Novena di Natale con Benedetto XVI

Il Dio della mangiatoia insegna a loro e a noi che dobbiamo imparare a servire piuttosto che a farci servire, a fare dono di noi stessi — un dono minore non basta per questo Re —; che dobbiamo imparare che il potere si esercita non con la forza — a Gesù nell’Orto degli ulivi, Dio non manda dodici legioni di angeli per aiutarlo — ma nella verità, nella bontà, nel perdono, nella misericordia; questo Dio ci insegna che dobbiamo imparare a perdere noi stessi e così a trovare noi stessi.

Presentazione

Nel paradosso dell’Incarnazione, il Santo Padre Benedetto XVI, scorge un Dio che si è dato un volto umano, quello di Gesù, indicando così concretamente e praticamente a tutti che la ricerca di Dio non può approdare a un Dio sconosciuto, inventato o solo pensato, ma deve giungere a un Dio che ha mostrato se stesso e il suo volto in Gesù (cfr. Discorso, 6.4.06). Anche noi vogliamo approdare al Dio “dal volto umano”, quello assunto dal Figlio Gesù Cristo e che ha i connotati umani dell’Immacolata Vergine Maria, la Sua Santissima Madre. Non vogliamo un Dio a “nostra immagine” e proprio per questo vogliamo lasciarci guidare dal più grande teologo vivente del nostro tempo, il Pontefice Benedetto XVI, un grande ed umile Dottore della Chiesa, attraverso il suo Magistero petrino.

«Vogliamo vedere Gesù » dicono alcuni Greci che si erano recati a Gerusalemme per la Pasqua (cfr. Gv 12,20-22), lo stesso che volevano i Magi quando si misero in viaggio per adorarlo, salvo poi dover constatare che il nuovo Re si differenziava molto dalla loro attesa (Omelia, 20.8.05) e che quel volto che avevano cercato era diverso da come se lo aspettavano: “Nel Bambino di Betlemme Dio si è rivelato nell’umiltà della «forma umana », « nella condizione di servo », anzi di crocifisso” (Omelia, 6.1.06). Essi dovevano vivere in prima persona il paradosso cristiano e scorgere proprio in questo nascondimento la più eloquente manifestazione di Dio. Essi dovevano farsi una nuova idea di Dio e così anche una nuova opinione di se stessi.

-00-novena-natale-bxvi-0_548c469654c44Il Dio della mangiatoia insegna a loro e a noi che dobbiamo imparare a servire piuttosto che a farci servire, a fare dono di noi stessi — un dono minore non basta per questo Re —; che dobbiamo imparare che il potere si esercita non con la forza — a Gesù nell’Orto degli ulivi, Dio non manda dodici legioni di angeli per aiutarlo — ma nella verità, nella bontà, nel perdono, nella misericordia; questo Dio ci insegna che dobbiamo imparare a perdere noi stessi e così a trovare noi stessi. Sono queste le stesse risposte che Gesù dà a quei Greci che volevano vederlo: «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,24-25). Il Vangelo non ci dice se quei pellegrini le hanno ascoltate oppure se ne siano andati rattristati senza essere riusciti «a vedere Gesù». Diversamente accade nel mistero del Natale: la Madonna infatti col suo « sì », con la sua scelta di fare la volontà di Dio, col suo donarsi incondizionato al Signore ci mostra Gesù prima di darlo alla luce, rivelando il volto di una umanità nuova. Sant’Agostino dice che Maria «prima di concepire il Signore nel corpo, lo aveva già concepito nell’anima», in lei Dio imprime la propria immagine, l’immagine di Colui che rinuncia al suo splendore divino per farsi piccolo perché noi possiamo trovarlo e amarlo e così, dice papa Benedetto, Ella diventa la figura anticipata e il ritratto permanente del Figlio (Omelia, 8.12.05).

Il tempo di Avvento dice ad ognuno di noi che il Signore desidera sempre venire attraverso di noi (Omelia, 26.11.5), come a Maria Egli ci chiede se siamo disposti a dargli la nostra carne, il nostro tempo, la nostra esistenza. Il Signore bussa alla porta del nostro cuore, cerca una dimora vivente, la nostra vita personale (Omelia, 26.11.05). Perciò, sorretti da questa speranza, che caratterizza il clima in cui si compie la venuta del Signore, che il Padre conceda a noi, che siamo terra riarsa, per mezzo dello Spirito Santo, il dono di diventare terra feconda per una lieta maternità di grazia, chiediamo anche noi al Signore in questo tempo di preparazione al Natale quella grazia generatrice che ci fa non solo accogliere Gesù nella nostra anima e nella nostra vita: “non solo portarlo nel cuore, ma portarlo al mondo, cosicché anche noi possiamo generare Cristo per i nostri tempi” (Catechesi, 15.2.06).


Parti da dirsi ogni giorno

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.
Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.
Amen.

C: La grazia e la pace di Cristo, Figlio di Dio e della Vergine Maria, sia con tutti voi.
A: E con il tuo spirito.

Canto delle «Profezie»

(Nota: Tutte le strofe dal n.1 al n.7 devono essere recitate o cantate ogni giorno dal 16° fino al 23 dicembre; la Vigilia di Natale, il 24 dicembre, si aggiunge la strofa n. 8)

(in latino)

Responso: Regem venturum Dominum, venite, adoremus.
(Il responsorio va recitato o cantato anche alla fine di ogni strofa)

1. Jucundare, filia Sion, et exulta satis, filia Jerusalem.
Ecce Dominus veniet, et erit in die illa lux magna, et stillabunt montes dulcedinem, et colles fluent lac et mel; quia veniet Propheta magnus, et ipse renovabit Jerusalem.

2. Ecce veniet Deus et homo de domo David sedere in throno, et videbitis et gaudebit cor vestrum.

3. Ecce veniet Dominus protector noster, Sanctus Israel, coronam regni habens in capite suo: et dominabitur a mari usque ad mare, et a flumine usque ad terminos orbis terrarum.

4. Ecce apparebit Dominus, et non mentietur: si mora fecerit, expecta eum, quia veniet, et non tardabit.

5. Descendet Dominus sicut plùvia in vellus, orietur in diebus eius iustitia et abundantia pacis: et adorabunt eum omnes reges terrae, omnes gentes servient ei.

6. Nascetur nobis parvulus et vocabitur Deus fortis; ipse sedebit super thronum David patris sui, et imperabit; cuius potestas super humerum eius.

7. Bethlehem, civitas Dei summi, ex te exiet Dominator Israel, et egressus eius sicut a principio dierum aetemitatis, et magnificebitur in medio universae terrae; et pax erit in terra nostra dum venerit.

Alla vigilia di Natale si aggiunge

8. Crastina die delebitur iniquitas terrae, et regnabit super nos Salvator mundi.

Responso: Regem venturum Dominum, venite, adoremus.
Assemblea: Prope est iam Dominus: venite, adorémus.


(in italiano)

Responso: Ecco il Signore viene, venite adoriamo.
(Il responsorio va recitato o cantato alla fine di ogni strofa)

1. Rallégrati, popolo di Dio, ed esulta di gioia, città di Sion: ecco verrà il Signore e ci sarà grande luce in quel giorno e i monti stilleranno dolcezza, scorrerà latte e miele tra i colli perché verrà il grande profeta ed egli rinnoverà Gerusalemme.

2. Ecco, verrà il Signore Dio, un uomo della casa di Davide salirà sul trono; voi lo vedrete ed esulterà il vostro cuore.

3. Ecco, verrà il Signore, nostra difesa, il Santo d’Israele con la corona regale sul capo; il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume fino agli ultimi confini della terra.

4. Ecco apparire il Signore: non mancherà alla parola data; se ancor non giunge, ravviva l’attesa, poiché certo verrà e non potrà tardare.

5. Scenderà il Signore dal cielo come rugiada sul vello: nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace; lo adoreranno i potenti del mondo e lo serviranno tutte le nazioni della terra.

6. Nascerà per noi un bambino e sarà chiamato « Dio forte »; siederà sul trono di Davide suo padre e sarà nostro sovrano: ed avrà sulle spalle la potestà regale.

7. Betlemme, città dell’Altissimo, da te uscirà il dominatore d’Israele; nascerà nel tempo, egli, l’Eterno e nell’universo sarà glorificato: quando egli verrà fra noi, ci farà dono della pace.

Alla vigilia di Natale si aggiunge

8. Domani sarà sconfitto il male della terra e regnerà su noi il Salvatore del mondo.

Responso: Ecco il Signore viene, venite adoriamo.
Assemblea: Signore è vicino, venite adoriamo.

***
Al termine della Preghiera e delle Letture
Cantico della Beata Vergine (Magnificat) Lc 1, 46-55

L’anima mia magnifica il Signore * e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva. * D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente * e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia * si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, * ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, * ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, * ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, * ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri, * ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

in latino

Magníficat * ánima mea Dóminum, et exsultávit spíritus meus * in Deo salutári meo;
quia respéxit humilitátem ancíllæ suæ, * ecce enim ex hoc beátam me dicent omnes generatiónes.
Quia fecit mihi magna, qui potens est, * et sanctum nomen eius,
et misericórdia eius a progénie in progénies * timéntibus eum.
Fecit poténtiam in brácchio suo, * dispérsit supérbos mente cordis sui
depósuit poténtes de sede, * et exaltávit húmiles,
esuriéntes implévit bonis, * et dívites dimísit inánes.
Suscépit Israel, púerum suum, * recordátus misericórdiæ suæ
sicut locútus est ad patres nostros, * Abraham et sémini eius in sæcula.


NOVENA DI NATALE: 1° GIORNO LA VENUTA DEL SIGNORE

03-avvento-bxvi-parteseconda-2_548c491260f4a16 dicembre

Liturgia della parola: Sir 48,1-4.9-11; Sal. 79; Mt 17, 10-13

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.

Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

Amen.

– Canto delle profezie (vedi sopra)

Benedetto XVI ci dice che:

“Come nella storia dell’umanità vi è al centro il primo avvento di Cristo e alla fine il suo ritorno glorioso, così ogni esistenza personale è chiamata a misurarsi con lui — in modo misterioso e multiforme — durante il pellegrinaggio terreno, per essere trovata « in lui » al momento del suo ritorno” (Omelia, 26.11.05).

La domanda su Elia

“Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: « Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro ». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista…” (Mt.17,10-13)

Con Benedetto XVI meditiamo:

“Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia? (Mt 17,10-13)

Dobbiamo domandarci: che cosa vuol dire venuta dal Signore? In greco è « parusia », nel latino « adventus »: « avvento », « venuta ». Che cos’è questa venuta? Ci coinvolge oppure no?… Questa venuta è singolare: «la» venuta del Signore. E tuttavia non c’è soltanto l’ultima venuta alla fine dei tempi: in un certo senso il Signore desidera sempre venire attraverso di noi. E bussa alla porta del nostro cuore: sei disponibile a darmi la tua carne, il tuo tempo, la tua vita? E’ questa la voce del Signore, che vuole entrare anche nel nostro tempo, vuole entrare nella vita umana tramite noi. Egli cerca anche una dimora vivente, la nostra vita personale. Ecco la venuta del Signore. Questo vogliamo di nuovo imparare nel tempo dell’Avvento: Il Signore possa venire anche tramite noi” (Omelia, 26.11.05).

( si faccia qualche minuto di silenzio per interiorizzare quanto si è letto e ascoltato)

Antifona al Magnificat del 1° giorno

[forma classica latina e italiana come preferite]

– Ecce Rex veniet, Dominus terrae, et ipse auferet iugum captivitatis nostrae.

– Ecco, verrà il Re, Signore della terra, che toglierà il giogo della nostra schiavitù.

– si dice il Magnificat (vedi sopra) e alla fine si ripete l’antifona

– alla fine della preghiera, ogni giorno, si dica questa giaculatoria:

– Gesù Bambino, Amor Divino, Verbo incarnato, ricordati di me che mi hai creato;

– Gesù Bambino, Eterna Sapienza, infondi nel mio cuore umiltà, carità ed obbedienza;

– Gesù Bambino, sguardo d’Amore, col tuo Cuor per me lacerato, vieni a nascere nel mio cuore.

– Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

NOVENA DI NATALE: 2° GIORNO UN DIO DAL VOLTO UMANO

-00-novena-natale-bxvi-9_548c4e271c0ff17 dicembre

Liturgia della parola: Sof 3,14-18a; Cant. Is 12; Fil 4,4-7; Lc. 3,10-18

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.

Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

Amen.

– Canto delle profezie (vedi sopra)

Papa Benedetto ci dice che:

“Essere discepoli di Giovanni Battista vuol dire essere uomini che cercano, che condividono la speranza d’Israele, che vogliono conoscere più da vicino la parola del Signore, la realtà del Signore presente; vuol dire essere anche noi uomini di fede e di speranza” (cfr. Catechesi, 14.6.06).

La predicazione di Giovanni Battista

Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». (..) « E noi che dobbiamo fare? ». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe». (..) Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile ». Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella.

Con Benedetto XVI meditiamo:

“Annunziava al popolo la buona novella (Lc. 3, 10-18)

Il Nuovo Testamento è veramente «Vangelo», la « Buona Notizia » che ci porta gioia. Dio non è lontano da noi, sconosciuto, enigmatico, forse pericoloso. Dio è vicino a noi, così vicino che si fa bambino, e noi possiamo dare del « tu » a questo Dio… C’è il vero Dio e questo vero Dio è buono, ci ama, ci conosce, è con noi, con noi fino al punto di essersi fatto carne! Questa è la grande gioia che il cristianesimo annuncia. Conoscere questo Dio è veramente la «buona notizia», una parola di redenzione” (Omelia, 18.12.05).

( si faccia qualche minuto di silenzio per interiorizzare quanto si è letto)

Antifona al Magnificat del 2° giorno

O Sapientia, quae ex ore Altissimi prodisti, attingens a fine usque ad finem, fortiter suaviterque disponens omnia: veni ad docendum nos viam prudentiae.

O Sapienza, che esci dalla bocca dell’Altissimo, ti estendi ai confini del mondo, e tutto disponi con soavità e con forza: vieni, insegnaci la via della saggezza.

– si dice il Magnificat (vedi sopra) e alla fine si ripete l’antifona

– alla fine della preghiera, ogni giorno, si dica questa giaculatoria:

– Gesù Bambino, Amor Divino, Verbo incarnato, ricordati di me che mi hai creato;

– Gesù Bambino, Eterna Sapienza, infondi nel mio cuore umiltà, carità ed obbedienza;

– Gesù Bambino, sguardo d’Amore, col tuo Cuor per me lacerato, vieni a nascere nel mio cuore.

– Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

NOVENA DI NATALE: 3° GIORNO IN SILENZIO

-00-novena-natale-bxvi-8_548c4cb2e8f8f18 dicembre

Liturgia della parola: Ger 23,5-8; Sal. 71; Mt 1,18-24

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.

Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

Amen.

– Canto delle profezie (vedi sopra)

Papa Benedetto ci dice che:

“La grandezza di san Giuseppe, al pari di quella di Maria, risalta ancor più perché la sua missione si è svolta nell’umiltà e nel nascondimento della casa di Nazaret. Del resto, Dio stesso, nella Persona del suo Figlio incarnato, ha scelto questa via e questo stile nella sua esistenza terrena” (Angelus, 19.3.06).

Il sogno di Giuseppe

“Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: « Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati ». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”.

Con Benedetto XVI meditiamo:

“Giuseppe, figlio di Davide, non temere (Mt 1,18-24) Il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore e che guida ogni sua azione. Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all’unisono con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con la vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza. Non si esagera se si pensa che proprio dal « padre » Giuseppe Gesù abbia appreso — sul piano umano — quella robusta interiorità che è presupposto dell’autentica giustizia, la « giustizia superiore », che Egli un giorno insegnerà ai suoi discepoli (cfr. Mt 5,20). Lasciamoci « contagiare » dal silenzio di san Giuseppe! Ne abbiamo tanto bisogno in un mondo spesso troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l’ascolto della voce di Dio” (Angelus, 18.12.05).

( si faccia qualche minuto di silenzio per interiorizzare quanto si è letto)

Antifona al Magnificat del 3° giorno

O Adonai, et Dux domus Israel, qui Moysi in igne flammae rubi apparuisti et ei in Sina legem dedisti: veni ad redimendum nos in brachio extento.

O Signore, guida della casa d’Israele che sei apparso a Mosè nel fuoco del roveto, e sul monte Sinai gli hai dato la legge: vieni a liberarci con braccio potente.

– si dice il Magnificat (vedi sopra) e alla fine si ripete l’antifona

– alla fine della preghiera, ogni giorno, si dica questa giaculatoria:

– Gesù Bambino, Amor Divino, Verbo incarnato, ricordati di me che mi hai creato;

– Gesù Bambino, Eterna Sapienza, infondi nel mio cuore umiltà, carità ed obbedienza;

– Gesù Bambino, sguardo d’Amore, col tuo Cuor per me lacerato, vieni a nascere nel mio cuore.

– Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

NOVENA DI NATALE: 4° GIORNO CREDERE

-00-novena-natale-bxvi-7_548c4bd6185b919 dicembre

Liturgia della parola: Gdc 13,2-7.24-25a; Sal. 70; Lc. 1,5-25

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.

Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

Amen.

– Canto delle profezie (vedi sopra)

Papa Benedetto ci dice che:

“Dio si nasconde nel mistero: pretendere di comprenderLo significherebbe volerlo circoscrivere nei nostri concetti e nel nostro sapere e così irrimediabilmente perderlo. Mediante la fede, invece, possiamo aprirci un varco attraverso i concetti, perfino quelli teologici, e possiamo «toccare» il Dio vivente. E Dio, una volta toccato, ci trasmette immediatamente la sua forza (Discorso, 26.5.06).

L’annunzio della nascita di Giovanni Battista (Lc. 1,5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso. Tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso. Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccaria disse all’angelo: « Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni ». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo ». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: « Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini ».

Con Benedetto XVI meditiamo:

“Ed ecco sarai muto… perché non hai creduto alle mie parole (Le 1,20)

Credere vuol dire prima di tutto accettare come verità ciò che la nostra mente non comprende fino in fondo. Bisogna accettare ciò che Dio ci rivela su se stesso, su noi stessi e sulla realtà che ci circonda, anche quella invisibile, ineffabile, inimmaginabile. Questo atto di accettazione della verità rivelata allarga l’orizzonte della nostra conoscenza e ci permette di giungere al mistero in cui è immersa la nostra esistenza.

Un consenso a tale limitazione della ragione non si concede facilmente. Ed è proprio qui che la fede si manifesta nella sua seconda dimensione: quella di affidarsi ad una persona — non ad una persona ordinaria, ma a Cristo.

È importante ciò in cui crediamo, ma ancor più importante è Colui a cui crediamo” (Omelia, 28.5.06).

( si faccia qualche minuto di silenzio per interiorizzare quanto si è letto)

Antifona al Magnificat del 4° giorno

O Radix lesse, qui stas in signum populorum, super quem continebunt reges os suum, quem gentes deprecabuntur: veni ad liberandum nos, iam noli tardare.

O Germoglio di lesse, che ti innalzi come segno per i popoli, tacciono davanti a te i re della terra, e le nazioni t’invocano: vieni a liberarci, non tardare.

– si dice il Magnificat (vedi sopra) e alla fine si ripete l’antifona

– alla fine della preghiera, ogni giorno, si dica questa giaculatoria:

– Gesù Bambino, Amor Divino, Verbo incarnato, ricordati di me che mi hai creato;

– Gesù Bambino, Eterna Sapienza, infondi nel mio cuore umiltà, carità ed obbedienza;

– Gesù Bambino, sguardo d’Amore, col tuo Cuor per me lacerato, vieni a nascere nel mio cuore.

– Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

NOVENA DI NATALE: 5° GIORNO LA VIVENTE CASA DI DIO

-00-novena-natale-bxvi-6_548c4b19bd40f20 dicembre

Liturgia della parola: Is 7,10-14; Sal. 23; Lc. 1,26-38

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.

Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

Amen.

– Canto delle profezie (vedi sopra)

Papa Benedetto ci dice che:

“Maria ci insegna che per amare secondo Dio occorre vivere in Lui e di Lui: è Dio la prima «casa» dell’uomo e solo chi in Lui dimora arde di un fuoco di divina carità in grado di « incendiare » il mondo” (Messaggio, 2.6.06).

L’annuncio a Maria

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te ». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine ». Allora Maria disse all’angelo: « Come è possibile? Non conosco uomo ». Le rispose l’angelo: « Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio ». Allora Maria disse: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto ». E l’angelo partì da lei.

Con Benedetto XVI meditiamo:

“Ti saluto, o piena di grazia (Lc. 1,28)

La prima parola che vorrei meditare è il saluto dell’Angelo a Maria. Nella traduzione italiana l’Angelo dice: « Ti saluto, Maria ».

Ma la parola greca sottostante, « Kaire », significa di per sé « gioisci », « rallegrati»…

Questa è la prima parola che risuona nel Nuovo Testamento come tale, perché l’annuncio fatto dall’angelo a Zaccaria circa la nascita di Giovanni Battista è parola che risuona ancora sulla soglia tra i due Testamenti. Solo con questo dialogo, che l’angelo Gabriele ha con Maria, comincia realmente il Nuovo Testamento. Possiamo quindi dire che la prima parola del Nuovo Testamento è un invito alla gioia: « Gioisci, rallegrati! » (..)

Forse noi cattolici, che lo sappiamo da sempre, non siamo più sorpresi, non avvertiamo più con vivezza questa gioia liberatrice. Ma se guardiamo al mondo di oggi, dove Dio è assente, dobbiamo constatare che anch’esso è dominato dalle paure, dalle incertezze: è bene essere uomo o no? è bene vivere o no? è realmente un bene esistere? o forse è tutto negativo? E vivono in realtà in un mondo oscuro, hanno bisogno di anestesie per potere vivere. Così la parola: “gioisci, perché Dio è con te, è con noi”, è parola che apre realmente un tempo nuovo. Carissimi, con un atto di fede dobbiamo di nuovo accettare e comprendere nella profondità del cuore questa parola liberatrice: “gioisci!”. (Omelia, 18.12.05).

( si faccia qualche minuto di silenzio per interiorizzare quanto si è letto)

Antifona al Magnificat del 5° giorno

O Clavis David, et sceptrum domus Israel, qui aperis, et nemo claudit, claudis, et nemo aperit: veni, et educ vinctum de domo carceris, sedentem in tenebris et umbra mortis.

O Chiave di Davide, scettro della casa d’Israele, che apri, e nessuno può chiudere, chiudi, e nessuno può aprire: vieni, libera l’uomo prigioniero, che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.

– si dice il Magnificat (vedi sopra) e alla fine si ripete l’antifona

– alla fine della preghiera, ogni giorno, si dica questa giaculatoria:

– Gesù Bambino, Amor Divino, Verbo incarnato, ricordati di me che mi hai creato;

– Gesù Bambino, Eterna Sapienza, infondi nel mio cuore umiltà, carità ed obbedienza;

– Gesù Bambino, sguardo d’Amore, col tuo Cuor per me lacerato, vieni a nascere nel mio cuore.

– Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

NOVENA DI NATALE: 6° GIORNO IL VIAGGIO DELLA GIOIA

-00-novena-natale-bxvi-5_548c4a4d670c921 dicembre

Liturgia della parola: Ct 2,8-14 opp. Sof.3,14-18a; Sai 32; Lc. 1,39-45

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.

Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

Amen.

– Canto delle profezie (vedi sopra)

Papa Benedetto ci dice che:

“Maria, la Madre di Cristo e della Chiesa ci insegni ad essere «epifania» del Signore, nell’apertura del cuore alla forza della grazia e nell’adesione fedele alla parola del suo Figlio, luce del mondo e traguardo finale della storia” (Omelia, 6.1.06).

La visitazione

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: « Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore ».

Con Benedetto XVI meditiamo:

“In quei giorni Maria si mise in viaggio (Lc. 1,39)

Occorre far capire che il piacere non è tutto. Il cristianesimo ci dà gioia, come l’amore dà gioia. Ma l’amore è anche sempre rinuncia a se stesso. Il Signore stesso ci ha dato la formula di che cosa è amore: chi perde se stesso si trova; chi guadagna e conserva se stesso si perde. È sempre un Esodo e quindi anche una sofferenza. La vera gioia è una cosa distinta dal piacere, la gioia cresce, matura sempre nella sofferenza in comunione con la Croce di Cristo. Solo qui nasce la vera gioia della fede” (Discorso, 25.7.05).

“Nel vedere strade e piazze delle città addobbate da luminarie sfolgoranti, ricordiamo che queste luci ci richiamano ad un’altra luce, invisibile agli occhi ma non al cuore. Mentre le ammiriamo, mentre accendiamo le candele nelle Chiese o l’illuminazione del presepe o dell’albero di Natale nelle case, si apra il nostro animo alla vera luce spirituale recata a tutti gli uomini di buona volontà… Il vero mistero del Natale è lo splendore interiore che viene da questo Bambino. Lasciamo che tale splendore interiore si comunichi a noi, che accenda nel nostro cuore la fiammella della bontà di Dio; portiamo tutti, col nostro amore, la luce nel mondo! Non permettiamo che questa fiamma luminosa accesa nella fede si spenga per le correnti fredde del nostro tempo! Custodiamola fedelmente e facciamone dono agli altri!” (Catechesi, 21.12.05; Omelia, 24.12.05).

( si faccia qualche minuto di silenzio per interiorizzare quanto si è letto)

Antifona al Magnificat del 6° giorno

O Oriens, splendor lucis aetemae et sol iustitiae: veni, et illumina sedentes in tenebris et umbra mortis.

O Astro che sorgi, splendore della luce eterna, sole di giustizia: vieni, illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.

– si dice il Magnificat (vedi sopra) e alla fine si ripete l’antifona

– alla fine della preghiera, ogni giorno, si dica questa giaculatoria:

– Gesù Bambino, Amor Divino, Verbo incarnato, ricordati di me che mi hai creato;

– Gesù Bambino, Eterna Sapienza, infondi nel mio cuore umiltà, carità ed obbedienza;

– Gesù Bambino, sguardo d’Amore, col tuo Cuor per me lacerato, vieni a nascere nel mio cuore.

– Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

NOVENA DI NATALE: 7° GIORNO UN DIO GRANDE

-00-novena-natale-bxvi-4_548c49a489a3722 dicembre

Liturgia della parola: 1Sam 1,24-28; Cant. 1Sam 2; Lc. 1, 46-55

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.

Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

Amen.

– Canto delle profezie (vedi sopra)

Papa Benedetto ci dice che:

“Maria ci insegna che non dobbiamo allontanarci da Dio, ma rendere presente Dio; far sì che Egli sia grande nella nostra vita; così anche noi diventiamo divini; tutto lo splendore della dignità divina è allora nostro” (Omelia, 15.8.05).

La poesia del Magnificat

Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre ». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Con Benedetto XVI meditiamo:

“L’anima mia magnifica il Signore (Lc. 1,46)

Nel Vangelo abbiamo sentito il Magnificat, questa grande poesia venuta dalle labbra, anzi dal cuore di Maria, ispirata dallo Spirito Santo. In questo canto meraviglioso si riflette tutta l’anima, tutta la personalità di Maria. Possiamo dire che questo suo canto è un ritratto, una vera icona di Maria, nella quale possiamo vederla proprio così com’è. Vorrei rilevare solo due punti di questo grande canto.

Esso comincia con la parola « Magnificat »: la mia anima « magnifica » il Signore, cioè «proclama grande» il Signore. Maria desidera che Dio sia grande nel mondo, sia grande nella sua vita, sia presente tra tutti noi. Non ha paura che Dio possa essere un « concorrente » nella nostra vita, che possa toglierci qualcosa della nostra libertà, del nostro spazio vitale con la sua grandezza. Ella sa che, se Dio è grande, anche noi siamo grandi. La nostra vita non viene oppressa, ma viene elevata e allargata: proprio allora diventa grande nello splendore di Dio.

(..) Gli uomini pensano e credono che, accantonando Dio ed essendo autonomi, seguendo solo le proprie idee, la propria volontà, possano diventare realmente liberi, potendo fare quanto vogliono senza che nessun altro possa dare alcun ordine. Ma dove scompare Dio l’uomo non diventa più grande; perde anzi la dignità divina, perde lo splendore di Dio sul suo volto. Alla fine risulta solo il prodotto di un’evoluzione cieca e, come tale, può essere usato e abusato. E proprio quanto l’esperienza di questa nostra epoca ha confermato. Solo se Dio è grande anche l’uomo è grande ” (Omelia, 15.8.05).

( si faccia qualche minuto di silenzio per interiorizzare quanto si è letto)

Antifona al Magnificat del 7° giorno

O Rex gentium et desideratus earum, lapisque angularis qui facis utraque unum: veni, et salva hominem quem de limo formasti.

O Re delle genti, atteso da tutte le nazioni, pietra angolare che riunisci i popoli in uno, vieni, e salva l’uomo che hai formato dalla terra.

– si dice il Magnificat (vedi sopra) e alla fine si ripete l’antifona

– alla fine della preghiera, ogni giorno, si dica questa giaculatoria:

– Gesù Bambino, Amor Divino, Verbo incarnato, ricordati di me che mi hai creato;

– Gesù Bambino, Eterna Sapienza, infondi nel mio cuore umiltà, carità ed obbedienza;

– Gesù Bambino, sguardo d’Amore, col tuo Cuor per me lacerato, vieni a nascere nel mio cuore.

– Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

NOVENA DI NATALE: 8° GIORNO IN RELAZIONE CON GESÙ

-00-novena-natale-bxvi-2_548c4836be1df23 dicembre

Liturgia della parola: MI 3,1-4.23-24; Sal. 24; Lc. 1, 57-66

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.

Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

Amen.

– Canto delle profezie (vedi sopra)

Papa Benedetto ci dice che:

“Nel Calendario Romano (Giovanni Battista) è l’unico Santo del quale si celebra sia la nascita, il 24 giugno, sia la morte, il 29 agosto, avvenuta attraverso il martirio. Questi piccoli riferimenti storici ci aiutano a capire quanto antica e profonda sia la venerazione di san Giovanni Battista. Nei Vangeli risalta molto bene il suo ruolo in riferimento a Gesù. In particolare, san Luca ne racconta la nascita, la vita nel deserto, la predicazione, e san Marco ci parla della sua drammatica morte…” (Udienza 29.8.2012)

La nascita di Giovanni Battista

Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei. All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: « No, si chiamerà Giovanni ». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome ». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: « Che sarà mai questo bambino?», si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.

Con Benedetto XVI meditiamo:

Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio (Lc. 1,57)

“Però il Battista non si limita a predicare la penitenza, la conversione, ma, riconoscendo Gesù come «l’Agnello di Dio» venuto a togliere il peccato del mondo (Gv 1, 29), ha la profonda umiltà di mostrare in Gesù il vero Inviato di Dio, facendosi da parte perché Cristo possa crescere, essere ascoltato e seguito. Come ultimo atto, il Battista testimonia con il sangue la sua fedeltà ai comandamenti di Dio, senza cedere o indietreggiare, compiendo fino in fondo la sua missione. San Beda, monaco del IX secolo, nelle sue Omelie dice così: San Giovanni Per [Cristo] diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, gli fu ingiunto solo di tacere la verità. (cfr Om. 23: CCL 122, 354). E non taceva la verità e così morì per Cristo che è la Verità. Proprio per l’amore alla verità, non scese a compromessi e non ebbe timore di rivolgere parole forti a chi aveva smarrito la strada di Dio.

(…) Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza. Giovanni è il dono divino lungamente invocato dai suoi genitori, Zaccaria ed Elisabetta (cfr Lc 1,13); un dono grande, umanamente insperabile, perché entrambi erano avanti negli anni ed Elisabetta era sterile (cfr Lc 1,7); ma nulla è impossibile a Dio (cfr Lc 1,36).

(…) Cari fratelli e sorelle, celebrare il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. La preghiera non è tempo perso, non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche, ma è esattamente il contrario: solo se se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio. San Giovanni Battista interceda per noi, affinché sappiamo conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita. Grazie.” (Udienza 29.8.2012)

( si faccia qualche minuto di silenzio per interiorizzare quanto si è letto)

Antifona al Magnificat del 8° giorno

O Emmanuel, rex et legifer noster, exspectatio gentium et Salvator earum: veni ad salvandum nos, Domine Deus noster.

O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Signore nostro Dio.

– si dice il Magnificat (vedi sopra) e alla fine si ripete l’antifona

– alla fine della preghiera, ogni giorno, si dica questa giaculatoria:

– Gesù Bambino, Amor Divino, Verbo incarnato, ricordati di me che mi hai creato;

– Gesù Bambino, Eterna Sapienza, infondi nel mio cuore umiltà, carità ed obbedienza;

– Gesù Bambino, sguardo d’Amore, col tuo Cuor per me lacerato, vieni a nascere nel mio cuore.

– Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

NOVENA DI NATALE: 9° GIORNO L’ADEMPIMENTO DELLA PAROLA

-00-novena-natale-bxvi-1_548c4785a563d24 dicembre

Liturgia della parola: Mi 5,l-4a; Sai 79; Eb 10,5-10; Lc. 1, 39-48

+ Deus, in adiutòrium meum intende. Domine, ad adiuvandum me festina.

Dio, volgiti in mio aiuto. Signore, affrettati a soccorrermi. (Salmo 69,2)

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.

Amen.

– Canto delle profezie (vedi sopra)

Papa Benedetto ci dice che:

“Maria è una donna che ama. Noi lo intuiamo nei gesti silenziosi, di cui ci riferiscono i racconti evangelici dell’infanzia. Lo vediamo nella delicatezza, con la quale a Cana percepisce la necessità in cui versano gli sposi e la presenta a Gesù. Lo vediamo nell’umiltà con cui accetta di essere trascurata nel periodo della vita pubblica di Gesù, sapendo che il Figlio deve fondare una nuova famiglia e che l’ora della Madre arriverà soltanto nel momento della croce, che sarà la vera ora di Gesù. Allora, quando i discepoli saranno fuggiti, lei resterà sotto la croce. Più tardi, nell’ora di Pentecoste, saranno loro a stringersi intorno a lei nell’attesa dello Spirito Santo (Enc. Deus caritas est, 41).

Il dialogo tra Maria ed Elisabetta

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: « Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore ».

Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata ».

Con Benedetto XVI meditiamo:

Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore (Lc. 1,45)

«Magnificat anima mea Dominum», dice in occasione di questa visita — « L’anima mia rende grande il Signore » — ed esprime con ciò tutto il programma della sua vita: non mettere se stessa al centro, ma fare spazio a Dio incontrato sia nella preghiera che nel servizio al prossimo — solo allora il mondo diventa buono.

Maria è grande proprio perché non vuole rendere grande se stessa, ma Dio. Ella è umile: non vuole essere nient’altro che l’ancella del Signore. Ella sa di contribuire alla salvezza del mondo non compiendo una sua opera, ma solo mettendosi a piena disposizione delle iniziative di Dio. È una donna di speranza: solo perché crede alle promesse di Dio e attende la salvezza di Israele, l’angelo può venire da lei e chiamarla al servizio decisivo di queste promesse. Essa è una donna di fede: « Beata sei tu che hai creduto », le dice Elisabetta… Maria è una donna che ama (Enc. Deus caritas est, 41).

( si faccia qualche minuto di silenzio per interiorizzare quanto si è letto)

Antifona al Magnificat del 9° giorno

Cum ortus fuerit sol de caelo, videbitis Regem regum procedentem a Patre, tamquam sponsum de thalamo suo.

Quando sorgerà il sole, vedrete il Re dei re: come lo sposo dalla stanza nuziale egli viene dal Padre.

– si dice il Magnificat (vedi sopra) e alla fine si ripete l’antifona

– alla fine della preghiera, ogni giorno, si dica questa giaculatoria:

– Gesù Bambino, Amor Divino, Verbo incarnato, ricordati di me che mi hai creato;

– Gesù Bambino, Eterna Sapienza, infondi nel mio cuore umiltà, carità ed obbedienza;

– Gesù Bambino, sguardo d’Amore, col tuo Cuor per me lacerato, vieni a nascere nel mio cuore.

Orazione conclusiva

Padre buono e misericordioso, che nello Spirito Santo ci hai sostenuto nel cammino di questo Avvento, donaci di saper vivere in pienezza la grazia del Santo Natale in cui la tua Parola si compie.

Conformandoci al Tuo Figlio umile e obbediente, fa’ che anche noi spendiamo la nostra vita in un generoso e fedele servizio che dia gloria a Te e giovi ai nostri fratelli.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.

– Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

In nomine Patris +, et Filii +, et Spiritus Sancti +.