Maria è Coredemptrix, Mediatrix, Advocata? Sì! Lo dice la Dottrina Cattolica

Bisognerà riflettere perché questi tre titoli – Coredemptrix, Mediatrix, Advocata – sono evitati o poco usati nel Magistero della Chiesa negli ultimi cinquant’anni… e perché troviamo oggi tanta ostilità nell’usarli. Ci proviamo, a riflettere, dopo il “bestiario episcopale” qui trattato. Vogliamo ricordare anche questa recente Tavola Rotonda: Cari Pastori, basta con l’arroganza!! nella quale spieghiamo perché non accettiamo che un Vescovo osi cambiare le parole della Preghiera dettata dalla Vergine Maria a Fatima, arrivando a cancellare “l’inferno”….

Pochi sanno che nel 2009 a Czestochowa (Polonia) fu fatto,  dalla Commissione teologica internazionale (CTI),  un incontro sulla questione per la richiesta della definizione del dogma di Maria “Mediatrice – Corredentrice – Avvocata“. La Commissione, fatta anche da protestanti e ortodossi… BOCCIARONO i titoli…. affermando che “non sono i più adatti  per esprimere il contenuto a cui si riferiscono“. Sorprese all’epoca, la estrema leggerezza con cui la Dichiarazione  alluse alle presunte gravi conseguenze negative che, titoli  mariani bimillenari e usati dai Santi e nella stessa Liturgia della Chiesa, avrebbero avuto con una definizione dogmatica dei titoli in questione. Ma ci fu anche altra motivazione: «Infine i teologi, specialmente i non cattolici, si sono mostrati sensibili alle difficoltà ecumeniche che implicherebbe una definizione dei suddetti titoli».

Encomiabile moderazione, dicono oggi gli ecumenisti… ALLUCINANTE, diciamo noi mariani Apostoli di Maria sull’insegnamento del Montfort e del piccolo gregge…. Perché, in definitiva, il nocciolo della questione non è neppure solo “ecumenico”, ma: nella necessità di un “ulteriore approfondimento” dell’intera problematica, compiuto «in una rinnovata prospettiva trinitaria, ecclesiologica ed antropologica»…. cioè, come a dire che la Chiesa, sul ruolo di Maria Santissima e dopo duemila anni, non avrebbe capito ancora nulla, e che i Santi con la Santissima Trinità che INCORONA MARIA REGINA E MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE, avrebbero teologicamente abusato gettando confusione…. ma c’è poi la NUOVA antropologia e il “nuovo umanesimo”… dunque è da approfondire, proprio perché non sono dogmi ma titoli onorifici, in quale modo Maria dovrebbe e potrebbe essere, oggi “Mediatrice – Corredentrice – Avvocata“….

QUI IL TESTO IN VIDEO CATECHESI:

Siccome non possono intenderlo a causa della loro visione esclusivamente orizzontale del ruolo di Maria, la decisione presa è stata un “NO” deciso non solo alla formulazione dogmatica, ma anche contro l’uso di tali titoli… sollecitando per essi “la dolce morte”, la dimenticanza… Dunque: “sensibili alle difficoltà ecumeniche…” e perciò, meglio tagliare i titoli a Maria, in nome dell’uomo!! o di un vero sincretismo cristiano con il mondo protestante! E’ evidente che ci troviamo davanti ad un duro e spietato attacco contro la vera Devozione a Maria!

L’unico aspetto positivo, se così vogliamo pensare, è stato il fatto che Benedetto XVI non ha dato corso alle conclusioni raggiunte dalla CTI, cioè, non ha dato ad esso  un contributo di approvazione magisteriale e, di conseguenza, lo studio e queste conclusioni, proprio perché non sono dogmi e proprio perché l’allora pontefice Benedetto XVI non fece alcun pronunciamento, restano discutibili e aperte.

Se questo è l’aspetto positivo, quello negativo – e grave – è che la motivazione di fondo è stata anche un’altra unanime e precisa: “non è opportuno abbandonare il cammino tracciato dal Concilio Vaticano II e procedere alla definizione di un nuovo dogma…

Ricapitoliamo: le motivazioni “gravi” per cui non sarebbe più degno invocare la Santa Madre di Dio – Coredemptrix, Mediatrix, Advocata – sarebbero sostanzialmente tre:

  1. il problema è ecumenico…
  2. il problema è l’incapacità dei moderni teologi a saper spiegare la sostanza dei tre titoli «in una rinnovata prospettiva trinitaria, ecclesiologica ed antropologica»….
  3. il problema è che oggi – riconoscere i tre titoli a Maria, quei titoli che la Chiesa e i Santi Le riconoscono da duemila anni – sarebbe un “… abbandonare il cammino tracciato dal Concilio Vaticano II” …. (??)

Lasciamo a voi giudicare queste “motivazioni”…. Per il termine “Advocata”… consigliamo Le Glorie di Maria di sant’Alfonso Maria de Liguori che spiegano la Salve Regina nella quale invochiamo Maria quale “ADVOCATA NOSTRA“…. forse che dopo il Pater Noster qualcuno sta pensando “bene” di cambiare anche le preghiere a Maria?

Chiarito tutto ciò, visto che dopo queste Commissioni altro non si è fatto, perciò ogni cattolico può continuare ad invocare Maria: Coredemptrix, Mediatrix, Advocata e possiamo difenderli, veniamo ora al profilo storico e teologico di questi Titoli Mariani, nella Tradizione della Chiesa…. ricordando a tutti voi la sezione dedicata alla Mariologia. Si ascolti anche questa omelia del domenicano Padre Coggi: Maria Corredentrice? Sì, lo dice la Chiesa Ella è RIPARATRICE….

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  • per l’immagine:  pala d´altare della cappella piccola a piano terra, nel corpo centrale della casa. Dono della prima benefattrice dell’ opera «Mater Orphanorum», donna Elena Pisani Dossi. Copia di quest’ opera sta a Legnano, in un altare laterale del Santuario Mater Orphanorum (suor E. Panzeri).

«21 novembre 1944. Nella nostra Cappella maggiore è stato benedetto ed esposto alla venerazione il nuovo quadro di Maria Mediatrice universale di tutte le grazie, opera dell´ artista Veneziani di Milano. Il quadro che è profondamente dogmatico risale, per la sua concezione, al Padre Maestro (p. Rocco Antonio crs. ndr) che ne ha seguito poi minutamente, assieme al Rev.mo Padre Superiore (p. Brusa Giuseppe crs. ndr), la pratica realizzazione. La Trinità SS.ma elegge Maria Regina e tesoriera delle grazie. La Chiesa trionfante, che la circonda, distribuisce l´ abbondanza delle grazie sulla Chiesa militante e sulla Chiesa purgante. L´ Ecc.mo Vescovo di Casale ha approvato la diffusione dell´ immagine ricavata dal quadro stesso» (Corbetta, Libro degli Atti, alla data).

Maria Mediatrice nella Sacra Scrittura, nella Liturgia
e nella Dottrina della Chiesa
 Il Titolo di Mediatrice

 Fr. Reginald Garrigou Lagrange O.P. discute sull’ufficio di Mediatore: “L’ufficio di Mediatore appartiene pienamente solo a Gesù, l’Uomo-Dio, che solo può riconciliare con Dio; è offerto da Lui, a nome degli uomini, l ‘infinito, il sacrificio della Croce, che si perpetua nella Santa Messa.
Egli solo, come Capo del genere umano, porta i meriti in materia di giustizia per noi, la grazia della salvezza si applica a coloro che non respingono la sua azione salvifica. E’ come uomo che Egli è il Mediatore, ma come un uomo nel quale l’umanità è unione ipostatica della Parola e della pienezza di grazia, la grazia di Dio sugli uomini. San Paolo spiega: ” Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il Mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù,  che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti ” ( I Tim. 2, 5 -6).
“Ma S. Tommaso aggiunge: ” Non vi è alcuna ragione per cui non ci dovrebbero essere, dopo Cristo, altri secondari mediatori tra Dio e gli uomini, che co-operano unendoli a livello ministeriale e dispositivo. Tali mediatori trasmettono agli uomini l’azione del principale Mediatore,  ma sempre in dipendenza suoi meriti “. [1] .
Garrigou-Lagrange rileva inoltre che la Liturgia, una delle voci del Magistero ordinario, non ha esitato a sostenere che la Madonna è universale Mediatrice:
“La questione si pone:  è Maria, nella subordinazione e della dipendenza dei meriti di Cristo, Mediatrice universale per tutti gli uomini a partire dal momento della venuta del Salvatore, per quanto riguarda l’ottenimento e la distribuzione di tutte le grazie, sia in generale che in particolare ?
Non sembra che in Lei il suo ruolo non è proprio quello di un ministro, ma quello di un associato alla Redenzione ?
Anche se i Cattolici non rispondono alla domanda con un rifiuto, il senso cristiano dei fedeli e la Liturgia, affermano che Maria è Madre del Redentore: tutte le indicazioni sono che Maria è Mediatrice universale, perché si trova posta tra Dio e gli uomini, e più in particolare tra suo Figlio e gli uomini. ” [2]
San Massimiliano Maria Kolbe, francescano martire di Auschwitz, spiega il ruolo di Mediazione di Nostra Signora:
“Ci sono due tipi di mediazione. La prima è che si riceve qualcosa da un altro, ma con qualche obiettivo in mente, quindi colui che ha ricevuto il dono non è il proprietario, ma deve usare il dono nel modo, come è stato detto a lui; nel frattempo un altro ha ricevuto lo stesso dono, ma per la sua esclusiva proprietà e ha il diritto di gestirlo come vuole. “La Santissima Madre è nella seconda categoria, dopo aver ricevuto le grazie in tale modo da Dio, Lei non è come un portatore.
Lei non riceve da Dio per le grazie uno scopo assegnato, così che Lei le può utilizzare in un modo o nell’altro. L’Immacolata Vergine riceve da Dio, Grazie per la sua esclusiva proprietà e Lei li distribuisce a noi come Lei vuole, a chi Lei vuole, e nel modo che Ella vorrà.
Qui, finalmente, possiamo vedere come Dio sia grande e  santo ed abbia fatto alla sua Madre Santissima, e quanto dobbiamo a Lei onore “. [3]

Come vedremo, la dottrina della Mediazione universale di Maria è insegnata dal Magistero ordinario della Chiesa attraverso la Liturgia, le Encicliche papali e nelle opere di teologi approvate dalla Chiesa.

Nella Sacra Scrittura

Nell’Antico Testamento è simboleggiata: – dall’arca di Noè, – dal vello di Gedeone; è prefigurata nella sposa del Cantico dei Cantici, in Giuditta, in Ester.
Nel passo chiamato “Proto-evangelo” si legge: «Io porrò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua. Essa ti schiaccerà il capo, e tu le insidierai il calcagno»
(
 Gn. 3, 16. )

Nei primi secoli della Chiesa

Il primo che usò il Titolo di Mediatrice, applicato alla Madonna è stato S. Efrem (373): “Vi esorto, Mediatrice del mondo, invoco l’immediatezza della protezione nella mia necessità.”  ( Nel suo  IV Sermone sulla Madonna, che egli chiama “Dispensatrice di tutti i doni … Mediatrice del mondo intero” ) [4]
Un Padre del Concilio di Efeso, Antipatro di Bostra, ha scritto, ” Ti saluto, tu che hai accettato di intercedere come Mediatrice per l’umanità.” ( In S. Joannem Bapt., PG, 1772C)  [5] .
S. Andrea di Creta (660-740) si riferisce a Maria come “Mediatrice tra la Grazia e la legge” e che ” Ella è la mediazione tra la sublimità di Dio e la abiezione della carne”.  Garrigou-Lagrange cita numerosi altri riferimenti:
Il Venerabile Beda ( Homil. 10 in Festo Annunc. E hom. I ; PL, t. XCIV, col. 91, 16) cita Maria Mediatrice in una Omelia sull’Annunciazione.
S. Andrea di Creta chiama Maria Mediatrice di grazia, dispensatrice e causa di vita ( In Nativit. BM, hom. IV, in Dormit. SM, III; PG. t. XCVII, cols. 813 e 1108) S. Germano di Costantinopoli, dice che nessuno è stato salvato senza la cooperazione della Madre di Dio ( In Dormit. BM, PG, t. LXXXVI, c. 349).
Il titolo di Mediatrice è dato inoltre da San Giovanni Damasceno,  che afferma che dobbiamo a Lei tutti i vantaggi conferiti a noi da Gesù ( In Dormit. BM, hom. 1, 3, 8, 12, 11, 16; PG, t. XCVI, cols. 705, 713, 717, 744).
Nel 9 ° secolo, si trova in San Pier Damiani  un insegnamento in cui  “non si realizza un opera della nostra Redenzione senza di Lei “( Serm. 15; PL. t. CXLIV, cols. CXXIX, cols. 741 ).
L’insegnamento di S. Anselmo (Orat. 47, 52; PL, t. CXLIII, cols. 741, 743), Eadmer ( 1060- 1125 ), e San Bernardo nel 12 ° secolo, è lo stesso. ” [6]

Altri Santi su Maria Mediatrice

San Cirillo di Alessandria: “Ave Maria Theotokos, venerabile tesoro di tutto il mondo, luce inestinguibile, corona della verginità, scettro di ortodossia, tempio indistruttibile, che contiene l’incontenibile … è attraverso di Te che la Santa Trinità è glorificata e adorata, attraverso di Te la preziosa Croce è adorata e venerata in tutto il mondo, attraverso di Te è in cielo, gioia; gli angeli e gli arcangeli si rallegrano del fatto che i demoni sono messi in fuga, attraverso di Te il tentatore, il diavolo è cacciato dal cielo, attraverso di Te la caduta creatura è sollevata fino al cielo, attraverso di Te tutta la creazione, una volta imprigionata nella idolatria, ha raggiunto la conoscenza della verità, che i fedeli ottengono il Battesimo e l’olio di gioia, le Chiese sono state fondate in tutto il mondo, i popoli sono guidati alla conversione “. [7]

S. Germano: la Madonna è “veramente una buona Mediatrice di tutti i peccatori.” (Hom. in Dormitorio. II, PG 98, 321, 352-3 ).
San Tarasio di Costantinopoli:
 la Madonna è “la Mediatrice di tutti coloro che sono sotto il cielo.” (In SS. Deiparae Praesentionem. PG 98, 1499). ” [8]

San Bernardo di Chiaravalle parla di Maria come ” Gratiae inventrix, Mediatrix, salutis restauratrix saeculorum”. [9]
“Dio ha voluto che non si dovrebbe avere qualcosa che non passi attraverso le mani di Maria.” ( Hom. III in vig. Nativit ., n. 10, PL 183, 100) (Hom. III Vig. Nativit., N. 10, PL 183, 100).  “Dio ha posto in Maria la pienezza di ogni bene, in modo da farci capire che non vi è alcuna traccia di speranza in noi, alcuna traccia di grazia, qualsiasi traccia di salvezza, che non scaturisca da Lei.”. [10]
“Dio avrebbe potuto donare le sue grazie senza fare uso di questo acquedotto ( Maria ), ma è stato il desiderio di fornire questo strumento attraverso il quale raggiungere la grazia di Lei.” [11]  
Sant’Alberto Magno:   
“A lei [Maria] è stato dato solo questo privilegio, cioè, una comunicazione nella Passione; il suo Figlio ha voluto comunicare i meriti della Passione, in modo che Egli potrebbe dare la sua ricompensa, e al fine di fare di Lei una partecipe del beneficio della Redenzione. Egli ha voluto che fosse partecipe della pena della Passione, nella misura in cui essa potrebbe diventare la Madre di tutti attraverso la ri-creazione, come anche Lei è stata la Coadiutrice della Redenzione dal suo essere associata alla Passione. E proprio come il mondo intero è legato a Dio con la sua suprema Passione, così è anche legato alla Signora di tutti con la sua co-passione “. ( Mariale, Opera omnia, v. 37, D. 150, p. 219). “… Ogni grazia passa attraverso le mani di Maria.” [12]
“La Beata Vergine è molto correttamente chiamata ‘ Porta del cielo,’ ed ogni grazia increata  non è mai venuta o verrà mai in questo mondo se non attraverso Lei”
( Mariale 147)
San Tommaso d’Aquino  scrive, ” Maria è tutta la speranza della nostra salvezza” [13] e “Con l’intercessione di Maria, tutte le anime sono in Paradiso e non sarebbero lì se non fosse intervenuta per loro, poichè Dio le ha affidato le chiavi e i tesori del Regno dei cieli”. [14]  
San Gregorio Palamas:
 ” Ogni dono divino può raggiungere angeli o uomini e salvare attraverso la sua mediazione. Come non si può godere la luce di una lampada senza il tramite di questa lampada, così ogni movimento verso Dio, ogni impulso verso il bene proveniente da Lui è realizzato attraverso la mediazione della Vergine.” Essa non cessa di diffondere le attenzioni su tutte le creature … “. [15] 
Teofane di Nicea:
 “[Maria] è il distributore di tutti i prodigiosi  increati doni del Divino Spirito a coloro che Cristo rende fratelli e co-eredi, non solo perché è la concessione dei doni del suo Figlio, ai suoi naturali fratelli nella grazia, ma anche perché è a questi dona loro come propri  veri figli, generati non da vincoli di natura, ma di grazia “. [16]
San Lugi di Montfort: “A Maria, sua Sposa fedele, lo Spirito Santo di Dio ha comunicato i suoi indicibili doni, e ha ha voluto che fosse la dispensatrice di tutto ciò che possiede, in ciò che distribuisce a chi vuole, per quanto vuole, come lei vuole e quando vuole, tutti i suoi doni di grazia. Non c’è celeste Dono dello Spirito Santo  agli uomini, che non passi attraverso la sua verginale mani. ” [17]  “… Maria è stata designata per essere tesoriera della sua ricchezza, della sua grazia:  Distributore, Funzionario della grandezza dei  suoi miracoli, restauratrice del genere umano, Mediatrice degli uomini, distruttrice dei nemici di Dio e fedele compagna di grandi opere e trionfi. “(WG 28).
S. Alfonso de’Liguori
: “Dio, che ci ha dato Gesù Cristo, vuole che tutte le grazie che sono state, che sono, e saranno dispensate agli uomini fino alla fine del mondo per i meriti di Gesù Cristo, devono essere dispensate dalle mani e attraverso l’intercessione di Maria. “(Le Glorie di Maria, cap. 5).
Contro la tesi che questa dottrina è ” una pia esagerazione, ” S. Alfonso ha risposto: “Io considero come indubbiamente vero che tutte le grazie sono dispensate da Maria”. [18] 
San Giovanni Vianney:
 ” Tutti i santi hanno una grande devozione alla Madonna: la grazia non viene dal cielo, senza passare attraverso le mani di  Maria.
Non si può andare in una casa senza parlare con il portiere. Ebbene, la Santa Vergine è la portiera del cielo “.
San Pier Giuliano Eymard
: ” L’uomo è stato indegno di ricevere direttamente la Parola di Dio, così Maria è stata la nostra Mediatrice con l’incarnazione, e Lei continua a esercitare tale funzione. Nessuno viene a conoscenza di Gesù Cristo e abbraccia la sua santa Legge, se non attraverso di Lei; non si ottiene il dono della Fede, senza le sue preghiere. La sua missione, a cui Lei è sempre fedele, è quello di dare a noi Gesù. Egli deve essere ricevuto dalle sue mani, e invano si cerca Lui altrove. ” [19]

La Tradizione Francescana

L’Ordine Francescano , che si è battuto per il Dogma della Immacolata Concezione attraverso il teologo Duns Scoto, ha tanti Santi che hanno promosso la devozione a Maria, Mediatrice di tutte le grazie:

San Francesco d’Assisi: “Comando a tutti i miei fratelli, quelli che vivono oggi, e quelli a venire in futuro, di venerare la Santa Madre di Dio; poichè dobbiamo sempre implorare la nostra Protettrice, e lodarLa in ogni momento, in tutte le circostanze della vita, con tutti i mezzi in nostro potere e con la massima devozione e presentazione. ” [30] 
San Bonaventura: 
“Nessuno può entrare in cielo, se non per mezzo di Maria, entrando attraverso un cancello.” [31]
“Noi crediamo che Maria si apre l’abisso della misericordia di Dio a chi si vuole, quando vuole e come vuole lei, così che non vi è tuttavia grande peccatore che si perde se Maria lo protegge”. [32]   
San Bernardino da Siena: 
  “Maria è la Dispensatrice di tutte le grazie di Dio per l’uomo.” [33]  Questo è il processo della grazia divina: a partire da Dio, sono il flusso di Cristo, da Cristo alla sua Madre, e da lei alla Chiesa …. io non esito a dire che Lei ha ricevuto una certa giurisdizione su tutte le grazie .. .. che sono amministrate attraverso le sue mani ….” ( Sermone de Nativitate BMV V, cap. 8: op. omn., v. 4, p. 96).
San Massimiliano Kolbe:
“Fino ad oggi il nostro rapporto, all’interno di tutto il regime della Redenzione, a Maria, la Co- Redentrice Dispensatrice di tutte le Grazie, non è stata pienamente e totalmente comprensibile. Ma nel nostro tempo la fede nella sua mediazione cresce di giorno in giorno.” [34]
“Come la Madre di Gesù, nostro Salvatore, Maria è stata la Co-Redentrice della razza umana, come Sposa dello Spirito Santo, che condivide nella distribuzione di tutte le grazie”. [35] “Quando riflettiamo su queste due verità: che provengono da tutte le grazie dal Padre, dal Figlio e dello Spirito Santo, e che la nostra santa Madre Maria è, per così dire, uno con lo Spirito Santo, si è spinti a concludere che questa Santissima Madre è l’intermediario con il quale tutte le grazie a noi.
(Conf. Sept 25, 1937) ” [36]. “L’unione tra lo Spirito Santo e la Vergine Immacolata è così grande che lo Spirito Santo non influenza le anime, che attraverso la sua Mediazione. Dove Ella è la Mediatrice di tutte le Grazie, divenuta la vera Madre della Divina Grazia, Regina degli Angeli e dei Santi, Guida dei cristiani e Rifugio dei peccatori “. [37] “I Padri e Dottori della Chiesa insegnano che Lei, la seconda Eva, ha corretto ciò che la prima Eva ha guastato, e che Lei è un canale della Divina Grazia, la nostra speranza e rifugio, e che attraverso di Lei abbiamo ricevuto da Dio la grazia. Papa Leone XIII nella sua Enciclica sul Rosario (22 settembre 1891) sottolinea: “E ‘consentito di affermare che da quel generoso tesoro di grazie che il Signore ci ha portato … nulla è dato a noi se non per mezzo di Maria, perché Dio ha voluto così si ‘ “. [38]

 I Papi

 Benedetto XIV: Bolla Gloriosae Domina (27. 09. 1748);

 Pio VII: “Privilegi alla Chiesa dell’Annunziata di Firenze”, 1806

 Papa Leone XIII
Nella prima delle sue Encicliche sul Rosario, Supremi Apostolatus (1883), Papa Leone XIII chiama la Madonna ” Custode della nostra pace e Dispensatrice di grazie celesti.” L’anno seguente la sua Enciclica Superiore anno parla di preghiere presentate a Dio “attraverso la sua che ha scelto di essere la distributrice di tutte le grazie celesti.” [21] Ma è forse in Octobri mense (1891) che Sua Santità fa una più forte esposizione di questa dottrina:  “Con parità di verità si può affermare che, per volontà di Dio, nulla dell’ immenso tesoro di ogni grazia che il Signore ha accumulato, viene a noi se non per mezzo di Maria …. Come grandi sono la sapienza e la misericordia, rivelato in questo disegno di Dio, Maria è la nostra intermediaria per la gloria;  è la potente Madre di Dio onnipotente …. Questo disegno realizzato dalla Misericordia di Dio in Maria e confermato dal Testamento di Cristo (Gv. 19:26 -27), si è capito fin dall’inizio ed è stato accettato con grande gioia dai santi Apostoli e dei primi credenti. E ‘stata anche la fede e l’insegnamento del venerabile Padri della Chiesa.
Tutti i popoli cristiani di ogni età l’hanno accettata all’unanimità. … Non vi è alcuna altra ragione per questo di una fede divina. “
Armand Robischaud comprende quattro osservazioni su questa Dichiarazione di Papa Leone  XIII:
la verità che propone Sua Santità, è che per volontà di Dio la Madonna ha questo ruolo, che la sua Enciclica è indirizzata a tutta la Chiesa; che Egli lancia un appello di universale convinzione della Chiesa, dal tempo degli Apostoli, che questa verità è implicita nella Sacra Scrittura, attraverso l’Annunciazione e le parole di Cristo dalla Croce indirizzate alla sua Santa Madre e San Giovanni. [20]
Robischaud scrive, “Al momento non sappiamo di teologo cattolico serio che metta in dubbio la verità della universale Mediazione di Maria, nel senso già spiegato, ed è sicuro di dire che la stragrande maggioranza di essi ritengono sufficientemente giustificata dalle fonti di essere definita dalla Chiesa. ” Egli è inoltre del parere che la Dottrina della Mediazione universale di grazie della Madonna deve essere classificata come de fide divina ex ordinario Magisterio.
Questa conclusione, egli afferma, è basata in particolare sull’Enciclica di Papa Leone XIII Octobri mense[21]

Papa Benedetto XV  scrivendo al Cardinale Gasparri il 27 aprile 1917, afferma: ” Dal momento che tutte le grazie che l’Autore di ogni bene i disegni a conferire su i poveri sono i discendenti di Adamo, dal favorevole disegno della Provvidenza divina, la dispensa per le mani della Vergine santissima, … ” [22]
In una allocuzione, dopo la solenne lettura del Decreto di approvazione dei due miracoli per la canonizzazione di S. Giovanna d’Arco, Benedetto XV ha risposto alla obiezione del promotore della fede per la sua Causa, che ha obiettato che uno dei due miracoli dovrebbe essere attribuito alla Madonna.
Sua Santità afferma: “Se in ogni miracolo dobbiamo riconoscere la Mediazione di Maria, per mezzo della quale, secondo la volontà di Dio, ogni grazia e benedizione per noi, si deve ammettere che, nel caso di uno di questi miracoli, la mediazione della Beata Vergine si è manifestata in un modo molto speciale.
Noi crediamo che Dio ha tanto smaltito il problema al fine di ricordare ai fedeli che il ricordo di Maria non deve mai essere escluso, anche se può sembrare che un miracolo è quello di essere attribuiti alla intercessione o la mediazione di uno dei Beati o uno dei Santi “. [23]
Benedetto XV, nella Lettera apostolica Inter Sodalicia ( 1918 ), scrive: ” Si può davvero affermare che, insieme con Cristo Maria ha redento il genere umano.
Per questo motivo, ogni tipo di grazia che riceviamo dal tesoro della Redenzione è amministrata come si trattasse attraverso le mani della Vergine Addolorata stessa … ” (22 marzo 1918, AAS 10, 1918, 182). Nel 1921 istituisce la Festa di Maria Mediatrice di tutte Grazie.

 Nella Enciclica Ad Diem Illum LaetissimumPapa Pio X scrive che ”  E’ da questa compagnia nel dolore e nella sofferenza già evocato tra la Madre e il Figlio, che è stato consentito alla Vergine di essere la più potente Mediatrice e Avvocata di tutto il mondo con il suo Divin Figlio. “

Papa Pio XI, nel 1924 nella Lettera apostolica Exstat in civitate, afferma: “E ‘chiaro che molti Romani Pontefici hanno suscitato devozione tra le nazioni alla più clemente Madre, la Vergine Maria, Consolatrice degli afflitti, e Tesoriera di tutte le grazie di Dio “. (Feb. 1, 1924, AAS 16 1924, 152)
Nel 1926 ha proclamato: ” Noi, a cui nulla è più caro che la devozione del popolo cristiano essere suscitato più e più verso la Vergine, che è la Tesoriera di tutte le grazie a Dio, credo che si debba accondiscendere a questi desideri. ” (Pio XI, Lettera Apostolica, Cognitum sane, gennaio 14, 1926, AAS 18, 1926, 213)

 Papa Pio XII: “Per l’Amato Madre di Dio, Mediatrice di grazia celeste, Affidiamo i sacerdoti del mondo intero …” [24]
Inoltre, in un Decreto della Sacra Congregazione dei Riti riconoscendo i miracoli per la canonizzazione di San Luigi de Montfort, Papa Pio XII  invita a ricordare la Tradizione della Chiesa e la dottrina dei teologi in quel momento: “Raccoglie insieme la Tradizione dei Padri .San Bernardo, il Dottore Mellifluo, insegna che Dio vuole dare tutto a noi per mezzo di Maria.  Su questa pia e salutare dottrina tutti i teologi, al momento attuale, sono in comune accordo”. [25]

Giovanni XXIII e Paolo VI: I Padri del Concilio e i suoi Presidenti istituzionali, Giovanni XXIII e Paolo VI, ritennero che non fosse il caso di procedere a nuove definizioni dogmatiche: conclusione maturata in un processo di riflessione e di preghiera che vide impegnati in prima linea Giovanni XXIII, Paolo VI e la Commissione teologica del Concilio. Perché richieste di nuovi dogmi mariani erano giunte alla Commissione preparatoria del Vaticano II.
Il titolo di Mediatrice, ad esempio, è stato inteso lungo i secoli ed è inteso tuttora in modo notevolmente diverso. Basta prendere in mano i manuali di Mariologia degli ultimi anni – dal 1987 ad oggi ne sono usciti una ventina – per constatare che la Mediazione della beata Vergine è trattata dai teologi in maniera contrastante nell’impostazione, nella valutazione dottrinale, nella determinazione del campo in cui essa viene esercitata, nel raffronto con la mediazione di Cristo e dello Spirito Santo. A prescindere da ogni altra considerazione, nel caso della Mediazione di Maria si è davanti, per quanto concerne molti aspetti di essa, a una “quaestio disputata”, si è lontani cioè da quella sostanziale unanimità teologica che, in relazione a ogni questione dottrinale, è il preludio necessario per procedere ad una definizione dogmatica.

Giovanni Paolo II:
nell’Enciclica Redemptoris Mater, nn. 44-47, concepisce la “Mediazione mariana” quale “Mediazione materna”, la inquadra nella trattazione della maternità spirituale e vede in essa l’espressione più alta della sua cooperazione all’opera della salvezza.

Benedetto XVI: 
Uno degli aspetti caratterizzanti dell’Enciclica Deus caritas est è il reciproco richiamo che si fanno l’amore e la carità, espressione quest’ultima della novità cristiana dell’amore. Veramente bella è la conclusione tutta mariana dell’Enciclica. La Vergine Maria viene indicata come specchio di ogni santità e modello di servizio di carità. Ella ci insegna che solo quando si fa spazio a Dio, incontrato nella preghiera che nel servizio al prossimo, il mondo diventa buono.
Alla sua bontà materna, come alla sua purezza e bellezza verginale, si rivolgono gli uomini di tutti i tempi e di tutte le parti del mondo nelle loro necessità e speranze, nelle loro gioie e sofferenze, nelle loro solitudini come anche nella condivisione comunitaria. Le testimonianze di gratitudine, a lei tributate in tutti i continenti e in tutte le culture, sono il riconoscimento di quell’amore puro che non cerca se stesso, ma semplicemente vuole il bene.
La devozione dei fedeli mostra, al contempo, l’intuizione infallibile di come un tale amore sia possibile.
Chi beve alla fonte dell’amore di Dio diventa egli stesso una sorgente « da cui sgorgano fiumi di acqua viva » (cfr Gv 7, 38).
«Non c’è frutto della Grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la Mediazione di Nostra Signora»
(Omelia per la canonizzazione di fra Antônio de Sant’Ana Galvão 11-05-2007).

Liturgia Orientale

In uno dei Tropari della Liturgia Copta si legge che la nostra salvezza è assicurata “Perché ogni aiuto viene ai fedeli per mezzo di Maria, la Madre di Dio”. [26]
In una preghiera nella Liturgia Siriaca si legge: “Come posso rendere a Te debitamente lode, o Vergine castissima ? Per Te o Tuttasanta è il Creatore tra gli uomini ,
e Tu dai loro tutto l’aiuto e la grazia di cui hanno bisogno.” [27]
La Liturgia Armena ha la seguente preghiera: “Rallegrati, o Madre di Dio, trono e speranza di salvezza del genere umano, Mediatrice della Legge e della grazia”. [28]
E la Liturgia Caldea ha questa bella preghiera: “O Regina delle regine, fai tutti ricchi, arricchisci con le tue grazie, o Madre dell’ Altissimo.
Egli ha fatto di te la Dispensatrice dei suoi tesori e la Regina universale. E’ nel tuo grembo che Egli ha posto i suoi tesori , e in te ha raccolto grazie, come in un mare,
e Lui ha fatto di Te la sorgente della vita dei mortali … ” [29]

Liturgia Occidentale

All’interno della Tradizione francescana ( molto prima dell’istituzione della Festa di Maria Mediatrice ), la Santa Sede ha concesso all’Ordine  Francescano uno speciale Ufficio e Messa per la Festa della Madonna degli Angeli (2 agosto): l’orazione Colletta si apre con queste significative parole: “O Dio, che hai voluto rinunciare a tutti i favori agli uomini attraverso la tua santissima Madre …” .
Nel 1921 Benedetto XV († 1922), su richiesta del Card. Desiderio-Giuseppe Mercier († 1926), concesse a tutto il Belgio l’Ufficio e la Messa della beata Vergine Maria «Mediatrice di tutte le grazie», da celebrarsi il 31 maggio.
La Sede Apostolica concesse poi a numerose altre Diocesi e Congregazioni religiose, dietro loro richiesta, il medesimo Ufficio e la Messa; perciò ne seguì che la memoria della beata Vergine Maria Mediatrice divenne quasi generale.
Il Concilio Vaticano II, nel 1964, ha spiegato ampiamente la funzione della beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa; ed ha accuratamente esposto il senso e la forza della «mediazione» della beata Vergine: «La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce l’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia. Poiché ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da vera necessità, ma dal beneplacito di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia; non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita» (LG 60). Nel 1971 la Sacra Congregazione per il Culto Divino ha approvato la Messa sotto il titolo della «Beata Vergine Maria, Madre e Mediatrice di grazia». Questa Messa, aderendo fedelmente alla dottrina del Concilio Vaticano II, commemora contemporaneamente la funzione materna e il compito di Mediatrice della beata Vergine (cfr Proprio delle messe dell’Ordine dei Servi della beata Vergine Maria, Curia Generalizia OSM, Roma, 1972, pp. 36-37). Ai nostri giorni questa Messa viene celebrata in molti luoghi l’8 maggio.
Il formulario, come si conviene, celebra anzitutto Cristo, «vero Dio e vero uomo, unico mediatore (…) sempre vivo a intercedere in nostro favore» (Prefazio; 1 Tm 2, 5; Eb 7, 25; Orazione sulle offerte, Orazione dopo la Comunione). Ma onora anche la beata Vergine Madre e Mediatrice di grazia, poiché il Padre, «nel mirabile disegno del suo amore» (Colletta; cfr Prefazio), l’ha costituita madre e collaboratrice del Redentore (cfr Colletta, Prefazio). La Vergine Maria è Madre di grazia, poiché ha portato nel suo «grembo purissimo (…). Cristo vero Dio e vero uomo» (Antifona d’ingresso) e ci ha donato lo stesso «Autore della grazia» (Colletta; cfr Alleluia). La Vergine Maria è Mediatrice di grazia, poiché e stata socia di Cristo nel procurarci la grazia più grande, la redenzione cioè e la salvezza, la vita divina e la gloria che non ha fine (cfr LG 61). Nel formulario la «mediazione» della beata Vergine viene giustamente interpretata come «provvidenza d’amore» (Prefazio): «di intercessione e di perdono, di protezione e di grazia, di riconciliazione e di pace» (Prefazio).

[1] Reginald Garrigou-Lagrange, OP, La Madre del Salvatore e la nostra vita interiore, pag 172.
[2] Ibid.Pp. 172-173.
[3] Proverbi ed esempi di San Massimiliano Kolbe, (Manila, Francescani Conventuali ), pp. 141‑142.
[4] Sancti Efrem prot opera graece et latine. Ed. Assemani, Vol. Assemani, vol. 3 (Rome, 1746), p. 3 (Roma, 1746), p. 525 and pp. 525 e pp. 528‑529. 528-529.
[5] p. Mark I. Miravalle, STD, Maria: Coredentrice, Mediatrice, Avvocata (Santa Barbara, Queenship Publications, 1993), p. 36.
[6] Garrigou-Lagrange, p. 175. 175.
[7] San Cirillo, Homiliae diversae 4; PG 77, 992.
[8] Citato in Miravalle, p. 37. 37.
[9] Garrigou-Lagrange, p. 175. 175.
[10] Hom. in nativit. in nativit. BVM, n. BVM, n. 6; PL, 183,441. 6, PL, 183.441.
[11] Hom. in nativit., BVM, nn.3‑4; PL, 183, 440. in nativit., BVM, nn.3-4, PL, 183, 440.
[12] p. Armand J. Robischaud, SM, “Maria, Dispensatrice di tutte le grazie”, p. 446. Tratto da mariologia, vol. II, a cura di B. Juniper Carol, OFM, Bruce Publishing Co., Milwaukee, 1957.[13] “Marian Sermons,” Complete Works, Augsburg: 1757, p. “Prediche mariana,” Opere complete, Augsburg: 1757, p. 499. 499.
[14] San Tommaso d’Aquino, “Esposizione della Salve Regina”, IPM 27.
[15] Citato in Miravalle, p. 136. 136.
[16] Ibidem, pag. 141. 141.
[17]. San Luigi di Montfort, Vera devozione a Maria, nn. 24‑25. 24-25.
[18] Sant’ Alfonso de’Liguri , Le Glorie di Maria, p. 32.
[19] San Pietro Giuliano Eymard, Nostra Signora del Santissimo Sacramento, New York: Eymard League, 1930, pp. 99‑100.
[20] Robischaud, p. 431. 431.
[21] Ibidem, pag. 436. 436.
[22] AAS, vol. 9, 1917, p. 9, 1917, p. 266. 266.
[23] Robischaud, p. 432. 432.
[24] Menti nostrae,  143, (Esortazione Apostolica di Pope Pius XII al clero di tutto il mondo per lo sviluppo della santità nella vita sacerdotale), Sett. 23, 1950.
[25] AAS, vol. 34, 1942, p. 34, 1942, p. 44.
[26] Robischaud, p. 438. 438.
[27] D. Attwater, Preghiere della Liturgia orientale (Londra, 1931), p. 20. 20.
[28]  Robischaud, p. Robischaud, p. 438. 438.
[29] Ibid., Pp. 436‑439. 436-439.
[30] San Francesco d’Assisi, “Regola dei Frati Minori, cfr. I.
[31] S. Bonaventura, “Il Vangelo di San Luca”, GM 160, nota 4.
[32] S. Bonaventura, GM 238; VOS 145.
[33] San Bernardino da Siena, “Per la nascita della Beata Vergine, cap. 8, vol. 4, p. 96, Lione: 1650.
MJ Scheeben, mariologia, Vol. 2, pag. 271, San Louis: B. Herder, 1948.
[34] Manteau-Bonamy, OP, Immacolata Concezione e dello Spirito Santo, p. 89. 89.
[35] Ibidem, pag. 97. 97.
[36]  Ibidem, pag. 102. 102.
[37] San Maximilian Kolbe, Manila, p. 140.
[38] Ibid., p. Ibidem, pag. 142. 142.

Fonte

 


 

Conclusione: importanza pratica della Mediazione mariana per la nostra salvezza

Se vogliamo salvarci dobbiamo ricorrere a Maria perché questa è la volontà di Dio.

San Bernardo canta: «Chiunque tu sia, che ti vedi trascinato dalla corrente di questo mondo, e cui sembra di navigare tra burrascose tempeste piuttosto che camminare sulla terra, se non vuoi essere travolto dalle tempeste non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella che si chiama Maria. Se si alzano i venti delle tentazioni, se incorri negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se ti vedi travolto dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira, l’avarizia o i desideri della carne scuotono violentemente la navicella del tuo cuore, guarda la stella, invoca Maria. Se, turbato al pensiero dell’enormità dei tuoi peccati, confuso per le bruttura della tua coscienza, tremante di paura al pensiero del Giudizio, cominci a sprofondare nel baratro della tristezza e della disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nelle incertezze, nelle angustie, pensa a Maria, invoca Maria. Maria non receda dalle tue labbra, non si allontani dal tuo cuore e tu, per impetrare il suo aiuto, non trascurare di imitare gli esempi della sua vita. Se la segui non smarrirai la strada, se la preghi non dispererai, se pensi a lei non ti perderai, se lei ti protegge non temerai. Se ti sorregge non cadrai, se ti difende non temerai nulla, se ti conduce arriverai al porto, se ti guida non ti smarrirai. In ogni cosa pensa Maria invoca Maria» (Homil. II super Missus est, n. 17, PL 183, 71A).

Infine terminiamo con la sua bellissima preghiera: “Memorare, o piissima Virgo Maria, non esse auditum a saeculo quemquam ad tua currentem praesidia, tua implorantem auxilia, tua petentem  suffragia esse derelictum: ego tali animatus confidentia, ad te, Virgo virginum, Mater, curro, ad te venio, coram te gemens, peccator, assisto: noli Mater Verbi, verba mea despicere, sed audi propitia et exaudi. Amen / Ricordati, o piissima Vergine Maria,  non essersi mai sentito al mondo che chi è ricorso al tuo aiuto, chi ha implorato il tuo ausilio, chi ha chiesto i tuoi suffragi è restato senza nulla e inascoltato: animato da questa fiducia, io vengo a te, Vergine delle vergini, e a te ricorro, o Madre, vengo a te, dinanzi a te mi prostro peccatore gemente. Non voler Madre del Verbo disprezzare le mie preghiere, ma ascoltale propizia ed esaudiscile. Amen!”.

È ottima cosa consacrarsi come schiavo di Gesù in Maria secondo ciò che insegna S. Luigi Maria Grignion de Montfort nel Trattato della vera devozione alla Vergine Maria – vedi qui


AGGIORNAMENTO – marzo 2021

  • IL CASO

Maria Corredentrice? Lo dicono tradizione e Concilio

di Luisella Scrosati

Nell’udienza di mercoledì scorso, per la terza volta, papa Francesco ha negato esplicitamente che Maria sia corredentrice. Ma ancora una volta interpreta Scritture e Tradizione in modo distorto, compreso il significato delle icone bizantine. Ecco perché…

Maria santissima Madre di Dio

Che cosa spinga un papa a dedicare in continuazione omelie e catechesi per “riabilitare” Giuda e screditare la Sempre Vergine Maria non è dato sapere. Di certo non si può impedire che un tale diverso trattamento risulti, ad orecchie cattoliche, almeno un po’ dissonante; per non dire inquietante. Fatto sta che Papa Francesco, mercoledì scorso, vigilia della Solennità dell’Annunciazione, è tornato ancora una volta a gettar fango sul titolo di Corredentrice; lo aveva già fatto il 3 aprile 2020, giorno in cui si commemoravano i Sette Dolori di Maria e il 12 dicembre 2019, memoria liturgica della Vergine di Guadalupe (vedi qui): sempre puntualmente alla vigilia o nel giorno di feste mariane.

La nota dominante di questi interventi è, purtroppo, sempre la stessa superficialità e unilateralità nella selezione e interpretazione di passi delle Scritture e dati della Tradizione. Prendiamo, per esempio, la scelta dell’icona Odigitria. Il Papa ne fa cenno per affermare qualcosa che contraddice il senso stesso dell’iconografia mariana. Egli afferma che il senso di queste icone sarebbe il seguente: «Maria è totalmente rivolta a Lui, a tal punto che possiamo dire che è più discepola di madre […]. Questo è il ruolo che Maria ha occupato per tutta la sua vita terrena e che conserva per sempre: essere l’umile ancella del Signore, niente di più».

In realtà, quando si va a vedere questa tipologia di icone, vi si ritrova praticamente sempre, il duplice digramma MP ΘY (abbreviazione di Meter Theou), rispettivamente alla sinistra e alla destra del capo della Madonna (rispetto a chi guarda l’icona). L’Odigitria non è affatto una semplice discepola ed umile ancella che indica Gesù, ma la Theotókos, nel senso proprio di questo termine, come è stato definito ad Efeso e precisato nella diatriba tra San Cirillo e Nestorio, e come è stato in seguito nuovamente ripreso dal Concilio di Calcedonia, in funzione anti-monofisita. L’intento di entrambi i Concili ecumenici non era affatto quello di fare qualche complimento alla Madre di Gesù, esagerando un po’, spinti dall’affetto, come Bergoglio ha dichiarato in riferimento ai titoli mariani. Se così fosse, i due Concili si sarebbero risparmiati i vari anatemi e i Padri conciliari si sarebbero salutati con una pacca sulle spalle, sogghignando magari di quanto Cirillo l’avesse sparata grossa…

E invece no. Per quei concili, i titoli mariani avevano un contenuto teologico ben preciso. San Giovanni Damasceno, interprete e padre della tradizione bizantina, mette bene in chiaro che «il solo nome Theotókos contiene tutto il mistero dell’economia della salvezza». A sua volta, il Tommaso d’Aquino dell’Oriente, San Gregorio Palamas, non sembra affatto concordare con l’idea che i titoli mariani altro non siano che una serie di affettuose esagerazioni riversate su una graziosa discepola:

«Volendo creare un’immagine della bellezza assoluta e manifestare chiaramente agli angeli e agli uomini la potenza della sua arte, Dio ha fatto Maria tutta bella. Egli ha riunito in lei le particolari bellezze distribuite alle altre creature e l’ha costituita comune ornamento di tutti gli esseri visibili e invisibili: o piuttosto, ha fatto di lei come la sintesi di tutte le perfezioni divine, angeliche e umane, una bellezza sublime che nobilita i due mondi, che si eleva dalla terra fino al cielo e che supera anche quest’ultimo».

Espressioni che fanno comprendere come Maria Santissima superi tutto l’ordine della creazione e si collochi, per grazia, nella sfera di Dio, pur non essendo Dio. Gregorio accenna con una immagine a quell’ordine ipostatico, nella quale la Tutta Santa è stata posta da Dio. Infatti, «Maria è come la linea di demarcazione tra il creato e l’increato. Ella sola ha ricevuto i doni divini senza misura e Dio ha posto tutto nelle sue mani: ella è il luogo di tutte le grazie, la pienezza della bontà, l’immagine viva di ogni virtù; ella sola è stata ricolmata dei carismi dello Spirito Santo, ed è eccelsa su ogni creatura per la sua unione con Dio». Testi come questi testimoniano la consapevolezza dell’eccesso non delle nostre parole, ma della grandezza del mistero di Maria. Per questo, si afferma De Maria numquam satis.

L’interpretazione di papa Francesco dell’icona Odigitria è dunque palesemente in contrasto con l’icona stessa e con il contesto teologico nel quale l’iconografia bizantina vive. E infatti, a fianco di questo tipo iconografico, ve ne sono altri che testimoniano l’eccezionale e inarrivabile mistero dell’umile Ancella di Nazareth; si pensi alla Panagia Platytera oPlatytera ton ouranon (“più ampia dei cieli”), alla Pantanassa (“Regina dell’universo”) o ancora alla Ypsilotera ton ouranon (“più alta dei cieli”).

A lasciare di stucco, anche in questa “terza edizione” degli interventi contro la Corredenzione mariana, è il modo in cui papa Bergoglio ignora o decide di non prendere in considerazione la presenza del termine Corredentrice e del nocciolo della dottrina che la riguarda nella storia della mariologia. Egli ne parla come se la singolare partecipazione di Maria all’opera della Redenzione, soggettiva ed oggettiva, fosse una recente invenzione di qualche isolato fanatico.

Autori medievali come San Bernardo di Clairvaux, che la chiama “riparatrice”, e Arnaldo di Chartres, che non esita ad affermare che «Cristo e Maria compirono l’opera dell’umana Redenzione», riprendono, sviluppano e rilanciano la riflessione patristica su Maria, Nuova Eva; il Seicento è poi il secolo della sistematizzazione della dottrina sulla corredenzione mariana, fino ad arrivare, nel Novecento, alla presenza del titolo di Corredentrice nei documenti delle Congregazioni Romane e nei discorsi dei Papi. Benedetto XV, nella Lettera Apostolica Inter Sodalicia (1918) spiega con estrema chiarezza che per la sofferenza vissuta da Maria insieme al Figlio, che Ella stessa offre in immolazione, «si può affermare a buon diritto che ella, insieme con Cristo, ha redento il genere umano». Per questo Pio XI, il 30 novembre 1933, non esita ad essere il primo Papa ad utilizzare il titolo di Corredentrice: «Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre sua alla sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di Corredentrice».

Il capitolo VIII di Lumen Gentium contiene nella sua essenza la dottrina della corredenzione mariana, sebbene i Padri conciliari abbiano preferito non utilizzarne il termine. Tuttavia, la nota esplicativa della sottocommissione teologica, come riportato ne Lo schema mariano al Concilio Vaticano II del padre Giuseppe M. Besutti, testo imprescindibile per comprendere la mariologia del Concilio, precisava che il titolo di Corredentrice fosse «assolutamente vero in se stesso».

Il mariologo belga Jean Galot, intervenendo ad una conferenza internazionale organizzata dalla Congregazione per il Clero, il 28 maggio 2003, chiariva ancora una volta, sulla base del testo di LG, che «la Corredenzione significa una cooperazione alla Redenzione. Non significa un’uguaglianza di Maria con Cristo, perché Cristo non è Corredentore, ma Redentore e il solo Redentore. Maria non è Redentrice ma Corredentrice, in quanto si è unita a Cristo nell’offerta della sua Passione. Così viene pienamente salvaguardato il principio dell’unicità del Mediatore […]. Il Concilio nega che questa unicità sia posta in pericolo dalla presenza mediatrice di Maria. Attribuendo alla Beata Vergine i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice, afferma che “l’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un unico fonte” (LG 62). Il titolo di Corredentrice non può dunque apparire come una minaccia per il potere sovrano di Cristo, perché emana da questo potere e trova in esso la sua energia».

RICORDA CHE:

Papa san Giovanni Paolo II, 8 settembre 1982:
“Anche a voi, cari ammalati, giunga la mia parola affettuosa e l’invito a gioire per la nascita dell’Immacolata Madre di Dio. Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità. Voi lo sapete, il dolore se unito a quello del Redentore ha un grande ed insostituibile valore salvifico. Intuite, allora, la preziosità inestimabile della vostra grande missione, sulla quale invoco le consolazioni di Maria, le gioie più profonde che per voi ha preparato il suo purissimo Cuore di Madre”.
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1982/documents/hf_jp-ii_aud_19820908.html

Papa san Giovanni Paolo II, 4 novembre 1984:
Alla Madonna – la Corredentrice – san Carlo si rivolge con accenti singolarmente rivelatori. Commentando lo smarrimento di Gesù dodicenne nel tempio, egli ricostruisce il dialogo interiore, che poté intercorrere tra la Madre e il Figlio, e soggiunge: “Sopporterai dolori ben più grandi, o Madre benedetta, e continuerai a vivere; ma la vita ti sarà mille volte più amara della morte. Vedrai consegnato nelle mani dei peccatori il tuo Figlio innocente . . . Lo vedrai brutalmente crocifisso, tra i ladri; vedrai il suo fianco santo trapassato dal crudele colpo di lancia; vedrai, infine, effondere il sangue che tu gli hai dato. E tuttavia non potrai morire!” (Omelia nel duomo di Milano la domenica dopo l’Epifania del 1584)”.
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1984/documents/hf_jp-ii_ang_19841104.html

Papa san Giovanni Paolo II, Angelus Domenica delle Palme 31 marzo 1985:
“La Chiesa vi dedica una particolare sollecitudine pastorale chiamando i fedeli alla mensa eucaristica, quale amorevole interprete dell’aspirazione del Signore: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi” (Lc 22, 14). Al desiderio del Redentore faccia generoso riscontro il desiderio nostro, auspice Maria, la corredentrice, alla quale eleviamo con piena effusione la nostra preghiera”.
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1985/documents/hf_jp-ii_ang_19850331.html

 “Maria santissima, Corredentrice del genere umano accanto al suo Figlio, vi dia sempre coraggio e fiducia! E vi accompagni anche la mia benedizione, che ora di gran cuore vi imparto!” (Giovanni Paolo II ai Pellegrini malati diretti a Lourdes, 24.3.1990) https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1990/march/documents/hf_jp-ii_spe_19900324_oftal.html


e ancora:

GIOVANNI PAOLO II – UDIENZA GENERALE – Mercoledi, 9 aprile 1997

Maria singolare cooperatrice della Redenzione ( Gv 19, 25-26).

  • 1. Nel corso dei Secoli, la Chiesa ha riesaminato la collaborazione di Maria all’opera della salvezza, approfondendo l’analisi della sua associazione al sacrificio Redentore de Cristo. Già sant’Agostino attribuisce alla Vergine la qualifica di “cooperatrice” della Redenzione (cfr Sant’Agostino, De Sancta Virginitate , 6; PL 40, 399), titolo che sottolinea l’azione congiunta e subordinata di Maria a Cristo Redentore.

In questo senso s’è sviluppata la riflessione, soprattutto dal Quattrocento. Qualcuno ha temuto que si annuncia porre Maria sullo stesso pianoforte di Cristo. In realtà l’insegnamento della Chiesa sottolinea con chiarezza la differenza tra la Madre e il Figlio nell’opera della salvezza, illustrando la subordinazione della Vergine, in quanto cooperatrice, all’unico Redentore.

Del resto, l’apostolo Paolo, quando afferma: “Siamo collaboratori di Dio” ( 1 Cor 3, 9), mantiene l’effettiva possibilità per l’uomo di cooperare con Dios. La collaborazione dei credenti, che ovviamente esclude una garanzia con Lui, si esprime nell’annuncio del Vangelo e nel sostegno personale alla sua residenza nel cuore della sua vita.

  • 2. Applicato a Maria, il termine “cooperatrice” assume, però, un significato specifico. La collaborazione dei cristiani salvezza si attua dopo l’evento del Calvario, di cui si impegna a diffondere i frutti attraverso la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l’evento questo è il titolo di mamma; si estende quindi alla totalità dell’opera salvifica di Cristo. Solo Lei è stata associarsi in questo modo all’offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini. In unione con Cristo e sotto Lui, ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all’intera umanità.

Il particolare ruolo di cooperatrice svolto dalla Vergine ha come fondamento la sua divina maternità. Portando Colui che era destinato a compiere la redenzione dell’uomo, nutrendolo, presentandolo al tempio, soffrendo con Lui morente in Croce “cooperò in modo speciale tutto all’opera del Salvatore” ( Lumen Gentium , 61). Anche la chiamata di Dio a collaborare all’opera della salvezza riguarda ogni essere umano, la partecipazione della Madre del Salvatore alla Redenzione dell’umanità rappresenta un fatto unico e irripetibile.

Nonostante la singolare condizione di tale condizione, Maria è anch’essa della salvezza destinataria. Ella è la prima redenzione, riscattata da Cristo “nella più sublime maniera” nella sua immacolata concezione (cfr Pio IX, Bolla “Ineffabilis Deus”, in Pio IX, Acta 1, 605) e piena della grazia dello Spirito Santo.

  • 3. Tale affermazione porta ora a domandarci: qual è il significato di questa singolare collaborazione di Maria al piano della salvezza? Ciò è vicino ad una particolare intenzione di Dio nel confronto con la Madre del Redentore, che a tempo debito solenni, cioè a Cana e sotto la Croce, Gesù chiama col titolo di “Donna” (cfr Gv 2, 4; 19, 26 ). Maria è associata in quanto donna all’opera salvifica. Avendo creato l’uomo “maschio e femmina” (cfr Gn 1, 27), il Signore vuole affiancare, anche nella Redenzione, al Nuovo Adamo la Nuova Eva. La coppia dei progenitori aveva intrapreso la via del peccato; una nuova coppia, figlio di Dio con la collaborazione della Madre, avrebbe ristabilito il genere umano nella sua dignità originale.

Maria, Nuova Eva, divina così icona perfetta della Chiesa. Essa, nel disegno divino, rappresenta sotto la Croce l’umanità redenta che, bisognosa di salvezza, è resa capace di offrire un contributo allo sviluppo dell’opera salvifica.

  • 4. Il Concilio ha tenuto presente che questa dottrina e la sua, sottolineando l’apporto della Santa Vergine non solo alla nascita del Redentore, ma anche alla vita del suo Corpo mistico lungo il corso dei secoli e fino all'”eschaton”: nella Chiesa Maria “ha collaborato” (cfr Lumen Gentium , 53) e “collabora” (cfr Lumen Gentium , 63) all’opera della salvezza. Nell’illustrare il mistero dell’Annunciazione, il Concilio ha affermato che la Vergine di Nazaret, «accettando la volontà salvifica di Dio, si consacrò totalmente come Ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo il mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio omnipotente» ( Lumen Gentium , 56).

Il Vaticano II, inoltre, presenta Maria non solo come la “madre del Redentore”, ma quale “compagna generosa del tutto eccezionale”, che collabora “in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la Speranza e amore ardente”. Ricorda, altresì, che sublime frutto di questa cooperazione alla maternità universale: “Per questo diventò per noi madre nell’order della grazia” ( Lumen Gentium , 61).

Alla Vergine Santa dunque possiamo rivolgerci con fiducia, implorando l’affidabilità del singolare a Lei affidato da Dio, il ruolo di cooperatrice della Redenzione, da Lei esercitato in tutta la vita e, in particolare, ai piedi della Croce.


“Fu in ogni tempo lodevolissimo ed inviolabile costume del popolo cattolico ricorrere nei trepidi e dubbiosi eventi a Maria e rifugiarsi nella sua materna bontà. Ciò dimostra la fermissima speranza, anzi la piena fiducia, che la Chiesa cattolica ha sempre a buon diritto riposto nella Madre di Dio. Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore. E poiché la gioia per Lei più gradita è quella di aiutare e consolare ogni singolo fedele che invochi il suo soccorso, non vi può essere dubbio che Ella voglia molto più volentieri accogliere, anzi esulti nel soddisfare i voti di tutta la Chiesa.”
(Leone XIII – enc. Supremi Apostolatus sulla devozione del Santo Rosario e le indulgenze – 1°settembre 1883)
https://cooperatores-veritatis.org/2022/02/28/leone-xiii-maria-corredentrice-del-genere-umano-enciclica-supremi-apostolatus/

«O Madre di pietà e misericordia, che assistetti il ​​tuo dolce Figlio mentre compiva sull’altare della Croce la Redenzione dell’umanità come CORREDENTRICE e associata dei suoi dolori, mantieni in noi e aumenta ogni giorno, ti chiediamo, i preziosi frutti della sua redenzione e della TUA COMPASSIONE»
(Pio XI, 29 aprile 1935)


La corredenzione della Vergine Maria

È sufficiente consultare qualsiasi trattato di mariologia preconciliare, per rendersi conto dell’importanza che il concetto di corredenzione, applicato alla Vergine Maria, aveva assunto nel pensiero teologico per cinque secoli. I papi stessi avevano incoraggiato i teologi, così come i fedeli, a comprendere meglio questo titolo della Nostra Madre celeste. Basta per esserne convinti ricordare le parole dei papi, da Pio IX, il Papa dell’Immacolata Concezione, a Pio XII, il Papa della Gloriosa Assunzione della Madonna.

Pio IX
Nella bolla Ineffabilis Deus, che proclama il dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854, Papa Pio IX scrive: «Ecco perché, proprio come Cristo, mediatore di Dio e degli uomini, avendo preso la natura umana, cancella il sigillo della sentenza che era contro di noi e la legò vittoriosamente alla croce, allo stesso modo la Santissima Vergine, unita a Lui da un legame stretto e indissolubile, con Lui e da Lui esercitando un’eterna inimicizia contro il serpente velenoso e trionfando completamente su questo nemico, gli ha schiacciato la testa con il suo piede immacolato». Se la parola redentrice non appare, l’idea e la sua realtà sono ben espresse.

Leone XIII
Numerosi testi di Papa Leone XIII esprimono allo stesso modo questa dottrina. Così nell’enciclica Supremi apostolatus officio (1883): «In effetti, la Vergine libera dalla contaminazione originale, scelta per essere la Madre di Dio, e proprio per questo associata a Lui nell’opera di salvezza del genere umano, gode con suo Figlio di un tale favore e potere che mai la natura umana e la natura angelica hanno potuto e possono ottenere».
In un’enciclica sul rosario, Jucunda semper (1894), lo stesso Papa insegna: «Accanto alla croce di Gesù c’era Maria, sua madre, accesa per noi di un’immensa carità, per accoglierci come figli , lei stessa offrì volentieri suo Figlio alla giustizia divina, morendo nel suo cuore con Lui, trafitta da una spada di dolore».
Nella costituzione apostolica Ubi primum (1898), sulla confraternita del Rosario: «Non appena, secondo il piano segreto della divina Provvidenza, siamo stati elevati alla cattedra suprema di Pietro …, il nostro pensiero è andato spontaneamente alla grande Madre di Dio e sua associata nella redenzione del genere umano».
Infine, nell’enciclica Adjutricem populi (1895), Leone XIII dà l’espressione più completa di questa corredenzione, associandola alla mediazione universale di Maria: «Perché da lì, secondo i disegni di Dio, cominciò a vegliare sulla Chiesa, aiutarci e proteggerci come Madre, così che dopo essere stata cooperatrice della Redenzione umana, è diventata anche, grazie al potere immenso che le è stato concesso, dispensatrice della grazia che scaturisce da questa Redenzione per tutti i tempi».

San Pio X
Questo santo papa ha ugualmente evocato la dottrina della corredenzione nella sua famosa enciclica Ad diem illum (1904), per il cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione: «La conseguenza di questa comunità di sentimenti e sofferenze tra Maria e Gesù è che Maria “meritò legittimamente di diventare la riparatrice dell’umanità caduta” (De Excellentia Virginis Mariæ, c. IX), e quindi la dispensatrice di tutti i tesori che Gesù ha acquisito per noi con la sua morte e dal suo sangue». Il santo papa, a sua volta, sottolinea il legame tra la co-redenzione e la mediazione universale.
Durante il pontificato di questo glorioso papa, un decreto del Sant’Uffizio del 26 giugno 1913 elogiava «l’abitudine di aggiungere al nome di Gesù, quello di sua Madre, nostra corredentrice, la beata Vergine Maria». La stessa congregazione concesse l’indulgenza per la recitazione della preghiera in cui Maria viene chiamata “corredentrice del genere umano” il 22 gennaio 1914.

Benedetto XV
A sua volta, ha chiaramente parlato di questa dottrina, nella sua lettera dell’Inter solidacia: «Associandosi alla Passione e alla morte di suo Figlio, soffrì come se morisse lei stessa (…) per placare la giustizia divina; per quanto ha potuto, ha sacrificato suo Figlio, in modo che si possa giustamente dire che con Lui ha redento il genere umano. E, per questo motivo, tutti i tipi di grazie che attingiamo dal tesoro della redenzione vengono a noi, per così dire, dalle mani della dolorosa Vergine».

Pio XI
Dobbiamo innanzitutto citare la sua lettera Explorata res (2 febbraio 1923), in cui fa questo bellissimo elogio alla Madre del Cielo: «Costui non incorrerà in una morte eterna, colui che godrà soprattutto all’ultimo momento dell’assistenza della Beata Vergine. Questa opinione dei dottori della Chiesa, confermata dal sentimento del popolo cristiano e da una lunga esperienza, si basa soprattutto sul fatto che la dolorosa Vergine fu associata a Gesù Cristo nell’opera della Redenzione».
Ma soprattutto, è il primo papa ad usare il termine corredentrice. Nel suo messaggio ai pellegrini di Lourdes per il Giubileo della Redenzione, fece questa preghiera: «O Madre di pietà e misericordia, che assistetti il ​​tuo dolce Figlio mentre compiva sull’altare della Croce la Redenzione dell’umanità come corredentrice e associata dei suoi dolori, mantieni in noi e aumenta ogni giorno, ti chiediamo, i preziosi frutti della sua redenzione e della tua compassione» (29 aprile 1935).
E nel Discorso ai pellegrini di Vicenza (30/11/1933), dichiarò chiaramente: «Il Redentore doveva, per forza di cose, associare sua Madre alla sua opera. Questo è il motivo per cui la invochiamo sotto il titolo di corredentrice».

Pio XII
Il pastore angelico ha ripetutamente descritto il fatto della corredenzione di Maria, anche se non usa il termine. Nell’enciclica Mystici corporis (1947) per esempio: «Fu infine Maria che, sopportando i suoi immensi dolori con un’anima piena di forza e fiducia, più di tutti i cristiani, vera regina dei martiri, completò ciò che mancava alle sofferenze di Cristo … “per il suo Corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24)».
Se il termine corredentrice non si trova sotto penna di questo papa, la dottrina è lì con tutta la chiarezza e lo sviluppo possibili. Lo si giudichi da questa citazione dall’enciclica Ad caeli Reginam (1954) sulla regalità di Maria: «Nel compimento della Redenzione, la Vergine Santissima è stata strettamente associata a Cristo (…) In effetti “Come Cristo per averci redenti, è nostro Signore e nostro Re a un titolo speciale, così anche la Vergine Santa è nostra Regina e sovrana a causa del modo unico in cui ha contribuito alla nostra Redenzione, dando la sua carne a suo Figlio e offrendola volontariamente per noi, desiderando, chiedendo e procurando la nostra salvezza in un modo molto speciale ”».

Empietà oltraggiosa

Il rifiuto dei titoli della Beata Vergine, in particolare quelli di Corredentrice e Mediatrice ha le sue origini nell’ecumenismo moderno. Già, quando il dogma dell’Assunzione della Beata Vergine fu proclamato nel 1950, i modernisti furono infastiditi, vedendo in esso un nuovo ostacolo posto al riavvicinamento con i protestanti.
Al Concilio Vaticano II, i Padri hanno semplicemente cancellato lo schema preparatorio sulla Beata Vergine, in modo da non dargli troppa importanza, e ne hanno fatto un semplice capitolo della costituzione Lumen Gentium sulla Chiesa. Il Concilio riconosce a Maria titoli come Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e persino Mediatrice, la proclama Madre della Chiesa, ma la tendenza è al minimalismo.
Questa tendenza sarà quella di tutti i papi postconciliari. Tuttavia, l’omelia di Francesco è senza dubbio la più chiara manifestazione di questo rifiuto della tradizione e di questo disprezzo che si diceva discretamente tra i teologi modernisti, come padre Yve Congar, ma che ora si può dire ad alta voce sotto la cupola di San Pietro.

Fonte : fsspx.it

RICORDA:

Dal discorso di Pio XI “Ecco di nuovo” ai pellegrini di Vicenza, 30 novembre 1933

  • Voi siete come mandati [a Roma] e raccomandati dalla Madonna di Monteberico, Signora della vostra regione, venerata in quel Santuario tanto famoso; inviati dunque della Vergine stessa, al centro della fede per arricchirvi dei tesori dell’Anno Santo della Redenzione in cui Ella ha tanta parte.
    Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre Sua alla Sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di CORREDENTRICE. Essa ci ha dato il Salvatore, l’ha allevato all’opera di Redenzione fino sotto la Croce dividendo con Lui i dolori dell’agonia e della morte in Gesù consumava la Redenzione di tutti gli uomini. E proprio sotto la Croce, negli ultimi istanti della Sua vita il Redentore la proclamava Madre nostra e Madre universale: Ecce filius tuus, diceva di S. Giovanni che rappresentava noi tutti; e nello stesso Apostolo eravamo ancora tutti noi a raccogliere le parole: Ecce Mater tua.
    Voi, buoni fedeli, dunque siete venuti a celebrare con Noi il XIX Centenario non solo della Redenzione, ma anche della maternità universale di Maria, proclamata ufficialmente e solennemente con le parole stesse del Figlio di Dio nel momento particolarmente solenne della Sua morte; siete venuti a rendere anche questo tributo di pietà alla Vergine Madre di tutti gli uomini e che voi potete ben dire con orgoglio e con fierezza filiale Madre vostra in modo tutto particolare.

Maria nell’insegnamento dei Romani Pontefici, Edizioni Paoline, Roma, 1959, pp. 242-243.

Maria e il Santissimo Sacramento

Ave verum Corpus natum de Maria Virgine” cantiamo con la Chiesa adorando il Santissimo Sacramento. Il Sacro Corpo di Cristo che riceviamo si è formato nel grembo dell’Immacolata, Corpo del suo corpo, Sangue del suo sangue. Senza la sua fiat, non ci sarebbe l’Eucaristia. Il Ringraziamento dopo la Santa Comunione è quindi anche un ringraziamento a lei come fonte di questo Santissimo Sacramento.
Maria è la creatura perfetta. Dio ha fatto tutto per lei: per lei ha creato il mondo, è innanzitutto per lei che è diventato uomo e si è sacrificato sulla Croce. Istituì la Santa Eucaristia prima di tutto per lei. Perché ha istituito questo sacramento?
Per amore: nutrire le anime nella loro fame, consolarci con la sua presenza durante il nostro esilio, per unirsi completamente e totalmente con noi.
Per amore di lei, per nutrirla nella sua fame di Dio, così che anche lei potesse nutrire i suoi figli attraverso Lui. Lei, più di ogni altro essere umano, ha sofferto di questo esilio ed è stata consumata dal desiderio del Signore.

Questo è il motivo per cui ha voluto istituire la sua presenza in questo modo soprattutto per lei, al fine di essere più intimamente unito a lei. Tutte le grazie che Dio voleva avvolgere in questo Sacramento, Maria per prima le ricevette nelle sue comunioni e da lì dovevano fluire nelle altre anime. Questo è il motivo per cui l’unico modo per ricevere pienamente le grazie della Santa Comunione e i frutti che ne derivano è unirsi ad essa per ricevere l’ostia. La Chiesa lo conferma quando applica a Maria le parole della Saggezza: “Venite, comedite panem meum et bibite vinum quod miscui vobis”, “Venite a mangiare il mio pane e bere il vino che ho preparato per voi”. Ci invita a mangiare “il suo pane”, quello che ha preparato per noi attraverso l’Incarnazione. Questo pane è Gesù, che all’altare, come sulla croce, è suo Figlio.
Ciò significa che Maria è la Mediatrice tra noi e la Santa Ostia. Le apparteniamo interamente e lei è sempre spiritualmente con noi.

Ecco perché, quando Cristo entra nella nostra anima, prima trova la “padrona di casa”, poi ci trova nascosti sotto il suo manto protettivo, nel suo cuore. La sua mediazione in quel momento è di grande importanza, perché l’Onnipotente compie il suo più grande atto d’amore, si umilia per prendere la forma dell’ostia, impegnando la sua onnipotenza a fare un’intera serie di miracoli, ognuno dei quali è più grande della stessa creazione del mondo. Ma noi lo riceviamo con tanta disattenzione, sonnolenza, indifferenza e distrazione! Non dovremmo temere che le nostre dichiarazioni d’amore e il nostro ringraziamento siano indegni di un Dio, superficiali e persino insufficienti, spesso pronunciate con una palese mancanza di profondità?
Ma ecco, l’Immacolata entra nei nostri cuori; lei ama Cristo più di tutte le creature. Attraverso la sua unione con lo Spirito Santo, ha il privilegio di amare Cristo con l’amore stesso di Dio. Questo è il motivo per cui, quando lo riceviamo, possiamo offrire a lui Maria prima di tutto, così da essere sicuri che il nostro miserabile cuore diventi gradito a lui attraverso la presenza spirituale della sua divina Madre in noi.

fonte: FSSPX