Cari Amici, nelle Letture del Mattino dal Breviario, tra tanti e meravigliosi testi, troviamo Sant’Agostino che ci introduce nella Lettera ai Galati e spiega certe affermazioni e comportamenti di san Paolo, smascherando I FALSI cristiani, i falsi maestri…
Dal «Commento alla Lettera ai Galati» di sant’Agostino, vescovo
Così spiega sant’Agostino in merito alle parole di san Paolo che faremo bene a meditare:
“Un Vangelo che fosse a misura d’uomo sarebbe un imbroglio: ogni uomo infatti è menzognero, dal momento che quanto di vero si trova nell’uomo non è di origine umana ma proviene da Dio che si serve dell’uomo. Per questo ogni vangelo a misura d’uomo non merita neppure il nome di vangelo; e tale era quello che bandivano quei tali che volevano ricondurre dalla libertà alla schiavitù i fedeli che, viceversa, Dio chiamava dalla schiavitù alla libertà. “
Dunque, Sant’Agostino spiega San Paolo: “Un Vangelo a misura d’uomo è un vero imbroglio!!”
Ecco alcuni passaggi:
Mi meraviglio che tanto celermente vi lasciate trasportare lontano da colui che vi ha chiamati alla gloria di Cristo passando ad un altro Vangelo, che poi non è un altro.
Il Vangelo infatti se fosse un altro, diverso da quello recato in terra dal Signore o direttamente o per mezzo di uomini, non meriterebbe nemmeno d’essere chiamato Vangelo.
Con molto acume, dopo le parole: Vi lasciate trasportare lontano da colui che vi ha chiamati, aggiunge: Alla gloria di Cristo.
Questa infatti volevano quei tali rendere vana, poiché se la circoncisione del corpo e le altre opere legali avessero avuto realmente tanta efficacia da salvare l’uomo, Cristo sarebbe venuto senza un perché. Ma si tratta di alcuni venuti a turbarvi e desiderosi di stravolgere il Vangelo di Cristo.
Non possono, è vero, modificare il Vangelo di Cristo come invece riescono a creare turbamento in voi, perché il Vangelo rimane perennemente stabile, ma essi, volendo distogliere i credenti dai beni spirituali perché si volgano ai beni carnali, mirano proprio a stravolgere il Vangelo.
Nonostante però i cambiamenti dell’uomo il Vangelo non muta né si trasforma. Dopo aver quindi affermato di quei tali: Sono stati causa di turbamento per voi, non aggiunge: Essi hanno stravolto il Vangelo di Cristo, ma: Essi avevano intenzione di stravolgerlo.
E continua: Ma succeda pure che o noi stessi o un angelo del cielo vi annunzi un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema!
La verità infatti la si deve amare per se stessa, non per l’uomo o l’angelo che la predica. Che se uno l’amasse a causa di chi l’annunzia, potrebbe innamorarsi anche della falsità nell’ipotesi che qualcuno gli spiattelli dinanzi idee personali.
Come abbiamo già detto e ora ripeto: Se qualcuno vi annunziasse un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema! Le parole: Come vi abbiamo già detto, si riferiscono alla predicazione fatta quand’era tra loro o al fatto che [nella Lettera] ripete due volte quanto asserito. È certo comunque che la ripetizione incita salutarmente la volontà a ritenere salda la fede, sottolineandone l’importanza.
5. Cerco dunque, adesso, di farmi approvare dagli uomini o non piuttosto da Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se piacessi ancora agli uomini, non sarei servo di Cristo.
Nessuno cerca in qual maniera possa farsi approvare da Dio, perché ogni cosa è a lui manifesta; ma, quanto agli uomini, fa bene a cercare la loro approvazione colui che desidera render loro accetta non la propria persona ma la verità che insegna. Chi infatti piace agli uomini non perché vuol da loro ottenere la gloria personale ma la gloria di Dio mediante la salvezza dell’uomo, non cerca evidentemente di piacere agli uomini ma a Dio, o, per lo meno, cercando egli di piacere insieme e a Dio e agli uomini, non si può certo dire che intenda piacere agli uomini.
Una cosa infatti è piacere agli uomini e un’altra è piacere a Dio e agli uomini. Lo stesso è di colui che piace agli uomini per la verità: non è lui che piace ma la verità. Per quanto riguarda lui stesso, cioè le intenzioni della sua volontà, egli parla di piacere nel senso di ” voler piacere “.
Ammesso infatti che senza alcuna sua intenzione o connivenza un predicatore entri nelle grazie altrui per le sue doti e non perché annunzia Dio e il suo Vangelo, ciò non si dovrebbe attribuire alla sua superbia ma ad una falsa estimazione di colui che gli si attacca in maniera sbagliata.
Questo pertanto è il senso generale: Cerco dunque di farmi approvare dagli uomini o non piuttosto da Dio? O per il fatto che mi faccio approvare dagli uomini, cerco di piacere agli uomini?
Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo.
Il Signore infatti comanda ai suoi servi d’imparare da lui ad essere miti ed umili di cuore 10: la qual cosa è assolutamente impossibile a colui che cerca di piacere agli uomini in vista di se stesso, cioè per la sua gloria, diciamo così, privata e personale.
🙏“Un Vangelo che fosse a misura d’uomo sarebbe un imbroglio: ogni uomo infatti è menzognero, dal momento che quanto di vero si trova nell’uomo non è di origine umana ma proviene da Dio che si serve dell’uomo. Per questo ogni vangelo a misura d’uomo non merita neppure il nome di vangelo; e tale era quello che bandivano quei tali che volevano ricondurre dalla libertà alla schiavitù i fedeli che, viceversa, Dio chiamava dalla schiavitù alla libertà. “
Facciamo tesoro di questi testi!!!
QUI POTRETE SCARICARE IL TESTO INTEGRALE in comodo pdf.
Ecco, ad esempio, come sant’Agostino spiega anche quel “MI PIACE-NON MI PIACE” che sembra proprio attualissimo…
“In un’altra Lettera scrive: Cerchiamo l’approvazione presso gli uomini, ma è a Dio che siamo palesi 11, e così si comprende quanto è detto nella nostra: Cerco forse di farmi approvare dagli uomini o non piuttosto da Dio? Che appunto significa: l’approvazione non concerne Dio ma gli uomini.
Non ci si stupisca quindi se altrove dice: Come anch’io cerco di piacere a tutti in tutto. Subito infatti aggiunge: Non cercando quel che torna utile a me ma a tutti, in modo che si salvino 12.
Ora a nessuno giova in ordine alla salvezza se un uomo piaccia per quel che è personalmente. Piace utilmente se piace in riferimento a Dio, e cioè affinché piaccia Dio e ne venga glorificato: la qual cosa avviene quando nell’uomo si ammirano i doni di Dio, che si ricevono per il ministero dell’uomo. Quando l’uomo piace in questa maniera, non è l’uomo che piace ma Dio.
Si può dunque dire con verità l’una e l’altra cosa: sia “io piaccio”, sia “non io piaccio”.
Se ci si rivolge a un ascoltatore che non sia solo intelligente ma anche buono e che sappia bussare con sensi di pietà, gli saranno chiare ambedue le espressioni e non ci sarà contrapposizione di sorta che gli impedisca di entrare…”
Ecco un altro passaggio riportato nel Breviario delle Letture:
“L’ Apostolo scrive ai Galati perché capiscano che la grazia li ha sottratti dal dominio della Legge. Quando fu predicato loro il vangelo, non mancarono alcuni venuti dalla circoncisione i quali, benché cristiani, non capivano ancora il dono del vangelo, e quindi volevano attenersi alle prescrizioni della Legge che il Signore aveva imposto a chi non serviva alla giustizia, ma al peccato. In altre parole, Dio aveva dato una legge giusta a uomini ingiusti. Essa metteva in evidenza i loro peccati, ma non li cancellava.
Noi sappiamo infatti che solo la grazia della fede, operando attraverso la carità, toglie i peccati. Invece i convertiti dal giudaismo pretendevano di porre sotto il peso della Legge i Galati, che si trovavano già nel regime della grazia, e affermavano che ai Galati il vangelo non sarebbe valso a nulla se non si facevano circoncidere e non si sottoponevano a tutte le prescrizioni formalistiche del rito giudaico.
Per questa convinzione avevano incominciato a nutrire dei sospetti nei confronti dell’apostolo Paolo, che aveva predicato il vangelo ai Galati e lo incolpavano di non attenersi alla linea di condotta degli altri apostoli che, secondo loro, inducevano i pagani a vivere da Giudei.
Anche l’apostolo Pietro aveva ceduto alle pressioni di tali persone ed era stato indotto a comportarsi in maniera da far credere che il vangelo non avrebbe giovato nulla ai pagani se non si fossero sottomessi alle imposizioni della Legge.
Ma da questa doppia linea di condotta lo distolse lo stesso apostolo Paolo, come narra in questa lettera. Dello stesso problema si tratta anche nella lettera ai Romani.
Tuttavia sembra che ci sia qualche differenza, per il fatto che in questa san Paolo dirime la contesa e compone la lite che era scoppiata tra coloro che provenivano dai Giudei e quelli che provenivano dal paganesimo.
Nella lettera ai Galati, invece, si rivolge a coloro che erano già stati turbati dal prestigio dei giudaizzanti che li costringevano all’osservanza della Legge. Essi avevano incominciato a credere a costoro, come se l’apostolo Paolo avesse predicato menzogne, invitandoli a non circoncidersi.
Perciò così incomincia: «Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo» (Gal 1, 6).
Con questo esordio ha voluto fare un riferimento discreto alla controversia. Così nello stesso saluto, proclamandosi apostolo, «non da parte di uomini, né per mezzo di uomo» (Gal 1, 1), – notare che una tale dichiarazione non si trova in nessun’altra lettera – mostra abbastanza chiaramente che quei banditori di idee false non venivano da Dio ma dagli uomini. Non bisognava trattare lui come inferiore agli altri apostoli per quanto riguardava la testimonianza evangelica. Egli sapeva di essere apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre (cfr. Gal 1, 1).”
Buona meditazione
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