2020
Roberto de Mattei (intervista di Pierlugi Bianchi Cagliesi)
2019
Acies Ordinata settembre 2019: le nostre interviste ai prof.ri Roberto de Mattei e ad Josè Ureta.
2018
Intervista a D. Giulio Meiattini OSB
Intervista al prof. Stefano Fontana
Intervistiamo Roberto Bonaventura
Papa Bergoglio “permeato” da una visione poco spirituale della religiosità. Ratzinger, invece, contaminato dall’hegelismo. Intervista qui, non nostra ma de “ilGiornale.it” al filosofo Radaelli e che riteniamo utile dal momento che condividiamo, con il prof. Radaelli, anche una nostra intervista del 2014 – vedi in basso – ed altri articoli inseriti nel sito.
l’intervista che segue non è nostra, ma per la quale il professor de Mattei ci ha autorizzati a pubblicare la nostra trascrizione dal video originale:
Intervista al prof. Roberto de Mattei sul Concilio Vaticano II ed altro
2017
Un’intervista-catechismo sulla confusione creata da Amoris Laetitia
2016
INTERVISTA A DON MATTEO DE MEO
INTERVISTA A P. GIOVANNI SCALESE
2015
INTERVISTA AL PROF. JULIO LOREDO
INTERVISTA A DON MASSIMO LAPPONI
INTERVISTA A P. ROBERTO BRUNELLI, OFM conv.
2014
INTERVISTA A DOROTEA LANCELLOTTI
INTERVISTA A MONS. ANTONIO LIVI
INTERVISTA AL PROF. ENRICO MARIA RADAELLI
INTERVISTA A P. GIOVANNI CAVALCOLI, O.P.
Intervista a CRISTINA SICCARDI
La Corsia dei Servi intervista Cristina Siccardi*
1 – Mala tempora currunt: che questa sia una Chiesa in piena balia della confusione più profonda è fuori dubbio. Si sente spesso affermare che la Chiesa di oggi è un continuum con quella di ieri, che c’è continuità tra il tempo presente e la Tradizione ma c’è evidentemente qualcosa che non torna dal momento che ciò che la Chiesa ha sempre detto e fatto per 2000 anni oggi è spesso sconfessato per non dire rinnegato… come può oggi un cattolico orientarsi in tutto questo marasma?
Da più di 50 anni, ossia dal Concilio Vaticano II, la Chiesa, nella continua ansia e tensione di «dialogare» con il mondo e di porre attenzione ai «lontani» si è sempre più allontanata da se stessa, perdendo l’aderenza alla dottrina e, dunque, ai principi che costituiscono la sua propria identità.
Tutto ciò ha portato ad una grande confusione all’interno dell’istituzione ecclesiastica, dai più alti vertici gerarchici fino alla base, così da creare nel cattolico un disorientamento che non ha precedenti nella storia della Chiesa, anche se si potrebbero fare delle parziali similitudini con l’Arianesimo del IV e V secolo.
Il cattolico che vuole mantenersi tale è perciò chiamato alla resistenza e ad “abitare” nella Tradizione, l’unica via che gli permetta di proseguire nel solco degli insegnamenti evangelici senza stravolgimenti o rivoluzioni distruttive.
Per compiere questa scelta il credente non è solo. Esiste, infatti, la realtà della Fraternità Sacerdotale San Pio X fondata nel 1970 dal Vescovo Monsignor Marcel Lefebvre, grazie al quale oggi come oggi esiste ancora la formazione tradizionale dei sacerdoti, i quali insegnano il catechismo autentico, celebrano la Santa Messa libera dalle prontestatizzazioni, somministrano i Sacramenti secondo l’insegnamento della Chiesa di sempre, senza stranezze e adeguamenti mondani, senza stili né ecumenici, né interreligiosi, quelli che portano o alla tiepidezza della fede, ma spesso e volentieri all’apostasia vera e propria.
2 – I dogmi di “oggi” sono la pastorale, la misericordia, l’ecumenismo, la Chiesa che deve stare al passo coi tempi… Tutto sembra dover essere cambiato, ammodernato. “San Pio X” è il titolo di un Suo libro, dedicato alla figura di un grande Pontefice. Egli è stato il vero Papa che ha ordinato e riformato la Chiesa, e che ha individuato profeticamente il pericolo più grande per il clero e i fedeli: farsi ammaliare dal modernismo. Qual’è l’eredità che ci ha lasciato questo santo pastore?
Il Modernismo, eresia condannata da San Pio X l’8 settembre 1907 con il documento Pascendi Dominici Gregis, viene definita dal Sommo Pontefice «scolo di tutte le eresie»; purtroppo tale eresia, a differenze di tutte quelle che l’anno preceduta nel corso dei secoli, nonostante sia stata individuata, diagnosticata e condannata, è continuata non solo a sopravvivere, ma si è imposta all’interno della Chiesa.
L’eredità più grande che San Pio X ha lasciato ai posteri, al di là di tutte le mirabili riforme che egli ha compiuto in seno alla Chiesa, fra le quali la riforma liturgica, è senza dubbio la Pascendi, testo profondamente attuale, poiché esso illustra nel migliore dei modi che cosa sia il Modernismo, come radiografarlo e come difendersi dalla sua capacità subdola di ammaliare e di ghermire l’individuo.
È di tutta evidenza che lo spirito modernista si trovi in enorme difficoltà quando si pone di fronte alla realtà della Tradizione, in quanto essa si presenta come il grillo parlante della Chiesa, ovvero come la stessa coscienza della Chiesa.
Lo spirito rivoluzionario e tentatore che affascina l’attuale governo ecclesiastico tende ad “accogliere” i lontani, i lontanissimi (si pensi, per esempio, al caso Marco Pannella o Emma Bonino), ma a disprezzare, isolare e talvolta perseguitare i trasmettitori ortodossi della Tradizione: specchio cristallino che riflette i propri errori.
Scopo della Chiesa era, è e rimarrà sempre la «salus animarum» («salus animarum suprema lex»). Perciò, segno distintivo che contraddistingue un battezzato di Santa Romana Chiesa è quello di impostare la propria vita (privata e sociale) secondo gli insegnamenti evangelici e secondo gli insegnamenti tradizionali di Santa Madre Chiesa, dove Cristo è l’unica Via, l’unica Verità, l’unica Vita.
Il battezzato è tenuto ad avere uno sguardo soprannaturale e non mondano, è tenuto a tenere distante da sé il peccato veniale, ad aborrire il peccato mortale, a vivere in grazia di Dio, seguendo le 3 virtù teologali (Fede, Speranza, Carità) e le 4 virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza), addestrando e perfezionando, in umiltà e ogni giorno, tutte queste virtù, le quali soccorrono ogni anima a vivere meglio già su questa terra e a meritare il Paradiso.
3 – Il Concilio Vaticano II: gira e rigira si finisce sempre lì. Dal 1962 in avanti infatti è palese che la Chiesa, brandendo il termine “rinnovamento”, ha subìto un mutamento. I fedeli tutti sono stati investiti da tale mutamento perché si è trattato di un rinnovamento universale, che si è imposto a chiunque e in ogni dove. Obiettivo raggiunto?
Certamente i Papi post conciliari si sono impegnati ad applicare, l’uno dopo l’altro, il Concilio Vaticano II voluto da Giovanni XXIII, in un crescendo sempre più zelante, ma con registri diversi. Se, per esempio, Paolo VI ha posto il suo impegno dialogante per cercare utopicamente di avvicinare i «lontani» alla Chiesa, Papa Francesco, invece, insegue, le dinamiche del mondo snaturando i connotati della Chiesa stessa. L’obiettivo, di cui Lei fa riferimento, è stato certamente raggiunto… tuttavia, come la storia insegna, la Rivoluzione divora i suoi figli ed oggi è plastica l’«autodemolizione» della Chiesa di cui già parlava Paolo VI nella sua allocuzione ai seminaristi lombardi del 7 dicembre 1968. Benedetto XVI ha tentato di porre rimedio ad essa, attraverso un recupero parziale della Tradizione, con un’attenzione particolare alla Sacra Liturgia, lasciando però aperte le porte agli errori, e se gli errori/eresie non vengono condannati, essi tendono, proprio come la gramigna, a sopraffare il vero, il bello, il giusto.
4 – San Giovanni Bosco ha detto queste parole: “Un prete o in Paradiso o all’inferno non va mai solo, vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell’adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio”. C’è chi si chiede: il clero di oggi (postconciliare) è migliore o peggiore di quello di ieri (ante Concilio Vaticano II)?
Non si tratta di clero migliore ieri e peggiore oggi. Si tratta di sana e corretta preparazione del clero a seconda dei periodi della storia della Chiesa. Quando il giovane Don Giovanni Bosco giunse a Torino, entrò nel Convitto ecclesiastico di San Francesco d’Assisi, dove era docente san Giuseppe Cafasso. Questo istituto era stato fondato nel 1817-1818 dal teologo Don Luigi Guala (1775-1848) insieme al Venerabile Padre Pio Brunone Lanteri (1759-1830), fondatore altresì della congregazione degli Oblati di Maria Vergine. Lo scopo era quello di riformare il clero del Regno subalpino, imbevuto du eresie gianseniste e rigoriste. Il Convitto era posto sotto la speciale protezione di san Francesco di Sales e di san Carlo Borromeo, in quanto alla loro epoca, durante la Controriforma, a fronte di una formazione decadente, avevano promosso istituzioni simili al Convitto torinese del XIX secolo, che preparò non soltanto una schiera universalmente riconosciuta di validi sacerdoti, ma anche di santi sacerdoti.
5 – Oggi è assai raro ascoltare pastori che proclamano la Verità senza esitazione e ambiguità e ancora più raro trovare sacerdoti ben formati e che insegnano rettamente la Sana Dottrina. Tra questi ultimi senza dubbio ci sono quelli appartenenti alla Fraternità San Pio X contro i quali è stata architettata ed è tutt’oggi condotta una continua strategia per screditarli. Lo stesso dicasi per il loro fondatore, Mons. Marcel Lefebvre. Perché tutta questa falsità e violenza nei confronti di sacerdoti che non hanno fondato nessun altra Chiesa o dottrina ma che, al contrario, rimangono fedeli all’insegnamento autentico di Nostro Signore?
Mi ricollego a ciò che ho affermato precedentemente. Avere paura degli trasmettitori ortodossi della Tradizione, specchio cristallino che riflette i propri errori, è fatto, direi, istintivo di chi si trova nello sbaglio e negli abbagli. Da qui la scelta di isolare, imbavagliare, allontanare chi si fa interprete del trasferimento autentico della Fede.
Monsignor Lefebvre ed i suoi figli sono sopravvissuti – nonostante le persecuzioni innescate dalla Santa Sede, e nonostante le lacerazioni interne alla FSSPX – per volere di Dio, poiché questa realtà è essenziale per la Sposa di Cristo in quanto tiene accesa in terra la fiammella della santa formazione sacerdotale (Seminario di Ecône), del Santo Sacrificio dell’altare, della sacra Liturgia, della santa dottrina.
6 – In uno dei suoi libri “Fatima e la Passione della Chiesa” viene richiamata la missione profetica relativa alle apparizioni mariane (la prima avvenuta il 13 maggio del 1917). Nel suo libro Lei affronta il cuore della questione: la Passione della Chiesa. Tuttavia sembra che pochi oggigiorno comprendano l’importanza della portata di quelle apparizioni…
Già a partire dalla fondazione del Portogallo, avvenuta nel XII secolo con i sovrani Alfonso I e la consorte Mafalda di Savoia, come riportato nel libro da Lei ricordato, esistono le premesse per ciò che diventerà il villaggio di Fatima, terra benedetta che accoglierà le apparizioni della Madonna. Si tratta di una lunga, lunghissima storia che prosegue fino a noi che apparteniamo al XXI secolo e che abbraccerà anche i nostri posteri.
Il Terzo segreto di Fatima non è ancora stato apertamente rivelato nella sua interezza, ma è ormai chiaro che in essa è celata l’apostasia attuale della Chiesa.
La Madonna ricordò al mondo, attraverso l’innocenza e l’abnegazione dei tre piccoli pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta, la necessità di evitare il peccato e di riparare alle offese a Dio attraverso l’orazione (in ispecie il Santo Rosario) e la penitenza. Preghiera e sacrifici che la Madonna richiese in modo specifico anche per il Papa. Esiste un mistero formidabile che non è sufficientemente preso in considerazione e approfondito: la salvezza di molti dipende dalle preghiere e dai sacrifici volontari dei membri del Corpo mistico di Cristo. Pertanto la raccomandazione della Madonna è un grido di all’erta per la responsabilità dei membri del Corpo Mistico nell’opera redentrice di Cristo.
Proprio oggi, che si sente da ogni parte un’ansia irresistibile di dedicarsi al servizio del prossimo, fino al punto da invertire l’ordine dei comandamenti («Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente […]. Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti», Mt 22, 37-40), Fatima viene ad avvisarci sul dovere di non ridurre l’amore del prossimo soccorrendone soltanto i corpi, ma di estendere l’amore alla Trinità soprattutto alle anime e anche alla Chiesa, in modo peculiare al Sommo Pontefice.
Quest’anno cade il centenario delle apparizioni di Nostra Signora di Fatima e sarebbe non solo opportuno, ma essenziale prestare ascolto alle richieste di Maria Santissima sia per essere salvati dalle distruzioni umane (si pensi all’aborto, all’eutanasia, allo sfascio delle famiglie, alle unioni civili, all’ideologia omosessualista e invasiva, alla profanazione dell’innocenza infantile…), sia per essere preservati dai castighi divini, parte integrante della Giustizia divina, nella quale opera sì la Misericordia del Creatore, ma essa è strettamente connessa al pentimento della creatura (che non può essere obbligata a nulla da Dio Amore Infinito, perché è dotata di libero arbitrio), senza il quale la Misericordia non può agire.
Torino, Gennaio 2017
*Cristina Siccardi, nata a Torino il 2 maggio 1966, è sposata e ha due figli. Laureata in lettere con indirizzo storico (con la tesi dal titolo Gli scritti della Marchesa Giulia Falletti di Barolo nella cultura subalpina del primo Ottocento), è specializzata in Storia della Chiesa e in biografie. Ha scritto per «La stampa», «La gazzetta del Piemonte», «Avvenire», «L’Osservatore romano» e collabora con diversi periodici culturali e religiosi, fra cui «Radici Cristiane», «Il nostro tempo», «il Timone»; inoltre scrive per l’Agenzia di informazione settimanale «Corrispondenza Romana» e tiene la rubrica quindicinale Scriptorium sul sito di «Riscossa Cristiana». Partecipa, in qualità di esperta, a trasmissioni radiotelevisive. È membro delle Accademie Paestum, Costantiniana, Ferdinandea, Archeologica italiana, Bonifaciana. Il 26 novembre 2010 ha ricevuto il Premio «Bonifacio VIII» della città di Anagni. Molte delle sue oltre 59 opere pubblicate sono state tradotte anche all’estero. ⇒cristinasiccardi.it
«Ero luterano, ma il Rosario mi ha portato alla Chiesa cattolica»

Era un pastore protestante, Billy Kangas ma, come racconta lui stesso, quest’anno ricorre l’undicesimo anniversario della sua conversione al cattolicesimo, «la decisione più significativa della mia vita» la definisce. Ad influenzarlo in questa sua scelta sono stati semplicemente degli amici cattolici che vivevano a pieno la loro fede. «La loro testimonianza mi ha aiutato ad aprirmi ad uno degli aspetti più impegnativi del mio cammino: il Rosario», racconta. Insomma l’ex pastore ha cominciato proprio da uno degli aspetti più discussi del protestantesimo ad avvicinarsi alla Chiesa: il culto mariano.
Racconta di essere cresciuto in una famiglia luterana del Missouri nella quale gli è stato insegnato a diffidare della Chiesa cattolica. Inoltre, nella loro chiesa, spesso sottolineavano che il cattolicesimo aveva trasformato la grazia di Dio in qualcosa che poteva essere comprato o guadagnato: «Credevo che i cattolici fossero, nella migliore delle ipotesi, fuorviati e, nella peggiore, apertamente eretici». È stato alle scuole superiori che Kangas ha cominciato ad entrare in relazione con Dio, tuttavia, ogni aspetto della sua vita veniva mediato, come sottolinea, da uomini che avevano opinioni fortemente anticattoliche: «Mi hanno messo in guardia contro il cattolicesimo, descrivendolo come diabolico e profondamente problematico. Leggevamo libri sui pericoli del cattolicesimo e distribuivamo volantini biblici, alcuni di Jack Chick, che spesso condannava duramente i cattolici».
Ma ad abbattere il suo muro di diffidenza, più di ogni altra cosa, è stata la testimonianza diretta dei suoi conoscenti cattolici: «Nonostante ciò, la vita e la fede dei cattolici che conoscevo mi hanno fatto dubitare di parte di ciò che stavo ascoltando. Molte delle persone più riflessive e orientate alla fede che conoscevo erano cattoliche. Mi dicevo che erano cristiani nonostante il loro cattolicesimo, e per questo cominciavo a trovarmi strano». Finché un giorno un semplice gesto rappresentò l’inaspettata svolta. Viveva ad Ann Arbor, nel Michigan, dove partecipava all’annuale Fiera d’Arte che comprendeva stand in cui le varie organizzazioni potevano condividere la loro missione.
Tra i vari banconi delle diverse organizzazioni notò un grande tavolo bianco coperto di rosari, oggetto che lo metteva fortemente a disagio perché credeva che fosse il simbolo della preghiera «vana, ripetitiva e idolatra, poiché le persone pregavano Maria, non Dio». Eppure, era curioso. «Un uomo anziano seduto al tavolo mi ha offerto gratuitamente un rosario, che ho preso e mi sono messo in tasca. Più tardi quel giorno, ho buttato via la maggior parte degli oggetti che mi erano stati regalati alla Fiera d’Arte, ma non riuscivo a buttare via il rosario. Non ero sicuro di cosa farne. Sapevo che era uno strumento di preghiera, ma non mi sentivo a mio agio nel pregare l’Ave Maria. Facevo passeggiate in cui semplicemente tenevo i grani mentre pregavo. Mi piaceva perché dava concretezza alla preghiera».
Lo step successivo è stato il superamento del pregiudizio attraverso l’esperienza: «Dopo mesi così, ho finalmente deciso di provare a pregare un vero Rosario con le Ave Maria. Ho trovato un opuscolo su come pregare il Rosario e l’ho sfogliato. Cominciai a rendermi conto che il Rosario non era una preghiera a Maria, ma una preghiera con Maria su Gesù. Mentre riflettevo su ciascuno dei misteri, le preghiere mi hanno ricordato il grande amore di Maria per Gesù e il suo ruolo nella Sua vita». È stato quest’ultimo aspetto a riconciliarlo con la figura della Vergine che ha cominciato a vedere come l’esempio vivo di chi ha amato profondamente Gesù, cosa che lo ha portato a chiedere a Gesù stesso di renderlo più simile a Maria: «E alla fine ho creduto che Maria potesse pregare affinché anch’io diventassi più simile a Gesù».
Insomma, è stato proprio il Rosario – sul quale il Timone ha pubblicato un libro, con le meditazioni di padre Serafino Tognetti – a rappresentare la “crepa”, come la definisce lui, nella «corazza di sospetto» che aveva verso il cattolicesimo, rendendolo disposto a provare le cose che facevano i cattolici invece di temerle. «Alla fine, è stata la mia esperienza della profondità e della bellezza della spiritualità cattolica a rendere la mia conversione alla Chiesa cattolica un salto che ero pronto a fare – una bellezza che mi si è aperta attraverso la testimonianza di amici e sconosciuti, disposti a vivere la loro fede in modo aperto e invitante».
