Catechist’s mail: Risposte sul concetto di peccato e papa Francesco

Il “magistero mediatico” di papa Francesco sul morale sessuale.

…ma è davvero ancora peccato mortale fare sesso prima di sposarsi? Non credete di essere ridicoli e antiquati? A me sembra poi che questo Papa abbia le idee più chiare e più moderne delle vostre e che la maggior parte delle sgridate le sta facendo a voi che ancora predicate questo catechismo antico e rigorista, mi sbaglio?

Giovanni M.

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01-prima-serie-risposte-6_54ce10aee8d23Guardi, le lascio alcune risposte davvero stupende di Padre Angelo O.P. da Amici Domenicani, basta andare qui: Perché non dovremmo fare sesso prima del matrimonio? e cliccando qui ho fatto per lei la raccolta di tutti gli interventi sull’argomento.

Dice ragionevolmente Padre Angelo O.P. alla persona che gli ha posto i medesimi quesiti:

“Ti dico subito, ma lo dico sopratutto per i visitatori, che dubito di poterti convincere non perché le motivazioni non ci siano e validissime, ma perché per capire certe cose bisogna avere il cuore libero, sgombro da schiavitù. È un discorso analogo a quello dell’esistenza di Dio. Tu mi dici che non sei credente. Non mi meraviglio. Anzi mi meraviglierei se tu, pensando alla sessualità nel modo che mi descrivi, potessi nello stesso tempo essere credente…”

Ora, Giovanni, io non so se lei è credente battezzato, in alcuni passaggi della e-mail sembra di si, ma se non è praticante è come se non fosse credente. Ad ogni modo il punto è lì descritto da Padre Angelo: “per capire certe cose bisogna avere il cuore libero, sgombro da schiavitù”, e il sesso usato in modo distorto, è una di queste schiavitù. Se non impariamo a controllare le nostre emozioni, allora è possibile fare tutto, ma a quale prezzo? e a che prò?

“Tutto mi è lecito, ma non tutto giova”, dice San Paolo.

Anzi anche sul “peccato mortale” cosa è e cosa non è, qui trova delle sagge risposte. E le offro anche un bellissimo testo di un santo sacerdote, Don Divo Barsotti che le spiega amorevolmente cosa è il peccato, veda qui.

Se lei mi scrive per farmi queste domande devo pensare che due sono le cose: o vuole provocare sterilmente, o davvero sta cercando un aiuto. Se è l’aiuto quello che cerca, legga i link che le ho messo, se è la provocazione che voleva seminare ci rimette lei, non io. Voglio dunque pensare alla sua buona fede, voglio pensare che lei sta davvero cercando un aiuto e provo così a darglielo attraverso questi testi linkati.

Quanto al Papa Francesco sbaglia di grosso. Se vuole le porto il vero Magistero papale che non si dissocia assolutamente da quello dei suoi Predecessori vicini e lontani. Se lei si arresta ai Media che lanciano le loro interpretazioni su ciò che il Papa dice, spezzando le sue frasi, estrapolando frasi certamente ambigue perchè tolte dal contesto, bè, questo è gossip e non catechesi, non è magistero.

Le porto un esempio pratico: nella Bibbia c’è scritto: “lo stolto dice: Dio non esiste….” (Sal.14,1), ora se togliamo dalla frase la prima parte “lo stolto dice” cosa resta? cosa si fa dire alla Bibbia? che “Dio non esiste”… comprende quanto sia dannoso il gioco delle estrapolazioni fatte senza onestà?

E le dirò di più, c’è un aneddoto raccolto da un fatto vero.

Durante il Concilio di Trento i Padri non riuscivano a mettersi d’accordo su alcune questioni inerenti all’uso della Bibbia, c’era chi riteneva giusto aprire la Bibbia a caso e ritenere illuminazione dello Spirito Santo ciò che essa diceva, ma molti altri non erano convinti. Un padre allora, per provare che non si può leggere la Bibbia a caso, dà questa dimostrazione: apre il vangelo a caso e vi legge: ” … e Giuda si impiccò…” poi il padre riaprì a caso il vangelo e vi lesse: “… và, e fa anche tu lo stesso”.

Oggi sembra stia accadendo lo stesso attraverso l’uso strumentalizzato della Parola e del magistero del Vicario di Cristo. Insomma, siamo noi che dobbiamo interpretare correttamente il Papa in spirito di comunione e di unità con tutto il magistero di sempre, anche quando, alcune espressioni del Papa che possono sembrare vanificare certa dottrina (a torto o a ragione), ma che se interpretate con questa condotta, allora riusciremo a far dissolvere i dubbi.

Il Papa invita a confessare i peccati, ricorda sempre che Dio perdona ma se, come lei afferma il peccato non c’è più, cosa dovrebbe perdonarci Dio? Perchè insistere sulla confessione dei peccati? E se lei crede possibili i peccati veniali, leggeri, con quale criterio eliminerebbe quelli mortali?

Ma basta poi prendere Gesù: «Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.» (Matteo 12, 31-32).

Esiste allora un peccato che conduce alla morte dell’anima, ossia alla dannazione eterna, per questo si chiama “mortale” e la Chiesa ha studiato e lavorato molto per comprendere di quale peccato si trattasse.

Sono ben sei i peccati imperdonabili (mortale) che si pongono contro lo Spirito Santo  e nel Catechismo detto San Pio X leggiamo: Quanti sono i peccati contro lo Spirito Santo? I peccati contro lo Spirito Santo sono sei:

1. disperazione della salvezza; 2. presunzione di salvarsi senza merito; 3. impugnare la verità conosciuta; 4. invidia della altrui grazia; 5. ostinazione nei peccati; 6.impenitenza finale. Perché questi peccati si dicono in particolare contro lo Spirito Santo? Questi peccati si dicono in particolare contro lo Spirito Santo, perché si commettono per pura malizia, la quale è contraria alla bontà, che si attribuisce allo Spirito Santo.

Per farle comprendere che anche Papa Francesco è d’accordo, ecco cosa dice il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, quello firmato da San Giovanni Paolo II a seguito delle riforme avvenute con il Vaticano II: ” La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna” (CCC 1864).

Ed ecco cosa dice il Papa sulla catechesi e sul catechista:

“… la catechesi è un pilastro per l’educazione della fede, e ci vogliono buoni catechisti! Grazie di questo servizio alla Chiesa e nella Chiesa. Anche se a volte può essere difficile, si lavora tanto, ci si impegna e non si vedono i risultati voluti, educare nella fede è bello! E’ forse la migliore eredità che noi possiamo dare: la fede! Educare nella fede, perché lei cresca. Aiutare i bambini, i ragazzi, i giovani, gli adulti a conoscere e ad amare sempre di più il Signore è una delle avventure educative più belle, si costruisce la Chiesa! (..) Il catechista è cosciente che ha ricevuto un dono, il dono della fede e lo dà in dono agli altri. E questo è bello. E non se ne prende per sé la percentuale! Tutto quello che riceve lo dà! Questo non è un affare! Non è un affare! E’ puro dono: dono ricevuto e dono trasmesso…” (Papa Francesco – Congresso Internazione sulla Catechesi – 27 settembre 2013)

Come vede il Papa non la pensa come lei!

Certo, il Papa sta cercando di alleggerire l’insegnamento della Chiesa dai pesi inutili, ma il peso inutile non è la dottrina, a volte i pesi inutili sono i modi attraverso i quali si predica questa immutabile dottrina; la burocrazia, gli stessi compromessi, un certo pessimismo, il rigorismo o il lassismo.

Il Papa vuole partire non dalla dottrina che suppone tutti oramai conoscano (e qui personalmente non sono d’accordo, molta gente non conosce affatto la dottrina, ma quello che della dottrina viene spesso erroneamente riportato), ma parlare più di umanità che sbaglia perchè “non sa quello che fa” e quindi aiutare l’uomo a capire – con tanta pazienza – che se sei amato da un Dio che per te, per me, si è fatto uomo per salvarci, non puoi restartene lì a fare l’indifferente, devi reagire, devi scegliere da che parte stare: o con Dio o contro Dio, non c’è la via di mezzo, il Papa li chiama i “cristiani tiepidi”, quelli che fanno male alla Chiesa e all’uomo stesso perchè non sono di aiuto. E così via.

«La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato!”. E i ministri della Chiesa devono innanzitutto essere ministri di misericordia. Il confessore, ad esempio, corre sempre il pericolo di essere o troppo rigorista o troppo lasso. Nessuno dei due è misericordioso, perché nessuno dei due si fa veramente carico della persona. Il rigorista se ne lava le mani perché lo rimette al comandamento. Il lasso se ne lava le mani dicendo semplicemente “questo non è peccato” o cose simili. Le persone vanno accompagnate, le ferite vanno curate». (Papa Francesco Intervista a Civiltà Cattolica – 19 agosto 2013)

Il Papa non sta cancellando i precetti o i comandamenti, non sta depenalizzando il peccato mortale o veniale, ma dice ben altro, dice di “accompagnare il peccatore” e non di lasciarlo solo a gestirsi un comandamento (il confessore  rigorista), così come è sbagliato sminuire un peccato (il confessore lassista).

Non c’è possibilità di uscire da soli dal nostro peccato. Non c’è possibilità. Il cristianesimo non è una dottrina filosofica, non è un programma di vita per sopravvivere, per essere educati, per fare la pace. Queste sono conseguenze. Il cristianesimo è una Persona, una persona innalzata sulla Croce, una persona che annientò se stessa per salvarci; si è fatta peccato. Dio, fatto uomo e fatto peccato per noi. E tutti i nostri peccati erano lì. Non si capisce il cristianesimo senza capire questa umiliazione profonda del Figlio di Dio, che umiliò se stesso facendosi servo fino alla morte e morte di Croce, per servire (…)  Non è un ornamento, che noi dobbiamo mettere sempre nelle chiese, sull’altare, lì. Non è un (semplice) simbolo che ci distingue dagli altri. La Croce è il mistero, il mistero dell’amore di Dio, che umilia se stesso, si fa ‘niente’, si fa peccato. Dove è il tuo peccato? ‘Ma non so, ne ho tanti qui’. No, il tuo peccato è lì, nella Croce. Vai a cercarlo lì, nelle piaghe del Signore, e il tuo peccato sarà guarito, le tue piaghe saranno guarite, il tuo peccato sarà perdonato. Il perdono che ci dà Dio non è cancellare un conto che noi abbiamo con Lui: il perdono che ci dà Dio sono le piaghe del suo Figlio sulla Croce, innalzato sulla Croce. Che Lui ci attiri verso di Lui e che noi ci lasciamo guarire”. (Papa Francesco Omelia del mattino 8 aprile 2014)

E’ proprio il modo di parlare semplice di questo Papa che può senza dubbio essere strumentalizzato, ma se uno è onesto intellettualmente e si va a leggere i testi integralmente, uno dietro l’altro, lasciando da parte i Media e i libri che lo descrivono come un “innovatore della dottrina”, allora capisce bene dove il Papa vuole arrivare, ed è sempre lì, nel cuore del vangelo, nel cuore del catechismo, nelle anime da salvare, nella ed alla conversione del cuore. E qui ritorniamo alle parole di Padre Angelo O.P. riportate all’inizio.

Ciò che per i Vangeli, la Bibbia, era peccato ieri è peccato anche oggi e domani, non è che viene un nuovo Papa e si mette a cambiare la Bibbia, il Catechismo, la dottrina o l’etica e la morale!

Giovanni Paolo II non ha cambiato il Catechismo, ad esempio, ma è stato approfondito, quello detto San Pio X redatto appunto all’inizio del ‘900 non era più sufficiente, ma non è stato cambiato è stato solo approfondito maggiormente.

“Gesù Bambino. Il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita…” (Papa Francesco  Messaggio Urbi et Orbi Natale 2014)

La Chiesa che è depositaria e custode della Verità, della stessa Scrittura e Tradizione (cfr 1Tim. 3,15)

La castità e la continenza non sono robetta per vecchi decrepiti o una battuta per preti infedeli, riguarda tutti e per tutti non c’è nulla da ridere: ” Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolàtri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio…” (Ef.5, 3 – 31)

Nella famosa Lettera a Diogneto c’è la descrizione di come si potevano distinguere i Cristiani, al cap.V vv 6 e 7 leggiamo:

Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto…”

Il santo Padre Francesco ha quindi rammentato che sono tre “i nemici della vita cristiana”: “il demonio, il mondo e la carne”, ovvero le nostre passioni, “che sono le ferite del peccato originale”. Certo, ha osservato, “la salvezza che ci dà Gesù è gratuita”, ma siamo chiamati a difenderla:

Da che devo difendermi? Cosa devo fare? ‘Indossare l’armatura di Dio’, ci dice Paolo, cioè quello che è di Dio ci difende, per resistere alle insidie del diavolo. E’ chiaro? Chiaro.

Non si può pensare ad una vita spirituale, ad una vita cristiana, diciamo ad una vita cristiana, senza resistere alle tentazioni, senza lottare contro il diavolo, senza indossare questa armatura di Dio, che ci dà forza e ci difende”. (Papa Francesco – Omelia a Santa Marta del 30.10.2014)

Per concludere il punto centrale è questo: “Abbiamo paura della conversione, perché convertirsi significa lasciare che il Signore ci conduca” (Papa Francesco – Omelia del mattino 20.11.2014), questo e non altro è il punto, Giovanni, ci rifletta seriamente perchè prove che dicono che il Papa non la pensa come lei, gliele ho portate tante. Dobbiamo imparare a chiedere perdono per i nostri peccati ed imparare a fidarci di Gesù, ma non con una fede del “fai da te”. Tornare come bambini quando, non ancora raggiunta l’età della malizia, sono sempre in conflitto con i genitori, con la madre perchè continua a dirgli ciò che può fare e ciò che non può fare, e dopo il pianto, dopo la marachella, c’è sempre quel ritorno fra le braccia della mamma, c’è il pentimento, c’è il perdono, c’è la festa della riconciliazione, si legga la parabola del Figlio prodigo in Lc.15,11-32. La lascio ora a pasturare seriamente questo materiale semplice ed onesto. Le assicuro il supporto della preghiera del Rosario, anzi, le suggerisco di pregare molto se vorrà davvero trarre profitto da questi consigli.

+Sia lodato Gesù Cristo.


… sono una ragazza di 22 anni che si è recentemente fidanzata. Io e il mio fidanzato desideriamo avere molti figli, così parlando dell’argomento, abbiamo parlato anche dei famosi metodi naturali. Ci siamo chiesti, in particolare, visto che nelle cose conta moltissimo l’intenzione, perché la Chiesa cattolica accetta i metodi naturali ma non la contraccezione, dato che per entrambi i metodi il fine è comunque evitare il concepimento. Ti ringrazio per la tua attenzione.

Sara Z.

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01-prima-serie-risposte-6a_54ce12bb5c275Carissima Sara,

mi sento in dovere di inviarti subito alle chiarissime risposte offerte da Padre Angelo O.P. nel sito “Amici Domenicani: leggi qui e qui. Risposte, ai quesiti che voi date, con modi davvero paterni, comprensibili e magisteriali.

Aggiungo solo che San Giovanni Paolo II, nel luglio del 1994, condannò proprio l’equivoco per cui molti pensano che la Chiesa difenda “la fecondità ad oltranza, spingendo i coniugi a procreare senza alcun discernimento e alcuna progettualità”. I figli sono un dono di Dio non un calcolo umano per questo il metodo naturale – lo dice il termine stesso “naturale” – non è una contraccezione, aiuta a gestire una fecondità responsabile, non pone ostacoli alla vita perchè quello è semplicemente il momento non fecondo per la donna, lo è in modo del tutto naturale. Se poi altri si sentono in grado di mettere al mondo più figli, ben venga, sarà grazia e dono. Il metodo naturale permette semplicemente una gestione, alle singole situazioni, altrettanto naturale.

Fraterni saluti.

Sia lodato Gesù Cristo.