Leone XIV il Rosario per la Pace: “il mondo non sa cosa rincorre”

Carissimi, la pace sia con tutti voi! È la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d’amore sulla croce. Per questo a Lui rivolgiamo la nostra supplica:

Signore Gesù,
tu hai vinto la morte senza armi né violenza:
hai dissolto il suo potere con la forza della pace.
Donaci la tua pace,
come alle donne incerte nel mattino di Pasqua,
come ai discepoli nascosti e spaventati.
Manda il tuo Spirito,
respiro che dà vita, che riconcilia,
che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici.
Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre,
che col cuore straziato stava sotto la tua croce,
salda nella fede che saresti risorto.
La follia della guerra abbia termine
e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora
sa generare, sa custodire, sa amare la vita.
Ascoltaci, Signore della vita!


Prima di condividere il Testo del Discorso del Papa, condividiamo una breve riflessione di Don Mario Proietti cpps, che invitiamo tutti a leggere e meditare…

LA FORZA SEMPLICE DEL ROSARIO
Leone XIV e le parole forti sulla pace
Cari amici, la veglia di preghiera per la pace presieduta da Papa Leone XIV in San Pietro ha lasciato nel cuore un’impressione limpida, quasi liberante.
La Chiesa è apparsa per ciò che è davvero quando si raccoglie davanti a Dio: un popolo che prega, supplica e si affida, guardando a Maria per essere condotto a Cristo.
La forma della veglia ha parlato con una chiarezza tutta cattolica.
Il Santo Rosario, i canti della tradizione popolare, il tono raccolto dell’assemblea: tutto ha mostrato una Chiesa che ritrova il suo respiro nelle forme semplici e grandi della sua Tradizione.
Il Papa ha scelto la via della semplicità e, proprio per questo, ha dato una indicazione pastorale molto precisa. Quando il mondo è ferito e la guerra lacera i popoli, la Chiesa prende tra le mani il Rosario e chiede la pace con la perseveranza fiduciosa del popolo cristiano.
In questa scelta si avverte il sapore di un ritorno all’essenziale, a Fatima, all’appello della Vergine, alla sapienza spirituale custodita da generazioni di fedeli.
Il Rosario si è mostrato ancora una volta per ciò che è: una preghiera ecclesiale, una scuola di pace, una forma di contemplazione che educa il cuore e custodisce la memoria dei misteri di Cristo.
Parola dopo parola, il cuore rientra in sé stesso e si dispone alla grazia.
L’inizio con Mira il tuo popolo ha reso ancora più evidente questa tonalità. In quel canto vive una memoria affettiva e spirituale che appartiene al cattolicesimo più genuino.
È stato l’atto di una Chiesa che si presenta alla Madre con la semplicità di chi sa che le grandi ore della storia si attraversano inginocchiandosi.
A dare piena forza a questa forma è stata poi la riflessione del Papa.
Leone XIV ha consegnato alla Chiesa e al mondo alcune parole di grande peso. Anzitutto ha ricordato che la preghiera possiede una forza reale dentro la storia: “La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge!”.
In questa frase c’è già una visione intera.
Pregare non significa uscire dalla storia. Significa entrarvi con un cuore convertito, desto, libero.
Il Papa ha poi mostrato la radice spirituale della guerra con parole severissime:
“Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.
Qui la pace viene ricondotta alla verità dell’uomo davanti a Dio. Dove l’uomo adora sé stesso, il potere prende il posto del bene, il denaro oscura la dignità, la forza si trasforma in criterio.
Leone XIV ha smascherato con chiarezza questa malattia del nostro tempo.
Molto forte è stato anche il richiamo ai governanti delle nazioni.
Il Papa ha alzato la voce con una franchezza evangelica che non ha bisogno di commenti: “A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”.
Qui si sente un Pontefice che parla come padre e come pastore universale, con quella parresia che nasce dalla coscienza del Vangelo e dalla responsabilità per la famiglia umana.
Nello stesso tempo Leone XIV ha ricordato che la pace coinvolge ciascuno.
Una delle immagini più belle della veglia è stata questa: “Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!”. È una frase semplice e bellissima.
Dice che nessuno è inutile, nessuno è spettatore, nessuno è escluso dal compito di custodire l’umano. La pace prende forma nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità, nella disciplina del cuore, nella capacità di rinunciare alla polemica sterile, nella scelta di una politica intesa come servizio al bene comune.
Tra i passaggi più alti della riflessione c’è poi quello in cui il Papa ha descritto il Rosario come paziente tessitura della pace: “Il Rosario, come altre antichissime forme di preghiera, ci ha uniti stasera nel suo ritmo regolare, impostato sulla ripetizione: la pace si fa spazio così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento.”
È una immagine di rara bellezza.
La pace cresce nella perseveranza, nella fedeltà, nella conversione quotidiana, nella pazienza di Dio che educa il cuore umano.
Alla fine, tutto è stato ricondotto alla sua sorgente vera: Cristo risorto.
Il Papa ha salutato l’assemblea con le parole: “La pace sia con tutti voi! È la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d’amore sulla croce.”
Qui si trova il centro di tutta la veglia.
La pace della Chiesa è un dono pasquale. Nasce dal sacrificio di Cristo. Entra nella storia attraverso cuori riconciliati. Si implora con Maria. Si costruisce nella verità, nella conversione, nella carità.
Per questo la veglia di San Pietro ha lasciato una traccia così forte.
Leone XIV ha parlato al mondo e alla Chiesa con parole vere, forti, memorabili.
Ha ricordato che la Tradizione non è un museo di forme spente, ma una sorgente viva.
Ha rimesso tra le mani del popolo cristiano la corona del Rosario.
Ha mostrato che la pace è una vocazione, una responsabilità e una grazia da implorare insieme alla Madre del Signore.
Personalmente, in questa veglia ho avvertito anche un’altra risonanza.
È riemersa con chiarezza la marianità di Leone XIV, una presenza serena e ben visibile, inserita nel cuore stesso della supplica ecclesiale.
In questa intensità filiale viene spontaneo ricordare Giovanni Paolo II. Nella nitidezza del linguaggio e nella chiarezza pastorale affiora anche un tratto che fa pensare a Pio XII.
Non si tratta di sovrapporre figure diverse, piuttosto di riconoscere una consonanza spirituale che, in una sera come questa, è apparsa con particolare evidenza.

 

PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO PER INVOCARE IL DONO DELLA PACE

VEGLIA DI PREGHIERA PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE LEONE XIV

Basilica di San Pietro – Sabato, 11 aprile 2026

[Multimedia]

_____________________________________

Saluto del Santo Padre sul sagrato della Basilica prima dell’inizio della Veglia ai fedeli presenti in Piazza San Pietro

Riflessione del Santo Padre Leone XIV nella Veglia di preghiera per la pace

______________________

Saluto del Santo Padre sul sagrato della Basilica prima dell’inizio della Veglia ai fedeli presenti in Piazza San Pietro

Carissimi fratelli e sorelle, buonasera! Benvenuti!

Un saluto molto fraterno, molto grande a tutti voi. Grazie per la vostra presenza, per aver voluto rispondere a questa chiamata, a questo invito a unirci tutti con la nostra voce, con i nostri cuori, con la nostra vita a pregare per la pace. La pace ce l’abbiamo tutti nei nostri cuori. Che la pace davvero regni in tutto il mondo e che siamo noi portatori di questo messaggio.

Dio ci ascolta, Dio ci accompagna! Gesù ci ha detto che dove due o tre sono riuniti nel suo nome, Lui è presente con loro. In questi giorni dell’Ottava di Pasqua noi crediamo profondamente nella presenza di Gesù risorto fra noi.

Adesso, uniti nella preghiera del Santo Rosario, chiedendo l’intercessione della nostra Madre Maria, vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova; che è possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze; che noi vogliamo essere discepoli di Gesù Cristo uniti come fratelli e sorelle, uniti tutti in un mondo di pace.

Pregate con noi! Grazie per la vostra presenza! Che Dio accompagni voi e i vostri cari oggi e sempre.

Vi do da qui la benedizione, poi preghiamo insieme dalla Basilica e potete seguire con gli schermi. Grazie di nuovo per la vostra presenza.

[Benedizione]

Grazie a tutti, buona preghiera.

_____________________

Riflessione del Santo Padre Leone XIV nella Veglia di preghiera per la pace

Cari fratelli e sorelle,

la vostra preghiera è espressione di quella fede che, secondo la parola di Gesù, sposta le montagne (cfr Mt 17,20). Grazie per avere accolto questo invito, radunandovi qui, presso la tomba di San Pietro, e in tanti altri luoghi del mondo a invocare la pace. La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà.

San Giovanni Paolo II, instancabile testimone di pace, con commozione disse nel contesto della crisi irachena nel 2003: «Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: “Mai più la guerra!”, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità» (Angelus, 16 marzo 2003). Faccio mio questa sera il suo appello, tanto attuale.

La preghiera ci educa ad agire. Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (cfr Sal 115,4-8), cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.

Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: «Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana». E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra» (Lett. enc. Pacem in terris, 62).

Uniamo, dunque, le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra. Ricevo tante lettere di bambini dalle zone di conflitto: leggendole si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!

Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!

Il Rosario, come altre antichissime forme di preghiera, ci ha uniti stasera nel suo ritmo regolare, impostato sulla ripetizione: la pace si fa spazio così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento. Sono i tempi lunghi della vita, segno della pazienza di Dio. Abbiamo bisogno di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite. Come ci ha insegnato Papa Francesco, «c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia» (Lett. enc. Fratelli tutti, 225). C’è infatti «una “architettura” della pace, nella quale intervengono le varie istituzioni della società, ciascuna secondo la propria competenza, però c’è anche un “artigianato” della pace che ci coinvolge» (ibid., 231).

Cari fratelli e sorelle, torniamo a casa con questo impegno di pregare sempre, senza stancarci, e di profonda conversione del cuore. La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale. «In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia» (Messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace, 1° gennaio 2026).

Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. «Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza» (S. Giovanni Paolo II, Preghiera per la pace, 2 febbraio 1991).

Carissimi, la pace sia con tutti voi! È la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d’amore sulla croce. Per questo a Lui rivolgiamo la nostra supplica:

Signore Gesù,
tu hai vinto la morte senza armi né violenza:
hai dissolto il suo potere con la forza della pace.
Donaci la tua pace,
come alle donne incerte nel mattino di Pasqua,
come ai discepoli nascosti e spaventati.
Manda il tuo Spirito,
respiro che dà vita, che riconcilia,
che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici.
Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre,
che col cuore straziato stava sotto la tua croce,
salda nella fede che saresti risorto.
La follia della guerra abbia termine
e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora
sa generare, sa custodire, sa amare la vita.
Ascoltaci, Signore della vita!


I commenti sono chiusi.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑