Sant’Alfonso de Liguori scrisse una Lettera per indicare i doveri del futuro Papa…

Quel che dovrebbe fare un Papa secondo Sant’Alfonso

Si stava per riunire il conclave del 1774, il Cardinale Castelli chiese a Mons. Alfonso Maria de Liguori di scrivere una lettera al riguardo dei provvedimenti che avrebbe dovuto prendere il nuovo Papa per riformare la Chiesa afflitta dal rilassamento generale. Riporto i passi principali della lettera alfonsiana.

Amico mio e Signore, circa il sentimento che si desidera da me intorno agli affari presenti della Chiesa e circa l’elezione del Papa, che sentimento voglio dar io miserabile ignorante, e di tanto poco spirito qual sono?

Dico solo che vi bisognano orazioni e grandi orazioni; mentre, per sollevare la Chiesa dallo stato di rilassamento e confusione in cui si trovano universalmente tutti i ceti, non può darvi rimedio tutta la scienza e prudenza umana, ma vi bisogna il braccio onnipotente di Dio.

Tra i vescovi, pochi sono quelli che hanno vero zelo delle anime.

Le comunità religiose quasi tutte, e senza quasi, sono rilassate; poiché nelle religioni, nella presente confusione delle cose l’osservanza è mancata e l’ubbidienza è perduta.

Nel clero secolare vi è di peggio: onde vi è necessità precisa di una riforma generale per tutti gli ecclesiastici, per indi dar riparo alla grande corruzione dei costumi, che vi è nei secolari.

E perciò bisogna pregar Gesù Cristo che ci dia un Capo della Chiesa, il quale, più che di dottrina e di prudenza umana, sia dotato di spirito e di zelo per l’onore di Dio, e sia totalmente distaccato da ogni partito e rispetto umano; perché se mai, per nostra disgrazia, succede un Papa che non ha solamente la gloria di Dio avanti gli occhi, il Signore poco l’assisterà, e le cose, come stanno nelle presenti circostanze, andranno di male in peggio.

Sicché le orazioni possono dar rimedio a tanto male, con ottenere da Dio che egli vi metta la sua mano e dia riparo.

[…] Bramerei primieramente che il Papa venturo (giacché ora mancano molti Cardinali che si han da provvedere) scegliesse, fra quelli che gli verranno proposti, i più dotti e zelanti del bene della Chiesa, ed intimasse preventivamente ai Principi, nella prima lettera in cui darà loro parte della sua esaltazione, che, quando gli domanderanno il Cardinalato per qualche lor favorito, non gli proponessero se non soggetti di provata pietà e dottrina; perché altrimenti non potrà ammetterli in buona coscienza.

Bramerei inoltre che usasse fortezza in negare più benefizi a coloro che stanno già provveduti dei beni della Chiesa, per quanto basta al lor mantenimento secondo quel che conviene al loro stato. Ed in ciò si usasse tutta la fortezza avverso gl’impegni che s’affacciano.

Bramerei, di più, che s’impedisse il lusso nei prelati, e perciò si determinasse per tutti (altrimenti a niente si rimedierà) si determinasse, dico, il numero della gente di servizio, giusta ciò che compete a ciascun ceto dei prelati: tanti camerieri e non più; tanti servitori e non più; tanti cavalli e non più; per non dare più a parlare agli eretici.

Di più! che si usasse maggior diligenza nel conferire i benefizi solamente a coloro che han servito la Chiesa, non già alle persone particolari.

Di più, che si usasse tutta la diligenza nell’eleggere i vescovi (dai quali principalmente dipende il culto divino e la salute dell’anime) con prendersi da più parti le informazioni della loro buona vita e dottrina necessaria a governare le diocesi; e che, anche per quelli che siedono nelle loro chiese, si esigesse dai metropolitani e da altri, segretamente, la notizia di quei vescovi, che poco attendono al bene delle loro pecorelle.

Bramerei ancora che si facesse intendere dappertutto che i vescovi trascurati, e che difettano o nella residenza o nel lusso della gente che tengono al lor servizio, o nelle soverchie spese di arredi, conviti e simili, saranno puniti colla sospensione o con mandar vicari apostolici a riparare i loro difetti; con darne l’esempio da quando in quando, secondo bisogna.

Ogni esempio di questa sorta farebbe stare attenti a moderarsi tutti gli altri prelati trascurati.

[…] Sovra tutto desidererei che il Papa riducesse universalmente tutti i religiosi all’osservanza del loro primo Istituto, almeno nelle cose più principali.

Or via, non voglio più tediarla. Altro noi non possiamo fare che pregare il Signore, che ci dia un Pastore pieno del suo spirito, il quale sappia stabilir queste cose da me così accennate in breve, secondo meglio converrà alla gloria di Gesù Cristo.

E con ciò le fo umilissima riverenza, mentre con tutto l’ossequio mi protesto

Di V. S. Illma Devmo ed obblmo servo vero

Alfonso Maria, vescovo di Sant’Agata de Goti

(si ringrazia il Blog di Cordialiter)


Nella storia della Chiesa solo due papi sono stati eletti dal conclave a maggio, il mese che la liturgia cattolica dedica alla Madonna. 
Nel cuore della cosiddetta “cattività avignonese”, con la Curia lontana da Roma, il conclave del 1342 si aprì il 5 maggio nella residenza papale in Provenza. Dopo appena due giorni, fu eletto Pierre Roger, cardinale e uomo di profonda cultura, che assunse il nome di Clemente VI. Il suo pontificato (1342-1352) fu segnato da un intenso mecenatismo, una solida politica internazionale e il controverso acquisto della città di Avignone, che diventò proprietà papale.
Clemente VI fu anche il papa della Peste Nera, che scoppiò durante il suo pontificato, e si distinse per la carità e l’impegno nel proteggere gli ebrei dalle persecuzioni. Fu uno dei più rappresentativi pontefici dell’epoca avignonese.
Dopo la brevissima esperienza di Papa Leone XI (morto dopo soli 27 giorni), il secondo conclave del 1605 si aprì l’8 maggio.
I cardinali impiegarono ben ventisette scrutini per giungere all’elezione del cardinale Camillo Borghese, che divenne Paolo V.
Sotto il suo pontificato (1605–1621), la Chiesa visse un periodo di rinnovato potere temporale e spirituale.
Paolo V fu un convinto sostenitore dell’autorità papale e commissionò importanti opere architettoniche, come la facciata della Basilica di San Pietro. Proprio grazie a lui si completò uno dei simboli universali del cattolicesimo. La sua elezione in un caldo mese di maggio segnò l’inizio di una stagione barocca di grande splendore per la Roma dei papi.
 

San Bernardo (1090-1153) fu al tempo suo uno dei sostegni del Papato Romano: “Il sommo Pontefice Innocenzo II ebbe in lui un aiuto prezioso tanto per metter fine allo scisma di Pier Leone, quanto nelle legazioni presso l’imperatore di Germania, Enrico re d’Inghilterra e il Concilio di Pisa” (Brev. Rom.).
Quindi è bene leggere una sua lettera ad Eugenio III (già suo discepolo) per capire chi sia quell’uomo che chiamiamo “papa”.
«Suvvia, indaghiamo ancora più diligentemente chi sei tu al mondo, cioè a dire quale persona pro tempore tu sostieni nella Chiesa di Dio. Chi sei tu? Tu sei il gran Sacerdote, il Pontefice Sommo. Tu il principe dei Vescovi, tu l’erede degli Apostoli, tu per il primato Abele, per il governo Noè, per il patriarcato Abramo, per l’ordine Melchidesech, per la dignità Aronne, per l’autorità Mosè, per l’ufficio di giudice Samuele, per la potestà Pietro e per l’unzione Cristo.
Tu sei quello cui furon date in mano le chiavi, cui furono commesse le pecorelle. Vi sono pure altri portinai del cielo e pastori dei greggi; ma tu hai ereditato un nome tanto più glorioso quanto, più diversamente da essi, hai ereditato l’uno e l’altro nome. Ogni pastore ha il suo gregge particolare a lui assegnato; a te vennero affidati tutti i greggi, a te solo l’unico, tutto il gregge, non solo delle pecorelle, ma anche dei pastori; tu solo sei il pastore di tutti.
Mi domandi in che modo io lo provi? Dalla parola del Signore. Infatti a chi, non dico dei vescovi, ma ancora degli Apostoli, furono in un modo così assoluto e indefinito affidate le pecorelle? “Se mi ami, o Pietro, pasci le mie pecorelle“.
Quali? Popoli di questa o di quella città, di questa o di quella regione, o di un certo regno? “Le mie pecorelle“, disse. A chi non è manifesto non avergli egli assegnate alcune, ma tutte? Nulla si eccettua, ove nulla si distingue. Ed erano presenti anche gli altri discepoli, quando affidando l’unità ad un solo, la raccomandava a tutti, in un sol gregge ed in un sol pastore, secondo quelle parole: “Una è la colomba mia, la bella mia, la perfetta mia“.
Dove è unità ivi è perfezione: gli altri numeri non hanno perfezione, ma divisione, dalla unità discostandosi. Onde è che ciascuno ebbe in sorte il suo popolo, conoscendo il mistero.
E infine Giacomo che era considerato la colonna della Chiesa, stette contento alla sola Gerusalemme, cedendo a Pietro il mondo.
E bellamente [Giacomo] fu posto a risuscitare il seme del defunto fratello, qui dove egli fu ucciso. Infatti è chiamato “il fratello del Signore“. Laonde, se cede il fratello del Signore, chi si vuole intromettersi nella prerogativa di Pietro?
Adunque rimane saldo il privilegio tuo, sì nelle chiavi a te commesse e sì nelle pecorelle che a te furono raccomandate»
(fonte del testo Radio Spada)
 

Veni, creátor Spíritus,
mentes tuòrum vísita,
imple supérna grátia,
quæ tu creásti péctora.

Qui díceris Paráclitus,
altíssimi donum Dei,
fons vivus, ignis, cáritas,
et spiritális únctio.

Tu septifòrmis múnere,
dígitus patérnæ déxteræ,
tu rite promíssum Patris,
sermóne ditans gúttura.

Accénde lumen sénsibus,
infúnde amórem córdibus,
infírma nostri córporis
virtúte firmans pérpeti.

Hostem repéllas lóngius
pacémque dones prótinus;
ductóre sic te prævio
vitémus omne nóxium.

Per Te sciámus da Patrem
noscámus atque Fílium,
teque utriúsque Spíritum
credámus omni témpore.

Deo Patri sit glória,
et Fílio, qui a mórtuis
surréxit, ac Paráclito,
in sæculórum sæcula.

 Amen.

Vieni, o Spirito Creatore
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia
i cuori che hai creato.

O dolce consolatore,
dono del Padre altissimo,
acqua viva, fuoco, amore,
santo crisma dell’anima.

Dito della mano di Dio,
promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni,
suscita in noi la parola.

Sii luce all’intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite
col balsamo del tuo amore.

Difendici dal nemico,
reca in dono la pace,
la tua guida invincibile
ci preservi dal male.

Luce d’eterna sapienza,
svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio
uniti in un solo Amore. Amen.



 
DUE SEGNALI IMPORTANTI PER IL CONCLAVE, CHE CI DANNO SPERANZA
(di Don Alfredo Maria Morselli)
 
Provvidenzialmente il conclave inizia il 7 maggio e il nuovo Papa potrebbe essere già eletto l’8.
Ora, con il calendario di San Pio X (Divino afflatu), prima della riforma di San Giovanni XXIII, il 7 maggio era la festa del Patrocinio universale della Chiesa di San Giuseppe, e l’8 la festa dell’Apparizione di S. Michele A. sul Gargano.
Quindi San Giuseppe e San Michele si daranno da fare perché tutto vada per il meglio e vi tocchi un Papa santo e non quello che ci meritiamo.
Aggiungo le letture del breviario antico (Divino afflatu) per quei giorni.
 
Dal Breviarium Romanum Divino Afflatu, mattutino del 7 maggio, 4°,5°, 6° notturno:
Sermone di san Bernardino da Siena
Sermone su S. Giuseppe
È regola generale di tutte le grazie singolari concesse a qualche creatura ragionevole, che, ogni volta che la bontà divina sceglie qualcuno per onorarlo d’una grazia singolare o elevarlo ad uno stato sublime, gli doni tutti i carismi, che alla persona così eletta e al suo ufficio sono necessari, e l’adorni largamente di questi doni. Il che s’è verificato soprattutto in san Giuseppe, padre putativo di nostro Signore Gesù Cristo, e vero sposo della Regina del mondo e della Sovrana degli Angeli; il quale fu scelto dall’eterno Padre a fedele nutrizio e custode dei suoi principali tesori, cioè del suo Figlio e della sua Sposa: ufficio ch’egli adempì fedelissimamente. Al quale perciò il Signore disse: « Servo buono e fedele, entra nel gaudio del tuo Signore» Matth. 25,21.
Se lo consideri rispetto a tutta la Chiesa di Cristo, non è egli forse l’uomo eletto e singolare, sotto del quale Cristo fu posto nel suo ingresso nel mondo e per mezzo del quale fu salvaguardato l’ordine e l’onore della sua nascita? Se pertanto tutta la Chiesa è debitrice alla Vergine Madre, perché per lei fu fatta degna di ricevere il Cristo; così dopo di lei deve a lui senza dubbio una riconoscenza e venerazione singolare. Egli è come la chiave dell’antico Testamento, in cui il merito dei patriarchi e dei profeti consegue il frutto promesso. Egli solo infatti possiede realmente quanto la bontà divina aveva a quelli promesso. Giustamente dunque egli è figurato nel patriarca Giuseppe, che conservò il frumento ai popoli. Però egli lo sorpassa, perché non solo ha fornito il pane della vita materiale agli Egiziani, ma, nutrendo (Gesù) con somma cura, ha procurato a tutti gli eletti il Pane del cielo, che dà la vita celeste.
Certamente non è a dubitare, che Cristo non abbia conservata in cielo, anzi non abbia compita e resa perfetta quella famigliarità, rispetto e sublimissima dignità, che, come un figlio a suo padre, gli accordò durante la vita terrestre. Onde non senza razione nella parola citata il Signore aggiunge: «Entra nel gaudio del tuo Signore» Matth. 25,21.. E benché il gaudio dell’eterna beatitudine entri nel cuore dell’uomo, tuttavia il Signore amò dirgli; «Entra nel gaudio»; per insinuare misticamente che questo gaudio non è solamente dentro di lui, ma che lo circonda d’ogni parte e lo assorbe e lo sommerge come un abisso senza fondo. Ricordati pertanto di noi, o beato Giuseppe, e coll’aiuto della tua preghiera intercedi presso il tuo Figlio putativo; e rendici altresì propizia la beatissima Vergine tua sposa, la Madre di colui che col Padre e collo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia.
 
Dal Breviarium Romanum Divino Afflatu, mattutino dell’8 maggio, 4°,5°, 6° notturno:
“Che il beato Michele Arcangelo sia apparso sovente agli uomini, lo provano e l’autorità dei sacri libri e l’antica tradizione dei Santi. Per cui la memoria di questo fatto si celebra in molti luoghi. Come altra volta la sinagoga dei Giudei, così adesso la Chiesa di Dio lo venera suo custode e patrono. Una celebre apparizione di Michele Arcangelo avvenne sotto il sommo Pontefice Gelasio I, nella Puglia, sulla vetta del monte Gargano, ai piedi del quale è situata la città di Siponto.
Difatti accadde che il toro d’un certo Gargano allontanatosi dalla mandria del bestiame, dopo molte ricerche si ritrovò impigliato all’ingresso d’una spelonca. Uno dei ricercatori avendo scoccata una freccia per trafiggerlo, la freccia, rivoltatasi, tornò a chi l’aveva lanciata. La qual cosa riempì di tanto terrore i presenti e poi gli altri, che, non osando più alcuno accostarsi a quella spelonca, i Sipontini consultano il vescovo; il quale rispose che occorreva interrogare il Signore, ed indisse tre giorni di digiuno e di preghiere.
Dopo i tre giorni, l’Arcangelo Michele avvertì il vescovo che quel luogo era sotto la sua protezione, e con quel fatto aveva voluto manifestare che si rendesse ivi un culto a Dio in memoria di lui e degli Angeli. Quindi il vescovo si portò col popolo a detta spelonca. E al vederla disposta in forma di chiesa, cominciarono a celebrarvi i divini uffici: e questo luogo fu poi illustrato da molti miracoli. Non molto dopo, il Papa Bonifacio dedicò in Roma la chiesa di san Michele sulla sommità prospiciente il circo, il 29 Settembre: giorno nel quale la Chiesa celebra ancora la memoria di tutti gli Angeli. Ma quest’oggi è consacrato all’apparizione di Michele Arcangelo”.
 
 

Preghiera a san Pio V
🙏 Adesso, Pontefice santo, ascolta i voti della Chiesa militante, i cui destini furono, per qualche tempo, affidati alle tue mani. Anche morendo, implorasti per lei, in nome del Salvatore risuscitato, la protezione contro i pericoli, ai quali era ancora esposta. Vedi come ai nostri giorni in quale stato ha ridotto quasi l’intera cristianità il dilagare dell’errore. Per far fronte a tutti i nemici che l’assediano, la Chiesa non ha più che le promesse del suo divin fondatore; gli appoggi visibili le mancano tutti assieme; non le restano più che i meriti della sofferenza e le risorse della preghiera. Unisci le tue suppliche alle sue, dimostrandoci, così, che sèguiti sempre ad amare il gregge del Maestro. Proteggi a Roma la cattedra del tuo successore, esposta agli attacchi più violenti ed astuti. Prìncipi e popoli cospirano contro il Signore e contro il suo Cristo. Allontana i flagelli che minacciano l’Europa, così ingrata verso la Madre sua, così indifferente agli attentati commessi contro colei a cui tutto deve. Illumina i ciechi, confondi i perversi; ottieni che la fede illumini finalmente tante intelligenze smarrite, che scambiano l’errore per la verità, le tenebre per la luce.
In mezzo a questa notte così buia e così minacciosa, i nostri sguardi, o santo Pontefice, discernono le pecorelle fedeli: benedicile, sostienile e ne accresci il loro numero. Uniscile al tronco dell’albero che non può perire, affinché esse non siano disperse dalla tempesta. Rendile sempre più fedeli verso la fede e le tradizioni della santa Chiesa che è la loro unica forza, in mezzo a questo dilagare dell’errore che minaccia di tutto asportare. Conserva alla Chiesa il sacro Ordine nel quale tu fosti elevato a così alti destini; moltiplica nel suo seno quelle generazioni di uomini potenti in opere e parole, pieni di zelo per la fede e per la santificazione delle anime, quali noi ammiriamo nei suoi Annali, quali noi veneriamo sugli altari. Finalmente ricordati, o Pio, che sei stato il Padre del popolo cristiano, e seguita ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra, per mezzo della tua potente intercessione, fino a che sia completo il numero degli eletti. Così sia.
1Pater, Ave e Gloria…

(da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste)


Riceviamo e pubblichiamo di seguito una preghiera, con relativo testo di accompagnamento di monsignor Athanasius Schneider, diffusi in occasione dell’antica data (18 gennaio) della festa della Cattedra di San Pietro per la Chiesa di Roma.

***

Sia lodato Gesù Cristo!

Cari fedeli cattolici, specialmente voi che soffrite a causa della crisi inaudita che la nostra Santa Madre Chiesa attraversa ai nostri giorni! Cari padri e madri di famiglia cattolici! Cari giovani cattolici! Cari bambini cattolici innocenti! E soprattutto care religiose contemplative, gemme spirituali della Chiesa! Cari seminaristi cattolici! Cari sacerdoti cattolici, che siete «l’amore del Sacro Cuore di Gesù»!

La confusione all’interno della Chiesa è arrivata a tal punto che dobbiamo pregare il Signore con le parole di Ester: «Non abbiamo altro aiuto all’infuori di te» (Ester 4,31/14,3 Vulg.). Perciò rifugiamoci nel Cuore Immacolato di Maria mediante la Preghiera quotidiana per implorare santi Papi. Gridiamo con il salmista: «Svegliati! Perché dormi, Signore? Destati, non ci respingere per sempre!» (Sal 43,23).

18 gennaio 2024, Antica festa della Cattedra di San Pietro a Roma

+ Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana

Preghiera per implorare Papi santi

Kyrie eleison! Christe Eleison! Kyrie eleison! Signore Gesù Cristo, Tu sei il Buon Pastore! Con la Tua mano onnipotente Tu guidi la Tua Chiesa pellegrina attraverso le tempeste di ogni epoca.

Adorna la Santa Sede con santi Papi che non temano i potenti di questo mondo né scendano a compromessi con lo spirito del tempo, ma conservino, rafforzino e difendano la Fede cattolica fino all’effusione del sangue e osservino, proteggano e trasmettano la venerabile liturgia della Chiesa Romana.

Oh Signore, ritorna a noi per mezzo dei santi Papi che, infiammati dallo zelo degli Apostoli, proclamano al mondo intero: «In nessun altro c’è salvezza, tranne in Gesù Cristo. Poiché non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che siano salvati» (cfr. Atti 4,10-12).

Attraverso un’era di Papi santi, possa la Santa Sede, che è la patria per tutti coloro che promuovono la Fede cattolica e apostolica, risplendere sempre come cattedra della verità per il mondo intero. Ascoltaci, Signore, e per intercessione del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, donaci Papi santi, donaci molti Papi santi! Abbi pietà di noi e ascoltaci! Amen.


Per l’onore della Chiesa

Per l’onore della Chiesa

Il funerale di papa Francesco sul sagrato di San Pietro e la traslazione del feretro a Santa Maria Maggiore, nel grandioso scenario della Roma antica, barocca e ottocentesca, hanno rappresentato un momento storico carico di simbolismo. Sovrani, Capi di Stato e di governo, uomini pubblici di ogni rango, convenuti da ogni parte a Roma, non hanno reso omaggio a Jorge Mario Bergoglio, ma all’istituzione da lui rappresentata, come era accaduto l’8 aprile 2005 per le esequie di Giovanni Paolo II.  Anche se molte di queste personalità appartengono ad altre religioni o professano l’ateismo, tutte erano consapevoli di ciò che ancora significa la Chiesa romana, caput mundi, centro del Cristianesimo universale. L’immagine di Donald Trump e Vladimir Zelensky faccia a faccia su due semplici sedie, tra le navate della Basilica di San Pietro, sembrava esprimere la loro piccolezza, sotto la volta di una basilica che racchiude i destini del mondo. E i 170 leader convenuti nella Città eterna, con la loro presenza sembravano anche interrogarsi sul futuro del mondo, alla vigilia del conclave che si aprirà il 7 maggio. 

Il conclave che eleggerà il successore di Francesco è, come tutti conclavi, un momento straordinario nella vita nella Chiesa. Mai come nel conclave, infatti, il Cielo e la terra sembrano incontrarsi per l’elezione del Vicario di Cristo. I cardinali, che costituiscono il Senato della Chiesa, devono scegliere colui che è destinato a guidarla e a governarla. Il momento è così importante che Cristo stesso ha promesso alla Chiesa di assisterla nella scelta, attraverso l’influsso dello Spirito Santo. Come ogni grazia, quella dovuta allo speciale intervento dello Spirito Santo presuppone però la corrispondenza degli uomini che, in questo caso, sono i cardinali riuniti nella Cappella Sistina. Ad essi, infatti, l’assistenza divina non toglie la libertà umana. Lo Spirito Santo li assiste, ma non determina la loro scelta. L’assistenza dello Spirito Santo non significa che nel conclave venga necessariamente scelto il candidato migliore. La Divina Provvidenza però, dal peggior male, quale può essere l’elezione di un cattivo Papa, trae sempre il maggior bene possibile, perché è Dio e non il demonio, che sempre trionfa nella storia. Per questo nel corso della storia furono eletti papa santi, ma anche papi deboli, indegni, inadeguati alla loro alta missione, senza che ciò pregiudichi in alcun modo la grandezza del Papato.

Come ogni conclave della storia, anche il prossimo conclave subirà tentativi di interferenze. Nel conclave del 1769, Clemente XIV fu eletto dopo 185 scrutini e oltre tre mesi di trattative, dopo essersi impegnato con le corti borboniche a sopprimere la Compagnia di Gesù. L’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, nel conclave del 1903, che elesse san Pio X, pose il veto per l’elezione del cardinale Rampolla del Tindaro. Ma anche il conclave che elesse Pio XII, e soprattutto quello che seguì alla sua morte, subirono pressioni politiche. Nel 1958, l’azione diplomatica più invadente fu condotta dalla Francia del generale De Gaulle, il quale prescrisse al suo ambasciatore presso la Santa Sede, Roland de Margerie, di fare di tutto per impedire che potessero essere eletti i cardinali Ottaviani e Ruffini, considerati “reazionari”. Il “partito francese”, che faceva capo al cardinale decano Eugenio Tisserant, appoggiò invece il patriarca di Venezia Giuseppe Roncalli, che fu eletto con il nome di Giovanni XXIII. In tempi più recenti, sono note le manovre della cosiddetta “Mafia di San Gallo” nei conclavi del 2005 e del 2013, per evitare l’elezione di Benedetto XVI e poi per assicurare quella di Papa Francesco. La prima manovra fallì, la seconda riuscì

Queste pressioni non determinano però l’invalidità di un’elezione. Giovanni Paolo II, nella costituzione Universi Dominici gregis del 22 febbraio 1996, pur senza proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l’elezione, stabilisce che i cardinali elettori devono astenersi «da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento», decreta «che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo» e commina «la scomunica latae sententiae ai trasgressori di tale divieto» (nn. 81-82). La costituzione definisce invalidi gli accordi, ma non l’elezione che ad essi seguisse. L’elezione rimane valida anche se sono stati compiuti patti illeciti, salvo che emerga un vizio sostanziale gravissimo che comprometta la libertà del conclave. 

La Universi Dominici Gregis aveva stabilito l’elezione del Pontefice con una maggioranza qualificata di due terzi, ma nel caso che il conclave si fosse protratto oltre 30 scrutini in 10 giorni, prevedeva che i cardinali avrebbero potuto eleggere il nuovo Papa con la semplice maggioranza assoluta dei suffragi (nn. 74-75). Non era un cambiamento irrilevante, perché la maggioranza assoluta rende più verosimile l’ipotesi di un Papa contestato, bastando l’invalidità di una scheda per rendere nulla l’elezione di un Papa eletto con un voto di maggioranza. Forse per questo, con la Lettera Apostolica dell’11 giugno 2007, De aliquibus mutationibus in normis de electione Romani Ponteficis, Benedetto XVI ha ripristinato la norma tradizionale secondo cui per l’elezione a Sommo Pontefice è sempre richiesta la maggioranza dei due terzi di voti dei cardinali elettori presenti.  La necessità dei due terzi rende più forte la posizione di una minoranza di blocco e fa sì che il conclave possa anche prolungarsi nel tempo. Ciò è accaduto molte volte nell’età moderna. Basti ricordare che il conclave che elesse Barnaba Chiaramonti, con il nome di Pio VII (1800-1823), durò oltre tre mesi, dal 30 novembre 1799 al 14 marzo 1800, mentre il conclave che elesse Gregorio XVI (1831-1846) durò circa 50 giorni, dal 14 dicembre 1830 al 2 febbraio 1831. Il Papa eletto fu Bartolomeo Alberto Cappellari, un monaco camaldolese, prefetto della congregazione di Propaganda Fide, che non era neanche vescovo al momento dell’elezione. Dopo essere stato eletto Papa, fu prima ordinato vescovo e poi incoronato.

Le esequie di papa Francesco sono state un momento di apparente unità. Il prossimo conclave, riflettendo la vera situazione della Chiesa, sarà invece il luogo di divisione, che imporrà ai cardinali di assumersi la loro responsabilità per il bene della Chiesa? La porpora, che simboleggia il sangue dei martiri, ricorda ai cardinali che devono essere pronti a combattere e a versare il loro sangue in difesa della fede e il conclave è sempre un teatro di lotta che vede impegnata la porzione più nobile del Corpo Mistico di Cristo. In piazza San Pietro, il 26 aprile, la Chiesa ha ricevuto gli onori inconsapevoli di un mondo che la combatte. Nella Cappella Sistina i cardinali, o almeno una minoranza di essi, dovranno combattere per l’onore della Chiesa, oggi umiliata dai suoi avversari, soprattutto interni. Un conclave lungo e contrastato apre per questa ragione, orizzonti di speranza maggiori di quanti non ne potrebbe riservare un conclave breve, in cui, fino dall’inizio fosse scelto un candidato di compromesso. 

Il Papa migliore non sarà il Papa “politicamente corretto” suggerito dai mass media, né il Papa politico che, presentandosi come “pacificatore”, otterrà il pontificato attraverso garanzie e promesse che non manterrà.

La Chiesa e il popolo fedele hanno bisogno di un Papa integro nella dottrina e nei costumi che non presenti come concessioni ciò che nella fede, nella morale, nella liturgia e nella vita spirituale è un diritto non revocabile; hanno bisogno di un autentico Vicario di Cristo, che renda alla Cattedra di Pietro il suo ruolo di luce della verità e della giustizia. Altrimenti, se questa luce mancherà al mondo, alla Chiesa non resteranno più che i meriti della sofferenza e le risorse della preghiera. 


I doveri del Papa nelle parole di Leone XII

Dalla bolla “Quo graviora” di Leone XII del 13 marzo 1825 proscrivente le sette segrete massoniche.

«Quanto più gravi sono le sciagure che sovrastano il gregge di Cristo Dio e Salvatore nostro, tanta maggiore sollecitudine devono usare, per rimuoverle, i Romani Pontefici, ai quali sono stati affidati il potere e l’impegno di pascere e di governare quel gregge in nome del Beato Pietro, principe degli Apostoli. Compete infatti ad essi, come a coloro che sono posti nel più alto osservatorio della Chiesa, lo scorgere più da lontano le insidie che i nemici del nome cristiano ordiscono per distruggere la Chiesa di Cristo, senza che mai possano conseguire tale scopo; ad essi compete non solo indicare e rivelare le stesse insidie ai fedeli, perché se ne guardino, ma anche, con la propria autorità, stornarle e rimuoverle. I Romani Pontefici Nostri Predecessori compresero quale gravoso incarico fosse loro affidato; perciò si imposero di vigilare sempre come buoni pastori. Con le esortazioni, gl’insegnamenti, i decreti e dedicando la stessa vita al loro gregge, ebbero cura di proibire e di distruggere totalmente le sette che minacciavano l’estrema rovina della Chiesa».

 

 


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IL 25 OTTOBRE 1958, ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONE DI GIOVANNI XXIII AL SOGLIO PONTIFICIO, IL SERVO DI DIO PADRE DOLINDO RUOTOLO SCRISSE IN UNA LETTERA A MONSIGNOR CICCONARDI: “Oggi si apre il conclave per l’elezione del successore di Pio XII. La preghiera è necessaria perché, sebbene lo Spirito Santo guidi l’elezione papale, essa avviene tra cardinali che, essendo liberi di scegliere, possono permettere che le prospettive umane interferiscano con l’ispirazione dello Spirito Santo. Pertanto, è necessario pregare per impedire tale interferenza. Nel corso dei secoli, si può dire che alcuni Papi come Benedetto IX, Alessandro VI e altri siano stati eletti più per influenza umana che per luce divina. In questi casi, visioni e intrighi umani agirono come spesse nuvole davanti al sole. Sebbene velata dalle nuvole, la luce del sole rimane, sebbene le nuvole si sollevino dai mari e persino dalle putride paludi della terra. Il sole splende sempre nella Chiesa, ma le nubi ne ostacolano il pieno effetto e spesso riversano tempeste e persino uragani sulla Chiesa e sul mondo. Ciononostante, la luce del sole divino rimane intatta in materia di fede e morale. L’insegnamento non viene mai meno, anche quando l’oscurità delle nubi tempestose permette ai pipistrelli di uscire dalle loro tane e alle bestie feroci di uscire dalle loro tane. È così che la Chiesa è invasa da errori e tempeste. Un Papa eletto dallo Spirito Santo, scelto per la sua santità, confida solo nella grazia di Dio e compie grandi opere. Tutto ciò che è visione e attività umana interferisce con la grazia operante di Dio. Non è né la lingua, né la conoscenza, né il prestigio personale che contribuiscono all’espansione del Regno di Dio. OGGI OGNI CRISTIANO PUÒ ESSERE ELETTORE DEL PAPA PREGANDO E IMPLORANDO IL PIENO INTERVENTO DELLO SPIRITO SANTO, SENZA OMBRE UMANE. VOI CHE AVETE PARTE ATTIVA NELLA CHIESA DI GESÙ, SIETE ANCORA PIÙ OBBLIGATI A ESSERE ELETTORI DEL PAPA CON LE VOSTRE PREGHIERE E PENITENZE“.


Tutto è pronto nella Stanza delle Lacrime (o, anche, Stanza del Pianto) della Cappella Sistina nella Città del Vaticano per vestire il nuovo Pontefice.
In questa stanza infatti il nuovo Vescovo di Roma indossa per la prima volta la tonaca papale. Si tratta di una piccola sacrestia, sulla sinistra dell’altare della Cappella Sistina.
Durante gli anni, l’organizzazione ecclesiastica ha preso coscienza che le prime reazioni dopo l’elezione potrebbero essere inaspettate e dunque è stata realizzata la cosiddetta Stanza delle Lacrime in Vaticano – altrimenti ribattezzata Stanza del Pianto. Un luogo riservato e dignitoso, al quale pochissime persone hanno accesso, esattamente dove si svolge il conclave.
Il Papa neo-eletto può entrarci solo dopo aver sostenuto il dialogo latino vis à vis con il Decano (oppure il suo vice oppure il primo dei cardinali vescovi), durante il quale si recitano le seguenti formule: “accetti la tua elezione, avvenuta canonicamente, a Sommo Pontefice?” e “con quale nome vuoi essere chiamato?”…
https://youtu.be/05jM28LBOFQ
Allora la Stanza delle Lacrime al Vaticano è una sorta di spogliatoio in cui il nuovo Papa trascorre i suoi ultimi momenti da cardinale ed entra in contatto con il nuovo ruolo.
Non solo. Lì, indossa per la prima volta i suoi nuovi abiti. In particolare, le talari bianche vengono preparati in tre taglie, per vestire fisicità diverse.
La Stanza delle Lacrime resta un luogo inaccessibile del Vaticano, quasi segreto e poco chiacchierato, ma soprattutto umile – in contrasto, quindi, con il prestigio della Cappella Sistina a pochissimi passi. Lì, si consumano l’emozione e il giusto timore del cambiamento.
Preghiamo per il Papa, amiamo la Chiesa e amiamo il Pontefice, Successore di Pietro.

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