Messaggio Quaresima 2026, Leone XIV: Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua…

Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono…

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV PER LA QUARESIMA 2026
Ascoltare e digiunare.
La Quaresima come tempo di conversione
Cari fratelli e sorelle!
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.
– Ascoltare
Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro…
– Digiunare
Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione…
– Insieme
Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio…
(..) Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro…

OFFRIAMO PRIMA la meditazione di Don Mario Proietti che condividiamo, seguirà poi il testo ufficiale del Papa…

MESSAGGIO DEL PAPA PER LA QUARESIMA
Ascoltare e digiunare: la conversione che ricuce il cuore
Cari amici, Il Messaggio di Papa Leone XIV per la Quaresima 2026 è essenziale e, proprio per questo, incisivo. Porta tre parole semplici, che sembrano quasi troppo ordinarie per il nostro tempo pieno di complicazioni: ascoltare, digiunare, insieme. Nessun effetto speciale. Una scuola di vita cristiana.
La prima parola è ascoltare. Il Papa scrive: “La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita”. Qui c’è già tutto. Quando Dio torna al centro, tante inquietudini si ridimensionano, tante distrazioni perdono potere, tante urgenze rivelano di essere soltanto rumore. La conversione comincia dall’orecchio, non dal muscolo. Non nasce dal “fare di più”, nasce dal “lasciarsi raggiungere”.
Il Papa lo dice con chiarezza: “Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito”. La Parola non è un pretesto per confermare le nostre idee, è una visita di Dio. Entra, illumina, corregge, consola, ferisce e guarisce. La Quaresima è tempo favorevole perché la Parola trovi spazio vero, non un angolino ritagliato tra mille cose.
Poi Leone XIV mostra che l’ascolto non è un tema astratto, è un tratto del modo di essere di Dio. Richiama il roveto ardente e cita: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido” (Es 3,7). Dio ascolta, Dio prende sul serio il grido, Dio coinvolge. Questo significa che l’ascolto nella liturgia educa a un ascolto più vero della realtà. Il Papa lo scrive in modo forte: “tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta”.
Qui c’è una conversione molto concreta. Noi ascoltiamo tante cose e spesso ascoltiamo male. Ascoltiamo ciò che conferma, ciò che eccita, ciò che indigna. La Parola di Dio educa un’altra postura: la capacità di riconoscere il grido che sale, quello che chiede una risposta di giustizia, di misericordia, di responsabilità. Non per fare propaganda religiosa, non per “mettere bandierine”, per essere cristiani veri.
La seconda parola è digiunare. Il Papa la presenta senza sentimentalismi: “L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione”. Il digiuno è una scuola. Coinvolge il corpo, smaschera gli idoli, rimette ordine negli appetiti. Dice al cuore: non sei tu a comandare, tu puoi essere guidato. Dice alla volontà: puoi diventare libera. Dice al desiderio: puoi essere purificato.
Qui Leone XIV inserisce una citazione di sant’Agostino che vale da sola una meditazione intera: “Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita… Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità”. Che immagine stupenda. La Quaresima dilata l’anima. Non ci restringe, non ci spegne, non ci rende tristi. Apre spazio dentro, aumenta la capacità, educa ad avere fame di ciò che conta davvero.
Il Papa mette anche un argine necessario, molto evangelico: il digiuno deve restare nella fede e nell’umiltà. Non è una gara. Non è una vetrina. Non è un modo elegante per sentirsi migliori. E qui arriva un’altra frase precisa, citata da Benedetto XVI: “non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio”. La Quaresima tiene insieme Parola e ascesi. Una senza l’altra si rovina. La Parola senza conversione del corpo si trasforma facilmente in discorso. L’ascesi senza Parola diventa volontarismo.
Poi il Papa fa una scelta pastorale molto intelligente: propone un digiuno spesso dimenticato, più difficile di quello del cibo. Scrive: “Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo”. E continua: “Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie”. È un programma quaresimale perfetto per il nostro tempo.
Provate a pensarci. In famiglia, tra amici, sul lavoro, sui social, nei dibattiti, anche nelle comunità cristiane, la lingua diventa spesso un’arma. Una frase di troppo rovina una giornata. Un giudizio affrettato lascia ferite. Una battuta velenosa avvelena l’aria. La Quaresima può diventare un allenamento alla carità attraverso la parola. Il Papa lo dice con semplicità: “Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza”. Una gentilezza vera, non molle. Una gentilezza forte, capace di verità.
La terza parola è insieme. La conversione cristiana non è un viaggio solitario. La Chiesa non ci mette in Quaresima come individui sparsi, ci chiama come popolo. Il Papa richiama Neemia: il popolo radunato, la Legge ascoltata pubblicamente, il digiuno, la confessione di fede, l’adorazione, l’alleanza rinnovata. Non è soltanto una scena antica, è un’icona di come si ricomincia.
Per questo Leone XIV scrive: “le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso”. E aggiunge una frase chiave: “la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà”. Non si tratta di diventare “più religiosi”. Si tratta di diventare più veri, più liberi, più capaci di ascolto, più sobri, più fratelli.
Allora, cosa possiamo portarci a casa, senza complicarci la vita? Un gesto semplice: scegliere un tempo reale per l’ascolto della Parola. Non un ritaglio casuale, un appuntamento. Pochi minuti, fedeli. La costanza fa più della quantità. Un gesto concreto: un digiuno serio, senza teatro. Chi può, dal cibo. Tutti, dalla parola che ferisce. Prima di parlare, domandarsi se quello che sto per dire costruisce, chiarisce, salva, oppure soltanto scarica tensione. Un gesto comunitario: fare pace con qualcuno, ricucire un rapporto, smettere un giro di chiacchiere, scegliere un linguaggio più pulito. La Quaresima non è un periodo “triste”. È un tempo in cui il cuore torna abitabile.
Se questa Quaresima riuscisse a fare questo, nelle nostre case, nelle nostre comunità, perfino nei commenti online, sarebbe già un piccolo miracolo. E i miracoli, quando si presentano in forma di ascolto e sobrietà, sono quelli che durano.

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TESTO INTEGRALE

Ascoltare e digiunare.
La Quaresima come tempo di conversione

Cari fratelli e sorelle!

La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.

Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.

Ascoltare

Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro.

Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.

È un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». [1]

Digiunare

Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.

Sant’Agostino, con finezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e il compimento futuro che attraversa questa custodia del cuore, quando osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità». [2] Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.

Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio». [3] In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana». [4]

Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.

Insieme

Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).

Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.

Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.

Di cuore benedico tutti voi e il vostro cammino quaresimale.

Dal Vaticano, 5 febbraio 2026, memoria di Sant’Agata, vergine e martire.

 

LEONE PP. XIV


[1] Esort. ap. Dilexi te (4 ottobre 2025), 9.
[2] S. Agostino, L’utilità del digiuno, 1, 1.
[3] Benedetto XVI, Catechesi (9 marzo 2011).
[4] S. Paolo VI, Catechesi (8 febbraio 1978).

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