Maria è Coredemptrix, Mediatrix, Advocata? Sì! Lo dice la Dottrina Cattolica

Bisognerà riflettere perché questi tre titoli – Coredemptrix, Mediatrix, Advocata – sono evitati o poco usati nel Magistero della Chiesa negli ultimi cinquant’anni… e perché troviamo oggi tanta ostilità nell’usarli. Ci proviamo, a riflettere, dopo il “bestiario episcopale” qui trattato. Vogliamo ricordare anche questa recente Tavola Rotonda: Cari Pastori, basta con l’arroganza!! nella quale spieghiamo perché non accettiamo che un Vescovo osi cambiare le parole della Preghiera dettata dalla Vergine Maria a Fatima, arrivando a cancellare “l’inferno”….

————————————————————

UNA PREMESSA IMPORTANTE (qui la fonte originale)

René Laurentin (1917-2017) fu l’uomo-cardine della promozione in campo “teologico” del fenomeno medjugoriano: ordinato prete nel 1946, “esperto” al Concilio, editorialista de Le Figaro, membro della Pontificia accademia mariana internazionale, fu uno dei principali sdoganatori degli episodi balcanici.

Se molto, anzi moltissimo, si potrebbe dire sulle contraddizioni, devianze e ambiguità del carrozzone-Medjugorje, sul grande promotore dell’operazione, Laurentin, basti dire che era ecumenista e nemico dichiarato della definizione del dogma della Corredenzione, oltre che freddino sui titoli mariani di Avvocata Mediatrice di tutte le grazie.

Quando nel 1996 si tenne il 12° Congresso Mariano in Polonia, dalla Pontificia accademia mariana internazionale fu chiesto di studiare la possibilità e l’opportunità della definizione dei titoli mariani di «Mediatrice», «Corredentrice» ed «Avvocata». Si costituì un gruppo “qualificato” di teologi. E già qui si ebbe il primo scandalo. A 15 “cattolici” furono aggregati eretici e scismatici (un luterano, un anglicano e tre “ortodossi”). Tra i 15 “cattolici” ovviamente figurava il Laurentin. Il testo che ne uscì era a metà strada tra una confessione di colpevolezza e un grottesco tentativo – speriamo almeno in buona fede – di affossare l’avanzamento del culto mariano per non dispiacere i nemici della Chiesa. Riportiamo di seguito le righe imbarazzanti che ebbero l’ardire di scrivere, con grassettature nostre (fonti quiquiqui):

1. I titoli, come vengono proposti, risultano ambigui, giacché possono comprendersi in modi molto diversi. E’ parso inoltre non doversi abbandonare la linea teologica seguita dal Concilio Vaticano II, il quale non ha voluto definire nessuno di essi: non adoperò nel suo magistero il titolo di «Corredentrice»; e dei titoli di «Mediatrice» ed «Avvocata» ha fatto un uso molto sobrio (cf. Lumen gentium 62). In realtà il termine «Corredentrice» non viene adoperato dal magistero dei Sommi Pontefici, in documenti di rilievo, dai tempi di Pio XII. A questo riguardo vi sono testimonianze sul fatto che Egli ne abbia evitato intenzionalmente l’uso. Per quanto concerne il titolo di “Mediatrice” non si dovrebbero dimenticare eventi storici abbastanza recenti: nei primi decenni di questo secolo la Santa Sede affidò a tre commissioni diverse lo studio della sua definibilità; tale studio portò la Santa Sede alla decisione di accantonare la questione.

2. Anche se si attribuisse ai titoli un contenuto, del quale si potrebbe accettare l’appartenenza al deposito della Fede, la loro definizione, nella situazione attuale, non risulterebbe tuttavia teologicamente perspicua, in quanto tali titoli, e le dottrine ad essi inerenti, necessitano ancora di un ulteriore approfondimento in una rinnovata prospettiva trinitaria, ecclesiologica ed antropologica. Infine i teologi, specialmente i non cattolici, si sono mostrati sensibili alle difficoltà ecumeniche che implicherebbe una definizione dei suddetti titoli.

Ovviamente gli autori stavano accuratamente zitti sull’incredibile mole di documenti in favore della Corredenzione, sul ricorso del termine in documenti ufficiali di Congregazioni Romane e, salvo una frasetta, sul suo utilizzo chiarissimo nel Magistero Pontificio (si pensi a ciò che insegnò Leone XIII in SUPREMI APOSTOLATUS: “Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore”).

Si potrebbe chiudere qui, con un sorriso amaro, dal momento che son fatti che si commentano da soli. Ma c’è di più. Nel 2000, pochi anni dopo quanto riportato, il New York Times tornò sul tema scrivendo:

Padre Laurentin ha affermato che il dogma proposto sarebbe l’equivalente del lancio di “bombe” contro i protestanti e allargherebbe la frattura tra il Vaticano e la Chiesa ortodossa orientale. […] ” Non c’è mediazione o corredenzione se non in Cristo. Lui solo è Dio. ”


Qui termina la citazione su Padre Laurentin e, dal canto nostro, possiamo rispondere con una prova schiacciante del suo errore:

 i titoli di Mediatrice ed Avvocata sono già in uso nella Chiesa da sempre; nella Salve Regina ove la contempliamo ed invochiamo “Avvocata nostra” alla quale san t’Alfonso Maria de Liguori ha dedicato “Le Glorie di Maria” che contemplano frase per frase la Salve Regina, un libro per altro raccomandato da Papa Francesco; e Maria Mediatrice “di tutte le Grazie”, Ausiliatrice, Soccorritrice la invochiamo nelle Litanie così come in una Messa propria dedicata a tal titolo – vedi qui – Maria Mediatrice di tutte le Grazie.

  • Il Concilio Vaticano II, nel 1964, ha spiegato ampiamente la funzione della beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa; ed ha accuratamente esposto il senso e la forza della «mediazione» della beata Vergine: «La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce l’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia. Poiché ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da vera necessità, ma dal beneplacito di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia; non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita» (LG 60). Nel 1971 la sacra Congregazione per il Culto divino ha approvato la messa sotto il titolo della «Beata Vergine Maria, madre e mediatrice di grazia». Questa messa, aderendo fedelmente alla dottrina del Concilio Vaticano II, commemora contemporaneamente la funzione materna e il compito di mediatrice della beata Vergine.

Lo ripetiamo? Nel 1971, dopo la riforma liturgica e sull’onda del concilio, la Chiesa approva una MESSA CON IL TITOLO DI «Beata Vergine Maria, madre e mediatrice di grazia». 

Veniamo ora ai fatti!

Pochi sanno che nel 2009 a Czestochowa (Polonia) fu fatto,  dalla Commissione teologica internazionale (CTI),  un incontro sulla questione per la richiesta della definizione del dogma di Maria “Mediatrice – Corredentrice – Avvocata“. La Commissione, fatta anche da protestanti e ortodossi… BOCCIARONO i titoli…. affermando che “non sono i più adatti  per esprimere il contenuto a cui si riferiscono“. Sorprese all’epoca, la estrema leggerezza con cui la Dichiarazione  alluse alle presunte gravi conseguenze negative che, titoli  mariani bimillenari e usati dai Santi e nella stessa Liturgia della Chiesa, avrebbero avuto con una definizione dogmatica dei titoli in questione. Ma ci fu anche altra motivazione: «Infine i teologi, specialmente i non cattolici, si sono mostrati sensibili alle difficoltà ecumeniche che implicherebbe una definizione dei suddetti titoli». QUI il testo del resoconto.

Encomiabile moderazione, dicono oggi gli ecumenisti… ALLUCINANTE, diciamo noi mariani Apostoli di Maria sull’insegnamento del Montfort e del piccolo gregge…. Perché, in definitiva, il nocciolo della questione non è neppure solo “ecumenico”, ma: nella necessità di un “ulteriore approfondimento” dell’intera problematica, compiuto «in una rinnovata prospettiva trinitaria, ecclesiologica ed antropologica»…. cioè, come a dire che la Chiesa, sul ruolo di Maria Santissima e dopo duemila anni, non avrebbe capito ancora nulla, e che i Santi con la Santissima Trinità che INCORONA MARIA REGINA E MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE, avrebbero teologicamente abusato gettando confusione…. ma c’è poi la NUOVA antropologia e il “nuovo umanesimo”… dunque è da approfondire, proprio perché non sono dogmi ma titoli onorifici, in quale modo Maria dovrebbe e potrebbe essere, oggi “Mediatrice – Corredentrice – Avvocata“….


🙏ATTENZIONE in questo breve a DOMANDE E RISPOSTE Don Alfredo Maria Morselli ci offre una catechesi sufficiente su alcuni termini di lode riconosciuti a Maria nel tempo della storia… non dobbiamo polemizzare sui Documenti della Chiesa, ma imparare a saper rispondere nella verità CON CARITA’ 😉 Ave Maria

SCARICA QUI IL TESTO A DOMANDE E RISPOSTE


Riprendiamo ora il tema che ci siamo prefissati:

QUI IL TESTO IN VIDEO CATECHESI:

Siccome non possono intenderlo a causa della loro visione esclusivamente orizzontale del ruolo di Maria, la decisione presa è stata un “NO” deciso non solo alla formulazione dogmatica, ma anche contro l’uso di tali titoli… sollecitando per essi “la dolce morte”, la dimenticanza… Dunque: “sensibili alle difficoltà ecumeniche…” e perciò, meglio tagliare i titoli a Maria, in nome dell’uomo!! o di un vero sincretismo cristiano con il mondo protestante! E’ evidente che ci troviamo davanti ad un duro e spietato attacco contro la vera Devozione a Maria!

L’unico aspetto positivo, se così vogliamo pensare, è stato il fatto che Benedetto XVI non ha dato corso alle conclusioni raggiunte dalla CTI, cioè, non ha dato ad esso  un contributo di approvazione magisteriale e, di conseguenza, lo studio e queste conclusioni, proprio perché non sono dogmi e proprio perché l’allora pontefice Benedetto XVI non fece alcun pronunciamento, restano discutibili e aperte.

Se questo è l’aspetto positivo, quello negativo – e grave – è che la motivazione di fondo è stata anche un’altra unanime e precisa: “non è opportuno abbandonare il cammino tracciato dal Concilio Vaticano II e procedere alla definizione di un nuovo dogma…

Ricapitoliamo: le motivazioni “gravi” per cui non sarebbe più degno invocare la Santa Madre di Dio – Coredemptrix, Mediatrix, Advocata – sarebbero sostanzialmente tre:

  1. il problema è ecumenico…
  2. il problema è l’incapacità dei moderni teologi a saper spiegare la sostanza dei tre titoli «in una rinnovata prospettiva trinitaria, ecclesiologica ed antropologica»….
  3. il problema è che oggi – riconoscere i tre titoli a Maria, quei titoli che la Chiesa e i Santi Le riconoscono da duemila anni – sarebbe un “… abbandonare il cammino tracciato dal Concilio Vaticano II” …. (??)

Lasciamo a voi giudicare queste “motivazioni”…. Per il termine “Advocata”… consigliamo Le Glorie di Maria di sant’Alfonso Maria de Liguori che spiegano la Salve Regina nella quale invochiamo Maria quale “ADVOCATA NOSTRA“…. forse che dopo il Pater Noster qualcuno sta pensando “bene” di cambiare anche le preghiere a Maria?

Chiarito tutto ciò, visto che dopo queste Commissioni altro non si è fatto, perciò ogni cattolico può continuare ad invocare Maria: Coredemptrix, Mediatrix, Advocata e possiamo difenderli, veniamo ora al profilo storico e teologico di questi Titoli Mariani, nella Tradizione della Chiesa…. ricordando a tutti voi la sezione dedicata alla Mariologia. Si ascolti anche questa omelia del domenicano Padre Coggi: Maria Corredentrice? Sì, lo dice la Chiesa Ella è RIPARATRICE….

_011 Maria Mediatrice 2

  • per l’immagine:  pala d´altare della cappella piccola a piano terra, nel corpo centrale della casa. Dono della prima benefattrice dell’ opera «Mater Orphanorum», donna Elena Pisani Dossi. Copia di quest’ opera sta a Legnano, in un altare laterale del Santuario Mater Orphanorum (suor E. Panzeri).

«21 novembre 1944. Nella nostra Cappella maggiore è stato benedetto ed esposto alla venerazione il nuovo quadro di Maria Mediatrice universale di tutte le grazie, opera dell´ artista Veneziani di Milano. Il quadro che è profondamente dogmatico risale, per la sua concezione, al Padre Maestro (p. Rocco Antonio crs. ndr) che ne ha seguito poi minutamente, assieme al Rev.mo Padre Superiore (p. Brusa Giuseppe crs. ndr), la pratica realizzazione. La Trinità SS.ma elegge Maria Regina e tesoriera delle grazie. La Chiesa trionfante, che la circonda, distribuisce l´ abbondanza delle grazie sulla Chiesa militante e sulla Chiesa purgante. L´ Ecc.mo Vescovo di Casale ha approvato la diffusione dell´ immagine ricavata dal quadro stesso» (Corbetta, Libro degli Atti, alla data).

Maria Mediatrice nella Sacra Scrittura, nella Liturgia
e nella Dottrina della Chiesa
 Il Titolo di Mediatrice

 Fr. Reginald Garrigou Lagrange O.P. discute sull’ufficio di Mediatore: “L’ufficio di Mediatore appartiene pienamente solo a Gesù, l’Uomo-Dio, che solo può riconciliare con Dio; è offerto da Lui, a nome degli uomini, l ‘infinito, il sacrificio della Croce, che si perpetua nella Santa Messa.
Egli solo, come Capo del genere umano, porta i meriti in materia di giustizia per noi, la grazia della salvezza si applica a coloro che non respingono la sua azione salvifica. E’ come uomo che Egli è il Mediatore, ma come un uomo nel quale l’umanità è unione ipostatica della Parola e della pienezza di grazia, la grazia di Dio sugli uomini. San Paolo spiega: ” Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il Mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù,  che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti ” ( I Tim. 2, 5 -6).
“Ma S. Tommaso aggiunge: ” Non vi è alcuna ragione per cui non ci dovrebbero essere, dopo Cristo, altri secondari mediatori tra Dio e gli uomini, che co-operano unendoli a livello ministeriale e dispositivo. Tali mediatori trasmettono agli uomini l’azione del principale Mediatore,  ma sempre in dipendenza suoi meriti “. [1] .
Garrigou-Lagrange rileva inoltre che la Liturgia, una delle voci del Magistero ordinario, non ha esitato a sostenere che la Madonna è universale Mediatrice:
“La questione si pone:  è Maria, nella subordinazione e della dipendenza dei meriti di Cristo, Mediatrice universale per tutti gli uomini a partire dal momento della venuta del Salvatore, per quanto riguarda l’ottenimento e la distribuzione di tutte le grazie, sia in generale che in particolare ?
Non sembra che in Lei il suo ruolo non è proprio quello di un ministro, ma quello di un associato alla Redenzione ?
Anche se i Cattolici non rispondono alla domanda con un rifiuto, il senso cristiano dei fedeli e la Liturgia, affermano che Maria è Madre del Redentore: tutte le indicazioni sono che Maria è Mediatrice universale, perché si trova posta tra Dio e gli uomini, e più in particolare tra suo Figlio e gli uomini. ” [2]
San Massimiliano Maria Kolbe, francescano martire di Auschwitz, spiega il ruolo di Mediazione di Nostra Signora:
“Ci sono due tipi di mediazione. La prima è che si riceve qualcosa da un altro, ma con qualche obiettivo in mente, quindi colui che ha ricevuto il dono non è il proprietario, ma deve usare il dono nel modo, come è stato detto a lui; nel frattempo un altro ha ricevuto lo stesso dono, ma per la sua esclusiva proprietà e ha il diritto di gestirlo come vuole. “La Santissima Madre è nella seconda categoria, dopo aver ricevuto le grazie in tale modo da Dio, Lei non è come un portatore.
Lei non riceve da Dio per le grazie uno scopo assegnato, così che Lei le può utilizzare in un modo o nell’altro. L’Immacolata Vergine riceve da Dio, Grazie per la sua esclusiva proprietà e Lei li distribuisce a noi come Lei vuole, a chi Lei vuole, e nel modo che Ella vorrà.
Qui, finalmente, possiamo vedere come Dio sia grande e  santo ed abbia fatto alla sua Madre Santissima, e quanto dobbiamo a Lei onore “. [3]

Come vedremo, la dottrina della Mediazione universale di Maria è insegnata dal Magistero ordinario della Chiesa attraverso la Liturgia, le Encicliche papali e nelle opere di teologi approvate dalla Chiesa.

Nella Sacra Scrittura

Nell’Antico Testamento è simboleggiata: – dall’arca di Noè, – dal vello di Gedeone; è prefigurata nella sposa del Cantico dei Cantici, in Giuditta, in Ester.
Nel passo chiamato “Proto-evangelo” si legge: «Io porrò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua. Essa ti schiaccerà il capo, e tu le insidierai il calcagno»
(
 Gn. 3, 16. )

Nei primi secoli della Chiesa

Il primo che usò il Titolo di Mediatrice, applicato alla Madonna è stato S. Efrem (373): “Vi esorto, Mediatrice del mondo, invoco l’immediatezza della protezione nella mia necessità.”  ( Nel suo  IV Sermone sulla Madonna, che egli chiama “Dispensatrice di tutti i doni … Mediatrice del mondo intero” ) [4]
Un Padre del Concilio di Efeso, Antipatro di Bostra, ha scritto, ” Ti saluto, tu che hai accettato di intercedere come Mediatrice per l’umanità.” ( In S. Joannem Bapt., PG, 1772C)  [5] .
S. Andrea di Creta (660-740) si riferisce a Maria come “Mediatrice tra la Grazia e la legge” e che ” Ella è la mediazione tra la sublimità di Dio e la abiezione della carne”.  Garrigou-Lagrange cita numerosi altri riferimenti:
Il Venerabile Beda ( Homil. 10 in Festo Annunc. E hom. I ; PL, t. XCIV, col. 91, 16) cita Maria Mediatrice in una Omelia sull’Annunciazione.
S. Andrea di Creta chiama Maria Mediatrice di grazia, dispensatrice e causa di vita ( In Nativit. BM, hom. IV, in Dormit. SM, III; PG. t. XCVII, cols. 813 e 1108) S. Germano di Costantinopoli, dice che nessuno è stato salvato senza la cooperazione della Madre di Dio ( In Dormit. BM, PG, t. LXXXVI, c. 349).
Il titolo di Mediatrice è dato inoltre da San Giovanni Damasceno,  che afferma che dobbiamo a Lei tutti i vantaggi conferiti a noi da Gesù ( In Dormit. BM, hom. 1, 3, 8, 12, 11, 16; PG, t. XCVI, cols. 705, 713, 717, 744).
Nel 9 ° secolo, si trova in San Pier Damiani  un insegnamento in cui  “non si realizza un opera della nostra Redenzione senza di Lei “( Serm. 15; PL. t. CXLIV, cols. CXXIX, cols. 741 ).
L’insegnamento di S. Anselmo (Orat. 47, 52; PL, t. CXLIII, cols. 741, 743), Eadmer ( 1060- 1125 ), e San Bernardo nel 12 ° secolo, è lo stesso. ” [6]

Altri Santi su Maria Mediatrice

San Cirillo di Alessandria: “Ave Maria Theotokos, venerabile tesoro di tutto il mondo, luce inestinguibile, corona della verginità, scettro di ortodossia, tempio indistruttibile, che contiene l’incontenibile … è attraverso di Te che la Santa Trinità è glorificata e adorata, attraverso di Te la preziosa Croce è adorata e venerata in tutto il mondo, attraverso di Te è in cielo, gioia; gli angeli e gli arcangeli si rallegrano del fatto che i demoni sono messi in fuga, attraverso di Te il tentatore, il diavolo è cacciato dal cielo, attraverso di Te la caduta creatura è sollevata fino al cielo, attraverso di Te tutta la creazione, una volta imprigionata nella idolatria, ha raggiunto la conoscenza della verità, che i fedeli ottengono il Battesimo e l’olio di gioia, le Chiese sono state fondate in tutto il mondo, i popoli sono guidati alla conversione “. [7]

S. Germano: la Madonna è “veramente una buona Mediatrice di tutti i peccatori.” (Hom. in Dormitorio. II, PG 98, 321, 352-3 ).
San Tarasio di Costantinopoli:
 la Madonna è “la Mediatrice di tutti coloro che sono sotto il cielo.” (In SS. Deiparae Praesentionem. PG 98, 1499). ” [8]

San Bernardo di Chiaravalle parla di Maria come ” Gratiae inventrix, Mediatrix, salutis restauratrix saeculorum”. [9]
“Dio ha voluto che non si dovrebbe avere qualcosa che non passi attraverso le mani di Maria.” ( Hom. III in vig. Nativit ., n. 10, PL 183, 100) (Hom. III Vig. Nativit., N. 10, PL 183, 100).  “Dio ha posto in Maria la pienezza di ogni bene, in modo da farci capire che non vi è alcuna traccia di speranza in noi, alcuna traccia di grazia, qualsiasi traccia di salvezza, che non scaturisca da Lei.”. [10]
“Dio avrebbe potuto donare le sue grazie senza fare uso di questo acquedotto ( Maria ), ma è stato il desiderio di fornire questo strumento attraverso il quale raggiungere la grazia di Lei.” [11]  
Sant’Alberto Magno:   
“A lei [Maria] è stato dato solo questo privilegio, cioè, una comunicazione nella Passione; il suo Figlio ha voluto comunicare i meriti della Passione, in modo che Egli potrebbe dare la sua ricompensa, e al fine di fare di Lei una partecipe del beneficio della Redenzione. Egli ha voluto che fosse partecipe della pena della Passione, nella misura in cui essa potrebbe diventare la Madre di tutti attraverso la ri-creazione, come anche Lei è stata la Coadiutrice della Redenzione dal suo essere associata alla Passione. E proprio come il mondo intero è legato a Dio con la sua suprema Passione, così è anche legato alla Signora di tutti con la sua co-passione “. ( Mariale, Opera omnia, v. 37, D. 150, p. 219). “… Ogni grazia passa attraverso le mani di Maria.” [12]
“La Beata Vergine è molto correttamente chiamata ‘ Porta del cielo,’ ed ogni grazia increata  non è mai venuta o verrà mai in questo mondo se non attraverso Lei”
( Mariale 147)
San Tommaso d’Aquino  scrive, ” Maria è tutta la speranza della nostra salvezza” [13] e “Con l’intercessione di Maria, tutte le anime sono in Paradiso e non sarebbero lì se non fosse intervenuta per loro, poichè Dio le ha affidato le chiavi e i tesori del Regno dei cieli”. [14]  
San Gregorio Palamas:
 ” Ogni dono divino può raggiungere angeli o uomini e salvare attraverso la sua mediazione. Come non si può godere la luce di una lampada senza il tramite di questa lampada, così ogni movimento verso Dio, ogni impulso verso il bene proveniente da Lui è realizzato attraverso la mediazione della Vergine.” Essa non cessa di diffondere le attenzioni su tutte le creature … “. [15] 
Teofane di Nicea:
 “[Maria] è il distributore di tutti i prodigiosi  increati doni del Divino Spirito a coloro che Cristo rende fratelli e co-eredi, non solo perché è la concessione dei doni del suo Figlio, ai suoi naturali fratelli nella grazia, ma anche perché è a questi dona loro come propri  veri figli, generati non da vincoli di natura, ma di grazia “. [16]
San Lugi di Montfort: “A Maria, sua Sposa fedele, lo Spirito Santo di Dio ha comunicato i suoi indicibili doni, e ha ha voluto che fosse la dispensatrice di tutto ciò che possiede, in ciò che distribuisce a chi vuole, per quanto vuole, come lei vuole e quando vuole, tutti i suoi doni di grazia. Non c’è celeste Dono dello Spirito Santo  agli uomini, che non passi attraverso la sua verginale mani. ” [17]  “… Maria è stata designata per essere tesoriera della sua ricchezza, della sua grazia:  Distributore, Funzionario della grandezza dei  suoi miracoli, restauratrice del genere umano, Mediatrice degli uomini, distruttrice dei nemici di Dio e fedele compagna di grandi opere e trionfi. “(WG 28).
S. Alfonso de’Liguori
: “Dio, che ci ha dato Gesù Cristo, vuole che tutte le grazie che sono state, che sono, e saranno dispensate agli uomini fino alla fine del mondo per i meriti di Gesù Cristo, devono essere dispensate dalle mani e attraverso l’intercessione di Maria. “(Le Glorie di Maria, cap. 5).
Contro la tesi che questa dottrina è ” una pia esagerazione, ” S. Alfonso ha risposto: “Io considero come indubbiamente vero che tutte le grazie sono dispensate da Maria”. [18] 
San Giovanni Vianney:
 ” Tutti i santi hanno una grande devozione alla Madonna: la grazia non viene dal cielo, senza passare attraverso le mani di  Maria.
Non si può andare in una casa senza parlare con il portiere. Ebbene, la Santa Vergine è la portiera del cielo “.
San Pier Giuliano Eymard
: ” L’uomo è stato indegno di ricevere direttamente la Parola di Dio, così Maria è stata la nostra Mediatrice con l’incarnazione, e Lei continua a esercitare tale funzione. Nessuno viene a conoscenza di Gesù Cristo e abbraccia la sua santa Legge, se non attraverso di Lei; non si ottiene il dono della Fede, senza le sue preghiere. La sua missione, a cui Lei è sempre fedele, è quello di dare a noi Gesù. Egli deve essere ricevuto dalle sue mani, e invano si cerca Lui altrove. ” [19]

La Tradizione Francescana

L’Ordine Francescano , che si è battuto per il Dogma della Immacolata Concezione attraverso il teologo Duns Scoto, ha tanti Santi che hanno promosso la devozione a Maria, Mediatrice di tutte le grazie:

San Francesco d’Assisi: “Comando a tutti i miei fratelli, quelli che vivono oggi, e quelli a venire in futuro, di venerare la Santa Madre di Dio; poichè dobbiamo sempre implorare la nostra Protettrice, e lodarLa in ogni momento, in tutte le circostanze della vita, con tutti i mezzi in nostro potere e con la massima devozione e presentazione. ” [30] 
San Bonaventura: 
“Nessuno può entrare in cielo, se non per mezzo di Maria, entrando attraverso un cancello.” [31]
“Noi crediamo che Maria si apre l’abisso della misericordia di Dio a chi si vuole, quando vuole e come vuole lei, così che non vi è tuttavia grande peccatore che si perde se Maria lo protegge”. [32]   
San Bernardino da Siena: 
  “Maria è la Dispensatrice di tutte le grazie di Dio per l’uomo.” [33]  Questo è il processo della grazia divina: a partire da Dio, sono il flusso di Cristo, da Cristo alla sua Madre, e da lei alla Chiesa …. io non esito a dire che Lei ha ricevuto una certa giurisdizione su tutte le grazie .. .. che sono amministrate attraverso le sue mani ….” ( Sermone de Nativitate BMV V, cap. 8: op. omn., v. 4, p. 96).
San Massimiliano Kolbe:
“Fino ad oggi il nostro rapporto, all’interno di tutto il regime della Redenzione, a Maria, la Co- Redentrice Dispensatrice di tutte le Grazie, non è stata pienamente e totalmente comprensibile. Ma nel nostro tempo la fede nella sua mediazione cresce di giorno in giorno.” [34]
“Come la Madre di Gesù, nostro Salvatore, Maria è stata la Co-Redentrice della razza umana, come Sposa dello Spirito Santo, che condivide nella distribuzione di tutte le grazie”. [35] “Quando riflettiamo su queste due verità: che provengono da tutte le grazie dal Padre, dal Figlio e dello Spirito Santo, e che la nostra santa Madre Maria è, per così dire, uno con lo Spirito Santo, si è spinti a concludere che questa Santissima Madre è l’intermediario con il quale tutte le grazie a noi.
(Conf. Sept 25, 1937) ” [36]. “L’unione tra lo Spirito Santo e la Vergine Immacolata è così grande che lo Spirito Santo non influenza le anime, che attraverso la sua Mediazione. Dove Ella è la Mediatrice di tutte le Grazie, divenuta la vera Madre della Divina Grazia, Regina degli Angeli e dei Santi, Guida dei cristiani e Rifugio dei peccatori “. [37] “I Padri e Dottori della Chiesa insegnano che Lei, la seconda Eva, ha corretto ciò che la prima Eva ha guastato, e che Lei è un canale della Divina Grazia, la nostra speranza e rifugio, e che attraverso di Lei abbiamo ricevuto da Dio la grazia. Papa Leone XIII nella sua Enciclica sul Rosario (22 settembre 1891) sottolinea: “E ‘consentito di affermare che da quel generoso tesoro di grazie che il Signore ci ha portato … nulla è dato a noi se non per mezzo di Maria, perché Dio ha voluto così si ‘ “. [38]

 I Papi

 Benedetto XIV: Bolla Gloriosae Domina (27. 09. 1748);

 Pio VII: “Privilegi alla Chiesa dell’Annunziata di Firenze”, 1806

 Papa Leone XIII
Nella prima delle sue Encicliche sul Rosario, Supremi Apostolatus (1883), Papa Leone XIII chiama la Madonna ” Custode della nostra pace e Dispensatrice di grazie celesti.” L’anno seguente la sua Enciclica Superiore anno parla di preghiere presentate a Dio “attraverso la sua che ha scelto di essere la distributrice di tutte le grazie celesti.” [21] Ma è forse in Octobri mense (1891) che Sua Santità fa una più forte esposizione di questa dottrina:  “Con parità di verità si può affermare che, per volontà di Dio, nulla dell’ immenso tesoro di ogni grazia che il Signore ha accumulato, viene a noi se non per mezzo di Maria …. Come grandi sono la sapienza e la misericordia, rivelato in questo disegno di Dio, Maria è la nostra intermediaria per la gloria;  è la potente Madre di Dio onnipotente …. Questo disegno realizzato dalla Misericordia di Dio in Maria e confermato dal Testamento di Cristo (Gv. 19:26 -27), si è capito fin dall’inizio ed è stato accettato con grande gioia dai santi Apostoli e dei primi credenti. E ‘stata anche la fede e l’insegnamento del venerabile Padri della Chiesa.
Tutti i popoli cristiani di ogni età l’hanno accettata all’unanimità. … Non vi è alcuna altra ragione per questo di una fede divina. “
Armand Robischaud comprende quattro osservazioni su questa Dichiarazione di Papa Leone  XIII:
la verità che propone Sua Santità, è che per volontà di Dio la Madonna ha questo ruolo, che la sua Enciclica è indirizzata a tutta la Chiesa; che Egli lancia un appello di universale convinzione della Chiesa, dal tempo degli Apostoli, che questa verità è implicita nella Sacra Scrittura, attraverso l’Annunciazione e le parole di Cristo dalla Croce indirizzate alla sua Santa Madre e San Giovanni. [20]
Robischaud scrive, “Al momento non sappiamo di teologo cattolico serio che metta in dubbio la verità della universale Mediazione di Maria, nel senso già spiegato, ed è sicuro di dire che la stragrande maggioranza di essi ritengono sufficientemente giustificata dalle fonti di essere definita dalla Chiesa. ” Egli è inoltre del parere che la Dottrina della Mediazione universale di grazie della Madonna deve essere classificata come de fide divina ex ordinario Magisterio.
Questa conclusione, egli afferma, è basata in particolare sull’Enciclica di Papa Leone XIII Octobri mense[21]

Papa Benedetto XV  scrivendo al Cardinale Gasparri il 27 aprile 1917, afferma: ” Dal momento che tutte le grazie che l’Autore di ogni bene i disegni a conferire su i poveri sono i discendenti di Adamo, dal favorevole disegno della Provvidenza divina, la dispensa per le mani della Vergine santissima, … ” [22]
In una allocuzione, dopo la solenne lettura del Decreto di approvazione dei due miracoli per la canonizzazione di S. Giovanna d’Arco, Benedetto XV ha risposto alla obiezione del promotore della fede per la sua Causa, che ha obiettato che uno dei due miracoli dovrebbe essere attribuito alla Madonna.
Sua Santità afferma: “Se in ogni miracolo dobbiamo riconoscere la Mediazione di Maria, per mezzo della quale, secondo la volontà di Dio, ogni grazia e benedizione per noi, si deve ammettere che, nel caso di uno di questi miracoli, la mediazione della Beata Vergine si è manifestata in un modo molto speciale.
Noi crediamo che Dio ha tanto smaltito il problema al fine di ricordare ai fedeli che il ricordo di Maria non deve mai essere escluso, anche se può sembrare che un miracolo è quello di essere attribuiti alla intercessione o la mediazione di uno dei Beati o uno dei Santi “. [23]
Benedetto XV, nella Lettera apostolica Inter Sodalicia ( 1918 ), scrive: ” Si può davvero affermare che, insieme con Cristo Maria ha redento il genere umano.
Per questo motivo, ogni tipo di grazia che riceviamo dal tesoro della Redenzione è amministrata come si trattasse attraverso le mani della Vergine Addolorata stessa … ” (22 marzo 1918, AAS 10, 1918, 182). Nel 1921 istituisce la Festa di Maria Mediatrice di tutte Grazie.

 Nella Enciclica Ad Diem Illum LaetissimumPapa Pio X scrive che ”  E’ da questa compagnia nel dolore e nella sofferenza già evocato tra la Madre e il Figlio, che è stato consentito alla Vergine di essere la più potente Mediatrice e Avvocata di tutto il mondo con il suo Divin Figlio. “

Papa Pio XI, nel 1924 nella Lettera apostolica Exstat in civitate, afferma: “E ‘chiaro che molti Romani Pontefici hanno suscitato devozione tra le nazioni alla più clemente Madre, la Vergine Maria, Consolatrice degli afflitti, e Tesoriera di tutte le grazie di Dio “. (Feb. 1, 1924, AAS 16 1924, 152)
Nel 1926 ha proclamato: ” Noi, a cui nulla è più caro che la devozione del popolo cristiano essere suscitato più e più verso la Vergine, che è la Tesoriera di tutte le grazie a Dio, credo che si debba accondiscendere a questi desideri. ” (Pio XI, Lettera Apostolica, Cognitum sane, gennaio 14, 1926, AAS 18, 1926, 213)

 Papa Pio XII: “Per l’Amato Madre di Dio, Mediatrice di grazia celeste, Affidiamo i sacerdoti del mondo intero …” [24]
Inoltre, in un Decreto della Sacra Congregazione dei Riti riconoscendo i miracoli per la canonizzazione di San Luigi de Montfort, Papa Pio XII  invita a ricordare la Tradizione della Chiesa e la dottrina dei teologi in quel momento: “Raccoglie insieme la Tradizione dei Padri .San Bernardo, il Dottore Mellifluo, insegna che Dio vuole dare tutto a noi per mezzo di Maria.  Su questa pia e salutare dottrina tutti i teologi, al momento attuale, sono in comune accordo”. [25]

Giovanni XXIII e Paolo VI: I Padri del Concilio e i suoi Presidenti istituzionali, Giovanni XXIII e Paolo VI, ritennero che non fosse il caso di procedere a nuove definizioni dogmatiche: conclusione maturata in un processo di riflessione e di preghiera che vide impegnati in prima linea Giovanni XXIII, Paolo VI e la Commissione teologica del Concilio. Perché richieste di nuovi dogmi mariani erano giunte alla Commissione preparatoria del Vaticano II.
Il titolo di Mediatrice, ad esempio, è stato inteso lungo i secoli ed è inteso tuttora in modo notevolmente diverso. Basta prendere in mano i manuali di Mariologia degli ultimi anni – dal 1987 ad oggi ne sono usciti una ventina – per constatare che la Mediazione della beata Vergine è trattata dai teologi in maniera contrastante nell’impostazione, nella valutazione dottrinale, nella determinazione del campo in cui essa viene esercitata, nel raffronto con la mediazione di Cristo e dello Spirito Santo. A prescindere da ogni altra considerazione, nel caso della Mediazione di Maria si è davanti, per quanto concerne molti aspetti di essa, a una “quaestio disputata”, si è lontani cioè da quella sostanziale unanimità teologica che, in relazione a ogni questione dottrinale, è il preludio necessario per procedere ad una definizione dogmatica.

Giovanni Paolo II:
nell’Enciclica Redemptoris Mater, nn. 44-47, concepisce la “Mediazione mariana” quale “Mediazione materna”, la inquadra nella trattazione della maternità spirituale e vede in essa l’espressione più alta della sua cooperazione all’opera della salvezza.

Benedetto XVI: 
Uno degli aspetti caratterizzanti dell’Enciclica Deus caritas est è il reciproco richiamo che si fanno l’amore e la carità, espressione quest’ultima della novità cristiana dell’amore. Veramente bella è la conclusione tutta mariana dell’Enciclica. La Vergine Maria viene indicata come specchio di ogni santità e modello di servizio di carità. Ella ci insegna che solo quando si fa spazio a Dio, incontrato nella preghiera che nel servizio al prossimo, il mondo diventa buono.
Alla sua bontà materna, come alla sua purezza e bellezza verginale, si rivolgono gli uomini di tutti i tempi e di tutte le parti del mondo nelle loro necessità e speranze, nelle loro gioie e sofferenze, nelle loro solitudini come anche nella condivisione comunitaria. Le testimonianze di gratitudine, a lei tributate in tutti i continenti e in tutte le culture, sono il riconoscimento di quell’amore puro che non cerca se stesso, ma semplicemente vuole il bene.
La devozione dei fedeli mostra, al contempo, l’intuizione infallibile di come un tale amore sia possibile.
Chi beve alla fonte dell’amore di Dio diventa egli stesso una sorgente « da cui sgorgano fiumi di acqua viva » (cfr Gv 7, 38).
«Non c’è frutto della Grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la Mediazione di Nostra Signora»
(Omelia per la canonizzazione di fra Antônio de Sant’Ana Galvão 11-05-2007).

Liturgia Orientale

In uno dei Tropari della Liturgia Copta si legge che la nostra salvezza è assicurata “Perché ogni aiuto viene ai fedeli per mezzo di Maria, la Madre di Dio”. [26]
In una preghiera nella Liturgia Siriaca si legge: “Come posso rendere a Te debitamente lode, o Vergine castissima ? Per Te o Tuttasanta è il Creatore tra gli uomini ,
e Tu dai loro tutto l’aiuto e la grazia di cui hanno bisogno.” [27]
La Liturgia Armena ha la seguente preghiera: “Rallegrati, o Madre di Dio, trono e speranza di salvezza del genere umano, Mediatrice della Legge e della grazia”. [28]
E la Liturgia Caldea ha questa bella preghiera: “O Regina delle regine, fai tutti ricchi, arricchisci con le tue grazie, o Madre dell’ Altissimo.
Egli ha fatto di te la Dispensatrice dei suoi tesori e la Regina universale. E’ nel tuo grembo che Egli ha posto i suoi tesori , e in te ha raccolto grazie, come in un mare,
e Lui ha fatto di Te la sorgente della vita dei mortali … ” [29]

Liturgia Occidentale

All’interno della Tradizione francescana ( molto prima dell’istituzione della Festa di Maria Mediatrice ), la Santa Sede ha concesso all’Ordine  Francescano uno speciale Ufficio e Messa per la Festa della Madonna degli Angeli (2 agosto): l’orazione Colletta si apre con queste significative parole: “O Dio, che hai voluto rinunciare a tutti i favori agli uomini attraverso la tua santissima Madre …” .
Nel 1921 Benedetto XV († 1922), su richiesta del Card. Desiderio-Giuseppe Mercier († 1926), concesse a tutto il Belgio l’Ufficio e la Messa della beata Vergine Maria «Mediatrice di tutte le grazie», da celebrarsi il 31 maggio.
La Sede Apostolica concesse poi a numerose altre Diocesi e Congregazioni religiose, dietro loro richiesta, il medesimo Ufficio e la Messa; perciò ne seguì che la memoria della beata Vergine Maria Mediatrice divenne quasi generale.
Il Concilio Vaticano II, nel 1964, ha spiegato ampiamente la funzione della beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa; ed ha accuratamente esposto il senso e la forza della «mediazione» della beata Vergine: «La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce l’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia. Poiché ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da vera necessità, ma dal beneplacito di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia; non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita» (LG 60). Nel 1971 la Sacra Congregazione per il Culto Divino ha approvato la Messa sotto il titolo della «Beata Vergine Maria, Madre e Mediatrice di grazia». Questa Messa, aderendo fedelmente alla dottrina del Concilio Vaticano II, commemora contemporaneamente la funzione materna e il compito di Mediatrice della beata Vergine (cfr Proprio delle messe dell’Ordine dei Servi della beata Vergine Maria, Curia Generalizia OSM, Roma, 1972, pp. 36-37). Ai nostri giorni questa Messa viene celebrata in molti luoghi l’8 maggio.
Il formulario, come si conviene, celebra anzitutto Cristo, «vero Dio e vero uomo, unico mediatore (…) sempre vivo a intercedere in nostro favore» (Prefazio; 1 Tm 2, 5; Eb 7, 25; Orazione sulle offerte, Orazione dopo la Comunione). Ma onora anche la beata Vergine Madre e Mediatrice di grazia, poiché il Padre, «nel mirabile disegno del suo amore» (Colletta; cfr Prefazio), l’ha costituita madre e collaboratrice del Redentore (cfr Colletta, Prefazio). La Vergine Maria è Madre di grazia, poiché ha portato nel suo «grembo purissimo (…). Cristo vero Dio e vero uomo» (Antifona d’ingresso) e ci ha donato lo stesso «Autore della grazia» (Colletta; cfr Alleluia). La Vergine Maria è Mediatrice di grazia, poiché e stata socia di Cristo nel procurarci la grazia più grande, la redenzione cioè e la salvezza, la vita divina e la gloria che non ha fine (cfr LG 61). Nel formulario la «mediazione» della beata Vergine viene giustamente interpretata come «provvidenza d’amore» (Prefazio): «di intercessione e di perdono, di protezione e di grazia, di riconciliazione e di pace» (Prefazio).

[1] Reginald Garrigou-Lagrange, OP, La Madre del Salvatore e la nostra vita interiore, pag 172.
[2] Ibid.Pp. 172-173.
[3] Proverbi ed esempi di San Massimiliano Kolbe, (Manila, Francescani Conventuali ), pp. 141‑142.
[4] Sancti Efrem prot opera graece et latine. Ed. Assemani, Vol. Assemani, vol. 3 (Rome, 1746), p. 3 (Roma, 1746), p. 525 and pp. 525 e pp. 528‑529. 528-529.
[5] p. Mark I. Miravalle, STD, Maria: Coredentrice, Mediatrice, Avvocata (Santa Barbara, Queenship Publications, 1993), p. 36.
[6] Garrigou-Lagrange, p. 175. 175.
[7] San Cirillo, Homiliae diversae 4; PG 77, 992.
[8] Citato in Miravalle, p. 37. 37.
[9] Garrigou-Lagrange, p. 175. 175.
[10] Hom. in nativit. in nativit. BVM, n. BVM, n. 6; PL, 183,441. 6, PL, 183.441.
[11] Hom. in nativit., BVM, nn.3‑4; PL, 183, 440. in nativit., BVM, nn.3-4, PL, 183, 440.
[12] p. Armand J. Robischaud, SM, “Maria, Dispensatrice di tutte le grazie”, p. 446. Tratto da mariologia, vol. II, a cura di B. Juniper Carol, OFM, Bruce Publishing Co., Milwaukee, 1957.[13] “Marian Sermons,” Complete Works, Augsburg: 1757, p. “Prediche mariana,” Opere complete, Augsburg: 1757, p. 499. 499.
[14] San Tommaso d’Aquino, “Esposizione della Salve Regina”, IPM 27.
[15] Citato in Miravalle, p. 136. 136.
[16] Ibidem, pag. 141. 141.
[17]. San Luigi di Montfort, Vera devozione a Maria, nn. 24‑25. 24-25.
[18] Sant’ Alfonso de’Liguri , Le Glorie di Maria, p. 32.
[19] San Pietro Giuliano Eymard, Nostra Signora del Santissimo Sacramento, New York: Eymard League, 1930, pp. 99‑100.
[20] Robischaud, p. 431. 431.
[21] Ibidem, pag. 436. 436.
[22] AAS, vol. 9, 1917, p. 9, 1917, p. 266. 266.
[23] Robischaud, p. 432. 432.
[24] Menti nostrae,  143, (Esortazione Apostolica di Pope Pius XII al clero di tutto il mondo per lo sviluppo della santità nella vita sacerdotale), Sett. 23, 1950.
[25] AAS, vol. 34, 1942, p. 34, 1942, p. 44.
[26] Robischaud, p. 438. 438.
[27] D. Attwater, Preghiere della Liturgia orientale (Londra, 1931), p. 20. 20.
[28]  Robischaud, p. Robischaud, p. 438. 438.
[29] Ibid., Pp. 436‑439. 436-439.
[30] San Francesco d’Assisi, “Regola dei Frati Minori, cfr. I.
[31] S. Bonaventura, “Il Vangelo di San Luca”, GM 160, nota 4.
[32] S. Bonaventura, GM 238; VOS 145.
[33] San Bernardino da Siena, “Per la nascita della Beata Vergine, cap. 8, vol. 4, p. 96, Lione: 1650.
MJ Scheeben, mariologia, Vol. 2, pag. 271, San Louis: B. Herder, 1948.
[34] Manteau-Bonamy, OP, Immacolata Concezione e dello Spirito Santo, p. 89. 89.
[35] Ibidem, pag. 97. 97.
[36]  Ibidem, pag. 102. 102.
[37] San Maximilian Kolbe, Manila, p. 140.
[38] Ibid., p. Ibidem, pag. 142. 142.

Fonte


Conclusione: importanza pratica della Mediazione mariana per la nostra salvezza

Se vogliamo salvarci dobbiamo ricorrere a Maria perché questa è la volontà di Dio.

San Bernardo canta: «Chiunque tu sia, che ti vedi trascinato dalla corrente di questo mondo, e cui sembra di navigare tra burrascose tempeste piuttosto che camminare sulla terra, se non vuoi essere travolto dalle tempeste non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella che si chiama Maria. Se si alzano i venti delle tentazioni, se incorri negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se ti vedi travolto dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira, l’avarizia o i desideri della carne scuotono violentemente la navicella del tuo cuore, guarda la stella, invoca Maria. Se, turbato al pensiero dell’enormità dei tuoi peccati, confuso per le bruttura della tua coscienza, tremante di paura al pensiero del Giudizio, cominci a sprofondare nel baratro della tristezza e della disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nelle incertezze, nelle angustie, pensa a Maria, invoca Maria. Maria non receda dalle tue labbra, non si allontani dal tuo cuore e tu, per impetrare il suo aiuto, non trascurare di imitare gli esempi della sua vita. Se la segui non smarrirai la strada, se la preghi non dispererai, se pensi a lei non ti perderai, se lei ti protegge non temerai. Se ti sorregge non cadrai, se ti difende non temerai nulla, se ti conduce arriverai al porto, se ti guida non ti smarrirai. In ogni cosa pensa Maria invoca Maria» (Homil. II super Missus est, n. 17, PL 183, 71A).

Infine terminiamo con la sua bellissima preghiera: “Memorare, o piissima Virgo Maria, non esse auditum a saeculo quemquam ad tua currentem praesidia, tua implorantem auxilia, tua petentem  suffragia esse derelictum: ego tali animatus confidentia, ad te, Virgo virginum, Mater, curro, ad te venio, coram te gemens, peccator, assisto: noli Mater Verbi, verba mea despicere, sed audi propitia et exaudi. Amen / Ricordati, o piissima Vergine Maria,  non essersi mai sentito al mondo che chi è ricorso al tuo aiuto, chi ha implorato il tuo ausilio, chi ha chiesto i tuoi suffragi è restato senza nulla e inascoltato: animato da questa fiducia, io vengo a te, Vergine delle vergini, e a te ricorro, o Madre, vengo a te, dinanzi a te mi prostro peccatore gemente. Non voler Madre del Verbo disprezzare le mie preghiere, ma ascoltale propizia ed esaudiscile. Amen!”.

È ottima cosa consacrarsi come schiavo di Gesù in Maria secondo ciò che insegna S. Luigi Maria Grignion de Montfort nel Trattato della vera devozione alla Vergine Maria – vedi qui


AGGIORNAMENTO – marzo 2021

  • IL CASO

Maria Corredentrice? Lo dicono tradizione e Concilio

di Luisella Scrosati

Nell’udienza di mercoledì scorso, per la terza volta, papa Francesco ha negato esplicitamente che Maria sia corredentrice. Ma ancora una volta interpreta Scritture e Tradizione in modo distorto, compreso il significato delle icone bizantine. Ecco perché…

Maria santissima Madre di Dio

Che cosa spinga un papa a dedicare in continuazione omelie e catechesi per “riabilitare” Giuda e screditare la Sempre Vergine Maria non è dato sapere. Di certo non si può impedire che un tale diverso trattamento risulti, ad orecchie cattoliche, almeno un po’ dissonante; per non dire inquietante. Fatto sta che Papa Francesco, mercoledì scorso, vigilia della Solennità dell’Annunciazione, è tornato ancora una volta a gettar fango sul titolo di Corredentrice; lo aveva già fatto il 3 aprile 2020, giorno in cui si commemoravano i Sette Dolori di Maria e il 12 dicembre 2019, memoria liturgica della Vergine di Guadalupe (vedi qui): sempre puntualmente alla vigilia o nel giorno di feste mariane.

La nota dominante di questi interventi è, purtroppo, sempre la stessa superficialità e unilateralità nella selezione e interpretazione di passi delle Scritture e dati della Tradizione. Prendiamo, per esempio, la scelta dell’icona Odigitria. Il Papa ne fa cenno per affermare qualcosa che contraddice il senso stesso dell’iconografia mariana. Egli afferma che il senso di queste icone sarebbe il seguente: «Maria è totalmente rivolta a Lui, a tal punto che possiamo dire che è più discepola di madre […]. Questo è il ruolo che Maria ha occupato per tutta la sua vita terrena e che conserva per sempre: essere l’umile ancella del Signore, niente di più».

In realtà, quando si va a vedere questa tipologia di icone, vi si ritrova praticamente sempre, il duplice digramma MP ΘY (abbreviazione di Meter Theou), rispettivamente alla sinistra e alla destra del capo della Madonna (rispetto a chi guarda l’icona). L’Odigitria non è affatto una semplice discepola ed umile ancella che indica Gesù, ma la Theotókos, nel senso proprio di questo termine, come è stato definito ad Efeso e precisato nella diatriba tra San Cirillo e Nestorio, e come è stato in seguito nuovamente ripreso dal Concilio di Calcedonia, in funzione anti-monofisita. L’intento di entrambi i Concili ecumenici non era affatto quello di fare qualche complimento alla Madre di Gesù, esagerando un po’, spinti dall’affetto, come Bergoglio ha dichiarato in riferimento ai titoli mariani. Se così fosse, i due Concili si sarebbero risparmiati i vari anatemi e i Padri conciliari si sarebbero salutati con una pacca sulle spalle, sogghignando magari di quanto Cirillo l’avesse sparata grossa…

E invece no. Per quei concili, i titoli mariani avevano un contenuto teologico ben preciso. San Giovanni Damasceno, interprete e padre della tradizione bizantina, mette bene in chiaro che «il solo nome Theotókos contiene tutto il mistero dell’economia della salvezza». A sua volta, il Tommaso d’Aquino dell’Oriente, San Gregorio Palamas, non sembra affatto concordare con l’idea che i titoli mariani altro non siano che una serie di affettuose esagerazioni riversate su una graziosa discepola:

«Volendo creare un’immagine della bellezza assoluta e manifestare chiaramente agli angeli e agli uomini la potenza della sua arte, Dio ha fatto Maria tutta bella. Egli ha riunito in lei le particolari bellezze distribuite alle altre creature e l’ha costituita comune ornamento di tutti gli esseri visibili e invisibili: o piuttosto, ha fatto di lei come la sintesi di tutte le perfezioni divine, angeliche e umane, una bellezza sublime che nobilita i due mondi, che si eleva dalla terra fino al cielo e che supera anche quest’ultimo».

Espressioni che fanno comprendere come Maria Santissima superi tutto l’ordine della creazione e si collochi, per grazia, nella sfera di Dio, pur non essendo Dio. Gregorio accenna con una immagine a quell’ordine ipostatico, nella quale la Tutta Santa è stata posta da Dio. Infatti, «Maria è come la linea di demarcazione tra il creato e l’increato. Ella sola ha ricevuto i doni divini senza misura e Dio ha posto tutto nelle sue mani: ella è il luogo di tutte le grazie, la pienezza della bontà, l’immagine viva di ogni virtù; ella sola è stata ricolmata dei carismi dello Spirito Santo, ed è eccelsa su ogni creatura per la sua unione con Dio». Testi come questi testimoniano la consapevolezza dell’eccesso non delle nostre parole, ma della grandezza del mistero di Maria. Per questo, si afferma De Maria numquam satis.

L’interpretazione di papa Francesco dell’icona Odigitria è dunque palesemente in contrasto con l’icona stessa e con il contesto teologico nel quale l’iconografia bizantina vive. E infatti, a fianco di questo tipo iconografico, ve ne sono altri che testimoniano l’eccezionale e inarrivabile mistero dell’umile Ancella di Nazareth; si pensi alla Panagia Platytera oPlatytera ton ouranon (“più ampia dei cieli”), alla Pantanassa (“Regina dell’universo”) o ancora alla Ypsilotera ton ouranon (“più alta dei cieli”).

A lasciare di stucco, anche in questa “terza edizione” degli interventi contro la Corredenzione mariana, è il modo in cui papa Bergoglio ignora o decide di non prendere in considerazione la presenza del termine Corredentrice e del nocciolo della dottrina che la riguarda nella storia della mariologia. Egli ne parla come se la singolare partecipazione di Maria all’opera della Redenzione, soggettiva ed oggettiva, fosse una recente invenzione di qualche isolato fanatico.

Autori medievali come San Bernardo di Clairvaux, che la chiama “riparatrice”, e Arnaldo di Chartres, che non esita ad affermare che «Cristo e Maria compirono l’opera dell’umana Redenzione», riprendono, sviluppano e rilanciano la riflessione patristica su Maria, Nuova Eva; il Seicento è poi il secolo della sistematizzazione della dottrina sulla corredenzione mariana, fino ad arrivare, nel Novecento, alla presenza del titolo di Corredentrice nei documenti delle Congregazioni Romane e nei discorsi dei Papi. Benedetto XV, nella Lettera Apostolica Inter Sodalicia (1918) spiega con estrema chiarezza che per la sofferenza vissuta da Maria insieme al Figlio, che Ella stessa offre in immolazione, «si può affermare a buon diritto che ella, insieme con Cristo, ha redento il genere umano». Per questo Pio XI, il 30 novembre 1933, non esita ad essere il primo Papa ad utilizzare il titolo di Corredentrice: «Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre sua alla sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di Corredentrice».

Il capitolo VIII di Lumen Gentium contiene nella sua essenza la dottrina della corredenzione mariana, sebbene i Padri conciliari abbiano preferito non utilizzarne il termine. Tuttavia, la nota esplicativa della sottocommissione teologica, come riportato ne Lo schema mariano al Concilio Vaticano II del padre Giuseppe M. Besutti, testo imprescindibile per comprendere la mariologia del Concilio, precisava che il titolo di Corredentrice fosse «assolutamente vero in se stesso».

Il mariologo belga Jean Galot, intervenendo ad una conferenza internazionale organizzata dalla Congregazione per il Clero, il 28 maggio 2003, chiariva ancora una volta, sulla base del testo di LG, che «la Corredenzione significa una cooperazione alla Redenzione. Non significa un’uguaglianza di Maria con Cristo, perché Cristo non è Corredentore, ma Redentore e il solo Redentore. Maria non è Redentrice ma Corredentrice, in quanto si è unita a Cristo nell’offerta della sua Passione. Così viene pienamente salvaguardato il principio dell’unicità del Mediatore […]. Il Concilio nega che questa unicità sia posta in pericolo dalla presenza mediatrice di Maria. Attribuendo alla Beata Vergine i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice, afferma che “l’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un unico fonte” (LG 62). Il titolo di Corredentrice non può dunque apparire come una minaccia per il potere sovrano di Cristo, perché emana da questo potere e trova in esso la sua energia».

RICORDA CHE:

Papa san Giovanni Paolo II, 8 settembre 1982:
“Anche a voi, cari ammalati, giunga la mia parola affettuosa e l’invito a gioire per la nascita dell’Immacolata Madre di Dio. Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità. Voi lo sapete, il dolore se unito a quello del Redentore ha un grande ed insostituibile valore salvifico. Intuite, allora, la preziosità inestimabile della vostra grande missione, sulla quale invoco le consolazioni di Maria, le gioie più profonde che per voi ha preparato il suo purissimo Cuore di Madre”.
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1982/documents/hf_jp-ii_aud_19820908.html

Papa san Giovanni Paolo II, 4 novembre 1984:
Alla Madonna – la Corredentrice – san Carlo si rivolge con accenti singolarmente rivelatori. Commentando lo smarrimento di Gesù dodicenne nel tempio, egli ricostruisce il dialogo interiore, che poté intercorrere tra la Madre e il Figlio, e soggiunge: “Sopporterai dolori ben più grandi, o Madre benedetta, e continuerai a vivere; ma la vita ti sarà mille volte più amara della morte. Vedrai consegnato nelle mani dei peccatori il tuo Figlio innocente . . . Lo vedrai brutalmente crocifisso, tra i ladri; vedrai il suo fianco santo trapassato dal crudele colpo di lancia; vedrai, infine, effondere il sangue che tu gli hai dato. E tuttavia non potrai morire!” (Omelia nel duomo di Milano la domenica dopo l’Epifania del 1584)”.
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1984/documents/hf_jp-ii_ang_19841104.html

Papa san Giovanni Paolo II, Angelus Domenica delle Palme 31 marzo 1985:
“La Chiesa vi dedica una particolare sollecitudine pastorale chiamando i fedeli alla mensa eucaristica, quale amorevole interprete dell’aspirazione del Signore: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi” (Lc 22, 14). Al desiderio del Redentore faccia generoso riscontro il desiderio nostro, auspice Maria, la corredentrice, alla quale eleviamo con piena effusione la nostra preghiera”.
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1985/documents/hf_jp-ii_ang_19850331.html

 “Maria santissima, Corredentrice del genere umano accanto al suo Figlio, vi dia sempre coraggio e fiducia! E vi accompagni anche la mia benedizione, che ora di gran cuore vi imparto!” (Giovanni Paolo II ai Pellegrini malati diretti a Lourdes, 24.3.1990) https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1990/march/documents/hf_jp-ii_spe_19900324_oftal.html


e ancora:

GIOVANNI PAOLO II – UDIENZA GENERALE – Mercoledi, 9 aprile 1997

Maria singolare cooperatrice della Redenzione ( Gv 19, 25-26).

  • 1. Nel corso dei Secoli, la Chiesa ha riesaminato la collaborazione di Maria all’opera della salvezza, approfondendo l’analisi della sua associazione al sacrificio Redentore de Cristo. Già sant’Agostino attribuisce alla Vergine la qualifica di “cooperatrice” della Redenzione (cfr Sant’Agostino, De Sancta Virginitate , 6; PL 40, 399), titolo che sottolinea l’azione congiunta e subordinata di Maria a Cristo Redentore.

In questo senso s’è sviluppata la riflessione, soprattutto dal Quattrocento. Qualcuno ha temuto que si annuncia porre Maria sullo stesso pianoforte di Cristo. In realtà l’insegnamento della Chiesa sottolinea con chiarezza la differenza tra la Madre e il Figlio nell’opera della salvezza, illustrando la subordinazione della Vergine, in quanto cooperatrice, all’unico Redentore.

Del resto, l’apostolo Paolo, quando afferma: “Siamo collaboratori di Dio” ( 1 Cor 3, 9), mantiene l’effettiva possibilità per l’uomo di cooperare con Dios. La collaborazione dei credenti, che ovviamente esclude una garanzia con Lui, si esprime nell’annuncio del Vangelo e nel sostegno personale alla sua residenza nel cuore della sua vita.

  • 2. Applicato a Maria, il termine “cooperatrice” assume, però, un significato specifico. La collaborazione dei cristiani salvezza si attua dopo l’evento del Calvario, di cui si impegna a diffondere i frutti attraverso la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l’evento questo è il titolo di mamma; si estende quindi alla totalità dell’opera salvifica di Cristo. Solo Lei è stata associarsi in questo modo all’offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini. In unione con Cristo e sotto Lui, ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all’intera umanità.

Il particolare ruolo di cooperatrice svolto dalla Vergine ha come fondamento la sua divina maternità. Portando Colui che era destinato a compiere la redenzione dell’uomo, nutrendolo, presentandolo al tempio, soffrendo con Lui morente in Croce “cooperò in modo speciale tutto all’opera del Salvatore” ( Lumen Gentium , 61). Anche la chiamata di Dio a collaborare all’opera della salvezza riguarda ogni essere umano, la partecipazione della Madre del Salvatore alla Redenzione dell’umanità rappresenta un fatto unico e irripetibile.

Nonostante la singolare condizione di tale condizione, Maria è anch’essa della salvezza destinataria. Ella è la prima redenzione, riscattata da Cristo “nella più sublime maniera” nella sua immacolata concezione (cfr Pio IX, Bolla “Ineffabilis Deus”, in Pio IX, Acta 1, 605) e piena della grazia dello Spirito Santo.

  • 3. Tale affermazione porta ora a domandarci: qual è il significato di questa singolare collaborazione di Maria al piano della salvezza? Ciò è vicino ad una particolare intenzione di Dio nel confronto con la Madre del Redentore, che a tempo debito solenni, cioè a Cana e sotto la Croce, Gesù chiama col titolo di “Donna” (cfr Gv 2, 4; 19, 26 ). Maria è associata in quanto donna all’opera salvifica. Avendo creato l’uomo “maschio e femmina” (cfr Gn 1, 27), il Signore vuole affiancare, anche nella Redenzione, al Nuovo Adamo la Nuova Eva. La coppia dei progenitori aveva intrapreso la via del peccato; una nuova coppia, figlio di Dio con la collaborazione della Madre, avrebbe ristabilito il genere umano nella sua dignità originale.

Maria, Nuova Eva, divina così icona perfetta della Chiesa. Essa, nel disegno divino, rappresenta sotto la Croce l’umanità redenta che, bisognosa di salvezza, è resa capace di offrire un contributo allo sviluppo dell’opera salvifica.

  • 4. Il Concilio ha tenuto presente che questa dottrina e la sua, sottolineando l’apporto della Santa Vergine non solo alla nascita del Redentore, ma anche alla vita del suo Corpo mistico lungo il corso dei secoli e fino all'”eschaton”: nella Chiesa Maria “ha collaborato” (cfr Lumen Gentium , 53) e “collabora” (cfr Lumen Gentium , 63) all’opera della salvezza. Nell’illustrare il mistero dell’Annunciazione, il Concilio ha affermato che la Vergine di Nazaret, «accettando la volontà salvifica di Dio, si consacrò totalmente come Ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo il mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio omnipotente» ( Lumen Gentium , 56).

Il Vaticano II, inoltre, presenta Maria non solo come la “madre del Redentore”, ma quale “compagna generosa del tutto eccezionale”, che collabora “in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la Speranza e amore ardente”. Ricorda, altresì, che sublime frutto di questa cooperazione alla maternità universale: “Per questo diventò per noi madre nell’order della grazia” ( Lumen Gentium , 61).

Alla Vergine Santa dunque possiamo rivolgerci con fiducia, implorando l’affidabilità del singolare a Lei affidato da Dio, il ruolo di cooperatrice della Redenzione, da Lei esercitato in tutta la vita e, in particolare, ai piedi della Croce.


“Fu in ogni tempo lodevolissimo ed inviolabile costume del popolo cattolico ricorrere nei trepidi e dubbiosi eventi a Maria e rifugiarsi nella sua materna bontà. Ciò dimostra la fermissima speranza, anzi la piena fiducia, che la Chiesa cattolica ha sempre a buon diritto riposto nella Madre di Dio. Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore. E poiché la gioia per Lei più gradita è quella di aiutare e consolare ogni singolo fedele che invochi il suo soccorso, non vi può essere dubbio che Ella voglia molto più volentieri accogliere, anzi esulti nel soddisfare i voti di tutta la Chiesa.”
(Leone XIII – enc. Supremi Apostolatus sulla devozione del Santo Rosario e le indulgenze – 1°settembre 1883)
https://cooperatores-veritatis.org/2022/02/28/leone-xiii-maria-corredentrice-del-genere-umano-enciclica-supremi-apostolatus/

«O Madre di pietà e misericordia, che assistetti il ​​tuo dolce Figlio mentre compiva sull’altare della Croce la Redenzione dell’umanità come CORREDENTRICE e associata dei suoi dolori, mantieni in noi e aumenta ogni giorno, ti chiediamo, i preziosi frutti della sua redenzione e della TUA COMPASSIONE»
(Pio XI, 29 aprile 1935)


La corredenzione della Vergine Maria

È sufficiente consultare qualsiasi trattato di mariologia preconciliare, per rendersi conto dell’importanza che il concetto di corredenzione, applicato alla Vergine Maria, aveva assunto nel pensiero teologico per cinque secoli. I papi stessi avevano incoraggiato i teologi, così come i fedeli, a comprendere meglio questo titolo della Nostra Madre celeste. Basta per esserne convinti ricordare le parole dei papi, da Pio IX, il Papa dell’Immacolata Concezione, a Pio XII, il Papa della Gloriosa Assunzione della Madonna.

Pio IX
Nella bolla Ineffabilis Deus, che proclama il dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854, Papa Pio IX scrive: «Ecco perché, proprio come Cristo, mediatore di Dio e degli uomini, avendo preso la natura umana, cancella il sigillo della sentenza che era contro di noi e la legò vittoriosamente alla croce, allo stesso modo la Santissima Vergine, unita a Lui da un legame stretto e indissolubile, con Lui e da Lui esercitando un’eterna inimicizia contro il serpente velenoso e trionfando completamente su questo nemico, gli ha schiacciato la testa con il suo piede immacolato». Se la parola redentrice non appare, l’idea e la sua realtà sono ben espresse.

Leone XIII
Numerosi testi di Papa Leone XIII esprimono allo stesso modo questa dottrina. Così nell’enciclica Supremi apostolatus officio (1883): «In effetti, la Vergine libera dalla contaminazione originale, scelta per essere la Madre di Dio, e proprio per questo associata a Lui nell’opera di salvezza del genere umano, gode con suo Figlio di un tale favore e potere che mai la natura umana e la natura angelica hanno potuto e possono ottenere».
In un’enciclica sul rosario, Jucunda semper (1894), lo stesso Papa insegna: «Accanto alla croce di Gesù c’era Maria, sua madre, accesa per noi di un’immensa carità, per accoglierci come figli , lei stessa offrì volentieri suo Figlio alla giustizia divina, morendo nel suo cuore con Lui, trafitta da una spada di dolore».
Nella costituzione apostolica Ubi primum (1898), sulla confraternita del Rosario: «Non appena, secondo il piano segreto della divina Provvidenza, siamo stati elevati alla cattedra suprema di Pietro …, il nostro pensiero è andato spontaneamente alla grande Madre di Dio e sua associata nella redenzione del genere umano».
Infine, nell’enciclica Adjutricem populi (1895), Leone XIII dà l’espressione più completa di questa corredenzione, associandola alla mediazione universale di Maria: «Perché da lì, secondo i disegni di Dio, cominciò a vegliare sulla Chiesa, aiutarci e proteggerci come Madre, così che dopo essere stata cooperatrice della Redenzione umana, è diventata anche, grazie al potere immenso che le è stato concesso, dispensatrice della grazia che scaturisce da questa Redenzione per tutti i tempi».

San Pio X
Questo santo papa ha ugualmente evocato la dottrina della corredenzione nella sua famosa enciclica Ad diem illum (1904), per il cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione: «La conseguenza di questa comunità di sentimenti e sofferenze tra Maria e Gesù è che Maria “meritò legittimamente di diventare la riparatrice dell’umanità caduta” (De Excellentia Virginis Mariæ, c. IX), e quindi la dispensatrice di tutti i tesori che Gesù ha acquisito per noi con la sua morte e dal suo sangue». Il santo papa, a sua volta, sottolinea il legame tra la co-redenzione e la mediazione universale.
Durante il pontificato di questo glorioso papa, un decreto del Sant’Uffizio del 26 giugno 1913 elogiava «l’abitudine di aggiungere al nome di Gesù, quello di sua Madre, nostra corredentrice, la beata Vergine Maria». La stessa congregazione concesse l’indulgenza per la recitazione della preghiera in cui Maria viene chiamata “corredentrice del genere umano” il 22 gennaio 1914.

Benedetto XV
A sua volta, ha chiaramente parlato di questa dottrina, nella sua lettera dell’Inter solidacia: «Associandosi alla Passione e alla morte di suo Figlio, soffrì come se morisse lei stessa (…) per placare la giustizia divina; per quanto ha potuto, ha sacrificato suo Figlio, in modo che si possa giustamente dire che con Lui ha redento il genere umano. E, per questo motivo, tutti i tipi di grazie che attingiamo dal tesoro della redenzione vengono a noi, per così dire, dalle mani della dolorosa Vergine».

Pio XI
Dobbiamo innanzitutto citare la sua lettera Explorata res (2 febbraio 1923), in cui fa questo bellissimo elogio alla Madre del Cielo: «Costui non incorrerà in una morte eterna, colui che godrà soprattutto all’ultimo momento dell’assistenza della Beata Vergine. Questa opinione dei dottori della Chiesa, confermata dal sentimento del popolo cristiano e da una lunga esperienza, si basa soprattutto sul fatto che la dolorosa Vergine fu associata a Gesù Cristo nell’opera della Redenzione».
Ma soprattutto, è il primo papa ad usare il termine corredentrice. Nel suo messaggio ai pellegrini di Lourdes per il Giubileo della Redenzione, fece questa preghiera: «O Madre di pietà e misericordia, che assistetti il ​​tuo dolce Figlio mentre compiva sull’altare della Croce la Redenzione dell’umanità come corredentrice e associata dei suoi dolori, mantieni in noi e aumenta ogni giorno, ti chiediamo, i preziosi frutti della sua redenzione e della tua compassione» (29 aprile 1935).
E nel Discorso ai pellegrini di Vicenza (30/11/1933), dichiarò chiaramente: «Il Redentore doveva, per forza di cose, associare sua Madre alla sua opera. Questo è il motivo per cui la invochiamo sotto il titolo di corredentrice». Ecco le sue parole:

  • Voi siete come mandati [a Roma] e raccomandati dalla Madonna di Monteberico, Signora della vostra regione, venerata in quel Santuario tanto famoso; inviati dunque della Vergine stessa, al centro della fede per arricchirvi dei tesori dell’Anno Santo della Redenzione in cui Ella ha tanta parte.
    Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre Sua alla Sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di CORREDENTRICE. Essa ci ha dato il Salvatore, l’ha allevato all’opera di Redenzione fino sotto la Croce dividendo con Lui i dolori dell’agonia e della morte in Gesù consumava la Redenzione di tutti gli uomini. E proprio sotto la Croce, negli ultimi istanti della Sua vita il Redentore la proclamava Madre nostra e Madre universale: Ecce filius tuus, diceva di S. Giovanni che rappresentava noi tutti; e nello stesso Apostolo eravamo ancora tutti noi a raccogliere le parole: Ecce Mater tua.
    Voi, buoni fedeli, dunque siete venuti a celebrare con Noi il XIX Centenario non solo della Redenzione, ma anche della maternità universale di Maria, proclamata ufficialmente e solennemente con le parole stesse del Figlio di Dio nel momento particolarmente solenne della Sua morte; siete venuti a rendere anche questo tributo di pietà alla Vergine Madre di tutti gli uomini e che voi potete ben dire con orgoglio e con fierezza filiale Madre vostra in modo tutto particolare.
    (pubblicato su Maria nell’insegnamento dei Romani Pontefici, Edizioni Paoline, Roma, 1959, pp. 242-243).

—————————
Pio XII
Il pastore angelico ha ripetutamente descritto il fatto della corredenzione di Maria, anche se non usa il termine. Nell’enciclica Mystici corporis (1947) per esempio: «Fu infine Maria che, sopportando i suoi immensi dolori con un’anima piena di forza e fiducia, più di tutti i cristiani, vera regina dei martiri, completò ciò che mancava alle sofferenze di Cristo … “per il suo Corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24)».
Se il termine corredentrice non si trova sotto penna di questo papa, la dottrina è lì con tutta la chiarezza e lo sviluppo possibili. Lo si giudichi da questa citazione dall’enciclica Ad caeli Reginam (1954) sulla regalità di Maria: «Nel compimento della Redenzione, la Vergine Santissima è stata strettamente associata a Cristo (…) In effetti “Come Cristo per averci redenti, è nostro Signore e nostro Re a un titolo speciale, così anche la Vergine Santa è nostra Regina e sovrana a causa del modo unico in cui ha contribuito alla nostra Redenzione, dando la sua carne a suo Figlio e offrendola volontariamente per noi, desiderando, chiedendo e procurando la nostra salvezza in un modo molto speciale ”».

Empietà oltraggiosa

Il rifiuto dei titoli della Beata Vergine, in particolare quelli di Corredentrice e Mediatrice ha le sue origini nell’ecumenismo moderno. Già, quando il dogma dell’Assunzione della Beata Vergine fu proclamato nel 1950, i modernisti furono infastiditi, vedendo in esso un nuovo ostacolo posto al riavvicinamento con i protestanti.
Al Concilio Vaticano II, i Padri hanno semplicemente cancellato lo schema preparatorio sulla Beata Vergine, in modo da non dargli troppa importanza, e ne hanno fatto un semplice capitolo della costituzione Lumen Gentium sulla Chiesa. Il Concilio riconosce a Maria titoli come Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e persino Mediatrice, la proclama Madre della Chiesa, ma la tendenza è al minimalismo.
Questa tendenza sarà quella di tutti i papi postconciliari. Tuttavia, l’omelia di Francesco è senza dubbio la più chiara manifestazione di questo rifiuto della tradizione e di questo disprezzo che si diceva discretamente tra i teologi modernisti, come padre Yve Congar, ma che ora si può dire ad alta voce sotto la cupola di San Pietro.

Fonte : fsspx.it

RICORDA:

Dal discorso di Pio XI “Ecco di nuovo” ai pellegrini di Vicenza, 30 novembre 1933

  • Voi siete come mandati [a Roma] e raccomandati dalla Madonna di Monteberico, Signora della vostra regione, venerata in quel Santuario tanto famoso; inviati dunque della Vergine stessa, al centro della fede per arricchirvi dei tesori dell’Anno Santo della Redenzione in cui Ella ha tanta parte.
    Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre Sua alla Sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di CORREDENTRICE. Essa ci ha dato il Salvatore, l’ha allevato all’opera di Redenzione fino sotto la Croce dividendo con Lui i dolori dell’agonia e della morte in Gesù consumava la Redenzione di tutti gli uomini. E proprio sotto la Croce, negli ultimi istanti della Sua vita il Redentore la proclamava Madre nostra e Madre universale: Ecce filius tuus, diceva di S. Giovanni che rappresentava noi tutti; e nello stesso Apostolo eravamo ancora tutti noi a raccogliere le parole: Ecce Mater tua.
    Voi, buoni fedeli, dunque siete venuti a celebrare con Noi il XIX Centenario non solo della Redenzione, ma anche della maternità universale di Maria, proclamata ufficialmente e solennemente con le parole stesse del Figlio di Dio nel momento particolarmente solenne della Sua morte; siete venuti a rendere anche questo tributo di pietà alla Vergine Madre di tutti gli uomini e che voi potete ben dire con orgoglio e con fierezza filiale Madre vostra in modo tutto particolare.

Maria nell’insegnamento dei Romani Pontefici, Edizioni Paoline, Roma, 1959, pp. 242-243.

Maria e il Santissimo Sacramento

Ave verum Corpus natum de Maria Virgine” cantiamo con la Chiesa adorando il Santissimo Sacramento. Il Sacro Corpo di Cristo che riceviamo si è formato nel grembo dell’Immacolata, Corpo del suo corpo, Sangue del suo sangue. Senza la sua fiat, non ci sarebbe l’Eucaristia. Il Ringraziamento dopo la Santa Comunione è quindi anche un ringraziamento a lei come fonte di questo Santissimo Sacramento.
Maria è la creatura perfetta. Dio ha fatto tutto per lei: per lei ha creato il mondo, è innanzitutto per lei che è diventato uomo e si è sacrificato sulla Croce. Istituì la Santa Eucaristia prima di tutto per lei. Perché ha istituito questo sacramento?
Per amore: nutrire le anime nella loro fame, consolarci con la sua presenza durante il nostro esilio, per unirsi completamente e totalmente con noi.
Per amore di lei, per nutrirla nella sua fame di Dio, così che anche lei potesse nutrire i suoi figli attraverso Lui. Lei, più di ogni altro essere umano, ha sofferto di questo esilio ed è stata consumata dal desiderio del Signore.

Questo è il motivo per cui ha voluto istituire la sua presenza in questo modo soprattutto per lei, al fine di essere più intimamente unito a lei. Tutte le grazie che Dio voleva avvolgere in questo Sacramento, Maria per prima le ricevette nelle sue comunioni e da lì dovevano fluire nelle altre anime. Questo è il motivo per cui l’unico modo per ricevere pienamente le grazie della Santa Comunione e i frutti che ne derivano è unirsi ad essa per ricevere l’ostia. La Chiesa lo conferma quando applica a Maria le parole della Saggezza: “Venite, comedite panem meum et bibite vinum quod miscui vobis”, “Venite a mangiare il mio pane e bere il vino che ho preparato per voi”. Ci invita a mangiare “il suo pane”, quello che ha preparato per noi attraverso l’Incarnazione. Questo pane è Gesù, che all’altare, come sulla croce, è suo Figlio.
Ciò significa che Maria è la Mediatrice tra noi e la Santa Ostia. Le apparteniamo interamente e lei è sempre spiritualmente con noi.

Ecco perché, quando Cristo entra nella nostra anima, prima trova la “padrona di casa”, poi ci trova nascosti sotto il suo manto protettivo, nel suo cuore. La sua mediazione in quel momento è di grande importanza, perché l’Onnipotente compie il suo più grande atto d’amore, si umilia per prendere la forma dell’ostia, impegnando la sua onnipotenza a fare un’intera serie di miracoli, ognuno dei quali è più grande della stessa creazione del mondo. Ma noi lo riceviamo con tanta disattenzione, sonnolenza, indifferenza e distrazione! Non dovremmo temere che le nostre dichiarazioni d’amore e il nostro ringraziamento siano indegni di un Dio, superficiali e persino insufficienti, spesso pronunciate con una palese mancanza di profondità?
Ma ecco, l’Immacolata entra nei nostri cuori; lei ama Cristo più di tutte le creature. Attraverso la sua unione con lo Spirito Santo, ha il privilegio di amare Cristo con l’amore stesso di Dio. Questo è il motivo per cui, quando lo riceviamo, possiamo offrire a lui Maria prima di tutto, così da essere sicuri che il nostro miserabile cuore diventi gradito a lui attraverso la presenza spirituale della sua divina Madre in noi.

fonte: FSSPX


In che modo Maria è mediatrice di tutte le grazie

di Padre Angelo Bellon OP

Quesito

Carissimo Padre,
diversi santi così come la tradizione popolare (l’ho sentito dire da diversi sacerdoti), sostengono che Maria sia la mediatrice di tutte le grazie. Tramite una veloce ricerca su internet ho trovato queste citazioni: s. Bernardo “tutte le grazie che il signore vuole donarci le otteniamo dalle mani della vergine”; Pier Damiani “siamo certi che tutti i tesori della Divina Misericordia sono nelle tue mani”; Sant’Alfonso “è dottrina predicata da tutti i Santi che nessuna Grazia ci viene dal Cielo se non passa per le mani di Maria”. E anche nella supplica alla Madonna di Pompei si prega “Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie”. La mia domanda è se davvero è mediatrice di tutte le grazie e perché possiamo affermarlo.
La ringrazio, la ricordo a Maria e auguro buona festa dell’Immacolata
Antonella
p.s. grazie per avermi indicato la storia di un’anima di s. Teresa nella precedente mail 


Risposta del sacerdote

Cara Antonella,
1. è fuori di dubbio che la Madonna sia stata mediatrice nel senso che ha donato la natura umana a Dio con l’evento dell’incarnazione.
Non si è trattato di una mediazione semplicemente passiva come quello di un contenitore nei confronti del contenuto.
Ma è stata una mediazione attiva perché attraverso il suo , libero e pieno d’amore, Dio è entrato nel mondo.

2. Ugualmente è fuori di dubbio che Maria, con il suo intervento provvidenziale alle nozze di Cana, è stata mediatrice della manifestazione della gloria di Gesù, e cioè della sua natura divina, e della fede dei discepoli che da allora credettero in Gesù.

3. Inoltre Gesù dalla croce ce l’ha donata come Madre.
E da quel momento ha iniziato per la Chiesa, che è il corpo mistico di Gesù, tutte quelle cure e attenzioni che finora aveva prestato al corpo di Gesù in occasione della sua nascita e della sua crescita.

4. Ora Maria si trova in Cielo.
Anche qui è fuori di dubbio che la Madonna conosca le necessità materiali e spirituali di ogni uomo e che per ciascuno e in ogni momento in forza della sua carità che è in qualche modo infinita dica a Gesù a nostro favore quello che gli ha detto un giorno a Cana di Galilea: “Non hanno più vino”.
La Chiesa con la preghiera Sub tuum praesidium fin dai primi secoli ha invocato la Madonna perché ci liberi da tutti i pericoli: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio Santa Madre di Dio… Liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.
Come pensare che rimanga insensibile alle nostre necessità dal momento che Dio l’ha incaricata di essere madre e di intercedere per noi?

5. Dio l’ha voluta perché fosse avvocata e mediatrice nostra.
Avrebbe certo potuto fare tutto da solo.
Ma in questo modo ha voluto mettere un timbro materno alla dispensazione delle sue grazie mettendo in risalto nello stesso tempo sia la natura del suo amore sia il potere che dà ad ognuno dei suoi figli quando lo invocano.

6. Il santo Curato d’Ars diceva che la Madonna non manda via nessuno e non castiga nessuno perché è Madre.
Se così è la Madonna, così è ancor più infinitamente Dio, da cui la Madonna trae ogni sua perfezione, compresa quella della sua carità materna.

7. E se Dio ascolta le preghiere degli uomini anche se sono peccatori (purché siano pentiti dei loro peccati) molto di più ascolta la Madonna che la tradizione cristiana ha chiamato anche con questo bell’appellativo: Omnipotentia supplex (onnipotente nella preghiera).
Anzi, come la preghiera di Cristo è sempre stata esaudita perché era conforme a quella del Padre, così anche la preghiera della Madonna, la cui volontà è perfettamente conforme a quella del Padre, viene sempre infallibilmente esaudita.

8. Se nonostante la preghiera infallibile della Madonna talvolta non si riceve ciò che si è chiesto è perché c’è qualcosa che ostacola la Provvidenza divina a venirci in soccorso.
Quest’ostacolo può provenire dal fatto che non si prega con le dovute disposizioni, e cioè con umiltà, con carità filiale e con perseveranza, oppure perché si domanda un bene che non è utile alla nostra vita spirituale oppure perché colui per il quale si prega rifiuta ostinatamente la conversione richiesta.
Così insegna San Tommaso (Somma teologica, II-II, 83, 15, ad 2).

9. È vero che la Sacra Scrittura dice che Cristo è l’unico nostro mediatore (1 Tm 2,5-6).
Nessuna mediazione è parallela a quella di Cristo.
Ma quando il Signore comanda di pregare non conferisce forse alla preghiera un potere di mediazione?
Il Signore chiede di pregare in suo nome, e cioè con la forza dei suoi meriti, in forza della sua mediazione.
E chi meglio della Madonna attinge ai meriti di Gesù?

10. Certo, non vi sono mediazioni parallele a quella di Cristo.
Ma il Signore stesso ha voluto che vi fossero delle mediazioni subordinate e non solo in ordine alle proprie necessità ma anche a quelle altrui come dice San Paolo: “Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini” (1 Tm 2,1).

11. Il Concilio Vaticano II ricorda la mediazione di Maria con queste parole: “Anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna.
Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata.
Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice.
Ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore.
Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l’unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l’unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un’unica fonte. La Chiesa non dubita di riconoscere questa funzione subordinata a Maria, non cessa di farne l’esperienza e di raccomandarla al cuore dei fedeli, perché, sostenuti da questa materna protezione, aderiscano più intimamente al Mediatore e Salvatore” (Lumen Gentium, 62).12.

12. Un’analogia aiuta a capire in che modo la Mediazione di Maria non aggiunga né tolga qualche cosa all’unica mediazione di Cristo: noi diciamo che Dio è Santo e diciamo che sono santi anche alcuni uomini.
Ma c’è una differenza essenziale tra i due perché Dio è la santità stessa. E questa santità s’identifica con la sua vita divina.
I santi sono tali per derivazione dalla santità di Dio: non c’è nulla di santo in essi che non venga da Dio, che è fonte di ogni santità.
Dipendentemente da Dio sono causa di santificazione per tanti perché dispongono molti a ricevere non la loro propria vita ma quella che viene da Dio.
Nello stesso tempo ognuno di loro mette in risalto qualcosa di particolare della santità di Dio.
Maria in ogni grazia che Dio elargisce mette in risalto quella carità divina che come diceva il santo Curato d’Ars non caccia via nessuno e non castiga nessuno.

Ti auguro di godere sempre dei suoi servizi materni.
A Lei ti affido nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Regina della pace, della lotta e della sofferenza

Plinio Corrêa de Oliveira

Nelle Litanie Lauretane, la Madonna è invocata come Regina Pacis, Regina della Pace. Proviamo ad analizzare il significato più profondo di questo titolo che la devozione cattolica ha attribuito alla Santissima Vergine.

Vergine della Pace – Chiesa di San Matteo, Lucena (Spagna)

La pace a cui si fa riferimento in questa invocazione può essere considerata sotto due aspetti. In primo luogo, quello dell’intimo delle anime; in secondo luogo, quello esteriore, cioè della società.

Concetto erroneo di pace interiore

Per comprendere la prima accezione, dobbiamo anzitutto tener conto che diversi concetti e parole attinenti a questioni di pietà hanno subito, negli ultimi tempi, pesanti distorsioni nel modo in cui vengono definiti .

Pertanto, è consuetudine pensare che la pace interiore di una persona consista di due elementi. La persona non è assalita da nessuna tentazione, né è quindi alle prese con lotte interiori. La sua vita spirituale è tranquilla, distesa, piacevole, senza problemi. Una persona del genere assomiglierebbe a qualcuno che è seduto all’interno di un elicottero in ascensione, attraverso il quale, senza alcuno sforzo, raggiunge il cielo in completa pace.

Di conseguenza, non ha alcuna croce né alcun patimento. Non è angustiata da malattie, carenze materiali o difficoltà familiari. Per lei tutto avviene in un ordine sereno e perfetto, senza attriti o avversità con cui sia necessario lottare. Tale è il concetto corrente di pace interiore.

Falsa nozione di pace esterna

Consideriamo ora l’idea comune che si ha di pace esterna.

Secondo la nozione oggi propalata, la pace non è opera della giustizia, della virtù, ma di una certa prosperità materialistica. Ciò che conta, innanzitutto, è la stabilità economica, i conti in banca mantenuti e rimpinguati, le pensioni assicurate, le persone in grado di nutrirsi, con comfort e benessere quotidiani garantiti. Non ci sono brighe per questioni pecuniarie, tutti vivono pacifici e beati. Allora la pace regna nella nazione.

Quando tutti i popoli si trovano in questa felice situazione, alcuni immaginano che non ci saranno scontri internazionali, che nessun paese attaccherà  un altro e che la popolazione mondiale condurrà un’esistenza calma e pacifica.

La Regina della Pace non avrebbe sofferto angosce?

Secondo questa concezione erronea, la devozione a Nostra Signora, Regina della Pace, consisterebbe nel venerare la Madre di Dio come protettrice di questo roseo stato di cose, in quanto modello della persona che non ha mai avuto prove, angustie, dolori. Ella fu concepita senza peccato originale, e, pertanto, tutta la sua vita fu molto calma, senza difficoltà. Ebbe un Figlio e uno sposo molto buoni, visse in una piccola città chiamata Nazareth, dove non c’erano attriti di alcun tipo, e trascorreva le Sue giornate senza alcun tipo di preoccupazione.

È vero che suo Figlio, ad un certo punto, soffrì e che Maria, durante la Passione, sperimentò qualche dispiacere, dal quale presto Si riprese, rassegnata. Poco dopo, Ella Lo vide salire al Cielo e fu contenta di vedere il Figlio ben sistemato. Finirono i problemi ed Ella trascorse il resto della sua vita nella tranquillità domestica, sotto le cure filiali dell’Apostolo Giovanni.

Questo è l’ideale di certe mentalità quando parlano di Nostra Signora della Pace.

Un titolo che non esclude lotte e sofferenze

Ora, la ricerca di una corretta interpretazione di questo titolo mariano ci porta invece a considerare che la prima notizia della Madonna nelle Sacre Scritture ce La mostra come l’avversaria del demonio, e come Colei che avrebbe schiacciato la testa al Serpente: “Io porrò inimicizia tra te e la donna”, disse Dio alla vipera, “tra la tua stirpe e la sua stirpe” (Gn 3, 15). In altre parole, c’è un atteggiamento fondamentale di repulsione e di combattimento al male in Colei che è invocata come Regina della Pace.

Inoltre, come si può dedurre dalle parole divine, tutte le lotte condotte dalla Chiesa e dai cattolici contro gli avversari della Fede hanno nella Donna, cioè nella Madonna, il primo esempio di coraggio e di forza per vincerli. Allora, se la pace fosse semplicemente assenza di lotta, come potrebbe la Vergine Maria essere la Regina della Pace?

E ancora. Se la pace consiste nel non avere sofferenza né angosce, come spiegare le parole di Simeone rivolte alla Santissima Vergine, secondo le quali una spada di dolore Le avrebbe trafitto il Cuore? In verità, Maria soffrì un diluvio di dolori nella Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Vide emergere e crescere le antipatie, le animosità e l’odio verso il suo Divin Figlio; da Lui udì la predizione che avrebbe sofferto e che sarebbe morto crocifisso, e non Lo abbandonò un solo istante, accompagnandoLo e partecipando al Suo martirio fino al consummatum est in cima al Calvario, fino alla deposizione del Corpo sacro nella sepoltura. Ed Ella soffrì tutto in un atteggiamento di lotta e di pace, per la redenzione del genere umano, per schiacciare il demonio e vincere la morte.

Pertanto, l’autentica nozione di pace non esclude la lotta né la sofferenza. E dov’è la Regina della Pace, c’è l’inimicizia contro il Serpente e contro il male. 

Estratto, con piccoli adattamenti, da: Dr. Plinio.
São Paulo. Anno XI. N.124 (luglio 2008); pp.10-14

AGGIORNAMENTO SETTEMBRE 2025

“Noi crediamo che Maria è nostra Corredentrice…”

di Padre Paolo M. Siano 24.9.2025

Lo scorso luglio 2025 il Card. Victor Manuel Fernandez ha annunciato che il Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), da lui presieduto, avrebbe pubblicato presto un documento su «vari temi mariani» (vedi qui). Esattamente un anno prima (luglio 2024), il suddetto Dicastero ha preso posizione contro: 1) le presunte apparizioni di Nostra Signora di tutti i Popoli ad Amsterdam; 2) la possibilità di un eventuale dogma di «Maria quale “corredentrice”»; 3) il titolo mariano di «corredentrice», citando, a tale proposito, due discorsi di Papa Francesco, rispettivamente l’omelia del 3 aprile 2020 e l’udienza generale del 24 marzo 2021 (cf. L’Osservatore Romano, giovedì 11 luglio 2024, p. 8).

Pochi giorni fa mi giunge “voce” che nel mese prossimo, il Dicastero per la Dottrina della Fede pubblicherà un documento in cui criticherà (a quanto pare, in modo più esteso) il titolo e il ruolo di Maria Corredentrice e Mediatrice. Alla luce dei precedenti su indicati (luglio 2024 e 2025), ritengo che la “voce” sia attendibile. Intanto, in attesa di quel documento, rimando i lettori ai miei articoli su  “Corrispondenza Romana” in difesa della liceità del titolo mariano di Corredentrice così come usato (e spiegato), da circa 4 secoli, da teologi cattolici, Vescovi e Papi: ovviamente, il titolo mariano di Corredentrice non vuol dire affatto Redentrice a pari di livello di Cristo (come appunto sembrano fra-intenderlo i suoi negatori, tra cui Papa Francesco e il DDF), bensì vuol dire Cooperatrice subordinata a Cristo nell’opera della Redenzione. Inoltre, bisogna distinguere tra la dottrina della Corredenzione mariana e il titolo di “Corredentrice”. La dottrina corredenzionista è insegnata sin dall’età patristica, ad esempio da San Giustino e Sant’Ireneo (Maria quale Nuova Eva). Il titolo di Corredentrice è più tardivo, risalirebbe almeno al XV secolo, ma resta legittimo e cattolico se, appunto, viene inteso correttamente. 

Ecco gli articoli corredenzionisti a cui mi riferisco:

1) “La Corredentrice tra ‘600 e ‘700” (vedi qui).

2) “La Corredentrice nell’800” (vedi qui).

3) “La Corredentrice nel ‘900 fino a Papa Pio XI” (vedi qui).

4) “La Corredentrice nel ‘900, al tempo di Papa Pio XII” (vedi qui).   

5)“La Corredentrice nella fase “Antepreparatoria” del Concilio Vaticano II” (vedi qui). 

6) “La Corredentrice nel Concilio Vaticano II” (vedi qui). 

7) “La Corredentrice al tempo di Papa Paolo VI” (vedi qui).

8) “La Corredentrice al tempo di Papa Giovanni Paolo II” (vedi qui).

9) “La Corredentrice tra Papa Benedetto XVI e Papa Francesco I” (vedi qui). 

In sintesi: il titolo mariano di Corredentrice viene usato in modo positivo (favorevole) da eminenti teologi (gesuiti, domenicani, francescani, ecc.) sin dal finire del Cinquecento (ad esempio dal gesuita P. Alfonso Salmeròn, teologo al Concilio di Trento).  Ma, stranamente, nel 1620 a Mantova, nel 1723 a Bologna e nel 1743 ad Ascoli Piceno, il Sant’Uffizio contesta quel titolo. Considerato il periodo, tra Sei-Settecento, forse si può ipotizzare l’influenza di pregiudizi di tipo giansenista/filo-protestante e/o illuminista (razionalista) su alcune personalità del Sant’Uffizio dell’epoca. Sta di fatto che a parte quei tre strani interventi romani, nel mondo teologico cattolico il titolo mariano di Corredentrice viene usato in senso positivo da teologi e predicatori. Lo usa anche (sebbene una sola volta) il Vescovo (e futuro Dottore della Chiesa) Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (vedi qui), il quale però fa un uso più ampio del titolo mariano di “Mediatrice” (che ritroviamo anche nel Concilio Vaticano II, in “Lumen Gentium”, 62).

Il titolo mariano di Corredentrice ritorna dopo la parentesi della Rivoluzione Francese e dell’impero napoleonico. Teologi e predicatori cattolici, anche Vescovi italiani chiamano Maria col titolo di Corredentrice, il quale compare in senso positivo anche negli “Acta Sanctae Sedis” al tempo dei Papi Leone XIII e San Pio X, quest’ultimo, un Papa anti-modernista la cui ortodossia è senz’altro proverbiale e indubitabile. Durante il XX secolo il titolo mariano di Corredentrice viene usato, ancora in senso positivo, non solo da teologi, predicatori, Vescovi, ma anche da Sommi Pontefici: Pio XI (lo usa 4 volte), Pio XII (una sola volta, in una lettera in lingua spagnola), San Giovanni Paolo II (circa 7 volte). Forse molti non sanno (o dimenticano) che negli “Acta Synodalia” del Concilio Vaticano II (gli “Acta”, non i “Documenta”), lo schema mariologico approvato da Papa San Giovanni XXIII riconosce che il titolo mariano di “Corredentrice del genere umano” è in sé verissimo ma che per motivi ecumenici non verrà usato nei documenti conciliari. Resta però un titolo verissimo!

Nel libro “Gli appelli del Messaggio di Fatima” (Libreria Editrice Vaticana 2001), esaminato dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, la veggente Suor Lucia usa 8 volte il titolo mariano “Corredentrice”, ovviamente in senso positivo.

Nonostante tutta questa tradizione corredenzionista che, dal Seicento in poi, viene portata avanti nella Chiesa da santi, da teologi e da predicatori, da Vescovi e da Papi, si arriva a Papa Francesco che per tre volte (2019, 2020, 2021) mostra ostilità al titolo “Corredentrice”, pur facendo capire implicitamente (suo malgrado?) che esso è uno dei «titoli belli», è una delle «cose belle», che la «pietà cristiana», «la Chiesa», «i Santi» hanno attribuito alla Madonna (cf. L’Osservatore Romano, mercoledì 24 marzo 2021, p. 8) … Ma, allora mi chiedo: oggi, nel XXI secolo, vogliamo metterci contro i Santi, la pietà cristiana e la Chiesa “del passato” (pre- e post-conciliare!) che hanno chiamato Maria anche col titolo di Corredentrice? Ci si ritiene forse più sapienti, più cattolici, più “illuminati” di coloro che ci hanno preceduto e che hanno chiamato Maria anche col titolo di Corredentrice? Al lettore la risposta.

Comunque è curioso notare (scherzo della Provvidenza?) che proprio durante il Pontificato di Papa Francesco, su “L’Osservatore Romano” il titolo mariano di Corredentrice compare varie volte in senso positivi, non solo 4 volte (vedi qui). Infatti, da ricerche ulteriori, ho scoperto che nel quotidiano “L’Osservatore Romano” e nel suo mensile “Donne Chiesa Mondo”, il titolo mariano di Corredentrice è usato in senso positivo, in tutto almeno 12 volte, di cui nove volte in riferimento a una religiosa congolese molto apprezzata da Papa Francesco e più volte intervistata e citata dai media vaticani: Suor Rita Mboshu Kongo, appartenente, appunto, alla Congregazione delle “Figlie di Maria Santissima Corredentrice”. Dunque, mentre per 3 volte Papa Francesco ha criticato il titolo mariano di “Corredentrice”, per almeno 9 volte, dal 2013 al 2023, i media vaticani lo hanno invece riportato in senso positivo, citando semplicemente la Congregazione cui appartiene Suor Rita: Figlie di Maria Santissima Corredentrice!

Segnalo inoltre che il 16 febbraio 1969 l’Episcopato siciliano promulgò “Il Credo del Popolo di Dio” (cf.“Lettere Pastorali 1968-1969”, Sotto l’alto Patronato di Sua Em. Rev.ma Card. Antonio Poma, Arcivescovo di Bologna e Presidente della C.E.I., Centro Francescano “Magistero Episcopale”, Editrice Magistero Episcopale, Verona 1971, coll. 953-968). 

I Vescovi della Sicilia affermano tra l’altro: «Noi crediamo che Maria è nostra Corredentriceperché associata con vincolo intimo e indissolubile – né come strumento passivo ma come liberamente partecipe – ai misteri della Incarnazione e della Redenzione» (col. 958, grassetto mio).

Nella Lettera Pastorale “Il Sacerdote e l’Eucaristia” pubblicata sul “Bollettino Diocesano Nolano” del giugno 1979 (cf. “Lettere Pastorali 1978-1979”, Centro Francescano “Magistero Episcopale”, Editrice Magistero Episcopale, Verona 1980, coll. 369-402), l’allora Vescovo di Nola, Mons. Guerino Grimaldi,chiama Maria «corredentrice» (col. 397, grassetto mio) e «mediatrice universale di grazia» (col. 398, grassetto mio).

Sulla rivista domenicana di filosofia e teologia “Divus Thomas”, Vol. 78, N. 4 (1975), nell’articolo “Aperture conciliari per i titoli mariani di Corredentrice e Mediatrice” (pp. 363-375), lo studioso A. Perego si chiede: «[…] Ma, stando al Vaticano II, si può ancora parlare della corredenzione e mediazione di Maria? Si può dire che questi titoli mariani debbono lasciarsi cadere, dato che il Vaticano II si è mostrato reticente a loro riguardo? A questo problema particolare vogliono rispondere le pagine seguenti, mostrando che il concilio non impone l’eliminazione di tali attributi mariani, suggerendo anzi alcune linee di approfondimento teologico per una loro solida rielaborazione dottrinale» (p. 364, grassetto mio).

Più avanti, Perego scrive: «Come quindi Maria intuitu meritorum Christi è stata redenta con redenzione preventiva, cioè qualitativamente diversa da quella degli altri uomini e quindi essa è immacolata e gli altri no, così, senza menomazione della dignità e dell’opera di Cristo, anzi proprio per virtù di tale opera, non si vede perché Maria non possa essere corredentrice e mediatrice in senso specificamente diverso da quello con cui gli altri santi cooperano dipendentemente da Cristo e per virtù dei suoi meriti alla salvezza delle anime. Già da questa considerazione appare che la dottrina mariologica del Vaticano II non è affatto una chiusura definitiva per la speciale funzione di corredentrice e mediatrice di Maria. Anzi sembra che proprio sulla base conciliare dei testi in cui si enfatizza la straordinaria e del tutto speciale unione di Maria col Figlio suo nell’opera della salvezza, si possa sviluppare una mariologia in linea non minimista rispetto alla funzione e alla parte avuta dalla Vergine nel piano salvifico della redenzione.  Perciò sarebbe arbitrarietà pretendere di fondare sul comportamento del concilio una restrizione di libertà per i teologi nell’approfondire in tal senso i titoli mariani di corredentrice e mediatrice» (p. 373, corsivo del testo, grassetto mio).

Più avanti, a conclusione del suo articolo, A. Perego afferma: «La speciale funzione di corredentrice e mediatrice di Maria lungi quindi dal sostituire l’azione dello Spirito Santo, dimostra piuttosto fino a qual punto massimo può spingersi in una semplice creatura l’azione carismatica dello Spirito. Come Maria è madre di Dio per opera dello Spirito Santo, così per opera dello stesso Spirito è madre nostra nell’ordine spirituale, cioè ci ha generati alla vita soprannaturale cooperando in modo speciale alla redenzione e ci alimenta continuamente in questa vita soprannaturale con le grazie che passano per le sue mani.  La dottrina della corredenzione e della mediazione di Maria non è dunque superata dalla mariologia del Vaticano II. Anzi il concilio la contiene sotto varie forme nella dottrina della maternità spirituale di Maria; e perciò, non ne esclude, ma ne stimola l’approfondimento speciale in riferimento all’azione dello Spirito Divino nella Chiesa» (p. 375, grassetto mio). Parole sagge e lungimiranti. 


AGGIORNAMENTO AL 31.10.2025

La «Corredentrice» al tempo di Papa Giovanni Paolo II

(P. Paolo M. Siano) Sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005) c’è una forte risorgenza del movimento corredenzionista.

Su “La Civiltà Cattolica” (vol. II, 1980, pp. 218-230), nell’articolo “Maria e la liberazione dell’umanità” P. Jean Galot afferma che:

«Il titolo di corredentrice non dovrebbe sollevare obiezioni, poiché significa “cooperatrice della redenzione”. Si deve ammettere che in un certo senso tutta la Chiesa è corredentrice, che i cristiani sono corredentori essendo chiamati a collaborare all’opera della salvezza. Facendo allusione alla sua attività apostolica, san Paolo non esitava a scrivere: “Noi siamo i cooperatori di Dio” (1Cor 3,9)» (pp. 229-230).

P. Galot prosegue: «Ma Maria è corredentrice in un senso unico; ella non ha soltanto collaborato per l’applicazione all’umanità dei frutti della redenzione operata dal Cristo. Pur avendo ella stessa beneficiato della grazia redentrice di Cristo, ha collaborato direttamente al compimento del sacrificio redentore. […]. Senza voler entrare qui nei dettagli delle discussioni, ci limitiamo a costatare che tutte le indicazioni fornite dai testi evangelici vanno nel senso di una cooperazione materna di Maria a tutta l’opera redentrice e alla nascita della Chiesa. Invocando Maria come corredentrice e madre della Chiesa, il cristiano fonda il suo atteggiamento su questa rivelazione essenziale» (p. 230).

E veniamo a Papa Giovanni Paolo II (beatificato da Papa Benedetto XVI nel 2011 e canonizzato da Papa Francesco nel 2014) che nel suo lungo Pontificato ha chiamato Maria «Corredentrice» per ben 7 volte, dunque più del doppio rispetto a Papa Pio XI (3 volte):

1) Nell’Udienza generale di mercoledì 10 dicembre 1980 il Pontefice chiama Maria: «la Corredentrice».
2)Nell’Udienza generale di mercoledì 8 settembre 1982 afferma:
«Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità».
3) All’Angelus di domenica 4 novembre 1984 chiama la Madonna: «la Corredentrice».
4) Nell’Omelia al Santuario di Nostra Signora de la Alborada a Guyaquil (Ecuador), il 31 gennaio 1985, afferma che «il ruolo corredentore di Maria non cessò con la glorificazione del Figlio».
5) All’Angelus della Domenica delle Palme, 31 marzo 1985, chiama «Maria, la corredentrice».
6) Ai pellegrini dell’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes (OFTAL), sabato 24 marzo 1990 dice:
«Maria santissima, Corredentrice del genere umano accanto al suo Figlio, vi dia sempre coraggio e fiducia! E vi accompagni anche la mia benedizione, che ora di gran cuore vi imparto!».
7) All’Angelus di domenica 06 ottobre 1991, il Papa afferma:
«Quanto determinante è stata la presenza della Madonna nell’itinerario ascetico e missionario di Santa Brigida! […] Brigida guardò a Maria come a modello e sostegno nei vari momenti della sua esistenza. Di Maria proclamò con vigore il divin privilegio dell’immacolato Concepimento. Ne contemplò la sorprendente missione di Madre del Salvatore. La invocò come Immacolata, Addolorata e Corredentrice, esaltandone il ruolo singolare nella storia della salvezza e nella vita del popolo cristiano».

Aggiungo che il Papa chiama la Madonna anche con un titolo equipollente a quello di Corredentrice.

Nella Lettera Apostolica “A Concilio Costantinopolitano I” (25 marzo 1981), parla della «Madre di Dio, prima cooperatrice della potenza dell’Altissimo».
All’Angelus del 21 agosto 1983, la chiama: «Madre e Cooperatrice del Redentore».
Nell’Udienza generale del 7 dicembre 1994: «Maria è diventata cooperatrice della salvezza».
Nell’Udienza generale del 24 gennaio 1996: Maria è «Cooperatrice del Redentore»
Nell’Udienza generale del 18 dicembre 1996: Maria è «la fedele cooperatrice del Figlio per la salvezza del genere umano».
Nell’Udienza generale del 9 aprile 1997: «Maria singolare cooperatrice della Redenzione».

Nel 1984 “Casa Mariana Madonna del Buon Consiglio” di Frigento (AV) pubblica il libro “La Santissima Vergine. Note di mariologia e riflessioni mariane” del Card. Pietro Palazzini (1912-2000) il quale afferma:
«Ora poiché è certo che la Vergine ha collaborato con il Redentore alla salvezza del mondo è da ritenere che partecipi anche di quella regalità che il Figlio si acquistò con il suo sangue. La corredenzione è un titolo nuovo alla regalità universale. […] Fin dal momento della sua presenza accanto a suo Figlio, nella sua Assunzione, Maria, raccogliendo i frutti della corredenzione, esercita la sua regalità universale sui redenti e sul mondo, il cui destino è solidale a quello delle anime. (Rm 8, 19-22)» (p. 60).

Maria è «la nuova Eva (la Corredentrice) data al nuovo Adamo (il Redentore)» (p. 189), «Corredentrice del genere umano, Dispensatrice di tutte le grazie divine, modello insuperabile della nostra vita» (p. 191), «corredentrice, “socia passioni”» (p. 163).

«Cristo che ha dato se stesso per tutti e che non aveva bisogno della cooperazione umana di nessuna creatura per redimere il mondo, è il solo Mediatore perfetto tra Dio e gli uomini (cf. 1Tim 2,5); questo tuttavia non impedisce che abbia potuto e voluto associare a sé sua Madre, come subordinata Corredentrice del genere umano. È dottrina sempre più comune fra i teologi che, accanto a questa mediazione universale ascendente di Maria, bisogna ammettere anche una mediazione universale discendente. È, infatti, assai conveniente che le grazie meritate da Maria insieme a Gesù, non vengano distribuite senza un suo intervento. […] Maria è dunque veramente Mediatrice di tutte le grazie, ed essendo la sua mediazione del tutto dipendente dalla mediazione di Cristo, mette in una luce ancor maggiore il valore e la fecondità di quest’ultima» (p. 229).

Negli anni ’80, troviamo dei riferimenti alla Corredentrice in alcuni articoli su “L’Osservatore Romano”. Il 24 aprile 1985 nella Basilica di San Giovanni in Laterano si svolge un incontro di preghiera di riparazione contro il film blasfemo di Jean-Luc Godard “Je vous salue, Marie”. Su “L’Osservatore Romano” del 24 aprile 1985, a pag. 1-2, il giornalista Raimondo Manzini deplora quel film blasfemo e difende l’onore della Beata Vergine Maria la quale è «Madre di Dio e degli Uomini, Corredentrice del genere umano» (cit. da Miles Immaculatae, Anno XXII, Fasc. I-II, Gennaio-Giugno 1986, p. 147).

Su “L’Osservatore Romano” del 24 maggio 1985, pag. 3, in un articolo sul genio musicale di Mozart, si accenna alla «dottrina mariologica, dall’Immacolata Concezione alla Maternità divina, dalla Verginità alla Maternità spirituale, sino alla Corredenzione, all’Assunzione, alla Mediazione e alla Regalità di Maria» (cit. da Miles Immaculatae, Fasc. I-II, 1986, p. 173, grassetto mio).

Su “L’Osservatore Romano” del 30 maggio 1985, pag. 3, in un articolo sulla Madonna nella poesia italiana dal ‘300 a oggi, si accenna a Maria Santissima quale «corredentrice accanto al Redentore» (cit. da Miles Immaculatae, Fasc. I-II, 1986, p. 177).

L’8 marzo 1988, presso il Santuario del Divino Amore (RM), al convegno “Impegno della donna nella Chiesa e nella società alle soglie del 2000”, l’On. Rosa Jervolino [Ministro per gli Affari Sociali dal 1987 al 1992] afferma:

«Riconosciamo in Maria la corredentrice del genere umano, l’esempio più alto del valore e della dignità della donna e al suo aiuto, con filiale affetto, affidiamo il nostro impegno» (Miles Immaculatae, Anno XXV, Fascicolo I-II, Gennaio-Giugno 1989, p. 217)

Nel 1993, a cura di Mark I. Miravalle, laico, professore associato di Teologia e Mariologia presso la “Franciscan University of Steubenville” (Ohio – USA), con l’imprimatur di Mons. Gilbert Sheldon, Vescovo di Steubenville, pubblica il libretto (cito l’edizione italiana) “Maria Corredentrice Mediatrice Avvocata. Dedicato al Papa Giovanni Paolo II e ai Vescovi della Chiesa Universale” (Queenship Publishing – Santa Barbara, CA – USA). Mi limito a segnalare il “Prologo” del libro che è una lettera del Card. Mario Luigi Ciappi O.P. (1909-1996; vedi qui), «Teologo Papale Emerito per i Papi Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II», datata «Roma 5 maggio 1993», su carta intestata «Il Pro Teologo Emerito della Casa Pontificia».

Così comincia la lettera del Card. Ciappi: «Leggo con piacere ed ammirazione questo studio teologico su Maria, Corredentrice, Mediatrice, Avvocata. È tutto in conformità con la Divina Rivelazione, nelle Sacre Scritture del Vecchio e del Nuovo Testamento, nella Tradizione della Chiesa dal tempo degli Apostoli, e nel solenne ed ordinario Magistero della Chiesa, fino a ed includendo il Papa Giovanni Paolo II nella sua Enciclica, Redemptoris Mater. […] La dottrina di Sant’Alberto il Grande (oggi si pensa che sia Pseudo-Alberto) e di San Tommaso d’Aquino circa la materna partecipazione della Vergine Madre nella Redenzione come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata ebbe una grande influenza nella Chiesa. Condivido la speranza del Dottor Mark Miravalle: “Con la profonda contribuzione del nostro attuale Santo Padre […] alla comprensione del mistero della mediazione di Maria con Cristo e con la Chiesa…. vi rimane solamente un’ultima azione da fare nel portare i ruoli Mariani di Corredentrice, Mediatrice di tutte le grazie, e Avvocata per il Popolo di Dio come dogma Cristiano rivelato da Dio, nella giusta venerazione della Madre di Gesù, e per il bene della Chiesa di Cristo che è una, santa, cattolica ed apostolica”» (p. IX).

Su “La Civiltà Cattolica” (vol. III, 1994) nell’articolo “Maria Corredentrice. Controversie e problemi dottrinali” (pp. 213-225), P. Jean Galot spiega che al Concilio Vaticano II «alcuni hanno espresso ripugnanza o avanzato obiezioni per i termini “corredenzione” e “corredentrice”» (p. 213). Poi afferma: «Ma possiamo affermare che, in maniera generale, la cooperazione di Maria al sacrificio redentore incontra un consenso sempre maggiore» (p. 213).

A differenza del termine “salvatrice”, «il termine “corredentrice” non comporta la medesima difficoltà, poiché esprime chiaramente una cooperazione e non mette in pericolo l’azione sovrana del Cristo» (p. 214).

Maria «è l’unica creatura che abbia ricevuto il privilegio di cooperare al compimento della redenzione oggettiva: il suo consenso al progetto divino è stato decisivo al momento dell’Annunciazione» (p. 217). Maria ha cooperato «direttamente all’offerta del sacrificio redentore» (p. 217).

Circa “Lumen gentium” n. 56 e 61, P. Galot scrive:
«Senza adoperare il termine “corredentrice”, il Concilio ne enuncia chiaramente la dottrina: una cooperazione di un genere unico, cooperazione materna alla vita e all’opera del Salvatore, che raggiunge la vetta nella partecipazione al sacrificio del Calvario e che è orientamento verso la restaurazione soprannaturale delle anime» (p. 218).
Maria è la «corredentrice» (p. 225).

Nel 1996 presso il Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso (IS), con il Simposio sulla Corredentrice, i Francescani dell’Immacolata prendono posizione pubblicamente per, e nel, movimento corredenzionista. Seguiranno altri simposi, collane di volumi, libri, articoli, in favore del titolo e della dottrina su Maria Corredentrice. Questo impegno, assunto in modo compatto come Istituto, durerà fino al 2013…

Nell’intervista rilasciata al giornalista Peter Seewald a Montecassino, tra il 7 e l’11 dicembre 2000 purtroppo il Card. Ratzinger, l’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, si mostra contrario sia al dogma e sia al titolo mariano di «corredentrice» affermando addirittura che «la formula “corredentrice” si allontana troppo dal linguaggio delle Scritture e dei Padri della Chiesa e può perciò produre degli equivoci» (J. Ratzinger, Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio. In colloquio con Peter Seewald, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2001, p. 278).

In realtà, come sappiamo, i Padri della Chiesa chiamavano Maria persino “redentrice”. Insomma, alla luce della tradizione teologica del termine «Corredentrice» (usato da teologi, santi, Vescovi, Papi) da me illustrata finora (vedi miei articoli precedenti), si direbbe che nel Card. Ratzinger siano rimasti quei pregiudizi anticorredenzionisti ben radicati tra Padri e Periti Conciliari di lingua tedesca.

È interessante notare che nel 2001, la Libreria Editrice Vaticana pubblica l’edizione italiana degli “Appelli del messaggio di Fatima” di Suor Lucia.

A pag. 2 è scritto: «Con l’approvazione della Congregazione per la Dottrina della Fede».

Dunque quel libro è approvato dal Dicastero presieduto dal Card. Ratzinger, lo stesso prelato che nella suddetta intervista del 2000 ha respinto il termine «corredentrice»! In quel libro troviamo ben 8 volte il titolo mariano di «corredentrice»! Uno “scherzo” della Divina Provvidenza?

In effetti negli “Appelli del Messaggio di Fatima” Suor Lucia dos Santos (1907-2005) chiama la Madonna: la «corredentrice del genere umano» (4 volte: pp. 105, 128, 281, 300), «corredentrice dell’umanità con Cristo» (p. 191), «corredentrice con Cristo dell’umanità» (p. 282). Inoltre: «Gesù Cristo venne a riscattarci attraverso la sofferenza; e sua Madre condivise questa dolorosissima passione come corredentrice, essendoci stata data come madre ai piedi della croce» (p. 173).

Suor Lucia ribadisce, circa la Madonna, «la sua missione di corredentrice con Cristo» (p. 268).

Il libro reca una «Premessa» (pp. 3-6) del Vescovo di Leiria-Fatima, Mons. Serafim de Souza Ferreira e Silva (13 ottobre 1997), e la «Presentazione» (pp. 7-15) di P. Jesus Castellano Cervera OCD, «Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede», il quale afferma che Suor Lucia appare «in piena sintonia con la fede della Chiesa e con la fede dei semplici» (p. 11), «sensus fidei e sensum fidelium» (p. 11). Suor Lucia è «figlia di Maria» e «figlia della Chiesa» (cf. p. 15) e il suo libro «è, insieme, Vangelo e Catechismo di Fatima» (p. 15).

Nel 2002 a cura di Mark Miravalle (Editor) viene pubblicato il volume “Mary Co-redemptrix. Doctrinal Issues Today” (Queenship Publishing Co., Goleta CA – USA) con contributi di autori vari tra cui il Card. Luis Aponte Martinez, P. Jean Galot, Mons. Arthur Burton Calkins, P. Stefano Manelli. L’introduzione (“Introduction”: pp. VII-VIII) è del Card. Edouard Gagnon, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia e del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali. Anche il Card. Gagnon è un sostenitore della «Church doctrine and papal teaching of Our Lady as the Co-redemptrix» (p. VII).

Il Card. Gagnon scrive tra l’altro: «I believe that at this moment of history, it is very important that our faith in the role of Mary Co-redemptrix be clearly proclaimed and defined. May the truth of Mary Co-redemptrix penetrate our hearts and lives, filling us with new strength and grace in accepting and enduring as Christian witnesses the providential suffering to which we are called personally and as a Church» (p. VIII).
Il volume reca l’Imprimatur del Card. Ernesto Corripio Ahumada, Arcivescovo di Città del Messico (12 dicembre 2001) e di Mons. Sidney A. Charles, Vescovo di St. George’s-in-Grenada (8 dicembre 2001).

Ancora sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II, nella tele-conferenza del 29 maggio 2002, a cura della Congregazione per il Clero, il Card. Georges Cottier O.P. (1922-2016; Teologo della Prefettura della Casa Pontificia dal 1989 al 1° dicembre 2005, creato Cardinale nel 2003: (vedi qui) spiega che, alla luce di “Lumen gentium” n. 61 circa la cooperazione della Madonna all’opera della Redenzione, possiamo dare a Maria anche il titolo di «co-redentrice». «Maria, a titolo unico, è co-redentrice», e «in modo proporzionale la Chiesa è co-redentrice». 


 

AGGIORNAMENTO NOVEMBRE 2025

ATTENZIONE – CLICCARE QUI PER LA NOTA DDF SU MATER POPULI FIDELIS

 
 
MARIA MEDIATRICE: LA LITURGIA CHE RESTA, LA NOTA CHE CHIARISCE
 
Un amico mi ha chiesto, dopo la pubblicazione della Mater Populi Fidelis, se la Messa della Beata Vergine Maria “Mediatrice di tutte le grazie” sia stata abolita. È una domanda comprensibile, perché la Nota del Dicastero per la Dottrina della Fede invita a non usare il titolo “Mediatrice di tutte le grazie” nei documenti ufficiali della Chiesa, se non accompagnato da una spiegazione teologica adeguata. A un primo sguardo, potrebbe sembrare che questa disposizione entri in contrasto con la liturgia approvata. In realtà, la situazione è più chiara di quanto appaia.
 
Nel Messale della Beata Vergine Maria promulgato dalla Congregazione per il Culto Divino nel 1986 (editio typica), è tuttora presente il formulario intitolato “Maria Vergine, Madre e Mediatrice di grazia” (Beata Maria Virgo, Mater et Mediatrix Gratiae). La colletta recita: Deus, qui Unigenitum Filium tuum pro totius mundi salute in cruce suspendi voluisti, concede nobis, ut, qui eius Matrem universarum gratiarum Mediatricem invocamus, caelestis muneris abundantiam consequamur.
 
Questo testo è approvato dalla Santa Sede e non è mai stato revocato. Inoltre, la Mater Populi Fidelis stessa ricorda che nel 1921, per volontà di Benedetto XV, fu concessa al Belgio la festa liturgica di Maria “Mediatrice di tutte le grazie” con Messa e Ufficio propri, segno che la Chiesa ne riconosceva la validità teologica in ambito devozionale e liturgico. Il titolo, dunque, non è stato abolito, ma è oggi limitato agli usi previsti nei calendari particolari, nelle famiglie religiose e nella forma extraordinaria del Rito Romano. Il formulario resta pienamente in vigore dove è legittimamente inserito.
 
La Nota, firmata dal Cardinale Víctor Manuel Fernández e approvata da Papa Leone XIV, afferma: “Nei documenti ecclesiali non è opportuno che il titolo Mediatrice di tutte le grazie venga usato, a meno che il suo senso teologico non sia chiaramente determinato.” Questa formulazione non ha valore liturgico o disciplinare, ma solo dottrinale: non abroga alcun formulario, né impedisce la celebrazione delle Messe già approvate. Serve a regolare l’uso del titolo nel linguaggio teologico, per evitare che venga compreso in senso improprio, come se Maria agisse indipendentemente da Cristo.
 
La conferma più eloquente arriva proprio dal Pontefice. Il 15 agosto 2025, nella solennità dell’Assunzione, Leone XIV firmava una lettera al cardinale Christoph Schönborn, suo inviato a Colonia per il 350° anniversario del Santuario della Madonna Nera di Kupfergasse.
 
Il testo, pubblicato dalla Santa Sede l’8 settembre 2025, contiene una frase chiave: “…sacra effigies Virginis Sanctissimae piis obsequiis iam multa per tempora colitur, quae omnia mystici Corporis Christi membra complectitur et Mediatrix gratiarum ab Ecclesia iamdudum appellatur.” “L’effigie sacra della Santissima Vergine, venerata da lungo tempo, colei che abbraccia tutte le membra del Corpo Mistico di Cristo ed è da tempo chiamata dalla Chiesa Mediatrice delle grazie.”
 
Il Papa non definisce il titolo, ma ne riconosce l’uso liturgico e devozionale. Evita volutamente la formula omnium gratiarum e adotta gratiarum, cioè “delle grazie”, nel senso tradizionale della lex orandi. Di fatto, la lettera mostra in atto ciò che la Mater Populi Fidelis spiega in teoria: il titolo può essere usato nella preghiera e nella pietà, purché resti subordinato all’unica mediazione di Cristo.
 
Alla domanda iniziale, la Messa è stata abolita?, la risposta è chiara: no. La Nota non tocca la liturgia.
La Lettera papale la conferma implicitamente. E la Chiesa continua a pregare, come ha sempre fatto, con la stessa fede e con la stessa misura.
 
In Leone XIV si manifesta l’armonia cattolica tra teologia e pietà: la teologia precisa i termini, la liturgia custodisce la tradizione, il Papa unisce le due voci in un solo respiro ecclesiale.
Maria resta Mediatrice di grazia, non come fonte, ma come madre che coopera alla comunicazione della grazia del Figlio. È quanto insegna san Tommaso d’Aquino (S. Th., III, q.26, a.1): “Christus solus est mediator principalis; alii dicuntur mediatores secundum quid, inquantum cooperantur ministerialiter ad communicationem gratiarum.”
E questa è, oggi come ieri, la verità viva che la Chiesa continua a pregare: ciò che la liturgia conserva, nessun documento lo cancella, perché la fede della Chiesa non si abroga, si contempla.
 
O Maria nostra speranza è un canto liturgico
alla Mediatrice di tutte le grazie e Madre del Buon Consiglio
1. Madre di Dio e Madre nostra,
Tu sei difesa di chi spera in Te.
Volgi lo sguardo su chi t’invoca,
o Mediatrice di grazia.
Rit. O Maria nostra speranza, Madre e sorella prega per noi;
serva e regina, intercedi per noi.
2. Madre di Cristo, Luce del mondo,
Tu sei la causa di ogni letizia,
nel gaudio dello Spirito Santo
Tu ci conduci per mano.
3. Vergine Santa del Buon Consiglio,
Maestra di carità e di fede,
verso le fonti dell’acqua viva,
indichi a noi il cammino.
4. Dispensatrice di ogni grazia,
Madre di misericordia ed amore,
Madre dell’unità dei credenti,
Regina della Pace.
5. Madre e compagna del Redentore,
la Tua preghiera ci ottiene il perdono:
sotto il Tuo manto ci rifugiamo,
o Madre dei peccatori.

ULTERIORI CHIARIMENTI: il cardinale Fernandez specifica: il termine Mediatrice e Corredentrice non sono vietati…

Cari amici, dopo che in molti si accalorati attorno alla Nota Mater Populi Fidelis, soprattutto per quel famoso “sempre inappropriato” riferito al titolo “Corredentrice”.
Alcuni hanno gridato allo scandalo, altri alla rivoluzione, altri ancora hanno visto cospirazioni mariane degne di un romanzo.
La verità, come spesso accade, è più semplice.
A tre settimane dalla pubblicazione della Nota, il Cardinale Fernández ha chiarito pubblicamente ciò che avevamo già compreso e spiegato: il titolo non è vietato, né negato nella sua verità teologica. È semplicemente escluso dall’uso ufficiale nei documenti e nella liturgia.
Tutto qui.
 
Il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha infatti precisato: “Sempre” significa “d’ora in poi”, non nel passato. Non si giudicano santi, Papi o dottori. Si indica una linea linguistica per l’oggi.
La devozione privata resta libera. Chi conosce il significato autentico può continuare a usarlo nella preghiera e nella riflessione personale. Non c’è nessun divieto.
La dottrina non cambia. La cooperazione unica e singolare di Maria alla Redenzione viene riconosciuta e affermata.
Si preferisce semplicemente esprimerla con formule meno equivoche per gli uomini di oggi.
Il documento non è un dogma, né un atto infallibile. Il Papa ha autorizzato la pubblicazione, non definito nuove verità. La Chiesa resta ferma sulla Tradizione.
 
Il Cardinale è stato chiaro: se un gruppo di fedeli, di teologi, o una comunità comprende bene il senso tradizionale del titolo, può continuare a usarlo. Semplicemente, la Chiesa non lo userà più nei testi ufficiali.
È curioso che servano tre settimane e una conferenza stampa per dire ciò che si poteva scrivere in due righe nel documento. La prudenza dottrinale è una cosa, la chiarezza comunicativa un’altra. E quando la seconda manca, i fedeli si agitano.
La buona notizia è che nulla nella fede è cambiato e non poteva certamente cambiare. Maria non è stata impoverita, né “ridotta”. Resta ciò che è da sempre: la piena di grazia, la Madre del Signore, la Donna del Calvario, associata in modo unico e irripetibile all’opera della Redenzione.
Il resto è questione di linguaggio, non di fede. E come spesso accade nella Chiesa, la Tradizione respira a pieni polmoni anche quando i documenti usano parole un po’ troppo affilate.
Restiamo sereni. E restiamo con Maria.
 

 
UNA DOMANDA E RISPOSTA
 
D.  Sebbene ci sia stato un chiarimento la denominazione di Corredentrice riflette una verità creduta alla luce proprio della liturgia. Non é forse vero l’adagio “lex orandi, lex credendi”? Non c’è uno squilibrio tra questo dire e poi ritrattare?
 
R. lo squilibrio che si percepisce non nasce dalla dottrina, ma dal fatto che oggi dobbiamo distinguere tra ciò che la Chiesa crede da sempre e ciò che è opportuno scrivere nei documenti ufficiali. Il principio lex orandi, lex credendi è sacrosanto, solo che va applicato per intero, non per slogan. Significa che la fede della Chiesa illumina la liturgia e non che ogni espressione della devozione sia automaticamente materia liturgica o magisteriale.
E qui sta il punto reale: il titolo Corredentrice non è mai entrato stabilmente nella liturgia romana, NON E’ UN DOGMA, mentre è sempre stato presente nella pietà popolare, nei testi dei Papi, dei Santi, nella teologia. La fede della Chiesa c’è. La formula liturgica stabile no.
Per questo il Dicastero dice: “nei documenti ufficiali non la usiamo, perché oggi rischia fraintendimenti; nella devozione privata, dove il contesto è chiaro, i fedeli possono continuare a usarla.”
Questa distinzione non distrugge la lex orandi, lex credendi. Le evita solo una guerra semantica. In poche parole, la verità della cooperazione di Maria resta intatta, il titolo resta legittimo nella pietà, la liturgia non viene sovraccaricata di termini che oggi generano più discussioni che chiarezza. A volte, per custodire ciò che crediamo, serve semplicemente un vocabolario che non ci faccia litigare ogni tre righe.
 
 

Le conseguenze della Nota Mater Populi Fidelis

di Roberto de Mattei

Il 4 novembre 2025 è stata pubblicata la Nota dottrinale Mater Populi Fidelis, con cui il Dicastero per la Dottrina della Fede vuole chiarire il significato e i limiti di alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera di salvezza. La dichiarazione ha suscitato sgomento e costernazione tra i semplici fedeli (https://blog.messainlatino.it/2025/11/supplica-al-santo-padre-leone-xiv-in.html), ma anche tra i mariologi, perché rappresenta un’oggettiva diminuzione dei privilegi tradizionalmente riservati alla Madonna dalla Tradizione della Chiesa. C’è da chiedersi ora quali saranno le sue conseguenze sul piano pratico.

Per orientarsi nell’orizzonte di confusione creato dal documento, è giunto più che opportuno uno scambio verbale tra Diane Montagna e il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero della Fede, che la vaticanista ha pubblicato il 27 novembre sulla sua pagina Substack (dianemontagna.substack.com+1). Rispondendo alla giornalista, il cardinale Fernández ha spiegato che l’affermazione contenuta nel n. 22 della nota dottrinale Mater Populi fidelis – secondo cui «è sempre inappropriato» usare il titolo “Corredentrice” per definire la cooperazione di Maria all’opera di Redenzione di Cristo riguarda esclusivamente l’uso ufficiale del titolo “Corredentrice”, vale a dire, nei testi liturgici e nei documenti della Santa Sede, ma non si estende alla devozione privata o alle discussioni teologiche tra fedeli. 

  Il momento centrale dell’intervista riguarda il significato dell’espressione «sempre inappropriato» riferita al titolo di Corredentrice, Diane Montagna chiede se il termine, secondo cui è «sempre inopportuno utilizzare il titolo ‘Corredentrice’ (…) si riferisce anche al passato, soprattutto considerando che questo titolo è stato usato da santi, dottori della Chiesa e dal magistero ordinario?». Il cardinale risponde: «No, no, no. Si riferisce al momento attuale (…)» La giornalista incalza: «Dunque “sempre” significa “d’ora in avanti?», il cardinale conferma: «D’ora in avanti, senza dubbio». La giornalista, non soddisfatta, chiede nuovamente un chiarimento sul valore della parola «sempre». Fernández ribadisce che non si riferisce al passato, ma unicamente al presente, limitatamente ai documenti ufficiali. 

Bisogna prendere atto di questa importante precisazione. Nella Nota dottrinale l’avverbio “sempre” non ha lo stesso senso che ha nel linguaggio comune. Qualsiasi persona ragionevole sa che l’avverbio “sempre” indica un periodo di tempo ininterrotto, senza eccezioni, comprendente il passato e il futuro. La legge divina e naturale, ad esempio, è valida sempre, in ogni tempo, in ogni luogo e in ogni situazione. Nella risposta del cardinale, invece, il termine “sempre” viene ridefinito come vincolato soltanto al presente e, ipoteticamente al futuro: «d’ora in avanti». Ma se, come afferma il prefetto, «sempre» significa soltanto «a partire da adesso», la conseguenza è che come c’è stato un cambiamento dal passato al presente, potrebbe esserci un cambiamento dal presente al futuro. Ciò significa che la Mater fidelis,pur presentandosi come una nota dottrinale, fonda le sue ragioni su misure di ordine pastorale, soggette a condizioni di natura storica. La valutazione che il documento esprime dei titoli mariani nel documento non è assoluta e permanente, ma momentanea e contingente. 

Il cardinale conferma il carattere provvisorio della Nota con le parole seguenti: «Questa espressione([Corredentrice) non sarà usata né nella liturgia, cioè nei testi liturgici, né nei documenti ufficiali della Santa Sede» ma, «se voi, insieme al vostro gruppo di amici, ritenete di comprendere bene il vero significato di questa espressione, avete letto il documento e vedete che anche i suoi aspetti positivi sono lì affermati, e desiderate esprimere proprio questo all’interno del vostro gruppo di preghiera o tra amici, potete usare il titolo, ma non sarà usato ufficialmente, cioè né nei testi liturgici né nei documenti ufficiali».

Il termine che non è appropriato usare «né nei testi liturgici né nei documenti ufficiali», può essere lecitamente utilizzato in tutto ciò che si situa al di fuori di questaridotta estensione. La proibizione riguarda solo l’ambito «ufficiale». Se infatti un gruppo di fedeli «capisce bene il vero significato dell’espressione» (ossia la cooperazione subordinata di Maria a Cristo), «ha letto il documento e ne condivide il senso», allora può usare liberamente il titolo di Corredentrice.La conclusione è che i fedeli restano liberi di credere e promuovere la verità secondo cui Maria è sempre stata Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie, lavorando affinché tali verità siano proclamate dogma di fede. Se l’uso del titolo di Corredentrice non era inappropriato nel passato, potrebbe non esserlo domani. La verità della Corredenzione di Maria, pur non essendo mai stata proclamata come dogma, appartiene al patrimonio dottrinale della Chiesa. La Nota del Dicastero della fede lo ammette, circoscrivendo i limiti del suo uso al presente e in determinate circostanze. Ma, proprio per tale ragione, questo titolo mariano, pur non essendo annoverato come dogma ufficiale della Chiesa, potrebbe divenirlo in futuro. E questo la Nota del dicastero della Fede non lo esclude e non può escluderlo.

La definizione dogmatica dell’Immacolata risale al 1854 e quella dell’Assunzione al 1950.  Dal momento di quelle date, ogni cattolico che rifiuta queste verità cade nell’eresia, ma la Madonna è “sempre” stata Immacolata ed Assunta. Allo stesso modo siamo liberi non solo di credere che la Madonna è sempre stata Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie, ma anche di operare con tutte le nostre forze, affinché queste verità siano proclamate al più presto come dogma di fede, in modo che ogni cattolico sia obbligato a credere per sempre, ciò che al presente viene valutato inappropriato, ma che sempre è stato vero. 

All’ultima domanda posta dalla vaticanista: «Voi (cioè il Dicastero per la dottrina della fede) avete consultato qualche mariologo per la nota dottrinale Mater Populi fidelis?» il Prefetto della Dottrina per la Fede risponde: «Sì, molti, molti, così come teologi specializzati in cristologia».

Tuttavia, padre Maurizio Gronchi, consultore del Dicastero della Dottrina della Fede, che ha presentato il documento con il cardinale Fernández, ha dichiarato ad ACI Prensa il 19 novembre che«non è stato possibile trovare mariologi disposti a collaborare», osservando che né i membri della Pontificia Facoltà teologica Marianum, né quelli della Pontificia Accademia mariana internazionale hanno partecipato alla presentazione presso la Curia dei Gesuiti, un «silenzio» che, a suo avviso, «può essere interpretato come dissenso»  (https://www.aciprensa.com/noticias/119297/es-supersticion-pensar-que-la-virgen-frena-la-ira-de-dios-dice-experto-vaticano-sobre-titulo-de-corredentora).

Una indiretta conferma dell’esistenza di questo dissenso è venuta da un noto mariologo, padre Salvatore Maria Perrella, OSM, il quale ha dichiarato che Mater Populi Fidelis «avrebbe dovuto essere preparato da persone competenti in materia», come a dire che il documento è stato redatto da persone prive di competenza mariologica e, si potrebbe rispettosamente aggiungere, anche poco adeguate nel buon uso della logica… 

Ma poiché ora sappiamo che l’intento della Mater Populi Fidelis non è imporre limiti arbitrari alla devozione mariana o negare la partecipazione di Maria all’opera redentrice di Cristo e che il “divieto” riguarda solo l’uso ufficiale del titolo “Corredentrice” nei testi liturgici e negli atti del Magistero, senza estendersi alla devozione privata né ai dibattiti teologici, quale occasione migliore, per scendere nell’agone? 

Ribadiamo quanto abbiamo scritto all’indomani della pubblicazione del documento: «Noi siamo convinti che oggi esiste nel mondo un manipolo di sacerdoti e di laici, di animo nobile e coraggioso, pronti ad impugnare la spada a due tagli della Verità per proclamare tutti i privilegi di Maria e gridare, ai piedi del suo trono: “Quis ut Virgo?”. Su di loro scenderanno le grazie necessarie alla lotta in questi tempi tempestosi. E forse, come accade sempre nella storia quando si tenta di oscurare la luce, il documento del Dicastero della fede che vuole minimizzare la Beatissima Vergine Maria, ne confermerà, senza volerlo, l’immensa grandezza» (https://www.corrispondenzaromana.it/quis-ut-virgo/).


AGGIORNAMENTO – 8 DICEMBRE 2025

ASSOCIAZIONE MARIANA INTERNAZIONALE

Maria Corredentrice, tutti gli errori della Nota vaticana

La Bussola pubblica in esclusiva il corposo documento della Commissione Teologica dell’Associazione Mariana Internazionale che riporta chiarezza sulla corretta dottrina riguardante i titoli di Maria Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie, dopo la Nota Mater Populi Fidelis del Dicastero per la Dottrina della Fede che ha portato confusione e disorientamento tra i fedeli.
– IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO DELL’ASSOCIAZIONE MARIANA INTERNAZIONALE

(di Luisella Scrosati)

La legge universale della Chiesa riconosce ad ogni fedele il diritto, che talvolta può configurarsi come un vero e proprio dovere, di «manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità delle persone» (Codice di Diritto Canonico, can. 212 §3).

È sulla base di questo principio e secondo questo spirito, nella consapevolezza del disorientamento e del turbamento che la Nota Mater Populi Fidelis (MPF) ha ingenerato in molti fedeli, che la Commissione Teologica dell’International Marian Association (IMA), che comprende una quarantina di membri, tra teologi e vescovi, ha deciso di rendere pubblico un documento che presenta le maggiori criticità della Nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF).

Quaranta paragrafi dedicati a riassumere in modo chiaro e completo lo sviluppo della corretta dottrina sottostante ai titoli di Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie, purtroppo assente nella Nota dottrinale che pure aveva come scopo dichiarato quello di occuparsi di questo tema. Il risultato è invece che MPF non solo ha comunicato alcune riserve sui due titoli mariani in questione, ma ha anche mancato di presentare e custodire quell’insegnamento che è maturato nel corso dei secoli, ed è stato insegnato in modo reiterato nel Magistero ordinario dei papi degli ultimi trecento anni, contravvenendo così a quella necessaria ermeneutica della continuità tanto raccomandata da Benedetto XVI, a cui il documento dell’IMA si richiama esplicitamente (cf. § 9).

La prima sezione (§§ 4-18) è dedicata al titolo mariano di Corredentrice. Nel § 13, il documento ricorda come nella nota 32 di MPF vengano richiamate due correnti teologiche, una massimalista, che afferma la cooperazione prossima, diretta e immediata di Maria alla Redenzione, ed una minimalista. Il punto, però, è che è proprio l’insegnamento di diversi pontefici, e dunque il Magistero ordinario della Chiesa, a collocarsi nella linea cosiddetta massimalista; non si tratta pertanto semplicemente di due correnti teologiche che dibattono tra loro, ma di un Magistero ordinario che ha reiterato e approfondito il proprio insegnamento, spiegando la cooperazione di Maria alla Redenzione come immediata e cristotipica. Così come è «inesatto da parte del DDF affermare che “alcuni Pontefici hanno impiegato questo titolo senza soffermarsi a spiegarlo” (n. 18). Ancora una volta, Pio XI e Giovanni Paolo II spiegano molto chiaramente il ruolo di Maria come Corredentrice, e lo fanno in termini che il DDF descrive come “cooperazione immediata, cristotipica o massimalista” (nota 32)».

Il problema di MPF non è limitato all’affermazione di inappropriatezza del titolo di Corredentrice, ma più profondamente essa «non afferma mai che il ruolo attivo unico di Maria è redentore», mentre «la Chiesa, dai Padri della Chiesa fino al Magistero papale moderno e contemporaneo, insegna che il ruolo attivo unico di Maria, come Nuova Eva umana con Cristo, il Nuovo Adamoha offerto un contributo all’ottenimento delle grazie della Redenzione. Ella lo ha fatto dando liberamente alla luce il nostro Redentore, perseverando con lui ai piedi della croce, offrendo la sua immacolata sofferenza umana insieme alla sua sofferenza divina e “amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata” (Lumen Gentium, 58)». Risulta così piuttosto evidente che la Nota ometta di  insegnare «in modo positivo il vero ruolo redentore di Maria con e sotto Gesù nella Redenzione, come affermato dal Magistero papale» (§ 14), finendo per estraniarsi dal Magistero ordinario pontificio e quasi contrapporsi ad esso.

Nella seconda sezione (§§ 19-32), il documento evidenzia come MPF cerchi «di ridurre la mediazione materna di Maria alla sola intercessione» (§ 19), ossia ad una mediazione meramente dispositiva. Anche in questo caso non si tengono in considerazione i numerosi insegnamenti pontifici (dodici pontefici in quattro secoli), che convergono nel sostenere la mediazione di Maria Santissima come causa strumentale o secondaria della grazia. La Commissione teologica dell’IMA fa emergere come il DDF sembri non comprendere il senso della causalità strumentale, che per definizione non si pone come causa parallela e quasi competitiva della causa primaria: «la mediazione strumentale secondaria della grazia da parte di Maria non toglie nulla a Cristo, l’unico Mediatore divino. È vero che “solo Dio è il Salvatore”, ma la mediazione strumentale e secondaria della grazia di Cristo da parte di Maria non lo nega. Poiché Dio ha liberamente scelto di associare Maria alla sua opera di Redenzione, allora è libero di comunicarci la sua grazia attraverso la sua causalità strumentale secondaria. Dire che “solo Dio è il nostro Salvatore” non significa che “è solo Dio che applica i meriti di Gesù” a noi» (§ 25). Questa impostazione, sotto certi aspetti esclusivista, comporta una comprensione della maternità spirituale di Maria più nominale che reale, dal momento che essa risulta di fatto svuotata delle sue caratteristiche proprie di concepire, dare alla luce e nutrire i propri figli (cf. § 29).

Nella terza (§§ 33-34) e quarta sezione (§ 35) si mette in luce come MPF sminuisca rispettivamente il vero merito di Maria nell’opera della Redenzione oggettiva ed il ruolo che Dio le ha assegnato nel piano della Redenzione degli uomini, ancora una volta non recependo quanto presente nel Magistero ordinario dei papi.

La quinta e ultima sezione (§§ 36-39) ha infine il merito di mostrare le conseguenze pastorali dell’impostazione della Nota, perché è proprio sul fondamento della corredenzione e mediazione di Maria che hanno senso le pratiche devozionali più diffuse e amate dal popolo di Dio, come il Santo Rosario, lo Scapolare, la consacrazione alla Madonna; chiese e istituti hanno nel proprio nome uno di questi titoli, per non parlare di come essi ricorrano nei libri devozionali e nel Manuale della Legio Mariæ, organizzazione cattolica laicale diffusa in tutto il mondo e che vanta milioni di membri. E, rilievo di grande importanza, la “svolta” operata da MPF inevitabilmente non può che generare sfiducia nel Magistero della Chiesa, perché «se gli insegnamenti e i titoli utilizzati in precedenza dai Papi sono ora considerati “inappropriati” o “inopportuni”, perché i fedeli dovrebbero avere fiducia nel Magistero papale?» (§ 36E).


Modello dei redenti e basta? La verità dogmatica è un’altra

Padre Serafino Lanzetta, docente di Teologia dogmatica presso la FacoltàTeologica di Lugano, interviene nel dibattito innescato dalla Mater Populi Fidelis, riallacciandosi alla prima grande disputa mariologica risolta a Efeso. Oggi come allora minimizzare il ruolo di Maria significa fraintendere la verità su Cristo.
– IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO DELL’ASSOCIAZIONE MARIANA INTERNAZIONALE
– Dossier: Maria è Corredentrice

Sia la Nota Mater Populi Fidelis del Dicastero per la Dottrina della Fede che gli interventi di Sua Ecc.za. mons. Antonio Staglianò, sull’Osservatore Romano e poi su questo giornale, sono di notevole importanza per approfondire la dottrina mariologica relativa ai titoli soteriologici di Maria Vergine. La cosa più interessante prodottasi è che co-redenzione e mediazione mariane, lasciate fino a poco fa in un ambito angusto della teologia, note per lo più agli addetti ai lavori, ora invece suscitano vasto interesse tra il popolo di Dio. Un dibattito nuovo e molto propizio si fa strada. Non bisogna arrestare la riflessione che emerge. È doveroso, invece, rilanciarne i punti cardine che emergono soprattutto dall’analisi del Presidente della Pontificia Accademia di Teologia.

È chiara un’impostazione più antropologica nella riflessione di Mons. Staglianò. Maria non offre una co-soddisfazione pagando con Cristo il prezzo di un riscatto forense, dando voce alla teologia della sofferenza vicaria d’anselmiana memoria, bensì è Colei che riceve l’amore di Cristo, se ne lascia trasformare e lo trasmette ai credenti. C’è una singolarità di Maria, certo. Ma è nel ricevere, non nel fare. Maria è la Madre di Cristo, la prima dei redenti. Redenta anche in modo singolare, ma senza pretese. È un modello di redenzione. Tutto qui. Eppure, se si parte dal dogma di Efeso (431), non si ci dovrebbe accontentare di un modello mariologico recettivo che, in ultima analisi, ascriverebbe alla Vergine il titolo caro a Nestorio di Christotokos e non quello dogmatico, difeso strenuamente da san Cirillo d’Alessandria, di TheotokosDei Genitrix.

Il dibattito sulla partecipazione di Maria alla salvezza, infatti, deve ritrovare il suo aggancio a questa prima grande disputa mariologica, risolta egregiamente con il dogma della divina Maternità: Maria è Madre di Dio e non solo di Cristo, pur avendo dato a Gesù la sola natura umana. La maternità termina alla Persona del Figlio e non alla natura. Essendoci in Gesù una sola persona divina e non due, come invece voleva Nestorio, Maria è madre della Persona del Figlio, generato secondo la natura umana. Maria è quindi Dei genitrix non Christi genitrix. Questo secondo titolo, pur suonando meno ridondante e più antropologico, non esprime la verità dogmatica. Per inciso: è molto più arduo accettare Dei genitrix che Co-redemptrix. Anche E.B. Pusey se ne dovette avvedere redarguito da san John Henry Newman.

Difendere la Theotokos, iscrivendo così Maria nell’ordine ipostatico del Verbo incarnato (ordine di grazia singolare realizzato in virtù della sua maternità divina resa feconda dalla grazia), significò ripudiare alla radice un minimalismo ante litteram, più plausibile a livello razionale, ma non per questo reale. Nestorio non puntava alla res ma all’enunciato. Tuttavia, il problema non era mariologico ma cristologico. Maria Madre di Dio teneva insieme l’unità della Persona del Verbo e la verità della natura umana che Cristo assunse dalla Vergine, evitando di scadere nell’errore grossolano di “due Figli”, come ribadì san Cirillo nella sua seconda lettera a Nestorio accolta anche dal Concilio. Si ha qualcosa di molto analogo se si capisce correttamente la co-redenzione di Maria. La Vergine ci aiuta a tenere insieme la verità divina della redenzione e il vero e necessario contributo umano: in primis della natura umana di Gesù, quindi di Maria, non come mera ricettrice di salvezza, ma quale operatrice fattiva in Gesù e per Gesù, in virtù del suo vincolo materno con il Signore. Così, mentre la Vergine salvaguarda la verità della carne della redenzione, prelude in modo unico e pur sempre analogico alla partecipazione associativa di ogni altro uomo alla salvezza di Cristo mediante il merito. Negare una reale e attiva co-redenzione di Maria comporta, in ultima analisi, un rifiuto della dottrina del merito quale vera associazione dell’uomo a Cristo e cooperazione con Lui alla sua salvezza, reso ciò possibile dalla grazia.

Il problema in questo dibattito è senz’altro ontologico. Bisogna attestarsi sull’aspetto metafisico della partecipazione alla salvezza. Cos’è partecipazione nel nostro caso? La capacità di essere collaboratori di Cristo nell’esecuzione soggettiva del fine salvifico. Invitato dalla sua grazia e reso capace dal suo amore, l’uomo, in Cristo, è capace di cooperare alla sua e altrui salvezza. La res partecipativa è costituita dalla grazia di Colui che invita e rende capaci di un tale atto. Il partecipante, a sua volta, si unisce a tale opera e vi contribuisce con ciò che ha di proprio: la sua libertà e il suo merito. C’è una gerarchia di partecipazione tra le creature, in virtù del merito e della dignità, ma non c’è bisogno di una minimizzazione della dissimilitudine, perché in fondo non c’è una partecipazione graduale o quantistica. Non bisogna trasformare la metafisica in una teoria della quantità per appurare il grado minimo di partecipazione di Maria e della creatura così che non si disturbi l’opera di Cristo.

La partecipazione metafisica è in sé stessa dipendenza causale del partecipante da Colui che lo ammette alla partecipazione. Partecipazione, in altre parole, è già in sé dipendenza e subordinazione. Maria come creatura dipende dal Creatore perché partecipa all’essere. Vi partecipa in modo pieno, come del resto ogni altra creatura vi partecipa secondo la sua capacità di essere. In quanto Madre di Dio e Co-redentrice, Maria partecipa all’opera salvifica del Figlio con tutta la sua capacità di Madre e di nuova Eva. Tale partecipazione unica, singolare e inarrivabile, perché fondata sui due connotati soteriologici unici appena enunciati: Madre di Dio e alma Socia del vero Adamo, non diminuisce la precedenza e l’eccellenza del Figlio, ma l’ostende. Maria non è una minaccia a Cristo: è la Madre che lo glorifica nel modo più eccellente. Dire Co-redentrice, pertanto, equivale a dire co-operazione singolare di Maria all’opera della redenzione, non recettiva ma fattiva, ancorata a monte, in modo metafisico, in una partecipazione reale resa tale dalla sua grazia singolare. Non bisogna appurare la partecipazione “minima” di Maria alla salvezza così che non sia troppo invadente e meno antropologica; non è necessario rendere Maria “dissimile” quanto più possibile, perché la dissimilitudo, maior o minor che si voglia, è nell’essere di Maria non nel fare, nella partecipazione alla grazia, non nella quantità dell’azione svolta.

Questo può chiarire, infine, un altro punto che viene spesso sollevato nel dibattito, quasi a voler tranciare la discussione, ma in modo molto poco sinodale: Maria non potrebbe essere Co-redentrice perché in fondo Lei stessa ha avuto bisogno della redenzione. Come si potrebbe essere redenti e co-redimere allo stesso tempo? Sembra che v’è una «contraddizion che nol consente». Sembra. In realtà, non si tratta di una contraddizione per il fatto che essere redenta per Maria è su un piano precedente e più perfetto (in termini di partecipazione metafisica) dell’essere Co-redentrice. Maria è redenta singulari modo ci dice il dogma dell’Immacolata Concezione. È redenta come solo a Lei s’addice. È stata pre-servata dal peccato originale per uno speciale privilegio della grazia di Cristo. Sì, Maria ha ricevuto un privilegio singolare che nessun’altra creatura ha, quello di essere Immacolata, senza peccato. Di qui la sua capacità ontologica di schiacciare con Cristo la testa al serpente infernale; di qui il suo munus associativo cum Cristo e sub Cristo nella redenzione dell’intera umanità. Se Maria partecipa realmente alla grazia e alla salvezza con il suo essere di Madre Immacolata, allora non può non essere Mediatrice di grazia e di salvezza. Questo esprime il termine teologico di Co-redentrice.

I commenti sono chiusi.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑