Corrado Gnerre riflette sulla frase del Papa sul concetto “assoluto” dei Comandamenti

Beato chi è perfetto nel suo cammino, chi procede secondo la legge di Dio” (Sal.118)

Il professore Corrado Gnerre sulla frase del Papa e il valore “assoluto” dei Comandamenti, ha realizzato un breve video dal quale abbiamo trascritto integralmente il testo, per buona comodità di tutti.

Cari Pellegrini (vedi qui video originale del testo trascritto da noi di cooperatores-veritatis.org), si sta parlando molto dell’ultima frase di Papa Francesco, fatta in occasione dell’Udienza generale del 18 agosto. La Catechesi verteva sulla Lettera ai Galati ed è stata intitolata in questo modo: “Il valore propedeutico della Legge”. La Catechesi giustamente afferma che c’è un passaggio significativo tra l’Antica e la Nuova Alleanza, in merito appunto al valore giustificativo della legge morale.

Dove – però – a mio parere vanno formulate delle riflessioni è sul passaggio finale di questa breve catechesi, allor quando Papa Francesco conclude in questo modo:

  • “Questo insegnamento sul valore della legge è molto importante e merita di essere considerato con attenzione per non cadere in equivoci e compiere passi falsi. Ci farà bene chiederci se viviamo ancora nel periodo in cui abbiamo bisogno della Legge, o se invece siamo ben consapevoli di aver ricevuto la grazia di essere diventati figli di Dio per vivere nell’amore. Come vivo io? Nella paura che se non faccio questo andrò all’inferno? O vivo anche con quella speranza, con quella gioia della gratuità della salvezza in Gesù Cristo? È una bella domanda. E anche la seconda: disprezzo i Comandamenti? No. Li osservo, ma non come assoluti, perché so che quello che mi giustifica è Gesù Cristo.”

Come vedete in verità, cari Pellegrini, la questione da chiarire è proprio l’ultimo passaggio, delle parole del Papa, ripeto questo ultimo passaggio: “Come vivo io? Nella paura che se non faccio questo andrò all’inferno? O vivo anche con quella speranza, con quella gioia della gratuità della salvezza in Gesù Cristo? È una bella domanda. E anche la seconda: disprezzo i Comandamenti? No. Li osservo, ma non come assoluti, perché so che quello che mi giustifica è Gesù Cristo.”

Allora, prima di tutto va detto questo che – l’attributo “ASSOLUTI” – che utilizza Papa Francesco, va bene inteso! Cioè si deve intendere nel fatto che non esiste una salvezza data in sé dalla legge morale ma non invece – attenzione – come possibilità che tale legge possa cambiare…. perché questa espressione, meglio questo attributo “assoluti” possa essere letto in doppio senso cioè: se noi lo leggiamo come fatto che la salvezza non è data in sé dalla legge morale, questo è un modo corretto di intendere l’attributo, ma se invece noi lo diciamo in altro senso come se la legge naturale possa cambiare, allora è evidente che questo tipo di lettura è impropria.

Allora qui dobbiamo aprire subito una parentesi che è questa: dobbiamo tenere presente la differenza tra Precetti “negativi” e Precetti “positivi”. Quali sono i precetti negativi? I precetti negativi sono appunto quei precetti che dicono di “non fare” qualcosa, per esempio “non uccidere; non rubare; non commettere atti impuri”; ebbene questi precetti negativi obbligano sempre ovunque e in qualsiasi circostanza, sono i così detti “assoluti morali” e si fondano sulla legge naturale.

I precetti positivi, invece, come aiutare il prossimo, fare penitenza, pregare e via discorrendo sono doverosi ma non obbligano sempre e in qualsiasi circostanza… Pensiamo per esempio alla questione della penitenza: bisogna fare penitenza però ci sono alcune circostanze in cui non è giusto fare penitenza, perché magari non sarebbe un fatto positivo ma negativo. Ebbene, questi precetti positivi si fondono sulla legge rivelata, unicamente sulla legge rivelata.

Questa distinzione tra precetti negativi e precetti positivi è bene espressa da Giovanni Paolo II nella Veritatis Splendor, precisamente al n.52

  • 52. È giusto e buono, sempre e per tutti, servire Dio, rendergli il culto dovuto ed onorare secondo verità i genitori. Simili precetti positivi, che prescrivono di compiere talune azioni e di coltivare certi atteggiamenti, obbligano universalmente; essi sono immutabili; uniscono nel medesimo bene comune tutti gli uomini di ogni epoca della storia, creati per «la stessa vocazione e lo stesso destino divino». Queste leggi universali e permanenti corrispondono a conoscenze della ragione pratica e vengono applicate agli atti particolari mediante il giudizio della coscienza. Il soggetto che agisce assimila personalmente la verità contenuta nella legge: egli si appropria, fa sua questa verità del suo essere mediante gli atti e le relative virtù. I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza. Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper, senza eccezioni, perché la scelta di un tale comportamento non è in nessun caso compatibile con la bontà della volontà della persona che agisce, con la sua vocazione alla vita con Dio e alla comunione col prossimo. È proibito ad ognuno e sempre di infrangere precetti che vincolano, tutti e a qualunque costo, a non offendere in alcuno e, prima di tutto, in se stessi la dignità personale e comune a tutti.
  • D’altra parte, il fatto che solo i comandamenti negativi obbligano sempre e in ogni circostanza, non significa che nella vita morale le proibizioni siano più importanti dell’impegno a fare il bene indicato dai comandamenti positivi. Il motivo è piuttosto il seguente: il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo non ha nella sua dinamica positiva nessun limite superiore, bensì ha un limite inferiore, scendendo sotto il quale si viola il comandamento. Inoltre, ciò che si deve fare in una determinata situazione dipende dalle circostanze, che non si possono tutte quante prevedere in anticipo; al contrario ci sono comportamenti che non possono mai essere, in nessuna situazione, una risposta adeguata — ossia conforme alla dignità della persona. Infine, è sempre possibile che l’uomo, in seguito a costrizione o ad altre circostanze, sia impedito di portare a termine determinate buone azioni; mai però può essere impedito di non fare determinate azioni, soprattutto se egli è disposto a morire piuttosto che a fare il male.
  • La Chiesa ha sempre insegnato che non si devono mai scegliere comportamenti proibiti dai comandamenti morali, espressi in forma negativa nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Come si è visto, Gesù stesso ribadisce l’inderogabilità di queste proibizioni: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti…: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso» (Mt 19,17-18).

Ora, vedete, certamente il fine della morale non è in sé! La morale serve per conformarsi alla volontà di Dio che determina, appunto, la propria santificazione; la morale serve per conformarsi a Cristo, tanto è vero che la santificazione è un processo di “cristificazione”. La morale, quindi, giustamente va detto questo, la morale non è fine a se stessa; se la morale fosse fine a se stessa si cadrebbe, appunto, nel moralismo e il moralismo, sicuramente, non si coniuga con la verità cattolica. Qui va fatta una ulteriore precisazione che qualche altra volta ho già evocato: il moralismo non si misura dal numero delle rinunce, ma il moralismo si misura, appunto, dal numero delle motivazioni che sono alla base delle rinunce. Facciamo un esempio: l’uomo contemporaneo è molto più moralista dell’uomo del passato! Così come l’uomo “agnostico, ateo” è molto più moralista dell’uomo “religioso”… perché? Ecco prendiamo per esempio il precetto “non rubare”. Allora, il credente, non ruba perché? Non ruba 1) per non offendere Dio; 2) non ruba per rispettare la proprietà altrui; 3) non ruba per timore poi di essere sanzionato dalla legge…. E quindi, diciamo, ha tre motivazioni.. ma colui che “non” crede non ruba 1) per rispettare la proprietà altrui; 2) non ruba per timore poi di essere sanzionato dalla legge…. e basta e quindi ha una motivazione in meno e.. per il fatto di avere una motivazione in meno è evidente che molto più forte deve essere la sua forza di volontà quindi – il moralismo – non si misura dal numero delle rinunce, ma si misura dal punto, appunto, delle motivazioni. Allora, convincersi – e questo è vero – convincersi che la morale possa essere fine a se stessa (l’assolutismo) fa cadere inevitabilmente nel moralismo.

Ma torniamo alla questione dell’attributo “assoluti”.

L’attributo “assoluti”, quindi, non significa che la legge morale sia da relativizzare. Dire per esempio che “i Comandamenti non sono assoluti”, non bisogna intendere il fatto che la legge morale sia da relativizzare nello spazio e nel tempo – NO! – nello spazio o a seconda le circostanze, le situazioni culturali (o le mode del momento come ci ricorda san Paolo), geografiche, ecc… e nel tempo a seconda di quelle che sono le situazioni storiche, o che possa addirittura essere un optional per cui ci sta o non ci sta, tutto sommato va bene lo stesso…

La legge morale infatti, attenzione, non è una decisione arbitraria di Dio… cioè non è qualcosa che Dio ha deciso arbitrariamente. Noi alcune volte pensiamo che le cose siano andate in questo modo: che Dio ha creato l’uomo e dopo aver creato l’uomo si sia messo a pensare “beh! Come lo faccio agire questo uomo? Gli permetto di rubare o non gli permetto di rubare? Gli permetto di uccidere o non gli permetto di uccidere?…” Pensiamo che le cose siano andate così per cui, la legge morale diventa una sorta – per esempio l’Islam dice fondamentalmente questo – che la legge morale diventa una sorta di “decisione arbitraria di Dio”, che Dio ha deciso una determinata cosa e se Dio avesse deciso il contrario il bene sarebbe stato male e il male sarebbe stato bene… NO! Le cose non sono andate così! Dio non poteva non dire all’uomo non uccidere; non poteva non dire all’uomo non rubare, perché? Perché il non uccidere, non rubare… è la Sua stessa natura. Quindi, la legge morale non è una decisione arbitraria di Dio bensì l’essenza stessa della natura di Dio!

Vedete, san Tommaso d’Aquino (ST q.93), dice chiaramente: che la legge eterna si identifica con Dio è la sua essenza. Che cosa è la legge eterna? Non a caso si chiama, appunto, legge eterna cioè una legge che esiste dall’eternità e mai finirà per l’eternità: è la natura stessa di Dio – la legge eterna – è il LOGOS con cui Dio è costituito perché Dio è primariamente LOGOS; poi quando questa legge eterna viene impressa nella natura da Dio e viene conosciuta attraverso il lume naturale della ragione umana è – appunto – la così detta “lex naturalis”, la legge naturale.

Quindi, questo attributo “assoluti” torno a ripetere, non va inteso come una relativizzazione della legge morale nello spazio o nel tempo, o come una sorta di optional, ma poi anche papa Francesco alla fine lo dice questo, che non è da intendersi così! Però queste precisazioni vanno fatte al fine di evitare delle letture equivoche sul punto!

Ecco, vedete, a proposito dei Comandamenti mi permetto di consigliare questo tipo di definizione: che cosa sono i Comandamenti, proprio in base a quello che abbiamo finora detto? I COMANDAMENTI SONO LA STESSA NATURA DI DIO, CODIFICATA, codificata per la vita quotidiana degli uomini… perché Dio è “non è rubare; Dio non è uccidere; Dio non è commettere atti impuri e via discorrendo.

Ora un’ultima considerazione mi preme fare, ed è questa: indubbiamente queste parole di Papa Francesco, sono parole motivate da una “preoccupazione”, diciamo così, che la gente, che oggi i fedeli cattolici possano essere “troppo ancorati ad una visione (diciamo così) legalistica..” però… questo mi sembra in realtà un – come dire – essere un pò fuori da certi contesti perché – non penso – che il problema oggi dei cattolici sia fondamentalmente questo; non penso che il problema oggi dei cattolici sia quello di “temere troppo” la legge di Dio, forse è altro, forse è proprio il contrario…

Bene cari Pellegrini, voglio concludere con il Salmo 118: “Beato chi è perfetto nel suo cammino, chi procede secondo la legge di Dio”. A noi c’è un compito fondamentale, c’è un dovere fondamentale che è quello, appunto, di santificarci, di raggiungere la perfezione prima di tutto per la gloria di Dio e poi per la salvezza della nostra anima, per la nostra eterna felicità, e come si raggiunge questa perfezione? Si raggiunge, appunto, camminando nel conformarsi alla volontà di Dio attraverso, usando la legge di Dio; la legge di Dio che è la sua stessa volontà, che è la sua stessa natura.

  • il video del professor Gnerre: