Dom Guéranger 14 settembre Esaltazione della Santa Croce

14 SETTEMBRE
ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

CONSACRAZIONE della Famiglia al Crocifisso 🙏 Gesù Crocifisso, da Te riconosciamo il grande dono della Redenzione e, per essa, il diritto che Tu ci donasti al Paradiso. Come atto di riconoscenza per tanti benefici, Ti intronizziamo solennemente nella nostra Famiglia, perché Tu ne sia il dolce Sovrano e Maestro Divino. La tua parola sia luce nella nostra vita: la tua morale, regola sicura di tutte le nostre azioni. Conserva e rinvigorisci lo spirito cristiano perché ci mantenga fedeli alle promesse del Battesimo e ci preservi dal materialismo e da ogni forma di idolatria, rovina spirituale di tante famiglie. Concedi ai genitori fede viva nella Divina Provvidenza e virtù eroica per essere esempio di vita cristiana ai figli; alla gioventù di essere forte e generosa nell’osservare i tuoi comandamenti; ai piccoli di crescere nella innocenza e bontà, secondo il tuo Cuore divino. Questo omaggio alla tua Croce sia anche atto di riparazione per l’ingratitudine di quelle Famiglie che pur dicendosi cristiane, Ti hanno rinnegato, oltraggiato, bestemmiato, ferito, profanato… Ascolta, o Gesù, la nostra preghiera per l’amore che ci porta la tua SS.ma Madre; e per i dolori da Lei sofferti ai piedi della Croce, benedici la nostra Famiglia perché, vivendo nel tuo amore oggi, possa goderti nell’eternità. Così sia! – 1Pater, Ave e Gloria…. per le sante indulgenze…

Il senso della festa della Croce.
“Abbiate in voi, fratelli miei, lo stesso sentimento da cui era animato Cristo Gesù il quale esistendo nella forma di Dio, non considerò questa sua eguaglianza con Dio come una rapina, ma annichilì se stesso, prendendo la forma di servo e, divenendo simile agli uomini, apparve come semplice uomo. Egli umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Le parole dell’Apostolo, che leggiamo nell’Epistola della Messa, ci danno il senso della festa che oggi celebriamo. I termini schiavo, croce sono, è vero, per noi parole correnti, perché hanno perduto il senso abbietto che avevano nel mondo antico, prima dell’era cristiana e perciò i destinatari della lettera di san Paolo capivano meglio di noi l’orrore della cosa e misuravano meglio di noi quanto Gesù Cristo si era abbassato con l’Incarnazione e la morte sulla Croce.

Il supplizio della Croce.
Non era la croce considerata dagli antichi come “il supplizio più terribile e più infamante” (Cicerone, In Verrem II)? Era allora cosa frequente vedere un ladro o uno schiavo messo in croce e ciò che di questo supplizio indirettamente conosciamo ci permette di valutarne l’atrocità. Il crocifisso moriva con lenta agonia, soffocato per l’asfissia, determinata dalla estensione delle braccia in alto, e torturato da crampi ai nervi irrigiditi.

Il culto della Croce.
Il Cristo ha subito lo spaventevole supplizio per ciascuno di noi; ha offerto al Padre, con un amore infinito, il sacrificio del suo corpo disteso sulla Croce. Lo strumento di supplizio, fino allora oggetto di infamia, diventa per i cristiani la gloria e san Paolo non vuole aver gloria che nella croce del Signore, nella quale risiede la nostra salvezza, la nostra vita, la risurrezione, e per la quale siamo stati salvati e liberati (Introito della Messa).
Il culto della Croce, strumento della nostra redenzione, si è molto diffuso nella Chiesa: la Croce è adorata e riceve omaggi, che non si concedono ad altre reliquie e le feste della Santa Croce rivestono particolare splendore.
È stato già festeggiato il fortunato avvenimento del rinvenimento della Croce il tre maggio, oggi la Chiesa celebra l’Esaltazione della Croce, festa che ha un’origine complessa ma che la storia ci permetterà di precisare.

Origine della festa.
La data del 14 settembre segna l’anniversario di una dedicazione che lasciò nella storia ecclesiastica un profondo ricordo.
Il 14 settembre del 335 una folla considerevole di curiosi, di pellegrini, di monaci, di clero, di prelati, accorsi da tutte le province dell’Impero, si riunivano a Gerusalemme per la Dedicazione del magnifico santuario restaurato dall’imperatore Costantino nel luogo stesso dove il Signore aveva sofferto ed era stato sepolto.
L’anniversario continuò ad essere celebrato con non minore splendore negli anni seguenti. La pellegrina Eteria, venuta a Gerusalemme, al tramonto del IV secolo, ci riferisce che più di 50 vescovi assistevano ogni anno alla solennità del 14 settembre. La Dedicazione aveva rito pari alla Pasqua e all’Epifania e si protraeva per otto giorni con immenso concorso di pellegrini.

Doppio oggetto della festa.
Altri elementi si aggiunsero in seguito alla festa anniversaria della Dedicazione. Primo fu il ricordo dell’antica festa giudaica dei Tabernacoli, che coronava le fatiche della vendemmia. Si credeva che fosse celebrata il 14 settembre e la festa cristiana della Dedicazione doveva prenderne il posto. Dal secolo IV un altro ricordo, questo prettamente cristiano, si attaccava alla festa del 14 settembre. e cioè il ritrovamento del legno sacro della Croce. Una cerimonia liturgica detta elevazione o esaltazione (hypsosis) della Croce ricordava tutti gli anni la fortunata scoperta. Il luogo in cui la Croce era stata innalzata era considerato centro del mondo e per questo un sacerdote alzava il legno sacro della Croce verso le quattro diverse parti del mondo. I pellegrini, a ricordo della cerimonia, si portavano a casa una minuscola ampolla contenente dell’olio, che era stata posta a contatto del legno della Croce.

Diffusione della festa.
La cerimonia prese un’importanza sempre più grande e avvenne che nel VI secolo il ricordo del rinvenimento della Croce e la Dedicazione avvenuta sul Golgota passarono in secondo piano.
I frammenti del sacro legno furono distribuiti nel mondo e con i frammenti si diffuse nelle Chiese cristiane la cerimonia della Esaltazione. Costantinopoli adottò la festa nel 612, sotto l’imperatore Eraclio e Roma l’ebbe nel corso del secolo VII. Sotto papa Sergio († 701) al Laterano il 14 settembre si ripeteva l’adorazione della Croce del Venerdì Santo e gli antichi Sacramentari hanno conservato un’orazione ad crucem salutandam in uso in tale cerimonia. Il rito durò poco e scomparì dagli usi romani, ma l’orazione restò nelle raccolte di orazioni private (Ephemerides liturgicae, 1932, p. 33 e 38, n. 16). Ai nostri tempi l’adorazione della Croce il 14 settembre si fa ormai solo nei monasteri e in poche chiese.

Nuovo splendore della festa.
Un avvenimento venne nel corso dei secoli a rinnovare lo splendore della festa della Esaltazione. Gerusalemme nel 614 era stata occupata dai Persiani e messa a ferro e fuoco. Dopo le vittorie del pio imperatore Eraclio, la città santa era stata restaurata ed Eraclio aveva ottenuto che fosse restituita la Santa Croce, portata dagli invasori a Ctesifonte. Il 21 marzo del 630, la Croce fu di nuovo eretta nella Chiesa del S. Sepolcro e si riprese il 14 settembre seguente la cerimonia della Esaltazione.

Carattere nuovo della festa.
Si resta stupiti nel vedere che la festa, ripristinata con l’antica cerimonia, ha un nuovo carattere di tristezza e di penitenza. Hanno forse contribuito a fare della cerimonia di adorazione un rito di intercessione, nel corso del quale si ripete il Kyrie eleison, le sventure dell’Impero. Il digiuno diventa in quel giorno di rigore, almeno nel mondo monastico. Il carattere di intercessione resta nei testi della nostra liturgia proprii della festa di questo giorno (gli altri testi sono presi dalla festa del 3 maggio o dalla Settimana Santa). Offertorio e Postcommunio chiedono protezione e soccorso mentre il Vangelo ricorda l’Esaltazione del Figlio dell’Uomo sulla Croce, figurata dal serpente di bronzo.

Essendo stata l’adorazione della Croce un rito della festa di oggi per molto tempo, riportiamo la preghiera composta da sant’Anselmo per la cerimonia del Venerdì Santo.

O Croce Santa, la vista della quale ci ricorda un’altra croce, quella sulla quale Nostro Signore Gesù Cristo ci ha strappati con la sua morte alla morte eterna, nella quale stavamo precipitando miseramente, risuscitandoci alla vita eterna perduta per il peccato, adoro, venero, glorifico in te la Croce che rappresenti e, in essa, il misericordioso Signore. Per essa egli compì la sua opera di misericordia. O amabile Croce, in cui sono salvezza, vita, e resurrezione nostra! O legno prezioso per il quale fummo salvati e liberati! O simbolo di cui Dio ci ha segnati! O Croce gloriosa della quale soltanto dobbiamo gloriarci!
Come ti lodiamo? Come ti esaltiamo? Con quale cuore ti preghiamo? Con quale gioia ci glorieremo di te? Per te è spogliato l’inferno; è chiuso per tutti coloro che in te sono stati riscattati. Per te i demoni sono terrificati, compressi, vinti, schiacciati. Per te il mondo è rinnovato, abbellito, in virtù della verità che splende e della giustizia che regna in Lui. Per te la natura umana peccatrice è giustificata: era condannata ed è salvata; era schiava del peccato e dell’inferno ed è resa libera; era morta ed è risuscitata. Per te la beata città celeste è restaurata e perfezionata. Per te Dio, Figlio di Dio, volle per noi obbedire al Padre fino alla morte (Fil 2,8-9). Per questo egli, elevato da terra, ebbe un nome che è al di sopra di ogni nome. Per te egli ha preparato il suo trono (Sal 9,8) e ristabilito il suo regno.
Sia su di te e in te la mia gloria, in te e per te la mia vera speranza. Per te siano cancellati i miei peccati, per te la mia anima muoia alla sua vita vecchia e sorga a vita nuova, la vita della giustizia. Fa’, te ne prego, che, avendomi purificato nel battesimo dai peccati nei quali fui concepito e nacqui, tu ancora mi purifichi da quelli che ho contratto dopo la nascita alla seconda vita, e che per te io pervenga ai beni per i quali l’uomo è stato creato per il medesimo Gesù Cristo Nostro Signore, cui sia benedizione nei secoli.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 1072-1076

RICORDA ANCHE QUI:


La tradizione popolare tramanda che Sant’Antonio diede una preghiera ad una povera donna che cercava aiuto contro le tentazioni del demonio.
Sisto V, papa francescano, ha fatto scolpire la preghiera – detta anche motto di Sant’Antonio – alla base dell’obelisco fatto da lui erigere in Piazza San Pietro a Roma, e Papa Leone XIII l’arricchì d’indulgenza. Eccola nell’originale latino:

Ecce Crucem Domini!
Fugite partes adversae!
Vicit Leo de tribu Juda,
Radix David! Alleluia!

tradotto
Ecco la Croce del Signore!
Fuggite forze nemiche!
Ha vinto il Leone di Giuda,
La radice di Davide! Alleluia!

Questa breve preghiera ha tutto il sapore di un piccolo esorcismo. Anche noi possiamo usarla – in latino o in italiano – per aiutarci a superare le tentazioni che si presentano.


Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo
Disc. 10 sull’Esaltazione della santa croce; PG 97,1018-1019.1022-1023
La croce è gloria ed esaltazione di Cristo

  Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
  Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell’albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l’inferno non sarebbe stato spogliato.
  È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell’inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l’universo.
  La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell’uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31-32).
  E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (cfr. Gv 12, 32). Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo.

Responsorio
℟. Croce gloriosa, dai tuoi rami pendeva il prezzo della nostra libertà;

  • per mezzo tuo il mondo è redento con il sangue del Signore.
    ℣. Salve, croce, consacrata dal corpo di Cristo; le sue membra su di te risplendono come gemme;
  • per mezzo tuo il mondo è redento con il sangue del Signore.


👉 ATTENZIONE: LA CHIESA non esalta il dolore in quanto tale, né la sofferenza considerata autonomamente, ma Cristo che, sulla Croce, ha offerto se stesso al Padre per la salvezza dell’umanità. La Croce è inseparabile dalla Risurrezione: ciò che agli occhi del mondo appare come sconfitta diventa, nel disegno di Dio, la vittoria dell’amore.

Le letture della solennità presentano un’unica grande dinamica: Dio trasforma ciò che è causa di morte in strumento di vita.

Gesù dice ai suoi discepoli di prendere la propria croce e seguirlo. La Chiesa insegna che i cristiani sono chiamati a partecipare, in modo misterioso ma reale, al mistero pasquale di Cristo. Questa partecipazione non aggiunge nulla all’efficacia dell’unico sacrificio redentore di Gesù; significa piuttosto ricevere la grazia di vivere le proprie prove unite a Lui. (CCC 618)

Portare la croce può significare:

– rimanere fedeli al Vangelo quando la fede viene derisa, anche pubblicamente, ma con forme di carità;

– perseverare nel bene anche quando non si vedono risultati, sopportare pazientemente;

– prendersi cura di una persona malata o fragile a cominciare dai familiari come anche in altri ambienti;

– perdonare, rinunciando alla vendetta;

– accettare con pazienza i limiti propri e altrui pensando a quanto Gesù ha sopportato per noi;

– affrontare con fede una malattia, un lutto o una situazione difficile;

– sacrificare tempo, comodità o interessi personali per amore del prossimo.

Sia chiaro che, portare la croce non significa cercare il dolore, giustificare la violenza o rimanere passivi davanti all’ingiustizia. Non è cristiano chiamare “croce” ciò che deriva dalla nostra personale volontà o da un abuso, sfruttamento o violenza evitabile, soprattutto quando una persona può e deve essere aiutata e protetta. La sequela di Cristo include anche la responsabilità di difendere la dignità umana e di operare per la giustizia.

La domanda cristiana non è: “Come posso soffrire di più?”, ma: “Come posso amare e rimanere fedele a Cristo anche dentro questa prova?”

Maria che è intimamente associata al mistero della Croce, ce lo insegna. Ella non sostituisce Cristo e non è la fonte della redenzione, che appartiene unicamente al sacrificio del Figlio; ma è che, con la sua fede e il suo dolore, partecipa in modo singolare ed unico all’offerta di Gesù: Ella è Riparatrice, Mediatrice e Corredentrice nel Figlio Suo, per Grazia. La tradizione cristiana contempla Maria ai piedi della Croce come immagine della Chiesa che rimane fedele anche nell’ora dell’apparente sconfitta. Il Catechismo afferma che la Madre del Signore fu associata più intimamente di ogni altra persona al mistero della sofferenza redentrice di Cristo.


INDULGENZE concesse dalla santa Chiesa, legate all’uso del Crocifisso

Obiectorum pietatis usus (Uso degli oggetti di pietà con la Croce)

Il fedele che devotamente usa un oggetto di pietà (crocifisso o croce, corona del Rosario, scapolare, medaglia), benedette da un sacerdote cattolico, può lucrare una indulgenza parziale. Se poi tale oggetto religioso è benedetto dal Sommo Pontefice o da un Vescovo, il fedele, che devotamente lo usa, può acquistare anche l’indulgenza plenaria nella festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo del 29 giugno, aggiungendo però la professione di Fede, lo stato di grazia con una sana confessione, la santa Messa con la Comunione e 1Pater Noster, 1Ave Maria e 1Gloria al Pater… per la santa Chiesa e per il sommo Pontefice.

In articulo mortis (al momento della morte, nel baciare il Crocefisso)

Al fedele in pericolo di morte, che non possa essere assistito da un sacerdote che gli amministri i sacramenti e gli impartisca la benedizione apostolica con l’annessa indulgenza plenaria, la santa Madre Chiesa concede ugualmente l’indulgenza plenaria in punto di morte, purché il moribondo sia debitamente disposto e abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera. Per l’acquisto di tale indulgenza è raccomandabile l’uso del Crocifisso tra le mani della persona.

La condizione “purché abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera” supplisce in questo caso le tre solite condizioni richieste per l’acquisto dell’indulgenza plenaria, ossia: la professione di Fede e la recita di un Pater, Ave e Gloria, che può essere assolta dai familiari o gli amici presenti al suo capezzale. Il moribondo non deve trovarsi in stato di peccato mortale, se vi fosse un dubbio sul suo reale stato è raccomandabile che si reciti per lui la Coroncina della Divina Misericordia e il Santo Rosario.

INNO ALLA SANTA CROCE

+  Salve, o Croce Santa, salve gloria del mondo, vera speranza nostra,

tu porti le vere gioie, vessillo di salvezza, salvezza nei pericoli,

legno vivificante che sostiene la vita di tutti.

Salve, crux sancta, salve mundi glória, vera spes nostra, vera ferens gáudia,

signum salútis, salus in perículis, vitále lignum vitam portans ómnium.

+ Straziato nelle carni, atrocemente inchiodato,

si immola il Figlio di Dio, vittima pura del nostro riscatto.

+ Colpo di lancia crudele squarcia il Tuo Cuore;

fluisce Sangue ed acqua: è la fonte che ogni peccato lava.

+ Sangue regale imporpora lo squallore del legno:

risplende la + Croce e Cristo regna da questo trono.

+ Salve, Croce adorabile! Su questo altare muore la Vita

e morendo ridona agli uomini la vita.

+ Salve, Croce adorabile, sola nostra speranza!

Concedi perdono ai colpevoli, accresci nei giusti la grazia.

+ O Trinità beata unico Dio, a Te si elevi la lode;

custodisci nei secoli chi dalla Croce è rinato. Amen.

VERSIONE CANTATA LITURGICAMENTE IN LATINO

+Salve, crux sancta, salve mundi glória, vera spes nostra, vera ferens gáudia,

signum salútis, salus in perículis, vitále lignum vitam portans ómnium.

Salve, o Croce Santa, salve gloria del mondo, vera speranza nostra,

tu porti le vere gioie, vessillo di salvezza, salvezza nei pericoli,

legno vivificante che sostiene la vita di tutti.

Te adorándam, te crucem vivíficam, in te redémpti, dulce decus sæculi,

semper laudámus, semper tibi cánimus, per lignum servi, per te, lignum, líberi.

Te degna di adorazione, te croce che dà vita, in te redenti, dolce onor del mondo,

sempre ti lodiamo, sempre a te cantiamo, servi a causa di un albero, e per te, un albero, liberati.

[Originale crimen necans in cruce, nos a privatis christe munda maculis:

humanitatem miseratus fragilem, per crucem sanctam lapsis dona veniam.

Protege salva benedic sanctifica populum cunctum crucis per signaculum.

Morbos averte corporis et animae, hoc contra signum nullum stet periculum.]

Laus Deo Patri sit in cruce Fílii, laus coæquáli sit Sancto Spirítui;

cívibus summis gáudium et ángelis, honor sit mundo crucis exaltátio. Amen.

Sia lode a Dio Padre, nella croce del Figlio, identica lode sia al Santo Spirito;

gioia per i cittadini del cielo e per gli angeli, onore per il mondo sia l’esaltazione della croce. Amen.


ALTRE CURIOSITA’

“Tum Heraclíus, abjécto amplíssimo vestítu detractísque cálceis ac plebéjo amíctu indútus, réliquum viæ fácile confécit, et in eódem Calváriæ loco Crucem státuit, unde fúerat a Persis asportáta. Itaque Exaltatiónis sanctæ Crucis solémnitas, quæ hac die quotánnis celebrabátur, illústrior habéri cœpit ob ejus rei memóriam, quod ibídem fúerit repósita ab Heraclío, ubi Salvatóri primum fúerat constitúta” (Lect. VI – II Noct.) – IN EXALTATIONE Stæ CRUCIS

L’Esaltazione della santa Croce si ricollega alla festa della Dedicazione (Encénies) degli edifici costantiniani del Golgota, Anastasis e Martyrium, che ebbe luogo il 13 settembre 335. Cinquant’anni più tardi, la festa era celebrata otto giorni da più di cinquanta vescovi e da una folla di pellegrini. Si collegava a questa data la riscoperta della Croce (Egeria, Diario di viaggio, 48.1-2). Non sembra, tuttavia, che la scelta del 13 settembre per fare la dedicazione degli edifici del Golgota fosse casuale. È, in effetti, nel settimo mese, durante la festa dei Tabernacoli, che Salomone aveva celebrato la dedicazione del Tempio (1 Re 8, 2 e 65). Per i cristiani l’Anastasis ed il Martyrium erano veramente il nuovo Tempio di Gerusalemme.

È per questo che il 14 settembre si proponeva il legno della Croce alla venerazione del popolo. La festa non tardò a diffondersi in tutto l’Oriente, dove essa dovette costituire una delle articolazioni più importanti dell’anno liturgico.

A Roma, il papa Simmaco (498-514) aveva organizzato nella basilica vaticana un oratorio, nel quale si conservava un frammento della santa Croce. È là che apparve, nel VII sec., la venerazione della Croce il 14 settembre. Il sacramentario gregoriano Paduense contiene un’orazione ad crucem salutandam in sancto Petro. Alla fine di questo secolo, il papa Sergio scoprì nella sacrestia di San Pietro un reliquiario nel quale si trovava un frammento miræ magnitudinis della Croce del Signore. Egli lo trasportò al Laterano, dove, da allora, dice il redattore del Liber Pontiflcalisab omni populo christiano, die Exaltationis sanctæ Crucis, osculatur ac adoratur (L. Duchesne, Le Liber Pontificalis, Coll. Bibliothèque des Ecoles Françaises d’Athènes et de Rome, tomo 1, Paris 1886, p. 102). È così che le basiliche del Vaticano e del Laterano sono legate alle origini romane della festa della Santa Croce.

Ma, dal IV sec., si faceva, in questo giorno, la memoria dei santi Cornelio e Cipriano. La Depositio Martyrum del 354 annuncia: Cypriani Africæ. Romæ celebratur in Callisti. Il vescovo Cipriano era stato decapitato a Cartagine, infatti, giusto il 14 settembre 258. A Roma, si celebrava il suo natale nella cripta del suo amico, il papa Cornelio, che era morto esiliato a Centumcellæ (Civitavecchia) nel giugno 253. Il martirologio geronimiano cita i loro due nomi ed il sacramentario di Verona fornisce dei formulari per la messa della loro festa. Essa fu sempre celebrata a Roma da allora (cfr. Pierre Jounel, Le Culte des Saints dans les Basiliques du Latran et du Vatican au douzième siècle, École Française de Rome, Palais Farnèse, 1977, pp. 287-288). (Fonte scuolaecclesiamater)


La croce è gloria ed esaltazione di Cristo
“Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni.
È in essa che risiede tutta la nostra salvezza…È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo.
È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell’inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l’universo.”
(Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo, Disc. 10 sull’Esaltazione della santa croce; PG 97, 1018-1019. 1022-1023)

O Crux ave, spes unica è un’espressione latina che significa: “Ave, o Croce, [nostra] unica speranza”.
La frase è il primo verso della sesta strofa dell’inno Vexilla Regis , composto nel VI secolo da Venanzio Fortunato, vescovo di Poitiers e poeta cristiano.
“O Crux ave, spes unica / Hoc Passiónis tempore / Auge piis justítiam, / Reísque dona veniam.”
Può essere tradotto come:”Salve O Croce, la nostra unica speranza. In questi tempi difficili [di passione], accresci la giustizia delle persone buone e concedi il perdono ai peccatori”
O Crux ave, spes unica
hoc Passionis tempore!
piis adauge gratiam,
reisque dele crimina.

Te, fons salutis Trinitas,
collaudet omnis spiritus:
quos per Crucis mysterium
salvas, fove per saecula. Amen

O Croce, Salve, unica speranza
in questo tempo di Passione
accresci ai pii la grazia,
cancella ai rei i crimini.

Te, Trinità fonte di salvezza,
lodi ogni spirito:
dalla vittoria della Croce
elargisci, aggiungi il premio. Amen

LE TRADIZIONI POPOLARI IN ITALIA. DAL SANTO CHIODO DI MILANO A LUCCA
Molte le celebrazioni popolari in Italia tra cui la processione del Santo Chiodo, conservato nel Duomo di Milano, e La Luminara di Lucca. La particolare enfasi con cui in questa città si celebra la festa è dovuta al millenario culto del Volto Santo di Lucca, il grande crocifisso ligneo venerato nella cattedrale che ha finito per spodestare de facto i patroni ufficiali della città, san Martino e san Paolino di Lucca. Simili occasioni non prevedevano, come nelle processioni tradizionali, il trasporto dell’immagine venerata, bensì un vero e proprio corteo di omaggio che si recava cerimonialmente di fronte all’Immagine. La processione attuale è quindi l’ultima testimonianza di una antica usanza diffusa in tutte le maggiori città del medioevo in cui le popolazioni soggette si impegnavano, al momento della sottomissione, a portare un tributo di cera, in tempi in cui la cera d’api era un articolo di lusso; anche la quantità di cera veniva stabilita in genere nei patti di dedizione, a seconda delle possibilità dell’offerente. Tale offerta veniva presentata in forma solenne, una volta all’anno, alla festività del patrono della città egemone. Tale cera non veniva però subito accesa, ma conservata per provvedere all’illuminazione del simulacro per l’anno successivo.


Vieni o Santa Croce, vieni e fatti vedere da questo popolo. Tu sei l’arca fortunata, in cui può trovarsi la salvezza nel naufragio di questo mondo: tu la verga prodigiosa che dai forza agli uomini di poter divenire da mostri d’iniquità verghe fiorite di sante virtù: tu sei il serpente di bronzo, alla cui vista i peccatori avvelenati dalla colpa possono riacquistare la primitiva santità: tu sei l’albero eletto e risplendente, scelto tra mille a sostenere le membra del Redentore. Tu finalmente fosti l’altare penoso, in cui volle il Salvatore del mondo essere sacrificato per la nostra salvezza; dunque dammi forza ed aiuto di rappresentare a queste anime fedeli le ignominie, i dolori e le agonie che patì Gesù Cristo, quando sovra di te lasciò la vita”.
S. Alfonso Maria de Liguori
Crocifisso dipinto da S. Alfonso nel 1719; la sacra immagine si impresse indelebilmente nel cuore del giovane avvocato (tela conservata a Ciorani-SA).


GALLERIA FOTOGRAFICA cliccare sulle foto

Fextum exaltationis Sanctae Crucis, sicut victoriae eius paschalis tropaeum et signum in caelo appariturum, alterum adventum eius iam universis praenuntias.
Nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce, quale trofeo della Sua vittoria pasquale e segno destinato ad apparire nei cieli, Tu preannunci già a tutti la Sua seconda venuta.

I commenti sono chiusi.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑