APPLICATE QUESTA INTUIZIONE ALLE IDEOLOGIE DI OGGI…
IL PRINCIPIO DELLA RANA BOLLITA
(di Noam Chomsky)
Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.
…

Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.
Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare.
La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.
L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire.
Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.
Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.
Questa esperienza mostra che – quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta – sfugge alla coscienza e non suscita – per la maggior parte del tempo – nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta.
Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e – oggi – ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone.
In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute.
I foschi presagi annunciati per il futuro, anziché suscitare delle reazioni e delle misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti, perfino drammatiche.
Il permanente ingozzamento di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non riescono più a discernere, a pensare con la loro testa.
Allora se non siete come la rana, già mezzo bolliti, date il colpo di zampa salutare, prima che sia troppo tardi!
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😃 CURIOSITA’ PAPALE E ROMANA….
Nel ‘600 il Papa ebbe un’idea per rinfrescare i romani fiaccati dalla calura estiva: decise infatti di allagare piazza Navona.
Infatti, dal 23 giugno 1652 Papa Innocenzo X (Roma, 6 maggio 1574 – Roma, 7 gennaio 1655, 263° Pontefice) iniziò questa tradizione per sovvenire al periodo afoso romano.
Giggi Zanazzo, cronista dell’epoca racconta: “Tutti li sabbiti e le domeniche d’agosto, s’atturava la chiavica de la funtana de mezzo de piazza Navona, e la piazza ch’era fatta a scesa, s’allagava tutta. Che bber divertimento! La mmatina ce s’annava in carozza, o in carettella. Io m’aricordo d’essece ito co’ mmì’ padre a sguazzà’ in de ll’acqua, pe’ ffa’ sciacquà’ le róte infangate de la carozza, quanno aritornamio da le grotte de Testaccio”.
Per oltre due secoli Roma poté godere non soltanto del fiume Tevere, ma anche di un lago: il lago di piazza Navona.
All’epoca la pavimentazione era concava e quindi era facile riempire la piazza di acqua trasformandola in un lago. Ogni sabato e domenica di agosto aveva luogo questa delizia per gli abitanti accaldati. I nobili esibivano le loro carrozze a forma di gondola oppure barche di legno riccamente addobbate. Dai palazzi nobiliari le persone si affacciavano divertite per ammirare lo spettacolo. La gente del popolo si rinfrescava dalla calura facendo il bagno tra scherzi, giochi e burle.
La tradizione piacque e si mantenne per due secoli: tutti i sabati e le domeniche di agosto, piazza Navona si trasformava in un laghetto (per la verità, non più profondo di 80 centimetri circa) in cui i popolani potevano sguazzare e i nobili fare sfoggio di carrozze a forma di gondola o vere e proprie imbarcazioni.
Salvo un’interruzione tra il 1676 e il 1703, durante il quale il “lago” fu chiuso per motivi d’igiene, la tradizione romana si mantenne almeno fino al 1865, l’anno in cui fu scattata questa fotografia. Oggi sarebbe davvero caotico rifarlo!


“Chi se venne la spada, nun è boja” … da dove deriva?
La leggenda della spada di legno e Papa Sisto V (papa dal 1585 al 1590) narra di un tamburino pontificio che, indebitato, impegnò la sua spada sostituendola con un pezzo di legno.
Accadde così che Papa Sisto, che aveva l’abitudine di mescolarsi alla folla in abiti civili o di semplice frate minore, per poter ascoltare indisturbato i commenti che il popolo faceva su di lui e sulla sua politica, durante una di queste spedizioni, mentre sostava in un’osteria ebbe modo di vedere che un tamburino della sua scorta, per saldare il conto all’oste, stava vendendo la propria spada d’ordinanza. Al suo posto, rimise nel fodero una finta impugnatura con una lama di legno.
Il papa ebbe subito l’occasione di mettere alla prova il tamburino, perché il giorno seguente era prevista l’esecuzione di un gendarme pontificio che, abusando del proprio ruolo e della propria divisa, aveva commesso vari delitti e angherie.
Il pontefice ordinò che a occuparsi dell’esecuzione, mediante il taglio della testa, fosse proprio il tamburino con la spada finta… Questi però, che non sapeva che il Papa sapeva… non si perse affatto d’animo, e al momento di eseguire l’ordine gridò: “Dio mio, risparmiami la parte del boia… Fa’ che la mia spada diventi di legno!”.
E quando sguainò l’arma, che effettivamente era di legno, tutti gridarono al miracolo.
Lo stesso Sisto V, di fronte a tanta arguzia e tanta audacia, non poté che ammirare lo scaltro tamburino sorridendo, e finì addirittura per promuoverlo di grado!
Da qui il detto romanesco: “Chi se venne la spada, nun è boja” significa che chiunque rinunci alle armi, e quindi alla violenza, è una persona civile e di buoni sentimenti. QUI PER LA FONTE
