Matrimoni misti e intercomunione: cosa dice la vera Chiesa

« …tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo.»(2Tim.3,12-16)

La situazione che stiamo vivendo è davvero paradossale, per non dire comica se non fosse per il fatto che non stiamo parlando di cose ed effetti sulle quali riderci sopra, ma parliamo del Sacramento del Matrimonio nel quale confluiscono altri due (Confessione ed Eucaristia) per i quali è in gioco la salvezza delle Anime, ma dove parliamo anche della Presenza reale, viva e vera di Gesù Cristo che si dona “ai suoi”, e non è affatto vero che “per TUTTI” è un diritto riceverlo nell’Eucaristia.

Ci riferiamo alle stravaganti pretese di una parte del clero e della gerarchia cattolica in Germania, capeggiata tra altri, dal cardinale Marx al cardinale Kasper, dove riferisce brillantemente mons. Nicola Bux su un articolo, che condividiamo, da La Nuova Bussola Quotidiana, cliccare qui.

Qui ci soffermiamo su alcune considerazioni. Vediamo  i Matrimoni misti, ossia, quei matrimoni tra cattolici e non cattolici che il Concilio di Trento vietò con decreto legislativo e dottrinale e dell’assurda pretesa, oggi, di dare la Comunione eucaristica a “tutti”, quasi fosse un diritto.

A rompere gli indugi fu papa Lambertini, Benedetto XIV il quale pur mostrandosi aperto a molte innovazioni, fu però anche molto severo come, per esempio, fulminando con pene severissime quei “disgraziati sacerdoti che profanassero il Sacramento della Confessione”; interdisse ogni sorta di mercimonio nella celebrazione della Santa Messa. Per impedire che i matrimoni venissero sciolti in modo non consentito dalle leggi canoniche, istituì in ogni diocesi un ufficiale apposito, tanto che di lui si disse il “difensore del vincolo matrimoniale”.

Lambertini emanò, per l’Olanda, una dichiarazione papale nel 1741 (Benedectina scil. declaratio) disponendo che i matrimoni di non cattolici e i matrimoni misti fossero colà validi anche senza l’osservanza della forma stabilita dal Concilio di Trento; tale disposizione fu poi estesa anche ad altri paesi. Ma spieghiamola bene!

Tra il 1741 e il 1742, Benedetto XIV intervenne in materia di disciplina sacramentale riguardo al matrimonio, emanando per i Paesi Bassi (4 novembre 1741) un importante decreto di deroga alla legislazione tridentina circa la validità dei matrimoni tra protestanti e dei matrimoni misti, MA ATTENZIONE: qualora i coniugi o il coniuge acattolico fossero passati al cattolicesimo, e limitando, con altre disposizioni, la possibilità dei matrimoni di coscienza e la facilità con cui venivano concesse le dispense.

Perciò sia ben chiaro che, quando sentite citare Benedetto XIV in materia di “apertura” ai matrimoni misti o di acattolici con i cattolici, non è affatto vero che papa Lambertini aprì all’intercomunione…. Cliccando qui troverete una raccolta vasta sull’argomento.

Il matrimonio, secondo il Vangelo ed insegnato dalla Chiesa Cattolica, è un Sacramento difeso e “portato a compimento” da Gesù stesso (vedi Catechismo nn.1601-1658). Il punto di partenza scelto dal Concilio di Trento, per confermare il matrimonio tra i sacramenti è stato Efesini 5,32, dove di esso si dice che è «un mistero grande», riflesso misterico del “rapporto tra Cristo e la Chiesa Sua Sposa”, infatti così decreterà Trento: «Chi afferma che il matrimonio non è veramente nel senso proprio uno dei sette sacramenti della legge del vangelo, che è stata promulgata da Cristo, il Signore, ma che è stato inventato dagli uomini nella chiesa e non conferisce la grazia, sia scomunicato»

Con il decreto Tametsi, che aveva lo scopo di por fine alla situazione penosa dei matrimoni clandestini, il Concilio di Trento stabilì l’obbligo della forma. Per essere valido, il matrimonio doveva essere concluso solamente con lo scambio del consenso di fronte al proprio parroco e alla presenza di almeno due testimoni. Chi non rispetta questa forma, non celebra validamente il matrimonio. Il Tametsi costituisce il primo capitolo del decreto De reformatione matrimonii, composto di dieci capitoli ed emanato durante la XXIV sessione del Concilio Tridentino (1563). Con questo testo (che troverete qui nel link “Tutti i decreti del Concilio di Trento) venne risolta la questione del matrimonio clandestino ed anche in difesa di quel coniuge (solitamente la donna) spesse volte costretta ad un matrimonio imposto, del quale si dichiarò l’invalidità, stabilendo che la celebrazione del matrimonio fosse preceduta da regolari pubblicazioni; che fosse celebrato dinnanzi al parroco dei nubendi e alla presenza di almeno due testimoni in rispetto proprio della libertà di entrambi i contraenti, e che fosse debitamente trascritto nel registro parrocchiale.

E’ evidente, pertanto che, questo Decreto, non si occupò affatto prettamente dell’intercomunione o dei “matrimoni misti”…. e neppure riuscì a risolvere la scelta fatta dalle Chiese orientali di decretare la validità di “seconde nozze”, dopo il fallimento del primo matrimonio. Questioni complesse di cui non ci occuperemo ora qui. Trento si occupò più ristrettamente del concetto della validità e della indissolubilità del “vincolo” del Matrimonio e che è uno dei sette Sacramenti istituiti da Cristo stesso, e non inventato dalla Chiesa. Da qui l’anatema e la scomunica a chi avesse affermato il contrario, contro proprio l’eresia luterana che si era da poco imposta nella comunità civile di quei tempi.

Tornando all’argomento specifico e a proposito di questo Sacramento, sant’Ignazio di Antiochia scrive al vescovo Policarpo: «Raccomanda alle mie sorelle di amare il Signore e di sostenere i mariti nella carne e nello spirito. Così esorta anche i miei fratelli, nel nome di Gesù Cristo, ad amare le spose come il Signore la Chiesa. Se qualcuno può rimanere nella castità a gloria della carne del Signore, vi rimanga con umiltà. Chi se ne vanta è perduto, e se si ritiene più del vescovo si è distrutto. Conviene agli sposi e alle spose di stringere l’unione con il consenso del vescovo, perché le loro nozze avvengano secondo il Signore e non secondo la concupiscenza. Ogni cosa si faccia per l’onore di Dio» (Polyc.,V,1-2).

Per farla breve e non uscire fuori tema è fondamentale sottolineare che sarà sempre lui, Martin Lutero a rinnegare il Matrimonio in quanto Sacramento e sacramento DELLA GRAZIA. La sua eretica dottrina sulla Giustificazione col supporto dell’eretica affermazione del Sola Scriptura, saranno determinanti sulla nuova prassi dei MATRIMONI CIVILI, non sacramentali che, per i battezzati significa “privati della Grazia”… non dimentichiamo, infatti, che da ben 400 anni tra i protestanti vige il concubinato (da non confondersi con l’adulterio) e che purtroppo, con l’ecumania scatenatasi dal concilio Vaticano II, ha prodotto le aberrazioni che oggi stiamo vivendo, quali l’imposizione della Comunione eucaristica ai divorziati-risposati, così come ora la pretesa di dare l’Eucaristia anche a chi non è cattolico, ma sposato con un cattolico.

Un mondo che non si deve più piegare alla Legge di Dio ma, al contrario, è la Legge divina che deve piegarsi alle mode dei tempi. Se preferite siamo al famoso detto gesuitico modernista: cattolicizzare ciò che non è cattolico!

Eppure san Paolo lo aveva predetto, ci aveva avvisati: « …tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo.»(2Tim.3,12-16); oppure laddove profetizza ancora: « Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.»(2Tim.4,1-5)

Giovanni Paolo II indisse l’Anno dell’Eucaristia nel 2005 e scrisse l’ultima enciclica sull’argomento – Ecclesia de Eucharistia –  proprio per mettere la parola “fine” a queste discussioni che oggi, prepotentemente e con diabolicità, questi Modernisti e progressisti insieme, pretendono imporre col tacito consenso di un pontefice che sembra piuttosto compiaciuto dalla loro perversione dottrinale.

Le parole di Giovanni Paolo II CONTRO la pretesa di una recezione dell’Eucaristia senza conversione alla Chiesa Cattolica, sono chiarissime:

  • «Sono pienamente incorporati nella società della Chiesa quelli che, avendo lo Spirito di Cristo, accettano integra la sua struttura e tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, e nel suo organismo visibile sono uniti con Cristo – che la dirige mediante il Sommo Pontefice e i Vescovi – dai vincoli della professione di fede, dei Sacramenti, del governo ecclesiastico e della comunione.. L’Eucaristia, essendo la suprema manifestazione sacramentale della comunione nella Chiesa, esige di essere celebrata in un contesto di integrità dei legami anche esterni di comunione. »

E specifica:

  • «Perciò la Chiesa ha dato delle norme che mirano insieme a favorire l’accesso frequente e fruttuoso dei fedeli alla Mensa eucaristica e a determinare le condizioni oggettive in cui ci si deve astenere dall’amministrare la comunione. La cura nel favorirne la fedele osservanza diventa espressione effettiva di amore verso l’Eucaristia e verso la Chiesa.
  • Nel considerare l’Eucaristia quale sacramento della comunione ecclesiale vi è un argomento da non tralasciare a causa della sua importanza: mi riferisco al suo rapporto con l’impegno ecumenico….. (..)
  • Proprio perché l’unità della Chiesa, che l’Eucaristia realizza mediante il sacrificio e la comunione al corpo e al sangue del Signore, ha l’inderogabile esigenza della completa comunione nei vincoli della professione di fede, dei Sacramenti e del governo ecclesiastico, non è possibile concelebrare la stessa liturgia eucaristica fino a che non sia ristabilita l’integrità di tali vincoli. Siffatta concelebrazione non sarebbe un mezzo valido, e potrebbe anzi rivelarsi un ostacolo al raggiungimento della piena comunione, attenuando il senso della distanza dal traguardo e introducendo o avallando ambiguità sull’una o sull’altra verità di fede. Il cammino verso la piena unità non può farsi se non nella verità. In questo tema il divieto della legge della Chiesa non lascia spazio a incertezze.
  • Se in nessun caso è legittima la concelebrazione in mancanza della piena comunione, non accade lo stesso rispetto all’amministrazione dell’Eucaristia, in circostanze speciali, a singole persone appartenenti a Chiese o Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa cattolica (si parla del caso in pericolo di morte). In questo caso, infatti, l’obiettivo è di provvedere a un grave bisogno spirituale per l’eterna salvezza di singoli fedeli, non di realizzare una intercomunione, impossibile fintanto che non siano appieno annodati i legami visibili della comunione ecclesiale… »

Ma  cardinali e molti vescovi di oggi, preferiscono la tesi luterana sul Matrimonio. Per Lutero il matrimonio è “cosa mondana” (“weltlich Ding”), e che per mondano non significava, sostengono i Modernisti oggi e lo stesso papa Francesco, la secolarità… ma più semplicemente che – il matrimonio in generale – non è “monopolio cattolico” e trova le sue fondamenta nella NATURA stessa della creazione… tesi per altro sostenuta dall’eretico gesuita Karl Rahner.

Ma chi studiasse a fondo l’argomento comprenderebbe che – la protesta del “bastian contrario” Lutero fu una protesta contro il diritto canonico matrimoniale della Chiesa Cattolica: Lutero voleva sottrarre il matrimonio alla giurisdizione ecclesiastica sulla sovranità dello stato rispetto al potere temporale della chiesa. Inoltre, per Lutero, il problema risiedeva anche nella conformazione sacramentale del Sacerdote il quale, secondo lui, non conferiva un bel nulla agli “sposi”.

Gli eretici di oggi stanno cercando un compromesso che salvi “capre e cavoli”, un compromesso che promuova una comunione di facciata con il mondo protestante, che mantenga la botte piena e la moglie ubriaca, leggete qui, un compromesso che non metta in discussione il POTERE CLERICALE e quindi – salvaguardando il diritto della gerarchia – possa trovare un comune accordo dottrinale. In sostanza: cambiare la dottrina nella prassi.

In sostanza, se volete davvero capire cosa stanno cercando di fare nella Chiesa di oggi, è di mettere in pratica la dottrina sul Matrimonio SECONDO LUTERO!

Per Lutero, il mandato divino sul matrimonio è compiuto nel ministero dei genitori, nel quale gli uomini ricevono da Dio il compito di donare ai propri figli la vita corporea, spirituale e religiosa . Lutero considerava il matrimonio uno stato santo, poiché in esso vedeva l’unico mezzo di salvezza adatto contro il disordine sessuale; nel suo linguaggio duro lo indicava come «difesa contro la prostituzione»…. Analisi tutto sommato corretta e certamente cristiana. Peccato però che, ciò che negava Lutero era il CONFERIMENTO DELLA GRAZIA e perciò, il matrimonio, non è un Sacramento, ma uno “stato obbligatorio”, necessario, del tutto “naturale” e che non implica gli altri sacramenti quali la Confessione e così anche l’Eucaristia la quale, non essendo impartita con la medesima dottrina Cattolica della Presenza reale, essa può essere ricevuta da tutti. Da chiunque però si faccia cristiano, indipendentemente dall’essere “cattolico”…

E non è forse questa la piega che ha preso la prassi della pastorale nella chiesa di oggi? La dottrina luterana sul Matrimonio – e gli altri sacramenti da lui tolti e reinterpretati – conduce poi alla stravagante prassi dell’unione liberale tra persone dello stesso sesso, sulla quale infatti, si fonda oggi la nuova dottrina protestante ulteriormente sviluppata dalla teologia luterana.

Resta una semplice domanda ed una limpida risposta: perché siamo contrari alla Comunione Eucaristica a chi non è cattolico e a chi è – divorziato-risposato – con in piedi il vero matrimonio sacramentale ?

Risposta semplice ed evangelica: perché per ricevere l’Eucaristia bisogna essere in comunione con Cristo e la Chiesa. NON un Cristo fatto a “nostra immagine”, non ad una chiesa accomodante e “come piace a me”, ma al Cristo Vivo e vero che governa la Chiesa, Sua Sposa e che ha fatto del Matrimonio, del Sacerdozio, della Confessione, della stessa Eucaristia, UN SACRAMENTO che unisce i battezzati in una comunione non solo spirituale, ma anche fisica (le membra di un solo Corpo) e diffondente LA GRAZIA, quella Grazia che Lutero ha sempre rinnegato! Bisogna CONVERTIRSI, riconoscere ed odiare il peccato, rinnegarlo, vivere per combatterlo.

L’Eucaristia, infatti, serve a chi, pentito e confessato, assolto dal peccato, vive per combattere le proprie inclinazioni perverse. Nessuno può ricevere l’Eucaristia se è in stato di peccato grave. Nessuno, che vive negando – o peggio rifiutando – la Chiesa Cattolica, i suoi Sacramenti, la sua Dottrina, può dirsi in comunione tanto da ricevere l’Eucaristia che è fare questa comunione anche con i Santi in Cielo… L’Eucaristia NON è un diritto, ma è un dono che si riceve a determinate condizioni stabilite da Cristo stesso nella Sua vera Chiesa attraverso i Padri, i Santi, i Dottori, i concili. Ciò che sta imponendo oggi questa gerarchia E’ FALSITA’! Perché ciò che era peccato “ieri” è peccato anche oggi, e domani! E’ l’uomo che deve convertirsi e cambiare, non la Dottrina, non l’amministrazione ai Sacramenti, non è la Chiesa che deve cambiare! Rinnovarsi e riformare non è rivoluzionare la dottrina, leggete qui, ma spingere l’uomo di ogni tempo ad adattarsi alla Legge divina che non muta, mai!

Laudetur Jesus Christus