La misoginia clericale

Prendiamo spunto da questo breve articolo – vedi qui – per affrontare alcune brevi considerazioni sulla misoginia nella Chiesa – e non della Chiesa – che da tempo affligge e offusca il vero volto della Immacolata Sposa di Cristo.

Sono cinquant’anni che non facciamo altro che sentirci ripetere che “la Chiesa deve cambiare” dimenticando che siamo “noi” a dover cambiare e non la Sposa di Cristo.

E’ come quando si pretende di cambiare la Scrittura – vedi qui – per adeguarla al proprio tempo, mentre deve essere l’uomo ad accogliere la Parola e cambiare il suo stile di vita che da peccatore deve per forza convertirsi se vuole salvare l’anima.

L’allarme non è semplicemente nostro, ma già il cardinale Biffi a riguardo di coloro che vivono (dentro o fuori nella Chiesa) del “politically correct, scriveva: “Talvolta in qualche settore del mondo cattolico si giunge persino a pensare che debba essere la divina Rivelazione ad adattarsi alla mentalità corrente per riuscire ‘credibile’, e non piuttosto che si debba ‘convertire’ la mentalità corrente alla luce che ci è data dall’alto. Eppure si dovrebbe riflettere sul fatto che ‘conversione’ non ‘adattamento’ è parola evangelica” (1).

La Chiesa nuova o una nuova Chiesa non ha più importanza, ciò che oggi è filtrato fino al vomito è questa smania di “nuovo”, la Sposa di Cristo va cambiata a seconda delle mode, a seconda del mondo, a seconda di come la vogliono gli uomini.

Ora, inutile girarci attorno e voler fare i piacioni che difendono le donne perchè qui il femminismo, le donne prete &-similia  non c’entra nulla, c’entra piuttosto quella misoginia atavica, oseremo dire, che da sempre ha provocato e tentato il potere del clero nella Chiesa, i Papi, i teologi, i predicatori, insomma i preti. Una misogina del potere da esercitarsi sulla e nella Sposa del Cristo, loro Sposa mediante il Sacramento dell’Ordinazione.

Diverso è l’atteggiamento dei religiosi (frati e monaci), hanno altri difetti, come tutti e ognuno di noi, ma il prete, ahimè, questo difetto non solo non lo ha abbandonato con il Vaticano II, al contrario, oseremo dire che è peggiorato.

Naturalmente parliamo in via generale, evitando di fare di tutt’erba un fascio, ma evitando anche di prenderci in giro, perché negare questo problema non aiuta nessuno.

La punta dell’ice-berg di questo difetto lo abbiamo avuto con il famoso “Mea Culpa” voluto da Giovanni Paolo II nel Giubileo del 2000: la Chiesa doveva chiedere “perdono”. La Chiesa? La Sposa di Cristo della quale diciamo nel Credo che è “una e santa”?

Su coloro che sparlano della Chiesa, Biffi afferma: “E’ psicologicamente impossibile continuare ad amare una donna, quando se ne vede e se ne sottolinea solo la bruttezza, la meschinità, la natura malvagia. Un prete che si accanisce a parlar male della Chiesa – non diciamo a parlar male degli ‘uomini di chiesa’, che qualche volta è doveroso – farà molta fatica a restarle fedele”.

e ancora dice: “Abbiamo talvolta l’impressione di essere condizionati e intrigati da una misteriosa accolta di maniaci che impongono a tutti una loro degenerazione mentale. Sono gli stessi che non mancano mai di definire bigotti e bacchettoni quanti non si lasciano convincere dalle loro elevate argomentazioni” (2).

Sui “mea culpa” – spiega sempre il cardinale Biffi –  Giovanni Paolo II si è corretto, ma troppo poco.

“Il 7 luglio 1997 Giovanni Paolo II ebbe l’amabilità di invitarmi a pranzo ed estese l’invito anche al cerimoniere arcivescovile, don Roberto Parisini, che mi accompagnava e rimane perciò come prezioso testimone dell’episodio.

A tavola il Santo Padre a un certo punto mi disse: “Ha visto che abbiamo cambiato la frase della ‘Tertio millennio adveniente’?”.

La bozza, che era stata inviata in anticipo ai cardinali, recava questa espressione: “La Chiesa riconosce come propri i peccati dei suoi figli”; espressione che – avevo fatto presente con rispettosa franchezza – era improponibile. Nel testo definitivo il ragionamento appare mutato così: “La Chiesa riconosce sempre come propri i suoi figli peccatori”.

Il papa in quel momento ci teneva a ricordarmelo, sapendo che mi avrebbe dato piacere.

Ho risposto dicendomi molto grato e manifestando la mia piena soddisfazione sotto il profilo teologico. Mi sono però sentito anche di aggiungere una riserva di indole pastorale: l’iniziativa inedita di chiedere perdono per gli errori e le incoerenze dei secoli passati a mio avviso avrebbe scandalizzato i “piccoli”, i preferiti dal Signore Gesù (cfr. Matteo 11,25): perché il popolo fedele, che non sa fare molte distinzioni teologiche, da quelle autoaccuse vedrebbe insidiata la sua serena adesione al mistero ecclesiale, che (ci dicono tutte le professioni di fede) è essenzialmente un mistero di santità.

Il papa testualmente allora disse: “Sì, questo è vero. Bisognerà pensarci”. Purtroppo non ci ha pensato abbastanza…” (3)

Ritorniamo alla prima citazione del card. Biffi:

E’ psicologicamente impossibile continuare ad amare una donna, quando se ne vede e se ne sottolinea solo la bruttezza, la meschinità, la natura malvagia. Un prete che si accanisce a parlar male della Chiesa – non diciamo a parlar male degli ‘uomini di chiesa’, che qualche volta è doveroso – farà molta fatica a restarle fedele”.

perchè qui sta il cuore delle nostre brevi considerazioni e di questa misoginia che riteniamo abbia infettato molti preti.

Preti che tradiscono la Chiesa ce ne sono molti, ma i peggiori sono quelli che pur tradendo restano nella Chiesa con la pretesa, appunto, di voler cambiare la Chiesa perchè quella “di prima” è per loro una immagine brutta, meschina, matrigna, pure malvagia. E il paradosso sta nel fatto che mentre questa Sposa di Cristo resta a loro fedele mantenendoli, promuovendoli, lasciandoli fare, loro continuano a macerarsi l’anima cercando di modificarla a loro immagine e somiglianza.

Usiamo volentieri un termine vero ed autentico che il Prof. Radaelli ha dato ad un suo recente libro – la cui prestigiosa Prefazione è firmata da mons. Antonio Livi – di cui consigliamo la lettura: La Chiesa ribaltata – vedi qui –  perché ciò che sta avvenendo da cinquant’anni a questa parte è un vero ribaltamento della Sposa di Cristo.

Misoginia sappiamo cosa vuol dire, è una avversione verso la donna da parte degli uomini ed essendo i preti tutti uomini, il termine si addice a questo ribaltamento di una Sposa che proprio non piace più. Il prete misogino è quel prete che non ama affatto la Sposa di Cristo che avrebbe dovuto semplicemente accogliere come le è stata data, ma piuttosto vuole cambiarla, vuole assoggettarla a se, vuole che somigli a se stesso, alle sue idee di Chiesa, alla sua idea moderna di sposa.

Dal prete nel ruolo più basso, al prete investito di pastorale e mitria, non c’è differenza, li accomuna una maniacale perversione di pretendere che la Sposa cambi volto, vestito, magari anche la capigliatura.

Stiamo esagerando? Mica tanto!

Leggete le tante prediche, leggete le tante interviste a molti prelati, da un prete don Ciotti fino ad un prete cardinale Kasper, il male non sta nel peccato degli uomini, ma nell’immagine della Chiesa che da cinquant’anni le si addebita la colpa di non essere ancora cambiata come vorrebbero loro. Per dirla con il cardinale Biffi: “Abbiamo talvolta l’impressione di essere condizionati e intrigati da una misteriosa accolta di maniaci che impongono a tutti una loro degenerazione mentale. Sono gli stessi che non mancano mai di definire bigotti e bacchettoni quanti non si lasciano convincere dalle loro elevate argomentazioni

Sappiamo che le forme di misoginia sono diverse; alcuni misogini hanno “semplicemente” dei pregiudizi contro tutte le donne, ad esempio le rinchiudono alla cura degli affari domestici, al silenzio al momento delle decisioni o ritengono addirittura che sia lecito picchiarle, comandarle a bacchetta, così agiscono certi preti che avversano con pregiudizi la Sposa pura, santa e immacolata, la ribaltano a loro piacimento, spadroneggiando, usandola, la picchiano con le loro teorie moderniste e le danno infine la colpa se le cose non vanno come dovrebbero andare a riguardo della conversione del gregge loro affidato.

Divorziano? e che vuoi, con una Chiesa così severa!! I risposati “vogliono” la comunione? la colpa è della Chiesa che non si decide a cambiare le regole, ribaltiamola, picchiamola!

C’è la crisi della famiglia? colpa è della Chiesa che rigetta le ammucchiate o le famiglie allargate e pure dello stesso sesso.

E ce n’è per tutti, anche per le frange dette dei sedevacantisti-tradizionalisti estremi, il misogino che ritiene che le donne possano essere esclusivamente o “madri” o “prostitute”. Una variante è la dicotomia “immacolata”/”prostituta”, in cui le donne che non corrispondono perfettamente a requisiti di moralità impeccabile, peraltro mai raggiungibili perché puramente ideali, ricadono necessariamente nella seconda categoria. In tal senso queste persone vedono la Chiesa-Sposa del passato immacolata e quella di oggi una prostituta.

Il cardinale Newman diceva che “bisognerebbe consultare i laici nelle materie di fede” tanto ne era convinto dimostrando come fossero stati proprio i laici, assieme alla Santa Sede senza dubbio, a salvare la fede della Chiesa dopo il Concilio di Nicea. E lo stesso Paolo VI, nei Dialoghi con Guitton, sottolineava di come la donna fosse “religiosa” per propria natura, nella quale l’amore è amore incarnato portando così anche l’esempio delle due Terese (Dottori della Chiesa) pensavano, pregavano, digiunavano, agivano nella Chiesa. Certo, la donna non può fare il prete, lei non sacrifica, piuttosto lei accoglie Colui che sacrifica. Così è il cuore stesso della Chiesa, donna-madre e maestra, è lo Sposo che rendendola tale la offre a noi in ogni tempo. L’allora cardinale Ratzinger parlava di “polvere da toglierle” di dosso, ma non certo di cambiarle tutto il vestito.

A ragione di ciò suggeriamo questa intervista pubblicata dal sito papalepapale.com, vedi qui, molto interessante e che ci riporta sul medesimo argomento.

E’ da notare come questo modo di agire nella Chiesa per cambiarle il Volto, nasca proprio dall’epoca dei Lumi, dalla Rivoluzione Francese, dal “superuomo” di  Nietzsche.

In un modo o nell’altro la Chiesa, vera Sposa pura e santa, è Colei che le prende da tutte le parti tanto da farci chiedere: c’è ancora qualche prete, qualche prelato che oggi ami davvero la Sposa in quanto tale, ami la Chiesa per come Nostro Signore ce l’ha data, sgorgata da quel costato squarciato?

Quale la vera ed autentica immagine di Chiesa da amare e da accogliere per ciò che è dalla sua Divina Istituzione?Naturalmente è quella dei Santi, non si scappa.

San Paolo sottolinea tutto il suo percorso di convertito e la “buona battaglia” per conformarsi alla Sposa e non viceversa. Ai Filippesi scrive “No, non ho raggiunto lo scopo che mi ero dato; no, non sono perfetto; ma proseguo la mia corsa, per arrivare a Gesù Cristo, come lui è arrivato a me…”

Pensiamo anche a San Giuseppe, Casto sposo di Maria, fin dal principio degli eventi che lo coinvolsero personalmente, non tentò mai di discutere o di pretendere di cambiare la Sposa, diventandone così il vero Custode. Custodire, tramandare, immagine che i Padri stessi associarono alla figura del Vescovo – già con le parole di San Paolo –  colui che vigila e sorveglia quella porzione o comunità di Chiesa che gli è affidata.

Dei Santi e dei Dottori della Chiesa che non l’hanno usata a loro piacimento, non l’hanno ribaltata, non l’hanno picchiata e violentata, non l’hanno fatta prostituire, nè l’hanno mai trattata da prostituta! Ma l’hanno AMATA dando la vita per Lei, senza pretendere di cambiarla, ma accogliendola, servendola, portandola sempre in trionfo, parlando bene di Lei e facendo bene attenzione a non incolparla di colpe che non aveva.

Basta leggere una Santa Caterina da Siena, per fare un esempio, che di Lettere ne ha scritte tante, dal laico più semplice, al prete, al vescovo, al cardinale fino ai Papi del suo tempo, per tutti ha avuto parole dolci o dure a seconda degli argomenti, ma mai una parola di rigetto alla Chiesa in quanto tale, mai una presunta e superba voglia di cambiamenti della “Dolce Sposa”, per la santa senese erano gli uomini di Chiesa che dovevano cambiare, era il Papa “Babbo mio dolce” che alla fine, infatti, doveva ritornare a Roma, doveva cambiare.

La Chiesa è Madre e Maestra, come ci insegnano i Padri, ma chi la tratta come tale? Non c’è forse oggi la maniacale superbia e presunzione di voler insegnare alla Sposa come vestirsi, come parlare, cosa insegnare, come parlare linguaggi nuovi, liturgie creative e nuove? Non è stato forse detto che sarebbero i nuovi Movimenti a cambiare “finalmente” il volto della Chiesa?

Si dice che si ascolta la Chiesa attraverso il Papa e il Magistero ecclesiale, e questo è vero perchè la Chiesa si esprime attraverso questo magistero, ma questa Sposa meravigliosa parla anche attraverso i Santi, i Dottori, la Tradizione viva della Chiesa che è contenuta nel famoso “Deposito della fede”.

A ragione diceva Benedetto XVI nella famosa Lettera ai Vescovi del 2009:

Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive…”

“Prete clericale non significa niente” dice don Camillo.

“Significa qualcosa invece” risponde Peppone. “Voi per esempio siete un prete, sì, ma non siete un prete clericale”.

Guareschi l’aveva ben capito. Infatti alcuni degli anticlericali più accesi della storia erano sacerdoti, o anche vescovi. (4)

Concludiamo con sant’Alfonso Maria de’ Liguori (Marianella, 27 settembre 1696 – Nocera de’ Pagani, 1 agosto 1787), un vescovo cattolico proclamato santo da papa Gregorio XVI nel 1839 e Dottore della Chiesa (Doctor Zelantissimus) nel 1871 da papa Pio IX. In un’operetta intitolata Considerazioni per coloro che son chiamati allo stato religioso, alla Considerazione VII intitolata “Il danno che apporta a’ religiosi la tepidezza”, fra il mistico e il clericale, scrive:

 “Ma che rimedio vi sarebbe a questo male così grande e così universale? Che voglio dire? Il rimedio ha da venire dal cielo; e perciò dobbiamo noi pregare il Signore, ch’egli rimedii colla sua potenza e pietà; giacché, siccome il buono spirito de’ religiosi si comunica ancora ai secolari, così all’incontro del loro rilassamento anche gli altri ne partecipano”. “Detesto il clericalismo e comprendo che, accanto a un anticlericalismo inaccettabile, ci sia anche un sano anticlericalismo”. Ed eccolo qua: preti chiamati “demoni incarnati”, “animali bruti”, “divoratori delle anime”, “templi del diavolo”, “sterco”, “animali feroci”, “bestie”, “sventurati”.

Sia lodato Gesù Cristo +

Note

1) Cardinale Giacomo Biffi con il libro “Pecore e pastori. Riflessioni sul gregge di Cristo”, pubblicato dalla Cantagalli (256 pagine, 13,80 Euro).

2) come sopra

3) Cardinale Giacomo Biffi “Memorie e digressioni di un italiano cardinale” pag.536

4) Paolo Gambi – Quello che i preti non dicono (più) – Duemila anni di linguaggio anticlericale nelle parole dei santi – da Fede & Cultura