San Francesco di Sales e la vera lotta contro il Protestantesimo (inedito)

LA DOTTRINA CATTOLICA E’ COME UNA RADICE NELLA TERRA piantata dalla Divina Provvidenza nella sua Chiesa“. Ma questa radice necessita di nutrimento e non di cambiamento; per crescere è necessario che LE MEMBRA si attivino e per nutrirla bisogna esserne testimoni fedeli e santi.

San Francesco di Sales, come la maggior parte dei Santi, non nasce con l’aureola in testa, ma se la dovrà guadagnare strada facendo (come dovremo anelare tutti noi, il cui scopo della nostra vita è la santificazione) in un percorso ad ostacoli, combattendo e vincendo la “buona battaglia”, giammai contro le persone, ma contro le eresie del suo tempo, contro gli spiriti delle tenebre, contro le tentazioni personali.

Dirà di lui San Vincenzo dé Paoli che lo conobbe personalmente: “L’uomo che meglio ha riprodotto il Figlio di Dio vivente sulla terra”; amare Dio con tutto il cuore e facendo proprie le sue leggi e le sue dottrine è stato questo lo scopo e ragione della vita di Francesco di Sales e non solo per santificarsi, ma soprattutto per introdurre il maggior numero possibile di anime in quella che chiama “l’eterna libertà dell’Amore”.

Era il 21 agosto 1567 quando la giovane nobile mamma, di appena sedici anni, mise al mondo il suo primogenito, Francesco. In quel paesino prossimo al territorio ginevrino lacerato, dal 1534, dall’eresia protestante – una lacerazione ancor più grave causata a Nessy (Annecy) dal vescovo di Ginevra, la città episcopale diventata la Roma di Calvino – i Sales restano accanitamente e fieramente cattolici, attaccati alla Santa Sede ed alla vera Chiesa di Cristo; lottarono e vissero i loro momenti oscuri costretti anche a rinchiudersi nelle case, novelle Catacombe, preservando se stessi e tutta la famiglia da ogni contagio con l’eresia.

Severità paterna e tenerezza materna, questi gli ingredienti che diedero presto buoni frutti. Il giovane Francesco, infatti, manifesterà fin dalla fanciullezza un animo pienamente appagato e serenamente timorato di Dio. Impara presto dal padre l’educazione all’ortodossia cattolica, alle leggi divine ed al senso della giustizia, dalla madre impara a mettere in pratica  l’insegnamento paterno, da lei apprende il senso della pietà anche verso i protestanti, impara la vera carità, l’elemosina, la magnanimità verso tutti, la pazienza, la prudenza, la costanza, la fedeltà, la perseveranza nel bene, l’umiltà e la mitezza. L’amore verso i poveri e i disagiati, e la vera pietà verso i peccatori e gli eretici trasmessogli dalla madre, formano nel giovane Sales la retta coscienza.

E qui ci fermiamo perché non vogliamo tracciare una biografia del Santo quanto entrare, con voi, all’interno di un quadro  – forse anche inedito per molti – nel quale sono stati dipinti con colori indelebili parole e fatti della battaglia contro l’eresia protestante del suo tempo, e perciò entriamo ora nel vivo dei racconti.

Santa Giovanna Francesca di Chantal così racconta: “Il Beato mi raccontò una volta per confortarmi di qualche mio turbamento, che quand’era studente a Parigi cadde in grandi tentazioni ed in profonde angosce della mente; gli sembrava nel modo più assoluto d’esser dannato e che per lui non ci fosse possibilità di salvezza… Nonostante questo penosissimo travaglio, non cedette mai allo scoramento, continuò ancor più audacemente a servir Dio con tutte le sue forze e profonda fedeltà in tutti i precetti, quanto più gli sembrava di non poterlo fare per l’eternità. Questo travaglio – continua la testimonianza – durò circa dai tre ai sei settimane e fu così violento che perse l’appetito e il sonno, ma senza mai perdere la fede, la costanza, la carità e l’umiltà in ogni pensiero ed opera. E qui avvenne un miracolo – spiega Madre di Chantal -, un giorno in cui piacque alla Divina Provvidenza di porre fine a questo dolore e di liberare il Beato Francesco dai suoi tormenti, mentre tornava dal Palazzo verso casa, passando davanti ad una chiesa sentì l’ardore di entrarvi per pregare. Andò ad inginocchiarsi davanti all’altare della Vergine Santa, ivi trovò una preghiera incollata su un’assicella: Ricordati, o gloriosa Vergine Maria, che mai nessuno s’è rivolto a Voi, ecc… era la preghiera di San Bernardo, la recitò tutta con lacrime generose, poi si alzò e – in quello stesso istante – sentì d’essere perfettamente guarito da ogni malessere dell’anima; e gli parve che quel male che l’affliggeva fosse stato strappato via dal suo cuore dalle mani della Vergine Santissima, come scaglie di lebbra vennero via dubbi e tentazioni…”

Questo racconto è importante e più avanti capiremo il perché. Le cause della crisi affrontata da Sales sono principalmente due e connesse fra loro: Francesco entra in crisi a causa dell’eresia protestante e per i discorsi – spesso eretici – che sentiva nelle dispute teologiche alla Sorbona; la seconda causa annessa alla prima è che il Signore stesso aveva permesso tutto questo per forgiarlo e prepararlo alla missione che gli avrebbe poi affidato. Non v’era alcun dubbio che Francesco di Sales aveva sulle sue spalle un grande fardello, ma anche “la mano del Signore” che lo aiutava a portarlo. Le stesse prove da lui affrontate e superate brillantemente, infatti, appartengono al carattere della mistica più elevata. Non a caso in quello stesso periodo, nel 1583, troviamo il grande San Giovanni della Croce intento a descrivere stupendamente  le vie straordinarie della vita spirituale e soprattutto di quelle “tappe” vissute da tutti i Santi, meglio conosciute oggi con l’espressione “Notte dell’anima”. Spiega San Giovanni della Croce: “Tutte le forse e tutte le affezioni dell’anima, per mezzo di questa “notte”, di questa divina purgazione, si rinnovano e si cambiano in temperamento e delizie divine…” (Tom.II cap.IV)

Tra il 1586 e l’87 Francesco di Sales vince la sua personale purgazione e trasmette ad un signore in pena queste considerazioni da lui sperimentate: “La mia anima che l’ha sopportato per sei settimane, è in grado ora di compatire coloro che ne sono afflitti… Non speriamo forse in Dio? E chi spera in lui come potrà esserne confuso? Nossignore, ne sia certo, non lo sarà neppure lei…

Or dunque, in mezzo a questi due contesti, le due cause della “Notte” del Santo, entriamo nel vivo di quella causa che fu per lui dolore ed afflizione dell’eresia Protestante che maggiormente inquietò il suo cuore: LA PREDESTINAZIONE. Si sgomenta e si chiede se lui, il piccolo ed insignificante Francesco, fosse mai annoverato nel numero dei “predestinati”, e cosa ne sarebbe stato di coloro che – secondo l’eresia protestante – non lo erano? Il giovane Sales conosce bene sant’Agostino quanto san Tommaso d’Aquino, ma deve passare dalla teoria appresa alla pratica e per superare l’eresia protestante sulla predestinazione, in lui entrano in conflitto la ragione e lo spirito; l’anima e l’intelligenza. E’ fondamentale leggere un passaggio dalla penna di San Francesco di Sales, che annota quanto segue:

Io, miserabile, ahimè! sarò dunque privato della grazia di Colui che tanto soavemente mi ha fatto gustare le sue delizie e che mi si è mostrato tanto amabile? O Amore! O divina Carità! O Bellezza cui ho votato tutte le mie affezioni! Dunque non godrò più le vostre delizie? O Vergine Santa… non vi vedrò mai nel Regno del vostro Figliolo? E dunque non sarò mai partecipe di questo immenso beneficio della Redenzione? E il mio dolce Gesù non è morto tanto per me come per gli altri? Ah! checché ne sia, Signore mio, almeno vi ami in questa vita, se non posso amarvi in quella eterna, poiché nessuno vi loda nell’inferno…

E’ dopo questa battaglia interiore sulla predestinazione, dopo questa bellissima preghiera che la Vergine Santa lo libererà da ogni afflizione, come abbiamo riportato sopra. Francesco arriva così a vent’anni arricchito di molta esperienza spirituale, ora è in grado di comprendere le battaglie del momento storico in cui vive, e può capire le prove più dolorose delle Anime che Dio vuol portare alla purezza del suo Amore. Il giovane Sales intuisce così – e lo risolve – uno dei primi errori dottrinali del protestantesimo e l’inganno a riguardo della salvezza eterna: non è la predestinazione inventata dagli eretici la via – spiegherà il Santo – ma il “privilegio della elezione che Dio predilige e vuole per Sè. Cosa significa? Significa che TUTTI possono essere salvati e redenti, ma non tutti sceglieranno questa “Via” (Mc.16,15-16); molti sono gli eletti, ma non tutti risponderanno (Mc.10,16-30; Mt.19,10-12) e di altri Dio si servirà in modo particolare “per suo diletto“! (Gv.15,16), un esempio ancor più comprensibile per noi oggi è la figura e la storia di San Padre Pio da Pietrelcina.

San Francesco di Sales – sublimato così alla sudditanza della volontà divina – smonta in modo eccellente e caritatevole quell’aspetto dell’eresia protestante che più gli aveva dato filo da torcere, arrivando a dire: “…Prostrato ai piedi dei Beati Agostino e Tommaso, sono pronto a ignorare tutto, per conoscere Colui che è la scienza del Padre, Cristo Crocefisso…. quantunque non dubiti che le cose che ho scritto sono vere… se in seguito fosse chiaro il contrario – cosa che non credo succederà mai – o peggio ancora, se sapessi d’esser dannato – che questo non succeda, Signore Gesù! – da quella volontà che i tomisti pongono in Dio affinché Egli mostri la sua Giustizia, colpito da stupore ed alzando gli occhi verso il Giudice Supremo, volentieri direi con il Profeta: La mia anima non sarà forse sottomessa a Dio? Amen, Padre, poiché a voi sembra bene così, sia fatta la vostra volontà.  E lo direi tante volte nell’amarezza del mio cuore fino a che Dio, cambiando la mia vita e la condanna, mi rispondesse come ne sono certo: Abbi fiducia, figlio mio, non voglio la morte del peccatore, ma piuttosto che egli si converta e viva… Tu non scenderai, ma salirai al monte del Signore… Tu non sei morto, ma dormi; la tua infermità non ha per fine la morte, bensì, che convertito, tu glorifichi Dio. Coraggio piccolo servo, indegno, certo, ma fedele… e perché tu hai fatto tutto questo, cioè hai preparato il tuo cuore ad obbedire alla mia giustizia, e che tu non ti sei risparmiato, aderendo alla mia volontà, fino alla geenna per causa mia, ti benedirò di una benedizione eterna e tu entrerai nella gloria del Signore Tuo…”

Forse dovremo imparare a memoria queste Preghiere e farle nostre! Francesco di Sales comincia così a raccogliere materiale per rispondere agli eretici che – volontà di Dio – non è la dannazione degli uomini ma la loro salvezza e non si nasce “predestinati” all’inferno eterno. Siamo così, semmai, predestinati al Paradiso da quando “Il Verbo si fece carne” morì per noi ed è risuscitato aprendoci le porte del Regno, per questo Egli è venuto, predestinandoci a diventare “Figli” e santi come Lui (Ef.1,3-14). Questa ricchezza dottrinale, Sales, come abbiamo visto, l’ha sperimentata su se stesso. Egli enumera le prove della verità cattolica che: “…come non soltanto la dannazione eterna avviene in seguito ai demeriti, al morire nello stato di peccato mortale, nell’ostinarsi di peccare, alla perversione di non volersi convertire e al non voler espiare le proprie colpe; così anche la predestinazione per entrare nel Regno si basa sui meriti previsti, sulla conversione, nell’abbandonare ogni via di peccato, espiare le proprie colpe… non sono previste scorciatoie, e nulla di ciò che è profano potrà mai entrare in Paradiso.

Sarà questa, d’ora innanzi, la sua posizione teologica su cui appoggerà e sosterrà tutte le sue discussioni con i Protestanti, tutta la sua predicazione e tutta la sua direzione spirituale alle Anime.

Contro l’eresia protestante che arriverà a negare IL LIBERO ARBITRIO dell’uomo, il Santo risponderà con la “libertà dei figli di Dio” impartita da San Paolo. Senza l’esercizio di una libertà donata, spiega, non vi sarebbe più alcuna colpa, alcuna responsabilità da parte dell’uomo, ma in questo modo si andrà di certo ad alimentare l’eresia sulla predestinazione: se l’uomo non fosse mai in grado di poter scegliere se andare in Paradiso – e perciò diventare santo – evitando l’inferno e la dannazione eterna, non si comprenderebbe il Cristo Crocefisso e l’efficacia della Santa Messa che conduce a questa scelta e a questa salvezza, forse è per questo – spiega il Santo – che i Protestanti hanno attaccato la santa Messa, in Essa ci sono tutti i segni, gesti e parole che ci dicono che siamo predestinati a Dio attraverso le nostre libere scelte. E porta l’esempio della libertà del Figlio in quello scegliere di fare la volontà del Padre per intero, fino alla morte di Croce, un esempio che ogni discepolo di Cristo dovrà far proprio scegliendo, liberamente, se salire con Lui sulla Croce oppure no.

Comincia ora la missione apostolica di un giovanissimo Francesco di Sales, tra i 20 e i 24 anni, una missione tutta in salita e che non prevede nulla di buono. In località Chiablese, sotto la giurisdizione del vescovo di Ginevra ritornata “cattolica”, la situazione è drammatica come, del resto, in tutti i Cantoni della Svizzera. Qui su 25.000 abitanti che si contavano, solo un centinaio sono cattolici costretti a vivere in clandestinità la santa Messa e gli incontri di formazione, tutti gli altri – per amore o per forza, riporta il Santo – sono passati al protestantesimo, compreso il clero. Così troverà la stessa situazione laddove il giovane missionario è destinato, a Saint-Cergues di cui vale la pena leggere le prime impressioni descritte dal Sales in una missiva indirizzata a papa Clemente VIII:

Parlo quindi di quel che ho visto e, per così dire, di quel che le mie mani hanno toccato, ed io sono l’ultimo degli uomini se non dico la verità, il più sconsiderato se non la conosco. Appena entrati uno spettacolo rattristante si offerse ai nostri occhi. Avevamo davanti a noi 64 parrocchie; ora, eccettuati gli ufficiali cattolici del duca, che non volle mai averne di altra religione, non si sarebbe trovato un centinaio di fedeli su una popolazione di diverse centinaia di migliaia d’anime! La maggior parte delle nostre chiese sono state distrutte o spogliate, saccheggiate e profanate; assolutamente più nessuna Croce, nessun altare, ma dappertutto dolore e morte, profanazione e sacrilegi, le vestigia in rovina dell’antica e VERA FEDE… Ovunque dei ministri, come vengono chiamati e cioè “maestri d’eresia”, che pervertono le famiglie, insinuano la loro dottrina, occupano i pulpiti in vista anche d’un turpe guadagno. I Bernesi, i Ginevrini ed altri simili figli della perdizione TERRORIZZANO IL POPOLO tramite emissari, per allontanarli dalle nostre predicazioni…”

Meditiamo! Mediatiamo! I protestanti ricattano, perseguitano, minacciano, impongono, depredano le chiese, le profanano, compiono sacrilegi, si scagliano COME ANIMALI SULLE PREDE INERMI, questo è il bollettino descritto da un Santo, di una guerra avviata e dichiarata da Lutero prima e da Calvino continuata, portata alle estreme conseguenze, contro la Chiesa Cattolica, contro i Santi, fatti a pezzi in  tutte le chiese ove venivano venerati. Questa è la situazione che trova e descrive uno dei più grandi Santi della Chiesa. Giunge così a Thonon, inviato in missione apostolica, dove vuole insediarsi presto per prendere i contatti con i Protestanti, Francesco di Sales infatti non li teme, al contrario, la sua battaglia è contro gli spiriti che accecano queste persone che non vuole si dannino, ma lotta per la loro conversione e salvezza.

La città conta 3.000 abitanti di cui solo 15 sono rimasti cattolici, ma fra questi il Signore gli manda incontro il procuratore Claudio Marin, che si rivelerà prezioso per il suo apostolato. Il venerdì del 16 settembre 1594 il Sales, con un gruppetto di cattolici, si riuniscono nella casa del procuratore per pregare e per cominciare la missione evangelizzatrice. All’inizio tutto deve essere fatto di nascosto per evitare le ritorsioni e per non creare incidenti. Tra il 4 e il 5 ottobre Francesco di Sales annota il clima tenebroso in cui vive: “…c’è una nuvola certamente comandata dal principe delle tenebre, molto scura ed invadente, che vela sempre più le menti di questi uomini e di sacerdoti prima cattolici, ora protestanti…“. Ma non si scoraggia, anzi, comprende sempre di più gli anni trascorsi a studiare e a formare la propria anima in quelle “Notti”.

Le reazioni all’attività del Sales non si fanno attendere. Già il 2 ottobre i maggiorenti di Thonon giurano, “con somma perfidia” scriverà il Santo,  che nessuno di loro avrebbe mai ascoltato o assistito alle predicazioni cattoliche e annota: “Vorrebbero certo farci perdere la speranza di condurre a buon fine le nostre imprese, e quindi intimarci ed obbligarci ad una ritirata”…. e continua: “Non sarà così… non lasceremo nulla d’intentato, a supplicare, a ricominciare con tutta la pazienza e la scienza che Dio ci darà. A chiunque vorrà discutere con me su questo lavoro, sostengo che non soltanto le predicazioni sono necessarie, ma che bisogna ripristinare anche la celebrazione del Santo Sacrificio non appena sarà possibile, affinché l’uomo NEMICO veda che con le sue astuzie ci infonde coraggio, anziché togliercelo!

Iniziano gli attacchi diretti contro il Santo predicatore. Sales subisce una serie di ingiurie, lettere anonime, false testimonianze. I Protestanti passano all’attacco, l’odio che sprigionano è solo trattenuto, nel non recare più danni, dalla benevolenza di Dio verso il manipolo di cattolici impauriti, ma decisi ad andare avanti con Francesco di Sales. Cercano di imporre al vescovo di Annecy, Antonio Favre, di ritirarlo dalla missione. Lo chiamano ipocrita, idolatra, FARISEO, falso profeta, anticristo…. inoltre lo accusano di magia e di stregoneria, gli tendono insidie e assoldano briganti per cercare di ucciderlo in qualche imboscata. Sales ignora tutte le accuse rivolte alla sua persona e procede avanti per la sua strada, si entra nell’Avvento e con dolore annota:

Qui il Buon Dio mi fa intravedere un lavoro degno della sola virtù della sua Destra. Incomincio oggi a predicare l’Avvento a quattro, cinque persone, tutti gli altri ignorano maliziosamente il significato della parola Avvento; questo tempo così augusto nella Chiesa è tenuto in obbrobrio e derisione fra questi infedeli… ma la preghiera, l’elemosina e il digiuno sono le tre parti che compongono il cordone difficilmente spezzato dal nemico: con l’aiuto della grazia divina tenteremo di legar con esso l’avversario!

Ma ben presto è costretto a cambiare strategia. I quattro mesi di predicazione non si sono rivelati efficaci. Certo, i pochi fedeli tali sono rimasti ed hanno alimentato l’anima di santo coraggio, bisogna comunque seminare sempre e bene, ma i dispersi sono rimasti dispersi e non era ciò che voleva. E allora pensa: se i Protestanti non vogliono ascoltarlo, allora scriverà. Semplici fogli volanti, piccole catechesi, messaggi brevi ma adatti a rispondere al duro combattimento. Le carte non si possono nascondere troppo, ed anche gli analfabeti saranno alla fine tratti dalla curiosità di sapere cosa v’è scritto. I protestanti saranno raggiunti dalle prove che egli descrive contro le loro eresie e i suoi argomenti saranno così presi in considerazione e discussi, almeno da qualcuno, magari anche da uno solo.

Nasce quella prima edizione che raccoglierà in un libro designato col nome di “Controversie” nato, però in un primo tempo, sotto l’indicazione di “Meditazioni” e “Memoriale” e al vescovo scrive: “Rimugino nella mente delle Meditazioni sulle mutazioni degli eretici del nostro tempo… sento la difficoltà dell’impresa ed inoltre mi mancano le truppe ausiliarie di cui avrei bisogno, voglio dire I LIBRI necessari ad un uomo che nella sua memoria conserva soltanto una piccolissima quantità di conoscenze… libri necessari per combattere l’astuzia degli eretici!

Nello stesso tempo deve continuare anche a nascondersi e a non far sapere in giro il luogo in cui abita, perché è continuamente minacciato di rappresaglia e di morte e non può celebrare Messa allo stesso posto, così ogni mattina si reca in chiese distanti per cominciare la giornata con il Divino Sacrificio e placare “la vendetta del Signore”.

Il 7 marzo 1595 Francesco di Sales prepara l’attacco finale e lo descrive così al vescovo: “…il nemico si aspetti un attacco inasprito dal fastidio del ritardo. Assalito dalle lontane altezze della mia cittadella, ha disprezzato delle condizioni giuste; ora gli sferrerò l’ultimo assalto.”

E finalmente un primo successo premia la sua perseveranza: il celebre avvocato Pietro Poncet abiurava il protestantesimo. E davvero la “festa era grande” (cfr.Lc.15,11-32). Si trattava di un membro della comunità civile molto importante – scriverà il Santo – influente e di grande prestigio. Le porte cominciano ad aprirsi, i “notabili” di Thonon diventano curiosi, la strategia di Sales funziona e alcuni cominciano a cercare con lui degli incontri “privati”, onde discutere pacatamente le questioni dottrinali controverse, specialmente sulla Messa e sulla Eucaristia. Ma, annoterà Sales:

Certo siamo sulla buona strada, poiché accettano per la prima volta il combattimento più leale e attraverso il confronto ma… la perfidia e la furbizia oscura che li pervade è ancora molto elevata, le nostre deboli forze un poco li spaventano, si smarriscono e pensano così di proporci delle condizioni per aggiustare tutto. Ma la grazia di Dio ci dà molto coraggio ed aspettiamo con impazienza e con gioia questa lotta che dà buone speranze, senza alcuna condizione o cedimento all’ortodossia della nostra fede...”

Ed ecco una delle SUPPLICHE più belle che San Francesco di Sales rivolge ai Protestanti:

Vi scongiuro per la vostra salvezza e per il Sangue del Salvatore, di venire ad ascoltare le ragioni della Chiesa Cattolica, affinché non si possa dir di voi che l’avete condannata senza ascoltarla. Lasciate perdere in questa occasione, ogni specie di passione umana; non considerate la familiarità che avete nell’uno o nell’altro partito, ma guardate soltanto dove si trovano la Scrittura, la ragione e la vera teologia….. Signore, sono qui per servirti, da mihi intellectum ut sciam testimonia tua/ fammi comprendere e conoscerò i tuoi insegnamenti. “(Sal.119, 125).

Francesco di Sales lavora lentamente ma senza pause e pazientemente: la sua forza è Dio. Prega, digiuna, si mortifica, cerca di amare quanto è umanamente possibile coloro che – da cattolici – sono diventati ora i suoi più acerrimi nemici e che tentano persino di ucciderlo. A tutti perdona, non porta rancori, non ricorda le offese ricevute, il suo unico interesse è indirizzato alla salvaguardia della dottrina per la salvezza delle anime. La santa Messa che celebra ogni mattina – nelle condizioni prima descritte – è la sua grande RISERVA di grazia e sostegno, le intenzioni sono sempre per loro, per la conversione totale degli eretici che tratta sempre con rispetto e carità. Per se stesso non rivendica alcuna difesa, rifiuta la guardia che avrebbe dovuto proteggerlo durante le uscite missionarie, per tutti ha sempre una parola di conforto, ma nulla risparmia e nulla tace quando ad essere difesa è la dottrina cattolica. Il Vangelo, la Scrittura, la santa Chiesa, queste sono le priorità nelle dispute del Santo, ecco gli unici tre argomenti che per lui devono essere portati nella loro semplicità e purezza, in modo amabile ed accessibile a chiunque. Con la parola, certo – spiega Sales – ma soprattutto con la propria vita in fedeltà alle leggi divine.

Al proprio vescovo chiede “coraggio” soprattutto nel rimettere i parroci alla guida delle parrocchie depredate dai protestanti; chiede anche che il popolo sia coinvolto nelle dispute e convocato ufficialmente alle esposizioni dottrinali o alle controversie che avranno luogo, senza la necessità che debbano intervenire, basta che ascoltino il vero predicatore e sottolinea:

“Sarà una DOLCE VIOLENZA a costringerli verso la verità, Monsignore..!”

Accusato di magia e di stregoneria, minacciato di morte…. si mise a ridere e facendo su di sé il segno della Croce: “Ecco tutto il mio contrassegno e i miei incantesimi!”

Una certa latitanza da parte dell’autorità ecclesiastica, obbliga  Sales a scrivere al Nunzio apostolico a Torino:

Mi si spezza il cuore vedendo che non sono in grado di soddisfare parrocchie intere che desiderano nutrirsi a sazietà della santa e vera dottrina cattolica, poiché mi mancano i mezzi di mandar loro un numero sufficiente di predicatori e di pastori. Non posso più restar qui solo e diventare la favola dei nostri nemici che, vedendo come non si dà alcun ordine, disprezzano il mio ministero, di cui tuttavia debbo esser geloso affinché sia custodito in ogni modo…

Un’altro Natale si avvicina e le promesse di conversione, questa volta, abbondano e Sales decide di battere il ferro finché è caldo: a dispetto delle opposizioni e del silenzio delle autorità ecclesiastiche, a dispetto dei sindaci e delle minacce dei protestanti, erige finalmente un altare, piccolo, semplice e di legno, nella devastata chiesa di Saint-Hippolyte di Thonon e si appresta a celebrarvi Messa per Natale. Fu un trambusto ma anche un tripudio di conversioni, persino il ministro, signor Pietro Petit, chiederà di riabbracciare la fede cattolica. Da quattro o cinque persone ch’erano al primo incontro della missione, ora Sales poteva vedere la chiesa gremita almeno per Natale. E’ importante sottolineare come allo stesso tempo egli lavori con Roma, con il Nunzio per questioni molto gravi e delicate, ricevendo dal papa Clemente VIII – che del Santo si fida – missioni molto segrete e di estrema importanza, come quella d’incontrare a Ginevra Teodoro di Beze, ma non affronteremo qui la questione politica.

“Foi sans descaler” ossia: la fede senza difetto né debolezza! La parola affidata dal Cristo alla sua Chiesa non è stata affatto usurpata, spiegherà Francesco di Sales alle accuse protestanti, egli non è soltanto un sostenitore della verità cattolica, ma la vive nel quotidiano, il suo convincimento non è teorico ma pratico, di testimonianza ed è questa – denuncia al Nunzio – la vera Riforma a cui la Chiesa dovrà dedicarsi! E lo sapevano bene il grande Dottore della Chiesa San Roberto Bellarmino, il papa San Pio V, l’altro grande Dottore della Chiesa San Pietro Canisio, e così lo stesso grande San Carlo Borromeo… che non furono semplicemente dei giganti del Concilio di Trento, ma furono soprattutto convinti della urgente necessità di riformare il Clero del quale, purtroppo, tutte le cronache del tempo ce ne descrivono i tratti angoscianti di una lenta agonia nel malcostume, nelle infedeltà alla dottrina, nella strisciante apostasia, clicca qui per leggere queste cronache, e qui per altre curiosità importanti. Il Clero era, per il Sales, debole e con molti difetti! Non era in difetto la dottrina della Chiesa, ma le Membra. Naturalmente, anche internamente alla Chiesa, Sales incontrerà molti ostacoli per aver denunciato questa realtà!

Egli è convinto che se la Dottrina della Chiesa venisse presentata in tutta la sua luce e bellezza da sacerdoti cattolicamente istruiti, di virtù eroiche e santi, corretti nella coscienza e motivati… le popolazioni – per quanto in molte parti è negata ad esse la libertà di professare questa vera Fede – torneranno senza esitare alla “vera e buona vecchia Fede. E’ questa l’autentica RIFORMA che il Sales supplica, se la Chiesa vuol davvero sopravvivere e vincere la valanga protestante che le si è addosso rovesciata; egli insiste quanto sia necessario prender coscienza dei mali che affliggono e devastano la santa Madre Chiesa. L’afflizione che soffoca la Chiesa non sono le sue dottrine ma LE MEMBRA DISARTICOLATE CHE LA DISONORONO! La vera Riforma che la Chiesa attende non è all’interno dei contenuti della Fede dispiegati nella sua Dottrina che le viene dal Vangelo e dai santi Padri nella Tradizione, ma dalla disobbedienza del Clero, dalla concupiscenza della MEMBRA e solo un rimedio può salvare tutto: la restaurazione del sacerdozio e non certo secondo l’eresia protestante, non è quella la soluzione, spiegherà Francesco di Sales. Il Clero per prima deve essere obbediente alla dottrina della Chiesa e deve essere rieducato alla SANTITA’, degli apostoli e dei predicatori. Insomma, San Francesco di Sales, come teologo e giurista, ha piena coscienza di cosa sta accadendo e lo dice, lo scrive e lo predica in tutte le salse. Egli prende sul serio la denuncia Protestante contro la Chiesa, prende sul serio la realtà calvinista e non risparmia nulla per essere al corrente delle obiezioni che gli rivolgono.

Le Controversie di San Francesco di Sales dimostrano questa grande battaglia contro, ad esempio, le “Istituzioni” redatte da Calvino, un testo che tutti gli avversari conoscevano a memoria, persino gli ignoranti ne conoscono il contenuto mentre – annoterà con tristezza – non si trovano sacerdoti capaci di insegnare al popolo le norme più elementari della nostra santa Fede

Sulle controversie protestanti contro il papato, Sales evita le dispute che partono da concetti sbagliati della devozione verso il Pontefice. Egli corregge da subito che la vera OBBEDIENZA del cattolico è verso la Chiesa – Sposa di Cristo – di cui Pietro è al servizio essendo “Vicario del Cristo” e non il suo sostituto! Sales sostiene che l’eresia protestante parte da una FALSIFICAZIONE della dottrina sul papato e di conseguenza non è sulla loro eresia che bisogna discutere “ch’è perdita di tempo, frustrazione ed inganno“, ma insistere sulla vera dottrina del primato petrino sotto il quale lo stesso Pontefice è soggetto! Anche il Papa deve obbedire alle dottrine della Chiesa, ne è il garante e custode per mezzo di una grazia speciale data solo a Pietro e per questo è “infallibile”, ma deve anch’egli essere istruito nella sana dottrina di cui poi deve essere il garante. Una particolarità deve essere sottolineata: in tutte le sue dispute con i protestanti Sales NON difenderà mai il Sommo Pontefice dagli attacchi alla sua persona, indirizzerà ogni catechesi AL LEGITTIMO PRIMATO PETRINO, alla legittima Santa Sede onde evitare che le discussioni finiscano in una visione errata del ruolo petrino offrendo piuttosto – ai protestanti – l’occasione di accusarlo di “idolatria verso il papa come un culto alla persona”.

Queste “Controversie” saranno utilizzate dai Padri durante le riunioni del Concilio Vaticano I (1870) per decretare il dogma dell’infallibilità papale e gli valse al Santo il titolo di Dottore della Chiesa nel 1878, e nel 1923 il patronato spirituale degli Scrittori cattolici..

Il successo di San Francesco di Sales è presto detto in questo accorato suo appello: “LA DOTTRINA CATTOLICA E’ COME UNA RADICE NELLA TERRA piantata dalla Divina Provvidenza nella sua Chiesa“. Ma questa radice – spiega – necessita di nutrimento e non di cambiamento; per crescere è necessario che LE MEMBRA si attivino e per nutrirla bisogna esserne testimoni fedeli e santi. Sales è instancabile nel predicare le medesime concezioni, a volte anche in quattro o cinque villaggi al giorno, non importa se trova dieci o cinque persone, continua e catechizza ovunque si trovi, nelle case, in ciò che è rimasto delle chiese, nelle piazze, discute in pubblico e in privato, a cattolici o protestanti, sindaci e ministri del suo tempo, non si occupa di politica MA DI ANIME DA SALVARE! Insieme col fratello Bernardo si inventa una specie di predica DIALOGATA.

Ma cosa si intende per “predica dialogata“?

Sales è precursore vero dell’anima autentica dell’ultimo concilio! Se siamo stati attenti alla lettura del testo fin qui esposto, ci si renderà subito conto che tutte le preoccupazioni espresse da Sales e tutte le denunce da lui sottolineate, sono di una attualità sconvolgente solo che – è triste ma va detto – i Protestanti che all’epoca devastarono la Chiesa e che erano al suo interno prima cattolici, li ritroviamo anche oggi sotto nuova forma e sotto un nuovo attacco: IL MODERNISMO, la nuova eresia, la “madre di tutte le eresie” come profetizzava il grande San Pio X. Oggi, una nuova forma di protestantesimo MODERNIZZATO ritorna all’attacco e mentre ieri a difenderci c’erano grandi predicatori Vescovi e cardinali, oggi l’attacco lo subiamo più da loro che non dagli eretici nel popolooggi un novello Sales sarebbe denunciato dalla sua stessa gerarchia!

Che cosa è dunque questa “predica dialogata”. Per Sales la strategia apostolica vincente E’ LA CATECHESI, un catechismo semplice, saldo nella dottrina che possa accompagnare la Sacra Scrittura. Egli porta sempre con sé una Bibbia, ma non la legge come fanno i Protestanti ed usa il Catechismo della Chiesa per spiegarla. IL DIALOGARE  è per Sales l’esposizione fedele della forma catechetica della Scrittura! Il 12 marzo 1597 al Nunzio Riccardi scrive: “Avendo avvertito il popolo che avrei predicato loro assai volentieri, ebbi un pubblico numeroso e benevolo che, al termine della predica, mi manifestò il desiderio ardente di questo pane dei figli…“. Sales spiega così il vero concetto del dialogo quando il popolo manifesta LA VERA FAME DEL PANE DELLA VITA E DELLA VERITA’.

Inoltre egli fa una seria distinzione tra protestantesimo e il Protestante: con le persone Sales è pieno di compassione, pazienza, carità, umiltà ed accoglienza, ma con il protestantesimo che è l’eresia non fa sconti e neppure concordati. Questa distinzione gli procurerà noie e rimproveri da parte di coloro che, nella Chiesa, vedono solo l’eresia ma poco le persone…. e a queste accuse risponde:

Bisogna tener conto per certo che gli uomini hanno il dono della ragione e dell’intelletto e che si ottiene più con la carità che non il rigore che esaspera soprattutto gli ignoranti e gli incolti… da tempo ho sperimentato come la dottrina deve essere catechizzata in mezzo al popolo, con magnanimità e pazienza, mentre dev’essere denunciata l’eresia senza alcuna compassione. La compassione è per gli uomini, non per l’eresia…

E pensate un poco di cosa deve occuparsi il Santo: egli si rende conto che – nel ritornare alla Fede cattolica – alcuni PERDONO IL POSTO DI LAVORO, le risorse di vita e a volte anche i propri beni, i protestanti non vanno leggeri! Ed ecco un’altro appello che rivolge al Nunzio da riferirsi a Roma: aiutare queste persone. Ma non si ferma alla denuncia, Sales si attiva subito organizzando aiuti concreti per procacciare posti di lavoro, rifugi e case.

Ed ecco l’attualità sconvolgente di San Francesco di Sales.

Scrive a papa Clemente VIII nel gennaio del 1599 per fondare, in favore dei neo-convertiti spogliati di tutti i loro beni e lasciati senza lavoro – “una casa di misericordia o ospizio di virtù. Là queste creature – specifica il Santo – bandite per amor del Cristo e della sua Chiesa , soprattutto i fanciulli  e i giovani di entrambi i sessi, potrebbero essere accolti, allevati ed istruiti al cattolicesimo, insieme ad una carità di assistenza per quelli anziani privati anche della casa. A questi giovani, a seconda delle proprie capacità, verrebbero insegnate le scienze, oppure qualche mestiere che in seguito permetterebbe loro di guadagnarsi da vivere…” All’amico vescovo Antonio Favre confidava già nel 1595: “E’ triste il vedere gli uomini che vivono una vita precaria e per così dire alla giornata, crogiolarsi come anime in pena e senza più risorse in mezzo ai possedimenti della Chiesa, abitare sotto un principe cattolico…” e sollecita i “bonifici parrocchiali” per sovvenire alle necessità degli abitanti più poveri e in difficoltà.

In un rapporto a papa Clemente VIII, prima di recarsi a Roma, Francesco di Sales descrive “una nuova primavera della Chiesa” nel cuore del protestantesimo calvinista. Giunto a Roma nel 1598, Clemente VIII accoglie a braccia aperte Francesco di Sales. Il 25 marzo riporta questa nota che è bene leggere:

“Avendo ricevuto la santa Eucaristia dalla mano del Sovrano Pontefice il giorno solenne dell’Annunciazione, la mia anima fu molto consolata interiormente; e Dio mi fece la grazia di darmi grandi lumi sul mistero dell’Incarnazione, facendomi conoscere in modo inesplicabile come il Verbo prese corpo, per la potenza del Padre e per opera dello Spirito Santo, nel casto seno di Maria, per sua volontà propria di abitare fra noi, dal momento in cui sarebbe stato uomo con noi. Dio fatto vero Uomo mi ha anche dato delle cognizioni elevate e gustose sulla transustanziazione, sul suo ingresso nella mia anima e sul mistero dei Pastori della Chiesa…”

Veniamo così alle conclusioni di questo breve scorcio della vita di San Francesco di Sales incentrata, da parte nostra, sulla questione Protestante.

Il sabato del 14 dicembre 1602, Sales nuovo arcivescovo di Ginevra, entra solennemente ad Annecy ed intronizzato nella chiesa cattedrale. Era la vigilia della terza domenica d’Avvento, ai Vespri il neo vescovo Francesco salì sul pulpito per pronunziare la sua prima predica dedicata, naturalmente all’Avvento, la cattedrale era gremita e vi si potevano scorgere molti sguardi bagnati dalla commozione. Comincia la sua nuova missione da Vescovo sui PARAMETRI STABILITI DAL CONCILIO DI TRENTO. Un pensiero lo domina e lo appassiona: essere nella sua diocesi il vescovo che la santa Chiesa Cattolica, Sposa del Cristo, desidera, il vescovo così come è stato riaffermato e confermato dal concilio di Trento nel suo desiderio di riforma. Non un vescovo che possa compiacere il gregge, ma un pastore d’anime preoccupato delle loro anime da salvare, insieme alle preoccupazioni materiali.

Come San Carlo Borromeo, la porta del vescovo è sempre aperta, anzi, è lui stesso che va incontro al popolo, lo cerca, entra nelle sue case, vuole sincerarsi personalmente della situazione che vivono, delle necessità materiali ed anche di quelle spirituali. Spesso improvvisa brevi dialoghi catechetici per capire a quale livello sia la preparazione del gregge che gli è stato affidato, dove incontra l’errore amorevolmente lo corregge. Non fa alcuna differenza se nel gregge che gli è stato affidato ci sono cattolici e protestanti, nella catechesi non fa distinzioni, corregge tutti, tutti ammonisce e indirizza sulla strada DEI NOVISSIMI. Riguardo alla carità materiale naturalmente la sua prima opera è rivolta al popolo cattolico, poi alle necessità anche dei protestanti e scrivendo al signore di Berulle dice: “Non c’è rimedio: avremo sempre bisogno della lavanda dei piedi, poiché camminiamo una valle di lacrime e sempre nella polvere, ma questa è la nostra battaglia fino al ritorno di Colui che mai ci lascia soli…”

Questo è il programma di San Francesco di Sales nei suoi vent’anni da Vescovo, un vescovo sempre in mezzo al proprio popolo di giorno, in cattedrale per confessare, la notte per pregare. In questi vent’anni il suo modello di Vescovo sarà appunto San Carlo Borromeo e, come lui, si batterà senza mai risparmiarsi per affermare la vera Riforma voluta da Trento. Il suo stesso tenore di vita sarà frugale e semplice, un vero povero di risorse personali, ma PRODIGO NELLE VESTIGIA DELL’ALTARE E DEI RITI COME NEGLI ABITI LITURGICI. Ama pasti semplici e frugali, gli abiti personali sono gli stessi ma puliti e ricamati per nascondere le toppe… non tiene carrozze e cavalli, ma non disprezza quando qualcuno glieli presta per spostarsi, osserva per se stesso disciplina e digiuno, spesso anche con l’uso del cilicio. Ma non vuole neppure sminuire, o impoverire l’immagine del Vescovo che ben sa non appartenergli ma che gli è stato affidato tal mandato, perciò quando si presenta da Vescovo nelle occasioni ufficiali e di predicazione, riserva un protocollo molto suggestivo e di “pompa magna”, mentre nella quotidianità conserverà sempre una indispensabile immagine del Vescovo, anche se meno rigorosa nel protocollo. Altro massimo rigore d’immagine riserva al Santissimo Sacramento ed alla Messa al quale destina tutti gli ori e argenti disponibili, vasi preziosi,  abiti liturgici ricamati e sempre puliti, candele ed oli persino profumati. Ha il gusto della “bella Liturgia” a tal punto che spesso lo si vede commosso e con le lacrime agli occhi durante la Messa.

E soprattutto PREGA! San Francesco di Sales dedica la prima ora del mattino alla preghiera, due ore al giorno continua a riservarle, quando gli è possibile, allo studio DELLA DOTTRINA, lo si incontra camminando dire l’Ufficio e dove può, dirlo inginocchiato. Nei giorni dedicati a Novene e devozione popolare, cerca di stare IN MEZZO AL POPOLO, guidando egli stesso alle pie pratiche, anche per evitare un certo spiritualismo superstizioso che fu causa delle discussioni con i protestanti….

Ed ecco una delle sue più belle raccomandazioni al popolo e a noi oggi:

Vi supplico! Restate molto uniti a Gesù Sacramentato, al Cristo Crocefisso, meditate e pregate; restate uniti a Nostra Signora del Rosario e pregate ai Santi Angeli Custodi in tutte le vostre cose. Fate ciò che potete come meglio potete, ma fatelo con sincerità ed onestà unitamente alla santa dottrina cattolica, così da non suscitare scandali ai Protestanti. Abbiate fiducia in Dio che s’Egli vuol concedervi grazie, lo benediremo, se non vorrà lo benediremo lo stessoNon v’è ignoranza o analfabetismo che regga di fronte alle predicazioni sui Novissimi: inculcateli nella mente e nel cuore affinché vi siano di segnale della via da percorrere…

In altri appelli sottolinea quel: Perdonate sempre e sarete perdonati, ma – specifica – gli oltraggi a Nostro Signore ed alla sua santa Chiesa può rimetterli solo il Vescovo a determinate condizioni. Il perdono va reso per le offese personali, riguardo alle offese alla santa Dottrina è necessario il pentimento pubblico, perché laddove lo scandalo è stato pubblico così anche il pentimento deve essere pubblico, lo esige la giustizia!

Infine la “partenza” verso il Cielo tanto agognato!

Sales è invecchiato e il peso delle lotte, le privazioni e le mortificazioni spirituali e corporali cominciano a farsi sentire e scrive: “Con il nostro Rosario e la nostra penna, serviremo qui Dio e la sua Santa Chiesa, con il Sacrificio della santa Messa procureremo per lei e il gregge disperso, le grazie necessarie a ciò che Dio vorrà…“.

Prevedendo di morire è ad Avignone per questioni urgenti e in obbedienza a Luigi XIII, si premunisce così di disporre dei propri averi da distribuire ai “suoi” poveri e firma un testamento solenne. In quei giorni c’era anche una grave carestia e Francesco di Sales, a cavallo, distribuiva il grano ai poveri.

Abbiamo iniziato questo scorcio raccontandovi da quei primi Natali vissuti da un giovanissimo e ventenne Sales, ora ci ritroviamo nuovamente – e non a caso – sotto l’ultimo Natale in terra del vescovo Francesco di Sales, invecchiato ma non moribondo. Il giorno di Natale del 1622 lo trascorse dalle “sue” Suore Figlie della Visitazione, arricchendo gli animi con una predica commovente sul Natale del Dio fatto Uomo. All’alba si mise a confessare e celebrò la Messa dell’aurora. Alle 11 disse la terza Messa, il giorno dopo si dedicò alle visite al Vescovo e tanto altro, era instancabile fino alla fine. Il 27 dicembre per la festa di san Giovanni evangelista, verso le due del pomeriggio ebbe uno svenimento, iniziò l’agonia che terminò, serenamente e dolcemente, il 28 dicembre a soli 55 anni.

“…ritengo di non amar nulla affatto oltre a Dio e tutte le anime per condurle a Dio!”

Laudetur Jesus Christus