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Attenzione: ci è stato chiesto se e come è possibile dire il Rosario durante la Messa e perché è stato tolto questo uso e se si sbaglia a riprenderlo…
a causa di una forte avversione a Maria, alla dottrina mariana, il così detto minimalismo mariano prese il sopravvento tanto da convincere Paolo VI a definire come “una mancanza di rispetto all’Eucaristia” ed alla Messa, dire il Rosario durante il suo svolgimento…. Ma questo atteggiamento è sbagliato!! Il Rosario veniva detto durante la Messa da molta gente che, analfabeta o che non conosceva il latino, non sapeva cosa rispondere e come pregare durante la Messa.. e furono proprio i grandi Predicatori a consigliare l’uso del Rosario, laddove non vi fosse stata capacità di concentrazione dei MISTERI della Messa… Si univano così ad essi i Misteri dolorosi, gaudiosi durante le Messe votive e mariane e gloriosi durante le messe festive…
Paolo VI tolse tutto ciò… ma riteniamo che sia stata una presa di posizione per favorire I PROTESTANTI contro la loro allergia mariana, quando facendo la nuova messa, con la quale sollecitava i protestanti ad unirsi… vietò l’uso del Rosario durante la Messa…
Tuttavia, tale divieto, NON FU MAI UN ATTO LEGISLATIVO… ossia, non fu mai obbligatorio (del resto non avrebbe potuto fare una cosa simile, lo sapeva), di conseguenza è ancora oggi nella libertà del fedele poter dire il Rosario durante la Messa, sospenderlo durante le Letture e durante il momento della Consacrazione, riprenderlo fino al Pater Noster…. e dopo la recita comunitaria della stessa, prepararsi alla Comunione attraverso il Rosario… ecco, si può fare.
scarica qui: NUOVE NORME PER LE APPARIZIONI DDF 2024
Con l’applicazione delle Norme del 1978 si constatava, tuttavia, che le decisioni esigevano tempi molto lunghi, persino diversi decenni, e che in questo modo si arrivava troppo tardi con il necessario discernimento ecclesiale.
La loro revisione ebbe inizio nel 2019, attraverso le varie consultazioni previste dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede (Congresso, Consulta, Feria IV e Plenaria). Lungo questi cinque anni sono state elaborate diverse proposte di revisione, tutte però giudicate insufficienti.
Nel Congresso del Dicastero del 16 novembre 2023, si è infine ravvisata la necessità di una revisione globale e radicale del progetto fino a quel momento elaborato, ed è stata preparata un’altra bozza di documento, totalmente ripensata nella direzione di un maggiore chiarimento dei ruoli del Vescovo diocesano e del Dicastero.
La nuova stesura è stata sottoposta all’esame di una Consulta ristretta, che si è tenuta il 4 marzo 2024, nel corso della quale il parere generale è stato positivo, anche se sono state sollevate alcune osservazioni migliorative, integrate nella successiva bozza del documento.
Il testo è stato poi studiato nella Feria IV del Dicastero, tenutasi il 17 aprile 2024, durante la quale i Cardinali e i Vescovi membri hanno dato la loro approvazione. Infine, le nuove Norme sono state presentate il 4 maggio 2024 al Santo Padre che le ha approvate e ne ha ordinato la pubblicazione, stabilendo la loro entrata in vigore il 19 maggio 2024, nella solennità di Pentecoste.
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🙏ATTENZIONE in questo breve a DOMANDE E RISPOSTE Don Alfredo Maria Morselli ci offre una catechesi sufficiente su alcuni termini di lode riconosciuti a Maria nel tempo della storia… non dobbiamo polemizzare sui Documenti della Chiesa, ma imparare a saper rispondere nella verità CON CARITA’ 😉 Ave Maria
SCARICA QUI IL TESTO A DOMANDE E RISPOSTE
Perchè il mese di Maggio (e poi ottobre) a Maria? Clicca anche qui per saperne di più.
Perchè la Chiesa contempla, fin dai primi secoli, la fede della Vergine Maria, i titoli che la Chiesa le ha riconosciuto nel tempo, i dogmi e tutte le sue virtù e la propone come esempio perfetto di discepola del Figlio Divino, Gesù Cristo.
Tutta la vita di Maria, fin dal suo concepimento senza peccato originale, l’Immacolata, è un compendio della storia della Salvezza, dell’intervento di Dio nel rivelarsi al mondo, compiendo in Lei la divina maternità.
Durante questi tempi di grazia, come è il mese di maggio, ma anche ad ottobre ricordando la Beata Vergine Maria del santo Rosario, la pietà del popolo cristiano ha da sempre espresso nel tempo il suo autentico amore per la Vergine Maria, la Mamma per eccellenza che Gesù tale ci diede mentre era inchiodato ancora sulla Croce e così, attraverso varie iniziative di preghiera, come il rosario, le processioni, i pellegrinaggi ai santuari mariani o speciali pratiche pie di carità, ci si sforza di riconoscere e onorare il posto e il ruolo che Dio ha dato alla Beata Vergine nella storia della salvezza e di evidenziare il suo legame indivisibile e materno con Cristo nella Chiesa di cui è Madre, per tutti i figli da Lui redenti, che TUTTI dobbiamo convertirci a Gesù.
Le prime pratiche devozionali legate al mese di maggio le troviamo nel XVI secolo a Roma con San Filippo Neri (1515 +1595), che insegnò ai suoi giovani ad adornare l’immagine della Madre di Dio con fiori, a cantare le sue lodi e ad offrire atti in suo onore.
Inoltre, alla fine del XVII secolo, nel noviziato domenicano di Fiesole (Firenze), padre Angelo Domenico Guinigi fondò nel 1677 una sorta di confraternita chiamata Comunella, che iniziò a dedicare il mese di maggio alla Vergine con esercizi di devozione.
Non era ancora il mese di maggio come lo conosciamo oggi, ma aveva in comune alcuni elementi che ancora a volte troviamo: il canto delle litanie Lauretane o intrecciare corone di rose per incoronazione Maria, e così via.
Il mese mariano di maggio come lo conosciamo venne nel 1725 dalla mano di P. Annibale Dionisi SJ, con il suo libro intitolato Mese di Maria, così come per la divulgazione di alcuni testi, quali le Glorie di Maria di sant’Alfonso Maria de Liguori (1696 +1787), così come dall’input dato dalle missioni popolari, di stampo soprattutto mariano, come quelle di san Luigi Maria Grignon de Montfort (1673 +1716). Così nel periodo che va dall’800 la pratica devozionale del Rosario si arricchì ulteriormente e, legato prima al mese di ottobre venne successivamente esteso al mese di maggio, come ricorderà il Pontefice Leone XIII (1810 – Papa dal 1878 +1903 e promulgatore del Santuario di Pompei del beato Bartolo Longo) in ben oltre 30 testi ufficiali sulla potenza del Rosario, su questa devozione mariana, i benefici e il valore anche nel dedicare a questa il mese di maggio quanto ottobre..
Nella prima metà dell’Ottocento, il mese di maggio era così diffuso in Europa e in America, e a poco a poco si impiantava in varie parti del mondo grazie all’opera dei missionari.
Senza dubbio alcuno, il dogma dell’Immacolata Concezione consolidò questa tradizione nel 1854 per decreto dogmatico del Beato Pio IX, così per il desiderio dei Pontefici e del popolo cristiano di rendere il più grande onore alla Madre del Signore, gli stessi Papi Pio VII, Gregorio XVI e Pio XIX vi si sono dedicati e maggio è diventato il mese mariano per eccellenza chiudendo, quasi in un grande abbraccio materno appunto, alcuni momenti forti di questo tempo liturgico come – per esempio – l’Ascensione di Gesù al Cielo e la Pentecoste quando cadono a maggio, essendo feste mobili.
La devozione a Maria, il suo Rosario nella meditazione, contemplazione dei misteri contenuti, è la “Fortezza inespugnabile” che ci aiuta a vivere ogni tempo liturgico, ogni giornata, difendendoci dai pericoli del mondo.
Ad insistere su questa “Torre inespugnabile” sarà così il Venerabile Pio XII quando, nel 1950, proclamerà l’ultimo dogma mariano, l’Assunzione di Maria Vergine in cielo, in anima e corpo e ricordando il Centenario del dogma dell’Immacolata con il primo Anno mariano indetto da un Pontefice per meditare, contemplare e beneficiare delle Glorie di Maria.
Maggio così diventa roccaforte mariana per la difesa della Famiglia, del ruolo materno e paterno per i figli, e ad ottobre roccaforte mariana per le gravi battaglie sociali, ricordando la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) quando, dopo la vittoria a Lepanto, il Senato veneto della Serenissima Repubblica di Venezia, così proclamò: “Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit”.
Ossia: Non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori.
TRATTATO DELLA VERA DEVOZIONE A MARIA, LETTO DAL PROFESSORE ROBERTO DE MATTEI SU RADIOROMA LIBERA
ATTENZIONE, a riguardo degli eventi prodigiosi ed apparizioni, cliccate qui: ___Comunque la pensiate
RICORDA CHE:
Maria è Coredemptrix, Mediatrix, Advocata? Sì! Lo dice la Dottrina Cattolica
ALL’INTERNO DEL LINK TROVERETE L’AGGIORNAMENTO ALLA NOTA DEL DDF “MATER POPULI FIDELIS”
2024-2025-2026
Immacolata di Grazia e di Guerra
1° gennaio, Solennità di Maria SSma Madre di Dio nel Magistero di Benedetto XVI
Il Dogma dell’Assunzione di Maria: Radici, Rivelazione e Riconoscimento
Omelia del cardinale Sarah, inviato del Papa: Le nostre chiese non sono sale da spettacolo…
Papa Leone XIV a Genazzano dalla Madonna del Buon Consiglio
SCARICA QUI in pdf pieghevole della Vergine della Rivelazione
Scapolare del Santo Carmelo e il Privilegio “sabatino” (2)
Lo Scapolare B.V. del Santo Carmelo e il Privilegio Sabatino (1)
Pio XII 1957 per il Centenario delle Apparizioni di Lourdes
Breve storia e mistica della Traslazione miracolosa della Santa Casa di Loreto
Il vescovo Schneider spiega perché Maria è la debellatrice di tutte le eresie
Il Santo Rosario: Una sinfonia di dottrina e contemplazione
Leone XIII Adiutricem populi la potenza del Rosario di Maria debellatrice di tutte le eresie
Lo Scapolare B.V. del Santo Carmelo e il Privilegio Sabatino
Lacrimazione di Maria a Siracusa e il Magistero dei Pontefici
In diversi siti di apologetica ortodossa si afferma che Santa Caterina da Siena per rivelazione celeste avrebbe saputo che la Madonna avrebbe contratto il peccato originale, ma questo è falso
Caro Roberto,
1. l’affermazione che hai letto nei siti ortodossi è del tutto priva di fondamento. Sarebbe stato opportuno che chi ha affermato quanto mi hai scritto avesse portato la documentazione.
Di santa Caterina ho letto parecchio, ma un’affermazione del genere non si trova da nessuna parte.
Certo, se Santa Caterina avesse sentito per rivelazione celeste che la Madonna fu concepita col peccato originale molti studiosi e teologi vi avrebbero prestato la dovuta attenzione.
2. È vero invece che santa Caterina in un’orazione, e precisamente nella XVI, parla esplicitamente del peccato originale nella Madonna, dal quale ben presto ne fu liberata.
3. Il ragionamento di Santa Caterina parte da Cristo, affermando che Egli non ebbe il peccato originale perché fu concepito per opera dello Spirito Santo.
La Madonna invece lo contrasse perché fu concepita da uomo.
Qui evidentemente si risente della mentalità di quel tempo (alla cui testa c’era Sant’Agostino) secondo cui il peccato originale si sarebbe trasmesso attraverso l’atto generativo.
Ecco le parole di santa Caterina: “Ci è stato dato il Verbo eterno per le mani di Maria, e nel grembo di Maria si rivestì della nostra natura, senza macchia di peccato originale, perché quella concezione non fu per opera d’uomo, ma per opera dello Spirito Santo; cosa che non avvenne in Maria perché fu concepita dalla stirpe di Adamo non per opera dello Spirito Santo, ma dell’uomo”.
4. La Chiesa insegna che il peccato originale viene comunicato per propagazione e non per mezzo dell’atto generativo.
5. Santa Caterina continua: “Perciò Maria non poté essere purificata da quella macchia se non dopo che l’anima fu infusa nel corpo, e ciò fu fatto per riverenza al Verbo divino che doveva entrare in quel vasello.
Poiché come la fornace in poco tempo consuma la goccia dell’acqua, così fece lo Spirito Santo della macchia del peccato originale in Maria: infatti dopo la sua concezione fu subito La nube dell’amor proprio è all’origine dell’ignoranza che mondata da quel peccato e le fu data un’abbondanza di grazia”.
6. Sappiamo che San Tommaso d’Aquino in un primo tempo affermò che la Madonna fu esente dal peccato originale.
Nel Commento al Salmo 14 dice che “in Cristo e in Maria non vi fu mai alcuna macchia”.
Nel Salmo 18 ripete: “Il figlio di Dio pose il suo corpo nel sole, cioè in Maria, la quale non ebbe alcuna oscurità di peccato”.
Nel Commento alle Sentenze, che è la sua opera giovanile, si leggono queste chiarissime parole: “La purezza aumenta con la rimozione del contrario… Tale fu la purezza della Beata Vergine, la quale fu immune dal peccato originale e attuale” (In I Sent., d. 44, q. 1, a. 3, ad 3).
Al termine della vita, nel commento all’Ave Maria dice: “Maria fu purissima nei confronti di ogni colpa, perché non incorse mai in alcun peccato, né originale, né mortale, né veniale”.
7. Ma nella Somma teologica, dal momento che alcuni avevano dedotto che se la Madonna non aveva contratto peccato originale non fu redenta da Cristo, cosa che è contraria alla Scrittura, San Tommaso dice che la Madonna è stata santificata prima della nascita perché “la Chiesa celebra la natività della Beata Vergine. E nella Chiesa non si celebrano le feste se non dei santi. Quindi la Beata Vergine già dalla nascita era santa. Fu perciò santificata nel seno materno” (Somma teologica, III, 27, 1, sed contra).
E scrive: “Sulla santificazione della Beata Vergine nel seno materno nulla viene detto dalla Scrittura canonica, che non parla neppure della sua nascita. Ma come S. Agostino (De assumpt.) argomenta con ragione che essa deve essere stata assunta in cielo con il corpo, sebbene su ciò la Scrittura taccia, così pure con ragione possiamo pensare che sia stata santificata nel seno materno. Infatti è ragionevole credere che abbia ricevuto maggiori privilegi di grazia, al di sopra di tutti gli altri, colei che generò l’Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità (Gv1,14), così da essere salutata dall’Angelo con le parole: Ave, piena di grazia (Lc1,28). Ora, risulta che ad alcuni altri fu concesso il privilegio della santificazione nel seno materno: a Geremia, p. es., al quale fu detto (1,5): ‘Prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato’; e a S. Giovanni Battista, di cui sta scritto (Lc1,15): ‘Sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre’. Per cui è ragionevole credere che la Beata Vergine sia stata santificata nel seno materno prima della nascita” (Ib., III, 27, 1).
8. Ma circa il suo concepimento immacolato rimane sulla linea del suo maestro Sant’Alberto, di san Bernardo e di altri: “Se l’anima della Beata Vergine non fosse stata mai contagiata dal peccato originale, Cristo perderebbe la dignità di essere il Salvatore universale di tutti.
Perciò la purezza della Beata Vergine fu la più grande, ma al di sotto di quella di Cristo, che in qualità di Salvatore universale non aveva bisogno di essere salvato.
Cristo infatti non contrasse in alcun modo il peccato originale, ma fu santo nella sua stessa concezione, secondo le parole evangeliche (Lc 1,35): ‘Il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio’.
Al contrario la Beata Vergine contrasse il peccato originale, ma ne fu mondata prima di uscire dal seno materno” (Ib., III, 27, 2, ad 2).
9. Va ricordato che il dogma, che pose fine ad ogni discussione, fu proclamato da Pio IX l’8 dicembre 1854.
Ai tempi di Santa Caterina il pensiero di san Tommaso e di altri grandi dottori della Chiesa era abbastanza comune. Anche il francescano San Bonaventura, che è coevo di San Tommaso è del medesimo parere: “Noi, dunque, per l’onore di Gesù Cristo, il quale non pregiudica per nulla l’onore della Madre di Dio, riteniamo, come si ritiene comunemente, che la Vergine fu santificata solo dopo aver contratto il peccato di origine” (Commento al libro delle Sentenze, lib. III, dist. 3, p. 1, art. 1, q. 11).
10. In seguito però i francescani con Duns Scoto, che nacque 8 anni prima della morte di San Tommaso, predicarono il pensiero che poi divenne comune: la Madonna fu redenta da Cristo in maniera straordinaria.
Ecco il ragionamento: come un tale viene detto salvatore perché soccorre uno che è stato ferito per strada inciampando in un sasso, così ugualmente ne è salvatore chi libera la strada dal sasso perché ha visto che una persona vi sta arrivando e perché certamente inciamperebbe. Così avvenne della Madonna.
La Madonna fu dunque pre – redenta in virtù dei meriti di Cristo.
E questo per singolare privilegio perché doveva diventare la Madre Santissima di Dio.
Ti ringrazio del quesito che mi ha dato modo di riferire anche il pensiero di san Tommaso e della Chiesa.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Secondo San Giovanni Crisostomo la Madonna avrebbe peccato di vanagloria quando lei e i suoi fratelli volevano vedere Gesù
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Quesito
Pace Padre,
potrei chiederti la visione della chiesa verso quei padri che accettarono che la Santissima Panagia, la Madre di Dio, ebbe peccato veniale? Come per esempio san Crisostomo che dice che aveva passione di vanagloria nella vicenda in cui Maria e i cugini di Cristo erano a cercarlo.
Ti ringrazio, e ti auguro buona giornata
Martin
Risposta del sacerdote
Caro Martin,
1. non so come tu sia riuscito a scovare questo testo di San Giovanni Crisostomo.
In effetti San Giovanni Crisostomo ha scritto testualmente così: “Hai visto come li abbia ripresi e al tempo stesso abbia fatto quello che desideravano?
Lo fa anche in occasione delle nozze. In quel caso infatti la riprese per la sua richiesta inopportuna, ma tuttavia non si oppose, correggendo, con il primo atteggiamento, la sua debolezza e manifestando, con il secondo l’affetto verso la madre.
Così anche in questo caso curò l’infermità della vanagloria e rese l’onore dovuto a sua madre, nonostante la sua richiesta inopportuna” (San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo, 44,2).
2. San Tommaso conosceva bene questo testo di San Giovanni Crisostomo e lo riporta nel suo Commento al Vangelo di Matteo.
Scrive così: “Crisostomo. Perché il Signore chiede chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? E dice due cose, delle quali una è sana e l’altra no..
Dice infatti che la madre i fratelli avevano sentito qualcosa di umano, poiché vedendo Cristo che predicava e la folla che lo seguiva, provarono un certo orgoglio; per cui volevano avere quasi una certa gloria: così il Signore vuole mostrare che quanto egli faceva non lo aveva da ciò che aveva assunto dalla madre, ma dal Padre. Questa idea in parte è sana; infatti quanto ai fratelli è sana, poiché risulta così da Giovanni 7,5: “neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui”.
Quanto alla madre invece non è sana, poiché è di fede che ella non abbia mai peccato né mortalmente né venialmente; infatti si dice nel Cantico 4,7: “Tutta bella sei tu, amica mia, in te nessuna macchia”. Sant’Agostino: “Quando si tratta di peccato, non voglio assolutamente che di lei si faccia menzione“”.
3. San Tommaso pensa invece ad un’altra interpretazione che è conforme a quella di San Girolamo il grande interprete e traduttore della Sacra Scrittura.
Il testo sacro dice: “Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre»” (12, 46.50.
San Girolamo dice che è quel qualcuno che ha voluto mettere alla prova Gesù per esaminare se gli interessavano i beni spirituali o quelli temporali per sé e per i suoi.
Ecco dunque che cosa scrive San Tommaso: “Risolve diversamente San Girolamo per il quale colui che annunziava lo faceva insidiosamente: voleva infatti vedere se egli attendeva alla realtà spirituali così da non curare le temporali. Per questo risponde all’affetto. Per cui nemmeno avrebbe amato maggiormente la madre se non avesse avuto una maggiore spiritualità. Dice dunque: chi è mia madre? Non nega che sia sua madre, ma intende proibire un affetto disordinato. Infatti prima aveva detto (10,37): “chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me”.
4. Per cui San Giovanni Crisostomo su questo punto si è sbagliato.
San Tommaso ha un tale riguardo per San Giovanni Crisostomo per cui non osa dire che si è sbagliato, ma dice che nel suo commento c’è una parte sana e una parte sbagliata.
5. Infine bisogna ricordare che San Giovanni Crisostomo non ha scritto un Commento al Vangelo di Matteo, come invece ha fatto San Tommaso.
Ha fatto invece delle omelie. E nelle omelie è facile talvolta lasciarsi trasportare.
Ti ringrazio dell’opportunità che mi hai dato presentare i commenti di San Tommaso e di San Girolamo.
Ti benedico e ti ricordo nella preghiera,
padre Angelo

C’è una bella Statua della Vergine di Lourdes diversa da quelle che conosciamo e ritrae la Vergine Santa mentre incoraggia santa Bernadette a farsi IL SEGNO DELLA CROCE…🙏😇
Quando Bernadette vide la bianca Signora nell’incavo della roccia istintivamente cercò di fare il segno della croce, ma non ci riuscì. La mano le era diventata stranamente molto pesante.
Vide allora la Beata Vergine segnarsi e lei stessa, osservando la Madonna che faceva il segno della croce, con molta calma, ricevette forza nel farlo a sua volta.
Si legge nella vita di Santa Bernadette che da allora era sufficiente vederla farsi il segno della croce per sentirsi elevati subito alle realtà del cielo. – Alla Grotta, ancor prima di conversare con Bernardette e di rivelare il proprio nome, l’Immacolata Vergine le ha insegnato a fare il segno di Croce.
🙏
A farlo bene. A farlo spesso. Da quel giorno quanti osservavano Bernardette fare il segno di Croce si rendevano conto di quanta importanza avesse per lei questo semplice gesto.
Il segno di Croce di Bernardette si caratterizzava dalla sua lentezza, la sua ampiezza e il grande raccoglimento con cui lo faceva.
Non aveva fretta: alzava la mano destra affinché le dita toccassero la parte alta della fronte; poi riabbassava la mano fino a toccare la cintura; quindi riportava la mano fino alla punta della spalla sinistra e poi a quella destra.
In concreto, con questo gesto dava l’impressione di volersi avvolgere come ci si avvolge in uno scialle o come si indossa un vestito. Compiendo il gesto e pronunciando al tempo stesso “Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”, Bernardette si metteva alla presenza di Dio, così com’era.
Già da religiosa, Bernardette fu interpellata da una consorella: “Cosa bisogna fare per essere sicuri di andare in cielo?”.
Bernardette rispose immediatamente: “Fare bene il segno della Croce è già molto”.
Alcuni istanti prima della morte, Bernardette con le sue ultime forze compie un estremo segno di Croce… e subito dopo spira.
Così era avvenuto nei giorni delle apparizioni della Vergine Immacolata: con il segno della Croce Bernardette conobbe un “altro mondo” presente su questa terra, e anche nel suo ultimo giorno è con lo stesso segno che lei entrerà nel Cielo di Dio, nell’eternità.
“Personalmente, non dimenticherò mai con quale devozione e con quale interiore dedizione mio padre e mia madre segnavano noi bambini con l’acqua benedetta, facendoci il segno della croce sulla fronte, sulla bocca e sul petto quando dovevamo partire, tanto più se poi si trattava di un’assenza particolarmente lunga. Questa benedizione era un gesto di accompagnamento, da cui noi ci sapevamo guidati: il farsi visibile della preghiera dei genitori che ci seguiva e la certezza che questa preghiera era sostenuta dalla benedizione del Redentore. La benedizione era anche un richiamo a noi, a non uscire dallo spazio di questa benedizione.” (Joseph Ratzinger – cliccare qui per capire il significato di questo segno)
PICCOLA CURIOSITA’
il rosario di sei decine è usanza pirenaica, tipica proprio della zona di Lourdes ben prima che vi apparisse la Santa Vergine, ma NON c’era ancora una Corona con sei decine 😉
La Beata Vergine Maria a Lourdes appare a Santa Bernardette con in mano un rosario che ha sei decine e non cinque… da qui l’uso nei Pirenei di realizzare Corone con sei decine… infatti la grande statua della “Vergine Coronata” a Lourdes tiene in mano un Rosario fatto di sei decine… La sesta decina si recita in intercessione per le anime del Purgatorio…. una pratica che quella regione già faceva e che, si dice appunto, “confermata” dalla stessa Vergine Immacolata 😉 Ma questo non cambia la Corona del Rosario che resta di 5 poste… fu un dono di Maria a quella popolazione che aveva quella sensibilità…
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ECCO LA DORMIZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA SECONDO SAN GIOVANNI DAMASCENO, DOTTORE DELLA CHIESA
“La Madre di Dio non è morta di malattia, perché non ha dovuto ricevere la punizione della malattia perché non aveva peccato originale. Non è morta di vecchiaia, perché non doveva invecchiare, poiché la punizione per il peccato dei primi genitori non è giunta a lei: invecchiare e finire per debolezza. È morta d’amore. Il desiderio di andare in cielo dove suo figlio era così grande che questo amore l’ha fatta morire.
Circa quattordici anni dopo la morte di Gesù, quando aveva già trascorso tutto il suo tempo ad insegnare la religione del Salvatore a piccoli e grandi, quando aveva confortato così tante persone tristi e aiutato tanti ammalati e morenti, ha fatto sapere agli Apostoli che no w la data di lasciare questo mondo per l’eternità si avvicinava.
Gli Apostoli la amavano come la più gentile di tutte le madri, e si affrettarono a viaggiare per ricevere dalle sue labbra materne il suo ultimo consiglio, e dalle sue sacrosanti mani la sua ultima benedizione.
Arrivarono, e con lacrime copiose, e in ginocchio, baciarono quelle mani sante che tante volte li avevano benedetti. Per ognuno di loro l’esaltata Signora aveva parole di conforto e speranza. E poi, come chi si addormenta nel più placido dei sogni, era Lei, la Santa, che chiude gli occhi; e la sua anima mille volte benedetta, scomparsa per l’eternità.
La notizia si diffuse in tutta la città, e non c’era un cristiano che non venisse a piangere con il proprio corpo, quanto alla morte della propria madre. La sua sepoltura sembrava più una processione pasquale che un funerale. Tutti cantavano l’Alleluia con la più forte speranza di avere ora un Protettore più potente nei cieli, per intercedere per ciascuno dei discepoli di Gesù.
Nell’aria si sentivano aromi molto morbidi ma forti, e ognuno sembrava sentire armonie musicali molto morbide. Ma Tommaso apostolo non era riuscito ad arrivare in tempo. Quando arrivò erano già tornati dal seppellire la Santissima Madre.
Pedro, – disse Tomás- Non puoi negarmi il grande favore di poter andare alla tomba della mia amatissima mamma e dare un ultimo bacio a quelle mani sante che mi hanno benedetto tante volte. E Pedro ha accettato.
Andavano tutti al Santo Sepolcro, e da vicini hanno ricominciato a sentire aromi morbidissimi nell’ambiente e musica armoniosa nell’aria.
Hanno aperto la tomba e invece di vedere il corpo della Vergine hanno trovato solo… una grande quantità di fiori molto belli. Gesù Cristo era venuto, aveva risuscitato la Sua Santissima Madre e l’ha portata in cielo…”
sulla questione della DORMIZIONE di Maria 😉
perchè la dottrina dell’Assunta al Cielo non usa il termine “morte” per Maria?
“L’immortalità di Maria e l’Immacolata Concezione: pena e colpa sono correlativi, di modo che l’una non può stare senza l’altra. Ciò posto, la preservazione dalla pena è implicita nella preservazione dalla colpa. Si può perciò asserire che l’immortalità di Maria è «implicitamente» rivelata nella preservazione dalla colpa originale, di cui la morte, nell’ordine presente, è conseguenza penale (oltreché condizione di natura). Maria infatti non è una «discendente qualunque» da Adamo peccatore, ma è una «discendente singolare», eccezionale, che non va accomunata con tutti gli altri, poiché mentre tutti gli altri «hanno peccato in Adamo» e perciò sono morti, Essa, ed Essa sola, non ha «peccato in Adamo» e perciò non è morta. Preservata, in via «eccezionale», dalla colpa (morte dell’anima), doveva essere anche preservata, in via «eccezionale», dalla pena (morte del corpo, sempre connessa, nella S. Scrittura, con la morte dell’anima).”
Padre Gabriele Maria Roschini, OSM. 🙏😇
Se qualcuno ti dicesse che il culto a Maria non è esistito sin da subito, cosa gli risponderesti?
Fu il Concilio di Efeso nel 431 a decretare la “maternità divina” di Maria e così i protestanti hanno preteso affermare che da lì sarebbe partita la devozione mariana tra i cristiani. Invece non è affatto così: la devozione mariana esiste da quando esiste il Cristianesimo.
A conferma di ciò basterebbe ricordare che il Concilio di Efeso si celebrò in un edificio dedicato alla Vergine, il che fa capire chiaramente che il culto mariano già esisteva.
La più antica preghiera rivolta a Maria di cui si ha traccia, Sub tuum praesidium (“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”), è stata trovata ad Alessandria d’Egitto in un papiro egiziano, copto, acquistato nel 1917 dalla John Rylands Library di Manchester e pubblicato la prima volta nel 1938. Secondo gli studiosi, risalirebbe agli inizi del III secolo. Di sicuro risale ad un tempo molto anteriore al Concilio di Efeso (431) che –come abbiamo già detto- attribuirà a Maria il titolo di “Madre di Dio”.
In un’antica colonna nella Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, colonna probabilmente del II secolo o al massimo del III, è leggibile un’iscrizione in lingua greca, fatta da una pellegrina: “…sotto il luogo sacro di Maria”. La pellegrina ha anche lasciato inciso il proprio nome e quello dei suoi cari, per affidarli alla Madonna. Ma, cosa interessante, nell’iscrizione la donna precisa di aver eseguito i riti e le preghiere prescritte.
Ancora a Nazareth, contemporaneamente alla scoperta di questa iscrizione, ne è stata trovata un’altra (sempre del II secolo, massimo del III), che testimonia con certezza il culto che i primi cristiani prestavano a Maria. In questa iscrizione, scoperta dall’archeologo padre Bellarmino Bagatti (1905-1990), si legge facilmente il saluto angelico: “Ave Maria”.
Nelle catacombe di Priscilla, a Roma, si trova una rappresentazione che risale al III secolo. In essa si vede la figura di un vescovo, che, imponendo ad una vergine un sacro velo, le indica come modello Maria Santissima, la quale è dipinta con il Bambino Gesù in braccio.
Sempre nelle catacombe della via Salaria si può osservare un epitaffio posto davanti al loculo di un defunto di nome Vericundus. Il nome è tracciato su due tegole unite tra loro, che chiudono il loculo. Fra queste due tegole, sulla calce che le unisce, spicca, dipinta molto probabilmente dalla stessa mano che tracciò il nome del defunto, una “M”, che, secondo la nota studiosa Margherita Guarducci, significa Maria. Insomma, si voleva porre sotto la protezione della Vergine l’anima del defunto. Ebbene, questo epitaffio risale al II secolo.
A Roma, sotto l’altare della confessione nella Basilica di San Pietro, nel cosiddetto “muro G2”, che conteneva le ossa dell’apostolo Pietro identificate dalla studiosa Margherita Guarducci, sono state trovate incise diverse scritte, databili all’inizio del IV secolo, dunque prima del Concilio di Efeso (431). Tra questi graffiti, molti dei quali furono scritti per impetrare la felicità del Paradiso ai defunti, si trova spesso un’acclamazione di vittoria di Cristo, di Sua Madre e ovviamente dell’apostolo Pietro. Vi è anche un graffito in cui il nome di Maria appare per intero e non abbreviato, come si usava fare nell’antichità.
Sempre per capire quanto la devozione alla Vergine abbia preceduto il Concilio di Efeso (431), va ricordato come prima di questo concilio siano state istituite varie feste in onore di Maria Santissima, a Betlemme, a Gerusalemme e anche a Nazareth. E’ certo che una solennità mariana esisteva a Costantinopoli prima del Concilio di Efeso. Ci sono, infatti, tutti gli elementi per considerare autentico un discorso del 429 di san Proclo, patriarca di Costantinopoli, nel quale si fa cenno ad una solennità liturgica in onore della Madonna.
Ci sono, inoltre, bellissime preghiere rivolte alla Vergine e composte da sant’Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio, sant’Agostino. Santi che sono vissuti prima del Concilio di Efeso.
E poi, come dimenticare la raffigurazione della Madre di Gesù nel cimitero di Priscilla, sulla via Salaria Nuova, a Roma? In questa raffigurazione la Vergine stringe al petto Gesù. L’opera si fa risalire al II secolo, dunque ben prima del Concilio di Efeso.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Perché a pieno titolo si può dire che Maria è regina del cielo e della terra?
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Quesito
Pace Padre.
Come sta?
Maria è Regina di tutta la realtà (essendo lei Gebirah): che ruolo ha in relazione a Gesù, dato che sono regina e Re?
La Gebirah ebraica non aveva lo stesso ruolo del re, vero? Se è così, cosa distingueva il re e la regina, e come questo si ripercuote nella regalità celeste di Dio e di Maria successivamente?
C’è qualche riferimento a Maria Regina prima del Concilio di Efeso?
La ringrazio tantissimo.
La auguro una buona e benedetta domenica.
Martin
Risposta del sacerdote
Caro Martin,
1. Chi è la Gebirah?
In Israele la Gebirah era la regina madre. Essa aveva un potere molto grande come emerge da 1 Re 2,19-20: “Betsabea si presentò al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la madre del re. Questa gli sedette alla destra e disse: «Ti rivolgo una sola piccola domanda: non respingermi». Il re le rispose: «Chiedi, madre mia, certo non ti respingerò»”.
2. Nel Nuovo Testamento la Madonna viene lodata da Elisabetta che in quel momento era piena di Spirito Santo con queste parole: “La madre del mio Signore” (Lc 1,43).
Quel Signore nell’Apocalisse viene definito come “il Re dei re e il Signore dei signori” (Ap 19,16).
Maria è dunque la madre del Re dei re e il Signore dei signori, “del principe della pace” (Is 9,6), di colui che “regnerà eternamente sulla casa di Giacobbe” (Lc 1,32).
Con queste ultime parole: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” viene affidata a Maria una missione regale. È la madre del Re dei re con pieno titolo di regina madre, di Gebirah.
Anche Elisabetta dicendo: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me” dal momento che “mio Signore” è di natura regale vi è implicito il riconoscimento della dignità di Maria: è la regina madre, la Gebirah.
È come se Elisabetta avesse detto: “A che debbo che la regina madre venga a me?”.
3. È stato notato che la Gebirah, la regina madre, in quanto tale ha un ruolo ufficiale, che comporta dignità e poteri speciali, che non competono invece alla regina sposa.
La Gebirah è la padrona ed è in parallelo con Adòn (Signore) che in ebraico non ha il femminile.
4. Abbiamo già notato che Salomone fece sedere sua madre alla sua destra.
Nell’antico oriente sedere alla destra del re era la stessa cosa che possedere il medesimo potere (evidentemente delegato) di colui di cui si stava alla destra.
A Caifa che scongiura Gesù di dirgli se è lui il Cristo il figlio di Dio, Gesù proclama la sua divinità dinanzi al più alto consesso della nazione rispondendo così: “Tu l’hai detto – gli rispose Gesù -; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo»” (Mt 26,64).
Questa espressione richiama il salmo 110 che inizia così: “Oracolo del Signore al mio signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi” (Sal 110,1).
Qui è il Padre che parla al Figlio e gli riconosce una sovrana potestà pari alla sua.
Ugualmente si legge in Marco 16 19: “Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”.
5. Tutte queste espressioni fanno comprendere come la regina madre abbia un potere grande quanto quello del Figlio, con questa differenza: che lei l’ha ricevuto dal Figlio, mentre il Figlio ce l’ha in proprio.
6. Mi chiedi un’affermazione che parli di Maria regina prima del concilio di Nicea. Eccola: ce l’abbiamo addirittura nella Sacra Scrittura. Come Bersabea è la regina madre perché è la madre del re Salomone, così Maria è la regina madre perché è madre di colui che è il Re del cielo e della terra.
7. E poiché nel nome (davanti alla presenza, n.d.r.) di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!, a gloria di Dio Padre” (Fil 2,10-11), così analogamente la regalità di Maria si estende nei cieli, sulla terra e sotto terra.
Giustamente, dunque, viene detta regina del cielo e della terra.
8. La più antica preghiera Mariana “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio Santa Madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci sempre da ogni pericolo o vergine gloriosa e benedetta” è del III secolo ed è pertanto anteriore al concilio di Nicea che è del IV secolo (325).
Questa preghiera sottintende la regalità di Maria quando viene chiamata: Santa madre di Dio. È la regina madre.
Ti ringrazio di cuore di avermi dato la possibilità di parlare di questa bella realtà, del potere che le ha conferito Colui che dalla croce ce l’ha data come nostra madre perché ci assista e ci provveda in tutto.
Con l’augurio che tu sappia sempre avvalerti di questo servizio regale ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
La festa liturgica del Santo Nome di Maria venne istituita da Giulio ii nel 1513 per la diocesi di Cuenca (Spagna) e fissata al 12 settembre. Proprio in questo giorno nel 1681 il re di Polonia Giovanni Sobieski sconfisse i turchi che assediavano Vienna, liberando la città. Per riconoscenza alla Madre di Dio il Papa Innocenzo xi estese la solennità a tutta la Chiesa, portandola però alla domenica successiva, l’8 settembre. In seguito Pio X la riportò al 12 settembre.
I canti medievali
La devozione al Santo Nome di Maria nacque come pia pratica nella Spagna medievale e qui si ebbero anche i primi canti specificamente collegati a essa. Tra le 427 Cantigas de Santa Maria, la grande raccolta di canti mariani curata dal re Alfonso x il Saggio intorno al 1280, la numero 70 ha il titolo Nel nome di Maria vi sono cinque lettere e non più. Questa frase forma anche il ritornello, alternato alle 5 quartine di cui consta il testo. Le iniziali delle strofe sono l’acrostico del nome Maria; in ogni quartina si citano le doti della Madonna, che iniziano con la stessa lettera. Nella M ella è nostra Madre, la Migliore di tutta l’umanità, ma anche Capo (Maior in spagnolo) di essa ed esempio di Mitezza e Mansuetudine. Poi con A ella è per noi Amica e Avvocata, da noi Amata e Adorata e Posta sopra di noi (Aposta). Con R iniziano Radice, Ramo, Rosa e Regina del mondo. I significa che ella ci mostra Gesù (Jesu) Cristo, Giusto Giudice (Justo Juiz). L’ultima quartina dice letteralmente «“A” vuol dire che noi Avremo e Concluderemo (Acabaremos) tutto quello che chiederemo a Dio per mezzo suo». La melodia, in primo modo gregoriano trasportato di una quinta, è enfatica, con alcuni slanci al mi superiore, da cui traspare una fiducia entusiastica.
Precedente a questo canto era però l’uso devozionale del domenicano Giordano di Sassonia (1190–1237), successore di san Domenico come superiore dell’ordine. Giordano recitava preghiere e salmi, in modo da formare l’acrostico di Maria. Nell’ordine: Magnificat, Ad Dominum (salmo 119), Retribue servum tuum (salmo 118), In convertendo (salmo 125), Ad te levavi (salmo 122).
Al Nome di Maria è poi dedicata la lunga Ave Maria del monaco di Salisburgo, composta da questo anonimo religioso, buon poeta e musicista, intorno al 1440; è una litania di 23 versi, che iniziano con le lettere dell’alfabeto e costituiscono un elenco gli attributi della Madre di Dio. All’A si dice: «Ave, creatura splendida, figura angelica; Dio stesso t’ha dato questa natura». Alla M: «Maria, noi ti adoriamo: dacci un poco della tua immensa bontà e fa che dai mali di questo terra possiamo volgere lo sguardo al cielo, a contemplare la tua immagine». Musicalmente la sequenza è già un esempio di composizione rinascimentale: temi diversi si alternano anticipando la polifonia del secolo successivo.
La canzone italiana
Sant’Alfonso Maria de Liguori (1696–1787) scrisse una bella canzone intitolata Maria che dolce nome; le 8 brevi quartine rimate che la compongono sono un inno di affidamento alla Madonna. «Maria, che dolce nome / tu sei per chi t’intende; / beato chi ti rende / amore per amor» dice la prima strofa, mentre la seconda svolge il pensiero di fondo: «Se avrò Maria sul labbro / un bel pensier mi dice / ch’io pur sarò felice / se avrò Maria sul cuor». Ritorna poi il tema, frequente nel Settecento, della lotta contro il male: la Madre di Dio è scudo contro «l’infernal nemico» e nel suo «nome amato» ritrova «la dolce speme, il porto / il giusto e il peccator». Il devoto morirà in pace se avrà Maria sul labbro e nel cuore. La semplice e festosa melodia ebbe notevole successo fino a pochi decenni fa.
O dolce nome, Maria, Maria è un’altra canzone, proveniente dai discepoli di sant’Alfonso, i Redentoristi. L’autore è sconosciuto, ma la composizione dovrebbe risalire agli inizi dell’Ottocento. In otto quartine a rima baciata il fedele assume un atteggiamento simile a quello della precedente canzone: l’affidamento completo a Maria, chiedendone la vicinanza e l’aiuto nelle difficoltà della vita. «O dolce nome Maria, Maria / speme e conforto dell’alma mia / col cuor sul labbro finché vivrò / o dolce nome, t’invocherò» dice la prima strofa; l’affinità con la canzone di sant’Alfonso induce a vederne qui una parafrasi, in forma più poetica. con frequenti richiami alla natura. «Allor che l’alba rimena il giorno / allor che il sole fa in mar ritorno» il fedele invocherà il “dolce Nome”. Con un’altra immagine il devoto si paragona a una nave, che può smarrirsi «nel mar crudele di questa vita». Ma Maria è «la stella che fuga i venti / che doma e placa l’onde frementi / che mille e mille navi salvò» e di lei si chiede l’intervento. Una fiduciosa invocazione conclude la preghiera. Quando il fedele sarà arrivato ai confini del vivere non temerà «del fier nemico le insidie e i danni» perché invocherà il dolce Nome di Maria. Nonostante l’indubbio valore poetico e la gradevole melodia il canto ebbe solo scarsa diffusione; è però rimasto nella tradizione redentorista.
Nome dolcissimo, nome d’amore è la più popolare tra le canzoni dedicate al Santo Nome di Maria. Fu composta nel 1920 (e ora ne ricorre il centenario) da monsignor Andrea Castelli (1876-1970), valido organista e compositore. «Nome dolcissimo, nome d’amore, tu sei rifugio al peccatore / fra i cori angelici è l’armonia, Ave Maria, Ave Maria». Questa prima strofa si diffuse in tutta Italia, ma da varie parti si aggiunsero strofe eterogenee. Nella versione originale alla prima seguono altre tre strofe, ognuna di tre versi con un quarto, che fa da ritornello, ripetendo l’incipi dell’Ave Maria.
La Madre del Salvatore è onore al suo popolo e a lei s’inchinano la terra e il cielo. Una preghiera conclude il canto: «Dal ciel benigna riguarda a noi, / materna mostrati ai figli tuoi; / ascolta, o Vergine, la prece pia. Ave Maria, Ave Maria». Circa un secolo prima il musicista romano Gaetano Capocci (1811-1898) aveva composto un’altra canzone con il medesimo titolo: «Nome dolcissimo, nome d’amore / possente balsamo al mio dolore / solo rifugio dell’alma mia / Ave Maria». La difficoltà della melodia, elaborata con qualche cromatismo, ne frenò la diffusione.
Preghiamo Maria Santissima.
Il beato Duns Scoto (1265/66-1308) indica quattro motivi per cui non si può fare a meno di esser devoti di Maria Santissima
Primo motivo: L’Immacolata “onnipotente” per grazia
Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Quindi Maria, fin dall’eternità, è la più sublime e più perfetta delle creature. Da qui si capisce che Maria, pur non essendo onnipotente per natura (perché solo Dio lo è), è stata elevata ad essere in un certo qual modo “onnipotente” per grazia.
Secondo motivo: L’Immacolata corredentrice
L’uomo può ricevere la grazia santificante al momento del Battesimo meritato per la redenzione operata da Cristo. Maria è stata preservata dal peccato in anticipo, cioè in vista di ciò che avrebbe meritato Cristo con la sua Passione e Morte. In tal modo Maria, proprio perché purissima e mai toccata dal peccato, ha potuto realmente partecipare alla redenzione di Cristo svolgendo un ruolo di corredenzione.
Terzo motivo: L’Immacolata guida nella lotta contro il Satana
La straordinaria grandezza della Madonna, fa capire quanto Ella sia indispensabile nella lotta tra il Bene e il Male che ha nella storia il suo campo di battaglia. Lottare contro Satana vuol dire lottare a fianco dell’Immacolata. Anzi, scegliersi l’Immacolata come guida.
Quarto motivo: Senza l’Immacolata non avremmo Cristo
Cristo ci è stato donato dall’Immacolata con il suo fiat; dunque per vivere con Cristo bisogna vivere con Maria. Non c’è altra possibilità. L’Immacolata è stata l’unico mezzo per ottenere Cristo, quindi Ella è l’unico mezzo per andare a Cristo.
Sosta – Il Cammino dei Tre Sentieri, 9 GIUGNO 2024
Un’omelia di san Pietro Canisio sull’Assunzione di Maria

La Chiesa celebra frequentemente e con devozione le feste sacre alla Madre di Dio, perché festeggiando spesso in certi tempi dell’anno e con pubbliche cerimonie, fra tutti i beati e beate, la beatissima Madre del Signore e Dio nostro, ella sa certo di compiere un dovere grato a Dio e degno dei fedeli. Però tra le feste che in tanti secoli si rispettano religiosamente fino ad oggi, quella dell’Assunta è considerata la più grande e tiene il primo posto. In verità nessun giorno fu per Maria più lieto e giocondo; basti pensare che in esso le fu conferita solennemente la felicità dell’anima e del corpo. Perciò mai così come allora ella esultò grandemente e in modo mirabile nel Dio vivo, con lo spirito, con l’anima e con il corpo e poté dire con sommo diritto: «Ha guardato all’umiltà della sua ancella, per questo tutte le generazioni mi chiameranno beata: poiché grandi cose ha fatto in me colui che è potente»
Perciò, o beata e augusta Madre, noi, che vogliamo bene a te e a tuo Figlio, non possiamo non essere profondamente contenti per codesta tua limpida e impensabile felicità. Infatti ciò che Dio disse a te e di te, si compie e si completa con una conclusione felicissima. Tu sei felice, non soltanto per la tua fede, ma anche perché oggi hai conseguito gli effetti e lo scopo della tua fede e delle tue opere; ora hai meritato di sperimentare la dolcissima visione di Colui che tu avevi amato e desiderato con tutta te stessa. Tu ospitasti l’Emmanuele che entrava nella città terrena come un forestiero; e ora lui ti restituisce l’ospitalità ricevendoti nella sua reggia; come la madre di Salomone, tu sei onorata dal tuo figlio, che è re.
Giorno felice! Oggi dal deserto di questo mondo viene trasportato nella città santa del cielo un tesoro prezioso: gli abitanti del cielo ne hanno immensa gioia comune e immensa ammirazione. Giorno felice! Oggi la sposa, l’ardente e continuo desiderio della sposa viene soddisfatto: ella trovò quanto aveva cercato, ricevette ciò che aveva bramato, possedette quello che aveva atteso: ora è appagata dalla visione e dal gusto di quella gioia immensa e totale. Giorno felice! Oggi quella umilissima schiava del Signore fu così sublimata e innalzata da diventare regina del cielo, signora della terra; ella dopo il Cristo è posta nel trono tanto in alto da non poter salire più in su. Giorno felice e santo! Oggi nel regno di Dio essa venne costituita e confermata regina e madre potente e clemente per noi, affinché essa, che pur rimane sempre madre del giudice, sia madre di misericordia che ci protegge, intercedendo per noi presso il Cristo e procurandoci ciò che è necessario alla nostra salvezza.
De Maria Deipara Virgine, lib. 5, c. 6
Fonte: divinumofficium.com
Ogni epoca, la sua litania. Spunti oltre Wikipedia
22 Giu 2020 di Simone M. Varisco
Francesco approva l’aggiunta di tre nuove invocazioni alle Litanie Lauretane. Come fecero molti pontefici prima di lui, ognuno affidando a Maria il proprio tempo.

Mater Misericordiae, Madre della Misericordia. Mater Spei, Madre della Speranza. Solacium migrantium, Conforto o aiuto dei migranti, nella Giornata internazionale che le Nazioni Unite dedicano ai rifugiati. Sono queste le tre nuove invocazioni inserite per volontà di papa Francesco nell’elenco delle Litanie Lauretane, così denominate in virtù del Santuario della Santa Casa di Loreto che le ha rese famose. La prima invocazione andrà a collocarsi dopo Mater Ecclesiae, la seconda dopo Mater divinae gratiae e la terza dopo Refugium peccatorum.
Ognuna di esse – attraverso la speranza, la misericordia e il complesso fenomeno delle migrazioni – ci parla del nostro tempo. Un tratto comune, questo, a tutte le invocazioni aggiunte alle Litanie Lauretane dai pontefici nel corso degli ultimi secoli. Aggiungendo qualche dettaglio all’elenco necessariamente scarno offerto da Wikipedia, ripreso da buona parte della stampa nazionale, si può notare un comune denominatore: un forte legame con la vita della Chiesa e della società del tempo.
Approvate ufficialmente nel 1587 con la bolla Reddituri, e unita indulgenza, da papa Sisto V – lo stesso dell’istituzione della festa della Presentazione della Beata Vergine Maria – per lungo tempo le Litanie Lauretane devono vedersela con una nutrita concorrenza di altre litanie a Maria. In effetti, se l’usanza di invocare con titoli la Vergine sembra risalire ai primi secoli dopo Cristo, non è certo che proprio le Litanie Lauretane siano fra le più antiche, tanto che, secondo alcuni pareri, potrebbero datarsi al Quattro-Cinquecento e trovare particolare fortuna in contrasto alle correnti protestanti del XVI secolo.
Sebbene per lungo tempo si è detto che già in precedenza Pio V avesse inserito fra le Litanie Lauretane l’invocazione Auxilium christianorum dopo la vittoria dei cristiani sui turchi a Lepanto, nel 1571, i primi interventi degni di nota sembrano risalire al Settecento. Alla metà del secolo l’impero spagnolo è attraversato da una disputa che risulterebbe piuttosto curiosa ai nostri giorni: la concorrenza fra i sostenitori di santa Teresa d’Avila e quelli del mitologico Santiago (San Giacomo) Matamoros, ovvero uccisore di musulmani nella battaglia di Clavijo (844), per il ruolo di patrono di Spagna. La questione è tanto sentita da coinvolgere il sovrano Carlo III e papa Clemente XIII, che nel 1760, con la bolla Quantum ornamenti dichiara la Vergine Maria, con il titolo di Immacolata, patrona universale dell’impero spagnolo, comprese le Indie (Americhe e Filippine), concedendo all’impero di unire alle Litanie Lauretane l’invocazione Mater immaculata (Madre immacolata). Nel 1768 lo stesso Clemente XIII dichiara illegittime tutte le litanie mariane, fuorché quelle lauretane.
Ben prima dell’approvazione formale del dogma dell’Immacolata concezione, quindi, tale appellativo è in uso fra i devoti, soprattutto nei territori sotto il dominio spagnolo, sebbene con significato non del tutto simile. Soltanto nel 1854, infatti, in seguito alla proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione, Pio IX inserisce nelle Litanie Lauretane l’invocazione Regina sine labe originali concepta (Regina concepita senza peccato originale), da recitarsi in tutto il mondo, facendola coesistere con la precedente invocazione. Come noto, il dogma incontra da subito forti resistenze e nell’ambito del Vaticano I si delineano energiche contrarietà, soprattutto fra i padri conciliari tedeschi.
Tutt’altro che semplice è anche il tempo di Leone XIII. Gli errori ideologici e religiosi che lo funestano consigliano al Papa di affidarsi a Maria, in special modo attraverso il Rosario, la cui recita non manca di promuovere in diverse occasioni. Alle insidie dell’eresia, Leone XIII intende opporre una sana devozione popolare, rimarcando il ruolo di mediatrice e di co-redentrice della Vergine. Si spiegano, così, le due invocazioni la cui aggiunta alle Litanie Lauretane si deve a Leone XIII: Regina sacratissimi Rosarii (Regina del santissimo Rosario) nel 1883 e Mater boni consilii (Madre del buon consiglio) nel 1903, in omaggio alla devozione che si irradia dal santuario di Genazzano, in Lazio. Qui le storie interessanti sono due. La prima: nel santuario, elevato da Leone XIII a basilica minore, si venera un affresco di Maria e del Bambino, con il titolo appunto di Madre del buon consiglio, che la tradizione vuole essere “fuggito” miracolosamente fin lì in volo da una chiesa di Scutari, in Albania, assediata e poi distrutta dai turchi ottomani. La seconda, che quasi tutti, riprendendo la notizia da Wikipedia, indicano Genazzano come paese natale di Leone XIII, a motivarne, con una punta di campanilismo, la devozione alla Madre del buon consiglio: in verità Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Pecci, nacque a Carpineto Romano.
Serie sono anche le ragioni che spingono Benedetto XV ad aggiungere alle Litanie Lauretane l’invocazione Regina pacis, Regina della pace. In lui si uniscono due dimensioni: la forte devozione mariana, che lo porta ad elevare a basiliche minori una ventina di santuari dedicati a Maria nel mondo e ad approvare la festa di Nostra Signora di Guadalupe, in Messico; e la violenza della prima guerra mondiale, che convince il Papa a porre il mondo intero, ferito dal più grande conflitto mai combattuto fino ad allora, sotto la protezione di Maria.
Il secondo dopoguerra – e un mondo che faticosamente riemerge dagli orrori della seconda guerra mondiale – concedono spazio a nuove riflessioni sulla figura di Maria. In particolare, oggetto di discussione è il termine della vita terrena della Madre di Dio. Il 1º novembre 1950 Pio XII, avvalendosi dell’infallibilità papale, proclama il dogma dell’Assunzione con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus: «La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». E nelle Litanie Lauretane fa la sua comparsa l’invocazione Regina in caelum assumpta.
Passano pochi anni, ma densi di cambiamenti. Il mondo, o almeno una sua parte, beneficia della ripresa post-bellica e, dal canto suo, la Chiesa vive l’esperienza del Concilio Vaticano II. È al termine di questa assemblea epocale che Paolo VI vuole aggiunta alle Litanie Lauretane l’invocazione di Mater Ecclesiae (Madre della Chiesa), a sottolineare il ruolo di Maria, più volte rimarcato durante il suo pontificato. L’attuale chiesa di Santa Maria Mater Ecclesiae, a Roma, è legata a questi eventi: la prima pietra posata per la nuova costruzione, benedetta da Paolo VI in occasione della chiusura del Concilio Vaticano II, è riconducibile all’antica basilica di San Pietro in Vaticano.
Allo straordinario amore filiale di Giovanni Paolo II è invece da attribuire l’ultima – fino a pochi giorni fa – aggiunta alle Litanie Lauretane: è il 1995, e al termine dell’Anno internazionale della famiglia proclamato per il 1994 dalle Nazioni Unite ma celebrato anche all’interno della Chiesa, Karol Wojtyla introduce l’invocazione di Regina familiae, Regina della famiglia.
Una curiosità: l’invocazione Mater misericordiae voluta da Francesco è stata ampiamente preceduta dal magistero pontificio di Giovanni Paolo II, tanto nella devozione a Maria quanto nella Divina Misericordia, di radici polacche. È lo stesso Francesco a riconoscerlo chiaramente. Nel 2016, in pieno Giubileo straordinario della Misericordia, in occasione dell’udienza concessa ai membri della Fondazione Giovanni Paolo II, il Papa si riferisce a Wojtyla e a santa Faustina Kowalska come a «due luminosi testimoni che possano ispirare sempre il vostro generoso impegno. La Vergine Maria, Mater Misericordiae, vi custodisca e vi accompagni». La stessa Madre della Misericordia mirabilmente cantata anche nella medievale Salve Regina. Come a dire: nulla nasce dal caso.
