Maria è stata pensata e voluta da Dio dall’eternità, senza peccato originale, per dimostrare che il peccato non è naturale all’uomo, ma un cancro da combattere. La proclamazione dogmatica da parte di Papa Pio IX nel 1854 è stato il baluardo contro il laicismo dilagante. Questo dogma non va inquadrato non solo in termini di purezza, ma come una figura di lotta (guerra), essendo Colei che schiaccia il serpente. Per i fedeli, questo significa che la festa è un invito alla militanza cattolica, poiché concedere una “tregua al peccato” a livello personale o ecclesiastico porta inevitabilmente alla rovina e al disfacimento.
Trascrizione dell’omelia di Don Alberto Secci dell’8 dicembre 2025 per la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
Sia lodato Gesù Cristo. Festa molto, molto cara per noi, anzi carissima: la festa dell’Immacolata. Direi che sia—se si esclude il Natale e la Pasqua—la festa più cara, perché in essa c’è tutto, la sintesi del cattolicesimo. Tutto il cattolicesimo concentrato, mostrato, incontrato nell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
Per questo noi l’abbiamo sempre solennizzata e di anno in anno è cresciuta la coscienza della grandezza di questa festa che non sparisce dentro un Avvento, che non sparisce dentro dei facili anticipati preparativi del Natale, di un Natale pagano. L’abbiamo sempre di più vissuta con coscienza. Per questo, nell’Immacolata, ci ritroviamo il pomeriggio per il canto dei Vespri. Perché non ci basta la Messa cantata, non deve bastare, non può bastare. Per questo molti tra di noi sono già arrivati con il Rosario detto alla Messa cantata e ultimeranno il Rosario, quello delle tre corone, nel pomeriggio, perché questa è la festa carissima, la festa carissima che ci mantiene cattolici.
Che ci fa diventare ogni giorno di più cattolici. Grande è la verità contemplata oggi: la Beata Vergine Maria, pensata da Dio dall’eternità. Il Libro della Sapienza che ho appena cantato applica a Maria — la Chiesa, usando il Libro della Sapienza, applica a Maria Santissima — ciò che è detto per il Verbo incarnato, per il Verbo eterno di Dio che si fa uomo. “Il Signore mi possedette dal principio delle sue azioni, prima delle sue opere. Fin d’allora fui stabilita dall’eternità e fin dalle origini, prima che fosse fatta la terra, prima che fosse fatta la terra, quando preparava i cieli Dio creatore, io ero presente”. Questo è riferito al Verbo eterno di Dio, ma la Chiesa, che è cattolica, nella liturgia lo applica a Maria Santissima. “Quando cingeva con la volta gli abissi, quando in alto dava consistenza alle nubi e in basso dava forza alle sorgenti delle acque”. Pesiamo le parole, per favore, vi supplico. “Quando fissava i confini dei mari e stabiliva che le acque non superassero i loro limiti”. “Quando gettava, quando gettava le fondamenta della terra, ero con lui”.
Ebbene, è indicato nel Libro della Sapienza come nell’ordine eterno di Dio, Dio ha preparato una creatura, l’ha voluta Immacolata, pensata e voluta senza il peccato originale, perché fosse l’aurora della Redenzione, colei che doveva divenire la Madre del Verbo, la Madre di Dio.
Sentite cosa scriveva San Massimiliano Maria Kolbe — che non è santo perché è morto ad Auschwitz, è santo perché ha servito Dio nell’Immacolata tutta la vita con un’opera apostolica impressionante. Quando si compie di Gesù Cristo, “Dio Uno e Trino creò per sé solo la Vergine Immacolata. Dio creò per sé solo la Vergine Immacolata, la riempì di grazia e abitò in Lei: ‘Il Signore è con te'”. E questa Vergine Santissima, con la sua umiltà, entusiasma a tal punto il suo cuore che Dio Padre le dona il Suo Figlio Unigenito come figlio. Dio Figlio scende nel suo grembo verginale e Dio Spirito Santo forma in Lei il corpo santissimo del Dio Uomo. E il Verbo si è fatto carne.
Come frutto dell’amore di Dio e dell’amore dell’Immacolata, così il Primogenito è diventato Dio Uomo. E allo stesso modo le anime rinascono in Cristo, grazie all’amore di Dio per l’Immacolata e nell’Immacolata. Capite perché facciamo festa per l’Immacolata, attraverso l’Immacolata e nell’Immacolata. Nessuna parola, nessuna perfezione, nessuna virtù diventa carne, diventa realtà in qualcuno, se non attraverso l’amore di Dio per l’Immacolata. L’amore di Dio per l’Immacolata è tutto, è tutto qui; ma se non è qui, non è.
Quando il mondo fu invaso dal laicismo, quando il mondo fu invaso da quell’impazzimento della ragione che è il dubbio, il dubbio viene quando vogliamo essere liberi nel peccato. Non crederò mai al dubbio di fede, perché la ragione mette in dubbio quando uno vuol seguire le proprie miserie, vuole realizzarsi nel peccato. Niente da fare. Un bambino crede; quando diventa grande, il bambino invischiato nel peccato ha la convenienza di mettere in dubbio, che così è libero. Sì, la libertà di morire.
Ebbene, quando il mondo è stato invaso da questa cultura non cattolica, un grandissimo Papa — che la storia non onorerà mai abbastanza — Pio IX volle la proclamazione dogmatica dell’Immacolata Concezione di Maria. Oh, beninteso, anche allora come oggi, c’erano le scuole teologiche in lotta. I Francescani la volevano; i Domenicani avevano paura che questa cosa oscurasse l’unicità di Gesù Cristo. Quasi che proclamare la singolarità di Maria Santissima nel piano di Dio offuschi Gesù Cristo… è un vecchio pasticcio. E il Papa mise fine e disse: “Voglio la proclamazione del dogma”. Beninteso, il popolo cristiano ha sempre venerato e sempre pregato la Madonna Immacolata. La vita precede le teorie, ma il Papa suggellò. Era il 1854, quel Papa che dovette poi combattere con il Sillabo e con altri documenti e con un Magistero mirabile, tutto il pensiero non cristiano che stava entrando come un cancro dentro il Cristianesimo.
E allora ha salvato questa verità che oggi troverebbe qualche… cattolico che vorrebbe moderarla. Non si può più toccare questa verità dogmatica, proclamata ex cathedra. La Madonna, dall’eternità, è pensata da Dio senza il peccato, senza il peccato originale, totalmente pronta all’opera di Dio per divenire la Madre del Redentore. Ripeto, per questo questa festa c’è tanto cara, perché è la festa del cattolicesimo. È la festa di Maria Immacolata, ma è la festa del cattolicesimo. Tutto in Lei è sintesi cattolica.
Ricaviamone alcune considerazioni (le balbetto, perché è talmente grande il mistero che vorrei fermarmi qui).
Primo: il peccato non è naturale. Il peccato non è naturale, non fa parte della natura umana. Dio non ha voluto questo, è chiaro. Pensare alla creatura che doveva divenire la Madre di Cristo ha voluto dire pensarla Immacolata, senza il peccato originale. Il peccato è entrato dopo nella natura umana, frutto della ribellione a Dio. È come un cancro che mangia la natura umana da dentro, ma non farà mai parte della natura umana. Questa è una verità che bisogna ricordare insistentemente, bisogna ricordare insistentemente. È vero o no che purtroppo pensiamo che fa parte della nostra natura, che il Signore deve comprenderci, che deve prenderci così, che siccome è buono, dobbiamo stare come stiamo?. Questo è il cancro, cancro della testa, è la malattia, è il laicismo. Il peccato non è naturale.
L’uomo è fatto per la grazia. La seconda verità da considerare: l’uomo è fatto per la grazia di Dio, per la vita di Dio. Creato a immagine e somiglianza di Dio, è fatto per la vita di Dio. E la vera libertà è la vita della grazia, non è il peccato. La Madonna, in previsione della morte redentrice di Cristo, prima che il mondo fosse, è pensata e voluta da Dio Immacolata. A noi questa grazia verrà per la Passione del Signore, nel pentimento dei peccati. La Madonna ha ricevuto questo dono nel primo istante della sua esistenza. È pensata dall’eternità così.
Il peccato non è naturale, il primato è della grazia. Però permettetemi di aggiungere una cosa su questo. Può una società che si è appiattita al peccato, che lo pensa naturale come espressione dell’esperienza umana, capire la verità dell’Immacolata?. Può una Chiesa che si appiattisce al mondo, che ammette al centro l’uomo e non Dio e la sua grazia, capire la verità dell’Immacolata?. Che grazia che questa verità sia stata suggellata con la proclamazione dogmatica! Che grazia immensa!. Se il peccato non è più un dramma per la società e per la Chiesa che si è appiattita al mondo, come festeggiare l’Immacolata?. Se non si crede più che il peccato — anche quello personale, quello che vedi solo tu ed io — se non si crede più che il peccato sconquassa la realtà. Pensate alla Genesi, pensate al libro dell’Apocalisse. Gli sconvolgimenti anche della natura sono frutto del peccato: la sofferenza, la morte, gli odi, le complicazioni, le incomprensioni, il disfacimento della società.
Se si è dichiarata tregua, anzi pace, al peccato, se in fondo si è convinti che il peccato non sia così peccato, che il peccato non sia grave. Provate voi ancora a parlare pubblicamente di peccato mortale. Provate a parlarne anche in mezzo a qualche riunione ecclesiastica. Se si è dichiarata questa pace al peccato, come capire il disegno di Dio nell’Immacolata?
Vedete, noi cattolici a volte siamo come… Immaginatevi: il mondo cattolico è simile in questo momento — dico, il nostro mondo occidentale imborghesito — come un congresso medico che si riunisca per risolvere una grave malattia. E per risolverla, l’assoluta maggioranza di quei medici dichiara che quella malattia non è malattia. È risolta la malattia? No, la gente ci muore, ma i medici hanno detto che non è malattia. Così è il mondo cattolico di oggi, imborghesito. Basta riunirsi e dire che il peccato non è peccato, è risolto. Ha risolto ben niente. Il peccato resta peccato, la malattia resta malattia. Hai solo bisogno di giustificare che tu non hai fatto niente né per te né per gli altri.
Come può gente così capire il mistero, la verità, la realtà dell’Immacolata? Ma siccome anche noi siamo di questo mondo e respiriamo questo clima avvelenato — prima per la mente, poi per il cuore — noi dobbiamo sempre stare dentro il mistero dell’Immacolata. Oggi, carissimi, ne fate la festa. Non dimenticate mai che questo è il titolo principale della Madonna, strettamente legato a quella di Madre di Dio. Non dimenticatelo mai: Immacolata.
E allora, proprio partendo dall’immagine dell’Immacolata — che non è un’immagine qualunque, è quella lì. Quelli sono i quadri che sono stati fatti dipingere quando è stata fatta la proclamazione dogmatica. Le nostre Chiese, se non li ha buttati via, ne hanno uno che viene esposto per la festa dell’Immacolata. L’indicazione di Immacolata è la donna dell’Apocalisse, coronata di stelle che schiaccia il serpente.
Allora, pensando a quell’immagine e considerando la realtà che significa, ricordiamoci che la Madonna non è solo preservata dal peccato. È preservata dal peccato per schiacciare la testa al serpente, per schiacciare la testa al serpente.
Allora, fratelli carissimi, se siete in guerra, l’Immacolata otterrà a voi le grazie. Se siete in tregua, la Madonna non vi darà le grazie, non sono necessarie, le buttereste via. Non dimenticate mai questa cosa: la festa dell’Immacolata è una festa dolcissima, ma è una festa di guerra. Guerra al demonio, guerra al peccato.
Guardate, questa è stata sempre la natura della Chiesa. Perché è la Chiesa pensata dall’eternità da Dio. Prima che il mondo fosse, Dio Padre, in Cristo, ha pensato alla Chiesa, corpo mistico del Signore. Qual è il lavoro della Chiesa nel mondo? La lotta al peccato. Esattamente il lavoro dell’Immacolata, il compito dell’Immacolata. Pensiamo sempre solo alla purezza di Maria; pensiamo alla lotta di Maria: schiaccia il capo al serpente, lo insidia, lo calpesta. La Madonna è in guerra e vuole che i suoi figli siano in guerra col peccato, partendo dal proprio peccato.
Guardate, tutto finisce se ipotizzi una tregua. Ci vuole un minuto per decidere la tregua col peccato, ed è finita. Il Cristianesimo non ti dirà più niente, perché hai consegnato la tua vita al nemico. Vi supplico, fratelli, facciamo una grande festa, ma è la festa della militanza cattolica. È la festa di chi è in lotta, di chi combatte, certo con le armi della grazia, certo per la felicità eterna, per quella pienezza di vita che inizia già qui, il centuplo per chi segue Gesù Cristo. Ma è una guerra.
Tutti i mali sono arrivati dentro il mondo cristiano perché si sono decise le tregue. Quando un prete, un parroco, dà tregua al peccato dei fedeli, è finita. Si parla tanto della tradizione, delle solenni Messe pontificali, quando c’erano i vescovi… vedete le foto, no? Adesso va di moda. Sì, ma ricordatevi che quando l’altare era pieno e l’incenso saliva, c’erano i preti in confessionale anche durante le Messe solenni, perché volevano che tutti fossero confessati. Perché la tregua al peccato non la si dà mai, neanche durante la Messa cantata. Era così, era così. I preti erano tanti, ce n’erano tanti sull’altare, e i confessionali erano tutti pieni e non bastavano, e c’erano le file, non bastavano.
Quando i preti danno tregua al peccato è la fine. Quando un padre dà la tregua al peccato nella sua casa è la fine. Quando una madre dà la tregua al peccato è la fine. Quando un uomo e una donna, là dove vivono, dove lavorano, danno tregua al peccato, è la fine. Ricordiamoci di questo. Siamo veramente figli dell’Immacolata.
Sia lodato Gesù Cristo.
