Sulla “rugiada dello Spirito”

Riguardo la modifica introdotta sulla edizione del Messale Romano (2022) nella Preghiera euristica II, don Alfredo Morselli spiega che, la “nuova” traduzione non invalida affatto la Santa Messa e che l’espressione usata — la “rugiada dello Spirito” — non è massonica ma biblica, anzi, è la traduzione più fedele dal testo in latino.

di D. Alfredo Maria Morselli (08-12-2019)

Sono stati resi noti alcuni cambiamenti dell’ordinario della Messa, presenti nella nuova traduzione del Messale Romano. Ora, essendo trapelato che uno dei cambiamenti è la sostituzione, nell’epiclesi della preghiera eucaristica II, della locuzione “effusione del Tuo Spirito” con “rugiada del tuo Spirito”, non è mancato chi ha fatto del terrorismo psicologico; diceva S. Teresa d’Avila che la più grande vittoria che il demonio può conseguire su un’anima e quella di non farle fare la S. Comunione; purtroppo c’è chi asseconda il diavolo in questo senso, aggiungendo sofismi a sofismi, falsi argomenti a falsi argomenti, e così ingannando anime buone, e inducendole a non partecipare a siffatte celebrazioni.

Di fronte a tanta ignoranza presuntuosa, commento il fatto della nuova traduzione nei seguenti termini:

1) Nel 1969 è entrato in vigore il nuovo Messale con quattro preghiere eucaristiche; ovviamente il testo originale era in latino e poi è stato tradotto in italiano e nelle varie lingue nazionali. Il testo latino del 1968 aveva già il termine “rugiada” riferito allo Spirito Santo: “Haec ergo dona quaesumus, Spiritus tui rore sanctifica” = “santifica questi doni con la rugiada dello Spirito”; quindi la “rugiada” non è una novità; chi celebra in latino usa già “rugiada” da 50 anni e oltre.

2) Se qualcuno obbietta che lo Spirito Santo non è una “rugiada”, sappia che in teologia e nel testo Sacro esiste quella che viene detta “analogia di proporzionalità metaforica”. Anche Gesù ha usato questa analogia quando disse ad esempio “quella volpe di Erode”, “guardatevi dal lievito dei farisei”, senza mai pensare che Erode fosse una bestia e i farisei cattivi fornai.

3) E, a proposito di rugiada, in Avvento si canta “Rorate caeli desuper, et nubes pluant iustum” (Is 45,8 = “Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia”), riferendosi al Messia, a Nostro Signore Gesù Cristo; e chi lo ha cantato per secoli non era ariano, e neppure lo era Isaia!

L’analogia è quando un termine viene predicato di due soggetti, in parte nello stesso senso e in parte in senso diverso: Il Messia non è una “cosa”, ma analogamente alla rugiada, porta refrigerio all’umanità nello stato di peccato e all’anima desolata, che è “come terra deserta arida, senz’acqua” (Sal 63,2).

4) Ricordiamoci che l’essenziale della Messa, cioè ciò che la rende valida o meno, sono esclusivamente

  1. le parole “questo è il mio corpo — questo è il mio sangue”,
  2. pronunciate con l’intenzione almeno implicita di fare ciò che fa la Chiesa,
  3. sulla materia che è il pane e il vino con i loro determinati contenuti,
  4. e che il sacerdote sia validamente ordinato con il mandato della Chiesa.

Fatte salve le suddette cose, possono esserci Messe illecite, sacrileghe, pessime, fuorvianti, che fanno soffrire Gesù, ma valide. Validità, fruttuosità, liceità, sono tre concetti diversi.

In conclusione: se una Messa viene celebrata devotamente (penso ad esempio alle S. Messe trasmesse da Radio Maria), pur se vengono usate le parola “rugiada”, il nuovo Pater, etc., la S Messa è valida e si può fare la S. Comunione con frutto.

Ciò non toglie che le nuove traduzioni del Pater e del Gloria etc. non siano pessime… ma è dalla sera del giovedì santo che il diavolo lotta contro la Messa: i malvagi fanno il loro mestiere.

Ma ricordiamoci che il più grande attacco alla S. Messa è stato portato non con questi pur infelici ritocchi, ma con la riforma liturgica; nel nuovo rito ci troviamo di fronte, al dire del Breve esame critico del Novus Ordo Missae, presentato a suo tempo dai Cardinali Ottaviani e Bacci, ad un “allontanamento dalla teologia tridentina della Messa”: allontanamento che rende il Novus Ordo senz’altro molto peggiore del Vetus, ma, grazie — e solo grazie — all’assistenza dello Spirito Santo e alle promesse del Salvatore, questo allontanamento non rende la Messa cattiva in sé o tale che non ci si possa più andare.

In ogni caso, consiglio sempre di andare alla Messa celebrata nella Forma Extra-ordinaria (Messa di sempre o di S. Pio V o Tridentina) e in piena comunione con la Chiesa Cattolica, ma di non perdere la Messa o la possibilità di comunicarsi, quando non c’è altra possibilità se non il Novus Ordo.

Dicevo che oggi il vero problema non sono i pur infelici ritocchi alla Messa: Il problema, l’unico problema è: “Cosa sto facendo io per essere parte del Calcagno dell’Immacolata e permetterle di schiacciare fin da subito, anche servendosi di me, la testa al serpente? Sono totalmente a disposizione dell’Immacolata?”.

Mi vengono in mente le parole del Salmo 81:

«Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire; / Israele, se tu mi ascoltassi! / Se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse per le mie vie! / Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari porterei la mia mano. / I nemici del Signore gli sarebbero sottomessi e la loro sorte sarebbe segnata per sempre; / li nutrirei con fiore di frumento, li sazierei con miele di roccia» (Sal 81, 9.14-18)


Contributo di un altro sacerdote:

Un altro falso problema: la nuova traduzione del messale e la “rugiada” dello Spirito

In molti si preoccupano della validità della Messa alla luce delle nuove traduzioni del messale uscite nel 2020. Quello che vorrei fare oggi è fugare questo genere di dubbi.

Partiamo innanzitutto con una piccola cronologia circa le edizioni del messale romano.

1. Prima edizione tipica: 1970, dopo il Concilio Vaticano II, promulgata da Papa Paolo VI.
2. Seconda edizione: 1975, durante il pontificato di Papa Paolo VI.
3. Terza edizione: 2002, durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II.

Questa terza edizione è quella attualmente in vigore.
Ora mi chiederete, se è in vigore dal 2002, come mai abbiamo iniziato a usarla solo nel 2020?
Il messale, come ogni altro testo ufficiale della Chiesa, viene scritto in latino e viene successivamente tradotto nelle varie lingue nazionali. La traduzione italiana della terza edizione, a cura della Conferenza Episcopale Italiana, ha richiesto quasi vent’anni. Ecco perché, nonostante l’edizione latina sia in vigore dal 2002, abbiamo iniziato a usare la sua traduzione italiana solo nel 2020.

Veniamo ora al punto più scottante delle novità introdotte.

Il rito prevede diverse possibili Preghiere Eucaristiche (la parte della Messa che contiene la formula di consacrazione). Nell’ultima traduzione italiana, nell’epiclesi della Preghiera Eucaristica II, ha fatto la sua comparsa il termine “la rugiada del tuo Spirito” che ha sostituito “l’effusione del tuo Spirito”.

Dobbiamo preoccuparci?

Punto primo: come ho già detto ripetutamente nei giorni scorsi, la formula dell’epiclesi non ha alcun effetto sulla validità della consacrazione.

In ogni caso, voglio anche togliere ogni dubbio o timore circa questa traduzione.

Confrontiamo le edizioni del messale. Dobbiamo confrontare la Preghiera Eucaristica II, che è l’unica che contiene il termine “rugiada”:

E qui iniziano le sorprese: la seconda e la terza edizione, in latino, sono identiche!

Perché la traduzione è diversa? E qual è quella giusta?

L’espressione da tradurre è: “Spíritus tui rore sanctífica”.

Quindi la traduzione letterale di “Spíritus tui rore sanctífica” è veramente “Santifica con la rugiada del tuo Spirito” e non con “Santifica con l’effusione del tuo Spirito”.

La traduzione italiana dell’epiclesi della II preghiera eucaristica è fedele al testo latino, promulgato da Papa Paolo VI e successivamente riedito (invariato in questo punto) da Papa Giovanni Paolo II, mentre il card. Ratzinger era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e il card. Medina Estévez era Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Conclusione

Possiamo concludere che la frase che spesso si sente e che genera molta confusione:

«La nuova traduzione “con la rugiada del tuo Spirito”, rende invalida la consacrazione» contiene diversi errori:

  • La formula dell’epiclesi non rientra tra le condizioni di validità, quindi non può invalidare la consacrazione.
  • La nuova traduzione italiana (“con la rugiada del tuo Spirito”), entrata in vigore nel 2020, è fedele al testo latino “Spíritus tui rore sanctifica” ed è più precisa e letterale della precedente traduzione.
  • La formula “Spíritus tui rore sanctifica” non è una novità ma è in vigore da quando era Papa Paolo VI.

Con questo spero di aver dimostrato che la formula “con la rugiada del tuo Spirito” non deve destare alcuna preoccupazione.

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