Apostasia: moniti profetici nei testi dei Pontefici

– AMARE LA CHIESA E IL PAPA

“Non permettete che voi stessi vi ingannate dalle affermazioni taimate (=compagni del tempo) di coloro che insistentemente affermano di voler stare con la Chiesa, amare la Chiesa, lottare affinché la gente non ne esca… ma giudicarlo dalle sue opere. Se disprezzano i pastori della Chiesa e persino il Papa, se cercano in ogni modo di eludere la loro autorità per eludere le loro direttive e i loro giudizi… il seminare discordie e divisioni… Allora di quale chiesa parlano questi uomini? Allora di quale chiesa parlano questi uomini? Certamente non quella stabilita sul fondamento degli apostoli e dei profeti, con Gesù Cristo stesso come pietra angolare” (Ef 2,20) – San Pio X, discorso del 10 maggio 1909

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Apostasia: moniti profetici nei testi dei Pontefici

Cari Amici, vi proponiamo alcune riflessioni di alcuni Pontefici che mettevano in guardia dall’apostasia, che pubblicammo già nel 2019 e che riteniamo un dovere riproporre alla vostra attenzione e qui raccolti in un’unica lettura, perché testi attualissimi e assolutamente ancora validi essendo parte integrante del Deposito della Fede.

Dall’Anticristo del cardinale Agostino Lémann del 1919, con due Imprimatur e il ringraziamento dell’allora cardinale Segretario di Stato cardinale Merry Del Val, vi offriremo alcuni passaggi imponenti e di grande riflessione, senza aggiungere nulla di nostro. Forse pochi sanno che fu proprio da Papa Leone XIII che iniziarono alcune “profezie” chiarissime contro l’apostasia nel mondo Cristiano e nella Chiesa. Molti associano a questo grande Pontefice solo la Preghiera a san Michele Arcangelo a seguito di una visione drammatica, vedi qui, ma c’è molto di più…

Introduzione. – L’APOSTASIA.

Sommario. – I. Lettera di S. Paolo ai Tessalonicesi. – II. Allocuzioni ed encicliche di Leone XIII.

  1. Quasi duemila anni fa la Chiesa di Tessalonica trovavasi nel disordine: alcuni falsi dottori avevano sparso che il mondo stava per finire. L’apostolo S. Paolo, fondatore di quella chiesa, avendo saputo questo turbamento delle animE, prese la penna e, in una lettera rimasta celebre, la IIa ai Tessalonicesi, li rassicurò in questi termini: “Noi vi preghiamo, o fratelli, per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo, e per l’adunamento nostro con lui, che non vi lasciate sì presto smuovere dai vostri sentimenti, nè atterrire, o dallo spirito, o da ragionamento, o da lettera come scritta da noi, quasi imminente sia il dì del Signore. Nessuno vi seduca in alcun modo; imperocchè (ciò non sarà) se prima non sia seguita l’apostasia e non sia manifestato l’uomo del peccato, il figliuolo di perdizione“[1].

La calma tornò nella chiesa di Tessalonica; ma due annunzi erano stati fatti dall’Apostolo per istruzione dei secoli futuri: cioè che la fine del mondo non sarebbe avvenuta se prima non fosse seguita l’apostasia e non fosse comparso l’Anticristo o l’uomo del peccato. Dunque prima l’apostasia e poi l’Anticristo.

Or ecco che in mezzo al nostro secolo, profondamente turbato, sia dalle ribellioni della ragione umana contro la Fede, sia dagli assalti incessanti contro la Chiesa, sia finalmente dai provvedimenti molteplici e perfidi contro il cristianesimo degli individui, delle famiglie e delle nazioni, ecco che la parola apostasia, come l’ha pronunziata san Paolo, viene echeggiando dall’alto, cadendo a più riprese, come un avvertimento, dalle labbra o dalla penna de’ Romani Pontefici.

  1. Da prima è Leone XIII, che nel concistoro segreto del 30 dicembre 1889, si espresse, per la prima volta, così dinanzi ai cardinali:

“Venerabili fratelli, facilmente apparisce che vi ha il comune disegno d’impugnare la religione avita e, sotto gli auspici e la guida delle sétte perverse, strappare, se fosse possibile, dal seno della Chiesa l’intera nazione italiana… Ciò che noi vogliamo, è che sia conservata intera, come conviensi, la fede cristiana; giacchè la conservazione appunto di questa è messa in pericolo, quando coloro che presiedono al governo del popolo assegnano allo Stato l’ufficio di vendicare all’umana ragione un primato senza misura e senza legge: il che, tolte le lustre, altro non è che rigettare totalmente ciò che da Dio è stato rivelato, ed apostatare assolutamente dalla Chiesa… Non par vero che a questo estremo siasi pur finalmente arrivati“[2].

Una seconda volta, lo stesso Pontefice denunziò l’apostasia in una protesta indirizzata a S. E. il cardinal Rampolla del Tindaro, suo segretario di Stato:

“Lo scopo ultimo della occupazione di Roma, non diciamo nella mente di quanti vi cooperarono, ma delle sétte che ne furono i primi motori, non è, o almeno non è tutto nel compimento dell’unità politica. No: quell’atto di violenza, che ha pochi esempi nella storia, doveva, nei secreti settari, servire come mezzo ed esser preludio di un assunto più tenebroso. Se si stese la mano a squarciare le mura della metropoli civile, fu fatto per meglio battere in breccia la città sacerdotale: e per sortire l’intento dì assalire da vicino la potestà spirituale dei Papi, incominciossi dall’abbatterne quel propugnacolo terreno…

Son cinque lustri che, guardandosi attorno, Roma vede padroni del campo gli oppugnatori della istituzioni e delle credenze cristiane. Diffusa ogni più malvagia dottrina: vilipesi impunemente la persona e il ministero del Vicario di Dio: contrapposto al dogma cattolico il libero pensiero, e alla cattedra di Pietro il seggio massonico. E appunto a questo insieme nefasto d’idee e di fatti si è preteso novellamente di dar sembianza di dritto ed essere di stabilità, mediante il suggello di una nuova legge e le clamorose manifestazioni che secondarono, capitanate a viso aperto dalla setta nemica di Dio. È forse questo il trionfo della causa italiana, o non piuttosto l’avvenimento dell’apostasia?[3]“

Una terza volta Leone XIII alzò la voce nella grave allocuzione da lui pronunziata nel Concistoro del 15 aprile 1901:

“Venerabili Fratelli, ci turba profondamente il pensiero che le contrarietà e gli ostacoli, onde si circonda il cattolicismo, non solo non si attenuano, anzi d’una in altra parte d’Europa come per contagio si estendono… Domina in questo        momento il disegno manifesto dei nemici della Chiesa di muovere la più fiera guerra alle cattoliche istituzioni; e a tal fine si direbbe che abbiano stretto fra loro una lega intestina. Ne son prova i fatti molteplici che si van ripetendo da più parti, la concitazione cioè delle plebi, le violente chiassate e le minacce che si lanciano pubblicamente, gli scritti eccitatori delle passioni popolari, e le ingiurie scagliate senza ritegno contro le cose e le persone più venerande. Tutti questi sono foschi indizi del futuro, nè è lungi dal vero il timore che alle presenti calamità altre anche più calamitose abbiano da seguire. Tuttavia quali si sieno gli affanni e la battaglie che il domani arrecherà, la Chiesa, fidata in Dio, non incontrerà nè subirà cosa alcuna per cui abbia a temere per sè. Hanno da temere i Governi, che non vedono dove s’incamminano, ha da tremare la società civile, che a tanto maggiori pericoli va incontro, quanto più si distacca da Cristo liberatore”[4].

Nello stesso anno 1901 in una lettera in data del 29 giugno e indirizzata ai Superiori generali degli ordini e istituti religiosi, Leone XIII insisteva ancora sul pericolo dell’apostasia: “Non è a meravigliarsi, scriveva il chiaroveggente Pontefice, che contro gli ordini ed istituti religiosi, come in altri tempi, imperversi la Città del mondo, massime quella setta che, con sacrileghi patti, è più strettamente avvinta al principe stesso di questo mondo, e più servilmente gli ubbidisce. Pur troppo nei loro disegni lo sbandeggiamento e l’estinzione degli Ordini religiosi è un’ abile mossa a condurre innanzi il meditato proposito dell’apostasia delle nazioni cattoliche da Gesù Cristo“[5].

Un quinto ed ultimo avvertimento, Leone XIII lo dette piangendo in mezzo al sacro Collegio in risposta ad un indirizzo del cardinal Oreglia, relativo al sovvertimento legale delle Congregazioni: “Violate già in cento guise le ragioni della Chiesa e del nome cattolico, ecco andar oltre per la stessa via, sino al sovvertimento legale di sante istituzioni cristiane… Ah non è sincero amore di pubblica prosperità o d’incrementi civili, che muove gli artefici di tali sciagure: ciò che si vuole e si cerca, è il crollo degli ordini cristiani e la ricostituzione degli Stati sulle basi del naturalismo pagano. Se sta scritto in cielo che tra siffatte amarezze quest’ultima reliquia si estingua della Nostra giornata, chiuderemo in rassegnazione le stanche pupille benedicendo il Signore, ma colla persuasione in cuore fermissima che, venuta l’ora della misericordia, sorgerà egli stesso a salute delle genti, assegnate in retaggio all’Unigenito di Dio“[6].

E Leone XIII, il vegliardo del Vaticano, s’addormì, nella pace del Signore, il 20 luglio 1903.

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[1] II Thess. II, 1-3.

[2] Allocuzione pronunziata da S. Santità Leone XIII nel Concistoro segreto del 30 settembre 1889.

[3] Al signor cardinal Rampolla dei Tindaro, nostro segretario di Stato, – dal Vaticano, l’8 ottobre 1895.

[4] Allocuzione concistoriale su i pericoli che minacciano la Chiesa e la società civile, 15 agosto 1904.

[5] Lettera di S. Santità Leone XIII ai superiori generali; degli Ordini ed Istituti religiosi.

[6] Allocuzione di Leone XIII al Sacro Collegio tenuta il 28 dicembre 1902.

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Apostasia: moniti profetici nei testi di San Pio X

Dall’Anticristo del cardinale Agostino Lémann del 1919, con due Imprimatur e il ringraziamento dell’allora cardinale Segretario di Stato cardinale Merry Del Val, vi offriremo alcuni passaggi imponenti e di grande riflessione, senza aggiungere nulla di nostro.

Ora vediamo di soffermarci su alcuni scritti di san Pio X. Sull’Anticristo e le parole oscure di san Paolo nella 2Tess.2,3-12 consigliamo questo testo esegetico del 1925, clicca qui, del domenicano Padre Marco Maria Sales, imperdibile!

Dal precedente già accennato, vediamo ora: capitolo III. Prima Enciclica di Pio X. – IV. I due Pontefici denunziano l’apostasia – V. L’apostasia finirà nell’Anticristo.

III. La prima Enciclica del nuovo Papa, indirizzata al mondo cattolico, riveste un carattere di solennità eccezionale. Il cardinal Sarto, patriarca di Venezia, successe a Leone XIII. Ascese e si assise nella cattedra di S. Pietro sotto il nome venerato ed amato di Pio X. Egli dunque si rivolse a tutti i Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi ed altri Ordinari in pace e comunione colla Sede Apostolica. Ecco ciò che loro disse:

“Nel rivolgervi la prima volta la parola dalla cattedra del supremo apostolato, alla quale, per inscrutabile disposizione di Dio, fummo elevati, non fa d’uopo che ricordiamo con quali lacrime e calde istanze ci adoperammo di allontanar da Noi questo formidabile peso del pontificato…

Per passarci di ogni altro motivo, ci atterrivano sopra ogni cosa le funestissime condizioni, in cui ora versa l’umano consorzio. Giacchè chi non iscorge che la società umana, più che nelle passate età, trovasi ora in preda ad un malessere gravissimo e profondo, che, crescendo ogni di più e corrodendola insino all’intimo, la trae a rovina? Voi comprendete, o Venerabili Fratelli, quale sia questo morbo: l’apostasia da Dio…

Ai nostri giorni veramente contro il proprio Creatore fremettero le genti e i popoli meditarono cose vane[1]; talchè è comune il grido dei nemici di Dio: Allontanati da noi[2].

E conforme a ciò, vediamo nei più degli uomini estinguersi ogni rispetto verso Iddio eterno, senza più riguardo al suo supremo volere nelle manifestazioni della vita privata e pubblica; che, anzi, con ogni sforzo, con ogni artifizio si cerca che fin la memoria di Dio e la stia conoscenza sia dei tutto distrutta.

Chi tutto questo considera, bene ha ragione di temere che siffatta perversità di mente sia quasi un saggio e forse il cominciamento dei mali, che agli estremi tempi son riserbati, e che già sia nel mondo il figlio di perdizione di cui parla l’Apostolo[3].

Tanta infatti è l’audacia e l’ira, con cui si perseguita da per tutto la religione, si combattono i dogmi della fede, e si adopera sfrontatamente a stirpare, ad annientare ogni rapporto dell’uomo colla Divinità! In quella vece, ciò che appunto, secondo il dire del medesimo Apostolo, è il carattere proprio dell’Anticristo, l’uomo stesso con infinita temerità, si è posto in luogo di Dio, sollevandosi sopra tutto ciò che chiamasi Iddio; per modo che, quantunque non possa spegnere interamente in sè stesso ogni notizia di Dio, pure, manomessa la maestà di lui, ha fatto dell’universo quasi un tempio a sè medesimo per esservi adorato. Si asside nel tempio di Dio, mostrandosi quasi fosse Dio“[4].

  1. Bisogna convenirne. Il linguaggio energico di Pio X fa seguito ai gravi avvertimenti di Leone XIII. È l’apostasia in marcia che i due Pontefici denunziano con perspicacia e fermezza affatto apostolica. L’apostasia profetata da S. Paolo. Non si tratta, infatti, sia nel linguaggio dell’Apostolo, sia in quello dei Romani Pontefici, d’un’apostasia, cioè di una defezione parziale, limitata, ma, secondo l’espressione energica del greco, l’apostasia!, αποστασία coll’articolo definitivo, cioè l’apostasia per eccellenza, consistente nella defezione delle nazioni e di un gran numero di cristiani, che si separeranno apertamente dalla Chiesa e da Gesù Cristo.

E quest’apostasia, i due Papi ce la mostrano in marcia. Leone XIII cominciò col denunziarne gli autori, additarne lo scopo, i mezzi impiegati, le tappo percorso.

Gli autori sono il Principe del mondo, Satana, e, sotto il suo governo, la setta perversa del Framassoni, nemica di Dio.

Il fine è la distruzione delle istituzioni cristiane, la religione degli avi rigettata, la ricostituzione degli Stati sulle basi del naturalismo pagano.

I mezzi impiegati sono la ragione umana eretta in sovrana e senza legge, la soppressione d’ogni insegnamento cristiano, l’estinzione degli Ordini e Istituti religiosi, l’assoggettamento dei sacerdoti fedeli, la separazione della società civile dalla Chiesa.

Le tappe già percorse sono la presa di Roma, baluardo terrestre della potenza spirituale, il seggio massonico opposto alla cattedra di Pietro, il contagio che si è propagato da un punto all’altro dell’Europa, e l’apostasia ufficiale, nazionale della Francia, per la separazione della Chiesa dallo Stato. Il lamento di Leone XIII emesso, sul declinar della sua vita, nel concistoro del 24 dicembre 1902, si sarebbe avverato: uno Stato, la Francia, si sarebbe ricostituita sulle basi dei naturalismo pagano!

Tutto ciò, Pio X l’ha riassunto nella sua prima Enciclica. Ritornando egli sulla parola apostasia, caduta tante volte dalle labbra e dalla penna di Leone XIII, non ha esitato, come il suo augusto predecessore, di pronunziarla nuovamente, l’11 giugno dell’anno 1905, nella sua Lettera Enciclica ai vescovi d’Italia sull’Azione cattolica: “Continui strappi si vanno facendo alle pacifiche conquiste della Chiesa, tanto più dolorosi e funesti, quanto più la società umana tende a reggersi con principi avversi al concetto cristiano, anzi ad apostatare interamente da Dio”[5].

Ma Pio X è andato ancora più oltre.

Denunziata l’apostasia, egli ha avuto la fermezza d’indicare ciò che accadrebbe, se andasse ogni dì più crescendo. Citiamo di nuovo le gravissime parole della sua prima Enciclica: “Chi tutto questo considera, bene ha ragione di temere che siffatta perversità di menti sia quasi un saggio e forse il cominciamento dei mali, che agli estremi tempi son riserbati: e che già sia nel mondo il figlio di perdizione, di cui parla l’Apostolo”.

  1. L’Anticristo! ecco dove finirà l’apostasia, allorchè avrà raggiunto in estensione e perversità il grado assegnatole dalla pazienza divina.

Ma le parole di Pio X lascerebbero forse intendere che l’ Anticristo sarebbe già nel mondo? Non si potrebbe affermarlo con certezza.

Esso devonsi veramente interpretare secondo i testi seguenti di san Giovanni: “Siccome udiste che l’Anticristo viene, anche adesso molti sono diventati anticristi“[6]. – “Qualunque spirito che divida Gesù, non è da Dio: e questi è un Anticristo, il quale avete udito che viene, e già fin d’adesso è nel mondo“[7]. – “Molti impostori sono usciti pel mondo, i quali non confessano che Gesù Cristo sia venuto nella carne: questi tali sono impostori ed Anticristi“[8].

Come nel passato il vero Cristo, Signor nostro, ha avuto dei precursori, che erano suoi tipi e figure profetiche: Abele, Isacco, Giuseppe, Davide, Giona ecc.; così per una permissione divina, l’Anticristo ha pure i suoi: Antioco Epifane, Nerone, Diocleziano, Galerio, Giuliano Apostata, Maometto, ecc. Ai nomi di questi precursori nel passato, altri se ne potrebbero aggiungere nel presente. Ma ciò che v’ha di doloroso e di grave si è che la società umana, incredula ed ostile, si trasforma essa medesima, secondo l’osservazione di Pio X, in vero Anticristo.

“Tanta è l’audacia e l’ira con cui si perseguita da per tutto la religione, si combattono i dogmi della fede, e si adopera sfrontatamente a stirpare, ad annientare ogni rapporto dell’uomo colla Divinità! In quella vece, ciò che appunto, secondo il dire del medesimo Apostolo, è il carattere proprio dell’Anticristo, l’uomo stesso, con infinita temerità, si è posto in luogo di Dio, sollevandosi sopra tutto ciò che chiamasi Iddio; per modo che, quantunque non possa spegnere, interamente in sè stesso ogni notizia di Dio, pure manomessa la maestà di Lui, ha fatto dell’universo quasi un tempio a sè medesimo per esservi adorato. Si asside nel tempio di Dio mostrandosi quasi fosse Dio“.

Così si è espresso Pio X.

Nei secoli passati, soltanto alcuni uomini perversi o sétte nefaste avevano rappresentato l’Anticristo: ai giorni nostri, è l’uomo in generale, è l’umanità ribelle che prende posto accanto agli antichi Anticristi, preparando l’Anticristo straordinario, l’Anticristo propriamente detto.

È, infatti, manifestamente annunziato questo Anticristo propriamente detto. Se, ne’ testi citati più sopra, S. Giovanni non si occupa che degli uomini perversi, i quali, animati dallo spirito dell’Anticristo, possono essere considerati come suoi precursori e meritano di portarne il nome, egli lascia intendere, come pure Pio X, che verso la fine del mondo, qualcuno sorgerà ad esser l’avversario accanito di nostro Signore, suo rivale, secondo la parola Anticristo, che vuol dire contro il Cristo, avversario di Cristo.

Chi sarà dunque quest’empio misterioso di cui certi uomini perversi non sarebbero stati che pallide figure?

Non ci è dato di sapere nomi o giorni, ma siamo sollecitati a guardare i segni dei tempi, i frutti marci dai frutti buoni, perseverare sia nella Preghiera quanto nella Fede apostolica, perché Cristo ha già vinto a prescindere dalle nostre scelte e non siamo noi i “salvatori”

[1] Ps. II, 1.

[2] Ibid. XXI, 14.

[3] II Thess. II, 3.

[4] II Thess. II, 2. – Enciclica di S. Santità Pio X: E supremi apostolatus cathedra.

[5] Lettera Enciclica di Pio X ai Vescovi d’Italia sull’azione cattolica.

[6] I Joan. II, 18.

[7] Ibid. IV, 8.

[8] II Joan. 7.

 

 

Vogliamo ora arricchire questa “panoramica”, con questo riepilogo eccellente:

Nel primo anno del suo pontificato, nel 1903, Sua Santità Papa Pio X scrisse:

“Ora la strada per raggiungere Cristo non è difficile da trovare: è la Chiesa. Giustamente  Chrysostom inculca: «La Chiesa è la tua speranza, la Chiesa è la tua salvezza, la Chiesa è il tuo rifugio» (Hom. de capto Euthropio, n. 6.).

E’ stato per questo che Cristo l’ha fondata, ottenendola al prezzo del Suo sangue e l’ha resa depositaria della Sua dottrina e delle sue leggi, concedendole contemporaneamente un tesoro inesauribile di grazie per la santificazione e la salvezza degli uomini. Vedete allora, Venerabili Fratelli, il dovere che è stato imposto su di noi e su di voi di riportare alla disciplina della Chiesa la società umana, ora estranea dalla saggezza di Cristo; la Chiesa la sottopone a Cristo e Cristo a Dio”.

Nel 1954, alla canonizzazione di papa San Pio X, il suo successore Papa Pio XII scrisse: “Egli ha solennemente annunciato il programma del suo pontificato nella sua prima enciclica ( E supremi del 4 ottobre 1903) in cui ha dichiarato che il suo unico scopo era “ristabilire tutte le cose in Cristo” (Ef 1, 10), vale a dire, ricapitolare, ripristinare tutte le cose all’unità in Cristo. Ma dove è la strada che porta a Cristo, ha chiesto a sé stesso, guardando con compassione alle anime esitanti e erranti del suo tempo. La risposta, valida ieri come oggi e sempre, è: la Chiesa! Il suo scopo primario, perseguito incessantemente fino alla morte, era rendere la Chiesa sempre più efficacemente adeguata e pronta a ricevere il movimento delle anime verso Gesù Cristo”.

– La Fede Apostolica

Il meme citato è tratto dal giuramento contro il modernismo. Un’altra traduzione dal latino dice: “Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli apostoli tramite i padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale contenuto”.

– Contro il relativismo

Conosciuto come “Hipster Pope St. Pio X” (seguace d’avanguardia del Papa San Pio X), il meme combina la nozione di essere il primo a fare qualcosa prima che diventi corrente ordinaria, con la sempre vigile battaglia contro il modernismo di Papa San Pio X nei primi anni del 1900. Nella sua famosa enciclica Pascendi Dominici Gregis, il buon pontefice combatteva contro il relativismo nelle filosofie moderniste popolari dei suoi giorni. Sia che si parli di modernità che di modernismo, uno degli effetti innegabili è stata la mancanza di fede dell’uomo moderno nella capacità di sapere della ragione. (Nella nota enciclica Fides et Ratio, Giovanni Paolo II, afferma: “Qui le affermazioni di papa San Pio X sono pertinenti, sottolineando come hanno fatto che alla base del modernismo c’erano affermazioni filosofiche che erano fenomeniche, agnostiche e immanentiste”. Il progetto della modernità è stato e continuerà ad essere l’emancipazione della volontà umana da Dio, dalla natura, dalla storia e dalla ragione. Anche se la modernità si immagina età della ragione, ha effettivamente ridotto il raggio della ragione e ha in molti modi abbandonato del tutto la ragione.

– Gesù rispetta gli Uomini ma non le loro idee false

Scrivendo ai vescovi francesi nell’autunno del 1910, Sua Santità, Papa Pio X, ha scritto: “Inoltre, mentre Gesù era gentile nei confronti dei peccatori e di quelli che si sono smarriti, non ha rispettato le loro idee false, per quanto sincere potessero apparire. Li ha amati tutti, ma li ha istruiti per convertirli e salvarli”. Con un tono simile, egli affermò: “Ma la dottrina cattolica ci dice che il dovere primario della carità non sta nella tolleranza di idee false, per quanto possano essere sincere, né nell’indifferenza teorica o pratica nei confronti degli errori e dei vizi nei quali vediamo affondati i nostri fratelli, ma nello zelo per il loro miglioramento intellettuale e morale e per il loro benessere materiale”.

– I tradizionalisti sono veri amici, ma non quelli che ci separano dal Papa e dalla Chiesa

In Notre Charge Apostolique, il papa San Pio X ha scritto ai vescovi francesi: “Fateli convinti che la questione sociale e la scienza sociale non sono nate solo ieri; che la Chiesa e lo Stato, in ogni momento e in buon concerto, hanno fatto crescere organizzazioni fruttuose a tal fine; che la Chiesa, che non ha mai tradito la felicità del popolo acconsentendo ad alleanze dubbie, non deve liberarsi dal passato; che tutto ciò che occorre è riprendere, con l’aiuto di veri operai per un restauro sociale, gli organismi che la Rivoluzione ha frantumato e adattarli, nello stesso spirito cristiano che li ha ispirati, al nuovo ambiente che nasce dallo sviluppo materiale della società odierna. Infatti, i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né innovatori: sono tradizionalisti”.

– AMARE LA CHIESA E IL PAPA

“Non permettete che voi stessi vi ingannate dalle affermazioni taimate (=compagni del tempo) di coloro che insistentemente affermano di voler stare con la Chiesa, amare la Chiesa, lottare affinché la gente non ne esca… ma giudicarlo dalle sue opere. Se disprezzano i pastori della Chiesa e persino il Papa, se cercano in ogni modo di eludere la loro autorità per eludere le loro direttive e i loro giudizi… il seminare discordie e divisioni… Allora di quale chiesa parlano questi uomini? Allora di quale chiesa parlano questi uomini? Certamente non quella stabilita sul fondamento degli apostoli e dei profeti, con Gesù Cristo stesso come pietra angolare” (Ef 2,20) – San Pio X, discorso del 10 maggio 1909

– Combattere i modernisti

Come la citazione sopra citata sulla lotta ai modernisti, è ampiamente riferito che Papa S. Pio X ha dichiarato quanto segue in risposta a coloro che gli hanno chiesto di “andare leggero” sui modernisti: “La gentilezza è per gli stolti! Vogliono che siano trattati con olio, sapone e carezze, ma devono essere battuti con i pugni! In un duello non conta o si misurano i colpi, colpisci più che puoi! La guerra non è fatta con la carità, è una lotta, un duello. Se il Nostro Signore non fosse stato terribile, non avrebbe dato alcun esempio, nemmeno in questo. Guarda come ha trattato i Filistei, i seminatori di zizzania, i lupi travestiti da pecore, i traditori del tempio. Li ha scacciati con la frusta!”.

Come affermava il cardinale Giacomo Biffi:

Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l’uomo ogni via di salvezza” (Card. G. Biffi in Pecore e Pastori).

– Il modernismo è il frutto dell’orgoglio

Nella sua enciclica “Contro i modernisti”, Papa San Pio X fa parecchi commenti sul modernismo e sull’orgoglio. Egli commenta sui modernisti – molti dei quali sono all’interno della Chiesa – dicendo: “Infine, e questo quasi distrugge tutta la speranza di curare, proprio le loro dottrine hanno dato una tendenza tale alla loro mente, che disprezzano tutte le autorità e non tollerano alcuna regola; e basandosi su una falsa coscienza, cercano di attribuire ad un amore alla verità ciò che in realtà è il risultato di orgoglio e ostinazione”. Il buon pontefice, tuttavia, parla al massimo di orgoglio, nella sottosezione ‘La causa del modernismo’. La citazione seguente è tratta da questa sezione: “No, veramente, non esiste una strada che conduca direttamente e così rapidamente al modernismo dell’orgoglio”.

  • L’immutabilità della Fede e quindi della Dottrina

La frase “La verità assoluta è immutabile”, è da molti attribuita a papa San Pio X. Qualcosa vicino a questa affermazione si trova nel giuramento contro il modernismo. Il testo dice: “la verità assoluta e immutabile predicata dagli apostoli fin dall’inizio non si può mai credere che sia diversa, non può mai essere interpretata in alcun altro modo”.

– Il progresso del dogma è la corruzione

Il meme è in realtà l’insieme di 2 citazioni separate. La prima, la citazione ‘progresso’ deriva da Lamentabili Sane e con il contesto dice: “Con risultati veramente deplorevoli, il nostro tempo, lasciando da parte ogni restrizione nella ricerca della causa ultima delle cose, spesso persegue così ardentemente le novità che rifiuta l’eredità della razza umana. Così cade in errori molto gravi, ancor più gravi quando riguardano l’autorità sacra, l’interpretazione della Sacra Scrittura e i misteri principali della fede. Il fatto che molti scrittori cattolici vadano oltre i limiti determinati dai Padri e dalla Chiesa stessa è estremamente deplorevole. In nome della più alta conoscenza e ricerca storica (dicono), stanno cercando quel progresso dei dogmi che, in realtà, non è altro che la corruzione dei dogmi”.

La seconda parte del meme è tratto dal giuramento contro il modernismo (1910), dove si legge: “respingo del tutto la fantasiosa eresia dell’evoluzione dei dogmi da un significato all’altro, diverso da quello che prima la Chiesa professava”.

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Saremo consegnati ai tribunali? sì!! ma dai vescovi ignavi, codardi ed apostati…

Siamo talmente nauseati da certa gerarchia che, davvero, sembra non esserci più neppure un Santo a cui votarsi! Il gregge è allo sbando, confuso e diretto, da certa pastoralizia in diversi baratri, o nutriti con vero veleno d’assuefazione.

I Pastori (anche se non tutti grazie a Dio, ma i pochi tacciono) sono diventati mercenari prezzolati dal politicamente corretto, dai compromessi, l’esatto contrario di quanto affermava persino lo stesso Paolo VI il quale, arrivando a citare san Pio X con la Pascendi contro il Modernismo, ammoniva:

Così è, Figli carissimi; e così affermando, la nostra dottrina si stacca da errori che hanno circolato e tuttora affiorano nella cultura del nostro tempo, e che potrebbero rovinare totalmente la nostra concezione cristiana della vita e della storia. Il modernismo rappresentò l’espressione caratteristica di questi errori, e sotto altri nomi è ancora d’attualità (Cfr. Decr. Lamentabili di S. Pio X, 1907, e la sua Enc. Pascendi; DENZ.- SCH. 3401, ss.).

Noi possiamo allora comprendere perché la Chiesa cattolica, ieri ed oggi, dia tanta importanza alla rigorosa conservazione della Rivelazione autentica, e la consideri come tesoro inviolabile, e abbia una coscienza così severa del suo fondamentale dovere di difendere e di trasmettere in termini inequivocabili la dottrina della fede; l’ortodossia è la sua prima preoccupazione; il magistero pastorale la sua funzione primaria e provvidenziale; l’insegnamento apostolico fissa infatti i canoni della sua predicazione; e la consegna dell’Apostolo Paolo: Depositum custodi (1 Tim. 6, 20; 2 Tim. 1, 14) costituisce per essa un tale impegno, che sarebbe tradimento violare.

La Chiesa maestra non inventa la sua dottrina; ella è teste, è custode, è interprete, è tramite; e, per quanto riguarda le verità proprie del messaggio cristiano, essa si può dire conservatrice, intransigente; ed a chi la sollecita di rendere più facile, più relativa ai gusti della mutevole mentalità dei tempi la sua fede, risponde con gli Apostoli: Non possumus, non possiamo (Act. 4, 20). Udienza generale Mercoledì, 19 gennaio 1972  (vedi qui testo ufficiale).

Fa pensare e fin anche piangere di disgusto come si possa agire canonizzando certi Papi per poi tradirli sfacciatamente nel vero e più sano magistero che abbiamo…. VERGOGNA!! Cari Vescovi, vergogna e vergognatevi, se avete ancora un poco di dignità… umana.

Quando l’eresia s’impadronirà della Chiesa, sappiate che non ci sarà prova di vera fede e di cristianità se non con le Sacre Scritture, perché quelli che si volgeranno altrove periranno” (san Giovanni Crisostomo nella sua “Homelia 49, Mattheum”).

Anche Clemente XIII e Pio VIII avevano detto “NO” alla apostasia che oggi vogliono imporre…

L’enciclica di Pio VIII, del 24 maggio 1829 che potete leggere qui integralmente, possiamo definirla quasi “profetica”… se non altro per aver avuto il merito di come rispondere, oggi, alle stesse problematiche sollevate al suo tempo, seppur in modi diversi: ieri l’attacco era soprattutto esterno alla Chiesa, oggi è interno, parte dal suo interno! E non è una differenza di poco conto.

Ecco un passaggio attualissimo:

Perciò i sommi Pontefici Clemente XII, Benedetto XIV, Pio VII e Leone XII (Clemente XII, con la costituzione In eminenti; Benedetto XIV con la costituzione Providas; Pio VII, con la costituzione Ecclesiam a Jesu Christo; Leone XII con la costituzione Quo graviora), dei quali siamo successori anche se di granl unga inferiori per meriti, scomunicarono quelle società segrete (qualunque fosse il loro nome)con pubbliche lettere apostoliche, le cui disposizioni Noi confermiamo nella pienezza del Nostro potere apostolico ordinando la scrupolosa osservanza di esse. Noi, con tutto il Nostro zelo, vigileremo perché la Chiesa e la società civile non ricevano alcun danno dalla cospirazione di tali sette e invochiamo la vostra quotidiana assiduità in tale impresa, in modo che, indossando l’armatura della costanza e rinsaldando validamente l’unità degli spiriti, Noi possiamo sostenere la nostra causa comune, o, meglio dire, la causa di Dio, al fine di distruggerei baluardi eretti dalla fetida empietà di uomini scellerati.

Tra tutte queste società segrete, abbiamo deciso di descriverne una in particolare, costituita di recente con lo scopo di corrompere l’animo degli adolescenti che frequentano i ginnasi e i licei. Tale setta si adopera, con scaltrezza, di assumere maestri corrotti che conducano i discepoli sui sentieri di Baal, con dottrine contrarie a Dio, ben sapendo che le menti e i costumi degli alunni sono plasmati dai precetti degli insegnanti.

Siamo perciò indotti a deplorare, gemendo, che la licenza dei giovani sia giunta al punto di rimuovere il timore della Religione, di rifiutar la disciplina dei costumi, di opporsi alla santità della più pura dottrina, di calpestare i diritti del potere religioso e civile, di non vergognarsi più di alcun delitto, di alcun errore, di alcuna audacia, per cui possiamo dire di essi, con Leone Magno: «La loro legge è la menzogna, il demonio la loro religione, la turpitudine il loro culto» .

Allontanate tutti questi mali dalle vostre Diocesi, o Fratelli, e, per quanto vale la vostra autorità e il vostro ascendente, fate in modo che siano incaricati della educazione dei giovani uomini eminenti non solo per la loro cultura letteraria, ma soprattutto per purezza di vita e di pietà.

In tal senso vigilate con la più assidua sollecitudine nei seminari sui quali a voi in modo particolare è stata affidata la sorveglianza dai Padri del Concilio Tridentino . Dai seminari infatti devono provenire coloro che, compiutamente educati alla disciplina cristiana ed ecclesiastica, e ai princìpi della più sana dottrina, dimostreranno tale devozione nell’adempimento del loro divino ministero, tale dottrina nella educazione del popolo, tale severità di costumi che il ministero a loro affidato sarà apprezzato anche dai profani, ed essi potranno, con virtuose parole, rimproverare coloro che si allontanano dal sentiero della giustizia. Noi chiediamo alla vostra sollecitudine, per il bene della Chiesa, di dedicare tutto il vostro zelo nella scelta di coloro ai quali dovrà essere affidata la cura delle anime, in quanto dalla oculata scelta dei parroci deriva soprattutto la salute del popolo, e nulla contribuisce di più alla rovina delle anime quanto essere guidati da coloro che cercano il proprio bene e non quello di Gesù Cristo, o da coloro che, scarsamente imbevuti di vero sapere, si fanno volgere in giro da ogni vento e non sanno condurre il loro gregge ai salutari pascoli che non conoscono o che disprezzano.

Conviene soprattutto, Venerabili Fratelli, che rimaniate fermi come muro, perché non sia posto fondamento diverso da quello costituito, e difendiate il santissimo deposito della Fede, a custodia della quale dedicaste con giuramento voi stessi durante la solenne iniziazione.

Siano fatte conoscere al popolo fedele le volpi che demoliscono la vigna del Signore; si avvisi il popolo in modo che non si lasci trascinare dai nomi splendidi di certi autori, perché non sia abbindolato dalla cattiveria e dall’astuzia degli uomini verso l’inganno dell’errore…”

Per chi fosse interessato, il testo della enciclica di Pio VIII è stata commentata in audio, catecheticamente, dal sito cooperatorsveritatis

Anche san Giovanni Paolo II ha affrontato il tema dell’apostasia, in particolare riferendosi a una “apostasia silenziosa” o “allontanamento” in Europa, dove la fede cristiana veniva progressivamente abbandonata e la cultura viveva come se Dio non esistesse. Questo tema è stato espresso con preoccupazione, ponendolo come una sfida per la Chiesa.

Ecclesia in Europa” (2003): Nell’esortazione apostolica post-sinodale, il Papa ha evidenziato come l’Europa attuale mostri segni di un’apostasia silenziosa, in cui si riscontra un diffuso scetticismo religioso e morale.

Contesto dell’Apocalisse: Secondo diverse analisi, Wojtyla vedeva in questa tendenza una forma di ribellione spirituale che prepara il terreno per l’apostasia finale, citando indirettamente i contesti della fine dei tempi citati da San Paolo e ponendo l’attenzione fin anche in un articolo del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Riferimenti a Fatima: Le riflessioni sul Terzo Segreto di Fatima, che Giovanni Paolo II ha reso noto nel 2000, includevano visioni cupe sulla crisi della fede, spesso interpretate in continuità con la preoccupazione per l’apostasia, come riportato in analisi postume.

“Dono e Mistero”: Nel suo libro autobiografico, ha toccato il tema della crisi del sacerdozio e dei religiosi, talvolta interpretato come parte di una più ampia crisi di fede nella Chiesa.

Anche Benedetto XVI ha parlato esplicitamente di apostasia, specialmente riferendosi all’Occidente e alla Chiesa contemporanea.

Joseph Ratzinger ha denunciato un “odio di sé” patologico in Occidente, descrivendo una “apostasia silenziosa” e una “sporcizia” interna alla Chiesa causata dal secolarismo.

Ha definito l’Europa come “apostata” di se stessa.

Apostasia in Europa: Ratzinger ha descritto l’Europa come un continente che ha smarrito la propria identità, allontanandosi da Dio e dalla cultura cristiana.

Crisi nella Chiesa: Ha denunciato l’abuso dei sacramenti e la presenza di “zizzania” all’interno della Chiesa, descrivendola come una “barca che sta per affondare”.

Profezia e Futuro: Ha riflettuto sull’apostasia come parte di un contesto escatologico (la fine dei tempi), profezia discussa anche in relazione alla “persecuzione” della Chiesa.

Risposta alla Crisi: Benedetto XVI ha sottolineato che, nonostante la crisi e l’apostasia, Cristo si è rialzato, offrendo la possibilità di risurrezione alla Sua Chiesa santa, nelle sue Membra peccatrici.

SUGGERIAMO QUESTO LINK:

MONUMENTALE INTERVENTO DI BENEDETTO XVI aprile 2019 sulla crisi della Chiesa

 

QUALI CONCLUSIONI RAGGIUNGERE?

Gesù a Giovanna Le Royer (1798)

“Più si avvicinerà il regno dell’Anticristo e la fine del mondo e più le tenebre di Satana saranno diffuse sulla terra. Quando poi si abbandonerà nella chiesa la lingua delle catacombe (il latino), Satana sarà prossimo a ingaggiare la sua tremenda lotta, perchè sarà questo il tempo in cui il suo diletto figliolo (L’Anticristo) starà per giungere (…) I capi, ritornati numerosi e forti, con scritti porranno in dubbio alcuni dogmi e la stessa divinità di Gesù Cristo verrà nuovamente contraffatta…  …

Aggrediranno tutti i SS. Sacramenti, pretenderanno di renderli alla moda, la stessa SS. Trinità sarà da loro divisa e l’uomo si proclamerà dio.

Per loro mezzo Satana farà falsi prodigi, pseudo-profeti annunzieranno imminente l’Anticristo, il vero preteso Messia, una imminente fine del mondo.

Ma in verità verrà suscitata un’orrenda persecuzione alla Chiesa al Sommo Pontefice, ai Pastori. Il numero dei martiri sarà allora uguale a quello dei primi secoli della Chiesa. Il Papa avrà di che soffrire a causa di Cristiani che avranno apostato dalla vera fede. I nemici della Chiesa che ivi però l’abiteranno, sconvolgeranno e tradiranno dal suo interno il quieto vivere, suscitando una orribile devastazione, non ascolteranno più la voce del Vicario di Cristo in terra e semineranno l’errore in tutto l’Urbe e l’Orbe cattolico.”

 (dalle profezie di suor Maria della Natività Giovanna Le Royer, 1798 – clarissa conversa nelle urbaniste di Fougères / dettate da lei stessa; raccolte dal suo direttore; tradotte e ordinate in cinque libri da G.M.M. barnabita )

E’ in atto la manipolazione della Parola di Dio, eppure i Vescovi si danno foga nell’avvelenare la pastura da dare al gregge. I Sacerdoti che parlano e dicono la verità, vengono falciati, ridotti al silenzio, spostati dalle parrocchie, resi innocui – così credono – di poter parlare per denunciare la grave apostasia che si sta trasformando in vera eresia, attraverso “Documenti ufficiali”.

Nella seconda apparizione di Akita (approvate dalla Chiesa), il 3 agosto 1973, la Vergine dice tra l’altro a suor Agnese:

“…Affinché il mondo possa conoscere la Sua ira, il Padre Celeste si sta preparando a infliggere un grande Castigo su tutta l’umanità…”.

Il 13 Ottobre 1973, riceve l’ultimo e più importante messaggio nel quale la Madonna dà alcune importanti indicazioni sulla natura e sulle conseguenze del Castigo.

Si tratterà di una punizione più grande del Diluvio (dei tempi di Noè) e avrà luogo per mezzo del fuoco dal Cielo che annienterà gran parte dell’umanità, buoni e cattivi, senza risparmiare né religiosi né fedeli.

Inoltre la Santa Vergine parla delle divisioni, della corruzione e delle persecuzioni che interesseranno la Chiesa, ad opera del Maligno, in un futuro prossimo.

Nel secondo Messaggio la Vergine Maria le dice:

Con Mio Figlio sono intervenuta tante volte per placare l’ira del Padre. Ho impedito l’arrivo di calamità offrendogli le sofferenze del Figlio sulla Croce, il Suo prezioso sangue e le anime dilette che Lo consolano formando una schiera di anime vittime. Preghiera, penitenza e sacrifici coraggiosi possono attenuare la collera del Padre. Io desidero anche questo dalla vostra comunità…che ami la povertà, che si santifichi e preghi in riparazione per l’ingratitudine e le offese di tanti uomini…”

E conclude con queste parole:

“Come ti ho detto, se gli uomini non si pentiranno e non miglioreranno se stessi, il Padre infliggerà un terribile castigo su tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del Diluvio, tale come non se ne è mai visto prima. Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una grande parte dell’umanità, i buoni come i cattivi, senza risparmiare né preti né fedeli. I sopravvissuti si troveranno così afflitti che invidieranno i morti. Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per il Papa, i vescovi e i preti.

L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi (vi ricordiamo che Paolo VI affermò solo qualche anno dopo che il fumo di satana era penetrato dentro la Chiesa). I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli…chiese ed altari saccheggiati; la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il Demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore.

Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumenteranno in numero e gravità, non ci sarà perdono per loro.”

Non siamo soddisfatti dell’accondiscendenza di quei vescovi e cardinali che pur criticando essi stessi l’apostasia e l’eresia dilagante, di fatto però restano inermi. E’ l’ignavia cari Pastori, state attenti, è l’ignavia che pagherete (e pagheremo tutti) a caro prezzo se non l’abbandonerete.

L’ignavia, per chi non lo sapesse, è l’accidia, uno tra i sette vizi detti capitali, perché se persistenti ci decapitano l’eternità beata. L’accidia, l’ignavia è indolenza, indifferenza: l’accidioso indugia voluttuosamente nell’ozio e nell’errore. Sa quali siano i suoi impegni, ma pur di non assolverli, ne ridimensiona la portata, auto-convincendosi che si tratti di piccolezze e che rimandarle non comporti conseguenze gravi.

 Siete Voi l’Autorità alla quale Cristo ci impone la santa obbedienza, ma di fronte a Pastori che preferiscono l’ignavia alla buona battaglia, o a Pastori che stanno imponendo l’eresia, noi non possiamo più obbedire e non possiamo tacere.

Ma quale è l’atteggiamento che dobbiamo avere a fronte di tutto ciò?

Santa Ildegarda è severa con gli uomini, fosse anche il Papa.

Infatti ci va giù pesante quando scrive al papa Anastasio IV, che denuncia apertamente:

«O uomo accecato dalla tua stessa scienza, ti sei stancato di por freno alla iattanza dell’orgoglio degli uomini affidati alle tue cure, perché non vieni tu in soccorso ai naufraghi che non possono cavarsela senza il tuo aiuto? Perché non svelli alla radice il male che soffoca le piante buone?…

Tu trascuri la giustizia, questa figlia del Re celeste che a te era stata affidata. Tu permetti che venga gettata a terra e calpestata…

Il mondo è caduto nella mollezza, presto sarà nella tristezza, poi nel terroreO uomo, poiché, come sembra, sei stato costituito pastore, alzati e corri più in fretta verso la giustizia, per non essere accusato davanti al Medico supremo di non aver purificato il tuo ovile dalla sua sporcizia!…

Uomo, mantieniti sulla retta via e sarai salvo. Che Dio ti riconduca sul sentiero della benedizione riservata ai suoi eletti, perché tu viva in eterno!».

Quindi, riflettiamo:

NON POSSIAMO MAI USARE LA VERITA’ CONTRO LA VERITA’ STESSA…

Il primo e vero peccato mortale di Lutero fu proprio quello di usare la Scrittura contro Pietro, contro Roma, contro la Chiesa, i Sacramenti, la stessa devozione…

Usare san Pio X o altri Pontefici CONTRO la Gerarchia attuale, non è da Cristiani, non è saggio, non è cosa buona. Diverso è usare quanto abbiamo approfondito per comprendere i problemi che oggi viviamo, ma mai per delegittimare l’Autorità.

Nulla di male farci carico del Magistero della Chiesa, anzi: è un segno che la sua eredità continua a interpellare la Chiesa oggi. Ma cosa succede quando quelle parole, estrapolate dal loro contesto, vengono trasformate in armi contro la Chiesa di oggi? Cosa accade quando il modernismo, condannato giustamente da Pio X, viene strumentalmente identificato per delegittimare la Chiesa contemporanea?

San Pio X, con la forza della sua fede, denunciò il modernismo come «la sintesi di tutte le eresie» (tale denuncia fu confermata anche da Benedetto XVI nell’agosto 2010). Il modernismo non è altro che la tentazione di piegare la fede alla mutevolezza delle mode culturali, svuotando il Vangelo dall’interno. Ma affermare che la Chiesa stessa possa diventare modernista è un errore teologico radicale.

La Chiesa in quanto tale e ISTITUZIONE DIVINA, infatti, non può essere altro da ciò che è stata voluta da Cristo, «colonna e sostegno della verità» (1Tm 3,15). Chi insinua che la Chiesa sia divenuta “DI SATANA” non sta colpendo un’eresia, ma il Corpo stesso di Cristo.

Diverso è quando si adopera di tale Magistero per denunciare come LE MEMBRA di alcuna Gerarchia NELLA Chiesa, ha deviato o sta deviando!

Ma NESSUNO può delegittimarla se non il Pontefice stesso!

Diversamente si cela un rischio spirituale molto più grave: quello di cadere in uno dei peccati contro lo Spirito Santo, che San Tommaso d’Aquino definisce «impugnare la verità conosciuta» (Summa Theologiae, II-II, q.14, a.2).

È un opporsi consapevolmente a ciò che si sa essere vero, fino a usare la verità stessa contro la verità.

Non è forse questo che accade quando le parole di un santo pontefice vengono manipolate per negare la fedeltà della Chiesa odierna al suo Signore?

A complicare la confusione interviene poi l’uso distorto dell’immagine del “piccolo resto”.

Benedetto XVI ha ricordato più volte che la Chiesa potrebbe ritrovarsi numericamente ridotta, ma resterebbe sempre la stessa Chiesa di Cristo, mai dissolta, mai frammentata in setti o gruppuscoli.

Eppure oggi assistiamo a una proliferazione di realtà autoreferenziali che si auto-proclamano il vero “resto fedele cattolico”: dai gruppi sedevacantisti di ogni forma, più attenuati o più estremi, ai tanti “altri” che pretendono di poter delegittimare i Pastori, compreso il Pontefice..

Ognuno alza la sua bandiera e rivendica di essere l’unico residuo cattolico autentico rimasto. Ma chi decide chi è il piccolo resto?

Può il Corpo di Cristo essere identificato con una minoranza che si auto-ritaglia il titolo?

È una tentazione pericolosa, perché finisce per annunciare implicitamente la dissoluzione della Chiesa, come se la promessa del Signore fosse venuta meno: «Le porte degli inferi non prevarranno» (Mt 16,18). La promessa del Cristo è alla Chiesa e non alle Membra che possono sbagliare.

La Chiesa non è una somma di piccoli resti autoreferenziali. La Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica, sempre viva nello Spirito Santo che la guida e la custodisce.

Usare le parole di santi Pontefici per proclamare la condanna della Chiesa odierna significa, dunque, non solo tradire il pensiero di tale profetico Magistero, ma anche scivolare in quella sottile forma di opposizione alla verità che Tommaso d’Aquino identifica con il peccato contro lo Spirito Santo.

San Pio X come altri Papi del passato, non possono diventare la bandiera di chi divide.

Il loro insegnamento resta prezioso, ma va letto nella fedeltà alla Tradizione e all’unità della Chiesa. Non si può amare Cristo senza amare la sua Chiesa e non si può difendere la verità piegandola contro se stessa.

SUGGERIAMO ANCHE QUESTO link: Pillole di Catechismo Cattolico: LA FEDE testi e video

La nostra fede è sempre retta?

Una fede retta, salda e forte. Pensiamo sia soltanto un qualcosa che i Santi hanno avuto ma, in realtà, così non è. Ciascuno di noi, a modo suo, alimenta la propria fede attraverso la preghiera, i gesti di carità…ma non sempre riusciamo a mantenerla forte così proprio come facevano i Santi.

Allora, per noi, non è possibile avere la stessa forza di fede? In realtà no, basta non cadere in determinati errori che possono portarci ad avere una visione distorta della fede e cadere così, nella tentazione di lasciarla ed abbandonarla, poi, definitivamente. Come fare allora? Un sacerdote ci dà alcuni consigli su quali sono gli 8 errori che possono colpire la nostra fede.

8 consigli per rafforzare la nostra fede

Il primo di questo è quello che ci spiega che la misericordia di Dio non fa riferimento al nostro pentimento: “Oggi per molti il termine ‘misericordia’ significa ‘Dio è d’accordo con quello che sto facendo’. (…) Questo errore è molto diffuso e conduce al peccato di presunzione, che è contrario alla speranza” – e già lo spiegavano i Santi Confessori come anche sant’Alfonso Maria de Liguori.

Il secondo è quello di andare a guardare quanto possa esser difficile la parola di Gesù, ma in realtà è molto più semplice, immediata e diretta di quello che si pensa: “Nel Nuovo Testamento per dialogo si intende il dare testimonianza del Vangelo: “Oggi non è chiaro se la conversione sia davvero un obiettivo”.

Perché si ha paura della croce?

Il terzo riguarda la paura di molti, anche uomini di Chiesa, di affermare che, qualche volta, la via della croce è necessaria percorrerla per rafforzare la fede: “Molti cattolici, inclusi preti e vescovi, hanno paura quando fanno notare le esigenze della croce. Quando, per esempio, il mondo protesta: ‘Stai dicendo che chi ha attrazione per lo stesso sesso non può sposarsi [ecc.], ma deve vivere un tipo di celibato?’ La risposta onesta è: ‘Sì’. Il vostro parlare sia sì, sì e il no, no, di più non viene da Dio. Poi è certamente saggio e conveniente dire la verità con carità, non dobbiamo appesantire una croce con il nostro atteggiamento farisaico o prepotente.

Il quarto infatti è quello di guardare all’amore con la gentilezza: “La gentilezza è un aspetto dell’amore. Ma lo è anche il rimprovero, la punizione, la lode. (…) Invece di mantenere la propria posizione e insistere sul fatto che contrapporre l’amore alla verità sia una falsa dicotomia, la maggior parte dei cattolici si arrende”. Gesù ci insegna che non si arrese mai, salvo lasciare l’interlocutore al suo rifiuto della Grazia. Ma i modi che Egli usò, dobbiamo farli nostri, fino alla crocifissione nostra, non dobbiamo crocifiggere noi i peccatori!

Il quinto pone l’attenzione sul concetto dell’universalismo: “La convinzione che la maggior parte delle persone, se non tutte, alla fine saranno salvate. Ciò è contrario agli insegnamenti di Cristo sulla salvezza e rappresenta un pericolo reale per i fedeli, in quanto produce “pochissima urgenza tra i cattolici di evangelizzare o addirittura di vivere la fede”. L’esempio è il Buon Ladrone, in croce con Gesù, insieme all’altro ladrone che continua ad insultare Dio. La salvezza è una dinamica delicatissima e molto personale, ma l’atteggiamento del Cristo è chiarissimo: alla domanda di compassione, perché si è riconosciuto colpevole ed ha riconosciuto l’Innocente, egli riceve Grazia.

Il sesto parla di tolleranza: “Spesso oggi si identifica la tolleranza con l’approvazione. (VEDI QUI cosa dice il beato Fulton Sheen) Invece di annunciare con gioia e zelo la verità rivelata da Dio, molti adottano una falsa tolleranza che o è indifferente alla verità o addirittura afferma l’errore”.

Il settimo pone l’accento su quanto la vita del mondo possa non convivere insieme con la fede, cosa che invece è possibile: “Quando la fede entra in conflitto con qualche categoria mondana, indovina quale tende a cedere? (…) Tutto ciò equivale a un tragico capovolgimento di ruoli in cui il mondo e le sue nozioni annullano il Vangelo. Deve essere il mondo invece ad essere convinto dallo Spirito Santo”. Ricordiamo che: è la generazione del momento presente che deve CONOSCERE la Verità, ascoltare il Vangelo e potervi aderire e non il contrario, non è la Scrittura che deve adeguarsi alle mode e ai momenti storici!

L’ultimo guarda all’uomo e al suo mettersi sempre al centro di tutto, anche durante la liturgia: “L’emarginazione di Dio è evidente non solo nella liturgia, ma anche nella vita parrocchiale, che spesso è piena di attivismo radicato nelle opere di misericordia corporali, e presta poca attenzione a quelle spirituali” – La Messa, come anche durante una Adorazione Eucaristica, ha già il PROTAGONISTA CHE E’ DIO in Cristo Gesù Ostia Santa che si offre al Padre. Il protagonista non è il sacerdote o il gruppo di animatori, o carismatici o altro che stanno lì ad imporre, spesso purtroppo, una personale liturgia, dei propri riti.

Ogni tanto…facciamoci caso e correggiamoci.

Concludiamo con la Lettera 16 (XVI) di santa Caterina da Siena, che così scrive al cardinale Di Ostia:

Oimè, oimè, disaventurata l’anima mia! Aprite l’occhio e ragguardate la perversità della morte che è venuta nel mondo, e singolarmente nel corpo della santa Chiesa. Oimè, scoppi il cuore e l’anima vostra a vedere tante offese a Dio. Vedete, padre, che ‘l lupo infernale ne porta la creatura, le pecorelle che si pascono nel giardino della santa Chiesa; e non si trova chi si muova a trargliele di bocca.

Li pastori dormono nell’amor proprio di loro medesimi, in una cupidità e immondizia: sono sì ebbri di superbia, che dormono e non si sentono, perché veggano che il diavolo, lupo infernale, se ne porti la vita della Grazia in loro e anco quella de’ sudditi loro.

Essi non se ne curano: e tutto n’è cagione la perversità dell’amore proprio. Oh quanto è pericoloso questo amore nelli prelati e nelli sudditi!  Oh quanto è pericoloso questo amore nelli prelati e nelli sudditi! (…)

Di questo amore voglio che siate privato, padre carissimo.

Pregovi che facciate sì che non sia detta a voi quella dura parola con riprensione dalla prima verità, dicendo: «maladetto sia tu che tacesti».

Oimè, non più tacere! Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che, per tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli è il colore, perché gli è succhiato il sangue da dosso, cioè che il sangue di Cristo, che è dato per grazia e non per debito, egli sel furano con la superbia, tollendo l’onore che debbe essere di Dio, e dannolo a loro; e si ruba per simonia, vendendo i doni e le grazie che ci sono dati per grazia col prezzo del sangue del Figliuolo di Dio. Oimè! ch’io muoio, e non posso morire..

Non dormite più in negligenzia; adoperate nel tempo presente ciò che si può. Credo che vi verrà altro tempo che anco potrete più adoperare; ma ora pel tempo presente v’invito a spogliare l’anima vostra d’ogni amore proprio, e vestirla di fame e di virtù reale e vera, a onore di Dio e salute dell’anime. Confortatevi in Cristo Gesù dolce amore: ché tosto vedremo apparire i fiori. (…) Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso: ponetevi in croce con Cristo crocifisso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso: fatevi bagno nel sangue di Cristo crocifisso. Perdonate, padre, alla mia presunzione. Gesù dolce, Gesù Amore”.

Talvolta Santa Caterina arriva ad ipotizzare che il Papa possa essere un demonio incarnato. Ma anche in tal caso va obbedito, ossia, non dobbiamo mai delegittimarlo, ma pregare per lui e resistere contro ogni forma di apostasia.

Ecco le sue parole:

O Verbo dolce, Figlio di Dio, tu hai riposto il tuo sangue nel corpo della santa Chiesa e vuoi che ci sia amministrato per le mani del tuo vicario. Perciò è stolto colui che si allontana e agisce contro questo vicario che tiene le chiavi del sangue di Cristo crocifisso. Anche se fosse un demonio incarnato, io non devo alzare il capo contro di lui, ma sempre umiliarmi chiedendo il sangue per misericordia: perché in altro modo non lo potete avere, né in altro modo potete partecipare il frutto del sangue. Vi prego, dunque, per l’amore di Cristo crocifisso, che non operiate mai più contro il vostro capo” (Lettera 28, a Bernabò Visconti, signore di Milano).

Lo Spirito e la Chiesa negli ultimi tempi nel Catechismo della Chiesa Cattolica

  1. Lo Spirito e la Chiesa negli ultimi tempi

La pentecoste

  731 Il giorno di pentecoste (al termine delle sette settimane pasquali), la pasqua di Cristo si compie nell’effusione dello Spirito Santo, che è manifestato, donato e comunicato come Persona divina: dalla sua pienezza Cristo Signore effonde a profusione lo Spirito.

CCC 2623,CCC 767,CCC 1302

At 2,33-36

  739 Poiché lo Spirito Santo è l’unzione di Cristo, è Cristo, Capo del corpo, a diffonderlo nelle sue membra per nutrirle, guarirle, organizzarle nelle loro mutue funzioni, vivificarle, inviarle per la testimonianza, associarle alla sua offerta al Padre e alla sua intercessione per il mondo intero. È per mezzo dei sacramenti della Chiesa che Cristo comunica alle membra del suo corpo il suo Spirito Santo e santificatore

  740 Queste « meraviglie di Dio », offerte ai credenti nei sacramenti della Chiesa, portano i loro frutti nella vita nuova, in Cristo, secondo lo Spirito

  741 « Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede per noi, con gemiti inesprimibili » (). Lo Spirito Santo, artefice delle opere di Dio, è il maestro della preghiera

CCC 1076

L’ultima prova della Chiesa

675 Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra  svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne.

676 Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato « intrinsecamente perverso ».

677 La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa  secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male  che farà discendere dal cielo la sua Sposa. Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo giudizio dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa.

 

 

 

 

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