Riceviamo — e pubblichiamo molto voltieri — dal prof. Enrico Maria Radaelli il testo di una conferenza che tenne nel 1995 per conto del suo maestro, il grande filosofo e teologo Romano Amerio (1905-1997), il quale all’epoca, molto anziano, non poteva più muoversi da Lugano.
La fede cattolica insegna — spiega Romano Amerio — che lo Spirito Santo (l’amore) procede dal Padre e dal Figlio (Verbo/cognizione), stabilendo che l’amore è preceduto dalla conoscenza. L’indiscreta celebrazione moderna dell’amore come un assoluto — fatta propria dal modernismo e dal neomodernimo che riduce la fede a sentimento (il “moto del cuore”, cfr. enciclica Pascendi di San Pio X) –, ponendolo prima della cognizione, è una perversione del dogma, affine all’errore degli Orientali che non accettano il Filioque. La priorità fallace dell’amore sull’intelletto implica una distorsione del dogma trinitario. Questo atteggiamento è “formidabilmente pratico” e si manifesta nel dinamismo e nel tecnicismo moderni che pongono il valore nell’azione e nell’entusiasmo. Il rifiuto del Filioque è una questione “intrinseca al problema del totalitarismo”, dato che sistemi come il nazifacismo e il socialcomunismo ripudiano la ragione (il Verbo) in favore della forza e dell’azione senza legge. Concedere il primato assoluto all’amore significa che l’azione — anche il peccato — è buona se fatta “con amore”, senza riferimento alla regola del Verbo. Al contrario, la teologia cattolica classica (il cui apice è la metafisica tomista) insegna che la beatitudine consiste prima nel “conoscere” Dio (visione) e poi nell'”amare” (ardore), il quale è strettamente dipendente dalla visione. La negazione del Filioque e l’assolutizzazione dell’amore portano infine a un falso ecumenismo e all’annientamento della verità.
LA QUESTIONE DEL FILIOQUE, OVVERO LA DISLOCAZIONE DELLA DIVINA MONOTRIADE
La celebrazione indiscreta che la Chiesa e la teologia ammodernata fanno dell’amore è una perversione del dogma trinit ario, perché la nostra fede porta ch e in principio sia il Padre, il Padre genera il Figlio, che è il Verbo, e, dal Padre e dal Figlio, si genera lo Spirit o Santo, che è l’amore (Concilio di Firenze, Bolla Lætantur cœli et exult et terra). L’amore è preceduto dal Verbo, è preceduto dalla cognizione, e non si può fare dell’amore un assoluto: facendone un assoluto si cade nell’errore degli Orientali, che non accettano il Filioque del nostro Credo .
Gli Orientali dicono che lo Spirito Santo procede dal Padre ma non dal Figlio, mentre la fede cattolica dice che l’amore procede dal Padre e dal Figlio. Difatti l’amore procede dalla conoscenza. Quando si dice che l’amore non procede dalla conoscenza si fa dell’amore un valore senza precedenti, invece c’è un valore che precede l’amore ed è la conoscenza. Quindi questo avvaloramento indiscreto dell’amore implica una distorsione del dogma trinitario. Bisogna dire che lo sviluppo dogmatico della Chiesa nei primi secoli fu fortemente influenzato dalle ragioni politiche: a un certo momento tutta la cristianità era ariana, perché c’erano imperatori che sostenevano gli ariani; poi, quasi improvvisamente, la cristianità tornò al dogma trinitario corretto.
Perché? Perché le opinioni degli imperatori erano mutate. In tutto lo svolgimento dottrinale c’è un grandissimo influsso politico; del resto: erano gli imperatori che convocavano i concilii; non sottoscrivevano, perché non facevano parte del concilio; ma erano loro che ordinavano la convocazione, il trasferimento, la chiusura del concilio.
E quindi, che per la prima volta il Filioque appaia a Gerusalemme in una certa comunità monastica, non mi fa alcuna impressione, perché il movimento progressivo del dogma è un fatto storico: per secoli e secoli certi dogmi della Chiesa furono impugnati da certe correnti teologiche (…).
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Una domanda impellente:
Padre Mario l’assenza del termine “Filioque” da Credo diminuirebbe la fede cattolica? Toglierebbe il fondamento della Redenzione?
Risposta: il punto non è una parola in sé. La fede cattolica non vive di singoli termini, vive della verità che quei termini custodiscono. Il Filioque non è un’aggiunta decorativa. Esprime che lo Spirito Santo procede dal Padre in quanto principio primo e dal Figlio in quanto generato dal Padre. È il modo con cui la Chiesa latina ha difeso l’unità della Trinità e la divinità del Figlio. Se togli la parola ma conservi il contenuto, la fede resta intatta. Se togli il contenuto per evitare una parola, allora sì, si indebolisce la fede. La questione non è grammaticale, è teologica. Nessuno potrebbe negare ciò che il Filioque afferma senza toccare il cuore stesso della rivelazione. Nicea e Firenze ci ricordano che la verità può essere detta anche con linguaggi diversi, purché resti la stessa verità. La sfida ecumenica non è eliminare il Filioque, ma comprendere come confessare insieme la fede dei Padri nella sua integrità.
