Leone XIV nominerà san John Henry Newman «co-patrono della missione educativa della Chiesa, insieme a san Tommaso d’Aquino».
L’atto del Papa che proclama Newman Dottore della Chiesa e co-patrono della missione educativa insieme a san Tommaso d’Aquino è un monito di straordinaria chiarezza. Non è un gesto celebrativo, ma un atto magisteriale che ricolloca la Chiesa sulla sua roccia.
Lo ha annunciato il prefetto del Dicastero per la Cultura e l’educazione, il cardinale José Tolentino de Mendonça, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del Giubileo del mondo educativo che si terrà dal 27 ottobre al 1° novembre. Sempre nell’ambito di questo Giubileo, ha ricordato il porporato, martedì 28 ottobre «verrà pubblicato un documento di papa Leone XIV per commemorare il 60° anniversario della Gravissimum Educationis e per riflettere sull’attualità della Dichiarazione conciliare e sulle sfide che l’educazione deve affrontare oggi, in particolare per le scuole e le università cattoliche». La notizia non dovrebbe affatto sorprendere eppure, per i tempi cupi che stiamo vivendo, è una notizia molto, molto importante, una scelta da parte di Leone XIV assolutamente fondamentale e impegnativa, una scelta che farà la differenza ponendo le basi per un ritorno (o la conferma) che la Chiesa è viva e continua, nonostante le complicazioni in atto, a mantenere la giusta rotta.
Così, mentre Papa Leone XIII proclamava san Tommaso d’Aquino patrono e fondamento della filosofia e della teologia cattolica con l’enciclica Aeterni Patris del 1879 – VEDI QUI – per riformare la filosofia cristiana in un’epoca di secolarizzazione, proponendo il pensiero tomista come strumento per conciliare scienza e fede e per affrontare le sfide contemporanee, oggi un altro Leone ci ricorda su quali fondamenta dobbiamo muoverci aggiungendoci un TESTIMONE imponente ed importante quale è san Newman Evviva il Buon Dio!!!!
Papa Leone XIII dopo l’enciclica Aeterni Patris del 1879 per riformare la filosofia cristiana in un’epoca di secolarizzazione, proponendo il pensiero tomista come strumento per conciliare scienza e fede e per affrontare le sfide contemporanee, fece anche un Breve “Cum hoc sit” nel 1880 – VEDI QUI – dove rinnova il più convinto elogio per il grande Teologo e lo proclama patrono delle Università, delle Accademie, dei Licei e di tutte le scuole cattoliche…. e del qual Dottore dice: “Quella dottrina, confermando se stessa con il proprio vigore razionale, permane invitta e incute profondo sgomento negli avversari…”
Dopo 60 anni dalla pubblicazione “la dichiarazione Gravissimum educationis non ha perso mordente”, ha dichiarato oggi papa Leone XIV nel documento sull’educazione cattolica che sarà pubblicato il 28 ottobre…
Dalla ricezione del documento Gravissimum Educationis, sottolinea Leone XIV, “è nato un firmamento di opere e carismi: un patrimonio spirituale e pedagogico capace di attraversare il XXI secolo, e rispondere alle sfide più pressanti”, per questo la figura di san John Henry Newman è associata – non a caso insieme a san Tommaso d’Aquino – alla grave e nobile missione dell’educazione cattolica ma anche in generale, per la sua sapienza e la sua capacità pratica di educatore che egli stesso volle ereditare dall’eredità di san Filippo Neri che volle far propria…
NEWMAN E TOMMASO: LA RISPOSTA DEL MAGISTERO ALLA POSSIBILE DERIVA SINODALE
La proclamazione del cardinale John Henry Newman come Dottore della Chiesa e co-patrono della missione educativa, insieme a san Tommaso d’Aquino, è un atto che illumina la direzione in cui la Chiesa è chiamata a camminare.
La scelta del Papa non ha un valore cerimoniale, ma indica con chiarezza la via maestra della verità. Newman e Tommaso sono maestri che uniscono la profondità della ragione alla luce della grazia, e mostrano come la formazione dell’uomo avvenga solo quando la coscienza si lascia educare da Dio.
Il momento scelto dal Pontefice ha un peso spirituale e pastorale particolare.
Nel tempo in cui si discute e si vota il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, intitolato Lievito di pace e di speranza, la Chiesa riceve un segno preciso: il rinnovamento non nasce dal consenso, ma dalla fedeltà. La verità non si misura sui numeri, ma sul fondamento rivelato.
Il documento della CEI viene presentato come frutto di un processo “durato dal 2021 al 2025”, costruito “dalla base al centro e dal centro alla base”, con “più di 500 mila persone coinvolte in 50 mila gruppi”. Questa descrizione mostra il valore organizzativo di un lavoro ampio e diffuso, ma rivela anche un’idea di Chiesa che tende a identificare la verità con la partecipazione.
La verità non è un prodotto del confronto, ma una rivelazione custodita dalla Tradizione e garantita dal Magistero. La comunione ecclesiale non si costruisce su un metodo di consultazione, ma sull’adesione alla fede trasmessa dagli Apostoli.
Lo Spirito Santo non coincide con il movimento delle opinioni, ma opera nell’obbedienza della Chiesa alla Parola di Dio.
L’ascolto del popolo di Dio è un dono prezioso, ma non costituisce di per sé una fonte di verità. Il sensus fidei non è un’opinione collettiva, ma la capacità di riconoscere l’eco della fede autentica.
L’infallibilità non si misura sulle percentuali, ma sull’accordo con ciò che la Chiesa crede da sempre.
Il Cammino sinodale ha assunto linguaggi e categorie che appartengono più alla sociologia che alla teologia: partecipazione, inclusione, processi decisionali, comunicazione circolare.
Questi concetti esprimono un desiderio di collaborazione, ma non bastano per fondare una visione ecclesiale.
La Chiesa non è una rete di gruppi, ma un corpo vivo, animato dalla grazia. La sinodalità è un cammino nello Spirito, non un metodo di consultazione permanente.
Quando la comunione si riduce a consenso, la fede perde la sua forza profetica. Il popolo di Dio non si rappresenta, ma si riconosce in Cristo.
Ogni struttura e ogni linguaggio ecclesiale devono rimanere al servizio del Mistero, non del metodo.
La scelta del Papa di affiancare Newman a Tommaso è una lezione teologica. Tommaso insegna che la verità è universale e che la ragione trova la sua pienezza nella fede. Newman mostra che la coscienza non è il luogo della soggettività, ma il santuario interiore dove Dio parla all’uomo. L’uno fonda l’educazione sulla verità oggettiva; l’altro educa la libertà a riconoscere quella verità.
Unire i due significa proporre un modello educativo che non nasce dall’emozione, ma dalla verità illuminata dalla grazia. L’educazione cattolica non si limita a comprendere il mondo, ma lo orienta verso Dio.
L’uomo non si salva conoscendo se stesso, ma riconoscendo la verità di Cristo che lo precede e lo fonda. Newman e Tommaso restituiscono all’educazione cattolica la sua anima teologale: la formazione dell’intelligenza e del cuore alla luce della verità rivelata.
Il Papa compie questo gesto nel tempo in cui il Documento di sintesi della CEI propone percorsi di formazione che assumono criteri antropologici e linguaggi estranei alla fede. Newman e Tommaso, posti come patroni della missione educativa, indicano un ritorno alle sorgenti della sapienza cristiana.
In loro si uniscono la chiarezza della dottrina e la profondità dell’esperienza spirituale. Chi educa alla fede non deve inventare nuovi modelli di coscienza, ma aiutare l’uomo a riconoscere la voce di Dio che parla nel cuore.
Il messaggio del Papa è chiaro: la formazione ecclesiale non può fondarsi su categorie sociali o psicologiche, ma deve tornare a essere un atto teologico.
La Chiesa non si rinnova per adattamento, ma per conversione. Il Magistero non si aggiorna per consenso, ma si approfondisce nella luce dello Spirito. La missione educativa non si misura sul numero delle adesioni, ma sulla fedeltà alla verità che libera. Newman e Tommaso dicono con una sola voce che la coscienza non inventa la verità, la riconosce.
La Chiesa italiana è chiamata a discernere in questa luce il proprio cammino, ricordando che la sinodalità non è una strategia organizzativa, ma una grazia da vivere nello Spirito.
La proclamazione dei due maestri non è un gesto simbolico, ma un segno profetico che indica la via da seguire: tornare a un’educazione della fede che renda l’uomo capace di verità e di carità, nell’obbedienza a Dio.
L’ultimo insegnamento resta quello di san Paolo, rivolto a Timoteo e oggi a ogni vescovo e a ogni credente: “Rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente” (2Tm 3,14). Solo chi resta ancorato alla verità può rinnovare la Chiesa senza smarrirne l’anima.
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PERCHÉ SAN TOMMASO E NEWMAN NON AVREBBERO APPROVATO IL DOCUMENTO CEI
La Chiesa italiana si prepara a votare il documento di sintesi del Cammino sinodale, intitolato Lievito di pace e di speranza. È un testo che vuole proiettare la comunità ecclesiale verso il futuro, ma la sua impostazione suscita un discernimento serio e, direi, doveroso.
Papa Leone XIV annuncia la proclamazione di san John Henry Newman come Dottore della Chiesa e co-patrono della missione educativa insieme a san Tommaso d’Aquino. La coincidenza non è casuale.
È una risposta del Magistero che, silenziosamente, indica ai vescovi la direzione da seguire.
Newman e Tommaso sono due maestri che uniscono verità e libertà, dottrina e coscienza, grazia e ragione. Proprio per questo la loro voce, se oggi potesse risuonare nell’aula dell’Assemblea sinodale, suonerebbe chiara e ferma: il documento CEI non può essere approvato nella sua forma attuale, perché non poggia sul fondamento della verità rivelata.
San Tommaso: la verità come fondamento della pastorale
Per san Tommaso d’Aquino la Chiesa è un corpo vivo che ha in Cristo il suo principio e il suo fine. Ogni azione ecclesiale nasce dalla verità e ad essa ritorna. Nella Summa Theologiae scrive: “Ordo doctrinae est ordo veritatis.” “L’ordine dell’insegnamento è l’ordine della verità.”
Quando l’insegnamento si stacca dal fondamento dottrinale e si lascia guidare dalla prassi, la Chiesa perde la sua forma soprannaturale. Il documento sinodale presenta la Chiesa come “rete di relazioni”, “soggetto comunitario” e “movimento circolare tra base e centro”. Una descrizione che risuona come un linguaggio politico, non come un atto di fede.
Per san Tommaso, la verità non nasce dall’esperienza, ma dall’adesione dell’intelletto a ciò che Dio ha rivelato. “Veritas est adaequatio intellectus et rei.” Una pastorale che si costruisce sulle opinioni dei gruppi o sul consenso della maggioranza si fonda sull’instabile terreno dell’uomo, non sulla solidità della verità divina.
La sinodalità non è una democrazia dello Spirito, ma un cammino nella luce della grazia. La Chiesa è comunione, non circolarità di pareri. È unità che nasce dall’alto, non dalla somma delle voci.
San Tommaso vedrebbe nel documento una confusione tra l’ordine naturale e quello soprannaturale. L’ascolto e la partecipazione sono beni grandi, ma restano mezzi. Il fine è la salvezza delle anime e l’adesione alla verità che Dio ha manifestato. Dove la dottrina arretra davanti al metodo, la missione si svuota del suo contenuto salvifico.
Newman: la coscienza come eco della verità
San John Henry Newman ha vissuto in un tempo di grandi incertezze religiose e culturali, molto simile al nostro. Il suo genio spirituale ha mostrato che la coscienza non è la libertà di decidere ciò che è bene o male, ma l’obbedienza interiore alla verità.
“La coscienza ha diritti perché ha doveri.”
Nel documento CEI la coscienza viene invocata come spazio del discernimento personale, senza il richiamo chiaro al dovere di conformarsi alla legge morale. Si parla di “integrazione ecclesiale”, di “percorsi di accompagnamento”, di “cammini di inclusione”, ma la parola conversione appare marginale.
Per Newman, questo linguaggio rappresenterebbe un errore di prospettiva: la misericordia senza verità non educa, consola soltanto. La coscienza cristiana si forma nella grazia, non nel confronto con la cultura.
Nel Biglietto Speech Newman denunciò la malattia del suo tempo: “Il grande pericolo del nostro secolo è la dottrina che non esiste una verità positiva nella religione, ma che un credo vale l’altro.”
Oggi, quel pericolo si ripresenta sotto forma di linguaggio pastorale, dove tutto diventa legittimo perché tutto è accolto. Newman avrebbe ricordato che la Chiesa è madre proprio perché sa dire la verità, e che la coscienza si educa quando ascolta Dio, non quando cerca se stessa.
Dottrina e coscienza: due voci che convergono
San Tommaso e Newman non appartengono a epoche lontane, ma al cuore vivo della Tradizione. Tommaso insegna che la fede è actus intellectus ad veritatem divinam tendentis, l’atto dell’intelligenza che tende alla verità divina. Newman mostra che la coscienza è illuminata dalla verità divina e guidata dalla grazia.
Insieme, correggono le deviazioni che oggi minacciano la Chiesa italiana: la riduzione della verità alla prassi; la confusione tra coscienza e sentimento; la sostituzione della teologia con la sociologia.
Entrambi affermano che la sinodalità non è un processo di rappresentanza, ma un’esperienza spirituale.
La voce dello Spirito non si manifesta nei numeri dei consultati, ma nell’obbedienza dei credenti alla Rivelazione.
Il consenso non genera verità, la verità genera comunione.
Il loro giudizio sul documento
San Tommaso vedrebbe nel documento CEI un rovesciamento dell’ordine della fede: la prassi diventa principio e la dottrina conseguenza. Newman vi leggerebbe una coscienza ecclesiale che cerca se stessa, invece di cercare Cristo. Il loro giudizio sarebbe severo ma luminoso: il testo non nasce da un atto teologico, ma da una logica sociologica.
Tommaso direbbe che la verità non è una somma di esperienze, ma la luce che giudica ogni esperienza. Newman direbbe che la libertà non è capacità di scegliere, ma disponibilità ad aderire a ciò che Dio comanda.
Insieme ricorderebbero che la Chiesa non è chiamata a registrare le opinioni del mondo, ma a purificarle nella verità. La vera sinodalità è obbedienza comune allo Spirito che guida la Chiesa verso tutta la verità, come promette il Vangelo di Giovanni.
L’atto del Papa che proclama Newman Dottore della Chiesa e co-patrono della missione educativa insieme a san Tommaso d’Aquino è un monito di straordinaria chiarezza. Non è un gesto celebrativo, ma un atto magisteriale che ricolloca la Chiesa sulla sua roccia.
Newman rappresenta la coscienza illuminata dalla grazia, Tommaso la ragione elevata dalla verità. Insieme ricordano che ogni educazione, ogni missione e ogni riforma nascono da un principio divino, non umano.
Il documento CEI parla di processi, di ascolto, di dinamiche, ma i santi parlano di grazia, di fede, di verità. La loro voce attraversa i secoli e giunge oggi come un invito a ritrovare l’anima del credere.
La Chiesa non ha bisogno di nuovi linguaggi per essere credibile, ha bisogno di fedeltà per essere vera. Solo così potrà tornare a essere lievito di pace e di speranza nel mondo, senza perdere il gusto della verità che salva.
Il cardinale convertito al cattolicesimo sarà anche co-patrono dell’educazione con san Tommaso d’Aquino
Dopo 60 anni dalla pubblicazione “la dichiarazione Gravissimum educationis non ha perso mordente”, ha dichiarato papa Leone XIV nel documento sull’educazione che sarà pubblicato il 28 ottobre e del quale il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, ha anticipato alcuni stralci durante la conferenza stampa di presentazione, in Sala Stampa vaticana. Siamo nell’ambito del Giubileo del mondo educativo, che durerà dal 27 ottobre al 2 novembre e culminerà con la celebrazione eucaristica del 1° novembre. Durante la messa nella festa di Ognissanti il cardinale John Henry Newman verrà proclamato Dottore della Chiesa e co-patrono della missione educativa della Chiesa, insieme a san Tommaso d’Aquino.
E’ a questo santo, finissimo intellettuale, teologo, poeta e maestro di anime che addirittura collaborava con i genitori degli studenti per sostenerli nel loro ruolo educativo, che Papa Leone XIV intende affidare la nuova stagione educativa in corso così ricca di sfide epocali. Un’epoca, la nostra, che dapprima attenta all’integrità della persona frammentandola o distraendola fino all’alienazione, e poi arriva ad esercitare la pretesa estrema di rendere l’uomo obsoleto, in nome degli straordinari sviluppi dell’intelligenza artificiale e della robotica. Ebbene per questo ha ancora più bisogno di maestri che conoscano l’uomo nella sua vera natura e vocazione. E questi non possono che essere i santi: uomini che abbiano realizzato con la maggior approssimazione possibile la vita nuova che in loro, come in ogni battezzato, era stata innestata col Battesimo.
Dalla ricezione del documento Gravissimum Educationis, aggiunge il pontefice, “è nato un firmamento di opere e carismi: un patrimonio spirituale e pedagogico capace di attraversare il XXI secolo, e rispondere alle sfide più pressanti”, per questo la figura di san John Henry Newman è associata alla grave e nobile missione dell’educazione, per la sua sapienza e la sua capacità pratica di educatore.
Come un tessitore esperto, il cardinal Newman credeva nella capacità e nella necessità assoluta di esercitare l’educazione integrale dell’uomo perché l’uomo tornasse intero, anzi lo diventasse secondo la grazia soprannaturale più ancora di quanto lo fosse per grazia naturale prima della caduta. L’uomo come lo vediamo noi appare disintegrato, quando siamo ottimisti e smemorati crediamo che questa “specializzazione” sia una giusta distinzione di ambiti, col rischio però di perdere di vista la profonda unità che definisce e attira la nostra esistenza, giustificandone anche la inestinguibile inquietudine. Educare è dunque condurre o ri-condurre, grazie alla formazione in Cristo, l’uomo a sé stesso, oltre sé stesso, così come Dio lo vuole e lo chiama ad essere anche dopo il peccato.
Nella sua opera L’idea di Università il futuro Dottore della Chiesa, anglicano convertito alla fede cattolica nella quale fu ordinato sacerdote nel 1847, dichiara con estrema chiarezza il fine supremo della vera educazione che non può che essere l’“universitas”, ovvero una totalità. L’educazione vera non salta la conoscenza specialistica e di ambito, ma punta alla formazione integrale della persona che deve essere in grado di comprendere il mondo e di contribuire a promuovere in esso il regno di Dio portando a tutti l’annuncio della salvezza. Ciò che l’educazione con la Grazia di Cristo compie è la vera realizzazione della vocazione della persona come individuo, come parte di una comunità e in vista del suo destino eterno. Per dirla con san Paolo VI, Newman è «un faro sempre più luminoso per tutti quelli che sono alla ricerca di un preciso orientamento e di una direzione sicura attraverso le incertezze del mondo moderno» (Discorso agli specialisti e agli studiosi del pensiero del Cardinale Newman, 7.04.1975). Come cattolici vigilanti, quelli che secondo il cardinale sono i soli veri cattolici, non dovrebbe sedurci più di tanto il fascino terrificante del transumanesimo, quando come credenti battezzati abbiamo per mezzo della Grazia la magnifica prospettiva di trasumanar, come intendeva Dante.
John Henry Newman diventa quindi il trentasettesimo dottore della Chiesa, canonizzato nel 2019 da Papa Francesco era stato creato cardinale nel 1879 da Leone XIII. Giunto alla Chiesa cattolica dopo anni di studi e ricerche teologiche, aveva maturato la piena conversione nel 1845. Nato in una famiglia anglicana nel 1801 era stato uno dei principali animatori del Movimento di Oxford, sorto nella Chiesa anglicana tra il 1833 e il 1845, allo scopo di riportare la Chiesa d’Inghilterra alla pienezza della tradizione patristica e cattolica e contro il crescente liberalismo anglicano.
La visione alta dell’educazione che era propria del cardinal Newman possa diventare dunque sempre più fonte di ispirazione per gli educatori e per tutti i credenti:
Educazione non significa semplicemente insegnarci a leggere o scrivere – né formarci al buon adempimento delle nostre professioni mondane, né inculcare i meri principi della credenza e della pratica; – ma operare insieme con Dio per la salvezza delle anime. (Dagli scritti sull’università).