Il Signore dice a santa Caterina, nel Dialogo: «Figlia, le lacrime mi convincono perché sono unite alla mia carità, sono versate per amor mio e mi legano ai vostri sofferti desideri», tanto da essere stata definita: LA DOTTRINA DELLE LACRIME…. mettendo in guardia dalle “lacrime di coccodrillo“…
Cari Amici, per quanto certi prodigi soprannaturali (questi fatti come le lacrime appartengono all’ordine dei segni) sono importanti tanto da impegnare nell’infallibilità la Chiesa nel pronunciarsi; per quanto sono eventi importanti che devono richiamarci tutti alla conversione a Dio, ad agire pentiti e con lacrime come il Figliol prodigo tornare tra le braccia del Padre… ciò che vogliamo sottolineare e meditare con voi è proprio il senso di questi eventi, le motivazioni espresse dai Pontefici i quali, approvando certi fatti, ci hanno anche trasmesso le motivazioni teologiche, per far fronte a questi “tempi cupi”….
Papa Pio XII domandava: «Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime?» (Radiomessaggio, 14 ottobre 1954).
Vicino ad ogni croce c’è sempre la Madre di Gesù, ecco le sue lacrime, ecco la Corredentrice, l’Avvocata nostra, la Mediatrice di tutte le grazie. Con il suo manto lei asciuga le nostre lacrime. Con la sua mano ci fa rialzare e ci accompagna nel cammino della speranza. Nel suo Cuore Immacolato ci protegge dalle insidie e dalle tempeste e spesso lo fa versando anche Lei le sue lacrime preziose.
Pio XII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ed oggi Francesco, sono i pontefici che hanno lasciato sul prodigio di Siracusa autorevoli e significativi pronunciamenti. Parole luminose pronunciate in epoche diverse, scaturite da contesti e vissuti storici ben precisi ma che non cessano di sprigionare la loro luce rischiarando le nuove sfide non solo del tempo che stiamo vivendo, ma anche dell’incerto e drammatico futuro che ci stiamo costruendo.
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AGGIORNAMENTO CON PAPA LEONE XIV
Un anno fa, il 1° settembre 2024, l’allora cardinale Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, visitò Siracusa in occasione del 71° anniversario della Lacrimazione della Madonna. Invitato dall’arcivescovo Francesco Lomanto, Prevost presiedette la solenne celebrazione presso la Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime, un luogo di profonda devozione mariana.
Durante la sua visita, il cardinale Prevost celebrò la messa nella “Casa del Pianto” di via degli Orti 11, luogo del miracolo del 1953, dove una piccola effigie della Madonna versò lacrime umane. Questo evento, riconosciuto come miracoloso, ha portato alla costruzione dell’attuale santuario, consacrato nel 1994 da Papa Giovanni Paolo II.
Un messaggio di speranza
Nel suo discorso, Prevost condivise un aneddoto con Papa Francesco, raccontando: “Sabato gli ho detto ‘Santo Padre, buon viaggio’ (era in viaggio anche lui per Singapore in viaggio apostolico). Poi mi dice: ‘Tu dove vai?’. Ed io ho detto: ‘Vado a Siracusa, dalla Madonna’”. Queste parole, pronunciate prima della sua elezione al papato, sono state interpretate come un segno profetico del suo futuro ruolo.
(vedi foto in basso)
La Lacrimazione è avvenuta a Siracusa, dal 29 agosto al 1º settembre 1953, in via degli Orti di San Giorgio al n.11, nell’abitazione di due giovani coniugi, Angelo Iannuso e Antonina Lucia Giusto; Antonina, in attesa del primo figlio, aveva una gravidanza difficile, con ricorrenti abbassamenti della vista: verso le tre di notte del 29 agosto la vista scomparve del tutto, per tornare normale alle 8.30 del mattino, quando Antonina vide lacrime scendere sul viso di una Madonnina in gesso, posta a capo del letto.
Il mezzo busto in gesso smaltato (cm 23 di base per cm 28 di altezza), montato su di un supporto di vetro opalino, raffigurante la Madonna che mostra il proprio Cuore Immacolato, era un regalo ricevuto per le nozze, celebrate il 21 marzo di quell’anno. La Lacrimazione si ripeté almeno 58 volte la notizia si divulgò rapidamente rendendo casa Iannuso meta di incessanti pellegrinaggi.
Il parroco, don Giuseppe Bruno, con il permesso della Curia sottopose il fenomeno a una commissione medica, presieduta dal dottor Michele Cassola.
La commissione si recò in casa Iannuso il 1º settembre: venne prelevato circa un centimetro cubo del liquido che sgorgava dagli occhi della Madonnina; sottoposto ad analisi microscopica, il liquido risultò aver tracce di proteine e di urati, di quelle stesse sostanze che si riscontrano nelle lacrime di un bambino e di un adulto. Il liquido fu classificato come “lacrime umane” e, dopo un esame anche del quadretto, il fenomeno fu dichiarato non spiegabile scientificamente.
La relazione analitica del liquido sgorgato dagli occhi della Madonnina così riporta: “Il liquido in esame si presenta leggerissimamente opalescente e contiene minutissimi corpuscoli lievemente giallastri. La quantità di liquido da porre in esame è all’incirca un centimetro cubico e non consente alcuna macro-reazione chimica. Si ricorre quindi a una serie di micro reazioni orientative con prove di confronto su acqua distillata, su acqua di fonte e su siero fisiologico (soluzione di cloruro di sodio al 9 per mille); inoltre vengono eseguite alcune reazioni specifiche e fondamentali relative alle ricerche chimico-fisico-biologiche in confronto di secreto lacrimale di adulto (prelevato al dott. Cassola dal dott. Cotzia) e secreto lacrimale di un bambino di anni due e mesi sette, appartenente allo Asilo Nido di Siracusa: Galeota Giuseppe di Santo – Via Molo.
Le micro reazioni chimiche vengono inoltre vagliate a vario ingrandimento al microscopio, con l’osservazione dell’intero campo della reazione chimica, determinando l’aspetto del precipitato, sempre raffrontato con preparati da reazioni di confronto come suddetto. A tale scopo le reazioni si sono preparate in vetrini porta-oggetti da microscopio, ben puliti e dopo l’osservazione oculare, cioè ad occhio nudo, si è iniziata l’osservazione microscopica, (previa apposizione del vetrino copri-oggetto), confortata dalle prove di comparazione sui liquidi già detti e sulle lacrime secrete dai soggetti umani, prelevati come dianzi detto, in Laboratorio.
L’osservazione delle varie reazioni venne controllata da ciascun membro della Commissione e l’osservazione visiva venne confortata da una accurata valutazione e coordinazione sia tecnica che scientifica di quanto era stato constatato. Le micro reazioni eseguite si sono altresì limitate a quelle ricerche caratteristiche e relative alla composizione della materia che costituisce il rilievo della Madonnina”.
Domenica 30 agosto dello stesso anno, un cineamatore di Siracusa, Nicola Guarino, era riuscito a filmare una lacrimazione, documentando il fenomeno in circa trecento fotogrammi. Altri filmati amatoriali che documentano la lacrimazione sono conservati presso la curia vescovile di Siracusa, e spesso sono stati mostrati in diversi programmi televisivi.
Il pronunciamento dei Vescovi di Sicilia
Comunicato dell’episcopato Siculo a riguardo della “Madonna delle Lacrime”:
I vescovi di Sicilia riuniti ieri per la consueta Conferenza in Bagheria (Palermo) hanno ascoltato l’ampia relazione dell’Ecc.mo Mons. Ettore Baranzini, Arcivescovo di Siracusa, prima circa la “lacrimazione” della immagine del cuore del Cuore Immacolato di Maria, avvenuta ripetutamente nei giorni 29-30-31 agosto e 1 settembre 1953 a Siracusa in via degli Orti n. 11, vagliate attentamente le relative testimonianze nei documenti originali, hanno concluso unanimemente col giudizio che non si può mettere in dubbio la realtà della lacrimazione.
«Fanno voti che tale manifestazione della Madre Celeste ecciti tutti a salutare penitenza ed a più viva devozione verso il Cuore Immacolato di Maria, auspicando la sollecita costruzione di un Santuario che perpetui la memoria del prodigio».
Palermo, 12 dicembre 1953. † Ernesto Cardinale Ruffini, Arcivescovo di Palermo
LE LACRIME DI DIO E DI MARIA – il Magistero pontificio
Gesù «non abbandona quelli che ama» (sant’Agostino, In Joh 49,5). Se Dio ha pianto, anch’io posso e devo piangere sapendo di essere compreso dai Cuori di Gesù, di Maria ed anche di san Giuseppe.
Il pianto di Gesù è l’antidoto contro ogni indifferenza alle sofferenze di Dio che nel Figlio Gesù le ha provate tutte, fino alla morte di Croce, per noi, per salvarci, redimerci, darci la Vita eterna. Il pianto di Gesù non può rimanere senza risposta da parte di chi crede in Lui. Come Lui consola, così noi siamo chiamati a consolare. Nel momento dello smarrimento, della commozione e del pianto, emerge nel cuore di Cristo la preghiera al Padre. La preghiera è la vera medicina per la nostra sofferenza.
Lo ricorda con parole di grande consolazione l’apostolo Paolo: «Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? […] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,35.37-39).
Vicino ad ogni croce c’è sempre la Madre di Gesù, ecco le sue lacrime, ecco la Corredentrice, l’Avvocata nostra, la Mediatrice di tutte le grazie. Con il suo manto lei asciuga le nostre lacrime. Con la sua mano ci fa rialzare e ci accompagna nel cammino della speranza. Nel suo Cuore Immacolato ci protegge dalle insidie e dalle tempeste e spesso lo fa versando anche Lei le sue lacrime preziose.
Pio XII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ed oggi Francesco, sono i pontefici che hanno lasciato sul prodigio di Siracusa autorevoli e significativi pronunciamenti. Parole luminose pronunciate in epoche diverse, scaturite da contesti e vissuti storici ben precisi ma che non cessano di sprigionare la loro luce rischiarando le nuove sfide del tempo che viene.
Pio XII, nel 1954, ad appena un anno dagli eventi e da non trascurare si era nell’Anno Mariano dedicato al Centenario del Dogma dell’Immacolata, è il primo papa a pronunciarsi sui fatti di Siracusa.
L’occasione fu il Congresso Mariano che quell’anno vide tutti i vescovi di Sicilia riuniti a Bagheria (PA). Il messaggio a loro indirizzato fu trasmesso via radio, mezzo all’epoca più diffuso. Ciò che maggiormente sorprende è che il cuore dell’intero messaggio è la straordinaria lacrimazione di Siracusa a cui tutto il resto fa da corona.
Disse il Venerabile Pontefice per l’occasione:
- «… se tanto ardente e radicata è la devozione a Maria nel popolo di Sicilia, chi potrebbe meravigliarsi che Ella — secondo quanto Ci è stato riferito dai vostri degnissimi Presuli — abbia scelto una vostra illustre città per dispensare in questi ultimi tempi segnalatissime grazie?
(..) Senza dubbio Maria è in cielo eternamente felice e non soffre nè dolore nè mestizia; ma Ella non vi rimane insensibile, che anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano, cui fu data per Madre, allorché dolorosa e lacrimante sostava ai piedi della Croce, ove era affisso il Figliuolo.
Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh le lacrime di Maria!
Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo.
Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tant’i figli, nei quali l’errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi fra le schiere dei nemici di Dio?
A voi spetta di cooperare con l’esempio e con l’azione al ritorno dei profughi alla casa del Padre e di adoperarvi affinchè si chiudano al più presto le brecce aperte dai nemici della religione…
Perciò non lasciate trascorrere questo giorno senza proclamare unanimemente, pubblicamente e solennemente che il popolo della Sicilia intende rimanere fedele a Cristo e alla Chiesa … vi chiediamo di continuare ad essere gelosi custodi dei filiali vincoli, che sempre vi legarono a questa Sede Apostolica. Come un giorno di buon animo la Sicilia annuì ai desideri del Nostro Predecessore S. Gregorio Magno, particolarmente ad essa affezionato, così la Nostra voce trovi sempre negli animi vostri pronto e incondizionato consenso… Ricevete questa Nostra Esortazione quasi messaggio della Madre di Gesù a voi, che a Lei intendete di consacrarvi come a vostra Signora e Protettrice.»
(Pio XII – Radiomessaggio 17 ottobre 1954)
Di Giovanni Paolo II si possono contare ben diciotto discorsi. Questi non si fermano a quelli pronunciati o consegnati durante la sua visita pastorale a Siracusa nel 1994 ma si trovano disseminati, in svariati contesti, nel corso del suo lungo pontificato. Il legame di Giovanni Paolo II con la Madonna delle Lacrime trova i suoi albori nel 1964, quando da giovane vescovo fu pellegrino a Siracusa e celebrò l’Eucarestia ai piedi del prodigioso quadretto. Il 6 novembre 1994, per la Dedicazione del nuovo Santuario alla Madonna delle lacrime, così diceva il Papa, concludendo con una significativa Preghiera:
- «… Il pianto di Cristo sul versante del Monte degli Ulivi non fu un pianto di gioia. Egli infatti esclamò: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta” (Mt 23, 37-38).
Parole simili Gesù dirà poco più tardi sulla via del Calvario, incontrando le donne di Gerusalemme in lacrime.
Nel pianto di Gesù su Gerusalemme trova espressione il suo amore per la Città Santa, assieme al dolore per il suo futuro non lontano, che egli prevede: la Città sarà conquistata e il tempio distrutto, i giovani saranno sottoposti allo stesso suo supplizio, la morte di croce. “Allora cominceranno a dire ai monti: cadete su di noi! e ai colli: copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?” (Lc 23, 30-31).
Sappiamo che Gesù pianse, un’altra volta, presso la tomba di Lazzaro. “Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?” (Gv 11, 36-37). Allora Gesù, manifestando nuovamente una profonda commozione, si recò al sepolcro, ordinò di togliere la pietra, e, alzati gli occhi al Padre, gridò a gran voce: Lazzaro, vieni fuori dal sepolcro! (cf.Gv 11, 38-43).
Il Vangelo ci parla ancora della commozione di Gesù, quando esultò nello Spirito Santo e disse: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto” (Lc 10, 21). Gesù gioisce per la paternità divina; si rallegra perché gli è dato di rivelare questa paternità, e si allieta infine per una particolare irradiazione di questa paternità sui piccoli.
(..) I racconti evangelici non ricordano mai il pianto della Madonna.
Non udiamo il suo gemito né nella notte di Betlemme, quando era giunto il tempo di dare alla luce il Figlio di Dio, e neppure sul Golgota, quando stava ai piedi della croce. Non ci è dato di conoscere neppure le sue lacrime di gioia, quando Cristo risuscitò.
Anche se la Sacra Scrittura non accenna a questo fatto, parla tuttavia in favore di ciò l’intuizione della fede. Maria che piange di tristezza o di gioia è l’espressione della Chiesa, che si rallegra nella notte di Natale, soffre il Venerdì Santo ai piedi della Croce e di nuovo gioisce all’alba della Risurrezione. È la Sposa dell’Agnello, che ci ha presentato la seconda lettura tratta dal Libro dell’Apocalisse (cf.Ap 21, 9).
Le lacrime di Maria compaiono nelle apparizioni, con cui Ella, di tempo in tempo, accompagna la Chiesa nel suo cammino sulle strade del mondo.
Maria piange a La Salette, alla metà del secolo scorso, prima delle apparizioni di Lourdes, in un periodo nel quale il cristianesimo in Francia sperimenta una crescente ostilità.
Ella piange ancora qui, a Siracusa, alla conclusione della seconda guerra mondiale…. Piange in quel periodo anche l’immagine della Madonna di Czestochowa a Lublino… Le lacrime della Madonna appartengono all’ordine dei segni: esse testimoniano la presenza della Madre nella Chiesa e nel mondo. Piange una madre quando vede i suoi figli minacciati da qualche male, spirituale o fisico. Piange Maria partecipando al pianto di Cristo su Gerusalemme, oppure presso il sepolcro di Lazzaro o infine sulla via della croce. - Santuario della Madonna delle Lacrime, tu sei sorto per ricordare alla Chiesa il pianto della Madre.
Ricorda anche il pianto di Pietro, a cui Cristo ha affidato le chiavi del regno dei cieli per il bene di tutti i fedeli. Possano queste chiavi servire per legare e per sciogliere, a redenzione di ogni umana miseria.
Qui, tra queste mura accoglienti, vengano quanti sono oppressi dalla consapevolezza del peccato e qui sperimentino la ricchezza della misericordia di Dio e del suo perdono!
Qui li guidino le lacrime della Madre. Sono lacrime di dolore per quanti rifiutano l’amore di Dio, per le famiglie disgregate o in difficoltà, per la gioventù insidiata dalla civiltà dei consumi e spesso disorientata, per la violenza che tanto sangue ancora fa scorrere, per le incomprensioni e gli odi che scavano fossati profondi tra gli uomini e i popoli.
Sono lacrime di preghiera: preghiera della Madre che dà forza ad ogni altra preghiera, e si leva supplice anche per quanti non pregano perché distratti da mille altri interessi, o perché ostinatamente chiusi al richiamo di Dio.
Sono lacrime di speranza, che sciolgono la durezza dei cuori e li aprono all’incontro con Cristo Redentore, sorgente di luce e di pace per i singoli, le famiglie, l’intera società.
O Madonna della Lacrime, guarda con materna bontà al dolore del mondo!
Asciuga le lacrime dei sofferenti, dei dimenticati, dei disperati, delle vittime di ogni violenza.
Ottieni a tutti lacrime di pentimento e di vita nuova, che aprano i cuori al dono rigenerante dell’amore di Dio.
Ottieni a tutti lacrime di gioia dopo aver visto la profonda tenerezza del tuo cuore.
Sia lodato Gesù Cristo!»
Di Benedetto XVI conserviamo un unico ma prezioso riferimento alle lacrime di Maria quando non era ancora il pontefice della Chiesa di Roma ma semplicemente il card. Joseph Ratzinger, uno dei più stretti collaboratori di Papa Wojtyla, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Parole custodite all’interno di un suo libro “Giovanni Paolo II. Il mio amato predecessore“, leggiamole:
«Non posso dimenticare come ci parlò in occasione della grande Messa del sinodo africano, di cui tanto si era rallegrato, mentre si trovava in ospedale dopo che era caduto in bagno e si era rotta l’anca. In precedenza aveva fatto visita alla Madonna delle Lacrime a Siracusa e cominciò a parlarci proprio a partire da quell’incontro. Nessuna predica, che avrebbe potuto rivolgerci in condizioni di buona salute, avrebbe potuto toccarci in maniera simile. La Madonna delle Lacrime stava per tutte le lacrime degli innocenti, a cui nessuno sa dare consolazione».
In altra occasione, sempre da cardinale, in una intervista sulle Apparizioni mariane e quindi di certi fenomeni come, anche, la lacrimazione a Siracusa, Ratzinger disse:
- «Un vero cattolico crede, ma non è credulone! La fede che promana da un fatto evidente, provato e sincero come avvenne per esempio a Siracusa, ci ricorda che esiste ben altra dimensione cui l’uomo deve mirare ed è quella del soprannaturale perchè non siamo creati per restare in terra, ma per il paradiso, per entrare nel regno di Dio che non è di questo mondo, come ci dice Gesù e tuttavia non è un percorso facile. E così ha pianto Gesù, piange Maria per ricondurci al Figlio.
Se pensiamo a questi tempi difficili dove la Famiglia è minacciata, con il divorzio gli sposi non credono più nell’indissolubilità del matrimonio, con le leggi sull’aborto il santo Padre Giovanni Paolo II parla di un “olocausto” che si sta consumando sotto gli occhi di tutti ma anche davanti a tanta indifferenza; se pensiamo a tante leggi inique che si portano avanti, come non pensare a queste lacrime di dolore ma soprattutto di avvertimento?
Sì, noi credenti comprendiamo cosa è accaduto a Fatima e prima ancora a Lourdes, come di recente ad Akita in Giappone dove la Vergine ha pianto e il messaggio è lo stesso di Fatima. Non sono forse in pericolo la Famiglia, i valori cristiani, la stessa legge di Dio, la stessa esistenza dell’uomo? Queste lacrime ci rammentano che se il Cielo non è indifferente al male che l’uomo compie portando devastanti conseguenze, così noi stessi non possiamo rimanere indifferenti al presente che minaccia il futuro della Famiglia come di ogni uomo e nazione. Siamo responsabili delle nostre azioni e delle nostre scelte e se dal Cielo ci giungono tante lacrime, è evidente che sono avvertimenti che faremo bene a non sottovalutare…»
A questo coro si unisce l’odierna voce di Papa Francesco che in ben diverse occasioni ha già fatto riferimento alla Madonna delle lacrime di Siracusa, accostando il prodigio ad un avvertimento alla Famiglia Cristiana, agli sposi novelli, ai fidanzati:
«Hanno portato da Siracusa la reliquia delle lacrime della Madonna. Oggi sono lì, e preghiamo la Madonna perché ci dia a noi e anche all’umanità, che ne ha bisogno, il dono delle lacrime, che noi possiamo piangere: per i nostri peccati e per tante calamità che fanno soffrire il popolo di Dio e i figli di Dio»
È dunque un invito a guardare al positivo e a riscoprire «la bellezza del matrimonio» l’essenza della riflessione del Pontefice, che ha preso le mosse dal passo evangelico di Marco (10,1-12). «Gesù insegna alla folla» ha affermato, facendo notare che «la gente semplice ascolta il Signore perché ha voglia, ha fame, ha sete di dottrina, ha sete di verità; ha una fede che cerca di crescere». E la gente semplice anche «intuisce che il Signore è un profeta, un maestro e lo segue. Semplicemente ascolta».(Omelia 25 maggio 2018)
E come scriverà anche nella Lettera all’Arcivescovo di Siracusa per il 70° della Lacrimazione il 7 dicembre 2023:
- «Sono passati settant’anni da quando le lacrime della Madonna sono state teneramente versate in terra siracusana: tra il 29 agosto e il 1° settembre 1953 dagli occhi della Vergine, raffigurata con il Cuore Immacolato nel quadro posto al capezzale di un letto matrimoniale, sgorgarono infatti lacrime umane. (..) Il pianto di Maria mostra la sua compartecipazione all’amore compassionevole del Signore, che soffre per noi suoi figli; che ardentemente spera nella nostra conversione; che ci attende, quale Padre misericordioso, per perdonarci tutto e sempre.
Per noi, tuttavia, si rinnova la domanda del Servo di Dio Papa Pio XII: «Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime?» (Radiomessaggio, 14 ottobre 1954).
Possa questo significativo anniversario favorire nell’intera Chiesa siracusana la grazia più grande, il desiderio di conformare maggiormente la propria vita a Colui che Maria ci indica, il Signore Gesù Cristo, così che sia ravvivata la fede, praticata la carità, testimoniata e suscitata la speranza. Vi sostenga la Madonna, che con voi imploro:
O Vergine Maria, accompagna il cammino della Chiesa
con il dono delle tue sante lacrime, dona pace al mondo intero
e custodisci i tuoi figli con la tua materna protezione.
Sostienici nella fedeltà a Dio, nel servizio alla Chiesa e nell’amore verso tutti i fratelli. Amen.».
Dal Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena: DIO GOVERNA IL MONDO E A NOI TOCCA OBBEDIRE (ED ESSERE UMILI)
Qui santa Caterina sottolinea come è Dio stesso a governare la natura, senza nulla togliere ai “moti” naturali degli eventi climatici o sottoterra. Il Signore stesso, con il miracolo della tempesta sedata, fa capire come gli eventi naturali obbediscano ai suoi comandi e nel Dialogo approfondisce il concetto: “A volte per grandine o tempesta, o per saetta e terremoti, pestilenze che Io mando sul corpo della creatura, parrà all’uomo che questo sia crudeltà, quasi giudicando che Io non abbia provveduto alla salute di quella. Io invece l’ho fatto per scamparla dalla morte eterna, dalla dannazione certa, sebbene egli ritenga il contrario. E così gli uomini del mondo vogliono in ogni cosa contaminare le mie opere, ed intenderle secondo il loro basso intendimento!” Ciò che avviene, spiega santa Caterina, Dio lo permette solo per il nostro bene e per la nostra salute eterna. Coloro che giudicano diversamente, e che sfidano Dio nei loro giudizi sul come opera, sono ciechi, mentitori e ingannatori; e se è vero che Dio, padrone della vita e della morte, non è però Dio della morte, Egli teme per la morte della sua creatura, la morte dell’anima nella condizione della dannazione eterna. In tal senso, il Signore spesso agisce prima che tale dannazione diventi definitiva perché Egli vuole salvare quante più anime possibile dai mali che ci provengono a causa dei nostri peccati: quanto maggiori saranno i nostri vizi e il decadimento nel clero, maggiori saranno i provvedimenti che il Signore eserciterà sulla terra. Come morire dipenderà anche dal come noi desideriamo vivere nella Vera Vita.
Per santa Caterina la chiave che disserra il cielo facendo piovere per noi la Provvidenza è la virtù dell’obbedienza a Dio! La santa senese paragona tale virtù ad una chiave da tenere sempre attaccata alla cintura con una funicella.
Dove si trova questa obbedienza? chiede Caterina. Si trova nel Divin Verbo, le risponde la Provvidenza, e per compierla ed offrirtela corse all’obbrobriosa morte di Croce.
E chi ce la può togliere? chiede con sacro timore la santa. La superbia, risponde la Provvidenza, l’amor proprio e tutti i vizi. La disobbedienza infatti fa perdere l’innocenza giacché per disobbedire la creatura deve compiere una scelta: dall’innocenza cade nell’immondizia, dall’immondizia cade nella miseria…
E come posso nutrirla? si domanda Caterina. Con l’umiltà!, risponde la Provvidenza. L’umiltà è la balia e nutrice dell’obbedienza e tale nutrimento conduce alla vera Carità. La veste che questa nutrice usa per coprirla è il “morire a se stessi” perché – dice il Signore – Io possa regnare; è farsi da parte perché Io – aggiunge – possa diventare desiderio di ogni creatura. “Il tutto trovi nell’Unigenito Mio Figliuolo, in Cristo Dolce, Gesù Amore, chi si avvilì più di Lui? Chi fu paziente più di Lui? Chi più Agnello di Lui?”
QUELLE “SANTE” RACCOMANDAZIONI… dal Dialogo…. Dice santa Caterina nel Dialogo: “Venne poi il Verbo, che prese in mano questa chiave dell’obbedienza e la purificò nel fuoco ardente della divina carità, la trasse dal fango lavandola con il Suo Sangue, la raddrizzò col coltello della giustizia, distruggendo le nostre iniquità sull’incudine del Suo Corpo Crocefisso. Egli così la racconciò per donarla a noi, ed è così resa perfetta che per quanto l’uomo la guasti con il suo libero arbitrio, Egli con altrettanto libero arbitrio, sempre la riacconcia…”
Il Signore dice a santa Caterina, nel Dialogo: «Figlia, le lacrime mi convincono perché sono unite alla mia carità, sono versate per amor mio e mi legano ai vostri sofferti desideri», tanto da essere stata definita: LA DOTTRINA DELLE LACRIME….
- Nella Lettera 333 e 329, scrive santa Caterina: “Col pianto ci leviamo dal sonno della negligenzia, riconoscendo le grazie e benefizii che vecchi e nuovi avete ricevuti da Dio e da quella dolce Madre Maria, per lo cui mezzo confesso che nuovamente avete ricevuto questa grazia(..)
- Voglio che tutto virile ti spacci, e rispondi a Maria, che ti chiama con grandissimo amore(..)
- Per li meriti di questa dolcissima Madre Maria, noi gusteremo e vedremo Cristo faccia a faccia, perocché tu sempre ti dimostri fedele nell’orazione e nelli Sacramenti, ed alla sua sequela non ti stanchi di obbedire a li Comandamenti… “
Ed ecco le sante raccomandazioni: “Esci dal peccato mortale con la santa confessione, con la contrizione del cuore, con la soddisfazione di una giusta penitenza, col proponimento di non voler più offendere Dio, prega incessantemente perché ti sia data tal grazia. Credi davvero di poter accedere alle Nozze dell’Agnello vestito degli stracci del peccato? Pensi davvero di potervi accedere permanendo in uno stato di grave peccato? Oppure credi potervi accedere senza l’uso di quella chiave? O uomo cieco! e che più che cieco, dopo aver guastato la chiave dell’obbedienza ti illudi che non sia necessario riacconciarla, credi davvero di poter salire al cielo con la superbia che ti attrae all’inferno? Getta per terra quel laido vestito, e corri a confessare la tua anima per renderla pura e immacolata, pronta alle Nozze.(..) Oh, se tu sapessi quanto è gloriosa, soave e dolce questa virtù in cui vi si trovano tutte le altre! Ella è concepita dall’amore ed è partorita dalla perfetta carità, in lei è fondata la pietra della santissima Fede, lei è una regina, chi la sposa riceve in dote ogni virtù, quiete, serenità dell’anima, ogni croce che deve portare le diventa leggera.(..)Trova pace, trova la quiete, sposa questa regina! Siile fedele, ed essa ti porterà, aprendoti ogni porta, dove ti attende ogni beatitudine eterna…”
Ci piace concludere queste riflessioni, con la sua frase più famosa, famosa si, ma forse poco compresa nel suo contenuto e nella responsabilità alla quale ci chiama: “Se sarete ciò che dovrete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero!”
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