Confessione: una verifica per ripartire nella grazia

Cari Amici, riteniamo utile e gradito postare qui, per tutti, alcune riflessioni di Don Mario Proietti cpps, per maturare con frutto il Sacramento mirabile della Confessione…

Oggi prenditi un momento di silenzio reale. Spegni ciò che ti distrae. Mettiti alla presenza del Signore e chiedi luce: vedere la verità senza paura, riconoscere il peccato senza disperazione, desiderare il bene senza rimandare.

Buona riflessione a tutti.

PRIMA CONFESSIONE DEL CAMMINO QUARESIMALE
Cari amici, abbiamo iniziato la Quaresima con le Ceneri.
La Parola ci ha condotti nel deserto, ci ha mostrato le tentazioni, ci ha fatto capire dove la vita scivola in automatico. Ora è tempo della prima verifica vera, non di impressioni.
La confessione serve a questo: rimettere il cuore in ordine, alleggerire ciò che pesa, riprendere il passo aiutati dalla grazia di Dio.
Per meglio organizzare questo momento di Grazia, ti invito a prendere il tuo tempo. Oggi fai la preparazione, con l’esame di coscienza, e programmi la confessione per domani. Ovviamente non farti ingannare. La confessione a cui devi mirare non è quella “dei perfetti”. È la confessione dei vivi. Di chi sta camminando e si è accorto di aver inciampato, di chi s’impegna ad amare e si rende conto che c’è molto per cui chiedere perdono. Una confessione di fede. Ricorda che chi crede è pronto subito a ripartire.
Ti propongo un percorso breve, fattibile, concreto.
Oggi prenditi un momento di silenzio reale. Spegni ciò che ti distrae. Mettiti alla presenza del Signore e chiedi luce: vedere la verità senza paura, riconoscere il peccato senza disperazione, desiderare il bene senza rimandare. Immagina questa confessione come un ritorno all’essenziale: Dio al primo posto, la coscienza pulita, le relazioni rimesse in pace, il cuore più libero.
Entriamo in esame di coscienza, con tre porte: Dio, il prossimo, me stesso.
Esaminati nella tua relazione con Dio: in questa prima settimana ho pregato davvero, anche poco ma con fedeltà, oppure ho vissuto “a intermittenza”?
Ho cercato la Parola, o mi sono nutrito soprattutto di rumore, notifiche, commenti, giudizi?
La domenica e l’Eucaristia sono state il centro che regge la settimana, oppure una cosa tra le altre?
Ho nominato il Nome di Dio con rispetto, o l’ho usato con leggerezza?
Ho confidato nella sua misericordia, o ho preferito tenermi in mano da solo, come se la grazia fosse un optional?
Esamina la tua relazione col prossimo: in casa, in comunità, in famiglia, al lavoro, online: ho custodito la lingua?
Ho sparlato, ho ferito, ho ironizzato per umiliare, ho giudicato con durezza?
Ho coltivato rancore, ho escluso qualcuno, ho rifiutato un perdono possibile?
Ho fatto pace quando era nelle mie possibilità?
Ho cercato il bene dell’altro, o ho preteso che l’altro confermasse me?
Ho vissuto onestà e giustizia nei doveri quotidiani, nel lavoro, nel denaro, nelle piccole scorciatoie?
Esamina anche te stesso. Nessuna relazione è sana se non si è sani con se stessi.
Quindi verifica: qual è stata la mia tentazione dominante in questi giorni? Il bisogno di controllo?
L’orgoglio? L’accidia, cioè la pigrizia spirituale che spegne tutto?
La ricerca di approvazione?
La fuga nelle compensazioni, nel cibo, nello schermo, nell’immagine?
Ho custodito la purezza del cuore e del corpo, oppure mi sono concesso ciò che so che mi svuota?
Ho rispettato il mio tempo, la mia responsabilità, i miei impegni, o ho buttato via ore e pace?
Ho curato la sobrietà, oppure ho lasciato che desideri e capricci decidessero al mio posto?
Ora fai una cosa molto umana e molto utile: scrivi su un foglietto i peccati in modo chiaro e concreto. Pochi, veri, detti bene. La confessione non ha bisogno di romanzi, ha bisogno di verità.
Per esempio: ho mancato la preghiera con negligenza; ho giudicato e parlato male; ho trascurato la Messa; ho mentito; ho alimentato rancore; ho cercato piaceri che mi sporcano; ho rifiutato un atto di carità; ho sprecato tempo sottraendolo ai doveri e al bene.
Se un peccato è grave, non girarci intorno.
Se è veniale, non farne un dramma. La grazia lavora sulla verità, non sulle scenografie.
Ora prega per il tuo confessore. Non dimenticare mai di pregare per coloro che sono stati scelti da Dio per favorire la tua salvezza eterna. Loro hanno maggiormente bisogno di aiuto e conforto spirituale. Chiedi al Signore di donargli luce e carità, perché sappia aiutarti con parole giuste e con un discernimento semplice, orientato al tuo vero bene. Affidati al tuo angelo custode e affida il confessore al suo angelo custode.
Come confessarsi bene, in modo semplice.
Poi vai dal sacerdote. Entra, fai con calma il segno della croce. Di’ da quanto tempo non ti confessi. Accusa i peccati con chiarezza, dicendo ciò che serve. Ascolta quello che ti viene indicato.
In quel momento non stai facendo un colloquio qualsiasi: stai tornando a Cristo attraverso il ministero della Chiesa. Accogli la penitenza. Fai l’atto di dolore con cuore sincero.
Ricevi l’assoluzione come un dono reale, non come una formula. Esci con una decisione concreta, piccola e fedele, che renda visibile la ripartenza.
Una penitenza che continui la Quaresima.
Perché la grazia ricevuta non resti solo un momento, scegli anche un gesto di riparazione legato al tuo peccato dominante: una riconciliazione cercata, una parola riparata, un digiuno di lingua, un tempo di preghiera custodito, un’elemosina reale, un atto di servizio nascosto. La confessione non chiude, apre. Non umilia, rialza. Non spegne, rimette in marcia.
Se ti senti indegno, sei nel posto giusto. Se ti senti a posto, questa è l’occasione per diventare vero.
In questa Quaresima vogliamo camminare con cuore libero. E un cuore libero nasce dalla misericordia accolta.

IL SEGNO DELLA CONVERSIONE
Accogliere l’invito e cambiare rotta
Cari amici, buongiorno. Oggi ci è dato il segno di Giona.
Cosa ci trattiene dal convertirci al Signore? Da ritornare a Lui con tutto il cuore?
Può capitare che nella vita si resti ad aspettare un qualche segno prodigioso o evento straordinario per decidere di cambiare qualcosa. Ma le cose non funzionano così. Il Signore ha disposto diversamente.
Il vero segno ci è già stato dato: è la Parola che ci raggiunge e ci chiama a rimettere Dio al centro. Ninive cambiò rotta ascoltando una predicazione semplice.
A noi è chiesto lo stesso coraggio: cambiare strada oggi, non quando sarà tardi. Proprio per questo, dopo i primi passi della Quaresima, è saggio in questa giornata, che segna la prima settimana dall’inizio della Quaresima, programmare anche una verifica concreta, una confessione fatta bene: non come formalità e nemmeno come peso, ma come ripartenza nella grazia, per ricominciare a camminare con il cuore libero e con la forza che viene da Dio. (cfr. post sopra dove suggerisco un piccolo metodo per prepararsi al Sacramento della Penitenza.
Come ci ricorda San Gaspare del Bufalo, non dobbiamo essere come quel popolo che, pur “avendo veduti tanti segni”, continuava a non fidarsi. Scrivendo nel 1813 alla Contessa Lucrezia Ginnasi, egli sottolinea che la vera fede imita quella del Centurione, il quale non chiese la presenza fisica del Signore, credette che “solamente con la sua parola” tutto potesse cambiare.
È questa fiducia che ci invita a svuotare il cuore da ogni altra attesa per poter dire davvero: “Dio mio e mio tutto” (Lett.144 e 66).
Vangelo del giorno (Lc 11,29-32)
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui. Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
Il Vangelo ci mette davanti un paradosso che conosciamo bene: cerchiamo Dio dove non c’è, negli effetti speciali, nei miracoli a comando, nelle conferme immediate.
E non lo riconosciamo dove Lui ha scelto davvero di manifestarsi. Gesù rifiuta di dare “segni dal cielo” per saziare la curiosità o l’incredulità.
Punta tutto su un unico segno: Giona. Come Giona resta tre giorni nel ventre del pesce e poi torna alla vita, così Cristo attraversa la morte e ne esce vivo. Il segno di Dio non è un trucco. È la Pasqua. È la Croce e la risurrezione. È l’amore che entra nell’abisso e non arretra.
Poi Gesù cita la regina del Sud, che fece un viaggio lunghissimo per ascoltare la sapienza di Salomone. È l’immagine di chi non si accontenta e si mette in cammino. E aggiunge che “ben più di Salomone” è qui. La Sapienza incarnata è presente, vicina, eppure noi spesso restiamo immobili, distratti, pigri.
La Quaresima serve anche a questo: accorciare le distanze tra il nostro cuore e la Parola, smettere di rimandare l’essenziale.
Infine c’è Ninive. Una città pagana si converte con una predicazione che non ha nulla di spettacolare.
Questo è un colpo alla nostra mentalità: per cambiare vita non servono miracoli, serve docilità. Serve dire, con sincerità: ho sbagliato, ritorno. Gesù insiste: “ben più di Giona c’è qui”.
Se loro hanno ascoltato un profeta riluttante, quanto più dovremmo ascoltare noi il Figlio che parla con autorità e tenerezza.
Papa Leone XIV, nel Messaggio per la Quaresima, richiama proprio l’inizio di ogni conversione: lasciarsi raggiungere dalla Parola e accoglierla con docilità di spirito. Non è uno sforzo titanico. È uno spazio di ospitalità offerto a Dio. Quando quel varco si apre, la Parola opera e cambia la rotta.
Un versetto per restare dritti
«Ben più di Giona c’è qui». (Lc 11,32)
Esercizio pratico: disarmare il giudizio e recitare una decina del Rosario
Oggi scelgo un segno concreto di conversione: rinuncio al giudizio immediato.
Faccio mio il consiglio di don Giovanni Merlini che invita alla prudenza e alla carità nel valutare il prossimo: «Allorchè altre riferiscono, si dia una tara, e si pensi con carità, ed intanto si procuri di conoscere la cosa da sè, e verificata si proveda. Non si proveda subito sempre, ma secondo le circostanze» (G. Merlini, Avvisi a chi governa, Vol. II).
Non etichetto una persona, non chiudo una situazione con una frase tagliente, ma cerco di lasciare l’altro incoraggiato, come suggerisce il Santo: «Corretta una sorella si procuri di rimandarla contenta e soddisfatta cosı̀ resta edificata della buona maniera».
Non alimento la critica. Mi fermo e ascolto, ricordando che il «silenzio [è] ornamento della Casa Pia» (M. De Mattias, Lett. 472). Poi, essendo oggi il giorno mariano del mercoledì, recito una decina del Rosario scegliendo un Mistero Doloroso, unendomi alla preghiera della Fondatrice che invitava a meditare: «Rinnoviamo l’offerta del nostro cuore alla Vergine Santissima desolata, e con essa unite in ispirito adoriamo il Sangue Preziosissimo del figlio suo… in specie per i tanti [dolori] che soffrı̀ nella crudele flagellazione» (M. De Mattias, Corona dei sette dolori, allegata a Lett. 1299).
Domanda per la giornata
Qual è la rotta nella mia vita che so di dover cambiare e che continuo a rimandare? Sono pronto ad accogliere il segno della Parola oggi stesso?
Preghiera
Signore Gesù, tu non ti imponi con segni strepitosi, ti offri con l’umiltà della tua Parola e del tuo sacrificio. In questo mercoledì di Quaresima scuoti la mia pigrizia spirituale e il bisogno continuo di conferme umane. Donami la prontezza degli abitanti di Ninive nel riconoscere la tua voce e il desiderio della regina del Sud nel cercare la tua Sapienza. Fa’ che il segno di Giona, mistero della tua morte e risurrezione, sia la bussola che orienta il mio cuore verso una conversione vera. Amen.

UTILE ANCHE:

Ciò che tu sei, io ero; ciò che io sono, tu sarai.”

La vicenda di San Silvestro Guzzolini è una delle più toccanti e formative per la sua successiva conversione e la fondazione dell’Ordine dei Silvestrini.

San Silvestro Guzzolini (1177 circa – 1267) era originariamente un canonico molto stimato di Osimo (Marche), dedito agli studi e con buone prospettive di carriera ecclesiastica.

L’episodio che segna la sua vita e lo porta alla conversione radicale avvenne mentre assisteva al funerale di un suo parente, un uomo di alta posizione e di grande bellezza.

Mentre il corpo veniva esposto in aperto sarcofago, Silvestro rimase profondamente colpito dalla visione della salma in decomposizione. Fu in quel momento che udì (o comprese in modo folgorante) l’ammonimento, la cui formula latina è nota come “Memento mori“:

Ciò che tu sei, io ero; ciò che io sono, tu sarai.”

Questa frase, pronunciata dal parente morto o come voce interiore, rappresentò per Silvestro la cruda e inevitabile verità sulla vanità della vita terrena e sulla caducità della bellezza e della potenza umana.

Profondamente scosso da questa rivelazione sulla fragilità umana, Silvestro prese la decisione immediata di abbandonare la vita mondana e gli onori ecclesiastici. Si ritirò a vita eremitica sulle montagne della Marca Anconetana, per dedicarsi alla preghiera e alla penitenza. Questo ritiro fu il preludio alla fondazione, nel 1231, dell’Ordine dei Silvestrini (ramo dei Benedettini). San Silvestro Guzzolini si festeggia il 26 novembre e non va confuso con Papa San Silvestro I, che si festeggia il 31 dicembre.

RICORDA CHE: “Il pensiero della morte è quasi l’ unica arma rimasta per scuotere dal torpore una società opulenta, a cui è successo quello che successe al popolo eletto liberato dall’Egitto: Ha mangiato e si è saziato, si, si è ingrassato, impinguato, rimpinzito e ha respinto il Dio che lo aveva fatto (Dt 32, 15)”.

Nella foto: Masaccio, Trinità, dettaglio. Santa Maria Novella Firenze.

Testo:

IO FU[I] G[I]A QUEL CHE VOI S[I]ETE E QUEL CH[‘] I[O] SONO VO[I] A[N]C[OR] SARETE


San Gaspare del Bufalo ci ricorda che proprio dalla Croce, definita “cattedra” di verità, “imparò l’iracondo la mansuetudine, il superbo l’umiltà”. Egli mette in guardia dal riporre la santità solo nella “esteriore condotta”, trascurando la “interiore mondezza di spirito”, e consiglia, per vincere l’ira, di fare un patto con la propria lingua: “di non parlare quando è turbato il cuore”. La vera giustizia si compie nel “generoso perdono” e nel “santo compatimento”, imitando Gesù che “pregò per i suoi stessi crocifissori”» (Cfr. Predica sulla Croce, 1824; Lettere a Mons. Annibale Ginnasi, feb-mar 1813, e alla Contessa Lucrezia Ginnasi, feb-apr 1813,).
🙏

LA GIUSTIZIA SUPERIORE
Oltre la norma, verso il fratello
Cari amici, buongiorno. Secondo venerdì di quaresima e giornata di astinenza dalla carne.
Il cammino di oggi ci sfida a guardare oltre il semplice rispetto delle regole. Gesù insegna che non basta “non uccidere” per essere giusti.
La vera giustizia nasce dal cuore e chiede di estirpare alla radice l’ira, il disprezzo e tutto ciò che ferisce la dignità dell’altro. È una chiamata a riconciliarsi nel profondo, prima ancora di presentare qualsiasi offerta sull’altare.
San Gaspare del Bufalo ci ricorda che proprio dalla Croce, definita “cattedra” di verità, “imparò l’iracondo la mansuetudine, il superbo l’umiltà”.
Egli mette in guardia dal riporre la santità solo nella “esteriore condotta”, trascurando la “interiore mondezza di spirito”, e consiglia, per vincere l’ira, di fare un patto con la propria lingua: “di non parlare quando è turbato il cuore”. La vera giustizia si compie nel “generoso perdono” e nel “santo compatimento”, imitando Gesù che “pregò per i suoi stessi crocifissori”» (Cfr. Predica sulla Croce, 1824; Lettere a Mons. Annibale Ginnasi, feb-mar 1813, e alla Contessa Lucrezia Ginnasi, feb-apr 1813,).
 
Vangelo del giorno (Mt 5,20-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. […] Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui… In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!”.
 
UNA RIFLESSIONE PER TE
Nel cammino verso la Pasqua, Gesù oggi ci invita a guardare “oltre”.
Oltre la superficie delle regole, verso la sorgente della carità. Il comandamento “non uccidere” resta, e Gesù lo porta alla sua verità più profonda: si può uccidere anche senza armi.
Si uccide con il disprezzo, con l’indifferenza, con parole taglienti, con l’ironia che umilia, con l’etichetta che inchioda l’altro.
Sono piccoli omicidi quotidiani che intossicano il cuore e feriscono la dignità del fratello.
La Quaresima è tempo di disarmo, non solo delle mani, della lingua e dei pensieri.
Poi arriva una delle indicazioni più forti di tutto il Vangelo: il primato del fratello.
Gesù dice che la riconciliazione viene prima dell’offerta.
Non perché Dio valga meno, perché Dio prende sul serio l’amore. Un culto senza pace diventa una forma vuota.
Un altare senza carità diventa una contraddizione.
La verità della relazione con Dio si misura nella verità della relazione con il prossimo.
E c’è anche un’urgenza. “Mettiti presto d’accordo”. Siamo “per via”, in cammino.
I conflitti non curati diventano prigioni interiori.
Il rancore mette radici e si trasforma in abitudine.
Gesù non chiede un sentimentalismo improvviso, chiede un passo reale, possibile, oggi.
A volte è una parola umile. A volte è un silenzio che non punge. A volte è un messaggio breve, senza recriminazioni.
La giustizia superiore non è perfezionismo morale, è libertà del cuore.
Papa Leone XIV richiama spesso che l’ascolto della Parola educa l’ascolto della realtà.
Qui si vede: chi ascolta davvero il Vangelo smette di usare l’altro come bersaglio.
La conversione riguarda anche il tono, la misura, la capacità di ricostruire ponti.
 
Un versetto per restare dritti
«Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello». (Mt 5,24)
Esercizio pratico: Via Crucis del quotidiano e un passo di pace
Oggi, giorno tradizionale di astinenza, unisco la rinuncia alla preghiera della croce.
Se posso, partecipo alla Via Crucis comunitaria.
Se non posso, faccio in casa una Via Crucis essenziale di 12 minuti: crocifisso davanti, telefono silenziato, leggo una frase del Vangelo e percorro 7 stazioni con un proposito concreto.
Gesù è condannato: oggi non giudico nessuno.
Gesù prende la croce: oggi smetto una lamentela.
Gesù cade: oggi ricomincio senza durezza.
Gesù incontra sua Madre: oggi sostengo qualcuno con una parola buona.
Il Cireneo aiuta: oggi servo senza farmi notare.
Gesù è spogliato: oggi digiuno dall’apparire e dal pungere.
Gesù muore: oggi offro una fatica per una persona precisa.
E, come gesto di giustizia superiore, scelgo un passo di pace: una parola che ripara, un messaggio che scioglie un nodo, un silenzio che non alimenta il conflitto. Niente discorsi lunghi. Un ponte vero.
 
Domanda per la giornata
C’è un fratello con cui devo riconciliarmi nel profondo? La mia giustizia è fatta solo di regole o sa diventare carità concreta?
Preghiera
Signore Gesù, tu mi chiami a una giustizia che non si ferma alla superficie, abita nel profondo del cuore. In questo venerdì di Quaresima purifica le mie relazioni da ogni ombra di rabbia e di disprezzo. Donami l’umiltà di chiedere perdono e la prontezza di ricostruire la pace. Fa’ che la mia offerta a Te sia sempre accompagnata da un gesto di riconciliazione, perché il mio culto sia in spirito e verità. Amen.
 

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