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A-Dio Benedetto XVI (1927-2022)

Testamento spirituale che Benedetto XVI scrisse il 29 agosto 2006
Il mio testamento spirituale
Se in quest’ora tarda della mia vita guardo indietro ai decenni che ho percorso, per prima cosa vedo quante ragioni abbia per ringraziare. Ringrazio prima di ogni altro Dio stesso, il dispensatore di ogni buon dono, che mi ha donato la vita e mi ha guidato attraverso vari momenti di confusione; rialzandomi sempre ogni volta che incominciavo a scivolare e donandomi sempre di nuovo la luce del suo volto.
Retrospettivamente vedo e capisco che anche i tratti bui e faticosi di questo cammino sono stati per la mia salvezza e che proprio in essi Egli mi ha guidato bene.
Ringrazio i miei genitori, che mi hanno donato la vita in un tempo difficile e che, a costo di grandi sacrifici, con il loro amore mi hanno preparato una magnifica dimora che, come chiara luce, illumina tutti i miei giorni fino a oggi. La lucida fede di mio padre ha insegnato a noi figli a credere, e come segnavia è stata sempre salda in mezzo a tutte le mie acquisizioni scientifiche; la profonda devozione e la grande bontà di mia madre rappresentano un’eredità per la quale non potrò mai ringraziare abbastanza.
Mia sorella mi ha assistito per decenni disinteressatamente e con affettuosa premura; mio fratello, con la lucidità dei suoi giudizi, la sua vigorosa risolutezza e la serenità del cuore, mi ha sempre spianato il cammino; senza questo suo continuo precedermi e accompagnarmi non avrei potuto trovare la via giusta.
Di cuore ringrazio Dio per i tanti amici, uomini e donne, che Egli mi ha sempre posto a fianco; per i collaboratori in tutte le tappe del mio cammino; per i maestri e gli allievi che Egli mi ha dato.
Tutti li affido grato alla Sua bontà.
E voglio ringraziare il Signore per la mia bella patria nelle Prealpi bavaresi, nella quale sempre ho visto trasparire lo splendore del Creatore stesso. Ringrazio la gente della mia patria perché in loro ho potuto sempre di nuovo sperimentare la bellezza della fede. Prego affinché la nostra terra resti una terra di fede e vi prego, cari compatrioti: non lasciatevi distogliere dalla fede.
E finalmente ringrazio Dio per tutto il bello che ho potuto sperimentare in tutte le tappe del mio cammino, specialmente però a Roma e in Italia che è diventata la mia seconda patria.
A tutti quelli a cui abbia in qualche modo fatto torto, chiedo di cuore perdono.
Quello che prima ho detto ai miei compatrioti, lo dico ora a tutti quelli che nella Chiesa sono stati affidati al mio servizio: rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere! Spesso sembra che la scienza — le scienze naturali da un lato e la ricerca storica (in particolare l’esegesi della Sacra Scrittura) dall’altro — siano in grado di offrire risultati inconfutabili in contrasto con la fede cattolica.
Ho vissuto le trasformazioni delle scienze naturali sin da tempi lontani e ho potuto constatare come, al contrario, siano svanite apparenti certezze contro la fede, dimostrandosi essere non scienza, ma interpretazioni filosofiche solo apparentemente spettanti alla scienza; così come, d’altronde, è nel dialogo con le scienze naturali che anche la fede ha imparato a comprendere meglio il limite della portata delle sue affermazioni, e dunque la sua specificità.
Sono ormai sessant’anni che accompagno il cammino della Teologia, in particolare delle Scienze bibliche, e con il susseguirsi delle diverse generazioni ho visto crollare tesi che sembravano incrollabili, dimostrandosi essere semplici ipotesi: la generazione liberale (Harnack, Jülicher ecc.), la generazione esistenzialista (Bultmann ecc.), la generazione marxista.
Ho visto e vedo come dal groviglio delle ipotesi sia emersa ed emerga nuovamente la ragionevolezza della fede. Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita — e la Chiesa, con tutte le sue insufficienze, è veramente il Suo corpo.
Infine, chiedo umilmente: pregate per me, così che il Signore, nonostante tutti i miei peccati e insufficienze, mi accolga nelle dimore eterne. A tutti quelli che mi sono affidati, giorno per giorno va di cuore la mia preghiera.
Benedictus PP XVI


Ratzinger: dal seminario di Frisinga alla teologia a Monaco

Mio fratello, il Papa — Cardinale

Il dramma della libera docenza e gli anni di Frisinga

Arcivescovo e stemma

Ratzinger vs. Rahner

 

INTERVISTA – Müller: Benedetto XVI è stato il sant’Agostino dei nostri tempi


Una storia di Natale, quella del 1930 circa, raccontata da Mons. Georg Ratzinger, fratello di Papa Benedetto XVI:
L’orsetto Teddy ed il piccolo Joseph Ratzinger
 
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“A Marktl c’era l’emporio Lechner, un negozio che vendeva un po’ di tutto e che praticamente si trovava di fronte a noi. Oggi lì c’è una farmacia.
Durante l’Avvento ci passavamo sempre davanti, mia sorella a destra, io a sinistra, e Joseph, che non poteva ancora uscire da solo, in mezzo: guardavamo la merce esposta nella vetrina addobbata a festa.
In mezzo a rami di pino, carta dorata e fili d’argento, potevamo vedere i giocattoli desiderati dai bambini. Quello che piaceva di più a mio fratello era un orsetto, che guardava tutto ammirato. Andavamo lì tutti i giorni, con ogni tempo, ma lui era quello più affezionato. Gli sarebbe piaciuto così tanto tenerlo in braccio!
Un giorno, la padrona del negozio, una signora molto gentile, ci invitò a entrare e ci rivelò il suo nome: Teddy!
Un giorno, però, poco prima di Natale, scoprimmo che il peluche era scomparso. Joseph pianse amaramente: “Non c’è più!”. Cercammo di consolarlo, ma era troppo triste.
Poi arrivò il 25 dicembre e la distribuzione dei doni.
Quando mio fratello entrò nella stanza tutta decorata in cui si trovava l’albero addobbato, rise forte per la felicità: infatti, insieme ai regali per noi bambini aveva visto l’orsetto tanto desiderato. Glielo aveva portato Gesù Bambino.
Fu la gioia più grande della sua giovane vita”. (dal libro Mio fratello, il Papa)

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La letterina di Natale a Gesù Bambino (scritta nel 1934) del piccolo Joseph Ratzinger:
“Caro Bambino Gesù, presto scenderai sulla terra. Porterai gioia ai bambini. Anche a me porterai gioia. Vorrei il Volks-Schott, una casula per la messa verde e un Cuore di Gesù. Sarò sempre bravo. Cari saluti da Joseph Ratzinger”.
Nella letterina natalizia, scritta con la caratteristica calligrafia corsiva dell’epoca chiamata «Sütterlinschrift», Joseph aveva espresso tre desideri:
Lo «Schott», era uno dei primi libri di preghiere con il messale in lingua tedesca, con testo a fronte in latino: all’epoca in Germania c’erano due edizioni, una per adulti e una per bambini; e il piccolo Joseph proprio attraverso quel libretto aveva iniziato ad amare la liturgia. «I volumetti che di volta in volta ricevevo – ha raccontato Benedetto XVI nella sua biografia – erano qualcosa di prezioso, come non potevo sognarli di più belli».
Poi aveva chiesto un paramento per celebrare la Messa: ai fratelli Ratzinger piaceva infatti fare il «gioco del parroco», con i paramenti preparati dalla madre: «Si celebrava la messa», ha narrato il fratello mons. Georg Ratzinger in un’intervista del 2011 «e avevamo delle casule fatte dalla sarta della mamma proprio per noi. E uno alla volta a turno eravamo il ministrante o il chierichetto».
La terza richiesta, infine, era un «Cuore di Gesù»: un’immagine del Sacro Cuore a cui era molto devota tutta la famiglia Raztinger.
Gelosamente conservata dalla sorella Maria, la letterina del piccolo Joseph (un bambino che rivelava già l’innata spiritualità e la grande fede del futuro Papa) è stata ritrovata durante i lavori di ristrutturazione della casa di Benedetto XVI a Pentling, in Baviera, oggi trasformata in un Museo.

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– mons. Georg Ratzinger è morto a Ratisbona

1 luglio 2020
Con la scomparsa del fratello, che aveva 96 anni, Benedetto XVI perde l’ultimo membro della sua famiglia. Il 18 giugno scorso si era recato in Germania per visitarlo, rimanendo con lui alcuni giorni.
 
Requiem aeternam done eis, Domine,
et lux perpetua luceat eis.
Requiescant in pace. Amen
 
Georg Ratzinger in una foto d'archivio

 

Georg Ratzinger in una foto d’archivio – Ansa

 

E’ morto a Ratisbona monsignor Georg Ratzinger, fratello di Bendetto XVI. Il sacerdote musicista aveva 96 anni ed era malato da tempo. Proprio per l’aggravarsi delle sue condizioni, il Papa emerito il 18 giugno si era recato in Germania, rimanendo a Ratisbona per qualche giorno e ritornando a Roma il 22 giugno. I due fratelli, sempre molto uniti, erano stati ordinati presbiteri lo stesso giorno. E Benedetto XVI, benché a sua volta gravato dagli anni (ha tre anni in meno di Georg) e dagli inevitabili acciacchi dell’età, non aveva voluto mancare di dargli un ultimo saluto finché era in vita cosciente. Al punto che il portavoce della diocesi di Ratisbona aveva definito “un elisir di vita” il suo viaggio in Germania.

Nato a Pleiskirchen, in Baviera, il 15 gennaio 1924, Georg Ratzinger aveva iniziato a suonare l’organo nella chiesa parrocchiale fin da quando aveva 11 anni. Nel 1935 entra nel seminario minore di Traunstein, ma nel 1942 viene arruolato nelle Reichsarbeitsdienst, e in seguito nella Wehrmacht, con la quale combatte anche in Italia. Catturato dagli Alleati nel marzo 1945, resta prigioniero a Napoli per alcuni mesi prima di essere rilasciato e di poter far ritorno in famiglia. Nel 1947 assieme al fratello Joseph, entra nel seminario Herzogliches Georgianum di Monaco di Baviera. Il 29 giugno 1951, entrambi i fratelli, insieme a una quarantina di altri compagni, vengono ordinati sacerdoti nel Duomo di Frisinga dal cardinale Michael von Faulhaber. Dopo essere diventato maestro di cappella a Traunstein, per trent’anni, dal 1964 al 1994, è il direttore del coro della Cattedrale di Ratisbona, il coro dei “Regensburger Domspatzen”. Ha girato il mondo facendo numerosi concerti e ha diretto molte incisioni per Deutsche Grammophon, Ars Musici e altre importanti etichette discografiche con produzioni dedicate a Bach, Mozart, Mendelssohn e altri autori.

Il Papa emerito Benedetto XVI passeggia con il fratello Georg in una foto d'archivio

 

Il Papa emerito Benedetto XVI passeggia con il fratello Georg in una foto d’archivio – Vatican Media

Come già ricordato, Georg e Joseph Ratzinger sono sempre stati molto uniti. Il 22 agosto 2008 il musicista venne insignito della cittadinanza onoraria di Castel Gandolfo, dove spesso si recava per trascorrere qualche giorno insieme a Benedetto XVI, durante i soggiorni estivi del Papa. E proprio in quella occasione il Pontefice aveva dato una chiave di lettura del rapporto che lo legava al fratello. “Dall’inizio della mia vita – aveva sottolineato – egli è stato sempre per me non solo compagno, ma anche guida affidabile. È stato per me un punto di orientamento e di riferimento con la chiarezza, la determinazione delle sue decisioni. Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili».

«Mio fratello ed io – aveva detto Georg Ratzinger 11 anni fa durante un’intervista – eravamo entrambi chierichetti, tutti e due servivamo Messa. Ci fu presto chiaro, prima a
me e poi a lui, che la nostra vita sarebbe stata a servizio della Chiesa». E aveva condiviso i ricordi dell’infanzia: «A Tittmoning Joseph aveva ricevuto la cresima dal cardinale Michael Faulhaber, il grande arcivescovo di Monaco. Ne era rimasto impressionato e aveva detto che sarebbe voluto diventare anche lui cardinale. Ma, solo qualche giorno dopo quell’incontro, osservando il pittore che tinteggiava i muri di casa nostra, disse anche che da grande avrebbe voluto fare l’imbianchino…».

 


LETTERA-TESTIMONIANZA DI UN’EX GUARDIA SVIZZERA sulla sua esperienza con Papa Benedetto XVI

Qualche settimana fa ho visto I due papi su Netflix e devo dire che, in quanto ex guardia svizzera pontificia al servizio di Benedetto XVI durante tutto il suo pontificato, sono stato colpito dall’accurata ricostruzione del Vaticano. Però man mano che proseguivo nella visione la mia buona impressione diminuiva. Sono rimasto sorpreso e dispiaciuto nel vedere un Benedetto XVI presentato come avido, cattivo, meschino, animato da una incontrollabile sete di potere. Nel profondo del mio cuore ho pensato: ma questo non è il papa che ho conosciuto e ho servito!
In questi giorni poi, leggendo i resoconti giornalistici sulla vicenda del libro scritto dal cardinale Sarah, ho provato la stessa sensazione e lo stesso dispiacere: spesso la stampa ci presenta un Benedetto XVI che non esiste. Quelle che ci spacciano sono vere e proprie bufale, come se i giornalisti descrivessero il papa Benedetto della finzione cinematografica e non quello reale.
Io posso dire di aver servito un Benedetto XVI buono, magnanimo, gentile, del tutto disinteressato alle questioni legate al potere e all’apparire.
L’ho fatto per otto lunghi anni e ne conservo un ricordo pieno di riconoscenza e tenerezza.
Tanti i momenti di cui potrei parlare: le celebrazioni pubbliche in piazza San Pietro, gli incontri nel palazzo apostolico, le udienze, ma anche momenti privati, come quando, in una notte di Pasqua, Benedetto battezzò un mio caro amico e io feci da padrino, o quando ebbi la possibilità di presentare al papa il mio papà e la mia mamma.
E poi ho impressi nella memoria i giorni trascorsi a Castel Gandolfo, dove una volta, nel giorno del mio onomastico, papa Benedetto si ricordò di me e mi fece pervenire i suoi auguri tramite il segretario! O come quando, dopo cena, faceva mettere da parte alcune porzioni del dessert che era stato servito e le destinava alle guardie svizzere impegnate nel turno di notte.
Ricordo ancora una sera: stavo gustando lo strudel di mele che il papa mi aveva fatto arrivare e sentii il suono di un pianoforte.
Era Benedetto XVI che suonava Mozart! Una vera scena da film!
E come potrei dimenticare il 28 febbraio 2013, l’ultimo giorno del pontificato attivo?
Quel giorno anch’io conclusi il mio servizio come guardia svizzera, e Benedetto XVI, pur alle prese con una situazione tanto delicata, si ricordò di me e si assicurò che avessi trovato un nuovo lavoro.
Ecco perché, caro Valli, dico che il papa che ho conosciuto io non ha nulla a che fare con quello che ci viene presentato nelle fiction e sulla stampa.
Aggiungo che negli otto anni del mio servizio ho conosciuto un papa che possedeva un altissimo senso di responsabilità, unito alla consapevolezza della dignità del ruolo che ricopriva e della grandezza del papato.
Tutto ciò, come ho detto, non gli impediva di essere un uomo semplice e umile, ma lo metteva al riparo da ogni forma di demagogia e protagonismo.
Nel giorno della sua elezione si definì “un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore” e posso confermare che questa è la definizione che più gli si attaglia.
Più volte Benedetto ha detto che quando fu eletto interpellò il Signore: “Perché mi chiedi questo? Che cosa mi chiedi di fare?”, ma si affidò totalmente a Dio e accettò di essere guidato.
La scelta della rinuncia avvenne, secondo me, sempre nell’ottica del servizio alla Chiesa. Si comportò da servitore coraggioso, come sanno essere i veri leader.
Per me è stato un grande onore servirlo e gli sarò per sempre grato per ciò che mi ha dato in quegli anni. È stato per me un esempio che, nel mio piccolo, cerco di imitare.
Grégoire Piller