Le radici ignorate della crisi nella Chiesa.
Offriamo una breve lettura storica della crisi contemporanea nella Chiesa, tracciando una linea di continuità tra eventi e decisioni pontificie specifiche, ponendo l’accento sul concetto di “riconciliazione con la modernità” come causa scatenante.
In tempi di grande confusione all’interno della Santa Madre Chiesa, tornare alle radici della nostra fede e della nostra storia diventa non solo utile, ma necessario. Oggi più che mai siamo chiamati a discernere gli spiriti, a comprendere da dove veniamo per capire dove stiamo andando. Ed è proprio in questa luce che si riaccende l’interesse attorno a una figura troppo spesso dimenticata e oggi riscoperta: Leone XIII, il papa dal quale il regnante pontefice Leone XIV ha scelto il nome.
Un Papa straordinario… ma con un’ombra
Gioacchino Pecci, eletto nel 1878, è stato un Pontefice di straordinaria levatura: “padre nobile” della Dottrina sociale della Chiesa, autore di numerose encicliche — tanto da meritarsi il titolo di “Papa delle encicliche”. La sua Rerum Novarum è ancora oggi un punto di riferimento per chi cerca una visione cattolica sull’economia e il lavoro. Tuttavia, come ogni uomo, anche i grandi Papi possono commettere errori. E uno in particolare — il progetto del Ralliement — ha avuto conseguenze che ancora oggi gravano sulla Chiesa.
Cos’è stato il Ralliement?
Il Ralliement (“rialliamento”) fu l’invito rivolto da Leone XIII, attraverso l’enciclica Au milieu des sollicitudes del 1892, ai cattolici francesi ad accettare la Terza Repubblica, nata dalla Rivoluzione francese, pur essendo questa laicista, anticlericale e radicalmente anticattolica.
La strategia era chiara: riconciliare la Chiesa con la modernità, costruendo un ponte con gli Stati moderni per garantire libertà e spazi di azione. Ma l’esito fu tragico. I cattolici si divisero, il potere laicista non cedette di un millimetro, e la Chiesa in Francia venne progressivamente emarginata. Come scrive lo storico Roberto de Mattei, il Ralliement fu “il fallimento di un progetto pastorale”[1].
Le radici dello spirito conciliare
Ma il Ralliement non fu solo un episodio isolato. Fu, piuttosto, l’antenato di quello “spirito del Concilio Vaticano II” che ha pervaso la Chiesa dagli anni ’60 in poi. Anche il Vaticano II, dichiarandosi concilio pastorale, volle tentare una “riconciliazione con la modernità”. Ma si può riconciliare ciò che è, per sua natura, inconciliabile con la Verità? Come ricorda San Paolo: “Che comunanza c’è tra la luce e le tenebre?” (2Cor 6,14).
La modernità, così come si è sviluppata a partire dalla Rivoluzione francese, ha messo l’uomo al centro, rifiutando la Regalità sociale di Cristo. Qualunque tentativo di dialogo, privo di chiara evangelizzazione, si è trasformato in compromesso, e il Ralliement fu il primo grande esempio di questo errore strategico.
Una lunga genealogia diplomatica
Per comprendere meglio l’origine di questa mentalità, occorre fare un passo ancora più indietro. Già con Pio VII (1800-1823), si avviò una politica di compromessi con il mondo moderno: fu lui a negoziare con Napoleone Bonaparte, salvo poi essere deportato e umiliato.
La famosa visione profetica della beata Anna Caterina Emmerick del 13 maggio 1820 pareva anticipare proprio questo[2]: la Beata non vide due papi simultaneamente, ma uno del lontano passato, probabilmente San Bonifacio IV, che fu martirizzato dall’imperatore pagano Foca per essersi rifiutato di adorare e far adorare anche le divinità pagane; l’altro papa probabilmente fu proprio Pio VII, travolto per aver cercato un accordo con chi voleva costringere la Chiesa ad adorare le nuove divinità della modernità.
Mons. Gioacchino Pecci, il futuro Leone XIII, veniva propria dalla “scuola” di Pio VII, dunque ereditò quella stessa impostazione diplomatica, e dopo di lui quasi tutti i Papi seguirono quella linea, ad eccezione di San Pio X, il quale tentò una decisa restaurazione dottrinale e liturgica.
Emerge un filo rosso che collega il pre, il concilio e il post concilio
Il cardinale Mariano Rampolla, Segretario di Stato di Leone XIII, ha insegnato questa stessa “mentalità” anche ai futuri papi che venivano da questa scuola diplomatica.
Benedetto XV, pur ribandendo la condanna del modernismo, fu più “accomodante” con alcuni esponenti, in particolare francesi[3], di quella che San Pio X ha definito la “cloaca di tutte le eresie”[4], volendo “riallineare” il clero diviso al suo interno a seguito di quella giusta e profetica condanna.
Pio XI ha scritto encicliche di fuoco contro le ideologie della modernità, ma appena un governo chiedeva un accordo, egli era pronto a rimettere tutto in discussione — non la Dottrina, ovviamente — : ne sanno qualcosa i Cristeros messicani, che furono abbandonati al loro destino[5].
Pio XII, Segretario di Stato di Pio XI, era discepolo della diplomazia leonina-rampolliana, pur critico verso gli errori modernisti — essendo rimasto molto turbato dal messaggio delle apparizioni di Fatima[6] —, non riuscì a estirparli.
Giovanni XXIII era discepolo del vescovo di Bergamo mons. Radini-Tedeschi, collaboratore per anni del cardinale Rampolla. Nel 1959, dopo aver annunciato la convocazione di un nuovo concilio, confidò a Jean Guitton che voleva questo concilio “non per condannare. Si passerà una spugna sul passato, sulle miserie. Non si ricomincerà a litigare su questo. (…) Non è con le dispute che si darà loro (i protestanti e gli ortodossi, ndr) l’idea di unirsi. Il vero modo è pulire il volto della Chiesa in tutti i suoi ambiti; rinunciare a ciò che non è essenziale, per purificarsi, per ringiovanire”[7].
Paolo VI, anche diplomatico puro formatosi alla scuola leonina-rampolliana ed appassionato lettore di Jacques Maritain, il “profeta” della nuova cristianità[8], con la sua Ostpolitik, firmò accordi con regimi comunisti, lasciando al loro destino intere comunità cristiane perseguitate.
Giovanni Paolo II, seppur di grande statura e contrario all’Ostpolitik, mantenne l’impianto conciliare, cercando una “nuova evangelizzazione” senza mettere in discussione le fondamenta del compromesso.
Benedetto XVI, teologo raffinato della nuovelle theologie, tentò una sintesi tra Tradizione e modernità, con l’ermeneutica della riforma nella continuità[9], ma così si possono curare i sintomi, non la causa.
Infine, Papa Francesco, gesuita nella mentalità e gesuitico nel metodo, ha portato alle estreme conseguenze la visione del Ralliement, fino a provare a ridefinire — a detta di molti[10] — la stessa missione della Chiesa nel mondo.
Verso la grande purificazione?
Oggi, molti fedeli si interrogano: sarà possibile un nuovo inizio? Un Papa che non abbia vissuto il Vaticano II, e che non ne porti l’impronta ideologica, potrà forse segnare una svolta?
Il futuro è nelle mani di Dio, ma la speranza non viene meno. Il Cuore Immacolato di Maria ha promesso il trionfo. E proprio a Fatima, il Cielo ci ha consegnato la chiave spirituale per leggere la crisi della Chiesa e il mondo moderno. La vera restaurazione non verrà da strategie umane, né da accordi diplomatici, ma da un ritorno integrale alla Verità, senza compromessi, nella fedeltà al Vangelo e alla Tradizione.
“Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”
È in questa promessa che noi cattolici troviamo conforto. La crisi è profonda, ma non è invincibile. Le radici della confusione attuale sono antiche, ma il rimedio è eterno: Gesù Cristo, Re dell’universo, e Maria Santissima, sua Regina. Che il Signore ci doni pastori secondo il Suo Cuore, pronti a dire “sì” alla Croce e “no” agli idoli della modernità.
NOTE
[1] Il ralliement di Leone XIII. Il fallimento di un progetto pastorale (Roberto de Mattei, Le Lettere, 2014).
[2] Papi e Chiesa? Tutto gira intorno a Fatima (Oracolo di Cooperatores Veritatis)
[3] Benoit XV. Le pape de la paix (Yves Chiron, 2014)
[4] Enciclica Pascendi (8 settembre 1907)
[5] I Cristeros. Crociati del XX secolo. Video-conferenza di Julio Loredo
[6] “Verrà un giorno…”: la profezia ritrovata di Pio XII (Oracolo di Cooperatores Veritatis)
[7] Jean XXIII. Un pape inattendu (Yves Chiron, 2017)
[8] Umanesimo integrale (Jacques Maritain, 1936).
[9] Discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005.
[10] Processo sinodale: Un vaso di Pandora»: un grido d’allarme che fa sorgere speranze (Julio Loredo e José Antonio Ureta, 2023).
Per approfondire suggeriamo:
- Il Ralliement di Leone XIII continua a far discutere (Stefano Fontana)
- Il Ralliement all’origine del magistero pastorale del Vaticano II (Don Claude Barthe)
