Neoarianesimo progressista

Il mistero dell’Incarnazione unisce le nature divina e umana senza mescolanza. Contro il neoarianesimo, la fede non è progresso umano, ma santificazione per grazia di Cristo.

Santa Messa Ottava del Natale in rito tradizionale a Vocogno in Val Vigezzo (VB). Omelia di don Alberto Secci. Giovedì 1 Gennaio 2026.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Oggi è semplicemente Natale, oggi come il 25 di dicembre. Siamo nella domenica ottava di Natale, esattamente giovedì scorso facevamo Natale, per cui la preghiera della Chiesa in questo giorno solenne — solenne non perché è il primo dell’anno, eh, solenne perché l’ottava di Natale — ci chiede la preghiera, la liturgia della Chiesa, di sostare ancora di fronte al mistero dell’incarnazione.

Il cardinal Newman diceva (molti di voi sanno già questo) che se avessero chiesto quale mistero principale, quale avvenimento, quale verità di fede è al centro di tutto il cattolicesimo, lui diceva l’incarnazione: “Il Verbo si è fatto uomo” (Verbum caro factum est), Dio si è fatto uomo. Ora, passati gli eccessivi sentimentalismi del 25 dicembre, occorre sostare seriamente di fronte al mistero dell’incarnazione perché ne consegue tutto.

Sempre il cardinal Newman diceva: “Dall’incarnazione consegue tutto: l’amministrazione della grazia, la struttura dei sacramenti, la Chiesa, la struttura gerarchica della Chiesa, tutto è concentrato dentro il mistero dell’incarnazione, cioè Dio si fa uomo. Allora tutta la liturgia di oggi guarda il Natale, guarda l’incarnazione dalla prospettiva di Maria Santissima, sottolineandone la verginità. È preoccupata di chiarire che cos’è l’incarnazione. Io ho raccolto per voi tre antifone dell’Ufficio Divino di oggi; vengono ripetute nelle Lodi e nei Vespri. La prima per importanza, quella del Benedictus, spiega proprio in sintesi cos’è l’incarnazione: un mirabile mistero si manifesta oggi — oggi perché è Natale — un mirabile mistero. E poi lo spiega: le due nature, divina e umana, le due nature si uniscono con un nuovo prodigio. Ecco, qui sta la fregatura che noi non cogliamo: il prodigio. Perché non cogliamo che cos’è per noi tutta l’incarnazione? È finalmente Dio che non sta per conto suo, ma viene in mezzo a noi perché noi siamo importanti. Questo non è il Natale, questa non è l’incarnazione. Le due nature si uniscono in un mirabile prodigio, un nuovo prodigio: Dio si è fatto uomo rimanendo quello che era”.

Sentite bene le parole (la si canta oggi, eh): rimanendo quello che era, ha assunto quello che non era. Rimanendo Dio, ha assunto l’umanità, quello che non era, senza soffrire né mescolanza né divisione. Senza soffrire né mescolanza né divisione. Voi, se prendete questa antifona e la meditate una volta al giorno per tutto il tempo di Natale, siete a posto, perché ne viene tantissimo di conseguenza. C’è un errore di interpretazione, una chiave interpretativa sbagliata del Natale, che in fondo è un nuovo arianesimo. Siamo nei 1700 anni del Concilio di Nicea. Guardate che l’eresia ariana, se la butti fuori dalla porta, rientra dalla finestra. Perdonatemi, rischio un’applicazione del nuovo arianesimo: Dio si è fatto uomo — è apparente, poi, eh, guardate il riconoscimento della divinità — allora adesso nell’umanità c’è una forza nuova, quella di Cristo Dio fatto uomo, per cui lo sviluppo dell’umanità nella storia è un continuo progresso e porterà a una spiritualizzazione dell’uomo così grande che finalmente arriverà al regno di Dio.

Questo è, in fondo, il Vangelo che circola, per cui la Chiesa viene interpretata male: la questione dei ‘segni dei tempi’. La Chiesa deve stare al passo coi tempi, deve stare attenta a che cosa l’umanità ha come esigenza e deve applicare allora il Vangelo di Cristo a queste nuove esigenze, con qualche difficoltà, perché poi bisogna lasciare indietro comandamenti, precetti e roba varia. Ma dietro c’è questa idea che, siccome si è fatto uomo, nell’umanità c’è lo sviluppo del divino. Che cosa manca in questa visione? Perché questa è una commistione; dice: ‘senza soffrire mescolanza’. Le due nature si possono pasticciare, ma non si possono dividere. Allora, Dio si fa uomo, resta quello che era e diventa quello che non era. Vuol dire che dentro la storia c’è il lavoro della grazia, cioè non è automatico che l’umanità abbia dentro questa redenzione del Verbo fatto uomo. Occorre il lavoro di santificazione che Cristo ci ottiene nascendo a Betlemme e morendo al Calvario, perché il Verbo resta Dio, resta quello che era, diventando uomo, cioè quello che non era. Allora è necessario che dentro l’umanità ci sia l’opera del Verbo fatto uomo, Gesù Cristo, che non si confonde con l’umanità perché resta Dio. Allora, perché diventa uomo? Perché possa entrare in noi la sua azione salvifica e possiamo noi diventare quello che non siamo. Noi dobbiamo diventare quello che non siamo. È un mito quello del progresso, è falso. Non di progresso bisogna parlare, ma di santità, di santificazione, cioè dell’opera di Cristo. L’umano può vivere nel male, nel peccato; ha bisogno di essere sollevato e di diventare quello che non è, e può essere questo perché Dio diventa quello che non era, diventa uomo.

Capite come il nuovo arianesimo pasticcia? Adesso basta essere, basta vivere l’umanità, la propria umanità dentro la società, ogni tanto avere un riferimento culturale o più o meno spirituale al cristianesimo, e si accontentano di questo. Il problema è: ma tu sei in grazia di Dio? Cristo sta facendo liberamente la sua opera in te o no? A cosa serve difendere i presepi se poi non si è in grazia di Dio? Guardate che ormai tutta l’Italia è così, eh. Nel migliore dei casi difendono delle radici culturali, ma che ce ne facciamo delle radici culturali? Capite il nuovo arianesimo? Basta un riferimento verbale, tanto dentro l’umanità c’è già l’azione di Cristo perché Dio è fatto uomo. No! Si fa uomo perché entri l’azione divina in noi. Tant’è vero che le altre antifone dicono: ‘O ammirabile scambio’. La prima antifona delle Lodi e dei Vespri oggi: O admirabile commercium. È più bello in latino, eh: scambio, commercio. Tu mi dai, io ti do… no, o ammirabile scambio.

Il Creatore del genere umano prende un corpo e un’anima (che è veramente uomo, eh, anche l’anima umana), si degnò di nascere dalla Vergine e, fattosi uomo senza concorso di uomo — attenti a questa sottolineatura: fattosi uomo senza concorso di uomo — ci ha largito, ci ha donato la sua divinità. Noi dobbiamo diventare quello che non siamo. Per questo istituisce la Chiesa, che è visibile, che è fatta di uomini ma che è divina per l’unione ipostatica in Cristo, per le due nature che non sono divise e non sono mischiate. Per cui la Chiesa la vedi, ma operi una cosa che non vedi. Se non c’è questo, non c’è il cattolicesimo, non c’è più il cristianesimo, eh. E per tagliar corto, perché è il primo dell’anno ma siete persone serie, quindi siete in condizioni buone questa mattina… eh… guardate come sottolinea continuamente la verginità di Maria Santissima, che è importante.

La Beata sempre Vergine Maria non è una cosa secondaria, altro che non dare troppa importanza alla Madonna. E che si correggano un po’ nel cervello, questi! È la liturgia, è la verità cristiana, è la fede dei primi secoli. Prima del Concilio di Nicea, Nicea ha sancito quel che c’è nel roveto. Seconda… terza, scusate, antifona di oggi (se qualcuno dice un po’ di Ufficio Divino, faccia attenzione): nel roveto che Mosè vedeva ardere senza consumarsi… avete in mente, no? Bruciava e non si consumava. Dio si manifesta nel roveto ardente, nel roveto che Mosè vedeva ardere senza consumarsi. Noi abbiamo riconosciuto intatta la tua gloriosa verginità, Madre di Dio, intercedi per noi. Perché che cosa garantisce che non sono mischiate le nature? Che cosa garantisce che è Dio presente in Gesù Cristo e che non si confonde con l’umanità come lievito interiore di uno sviluppo umano, questa idea evoluzionistica della società e della Chiesa dentro la società? ‘Eh, ma una volta era così, adesso…’.

Adesso cosa? Che cosa garantisce questo? La verginità perpetua di Maria è il segno divino, è il segno di Dio. Dalla non considerazione della verginità della Madonna, io sono sicuro che non la consideriamo più. Noi consideriamo la maternità; nel giorno dell’ottava di Natale è considerata la verginità. Qui ne consegue tutto, eh, nella Chiesa. Pensate alla gerarchia delle vocazioni; non è il momento questo. Questo è il cristianesimo, questo è il cristianesimo. Chiediamo di entrare un poco di più dentro la grande verità salvifica, che è quella dell’incarnazione del Verbo per l’intercessione di Maria Santissima.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato

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