Supplica e novena alla Madonna del Rosario di Pompei

Il Beato Bartolo Longo nasce il 10 febbraio 1841 a Latiano in provincia di Brindisi.

È un bambino vivace, ma di acuta intelligenza. All’età di 5 anni giunge nel collegio dei Padri Scolopi di Francavilla Fontana (Br), dove trascorre alcuni anni fino a quando, nel 1858, lascia il collegio dopo aver conseguito il titolo di studio che lo abilita all’insegnamento di “rudimenti grammatica”. Successivamente, intraprende gli studi di Giurisprudenza che lo portano, nel 1863, nella città di Napoli in qualità di avvocato.

01blongo1_542d2df11a63fCome accadde a diversi Santi, anche Bartolo attraversa la sua “notte dell’anima”, dapprima abbandona la fede cattolica ma senza interrompere quella ricerca interiore che lo porterà, però, verso l’occultismo e lo spiritismo. Toccato il suo fondo si riconverte alla religione e alla autentica carità cristiana grazie al professor Vincenzo Pepe ed al domenicano padre Alberto Radente che saprà trasmettergli un amore delicato e fedele alla Santissima Vergine attraverso il Rosario.

Grazie alla nobildonna Caterina Volpicelli, beatificata il 29 aprile 2001, conosce la Contessa Marianna Farnararo De Fusco, rimasta vedova in giovane età, con cinque figli piccoli. L’incontro con la contessa è per lui un segno del destino visto che, proprio per amministrare le proprietà della De Fusco, giunge, nel 1872, nella Valle di Pompei. Ed è proprio in queste campagne che il Beato Bartolo trova risposta al suo continuo tormento e pace alle sue inquietudini interiori.

Da tempo egli si domanda come avrebbe fatto a salvarsi, a causa delle esperienze poco edificanti della vita passata, cercava un modo per espiare, senza inutili sensi di colpa, ma con la consapevolezza che – giunto a questo punto – questo traguardo in realtà era un punto di partenza che gli avrebbe permesso di fare davvero quello che il Signore voleva da lui. Attendeva solo di capire cosa dovesse fare.

E così, proprio in quel luogo della antica Pompei “dove erano adorati gli idoli e i demoni”, giunge una risposta interiore che per lui sarà il motto ispiratore della sua intera esistenza: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo!”.

Da quel momento in poi la sua vocazione diventa unicamente quella di propagare il culto alla Vergine del Rosario. E per far questo, egli inizia proprio dai “poveri ed abbandonati contadini” che dimorano quelle terre.

Oltre a catechizzare i contadini, decide, su consiglio del Vescovo di Nola, di erigere una nuova chiesa, dedicata alla Madonna del Rosario. All’interno della Chiesa pone, come immagine sacra da venerare, un prodigioso ritratto della Vergine del Rosario, che, il 13 novembre del 1875, arriva a Pompei trasportato su di un carretto di letame. Inizia così a diffondersi, in modo del tutto soprannaturale, inarrestabilmente questa devozione di tutti i fedeli che da tutte le parti del mondo inviano, provvidenzialmente, offerte per la costruzione della nuova Chiesa, la cui prima pietra viene posta l’8 maggio 1876, giorno solenne che nel tempo verrà celebrato come giornata della Supplica (il bellissimo omaggio da egli composto) in onore della Vergine del Rosario.

Nel 1877 il Longo scrive e divulga la pia pratica dei Quindici Sabati. Ma l’opera più bella che gli dobbiamo attribuire è sicuramente la Novena alla Madonna del Rosario. Si tratta di una mistica preghiera che procura una miracolosa guarigione allo stesso Bartolo Longo. L’affetto dei fedeli e il fortissimo legame con la Madonna del Rosario portano alla immediata stampa di ben novecento edizioni, in ventidue lingue, della Novena.

La devozione cresce in maniera esponenziale, basti pensare che il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei, recitano, per la prima volta, la Supplica alla Vergine del Rosario, sgorgata dal cuore di Bartolo Longo, in risposta all’Enciclica Supremi apostolatus officio (1) con la quale Leone XIII, di fronte ai mali della società, additava come rimedio la recita del Rosario.

L’incredibile opera del Beato Bartolo Longo non si “limita”soltanto alla costruzione di quella che diventerà da lì a breve la splendida basilica di Pompei, ma egli si dedica alla costruzione di un altro tempio, altrettanto importante: “la città dell’amore e della carità”. In risposta alle continue richieste avanzate all’avvocato Longo da parte dei carcerati per esortarlo a prendersi cura dei propri figli, egli matura quella che ancora oggi è considerata la sua intuizione più originale: credere nella possibilità del recupero e del riscatto sociale dei figli dei carcerati.

Mosso da tale divina intuizione, nel 1892, dà vita alla costruzione dell’Ospizio per i figli dei carcerati. In seguito, accoglie anche le figlie dei carcerati che affida alla cura delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”, da lui fondate nel 1897.

Nel 1893 Bartolo Longo offre al Papa Leone XIII la proprietà del Santuario e di tutte le opere pompeiane, qualche anno più tardi rinunziò anche all’amministrazione che il Papa gli aveva rimasta passando, così, all’Amministrazione apostolica mediante il Vescovo incaricato direttamente dal Pontefice.

Mentre nel mondo ormai è ben avviata la sua opera di pedagogia sociale in favore soprattutto dei meno fortunati, il 5 ottobre del 1926 il Beato Bartolo Longo muore, a ottantacinque anni, lasciando in eredità un insegnamento pieno di amore e di carità, un modo nuovo di accogliere gli orfani ed i fanciulli abbandonati, restituendo loro la piena dignità umana ed un futuro degno di essere vissuto. Qualche anno dopo, il 26 ottobre 1980, l’Opera di Bartolo Longo riceve il suo solenne riconoscimento con la Beatificazione da parte di Giovanni Paolo II.

È da sottolineare come da Leone XIII tutti i Pontefici da allora hanno sempre avuto un amore filiale e speciale per questo Santuario con la Devozione alla Supplica da loro molto raccomandata. Sia Giovanni Paolo II quanto Benedetto XVI, si sono recati al Santuario sia per il Rosario, sia per recitare la Supplica.

L’allora Papa Benedetto XVI, in Piazza San Pietro, invitava i fedeli con queste parole: «Cari fratelli e sorelle, ci rivolgiamo ora in preghiera a Maria Santissima, che oggi veneriamo quale Regina del Santo Rosario. In questo momento, nel Santuario di Pompei, viene elevata la tradizionale «Supplica», a cui si uniscono innumerevoli persone nel mondo intero. Mentre anche noi ci associamo spiritualmente a tale corale invocazione, vorrei proporre a tutti di valorizzare la preghiera del Rosario nel prossimo Anno della fede». (2).

Oggi anche Papa Francesco, l’8 maggio 2013, durante l’udienza del mercoledì, ha voluto ricordare la solennità pompeiana dicendo ai fedeli raccolti in piazza san Pietro: «Oggi, 8 maggio, si eleva l’intensa preghiera della “Supplica alla Madonna del Rosario” di Pompei, composta dal Beato Bartolo Longo. Ci uniamo spiritualmente a questo popolare atto di fede e di devozione, affinché per intercessione di Maria, il Signore conceda misericordia e pace alla Chiesa e al mondo intero».

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Note

1) Leone XIII enciclica Supremi Apostolatus officio, sull’efficacia del Rosario, del 1 settembre 1883
2) Benedetto XVI Angelus 7 ottobre 2012


SUPPLICA ALLA REGINA DEL SS. ROSARIO DI POMPEI (1)

01blongo2_542d2f1182001da recitarsi l’8 Maggio e la prima Domenica di Ottobre

I. O augusta Regina delle Vittorie, o Vergine sovrana del paradiso, * al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, * o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, * noi tutti avventurati figli vostri, * che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un tempio in Pompei, * qui prostrati ai vostri piedi, * in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni, * effondiamo con lagrime gli affetti del nostro cuore, * e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie. Deh ! da questo trono di clemenza ove sedete Regina, * volgete, o Maria, lo sguardo pietoso verso di noi, * su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa ; * e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo * dei travagli, che ne amareggiano la vita. * Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ne circondano, * quante calamità ed afflizioni ne costringono ! * O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato, * e vincete con la clemenza il cuore dei peccatori ; * sono pur nostri fratelli e figli vostri, * che costano sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. * Oggi mostratevi a tutti qual siete, Regina di pace e di perdono.

Ave Maria…..

II. E’ vero, è vero, che noi pei primi, benché vostri figliuoli, * coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, * e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulle vette del Golgota * raccoglieste le ultime stille di quel Sangue divino * e l’ultimo testamento del Redentore moribondo.
* E quel testamento di un Dio, suggellato col Sangue di un Uomo-Dio, * vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. * Voi dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza: e noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli gridando : misericordia !
Pietà vi prenda, o Madre buona, * pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, * dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, * e di tanti che si dicono Cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. * Pietà, deh ! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, * per tutta l’Europa, per tutto il mondo, * che ritorni pentito al Cuore vostro. * Misericordia per tutti, o Madre di misericordia.

Ave Maria…..

III. Che vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che vi costa il salvarci? * Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti ì tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? * Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, * redimita di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. * Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, * e a Voi la terra e le creature tutte, che in essa abitano, sono soggette. * Il vostro dominio si stende sino all’inferno * e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria. * Voi siete l’onnipotente per grazia, * Voi dunque potete salvarci. * Che se dite di non volerci aiutare * perché figli ingrati e immeritevoli della vostra protezione, * diteci almeno a chi mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
* Ah! no, il vostro cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. * Il Bambino che vediamo sulle vostre ginocchia * e la mistica Corona che miriamo nella vostra mano, * c’ispirano fiducia che saremo esauditi. * E noi confidiamo pienamente in Voi, * ci gettiamo ai vostri piedi e ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, * ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

Ave Maria…….

Chiediamo la benedizione a Maria.

Un’ultima grazia ora vi chiediamo, o Regina, * che non potete negarci in questo giorno solennissimo, * Concedete a tutti noi l’amore vostro costante * e in modo speciale la materna benedizione. * No, non ci leveremo oggi dai vostri piedi, * non ci staccheremo dalle vostre ginocchia finché non ci avrete benedetti. * Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. * Ai prischi (2) allori della vostra corona, * agli antichi trionfi del vostro Rosario, * onde siete chiamata Regina delle Vittorie, * deh ! aggiungete ancor questo, o Madre : * concedete il trionfo alla religione e la pace all’umana società. * Benedite il nostro Vescovo, * i sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del vostro santuario. * Benedite infine tutti gli associati al vostro novello tempio di Pompei * e quanti coltivano e promuovono la devozione al vostro santissimo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, * catena dolce che ci rannodi a Dio, * vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, * torre di salvezza negli assalti d’inferno, * porto sicuro nel comune naufragio, * noi non ti lasceremo mai più. * Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, * a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, o Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico rifugio dei peccatori, * o sovrana consolatrice dei mesti. * Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.

Salve, Regina……..


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Note nella Supplica

1 – Così si legge nelle cronache dell’epoca: “A mezzogiorno preciso le campane riempirono l’aria di squilli festosi: era, per Pompei e per il mondo, il momento fatidico: l’ora della Supplica. Anche il Papa – il Vicario di Gesù Nostro Signore – in quel medesimo istante stava genuflesso nella sua Cappella privata a recitare la Supplica alla Madonna di Pompei! Tutto il mondo cattolico, dunque, in quel momento poteva considerarsi presente dinanzi al “Trono di clemenza ove Maria siede Regina”.
Visione davvero meravigliosa! Dono della Madonna e del Sommo Pontefice Leone XIII che si fece promotore e protettore del Santuario fondato dal Beato Bartolo Longo.
La versione qui presente è quella originale, purtroppo dopo il Concilio hanno “riformato” anche queste parole perchè si temeva che il popolo non le comprendesse! Parole troppo “dure” è stato detto da qualche pastore, come se Nostro Signore morendo sulla Croce non avesse sopportato tutta la durezza dei nostri peccati…
Noi vi riportiamo la versione originale, a voi il compito di offrirla ad altri, divulgarla, così come la Madonna la fece intuire al beato Bartolo Longo.

2 – dall’aggettivo latino priscus, che significa “antico”, “ancestrale”, “primitivo”.


Breve storia della Novena d’Impetrazione alla Vergine del Rosario di Pompei (*)

Tra i numerosi testi e preghiere composti dal Beato Bartolo Longo, vi è la “Novena d’Impetrazione”, scritta nel luglio del 1879. Colpito da febbre tifoidea, Bartolo Longo la scrisse per impetrare le grazie nei casi più disperati. Ogni giorno si recava davanti al quadro della Vergine del Rosario per trarre l’ispirazione ed effettuare le correzioni. Ma un giorno, in preda ad un vistoso peggioramento della malattia, pensò che non esistesse altro rimedio che prendere il quadro della Vergine dalla Cappella e porlo nella sua stanza da letto. Rivolgendosi a Santa Caterina da Siena, affinché intercedesse per lui presso la Madonna, guarì improvvisamente. Da allora, la Madre Celeste ha concesso grazie a chiunque la pregasse con la Novena scritta dal suo più profondo devoto.

Molte altre guarigioni miracolose si sono verificate grazie alla recita di questa Novena, non solo in Italia, ma anche in tutta Europa, in America, in Africa, in India e in Cina. Molte di questi casi sono stati riportati, autenticati dalla firma di testimoni e da certificati medici, ed approvati da Vescovi con regolari Processi Canonici, nella rivista “Il Rosario e la Nuova Pompei” (1).
Nel 1894, ad Arpino (FR), Santa Caterina da Siena, rappresentata ai piedi della Vergine nell’Icona pompeiana, apparve ad una giovane moribonda e la invitò a recitare la Novena, pregandola assieme a lei. Al termine della preghiera la giovane fu perfettamente guarita. La Novena, approvata da Papa Leone XIII, il 29 novembre 1887, è stata tradotta e stampata in varie lingue ed in innumerevoli edizioni.

La Novena può essere detta in qualunque momento dell’anno, gradita assai se la si dice a ridosso della Supplica per maggio (si comincia dal 29 aprile – Festa di Santa Caterina da Siena e si termina il 7 maggio con i Vespri in modo che per l’8 maggio si concluda la Novena con la Supplica), e per ottobre tenendo a mente che, dicendosi la Supplica non in un giorno fisso ma alla prima domenica di ottobre, si faccia annualmente il conto di quando iniziare la Novena; quest’anno 2017 per esempio, la Novena in ottobre si inizia il 22 settembre essendo, il 1° ottobre, la prima domenica del mese. Volendo, per questo 2017, Centenario di Fatima, si potrebbe iniziare la Novena il giorno 28 settembre perché si concluderebbe proprio con la provvidenziale coincidenza che il 1° sabato del mese cade il 7 ottobre, Festa della Madonna del Rosario e a conclusione della Novena stessa. Come possiamo vedere, abbiamo diverse opportunità per portare a compimento questo grande desiderio di Maria Santissima.

(*) sito ufficiale di Il Rosario e la Nuova Pompei

Novena d’Impetrazione alla Vergine del Rosario di Pompei

Quanto segue deve essere ripetuto integralmente per nove giorni, se possibile si faccia seguire la recita del Rosario; si ottemperi a regolare la propria vita in conformità ai Comandamenti, alle opere di misericordia, al pentimento e confessione dei propri peccati in modo da poter essere presenti alla Messa in condizione da poter ricevere la Santa Comunione a conclusione della Novena e recitando in stato di grazia, così, anche la Supplica.

Si ponga la prodigiosa immagine in luogo distinto e, potendolo, si accendano due candele, simbolo della fede che arde nel cuore del credente. Quindi si prenda fra le mani la corona del Rosario.

Prima di cominciare la Novena, pregare Santa Caterina da Siena che si degni di recitarla insieme a noi.
“O Santa Caterina da Siena, mia Protettrice e Maestra, tu che assisti dal cielo i tuoi devoti allorché recitano il Rosario di Maria, assistimi in questo momento e degnati di recitare insieme con me la Novena alla Regina del Rosario che ha posto il trono delle sue grazie nella Valle di Pompei, affinché per tua intercessione io ottenga la desiderata grazia”. Amen.

V. O Dio, vieni a salvarmi (ci si segni con il segno della croce + )
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

I. – O Vergine Immacolata e Regina del Santo Rosario, tu, in questi tempi di morta fede e di empietà trionfante, hai voluto piantare il tuo seggio di Regina e di Madre sull’antica terra di Pompei, soggiorno di morti pagani. Da quel luogo dov’erano adorati gl’idoli e i demoni, Tu oggi, come Madre della divina grazia, spargi dappertutto i tesori delle celesti misericordie. Deh! da quel trono ove regni pietosa, rivolgi, o Maria, anche sopra di me gli occhi tuoi benigni, ed abbi pietà di me che ho tanto bisogno del tuo soccorso. Mòstrati anche a me, come a tanti altri ti sei mostrata, vera Madre di misericordia: mentre io con tutto il cuore ti saluto e t’invoco mia Sovrana e Regina del Santo Rosario.

– Salve, Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci, dopo quest’esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

II. – Prostrata ai piedi del tuo trono, o grande e gloriosa Signora, l’anima mia ti venera tra gemiti ed affanni onde è oppressa oltre misura. In queste angustie ed agitazioni in cui mi trovo, io alzo confidente gli occhi a te, che ti sei degnata di eleggere per tua dimora le campagne di poveri ed abbandonati contadini. E là, di fronte alla città ed all’anfiteatro ove regna silenzio e rovina, Tu, come Regina delle Vittorie, levasti la tua voce potente per chiamare da ogni parte d’Italia e del mondo cattolico i devoti tuoi figli ad erigerti un Tempio. Deh! ti muovi alfine a pietà di quest’anima mia che giace avvilita nel fango. Pietà di me, o Signora, pietà di me che sono oltremodo ripieno di miserie e di umiliazioni. Tu, che sei lo sterminio dei demoni, difendimi da questi nemici che mi assediano. Tu, che sei l’Aiuto dei cristiani, traimi da queste tribolazioni in cui verso miserevolmente. Tu, che sei la Vita nostra, trionfa sulla morte che minaccia l’anima mia in questi pericoli cui trovasi esposta; ridonami la pace, la tranquillità, l’amore, la salute. Amen.

Salve, Regina…

III. – Il sentire che tanti sono stati da te beneficati, solo perché sono ricorsi a te con fede, m’infonde novella lena e coraggio d’invocarti in mio soccorso. Tu già promettesti a S. Domenico che chi vuol grazie, col tuo Rosario le ottiene; ed io, col tuo Rosario in mano, oso ricordarti, o Madre, le tue sante promesse. Anzi tu stessa ai dì nostri operi continui prodigi per chiamare i tuoi figli a onorarti nel Tempio di Pompei. Tu dunque vuoi tergere le nostre lacrime, vuoi lenire i nostri affanni! Ed io col cuore sulle labbra, con viva fede ti chiamo e t’invoco: Madre mia!… Madre cara!… Madre bella!… Madre dolcissima, aiutami! Madre e Regina del Santo Rosario di Pompei, non più tardare a stendermi la mano tua potente per salvarmi: ché il ritardo, come vedi, mi porterebbe alla rovina.

Salve, Regina…

IV. – E a chi altri mai potrei ricorrere, se non a te che sei il Sollievo dei miserabili, il Conforto degli abbandonati, la Consolazione degli afflitti? Io te lo confesso, l’anima mia è miserabile: gravata da enormi colpe, merita di ardere nell’inferno, indegna di ricevere grazie! Ma non sei tu la Speranza di chi dispera, la Madre di Gesù, unico mediatore tra l’uomo e Dio, la potente nostra Avvocata presso il trono dell’Altissimo, il Rifugio dei peccatori? Deh! solo che tu dica una parola in mio favore al tuo Figlio, ed Egli ti esaudirà. Chiedigli, dunque, o Madre, questa grazia di cui tanto io ho bisogno. (Si domandi la grazia che si vuole). Tu sola puoi ottenermela: Tu che sei l’unica speranza mia, la mia consolazione, la mia dolcezza, tutta la vita mia. Così spero. Amen.
Salve, Regina…

V. – O Vergine e Regina del santo Rosario, Tu che sei la Figlia del Padre Celeste, la Madre del Figlio divino, la Sposa dello Spirito Santo; Tu che tutto puoi presso la Santissima Trinità, devi impetrarmi questa grazia tanto a me necessaria, purché non sia di ostacolo alla mia salvezza eterna. (Si ripeta la grazia che si desidera). Te la domando per la tua Immacolata Concezione, per la tua divina Maternità, per i tuoi gaudi, per i tuoi dolori, per i tuoi trionfi. Te la domando per il cuore del tuo amoroso Gesù, per quei nove mesi che lo portasti nel seno, per gli stenti della sua vita, per l’acerba sua passione, per la sua morte in croce, per il Nome suo santissimo, per il suo preziosissimo Sangue. Te la domando infine per il Cuore tuo dolcissimo, nel Nome tuo glorioso, o Maria, che sei Stella del mare, Signora potente, Mare di dolore, Porta del paradiso e Madre di ogni grazia. In te confido, da te tutto spero, tu mi devi salvare. Amen.

Salve, Regina…

V. Regina del Santo Rosario, prega per noi.
R. Affinché diventiamo degni delle promesse di Cristo.

Orazione – O Dio, il tuo unico Figlio, ci ha acquistato con la sua vita, morte e risurrezione, i beni della salvezza eterna: concedi a noi che, venerando questi misteri nel Santo Rosario della Vergine Maria, imitiamo ciò che contengono e otteniamo ciò che promettono. Per Cristo Nostro Signore.
Amen.

PREGHIERA
a S. Domenico e a S. Caterina da Siena per ottenere le grazie dalla S. Vergine di Pompei

O santo sacerdote di Dio e glorioso Patriarca San Domenico, che fosti l’amico, il figlio prediletto e il confidente della celeste Regina, e tanti prodigi operasti per virtù del S. Rosario; e tu, Santa Caterina da Siena, figliuola primaria di quest’Ordine del Rosario e potente mediatrice presso il trono di Maria e presso il Cuore di Gesù, da cui avesti scambiato il cuore: voi, Santi miei cari, guardate le mie necessità e abbiate pietà dello stato in cui mi trovo. Voi aveste in terra il cuore aperto ad ogni altrui miseria e la mano potente a sovvenirla: ora in Cielo non è venuta meno né la vostra carità, né la vostra potenza. Pregate per me la Madre del Rosario ed il Figlio Divino, giacché ho gran fiducia che per mezzo vostro potrò conseguire la grazia che tanto desidero. Amen.

Gloria al Padre… (tre volte).

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Novena di Ringraziamento alla Vergine del Rosario di Pompei

“Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?»
(Lc.17, 11-18)

Quante volte cerchiamo mille modi per ottenere grazie e favori sovrannaturali e quante altre altrettante volte ci dimentichiamo di ringraziare?
Sembra che tutto ci sia dovuto. Anche dopo aver ricevuto la Comunione ci si dimentica di ringraziare, di restare in ginocchio e magari in silente adorazione, preferendo così di scappare appena finita la Messa o di assumere atteggiamenti che non testimoniano affatto le grazie ricevute nella Messa, nella preghiera.

Incalcolabili sono state in oltre cento anni le grazie concesse dalla Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei a tutti quelli che si sono rivolti a Lei pregandola con la “Novena d’Impetrazione”.
Tra questi anche la figlia del Commendatore Agrelli di Napoli, alla quale la Madonna apparve personalmente nel 1884, dicendole: «Ogni volta che vuoi grazie da me, fammi tre Novene con la recita delle quindici poste del Rosario ed altre tre Novene per ringraziamento». La giovane Fortunatina Agrelli eseguì alla lettera le indicazioni della Vergine e guarì prodigiosamente. Nel 1889, Bartolo Longo compose, poi, la “Novena di Ringraziamento”, della quale sono state stampate numerosissime edizioni, in italiano ed in varie lingue straniere.

Novena di Ringraziamento alla Vergine del Rosario di Pompei

Si ponga la prodigiosa immagine in luogo distinto e, potendolo, si accendano due candele, simbolo della fede che arde nel cuore del credente. Quindi si prenda fra le mani la corona del Rosario.

V. O Dio, vieni a salvarmi (ci si segni col segno della croce + )
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

I. – Eccomi ai tuoi ginocchi, o Madre Immacolata di Gesù, che godi di essere invocata Regina del Rosario nella Valle di Pompei. Con la letizia nel cuore, con l’animo compreso dalla più viva gratitudine io ritorno a te, mia generosa Benefattrice, mia dolce Signora, Sovrana del mio cuore, a te, che ti sei mostrata veramente la Madre mia, la Madre che assai mi ama. Nei miei gemiti Tu mi hai ascoltato, nelle mie afflizioni mi hai consolato, nelle mie angustie mi hai ridonato la pace. Dolori e pene di morte assediarono il mio cuore, e Tu, o Madre, dal tuo trono di Pompei, con uno sguardo pietoso mi hai rasserenato. Chi mai si volse a te con fiducia e non venne esaudito? Se tutto il mondo conoscesse quanto sei buona, quanto compassionevole con chi soffre, tutte le creature farebbero a te ricorso. Sii Tu sempre benedetta, o Vergine Sovrana di Pompei, da me e da tutti, dagli uomini e dagli Angeli, dalla terra e dal Cielo. Amen.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Salve, Regina, Madre di misericordia……

II. – Grazie io rendo a Dio e grazie a te, Madre divina, dei nuovi benefici che per la pietà e misericordia tua mi sono stati elargiti. Che sarebbe stato di me, se Tu avessi respinto i miei sospiri, le lacrime mie? Per me ti ringrazino gli Angeli del paradiso e i cori degli Apostoli, dei Martiri, delle Vergini, dei Confessori. Per me ti ringrazino tante anime di peccatori da te salvate, che ora godono in cielo la visione della tua immortale bellezza. Vorrei che insieme con me tutte le creature ti amassero, e che il mondo tutto ripetesse l’eco dei miei ringraziamenti. Che potrò io rendere a te, o Regina, ricca di pietà e di magnificenza? La vita che mi resta io consacro a te, ed a propagare ovunque il tuo culto, o Vergine del Rosario di Pompei, alla cui invocazione la grazia del Signore mi ha visitato. Promuoverò la devozione del tuo Rosario; narrerò a tutti la misericordia che m’impetrasti; predicherò sempre quanto fosti buona con me, affinché anche gl’indegni come me, e i peccatori a te si rivolgano con fiducia.

Gloria al Padre… e Salve, Regina…

III. – Con quali nomi ti chiamerò io, o candida colomba di pace? Con quali titoli invocherò te, che i santi Dottori chiamarono Signora del creato, Porta della vita, Tempio di Dio, Reggia di luce, Gloria dei cieli, Santa tra i Santi, Miracolo dei miracoli, Paradiso dell’Altissimo? Tu sei la Tesoriera delle grazie, la Onnipotenza supplichevole, anzi la stessa Misericordia di Dio che discende sugli infelici. Ma so pure che è dolce al tuo cuore l’essere invocata Regina del Rosario nella Valle di Pompei. E così chiamandoti, sento la dolcezza del tuo mistico Nome, o Rosa del Paradiso, trapiantata nella Valle del pianto per addolcire gli affanni di noi esuli figli di Eva; Rosa rubiconda di carità, più fragrante di tutti gli aromi del Libano, che, col profumo di tua soavità celestiale, attiri nella tua Valle il cuore dei peccatori al Cuore di Dio. Tu sei la Rosa di eterna freschezza, che, innaffiata dai rivoli delle acque celesti, gettasti le tue radici sulla terra inaridita da una pioggia di fuoco; Rosa d’intemerata bellezza, che nel luogo della desolazione piantasti l’Orto delle delizie del Signore. Esaltato sia Dio, che rese il Nome tuo così ammirabile. Benedite, o popoli, il Nome della Vergine di Pompei, poiché tutta la terra è piena della sua misericordia.

Gloria al Padre… e Salve, Regina…

IV. – Tra le tempeste che mi avevano sommerso levai gli occhi miei a te, nuova Stella di speranza apparsa ai dì nostri sulla Valle delle rovine. Dal profondo delle amarezze alzai le mie voci a te, Regina del Rosario di Pompei, e sperimentai la potenza di questo titolo a te sì caro. Salve, io griderò sempre, salve, o Madre di pietà, mare immenso di grazie, oceano di bontà e di compassione! Le glorie del tuo Rosario, le vittorie della tua Corona, chi canterà degnamente? Tu al mondo, che si svincola dalle braccia di Gesù, per darsi a quelle di Satana, appresti salute in quella Valle dove Satana divorava le anime. Tu calcasti, trionfatrice, i ruderi dei templi pagani, e sulle rovine della idolatria ponesti lo sgabello della tua dominazione. Tu mutasti una plaga di morte in Valle di risurrezione e di vita, e sulla terra dominata dal tuo nemico impiantasti la Cittadella del rifugio, ove accogli i popoli a salvezza. Ecco i figli tuoi, sparsi nel mondo, quivi t’innalzarono un trono, a testimonianza dei tuoi prodigi, come trofeo delle tue misericordie. Tu da quel Trono chiamasti anche me tra i figli della tua predilezione: su di me peccatore si posò lo sguardo della tua misericordia. Siano benedette in eterno le opere tue, o Signora; e benedetti siano i prodigi tutti da te operati nella Valle della desolazione e dello sterminio.

Gloria al Padre… e Salve, Regina…

V. – Risuoni su ogni lingua la gloria tua, o Signora, e il vespro tramandi al dì seguente il concento delle nostre benedizioni. Tutte le genti ti chiamino beata, e te beata ripetano tutti i lidi della terra e i cori celesti. Tre volte beata pur io ti chiamerò con gli Angeli, con gli Arcangeli, con i Principati; tre volte beata con le angeliche Potestà, con le Virtù dei cieli, con le Dominazioni superne. Beatissima te predicherò con i Troni, con i Cherubini e con i Serafini. O sovrana mia salvatrice, non lasciar di piegare i tuoi occhi misericordiosi su questa famiglia, su questa nazione, su tutta la Chiesa. Soprattutto non mi negare la maggiore delle grazie: cioè che la mia fragilità da te non mi distacchi giammai. In quella fede e in quell’amore onde arde in questo istante l’anima mia, fa’ che io perseveri sino all’ultimo respiro. E, quanti concorriamo al decoro del tuo Santuario in Pompei e all’incremento delle sue opere di carità, fa’ che siam tutti nel numero degli eletti. O corona del Rosario della Madre mia, ti stringo al petto e ti bacio con venerazione. (Qui si bacia la propria corona). Tu sei la via per raggiungere ogni virtù, il tesoro dei meriti per il paradiso, il pegno della mia predestinazione, la catena forte che stringe il nemico, sorgente di pace a chi ti onora in vita, auspicio di vittoria a chi ti bacia in morte. In quell’ora estrema io ti aspetto, o Madre. Il tuo apparire sarà il segnale della mia salvezza; il tuo Rosario mi aprirà le porte del Cielo. Amen.

Gloria al Padre… e Salve, Regina…

V. Regina del Santo Rosario, prega per noi.
R. Affinché diventiamo degni delle promesse di Cristo.

Orazione – Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci hai insegnato di ricorrere a te con fiducia e chiamarti: Padre nostro che sei nei cieli; Signore buono, che sei sempre misericordioso e perdoni, per intercessione della Immacolata Vergine Maria, esaudisci noi, che ci gloriamo del titolo di figli del Rosario; gradisci le nostre umili grazie per i doni ricevuti; e il Trono che le innalzasti nel Santuario di Pompei rendi ogni giorno più glorioso e perenne, per i meriti di Gesù Cristo Nostro Signore.
Amen.

Sia lodato Gesù Cristo + sempre sia lodato 

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Qui potete scaricare in pdf sia la Novena che la Supplica nel formato originale del B. Bartolo Longo.