Discorso di S. Leonardo da Porto Maurizio sul Nome di Maria e la sana devozione a Maria

Eccola, il nome santissimo di Maria, reliquia sì pregiata, che fu tolta dal tesoro dell’ augustissima Trinità: De thesauro divinitatis Mariæ nomen evolvitur, dice S. Pier Damiano. Reliquia sì adorabile, che, al dir del mio Serafico Bonaventura, mette in fuga tutti i demonii, ed amareggia tutto l’inferno: Maria est mare amarum diabolo, et angelis ejus.

Si ringrazia il sito Radio Spada per questa pubblicazione.

Ricordiamo anche i nostri precedenti lavori:

12 settembre tra storia e devozione il Nome Santo di Maria

11 e 12 settembre 1683 le nazioni Cattoliche con il beato Marco d’Aviano, vincono a Vienna

Via Crucis di san Leonardo da Porto Maurizio (inedito)

Del santo e potentissimo nome di Maria

Oh quanto vi stimereste fortunati, miei cari uditori, se aveste la grazia di avere un tantino della sacra reliquia dei capelli della santissima Vergine. Fortunata si stima la città di Parigi per avere una piccola porzione del latte santissimo di Maria. Fortunata la città di Perugia per aver l’anello, con cui si sposò il glorioso S. Giuseppe. Fortunata la città d’Assisi per avere il velo di sì gran Signora. E voi, torno a dire, quanto vi stimereste fortunati, se poteste avere un solo di quei sacri capelli? Ecco, che io senza toccar punto quel divotissimo reliquiario, voglio questa mane regalarvi una reliquia di Maria santissima, la più bella, la più ricca, la più santa, che si conservi in S. Chiesa. E qual è questa reliquia sì preziosa? Eccola, il nome santissimo di Maria, reliquia sì pregiata, che fu tolta dal tesoro dell’ augustissima Trinità: De thesauro divinitatis Mariæ nomen evolvitur, dice S. Pier Damiano. Reliquia sì adorabile, che, al dir del mio Serafico Bonaventura, mette in fuga tutti i demonii, ed amareggia tutto l’inferno: Maria est mare amarum diabolo, et angelis ejus. Udite, di grazia, la forza e la possanza di questa reliquia, acciò nei vostri bisogni voi ancora possiate con gran fede servirvene.

Vi fu un certo Principe, il quale per l’affetto che portava alla Vergine ordinò a tutti quei di sua casa, ch’ essendo chiamati rispondessero: Ave Maria. Anzi fece insegnare ad un augelletto, che teneva in gabbia, a proferire le medesime parole. Era così dilettevole il sentire questa filomena, dirò così, del paradiso, che nel aurora cantava dolcemente: Ave Maria, Ave Maria. Chi si accostava alla gabbia, chi bussava alla porta del suo padrone subito sentiva rispondersi dall’ augellino: Ave Maria, Ave Maria. Avvenne che un giorno lasciandosi aperta la gabbia dal servitore, l’augelletto se ne fuggì, e svolazzandó per aria fu assalito da un nibbio, che colle ali aperte gli fu sopra per ammazzarlo, e già aveva aperta l’ugna per isbranarlo, e l’ augelletto trovandosi alle strette in simil pericolo proferì subito quelle sante parole: Ave Maria, Ave Maria. Cosa maravigliosa! esclama S. Militone, che racconta il fatto. Il nibbio in sentire il nome di Maria, come percosso da un fulmine cadde a terra morto, e l’augelletto vittorioso seguitò a cantare: Ave Maria, Ave Maria. Ecco quanta forza e virtù ha un bocca di un anima letto, che non intende ciò che dice. Qual forza e virtù avrà in bocca di un’ anima, che divotamente lo proferisce? bene lo provò una divota fanciulla, che avendo deliberato di farsi religiosa, il demonio per distornarla le appariva in varii modi, mettendole innanzi agli occhi le delizie del mondo, e gl’incomodi, che patir doveva nella religione, adoprandosi a tutto potere per rimuoverla da si santo pensiero; ma ella resistendo alla tentazione, da se lo discacciò, e si burlò di lui. Un giorno il demonio tutto arrabbiato per non poterla indurre a’ suoi voleri, la prese, facendo ogni sforzo per precipitarla giù da una finestra; ma proferendo la buona fanciulla il nome santissimo di Maria con dire: Ave Maria, Ave Maria, il demonio subito la lasciò, e disse: Ah se in questo punto tu non avessi nominata quella donna, certamente ti avrei precipitata ed uccisa e ciò detto sparì via, nè mai più lá incomodò.

Vostro danno dunque, o peccatori, vostro danno, se ad ogni tentazione cadete, se ad ogni assalto del demonio restate vinti, perché non adoperate questa santa reliquia, voglio dire, perché non vi raccomandate a Maria? perché e col cuore, e colla lingua non chiamate in vostro ajuto Maria? Ah! se lo faceste, quanto presto da voi fuggirebbero i demonii, quanto presto cesserebbero le tentazioni, e voi rimarreste vittoriosi, e vivereste da santi?

Deh fatelo per quanto, amore portate alle anime vostre, fatelo subito che vi sentite tentati, appigliatevi al consiglio di S. Bernardo: Mariam cogitate, Mariam invocate: se vi sorprende qualche accidente improvviso, o temete qualche disastro, subito ricorrete a Maria. Insomma tutti nei vostri travagli, nei pericoli di anima e di corpo, . Nominate subito il santissimo nome di Maria, e vi assicuro che questa reliquia santissima vi libererà da tutti i mali e di questa vita, e dell’altra.

Avvertite però, che le reliquie quanto più sono preziose, sono altrettanto più degne di venerazione. Voglio dire, che tutti i santi nominavano questo nome santissimo di Maria con somma pietà e riverenza. Che si dovrà dunque dire di quegli scellerati, che disonorano questo santo Nome, lo bestemmiano, e ad ogni collera sfogano la rabbia con dire: Per la Vergine Maria. Quasi che questo santo Nome fosse più vile del fango della terra? e voi, e voi, che tante volte lo nominate vanamente, gettatevi ai piedi di Maria santissima, e dimandate umilmente perdono.

Deh perdonateci, o Maria santissima, tanti trascorsi di lingua, coi quali abbiamo disonorato il vostro santo Nome. Perdono, Maria santissima, perdono. Anzi tutti voi innamoratevi di un sì bel nome. Il nome di Maria vorrei che vi stampaste nel cuore per sempre amarla. Il nome di Maria portaste sulla lingua per sempre lodarla. Il nome di Maria sotto gli occhi per sempre contemplarla. Il nome di Maria nelle mani per sempre servirla. A Maria vorrei che sempre pensaste, Maria sempre nominaste, Maria sempre onoraste. In una parola vorrei che io è voi vivessimo sempre con Maria per morire sotto il patrocinio di Maria, e goder sempre nel cielo colla gran vergine Maria. La divozione, che vi raccomando assai, si è di astenervi in tutti i sabbati di Maria dai latticinii, di mortificare in tali giorni il senso del gusto, e fin an che di digiunare secondo il proprio fervore di ciascuno.

Dalle “Opere complete di S. Leonardo da Porto Maurizio … riprodotte con alcuni scritti inediti in occasione della sua canonizzazione” (Vol. I, Venezia, Tipografia Emiliana, 1868).


“Réspice stellam, voca Mariam”. Un sermone di S. Bernardo sul Nome di Maria

Lezioni 4, 5, 6 del Mattutino della festa del Santissimo Nome della beata Vergine Maria.
Dall’Omelia 2 “super Missus est” di san Bernardo da Chiaravalle.

«E la Vergine, dice, si chiamava Maria». Parliamo un po’ anche di questo nome, che s’interpreta stella del mare, e che conviene perfettamente alla Vergine Madre. Ella infatti è paragonata giustissimamente a un astro, perché come l’astro emette il suo raggio senza alcuna sua alterazione, così la Vergine ha dato alla luce un Figlio senza pregiudizio della sua verginità. E come il raggio non diminuisce per nulla lo splendore dell’astro, così il Figlio della Vergine non toglie niente all’integrità di lei. Essa è dunque quella nobile stella sorta da Giacobbe, il cui raggio illumina il mondo intero, il cui splendore e rifulge nei cieli, e penetra negli abissi; riluce ancora per tutta la terra, e, scaldando più le anime che i corpi, fa crescere , la virtù e consuma i vizi. Essa è, dico, quella bella e magnifica stella necessariamente posta al disopra di questo mare profondo e vasto, brillante pe’ suoi meriti, luminosa pe’ suoi esempi.
O chiunque tu sia, che nel mare di questo mondo li senti piuttosto sballottare tra procelle e tempeste, che camminare sulla terra, non torcere gli occhi dal fulgore di questa stella, se non vuoi essere sommerso dai flutti. Se insorgono i venti delle tentazioni, se urti negli scogli delle tribolazioni, riguarda la stella, invoca Maria. Se sei agitato dalle onde della superbia, dell’ambizione, della maldicenza, della gelosia, riguarda la stella, invoca Maria. Se la collera o l’avarizia o le seduzioni della carne agitano la fragile navicella dell’anima, guarda a Maria. Se turbato per l’enormità dei delitti, confuso per la laidezza della coscienza, atterrito per la severità del giudizio, ti senti trascinare nella voragine della tristezza, nell’abisso della disperazione, pensa a Maria.
Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria. Non si parta dalla tua bocca, non si parta dal tuo cuore; e, per ottenere l’appoggio delle sue preghiere, non perdere mai di vista gli esempi della sua vita. Seguendo lei, non devii; pregandola, non disperi; pensando a lei, non erri; s’ella ti sostiene, non caschi; s’ella ti protegge, non hai a temere; s’ella ti accompagna, non t’affatichi; s’ella ti è propizia, giungerai al termine, e così sperimenterai in te stesso quanto giustamente fu detto: «E la Vergine si chiamava Maria».

Il Breviarium Romaum aggiunge : “Questo venerabile nome, già onorato da molto tempo in certe parti dell’orbe cristiano, con culto speciale, dopo l’insigne vittoria riportata a Vienna in Austria col soccorso della medesima Vergine Maria sul crudelissimo sultano dei Turchi, che minacciava di soggiogare i popoli cristiani, Papa Innocenzo XI ordinò, che, a perenne memoria di tanto beneficio, si celebrasse ogni anno nella Chiesa universale”.


I significati del Santissimo Nome di Maria

La festa del Santissimo Nome di Maria, già concessa da Giulio II ad alcune Diocesi e quindi pian piano diffusasi nella Cristianità, fu estesa a tutta la Chiesa dal beato Pontefice Innocenzo XI nel 1684 “dopo l’insigne vittoria riportata a Vienna in Austria [il 12 settembre 1683] col soccorso della medesima Vergine Maria sul crudelissimo sultano dei Turchi, che minacciava di soggiogare i popoli cristiani”. Per onorare queste solenne festa offriamo alla meditazione dei Lettori alcune considerazioni del padre Simone Bagnati SJ su alcuni (ne sono stati proposti più di settanta!) misteriosi significati del Nome della Madre di Dio: Illuminata, Illuminatrice, Stella del Mare, Signora, Madre e Mare Amaro.

Dell’imposizione del Nome di Maria
Vocabitur tibi Nomen novum, quod os Domini nominabit.

(Isai. 62, 2)

Considera, che dopo otto giorni dalla nascita fu imposto alla Celeste Bambina questo gran Nome dai Genitori, ma fu prima imposto dalla bocca di Dio. S. Girolamo asserisce essere stato loro così intimato dall’Angelo: “Uxor tua pariet Tibi Filiam, et vocabis Nomen ejus Mariam” (de Nat. Mar.). S. Pier Damiani aggiunge, che Dio ne fece Consiglio, e ne fece Parola cogli Angeli dopo di aver loro partecipato il riscatto degli Uomini e la liberazione del Mondo schiavo; e che allora il Nome di Maria fu tratto fuori dagli Arcani della Divinità (Serm 2. de Annunc.) Questa è stata sempre la distinzione favorita, che ha fatto Dio coi suoi più intimi servi, dar loro il nome, come afferma S. Ambrogio. Pensate, se doveva non far quest’onore alla lor Regina. Dio le impose in un gran Nome un grande ufficio; ed Ella seppe adempire l’ufficio e mettere in opera il Nome. Ah se penetrassimo addentro la nobiltà dei nomi, che portiamo, o quanto altro tenor di Vita terremo! Quanto peso ha questo gran nome di Cristiano! Coll’onore di seguace di Cristo porta l’obbligo di fedelmente seguitarlo. Cristo si avviò per sentieri di pene e noi passeggiamo per giardini di delizie. Cristo camminò per le strade della povertà, del bisogno, del dispregio, del dolore, e noi andiamo per le altezze, per l’abbondanza, per gl’onori per le crapule. Andiamo a termini assai opposti: ma ohimè, che chi non lo seguita, non lo raggiungerà dov’egli è.

Ricordati spesso di queste gran parole. Il Cristiano è seguace del Crocefisso. Argomento chiarissimo, che il Nome di Maria fu imposto da Dio, e la sua Soavità e la Venerabilità: “Oleum effusum Nomen tuum“. O che dolce balsamo è il Nome di Maria! allorché si sparge dalla bocca, il cuore si rallegra, e si santifica, l’orecchio giubila e trionfa, la bocca si delizia, e si beatifica. Quante anime divote nel proferirlo, si sentivano diffondere per la bocca dolcezze di miele celeste. All’incontro per gli orecchi degli Eretici e dei Demoni è un tuono spaventoso, che porta fulmini a loro cuori. Non v’è stato mai Eretico al Mondo ch’abbia amata Maria, e non v’è stata eresia, ch’Ella col suo potentissimo Nome non abbia sbaragliata: “Cunctas haereses sola interemisti“. Ma deve ancora questo Nome atterrire le Anime Cattoliche, ma empie. Che terrore deve mettere ai loro cuori impietriti questo Nome di tenerezza, alle loro laidezze questo Nome di purità. Se vuoi nominar Maria, migliora la tua vita. E Soave, ma Venerabile. Ci sia maestro l’Arcangelo Gabriele, che tardò a nominarlo, per riverenza del gran Nome si preparava alla santità di quel suono. “Volens, scrisse Bernardino, potius venerari silentio, quod non potuit exprimi eloquio” (tom 3. tr. de Virg. Serm. 1.) Dimmi con quali labbra articoli questo gran Nome: con qual cuore ascolti il suo suono. “Quis non timeat Mariam pollutis labiis nominare“, dice il medesimo. Con che rimorso ha da nominar Maria quella bocca, che s’imbratta di parole dissolute? Anzi come ha cuore di pronunciare un Nome purissimo quel cuore che puzza di disonesto amore. Non onorano costoro la Vergine, le fanno ingiuria; mentre fanno passare un Nome odorosissimo per labbra sudice. Purifica la coscienza, e poi nomina Maria.
COLLOQUIO. Vengo a chiedervi umilmente perdono, o Vergine, che tante volte ardisco di nominare il vostro celeste Nome con pochissimo rispetto. O quanto inorridisco, che passi il vostro Nome di tanta purità per le mie labbra immonde, e venga da un cuore, o quanto sozzo! Non voglio persuadermi, che per articolare un Nome tutto luce e candore deve prima purificarsi la vita. Un Arcangelo teme di pronunciarlo, ed io verme vilissimo ho l’ardimento di nominarlo con tanta facilità. Orsù, Madre pietosa, senza nominar Voi io non posso vivere ardisco dunque supplicarvi, impetratemi Voi la purità del cuore, affinché viva nominandovi, e il respiro della mia vita sia Maria.

Di due significati misteriosi del Nome di Maria
Excelsum Nomen ejus.
(Isai. c. 12, 4)

Considera che questo gran Nome di Maria viene interpretato dalla lettera Ebraica secondo S. Girolamo: Illuminata e Illuminans; e tutti e due tali sensi esprimono a meraviglia la soprabbondante ricchezza di lume ch’ebbe in sé e la traboccante copia di luce ch’ebbe, ed ha per gli altri.
Illuminata, perché tra le pure creature Ella ſi avanzò alla maggior vicinanza, ch’esser possa, alla Fonte Massima di ogni luce, ch’è l’increata Sapienza. La Sapienza vien ſimboleggiata nella luce: “Candor lucis aeternae“; ed è chiaro, che per la vicinanza col primo Agente è la più spedita disposizione, che possa aversi per riceverne le influenze: Ella è vera Madre della divina Sapienza, la portò nell’utero nove mesi, la partorì, l’allevò, e per trenta anni pendette da quella bocca, donde scaturì la pienezza di tal luce. Misurate, quanto sublimi cognizioni Ella accolse nella sua mente da un tal Maestro in una scuola sì lunga. Dunque Ella superò di gran lunga la più elevata Scienza dei Cherubini, che significano Moltitudine di Scienze. Così è: chi si avvicina a Dio presto s’illumina e diviene Savio.

Quanti dubbi tu incontri nella via della virtù? Vuoi uscire dal labirinto? chiedi lume a Dio. Ogni opera deve avere la guida di Dio. Chi la chiede la ottiene.
Illuminans. La prima Fonte della luce ha costituita Maria Depositaria della luce. Dio si è compiaciuto sì altamente in lei, che non vuole illuminarci che per mezzo di lei.Quanta luce di Dottrina celeste Ella sparſe negli Apostoli, addottrinandoli, confortandoli, consigliandoli. Con onore sì eccelso vuole Dio riconoscere questa gran Madre. O quanto giubilo debbo concepire dal sapere, che dalle mani di una Madre dipende la luce. Ecco l’altro mezzo da procedere con felicità nelle nostre operazioni; non intraprendere azione alcuna senza prima implorare la luce dalla Fonte e dal Canale, da Gesù e da Maria. Nelle tentazioni quando la passione dà l’assalto, allora ci preme maggiore il bisogno della luce, perché allora si offusca la mente. Chi potrebbe peccare, se vedesse ciò che fa? Chi vorrebbe per un piacere moribondo meritarsi un’eternità di pene? Dunque luce ci vuole: ricorri a chi la possiede e a chi la distribuisce, a Gesù e a Maria.
Il secondo senſo del gran Nome è affine al suddetto, Stella Maris. Mare tempestoso è la vita corrente, agitato dai venti della superbia, dai turbini dell’irascibile, dai vortici della concupiscibile. Dunque dice Bernardo, respice stellam, voca Mariam. Chi implora la luce di questa Stella, chi colle preghiere se la fa comparire, camperà dal naufragio, otterrà il sereno. Quante querele si fanno tutto giorno della fragilità? Giungono anche a dire, “Non si può”. Vorrei sapere da costoro, se tentati ricorrono a questa Stella, oppure si lasciano così ingombrare dalle passioni, che neppur si ricordano d’invocarla. Chi non la invoca, non è che non possa, ma non vuole non peccare.
COLLOQUIO. Già mi veggo convinto; o Vergine Illuminatrice, che se cado nelle tentazioni, non ho scusa veruna. Chi vi ha invocata mai che non vi vedesse venuta in soccorso! E per invocarvi baſta vedere il pericolo. Forza è ch’io confessi, che se pecco, io son quello, che non voglio il soccorso, e cado perché amo di cadere. O cecità inescusabile! Dunque son costretto a pregarvi, o Madre, che usiate meco della vostra più fina miſericordia, cioè, che vi degnate di prevenirmi colla vostra luce. Sì, prevenitemi, Madre amorosa, e con dolce forza ritiratemi da quei pericoli, ch’io stesso da me mi procaccio.

Di tre altri significati del Santissimo Nome di Maria
Ut faceres tibi nomen gloriae.
(Isai. 63, 14)

Considera l’interpretatine, che fa S. Ambrogio del SS. Nome: “Speciale Maria Domini hoc nomen invenit, Deus ex genere meo“. (l. de instit Vir. c.5). Questa è la sorgente primaria delle glorie di Maria, la Maternità Divina; che una creatura somministrasse il sangue e la vita ad un Dio, e la somministrasse sola, senza cooperazione d’uomo: che una Vergine comprendesse nel ſuo Utero chi non è in luogo, chi non soggiace a tempo, chi non riconosce termini. La Maternità di Dio, dice S. Tommaso, ha una certa infinità secundum quid, perché un Dio infinito gliela rifonde. Quanto si pregiano gli uomini delle nobili parentele? Chi può fabbricare sopra un cognome equivoco la congiunzione del sangue con qualche Grande, si stima beato. Maria ha sì ſtretta parentela con Dio, che è verissima sua Madre; ed ella può dire, Deus ex genere meo. Anche a noi, benché con gran diversità, ha fatto Dio l’onore di farci e chiamarci ſuoi Figli. “Si Filii et Heredes“. Ma come possiamo udir ciò senza tutti inorridire? Noi Figli di Dio? Dio nostro Padre? E se sì, qual è la nostra simiglianza con Dio: quale è la noſtra imitazione? Come può indursi quel Cristiano a peccare? Sapendo d’esser Figlio, non trema di farsi nemico. Eccita in te atti fervorosi di dolore, e di proponimenti.
L’altra nobile interpretazione è di S. Epifanio: “Mariam interpretari solemus Domina, atque etiam Spem, peperit enim Dominum, qui est Spes totius Mundi” (or. de lau. Vir.). Altri aggiungono, “Domina Maris“. Ella è Padrona e Padrona del Mare. Meritò questo universale dominio coll’ubbidire e con specialità, allorché con una perfettissima soggezione al Divino volere pronunziò quell’ “Ecce Ancilla Domini“, che rallegrò il Cielo, e felicitò la Terra. Chi s’è imposseſſato d’una totale soggezione al volere di Dio, ha già trovata la beatitudine in terra; fa ciò che vuole, perché ſempre si farà ciò che vuol Dio. Esercitati, o Anima in atti frequentiſſimi di conformità al volere divino: qui sta la santità, fare in tutto ciò che Dio vuole.
L’ultimo senso del Nome misterioso secondo Bonaventura si è “Mare amarum” (In spec. cap. 3). Maria è Mare, perché secondo il medesimo, se nel Mare entrano a perdersi e a confondersi tutti i fiumi, così tutti i generi delle grazie degl’Angeli, e dei Santi quaſi si uniſcono, si mischiano, e si confondono in Maria. Mare di grazia e di gloria, avverandosi di essa: “Dominabitur a mari usque ad mare“; “a mari gratiae ad mare gloriae“, ſoggiunge il medeſimo. Ma è un Mare amaro per due ragioni, l’una perché nella Passione Santissima inondarono in lei amarezze eccessive. Gran cosa! la più diletta tra le pure creature fu la più amareggiata: dunque godi delle tribolazioni, se sono esse per le Anime dilette. La seconda, perché, come dice il medeſimo, come nel Mar Rosso furono sommersi gli Egizi, così in questo Mare resta sempre annegato il Demonio: “Ipsa conteret caput tuum“. Invoca Maria nelle tentazioni, e resterà vinto il Tentatore.
COLLOQUIO. Professo prima, Vergine, il mio vassallaggio a Voi, come a mia Padrona, e di quanto buon cuore lo professo! A Voi già ho obbligata la mia ubbidienza e Voi impegnate per me il vostro Patrocinio. Difendete un vostro suddito, proteggete un vostro schiavo. Se Voi siete un Mare di grazie, a Voi io fo ricorso che ne sono tanto mendico. In Voi soprabbondano tante acque, deh sia io degno di averne qualche stilla. Ma siete un Mare amaro per li miei Infernali Nemici. Fate, che io li tratti da tali col fuggirli, coll’odiarli, col combatterli, col vincerli. Navigando in Voi e con Voi spero con viva fede, che giungerò felicemente al porto.


(Simone Bagnati S.I., Vita di Maria divisa in meditazioni per tutti li sabbati dell’anno, Venezia, 1738, pp. 260-268)



In questo video spieghiamo catecheticamente queste due festività care alla Tradizione della Chiesa ed alla vera, autentica Devozione mariana. Ave, Ave o Maria, Benedetto il Nome di Maria

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