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Elenco video CooperatoresVeritatis gennaio-marzo 2020
Leone XIV 1700 anni da Nicea: torniamo a professare Gesù vero Uomo-Figlio e vero Dio
ATTENZIONE….. ci è stato chiesto se la frase attribuita a san Tommaso d’Aquino: “QUESTA E’ UNA MELA, CHI NON E’ D’ACCORDO PUO’ ANDARSENE” quanto sia vera e se esiste una fonte…. La nostra risposta è la seguente:
a fra’ Guglielmo da Baskerville, Umberto Eco (proprio a riguardo delle fonti) attribuiva questa frase: “Se tutti fossero autentici, Nostro Signore non sarebbe stato suppliziato su due assi incrociate, ma su di una intera foresta…” è evidente che esiste un CONTRABBANDO di citazioni, soprattutto oggi con la rete…. così come in passato c’è stato anche un contrabbando di RELIQUIE…. Il punto non è l’Autore di una citazione, ma quando ad un autore si attribuisce un pensiero dannoso non suo…. in tal caso abbiamo un grave problema e pure un danno enorme. L’aneddoto secondo il quale Tommaso d’Aquino, avviando le sue lezioni, sarebbe stato solito indicare una mela poggiata lì… quale MONITO agli studenti a non perdere tempo con discorsi inutili (questo vuol dire in sostanza la frase), NON HA UNA FONTE DIRETTA… Chi ben conosce l’Aquinate comprende che la frase è a lui attribuita, ma difficilmente sua…. in rete si possono riscontrare almeno 46 siti (molti dei quali anche autorevoli) che la citano… e nessuno porta la fonte perché è evidente che non c’è… ciò che conta è la frase nella sua sostanza e che se attribuita ad un Autore, può essere egli DANNEGGIATO per ciò?! Il grande Padre domenicano Michele Casali (deceduto nel giugno 2004), grande studioso dell’Ordine e dei suoi Santi, fondatore del “Centro Domenicano”, pur riconoscendo di non aver mai trovato la fonte della frase negli scritti dell’Aquinate o che parlino di lui, specificava di aver fatto anche lui stesso uso di questo aneddoto… poiché il suo contenuto SINTETIZZA quel “PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE” proprio e tipico dell’Aquinate. Dunque la frase è corretta e NON danneggia nessuno a cui viene attribuita… Si potrebbe però risalire ad un autentico autore dallo stesso nome…. il filosofo scozzese Thomas Reid – presbiteriano – il quale, ponendo un problema di filosofia della conoscenza, usando un concetto di principio contro la dottrina cattolica, affermava:
- “Prendo una zolla di terriccio; la scolpisco dandole la forma di una mela; con essenza di mele le do il profumo di una mela, e con della vernice posso darle una buccia e il colore di una mela. Ecco allora un corpo che, se lo giudichiamo con la nostra vista, col nostro tatto o col nostro odorato, è una mela. A questo io risponderei che nessuno dei nostri sensi ci illude, nel caso di specie. La mia vista e il mio tatto testimoniano che ha la forma e il colore di una mela; questo è vero. Il senso dell’olfatto testimonia che ha il profumo di una mela; anche questo è vero e non c’è inganno. Allora dove sta l’inganno? È evidente che sta nel fatto che poiché questo corpo ha alcune qualità appartenenti a una mela io concludo che esso è una mela. Si tratta di una fallacia, ma non dei sensi, bensì di un non sequitur..”
Thomas Reid replicava così a un uomo che cercava di confutare uno degli argomenti con cui storicamente i protestanti rigettavano “la dottrina papista della transustanziazione”: è evidente allora come la frase, sintetizzata e ristretta, abbia voluto essere una sorta di RIVINCITA laddove a dire cose simili fu uno che non solo non era cattolico, ma usava la filosofia per distruggere la dottrina cattolica…. Per concludere: non ce lo vediamo un san Tommaso d’Aquino iniziare le sue lezioni con aneddoti simili, ma se questa REPLICA o rivincita può aiutare oggi a far comprendere il vero concetto del suo più genuino “principio di non contraddizione”, non ne esce un danno ma un guadagno, basta specificare e spiegare…
RICORDA SEMPRE che:
“L’uomo guarda all’apparenza, ma il SIGNORE guarda al cuore.”
— 1 Samuele 16,7
Il Signore replicò a Samuele: “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”.
E’ superiore l’intelletto o la volontà? Ecco una chiarissima risposta
San Tommaso lo dice: con la carità la volontà esce da se stessa per riposare in Dio così come è in se stesso.
Questa dottrina di san Tommaso ci offre la soluzione della tanto dibattuta questione se l’intelletto è superiore alla volontà o viceversa.
La volontà in se stessa è senza dubbio inferiore all’intelletto, perché la volontà è potenza cieca e non può produrre un atto se l’intelletto non le propone l’oggetto appetibile.
Quindi l’intelletto antecede e guida la volontà, la quale senza di esso non potrebbe amare nulla (nessuno ama ciò che non conosce). Tuttavia l’operazione dell’intelletto è diversa da quella della volontà: l’intelletto attrae a sé le cose, modellandole, per così dire, nel suo proprio stampo intellettuale. Perciò, quando conosce gli esseri inferiori a lui (per esempio le cose materiali), li nobilita facendoli ascendere all’ordine intellettuale; ma quando conosce gli esseri superiori a lui (Dio, gli angeli, le verità soprannaturali), li rimpicciolisce obbligandoli a entrare nei suoi schemi intellettuali inferiori.
Con la volontà avviene esattamente il contrario. In virtù del suo atto, l’amore, la volontà esce da se stessa per riposare nell’oggetto amato così come è in sé. Quindi, se ama gli esseri che sono inferiori a lei (per esempio le cose della terra), si degrada, abbassandosi al loro livello inferiore; ma se ama gli esseri superiori a lei Dio, gli angeli, ecc…), si sublima perché si eleva al loro livello, in essi riposa mediante l’amore. Per questo diceva acutamente sant’Agostino: ‘Se ami la terra, sei terra; ma se ami Dio, che cosa devo dire? Tu sei Dio!’ Occorre perciò concludere che quantunque come potenza naturale sia più perfetto l’intelletto della volontà, in questa vita e per la natura stessa dell’operazione, è più perfetto amare Dio con la volontà che conoscerlo con l’intelletto.
(fonte: itresentieri)
Vuoi dire cose giuste? Segui l’esempio di san Felice da Cantalice
Rubrica a cura di Corrado Gnerre
Dire sempre cose giuste non è facile, anzi è difficilissimo.
Poter dare la risposta sempre corretta è una maestria che solo pochi, anzi pochissimi, hanno.
Ma se ci si mette alla scuola del Signore, allora tutto può diventare più facile.
Se si chiede questa grazia non per fare personalmente bella figura, bensì per servire la Verità, allora Dio non può non venire in aiuto.
Un esempio per capire.
A chi chiedeva a san Felice da Cantalice (1515-1787) come facesse a parlare così bene, egli rispondeva di essere un povero ignorante che si contentava di conoscere solo sei lettere, cinque rosse e una bianca: le lettere rosse sono le cinque Piaghe di Gesù Crocifisso, la lettera bianca è l’Immacolata; e raccomandava agli altri di pregare per lui, affinché Gesù e Maria gli facessero tenere bene in mente e nel cuore quelle sei lettere, per studiarle a fondo e capirle sempre meglio giacché esse solo gli bastavano.
San Felice Cantalice otteneva la grazia di ben parlare, perché il suo desiderio era che tutto ciò che dovesse dire fosse solo frutto del suo amore per Dio e per la Sua Verità.
CAPOLAVORO di Benedetto XVI: Catechesi sui Padri della Chiesa, raccolta integrale
2024-2025
Leone XIV ai giovani: la verità non ha bisogno di effetti speciali, sta nella semplicità dei Santi
Gesù dice: Badate di non lasciarvi ingannare… sarete consegnati a causa mia, non temete. Lc.21,5-19 attraverso anche le parole di Papa Leone XIV all’Omelia e all’Angelus del 16.11.2025
Dio lo vuole o lo permette? La dottrina cattolica sulla permissione divina
Leone XIV agli educatori: La Chiesa è Madre e Maestra; attenti a non danneggiare i formatori
Lettera Apostolica di Leone XIV: l’educazione come partecipazione alla verità di Cristo
«Hai fatto queste cose e io ho taciuto. Pensavi che io fossi come te? Io ti riprenderò e…» Sal.50
Ecumenismo? Il dialogo non può mai essere negoziazione o compromesso della Verità
Leone XIV: Per diventare discepoli di Gesù non ci sono scorciatoie.
Riflessione sul nuovo formulario la “Messa per la custodia del creato”
Gesù dice: Non giudicate, affinché non siate giudicati. Ma in che senso?
20.6.1888 “Libertas” – Leone XIII: la libertà nel vero senso della parola, non è riposta nel fare ciò che piace”
Quando la terra trema… Dio castiga?
17 gennaio Sant’Antonio abate: la vita e i suoi insegnamenti attualissimi
Benedetto XVI racconta le “Donne Sante” nella Chiesa
di J. Ratzinger: perché il Cristianesimo è l’unica “religione vera”
La Chiesa sinodale imposta da Papa Francesco è dell’eretico scomunicato gesuita George Tyrrell
San Pio X: “Relicturus” contro i Modernisti
Alcuni Sermoni di sant’Antonio di Padova sulla Risurrezione del Cristo
“Dignitas infinita”? contenuto del documento ottimo, ma la motivazione va spiegata bene!
Permissione Divina e: quando un atto è valido ma illecito?
San Pio V scomunica e depone Elisabetta I con “Regnans in excelsis”
Crisi nella Chiesa: né elucubrazioni intellettuali né appelli sentimentali, ma seguiamo i santi
SOSTA – Cosa voleva dire sant’Agostino con la sua famosa frase “Ama e fa ciò che vuoi”?
- Per giustificare un certo relativismo subordinato al desiderio, spesso si ricorda la famosa frase di sant’Agostino di Ippona, Ama e fa ciò che vuoi (Commento alla Prima Lettera di Giovanni 7, 8-11).
- E’ ovvio che sant’Agostino non volesse legittimare il relativismo, quanto dire che prima va amato Dio, la cui natura s’identifica con la Legge morale, e poi si deve agire. Ma soprattutto sant’Agostino voleva dire che tutto, anche il castigo e il giudizio, vanno operati per amore dell’altro. Infatti, nello stesso scritto il Santo precisa che se il padrone di casa decidesse di percuotere il figlio o i servi per correzione, lo dovrebbe sempre fare per amore. Dice così: …non credere di amare il tuo servo per il fatto che non lo percuoti; oppure che ami tuo figlio per il fatto che non lo castighi.
PURGATORIO LUNGO E DURO PER AVER COMMESSO ADULTERIO
NON E’ TANTO IL PECCATO CHE PERDE, QUANTO LO SCANDALO CHE PRECIPITA GLI ALTRI NEL PECCATO (S. GIOVANNI CRISOSTOMO) .
SOSTA – Quali sono i tre elementi che costituiscono e accomunano le false religioni?
Le false religioni sono costituite da tre elementi: umani, divini, e demoniaci.
Gli elementi umani, che possiamo anche definire naturali, sono: la buona volontà, la ragione, la coscienza naturale e il riconoscimento almeno parziale della legge naturale.
Gli elementi divini sono tutti quegli elementi che eventualmente sono rimasti, essendo le false religioni un allontanamento o dalla rivelazione primitiva (religioni precristiane) o dalla rivelazione definitiva (religioni nate dopo il Cristianesimo).
Infine gli elementi demoniaci, ovvero quegli elementi presenti a causa della confusione operata dal demonio. A riguardo è facile pensare a quanto di negativo, di violento, di offensivo nei confronti della dignità della persona umana sia presente in molte religioni non-cristiane.
Ecco alcune citazioni tratte dalla Scrittura per capire quanto sia forte la presenza di elementi demoniaci nelle false religioni:
- “(…) i pagani immolarono ai demoni, e non a Dio.” (Deuteronomio 32,17).
- “(…) tutte le divinità delle genti (cioè dei pagani) sono dei demoni.” (Salmo 95,5)
- “Che cosa dunque intendo dire? Che la carne immolata agli idoli è qualche cosa? O che un idolo è qualche cosa? No, ma dico che i sacrifici dei pagani sono fatti a demoni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demoni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni. O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?” (1 Corinzi 10, 19-22).
Dio è Verità, Bontà e Bellezza – Il Cammino dei Tre Sentieri
SOSTA – Come non abbattersi in questi tempi in cui è così difficile testimoniare la Verità Cattolica?
🙏😇 Questa sembra la classica domanda da 100.000 dollari, cioè di difficilissima risposta. In realtà non è così. La risposta è molto più semplice di quanto si possa immaginare. La risposta è semplice perché la troviamo nella semplicità, chiediamo scusa per il gioco di parole.
Dobbiamo partire da tre evidenze.
• 👉 Prima evidenza: la storia non è nelle nostre mani. Certo, noi dobbiamo fare ciò che ci spetta, ma siamo come piccolissime tessere di un mosaico. Il nostro compito è quello di essere al posto giusto affinché il disegno possa conservarsi ben composto, nulla più di questo. Tradotto: dobbiamo fare ciò che Dio vuole da noi, giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, al di là del risultato. La bellezza del mosaico la deve ammirare e salvaguardare Dio, non noi.
• 👉 Seconda evidenza: l’obbligo della fedeltà. A riguardo ci può aiutare l’immagine di un albero robusto, per esempio una quercia. Quando il vento soffia forte, della quercia si muovono le foglie, molte di queste possono volar via, forse qualche piccolo ramo può anche spezzarsi, ma la quercia con il suo robusto tronco rimane salda, immobile; anzi, in un certo qual modo con la sua robustezza sembra farsi beffe del vento. Il vento si agita, ma la quercia rimane immobile.
• 👉 Terza evidenza: la consapevolezza di essere conquistati dalla Verità. Torniamo all’immagine della quercia. Essa rimane immobile certamente per la robustezza del suo tronco, ma ancor di più per la grandezza e la profondità delle sue radici. Dunque, dobbiamo continuare a testimoniare la Verità prima di tutto perché siamo solo dei miseri soldati che seguono un condottiero ben più potente, che è Dio. A noi spetta la fedeltà, costi quel che costi, anche affrontando le umiliazioni più dure, in quanto queste sono solo un patetico “vento” che certamente non potrà smuovere la robustezza della nostra posizione. Dobbiamo sempre rinnovare la consapevolezza che la nostra fedeltà e il nostro agire e testimoniare non poggiano su qualcosa di umano, bensì sulla Verità di Cristo, che è immutabile: Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Marco 13).
E poi, quando ci si sente tentati a cedere e ad abbattersi, bisogna invocare la compagnia della Madre Santissima e farsi guidare da Lei. Il Signore ce l’ha donata per questo, affinché possa accompagnarci con la sua tenerezza e con la sua forza.
SOSTA – Cosa bisogna fare per abbandonarsi alla volontà di Dio?
Per rispondere a questa domanda, facciamo riferimento al famoso teologo padre Reginald Garrigou-Lagrange (1877-1964), il quale indica, nel suo La Provvidenza e la confidenza in Dio, quattro principi per potersi autenticamente e proficuamente abbandonare alla volontà di Dio.
Primo: Nulla può avvenire che non sia stato previsto, voluto o almeno permesso da Dio da tutta l’eternità.
Secondo: Dio non può volere cosa che non sia conforme alle manifestazioni della sua bontà e delle sue infinite perfezioni e alla gloria del Verbo incarnato, Gesù Cristo, suo Figlio unigenito.
Terzo: Sappiamo che ogni cosa concorre al bene di coloro che amano Dio, di coloro che secondo il suo disegno sono chiamati (Romani 8,28) e perseverano nel suo amore.
Quarto: L’abbandono alla volontà di Dio non esime nessuno dall’obbligo di osservare scrupolosamente la volontà di Dio significata nei comandamenti, nei consigli e negli avvertimenti, ma esige che si aggiunga a tutto questo un abbandono totale alla divina volontà di beneplacito, per quanto possa apparire misteriosa, evitando ogni inquietudine e ogni affanno.
SOSTA – Qual é la definizione cattolica di Fede?

- La definizione cattolica di Fede è: assenso dell’intelletto alle verità rivelate.
- In tale definizione si coglie bene come nella fede vengano coinvolte tanto l’intelligenza quanto la volontà. Con un primato della prima sulla seconda, tant’è che san Tommaso afferma che la fede risiede soprattutto nell’intelligenza, facendoci conoscere Dio come Prima Verità.
- Come dice la definizione, nella fede coinvolta ovviamente anche la volontà, perché, una volta che l’intelligenza ha riconosciuto il vero deve questo vero essere fermamente accettato.
- C’è un terzo elemento che va tenuto in considerazione: l’azione di Dio. Terzo elemento non per ordine d’importanza, anzi! Se Dio non avesse deciso di rivelarsi, non ci potrebbe essere fede, proprio perché questa implica l’assentire a ciò che Dio rivela.
- Tale definizione cattolica è diversa da quella protestante; laddove la fede si configura, invece, in un abbandono cieco (fede fiduciale) in cui si esprime solo ed esclusivamente la volontà.
- Ritornando all’intelligenza va detto che le verità di fede possono essere dimostrabili oppure solo credibili. Pertanto, anche quelle non dimostrabili devono essere credibili, nel senso che possono essere sì oltre la ragione, ma mai contro la ragione. Se vi fosse una “verità” irrazionale, la fede cattolica non potrebbe assentire…da qui la falsità di quella famosa affermazione “credo quia absurdum”, cioè “credo perché assurdo“, espressione, questa, totalmente anticattolica!

