“Io sono come la madre che, colma di carità, corregge il proprio figlio adolescente e questi non la ringrazia nemmeno perché non comprende le motivazioni materne e tuttavia raggiunta la maturità la ringrazia, cosciente che la guida della madre lo ha distolto dalle cattive abitudini educandolo ai buoni costumi; ebbene Io mi comporto nello stesso modo con i miei eletti, poiché essi rimettono la loro volontà alla Mia, e mi amano sopra ogni cosa”.
Dice Gesù:
«Alla domanda perché le avversità assalgono il giusto, rispondo con le seguenti parole. La mia giustizia desidera che ogni uomo giusto ottenga ciò che desidera; ma non è un uomo giusto chi non è disposto a soffrire per l’amore dell’obbedienza e per la perfezione della giustizia, così come non è un giusto colui che non ha la carità di fare del bene al prossimo.
Per questo motivo i miei amici – considerando che sono il loro Dio e Redentore, pensando a ciò che ho fatto e promesso loro e vedendo la perversità che anima il mondo -, chiedono con maggior decisione di sopportare le avversità temporali, per evitare i peccati, essere più avveduti ed avere la salvezza eterna.
Per questa ragione permetto che le loro tribolazioni siano frequenti, sebbene alcuni non le tollerino con sufficiente pazienza; tuttavia ammetto le loro sofferenze a ragion veduta, e li aiuto a sopportarle. Infatti, Io sono come la madre che, colma di carità, corregge il proprio figlio adolescente e questi non la ringrazia nemmeno perché non comprende le motivazioni materne e tuttavia raggiunta la maturità la ringrazia, cosciente che la guida della madre lo ha distolto dalle cattive abitudini educandolo ai buoni costumi; ebbene Io mi comporto nello stesso modo con i miei eletti, poiché essi rimettono la loro volontà alla Mia, e mi amano sopra ogni cosa.
Perciò permetto che talvolta siano afflitti da tribolazioni e, sebbene al momento essi non capiscano completamente la grandezza di tale beneficio, compio cose di cui in futuro trarranno dei vantaggi».
(Dalle rivelazioni di Gesù a Santa Brigida di Svezia: Libro V, 1, Interrogazione 6)
L’Amicizia è cosa seria, lo insegna Gesù nel Vangelo: “non vi chiamo più servi, ma AMICI…” – “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17 Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri…” (Gv.15,13-17) – Vi è dunque una condizione affinchè, la vera amicizia con Dio e di Dio, porti frutto: fare ciò che Gesù ci comanda… Tra gli uomini, la vera Amicizia non è fine a se stessa o per trascinarsi nella fossa (Lc.6,39), essa serve per aiutarsi nella vita ad accedere al Regno di Dio, aiutarsi certamente nelle difficoltà materiali, ma soprattutto quelle spirituali, essa deve essere disinteressata e tutta volta al vero BENE. Ecco come la sintetizza un grande Santo:
«L’amicizia santa, invece, ha occhi semplici e casti; gli atti di cortesia sono controllati e schietti; se ci sono sospiri, saranno per il cielo, le libertà solo per lo spirito, i lamenti saranno soltanto perché Dio non è abbastanza amato, prova infallibile dell’onestà!» (S. Francesco di Sales, L’amicizia spirituale)

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2024-2025
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STORIA DI SAN GIUSEPPE MARIA CALASANZIO
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1°aprile 1375-2025, 650° anniversario delle stimmate di Santa Caterina da Siena
12 marzo «È un martire!» disse San Pio X di San Luigi Orione, che ben lo conosceva.
17 gennaio Sant’Antonio abate: la vita e i suoi insegnamenti attualissimi
29 dicembre San Tommaso Becket Vescovo e martire
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26 ottobre 1570 attentato a san Carlo Borromeo, attentato contro la Fede
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S. Giuseppe da Copertino: illetterato ma poeta e confidente di Dio e della Vergine Maria
11 e 12 settembre 1683 le nazioni Cattoliche con il beato Marco d’Aviano, vincono a Vienna
Benedetto XVI racconta e spiega San Bonaventura da Bagnoregio
Santa Clelia Barbieri la più giovane Fondatrice
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La Beata Aiello ammonisce e spiega sui castighi divini – Fondatrice la sua Festa il 19 giugno
Lo Spirito Santo in alcuni scritti di San Josemaría Escrivá
La sofferenza theologia crucis negli insegnamenti e nella vita di san Padre Pio
Papa Leone XIV ha confermato al Concistoro di oggi 13 giugno quanto segue: 7 settembre 2025 Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis saranno canonizzati! Per Bartolo Longo la canonizzazione sarà per il 19 ottobre🙏
Concistoro Ordinario Pubblico per il voto su alcune Cause di Canonizzazione 13 giugno 2025 L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice comunica che questa mattina, alle ore 9, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha presieduto la celebrazione dell’Ora Terza e il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:
- Ignazio Choukrallah Maloyan, Arcivescovo armeno cattolico di Mardin, martire;
- Peter To Rot, laico e catechista, martire;
- Vincenza Maria Poloni, fondatrice dell’Istituto delle Sorelle della Misericordia di Verona;
- Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez, fondatrice della Congregazione delle Serve di Gesù;
- Maria Troncatti, religiosa professa della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice;
- José Gregorio Hernández Cisneros, fedele laico;
- Pier Giorgio Frassati, fedele laico del Terz’Ordine di San Domenico;
- Bartolo Longo, fedele laico.
Nel corso del Concistoro, il Papa ha decretato che il Beato Pier Giorgio Frassati, insieme al Beato Carlo Acutis, siano iscritti all’Albo dei Santi domenica 7 settembre 2025, mentre i Beati Ignazio Choukrallah Maloyan, Peter To Rot, Vincenza Maria Poloni, Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez, Maria Troncatti, José Gregorio Hernández Cisneros e Bartolo Longo siano iscritti all’Albo dei Santi domenica 19 ottobre 2025.
🙏Alcuni video con Bartolo Longo:
• Breve storia di Bartolo Longo: dall’occultismo alla conversione https://www.youtube.com/watch?v=FZ-_0BIkLls
• Bartolo Longo, la Salette e l’eresia protestante https://www.youtube.com/watch?v=d8mw2NACYCQ&t=10s
• Bartolo Longo spiega la falsa propaganda sull’Inquisizione Domenicana https://www.youtube.com/watch?v=QXl8IGfKZQA&t=2588s
• Bartolo Longo e la misteriosa tela “puzzolente” della Madonna del Rosario di Pompei https://www.youtube.com/watch?v=1tg4rvWTiGE

ECCO LA TESTIMONIANZA DI COME SI VIVE E SI MUORE PER I TRE AMORI BIANCHI…. sarà beatificato per martirio Don Nazareno Lanciotti, UCCISO in odio alla Fede


Mons. Fulton Sheen (beatificato da papa Francesco, ma non ancora ufficializzato) morì il 9 dicembre 1979, mentre era in preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento nella sua cappella privata a New York. Due mesi prima, mentre celebrava la Santa Messa per il suo 60mo di sacerdozio, pronunciò queste parole nell’omelia:
“Non è che io non ami la vita, ma ora voglio vedere il Signore.
Ho passato tante ore davanti a Lui nel Santissimo Sacramento, ho parlato a Lui nella preghiera e di Lui con chiunque mi volesse ascoltare. Ora voglio vederLo faccia a faccia.”🙏
Santi possono avere dei difetti?
Questa della possibilità che i santi possa avere o meno dei difetti è una domanda che spesso ci si pone. Per rispondere ci serviamo un ottimo libro, La sfida della santità, Roma 1992, il cui autore è un famoso teologo nonché padre francescano conventuale, Antonio Maria Di Monda (1919-2007).
Egli scrive: Quelli che sono chiamati “santi” dalla Chiesa hanno o possono avere dei difetti? Domanda tutt’altro che oziosa o bizantina, per le non poche implicanze che essa comporta. Se, infatti, la risposta è affermativa, c’è da chiedersi per quale ragione si proclamano santi degli esseri difettosi… Se è negativa, c”è invece da chiedersi se è proprio il caso di presentare tali esseri all’imitazione di tutti. Infatti, è così normale ritrovare dei difetti in tutti gli uomini, che non solo si stenta a credere che qualcuno possa esserne veramente esente; e, se insiste, non può non apparire immensamente distante e irraggiungibile. (…).
Per i santi, dei quali qui si parla, si intendono tutti coloro che, dopo rigoroso esame o processo canonico, risultano aver esercitato, in grado eroico, tutte le virtù cristiane. (…). I “difetti”, di cui qui è il problema, è termine globale per designare peccati formali, gravi o leggeri, deliberati o semideliberati: atti umani, cioè, che hanno chiaro riferimento a Dio e alla legge morale, imperfezioni di ogni genere, limiti di natura, stranezze di comportamento, e qualunque altra realtà, in contrasto, reale o apparente, con l’uomo e con la perfezione ideale. Difetti di ogni genere i santi ne hanno avuti tutti, o quasi tutti, nella loro infanzia. Si pensi, per esemplificare, ai gustosi episodi che si leggono negli Scritti autobiografici di Santa Teresa del Bambin Gesù o a quelli di San Massimiliano Kolbe bambino. Peccati veri e propri e smarrimenti anche gravi si ritrovano in molti di essi, prima della conversione radicale e sincera a Dio. Troppo noti sono i nomi di Maria Maddalena, di Paolo di Tarso, di Agostino, di Margherita da Cortona, ecc.
C’è da ricordare solo che addirittura la più parte di quelli, che poi saranno detti santi, è passata per il peccato. Sporadiche cadute, anche gravi, si saranno potute verificare, nella vita di alcuni di essi, immediatamente dopo la conversione, o per qualche tempo limitato. (…) Ma, fuori di questi tempi e circostanze, nel santo non si trovano difetti di peccato, deliberato o semideliberato, grave o leggero. (…). “La santità consiste propriamente nella sola conformità al divino volere espressa in un continuo ed esatto adempimento dei doveri del proprio stato” (Benedetto XV). Nei santi si trovano, invece, dei difetti-peccati semideliberati, a meno che Dio non accordi loro una grazia specialissima (…). Così ancora, nei santi si ritrovano molte imperfezioni involontarie, frutto di pura fragilità e inavvertenza, ma non l’affetto abituale ad esse; e, naturalmente, molti atteggiamenti o comportamenti che, spesso, sono o possono apparire “strani” o “incomprensibili” alla stragrande maggioranza degli uomini normali.

vite di Santi
Prostituta convertita in modo davvero prodigioso
Una vita tra leggenda, avventura, peccato e redenzione. Conclusasi in modo davvero straordinario.
Santa Maria Egiziaca è stata la protagonista di un’esistenza certo non all’insegna della tiepidezza. Il racconto della vita di Santa Maria Egiziaca si confonde spesso con la leggenda.
Di sicuro era nata nel IV secolo ad Alessandria d’Egitto e si guadagnava da vivere facendo la prostituta. Fuggita da casa a 12 anni, a 29 si imbarcò su una nave di pellegrini diretta in Terra Santa. Arrivata a Gerusalemme, volle partecipare alla festa dell’Esaltazione della croce al Santo Sepolcro. Prima di entrare però fu come trattenuta da una forza invisibile mentre una voce dentro di lei diceva: «Tu non sei degna di vedere la croce di colui che è morto per te tra dolori inenarrabili». Convertitasi, andò a vivere solitaria nel deserto oltre il Giordano dove restò per 47 anni. Là fu trovata dal monaco Zosimo che le porse la santa Comunione, promettendole di tornare l’anno successivo. Quando fece ritorno la trovò però morta. Era probabilmente il 430. Secondo la tradizione la tomba sarebbe stata scavata da un leone con i suoi artigli.
Di certo è stato un racconto avventuroso come un vero e proprio romanzo a potenti tinte chiaro-scure. Della sua vita esistono vari resoconti. La versione più drammatica è quella che la vede nascere nel IV secolo ad Alessandria d’Egitto e guadagnarsi da vivere come prostituta.
Questa sarebbe la versione che la protagonista stessa di questa storia avrebbe raccontato all’Abate Zosimo, che si imbatté in lei mentre percorreva il deserto. Pietro Bargellini, citando le parole delle Vite de’ Santi Padri di fra Domenico Cavalca, la descrive come «una persona nuda, col corpo nero e secco per lo sole, e coi capelli canuti bianchi come lana». Dopo tanti anni passati in silenzio la donna, racconterà infine tutte le proprie vicende a Zosimo, che le ascoltò in ginocchio.
DICIASSETTE ANNI NEL GORGO DELLA PROSTITUZIONE
A 12 anni, Maria – detta Egiziaca perché nata in Egitto – aveva lasciato la casa dei genitori per andarsene, allora metropoli al centro di tanti traffici e di vizi. Ad Alessandria si era data al peccato esercitando, per diciassette anni, la professione della pubblica meretrice. La cosa andò avanti finché un giorno Maria non si imbatté in una nave che trasportava un insolito equipaggio.
Dopo aver chiesto chi fossero e dove si dirigessero, si sentì rispondere che erano pellegrini diretti in Terra Santa. Più precisamente a Gerusalemme, per la festa dell’Esaltazione della Croce al Santo Sepolcro.
Anche lei così salì a bordo. Ma anche durante il viaggio l’avvenente prostituta non smise di sedurre gran parte dei pellegrini (evidentemente ben poco devoti).
CONVERTITA DALLO SGUARDO DI MARIA
Giunta a Gerusalemme, il giorno della festa si vede trattenere da una forza misteriosa sulla soglia del tempio.
Intimorita, levò lo sguardo verso un’immagine della Vergine Santa. Allora una preghiera le uscì spontaneamente dalle labbra e con la preghiera arrivò il pentimento per i suoi peccati. Insieme, naturalmente, al proposito di cambiare vita e di espiare per le sue colpe.
PER 47 ANNI IN SOLITUDINE NEL DESERTO
Così entrò in chiesa e adorò il sacro legno della croce. Non vi resterà molto a lungo. La Madonna le aveva detto: «Se tu passi il Giordano troverai la pace». E il giorno dopo, confessata e comunicata, passò il fiume. Con sé aveva soltanto tre pani. Maria Egiziaca si ritirò nel deserto dove visse in totale solitudine per quarantasette anni, fino all’incontro con l’abate Zosimo.
In quel luogo inospitale, Maria scoprì la verità delle promesse della Vergine, trovando finalmente la pace dell’anima. Chiese a Zosimo di tornare un anno dopo a portarle i Sacramenti.
Il deserto e la vita eremitica sono la fase di purificazione e di introspezione che ogni chiamato da Dio deve affrontare. Qui si affrontano le proprie paure e fantasmi, qui si saggia e si tempra la fibra spirituale. Lei diventerà eremita per purificarsi e per elevarsi a Dio.
Il ritorno di Zosimo e l’attraversamento miracoloso del Giordano
L’anno successivo, Zosimo si ripresentò con l’Eucarestia sulle rive del Giordano. E vide Maria Egiziaca raggiungerlo camminando a piedi asciutti sulle acque del fiume che si erano aperte al suo passaggio. Dopodiché tornò a inoltrarsi nel deserto, non senza prima aver pregato l’abate di tornare a cercarla anche l’anno dopo.
Ma l’anno successivo, quando il vecchio abate affrontò nuovamente il viaggio nel deserto d’Arabia, trovò soltanto il cadavere rinsecchito della straordinaria penitente. Si racconta che l’abbia seppellita con l’aiuto di un leone docile, che con le sue zampe avrebbe scavato la fossa e ricoperto di terra la salma.
Culto liturgico.
I sinassari bizantini venerano Maria al 1° aprile, qualcuno al 3 o al 4 dello stesso mese. Questa data è in relazione con il supposto giorno della morte di Maria, un giovedí santo nel mese di pharmouthi. A1 1° aprile Maria figura anche nel Typikon della laura di S. Saba. I calendari palestino-georgiani fanno di lei menzione il 1°, il 4 o il 6 dello stesso mese. Il Sinaiticus 34 (X sec.) la nomina per la terza volta il 2 dicembre. Qualche calendario siriaco la menziona ancora il 1° aprile. Il Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atr?b e Mal?g le dedica una lunga notizia proveniente dalla Vita di Sofronio al 6 barmudah e la traduzione geez di questo Sinassario ha conservato la stessa notizia al giorno corrispondente del 6 miyaziya. Il Calendario marmoreo di Napoli menziona Maria al 9 aprile. I primi martirologi occidentali medievali la ignorano e, a quanto sembra, Usuardo fu il primo ad introdurla al 2 aprile nel suo Martirologio con lo stesso breve elogio di s. Pelagia all’8 ottobre Pietro de’ Natalibus le ha dedicato un lungo capitolo de] suo Catalogus.
Il 2 aprile divenne quindi la data tradizionale della commemoraziohe di Maria in Occidente.
Martirologio Romano: In Palestina, santa Maria Egiziaca, che, famosa peccatrice di Alessandria, per intercessione della beata Vergine nella Città Santa si convertì a Dio e condusse in solitudine al di là del Giordano una vita di penitenza.
SOSTA – Cosa fare per calmare la collera altrui?
Un giorno, una donna si lamentò con san Filippo Neri perché suo marito la trattava male: in casa erano litigi continui.
Il Santo ebbe allora una delle sue trovate geniali. “Sentite -le disse- ve lo suggerisco io il mezzo sicuro per ottenere quanto desiderate. Prendete questa boccetta -era acqua fresca!- e quando vostro marito comincia a gridare, voi mettete in bocca un po’ di quest’acqua, senza però inghiottirla. Vedrete l’effetto miracoloso!“.
Contenta del consiglio ricevuto, la donna ritornò a casa con la sua boccetta. Ogni qualvolta il marito minacciava di inscenare qualche litigio, ella prendeva subito la boccetta e si metteva in bocca un sorso di quell’acqua. Non potendo con l’acqua in bocca rispondere agli insulti del marito, questi, sfogata la sua collera, finiva col tacere.
Pochi giorni dopo, ritornata dal Santo, la donna, entusiasta, gli disse: “E’ davvero miracolosa quell’acqua! Quando mio marito comincia a bisticciare come al solito, io subito bevo qualche sorso d’acqua senza inghiottirla; così, come per incanto, egli finisce di gridare e di insultarmi.”
La Sacra Scrittura insegna: “Una risposta gentile calma la collera, una parola pungente eccita l’ira. (…). Chi è collerico suscita contese, chi è paziente calma le liti.” (Proverbi 15,1-8).
Le virtù della mitezza e della mansuetudine costituiscono il miglior rimedio a tante piccole incomprensioni.
SOSTA – In cosa consiste la lettura spirituale?

La lettura spirituale è molto importante per la vita del cristiano. Non andrebbe mai trascurata. Certamente i ritmi della vita di oggi lasciano poco spazio ma è pur vero che oggi ci sono nuovi strumenti che possono aiutare a sfruttare tanti momenti che altrimenti andrebbero persi. Pensiamo al lungo tempo che nelle grandi città si trascorre nei bus o in metropolitana. Ebbene perché non sfruttare questi momenti anche per un po’ di lettura spirituale?
Per capire cos’è la lettura spirituale e la sua importanza leggiamo da La giornata in convento di padre Robert Quardt: La lettura spirituale non consiste nella semplice lettura di un libro religioso, ma nel leggerlo con uno scopo determinato, cioè per il perfezionamento della propria vita interiore, il progresso spirituale e la propria santificazione. Il suo significato, quindi, non consiste nell’arricchire la mente di nuove nozioni, ma nell’irrobustire la volontà sulle vie del bene, per giungere direttamente a Dio.
La lettura spirituale dunque alimenta lo spirito e soprattutto ci fa capire quanto in questa vita spirituale non ci si possa condurre da soli ma farsi accompagnare da maestri quali sono appunto gli autori dei preziosi libri da cui si deve attingere.
🙏MEDIORIENTALE NON VUOL DIRE MUSULMANO
«O Maria, vi affido la mia anima».
Con queste parole lasciava questa valle di lacrime Nimatullah al Hardini, maestro di teologia morale, sacerdote, monaco e santo maronita libanese.
Vissuto nel XIX secolo, fu un’anima sinceramente innamorata della santa Vergine con la quale ebbe un rapporto stretto di figliolanza tanto che, per consentirgli di santificarci, la Madre di Dio gli vietò di accettare la nomina ad abate generale.
Dopo ogni Angelus, era solito ripetere «Benedetta sia l’Immacolata Concezione della Santissima Vergine».
Fu anche il maestro di san Charbel Makhlouf, destinato a sorpassarlo in fama e santità.
Morì a Kilfane, nel suo monastero, a causa di una polmonite da freddo. Era il 14 dicembre del 1858.
fonte: https://www.facebook.com/charlie.banyangumuka
Quanto segue invece (fonte: https://www.santiebeati.it/dettaglio/91046 )
Testo dell’Avvocato Francesco Patruno🙏
All’ombra dei cedri del Libano, in una terra travagliata ed al contempo meravigliosa, ricca di testimonianze storiche e cristiane, nel XIX secolo, sono vissute grandi figure di persone che si sono santificate mediante la preghiera e l’ascetismo, raggiungendo alte vette mistiche. Tra esse, accanto a San Charbel ed a Santa Rafqà, spicca quella del Beato Al-Hardini, al secolo Youssef Kassab. Si tratta di un’alta figura monastica, di una grande intransigenza, soprattutto con se stesso, dottrinaria e spirituale.
Egli nacque nel 1808, da Girges (Giorgio) Salhab Kassab e Miryam Raad, sorella di un sacerdote, Yousef Yacoub, in Libano, in una terra che porta il nome della sua famiglia, Beit Kassab, nei pressi di Hardin. Quella regione era (ed è), in terra libanese, conosciuta per il gran fervore cristiano e per la forte presenza maronita.
La sua fu una vita trascorsa santamente nel rigore della disciplina. Era uomo di preghiera, totalmente immerso in Dio. Era solito, infatti, pregare per ore nella cappella del monastero dinanzi al SS. Sacramento, inginocchiato, con le braccia aperte a croce e lo sguardo fisso, rivolto al tabernacolo. Nutriva, altresì, una tenera devozione nei riguardi della Madre di Dio. Per questo, oltre alla recita quotidiana del Rosario e dopo la celebrazione della messa, aveva molta familiarità con le “Glorie di Maria” di S. Alfonso M. De Liguori, grande maestro di teologia morale. Non mancava di accostarsi quotidianamente all’Eucarestia ed al sacramento della penitenza, tanto che il suo confessore si trovava assai spesso in difficoltà nel dargli l’assoluzione, non avendo materia su cui accordargliela.
Durante l’espletamento dei tre mandati fu costretto a vivere presso il monastero di Nostra Signora di Tamish, dove era la casa generalizia dell’ordine maronita. Ciò lo obbligava a spostarsi di frequente a Kfifane, dove insegnava teologia morale.
Tra i suoi allievi vi fu il già nominato S. Charbel Makhlouf.
La sua sterminata preparazione teologica non gli impedirà di essere vicino alla comunità dei fratelli e dei fedeli (eccezion fatta per le donne che, secondo un’antica tradizione, era vietato ai monaci di frequentare).
Quando non pregava o non insegnava, era immerso nello studio e nella rilegatura degli antichi incunaboli: arte trasmessagli dal padre che era stato rilegatore.
Il processo di beatificazione iniziò nel 1926. Fu dichiarato venerabile il 7 settembre 1989. L’accertata guarigione prodigiosa dalla leucemia di un giovane libanese fu il miracolo che fece proclamare Beato, dal papa Giovanni Paolo II, il venerabile Nimatullah il 10 maggio 1998, durante una solenne celebrazione in piazza S. Pietro.
E’ stato proclamato santo da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.
Perché il Santo Curato d’Ars dice che che sulla terra si potrebbe essere più felici dei Santi del Paradiso?

1.Il padre Alfred Monnin fu un discepolo del Curato d’Ars. Egli raccolse in un libro dal titolo Lo spirto del Curato d’Ars le frasi più celebri del Santo. Una di queste dice: “Se comprendessimo bene la nostra fortuna, noi potremmo quasi dire di poter essere più felici dei santi in Cielo. Essi infatti vivono di rendita: non possono più guadagnare niente. Noi invece, ad ogni istante, possiamo accrescere il nostro tesoro“. Ovviamente si tratta di un’affermazione paradossale, perché la felicità del Paradiso è assolutamente incomparabile con quella che si può vivere sulla terra. Il Curato d’Ars infatti utilizza l’espressione “quasi dire“, più precisamente: “noi potremmo quasi dire di poter essere più felici…“.
2.Bene però fa il Santo Curato ad utilizzarla perché c’è qualcosa a cui noi non pensiamo abbastanza, ovvero che c’è una bellezza straordinaria nella nostra vita: la possibilità di guadagnare meriti in ogni momento. Una possibilità indipendente da ciò che le circostanze c’impongono di fare. Siamo al lavoro? Possiamo guadagnare meriti lavorando nella maniera più esatta possibile e offrendo tutto a Dio. Stiamo riposando? Possiamo guadagnare meriti offrendo i momenti di ristoro a Dio. Siamo tristi? Possiamo guadagnare meriti offrendo a Dio la sofferenza che ci procura ciò che ci rende tristi. Siamo allegri? Possiamo guadagnare meriti offrendo a Dio la letizia del momento. Insomma, ogni attimo è fatto per poter guadagnare meriti, non c’è attimo in cui questo non possa avvenire.
3.Tale situazione è talmente consolante che quasi-quasi (attenzione al quasi-quasi) potrebbe essere “invidiata” dalle anime del Paradiso. Ecco il senso del bel paradosso del Santo Curato d’Ars.
