Incontro digitale di Papa Leone XIV con i Giovani americani durante la Conferenza Nazionale dei Giovani cattolici (National Catholic Youth Conference NCYC) [Lucas Oil Stadium di Indianapolis (Indiana-Stati Uniti), 20-22 novembre 2025]
In questo momento che stiamo pubblicando, non esiste ancora un testo da poter leggere (auspichiamo che venga fatto per l’importanza dei suoi contenuti), tuttavia ringraziamo i social EWTN che hanno offerto una diretta con la traduzione simultanea dell’incontro mentre, qui a seguire, vi proponiamo la riflessione di una sintesi ampia. (il video sarà visibile qui appena finito di caricare)
È stato davvero impressionante vedere come il Santo Padre abbia riportato ogni domanda all’essenziale della vita cristiana.
La conversione personale.
L’amicizia con Cristo.
La forza dei Sacramenti.
Il valore dell’adorazione.
La presenza della Madre di Dio.
La guida spirituale.
La speranza che non inganna.
La chiarezza con cui ha parlato è quella dei Pastori che custodiscono la fede, non quella di chi rincorre il mondo. Ha mostrato come si possa entrare nei temi di oggi, anche quelli più delicati, con uno sguardo pienamente cattolico e con un equilibrio che viene dall’essere radicati nel Vangelo.
La tecnologia, la solitudine dei giovani, il bisogno di discernimento, il ruolo della Chiesa nella società, tutto è stato trattato con la fermezza e la tenerezza di un padre. …. è stato limpidissimo. È proprio questa limpidezza che aiuta tutti a ritrovare orientamento e pace. Insomma, diciamocelo francamente.. sono state date risposte ad ampio raggio, tutte squisitamente cattoliche, un linguaggio di un Padre saggio e attento alle parole, attento a ciò che vuole trasmettere…. LIMPIDISSIMO, che conclude le sue risposte citando l’esperienza di conversione di sant’Agostino e degli stessi Apostoli
UN PAPA DAVANTI A 16.000 GIOVANI: LA FEDE CHE NON SI VERGOGNA DI CRISTO
L’incontro digitale tra Papa Leone XIV e i giovani americani, durante la National Catholic Youth Conference di Indianapolis, non è stato un evento mediatico.
È stato un ritorno alla sostanza. La fede proposta ai ragazzi non è stata rivestita di psicologia leggera o di rassicurazioni sentimentali.
È stata riportata al suo punto sorgivo, Gesù Cristo.
Papa Leone ha parlato con la calma di chi sa che la verità non ha bisogno di effetti speciali. Le sue parole hanno attraversato un’arena di 16.000 giovani con una semplicità che non si improvvisa. È la semplicità dei santi e dei pastori veri.
I sacramenti sono luoghi reali dell’incontro con Gesù.
La misericordia è un dono che passa attraverso la confessione e non attraverso una generica sensazione di benessere.
La preghiera non è un trattato, è relazione quotidiana fatta di silenzio, distrazioni da correggere, adorazione, fedeltà.
La fede non si vive davanti allo schermo, si vive in presenza.
Quando i giovani hanno chiesto cosa fare nelle giornate in cui tutto sembra pesare, il Papa è andato diritto al punto. Dio è vicino al cuore affaticato e questa vicinanza si scopre scegliendo tempi di preghiera vera. Ha ricordato che Gesù guarda ciascuno nel silenzio dell’adorazione e che la Madre di Dio non abbandona mai chi la invoca.
La fede non cancella i problemi e la tristezza, li consegna a un Amico che non tradisce.
L’incontro ha toccato anche il tema che oggi condiziona molti rapporti umani. La solitudine interiore.
Il Papa ha invitato a cercare amici veri. Amici capaci di verità.Amici che non assecondano la debolezza ma incoraggiano al bene.
Questa è una delle frasi più serie dell’intero dialogo.
Nell’epoca dei legami liquidi il Pontefice ha ricordato che gli amici autentici sono un riflesso dell’amicizia di Cristo.
Il tema della tecnologia è stato trattato con lucidità.
L’AI, i social, la connessione continua sono strumenti utili se non si rubano il cuore. Ha proposto Carlo Acutis come esempio concreto di equilibrio. La tecnica serve la vita quando rimane al suo posto. L’Eucaristia non è un contenuto. La Messa non si sostituisce con uno streaming. La presenza fisica non è un optional.
Il passaggio più alto del discorso riguarda il futuro della Chiesa.
Il Papa ha richiamato la promessa di Cristo a Pietro. Le porte degli inferi non prevarranno.
La Chiesa non vive di strategie. Vive della fedeltà quotidiana alla grazia.
Ha parlato del discernimento come metodo. Ha richiamato l’ascolto dello Spirito come criterio. Così si prepara il futuro. Restando fedeli alla verità oggi.
Alle giovani generazioni ha ricordato che la Chiesa non le aspetta fra vent’anni. Le aspetta adesso.
La fede cresce nella Messa domenicale, nella confessione regolare, nella preghiera, nei piccoli servizi concreti. Ha mostrato l’esempio luminoso di Pier Giorgio Frassati e dei santi che hanno cambiato il mondo con la normalità della loro vita quotidiana.
La frase decisiva riguarda la politica. Non usate categorie politiche per parlare della fede.
È una stilettata contro una delle malattie più diffuse. La Chiesa non è un cartello. È il Corpo di Cristo. Il Vangelo non si piega a nessuna parte. Forma coscienze. Non si fa arruolare.
Il linguaggio di Papa Leone è tornato al cuore della Tradizione.
Gesù Cristo, l’amicizia con Lui, la grazia, la preghiera, l’Eucaristia, la misericordia, la vocazione, la santità. Senza complessità inutili. Senza sociologia decorativa. Senza timore di dire che il mondo non si salva da solo.
Dopo averlo ascoltato resta un’impressione netta. Il Papa non vuole giovani confusi o anestetizzati. Vuole giovani santi. Vuole cuori capaci di coraggio. Vuole ragazzi che non scappano davanti al Vangelo. Vuole una Chiesa che smette di inseguire i like e ricomincia a generare vita.
E tutto questo, paradossalmente, lo ha detto attraverso uno schermo.
Proprio per ricordare che ciò che salva non è lo schermo. È Cristo.
VOI SIETE IL PRESENTE. IL RUOLO DEI GIOVANI NELLA CHIESA
Chi continua a ripetere che i giovani sono il futuro della Chiesa vive una mezza verità. Una mezza verità non scalda il cuore. Rassicura per dieci secondi, poi evapora. Papa Leone XIV ha rimesso al centro un punto che molti adulti preferiscono non ascoltare. I giovani non sono il futuro. Sono il presente. La Chiesa non li aspetta domani. Li vuole oggi.
Questa frase contiene una rivoluzione tranquilla.
Non una rivoluzione fatta di slogan, ma di Vangelo. È il Vangelo che restituisce ai giovani la loro dignità teologica. Nel cristianesimo nessuno viene parcheggiato in attesa che maturi. Il Signore chiama quando vuole e chi vuole. Da Davide a Geremia, da Maria a Timoteo, la storia della salvezza scorre sulle spalle di ragazzi che non avevano tempo di prepararsi un curriculum.
Papa Leone ha ricordato ai giovani americani che la Chiesa non cresce con l’attesa, cresce con le risposte. Una risposta data ora, non fra vent’anni.
L’amicizia con Cristo non è una materia opzionale. È una relazione concreta che può orientare una giornata, convertire un cuore, illuminare una scelta, salvare un’anima. I giovani sono chiamati a questa relazione con la stessa radicalità dei santi che vengono incensati nei manuali.
Il presente dei giovani nella Chiesa passa dalla vita reale. Si nutre della Messa domenicale, dell’adorazione che educa il silenzio, della confessione che libera, della lettura del Vangelo che struttura il pensiero. Non esiste un protagonismo cristiano senza radici. Il cristiano che vuole incidere deve prima lasciarsi plasmare. Questo non è moralismo. È realismo soprannaturale.
Il Papa ha indicato ai ragazzi un compito preciso.
Custodire il rapporto con Cristo per portarlo nel mondo. Portarlo nelle scuole, nei social, nei gruppi, negli sport, nelle amicizie. Portarlo nelle ferite interiori dei coetanei che vivono nell’ansia, nella solitudine, nell’incertezza. Un giovane che prega, che ama la verità, che pratica la giustizia, che non ha paura di essere cattolico in pubblico diventa un segno. E i segni generano movimento.
Il presente dei giovani nasce anche da un’altra verità che Leone XIV ha detto con una chiarezza che raramente si ascolta.
La Chiesa non appartiene a nessuna categoria politica. Non è una bandiera. Non è una tribuna ideologica. È il Corpo di Cristo.
Ai giovani è chiesto di custodire questa identità con coraggio, evitando le mode che trasformano la fede in un accessorio da mettere quando serve fare bella figura.
Il Papa ha indicato un modello. Pier Giorgio Frassati. Un ragazzo che pregava, studiava, si sacrificava, amava i poveri, viveva con una gioia cristiana semplice e contagiosa. Nessun artificio, nessuna posa. La sua vita è la dimostrazione che la santità giovanile non è un’eccezione. È una possibilità reale. Anzi è una responsabilità.
Il ruolo dei giovani nella Chiesa oggi passa per questa strada. Non serve inventarsi nuovi ministeri creativi. Serve una generazione che abbia un cuore libero e un pensiero limpido, che sappia riconoscere Cristo come senso della vita.
Serve una generazione che smette di chiedere cosa farà la Chiesa per loro e comincia a chiedersi cosa possono fare loro per Cristo e per la Chiesa.
Essere il presente significa diventare luce in mezzo alla confusione. Significa scegliere la verità quando costa.
Significa testimoniare la bellezza della fede quando nessuno applaude. Significa rifiutare la mediocrità spirituale. Significa prendere sul serio la propria vocazione, qualunque essa sia.
Chi guarda onestamente alla storia sa che i momenti decisivi della Chiesa sono stati portati avanti da giovani che non avevano paura di rischiare.
Oggi non è diverso. La Chiesa attende da loro un passo finalmente adulto, che nasce non dall’età, ma dalla grazia.
Il presente della Chiesa è scritto nelle mani dei giovani che si lasciano afferrare da Cristo. Un giorno lo capiranno anche gli adulti che si ostinano a tenerli in sala d’attesa. In realtà il Signore ha già aperto la porta. Ora tocca ai giovani entrare.
TRADIZIONE E MODERNITÀ. IL METRO CATTOLICO DELL’EQUILIBRIO
Nel dialogo con i giovani americani si è visto un tratto che spesso sfugge.
Papa Leone XIV non propone una fede museale. Propone una fede viva che attraversa il tempo senza perdere il proprio nucleo.
Questo equilibrio non nasce da compromessi. Nasce dalla natura stessa del cattolicesimo che vive della Tradizione apostolica ed entra senza paura nel presente.
Quando il Papa parla della preghiera come necessità quotidiana, cita la lettura della Scrittura, il silenzio, l’adorazione. Sono pratiche che i santi hanno custodito per secoli.
Questi atti non appartengono a un cristianesimo romantico.
Sono l’ossigeno dell’anima oggi come ieri. Il cuore umano non cambia. Cambiano gli strumenti che usiamo e le distrazioni che ci assediano, non il bisogno profondo che portiamo dentro.
È in questo punto che emerge l’equilibrio.
Il Papa sa che viviamo in un mondo digitale che moltiplica connessioni apparenti e indebolisce la presenza reale. I giovani respirano questa aria.
Il Papa non disprezza la tecnologia. La colloca dentro una visione più grande. La tecnologia è utile quando sostiene il bene, il vero e il bello. Rimane povera quando pretende di sostituire i legami reali.
La frase sulla presenza umana è decisiva.
La Messa online può sostenere un malato.
Non può sostituire l’Eucaristia vissuta in chiesa. Il video può aiutare un ragazzo a imparare una preghiera.
Non può sostituire la comunità che prega insieme.
Una chat può unire due amici. Non potrà mai uguagliare un abbraccio o una stretta di mano.
La Tradizione non difende un gesto antico per nostalgia.
Difende la realtà umana e sacramentale che rende possibile la vita cristiana.
In questo modo la Tradizione si rivela una bussola. Non un museo. Non un inciampo. Una bussola.
Perché indica una direzione che attraversa i secoli con una coerenza sorprendente. La vita sacramentale, la relazione personale con Cristo, la comunità che si raduna, la carità che non si esaurisce, l’amicizia che nasce nella verità.
Sono elementi che non invecchiano. Sono strutture portanti dell’uomo e del Vangelo. Ogni epoca deve tradurli in forme nuove senza perdere il contenuto.
Questa è la vera modernità cattolica. La capacità di rimanere fedeli alla radice senza irrigidirsi.
La capacità di usare gli strumenti nuovi senza smarrire l’essenziale.
La capacità di giudicare il presente con una logica che viene da Dio e non dalle mode.
Il Papa lo fa senza slogan. Con un linguaggio sobrio, teologico, pastoralmente realistico.
I giovani lo hanno percepito con immediatezza.
Non si sono trovati davanti a una fede intessuta di divieti.
Si sono trovati davanti a una fede che conosce l’uomo, che custodisce la verità, che illumina la tecnologia invece di farsene travolgere.
La Tradizione non è un peso. È un argine che permette alla libertà di non disperdersi.
È una luce che permette di riconoscere ciò che è umano e ciò che non lo è.
Questo equilibrio tra Tradizione e modernità è una delle eredità più preziose del cattolicesimo. E quando è presentato con questa semplicità i giovani riconoscono che non si tratta di una nostalgica difesa del passato.
Si tratta di una proposta luminosa per vivere bene oggi. Una proposta che non ha paura del futuro perché custodisce la verità che non passa.
“Ora è il momento di sognare in grande, di essere aperti a ciò che Dio può fare attraverso le vostre vite. Essere giovani spesso porta con sé il desiderio di fare qualcosa di significativo, qualcosa che faccia davvero la differenza. Molti di voi sono pronti ad essere generosi, ad aiutare coloro che amano, a lavorare per qualcosa di più grande di voi stessi. Come ci ha ricordato Benedetto XVI, non siamo fatti per la comodità. Siamo fatti per la grandezza. Siamo fatti per Dio stesso”: così ha detto papa Leone XIV ai 16.000 giovani cattolici statunitensi riuniti al Lucas Oil Stadium di Indianapolis, che domani concludono l’incontro della National Catholic Youth Conference, il più grande evento annuale che raduna i giovani cattolici degli Usa.
Le riflessioni dei giovani delle high schools hanno toccato temi come la preghiera, le fragilità, il perdono, l’Intelligenza Artificiale ed il futuro della Chiesa, a cui il papa ha proposto di seguire la strada della santità: “Il mondo ha bisogno di famiglie sante che trasmettano la fede e mostrino l’amore di Dio nella vita quotidiana. Se sentite di poter essere chiamati al matrimonio, pregate per un coniuge che vi aiuti a crescere nella santità e nella fede. Alcuni di voi potrebbero essere chiamati al sacerdozio. Se sentite questa chiamata nel cuore, non ignoratela. Parlate con un sacerdote di cui vi fidate. Altri potrebbero essere chiamati alla vita consacrata, per essere testimoni di una vita gioiosa, completamente donata a Dio. Non abbiate paura. Chiedete al Signore di guidarvi, di mostrarvi il Suo piano. Confidate in Gesù”.
E’ stato un invito a non disperare del perdono di Dio: “Potremmo avere difficoltà a perdonare, ma il cuore di Dio è diverso. Dio non smette mai di invitarci a tornare a Lui. Quindi sì, può essere scoraggiante quando cadiamo. Ma non concentratevi solo sui vostri peccati. Guardate a Gesù, confidate nella sua misericordia e andate da lui con fiducia. Lui vi accoglierà sempre a casa… Pensate ai vostri amici più cari. Se stessero soffrendo, parlereste con loro, li ascoltereste e restereste loro vicino. Il nostro rapporto con Gesù è simile”.
Ma non poteva mancare una domanda sull’intelligenza artificiale: “L’intelligenza artificiale sta diventando una delle caratteristiche distintive del nostro tempo. Usare l’intelligenza artificiale in modo responsabile significa usarla in modi che ti aiutano a crescere, mai in modi che ti distraggono dalla tua dignità o dalla tua chiamata alla santità. L’intelligenza artificiale può elaborare le informazioni rapidamente, ma non può sostituire l’intelligenza…
La tecnologia può davvero aiutarci in molti modi, anche nel vivere la nostra fede cristiana. Ci offre strumenti incredibili per pregare, per leggere la Bibbia, per approfondire ciò in cui crediamo. E ci permette di condividere il Vangelo con persone che altrimenti non incontreremmo di persona. Ma non potrà mai sostituire le relazioni reali, faccia a faccia”.
Ed ecco l’invito a seguire l’esempio di san Carlo Acutis: “Quindi, sebbene la tecnologia possa metterci in contatto, non è la stessa cosa che essere fisicamente presenti. Dobbiamo usarla con saggezza, senza lasciare che offuschi le nostre relazioni. L’esempio virtuoso è quello di san Carlo Acutis, che metteva le sue capacità tecnologiche al servizio degli altri, esercitando disciplina e mantenendo ‘chiare’ le sue priorità.
Cari amici, vi incoraggio a seguire l’esempio di Carlo Acutis: siate consapevoli del tempo che trascorrete davanti allo schermo e assicuratevi che la tecnologia sia al servizio della vostra vita, e non il contrario”.
Però i giovani hanno la necessità di comunicare il proprio ‘stato d’animo’ ed il papa ha consigliato di affidarsi ad amici che riescono ad essere stimolo: “Nel mio tempo trascorso con i giovani ho visto come portiate gioie e speranze autentiche, ma anche difficoltà e fardelli pesanti. Dio si fa tuttavia sempre vicino, anche tramite le persone che mette sul nostro cammino.
Quando trovate qualcuno di cui vi fidate veramente, non abbiate paura di aprire il vostro cuore. E’ molto importante avere fiducia autentica, ma quando la avete sappiate che loro potranno aiutarvi a capire cosa state provando e sostenervi lungo il cammino. E’ anche importante pregare per ricevere il dono di amici sinceri. Un vero amico non è solo qualcuno con cui è piacevole stare insieme (anche se questo è un aspetto positivo) ma qualcuno che ti aiuta ad avvicinarti a Gesù e ti incoraggia a diventare una persona migliore”.
Altra domanda ha riguardato i giovani nella Chiesa con l’invito del papa ad essere protagonisti, come ha fatto san Pier Giorgio Frassati: “Gesù desidera che tutti si avvicinino a lui, e vedo questo desiderio soprattutto quando incontro giovani che cercano sinceramente Dio. La Chiesa ha bisogno di tutti noi, compresi voi, mentre avanziamo verso il futuro che Dio sta preparando…
Voi non siete solo il futuro della Chiesa, voi siete il presente! Le vostre voci, le vostre idee, la vostra fede sono importanti oggi, e la Chiesa ha bisogno di voi. La Chiesa ha bisogno di quello che vi è stato dato per essere condiviso con noi…
La vera differenza, inoltre, nasce da una fede radicata nella quotidianità, mettendosi anche al servizio dei poveri, alla stregua di un altro giovane santo, Pier Giorgio Frassati. Vi invito quindi a riflettere su queste domande: Cosa posso offrire alla Chiesa per il futuro? Come posso aiutare gli altri a conoscere Cristo? Come posso costruire pace e amicizia intorno a me?”
Ed ecco l’invito a partecipare alla vita sociale con l’avviso a porre “attenzione a non usare categorie politiche per parlare di fede. La Chiesa non appartiene ad alcun partito politico; piuttosto, la Chiesa aiuta a formare la vostra coscienza affinché possiate pensare e agire con saggezza e amore”.
Infine ha chiesto ai giovani di non perdere occasione di sognare: “Ora è il momento di sognare in grande e di essere aperti a ciò che Dio può fare attraverso le vostre vite. Essere giovani spesso comporta il desiderio di fare qualcosa di significativo, qualcosa che faccia davvero la differenza. Molti di voi sono pronti a essere generosi, ad aiutare coloro che amano o a lavorare per qualcosa di più grande di voi stessi. … Nel profondo, desideriamo la verità, la bellezza e la bontà perché siamo stati creati per esse. E questo tesoro che cerchiamo ha un nome: Gesù, che vuole essere trovato da voi.