- “Gli scritti del Cardinale Newman, lungi dall’essere in disaccordo con la Nostra Lettera Enciclica Pascendi , sono in perfetta armonia con essa… Per quanto riguarda il gran numero di libri di grande importanza e influenza che scrisse come cattolico, non è necessario esonerarli da qualsiasi collegamento con questa attuale eresia… Ci congratuliamo quindi con voi per aver, attraverso la vostra conoscenza di tutti i suoi scritti, brillantemente rivendicato la memoria di quest’uomo eminentemente retto e saggio dall’ingiustizia…
Coloro che erano abituati ad abusare del suo nome e a ingannare gli ignoranti dovrebbero d’ora in poi cessare di farlo. Vorrei che seguissero fedelmente l’autore Newman studiando il suo libro… che comprendessero i suoi principi puri e integri, le sue lezioni e l’ispirazione che contengono. Impareranno molte cose eccellenti da un così grande maestro…“
(Pio X – Tuum Illud 10.3.1908)
Ad esprimersi così è il grande Pontefice San Pio X. Cerchiamo di capire i fatti.
La pubblicazione dell’enciclica giunse al momento opportuno per i discepoli del defunto John Henry Newman. Newman era morto da quasi due decenni all’epoca dell’enciclica di Pio X, ma le sue opere stavano suscitando polemiche. Alcuni pensatori modernisti avevano associato il nome di Newman alle proprie idee per aggiungere lustro di ortodossia ai propri errori; altri, nel loro zelo contro i modernisti e sospettosi del fatto che il nome di Newman comparisse sempre in compagnia, iniziarono a sospettare che Newman stesso potesse essere stato un proto-modernista. Non poca confusione fu causata anche dalla circolazione di citazioni del periodo anglicano di Newman e dalla misura in cui avesse ancora affermato molte delle sue precedenti opinioni.
Uno dei difensori di Newman in queste controversie fu Edwin Thomas O’Dwyer, vescovo di Limerick, in Irlanda. All’indomani della Pascendi , O’Dwyer scrisse un saggio in cui confrontava il pensiero di Newman con l’insegnamento della Pascendi , con l’intento di scagionarlo dalle accuse di modernismo. Il vescovo O’Dwyer ritenne prudente inoltrare il saggio a Pio X in persona per l’approvazione. Pio X lesse il saggio e inviò una risposta a O’Dwyer nel 1908, approvando con entusiasmo il suo lavoro e scagionando John Henry Newman da ogni macchia di errore. Ecco alcune citazioni pertinenti dalla lettera di San Pio X:
“Gli scritti del Cardinale Newman, lungi dall’essere in disaccordo con la Nostra Lettera Enciclica Pascendi , sono in perfetta armonia con essa… Per quanto riguarda il gran numero di libri di grande importanza e influenza che scrisse come cattolico, non è necessario esonerarli da qualsiasi collegamento con questa attuale eresia… Ci congratuliamo quindi con voi per aver, attraverso la vostra conoscenza di tutti i suoi scritti, brillantemente rivendicato la memoria di quest’uomo eminentemente retto e saggio dall’ingiustizia…
Coloro che erano abituati ad abusare del suo nome e a ingannare gli ignoranti dovrebbero d’ora in poi cessare di farlo. Vorrei che seguissero fedelmente l’autore Newman studiando il suo libro… che comprendessero i suoi principi puri e integri, le sue lezioni e l’ispirazione che contengono. Impareranno molte cose eccellenti da un così grande maestro…”
Ecco come si espresse il futuro Dottore della Chiesa, Newman:
«Per trenta, quaranta, cinquant’anni ho fatto di tutto per oppormi allo spirito del liberalismo religioso… Il liberalismo religioso è la dottrina secondo la quale non esiste in religione verità positiva, ma un credo ne vale un altro, ed è questa la dottrina che ogni giorno vediamo crescere e rafforzarsi. Essa è incompatibile col riconoscimento della verità di qualsiasi religione; insegna che bisogna tollerarle tutte, perché tutte sono questione d’opinione. La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento ed un gusto; non un fatto oggettivo e miracoloso; ed è diritto di ciascuno farle dire ciò che colpisce l’immaginazione… Essendo dunque la religione una caratteristica tanto personale, un possesso tanto privato, dobbiamo per forza prescinderne nei rapporti tra uomo e uomo… La religione non è in nessun senso un vincolo sociale… – spiega ancora Newman condannando, appunto, questa visione liberale della religione e specialmente quella Cattolica – Finora si è ritenuto che soltanto la religione, con le sue sanzioni soprannaturali, fosse abbastanza forte da assicurare la sottomissione alla legge ed all’ordine della massa della popolazione; ora filosofi e politici sono impegnati a risolvere questo problema senza l’aiuto del cristianesimo»
Non che nel liberalismo come tale non vi sia «molto di buono e di vero», come osserva Newman poco oltre.
Quello che è pericoloso in un movimento che pure promuove autentici valori, come la giustizia, la sincerità, la sobrietà e la benevolenza, è il suo tentativo d’erigersi esso stesso a religione (magari ad una religio atea o paganeggiante), fuori e contro il cristianesimo.
Sotto questo aspetto, denuncia il Dottore della Chiesa, il liberalismo costituisce una risposta illusoria ad un problema reale: se la frattura tra uomo e Dio, e quindi anche tra uomo e uomo, è così profonda come c’insegnano concordemente la teologia cristiana e l’esperienza stessa del mondo, per esempio nelle sue rivoluzioni contro la società Cristiana, le promesse d’un radicale miglioramento che facciano leva su qualche riforma sociale e politica, su qualche progetto di nuove scuole o nuove carceri, rischieranno d’essere un cataplasma che nasconde la ferita, ne maschera la gravità e giammai per curarla veramente, al contrario, il suo fallimento si vedrà proprio nell’abbandonare poco alla volta, la Legge naturale, Dio stesso.
Pur senza gettare il bambino con l’acqua sporca, il cardinale Newman sottolinea l’aspetto intellettuale del liberalismo, questo rimane sostanzialmente sempre la stessa cosa: il tentativo (spesso non del tutto consapevole) della ragione umana di bastare a se stessa, di costituirsi in totale autonomia nei confronti d’ogni norma positiva divina o tradizionale, di mettere quindi in secondo piano il principio dogmatico (ma anche la stessa coscienza morale) rispetto al giudizio della ragione individuale ed all’utilità sociale; il liberalismo che si libera, appunto, della Chiesa in quanto MAESTRA e detentrice, di diritto divino, della autentica “società cristiana” che, insieme a Leone XIII in quei tempi, veniva esplicitata quale BENE COMUNE.
PIUS PP. X
VENERABILI FRATRI EDUARDO THOMAE EPISCOPO LIMERICIENSI
CIRCA SCRIPTA CARDINALIS NEWMAN
(In cui Papa Pio X approva l’opera del Vescovo di Limerick sugli scritti del cardinale Newman TESTO LATINO ORIGINALE)
Al suo Venerabile Fratello Edoardo Tommaso vescovo di Limerick
Venerato Fratello, salute e la Nostra Apostolica Benedizione.
Quel vostro piccolo scritto, in cui dimostrate che gli scritti del Cardinale Newman sono così assenti da essere in contrasto con la Nostra Lettera Enciclica Pascendi , e così pienamente in accordo con essa, è da Noi vivamente approvato: poiché non avreste potuto servire meglio la verità, né la dignità dell’uomo.
È chiaro che coloro i cui errori abbiamo condannato in quel Documento avevano deciso tra loro di produrre qualcosa di propria invenzione con cui cercare la lode di una persona illustre. E così ovunque affermano con sicurezza di aver tratto queste cose dalla fonte stessa e dal vertice dell’autorità, e che quindi non possiamo censurare i loro insegnamenti, ma anzi che eravamo persino andati oltre, condannando ciò che un così grande autore aveva insegnato. Per quanto incredibile possa sembrare, anche se non sempre ce ne rendiamo conto, vi sono persone che sono così gonfie di orgoglio da sopraffare la mente, e che sono convinte di essere cattoliche e si spacciano per tali, mentre nelle questioni riguardanti la disciplina interiore della religione preferiscono l’autorità del loro insegnamento privato all’autorità preminente del Magistero della Sede Apostolica.
Non solo dimostri pienamente la loro ostinazione, ma mostri anche chiaramente la loro falsità. Infatti, se nelle cose che aveva scritto prima della sua professione di fede cattolica si può giustamente individuare qualcosa che può avere una sorta di somiglianza con certe formule moderniste, hai ragione nel dire che ciò non è pertinente per le sue opere successive. Inoltre, per quanto riguarda questo argomento, il suo modo di pensare è stato espresso in modi molto diversi, sia nella parola parlata che nei suoi scritti pubblicati, e l’autore stesso, al momento della sua ammissione nella Chiesa cattolica, ha inoltrato tutti i suoi scritti all’autorità della stessa Chiesa affinché potessero essere apportate eventuali correzioni, se ritenute opportune.
Per quanto riguarda il gran numero di libri di grande importanza e influenza che scrisse come cattolico, non è necessario esonerarli da qualsiasi collegamento con questa attuale eresia. E in effetti, nel dominio inglese, è risaputo che Henry Newman perfezionò la causa della fede cattolica nella sua prolifica produzione letteraria con tanta efficacia che la sua opera fu sia di grande beneficio per i suoi cittadini sia grandemente apprezzata dai Nostri Predecessori: e quindi è ritenuto degno di tale carica colui che Leone XIII, senza dubbio un astuto giudice di uomini e affari, nominò Cardinale; anzi, fu da lui tenuto in altissima considerazione in ogni fase della sua carriera, e giustamente.
In verità, c’è qualcosa in una così grande quantità di lavoro e nelle sue lunghe ore di lavoro che si protraevano fino a notte fonda che sembra estraneo al consueto modo di fare dei teologi: non si trova nulla che possa far sorgere alcun sospetto sulla sua fede. Affermi correttamente che è del tutto prevedibile che, laddove non erano evidenti nuovi segni di eresia, egli abbia forse usato un modo di parlare sconsiderato con alcune persone in determinati luoghi, ma che ciò che fanno i modernisti è estrapolare falsamente e ingannevolmente quelle parole dal contesto generale di ciò che intendevano dire e distorcerle per adattarle al loro significato. Ci congratuliamo pertanto con voi per aver, attraverso la vostra conoscenza di tutti i suoi scritti, brillantemente rivendicato la memoria di quest’uomo eminentemente retto e saggio dall’ingiustizia: e anche per aver, al meglio delle vostre capacità, fatto valere la vostra influenza tra i vostri connazionali, ma in particolare tra il popolo inglese, affinché coloro che erano abituati ad abusare del suo nome e a ingannare gli ignoranti d’ora in poi cessino di farlo.
Vorrei che seguissero fedelmente l’autore Newman studiando i suoi libri senza, certo, essere schiavi dei propri pregiudizi, e che non ne traessero alcunché con malvagia astuzia né dichiarassero che le loro opinioni vi trovassero conferma; ma che invece comprendessero i suoi principi puri e completi, i suoi insegnamenti e l’ispirazione che contengono. Da un così grande Maestro impareranno molte cose eccellenti: in primo luogo, a considerare sacro il Magistero della Chiesa, a difendere inviolabilmente la dottrina tramandata dai Padri e, ciò che è di somma importanza per la salvaguardia della verità cattolica, a seguire e obbedire con la massima fede al Successore di San Pietro.
A te, Venerabile Fratello, al tuo clero e al tuo popolo, rivolgiamo il Nostro sentito ringraziamento per essersi preso la briga di aiutarci nelle nostre ridotte circostanze inviandoci la vostra comune donazione di aiuto finanziario: e per ottenere per tutti voi, ma prima di tutto per voi, i doni della bontà di Dio, e come testimonianza della Nostra benevolenza, impartiamo con affetto la Nostra Benedizione Apostolica.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 10 marzo 1908, anno quinto del Nostro Pontificato.
Pio PP. X
* * * * *
La lettera di Pio X al vescovo O’Dwyer è reperibile in Acta Sanctae Sedis , vol. 41, 1908, pag. 200, nel PDF del volume 41, disponibile sul sito web del Vaticano e nella pagina San Pio X del sito ufficiale del Vaticano, qui. Si consiglia anche il testo di Michael Davies, Lead Kindly Light: The Life of John Henry Newman , Neumann Press, 2001.
Leone XIV ha dato parere favorevole all’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa al cardinale san John Henry Newman
Da oggi la Chiesa cattolica si arricchisce di nuovo Dottore. Lo ha deciso papa Leone XIV che ha dato parere favorevole all’attribuzione del riconoscimento come richiesto dalla sessione plenaria dei cardinali e dei vescovi del Dicastero delle cause dei santi, come illustrato al Papa dal prefetto, il cardinale Marcello Semeraro. A ricevere questo riconoscimento di Dottore della Chiesa è san John Henry Newman, cardinale, teologo, filosofo e fondatore di un Oratorio a Birmingham.
Nato in una famiglia anglicana a Londra il 21 febbraio 1801, il futuro cardinale inglese, svolge la funzione di docente e diventa anche presbitero anglicano il 29 maggio 1825. Dopo un lungo cammino personale nel 1846 decide di entrare in piena comunione con la Chiesa di Roma, diventando cattolico. Sceglie di far parte dell’Oratorio di San Filippo Neri. Viene ordinato sacerdote cattolico il 30 maggio 1847.
Risoluto a diventare Oratoriano, Newman chiede a papa Pio IX di poter fondare un Oratorio a Birmingham, così da adeguare le costituzioni dell’Oratorio Romano alle necessità del luogo. Il nuovo Oratorio prende l’avvio nel 1847, quando egli, con sei compagni, inizia il noviziato in un’ala dell’Abbazia di Santa Croce, messa a loro disposizione. Dopo alcuni trasferimenti, la prima vera sede è posta ad Edgbaston, nella periferia di Birmingham. Nel 1854 viene nominato rettore dell’Università Cattolica di Dublino, fino al 1858. Papa Leone XIII decide di crearlo cardinale il 12 maggio 1879 con il titolo di San Giorgio al Velabro. Newman sceglierà come motto episcopale “Cor ad cor loquitur”. Muore a Edgbaston l’11 agosto 1890.
Benedetto XVI ha presieduto il rito di beatificazione il 19 settembre 2010, mentre papa Francesco lo ha canonizzato il 13 ottobre 2019. La sua memoria liturgica è fissata al 9 ottobre.
È il 38° santo a cui è stato assegnato questo titolo di Dottore della Chiesa. Il termine Doctor Ecclesiae cominciò a essere usato dopo il V secolo per indicare alcuni grandi Padri della Chiesa latina e greca, quale intento di salvaguardare la sana dottrina da ogni tentativo di corruzione e di eresia.
Tra loro quattro Donne: due carmelitane scalze, Teresa d’Avila e Teresa di Lisieux; una domenicana, Caterina da Siena, e una benedettina, Ildegarda di Bingen.
Ecco i Dottori, in ordine di anno di proclamazione (oltre ai quattro Padri della Chiesa sant’Ambrogio, sant’Agostino, san Girolamo e san Gregorio Magno) :
Tommaso d’Aquino (1225-1274),
Giovanni Crisostomo (350 circa-407),
Basilio Magno (329 circa-379),
Gregorio Nazianzeno (329-390),
Atanasio di Alessandria (295-373),
Bonaventura da Bagnoregio (1217-1274),
Anselmo d’Aosta (1033-1109),
Isidoro di Siviglia (560-636),
Pietro Crisologo (406-450),
papa Leone I (400 circa-461),
Pier Damiani (1007-1072),
Bernardo di Chiaravalle (1090-1153),
Ilario di Poitiers (315 circa-367),
Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787),
Francesco di Sales (1567-1622),
Cirillo di Alessandria (376-444),
Cirillo di Gerusalemme (315-386),
Giovanni Damasceno (650 circa-749),
Beda il Venerabile (672-735),
Efrem il Siro (306-373),
Pietro Canisio (1521-1597),
Giovanni della Croce (1542-1591),
Roberto Bellarmino (1542-1621),
Alberto Magno (1193 circa-1280),
Antonio di Padova (1195-1231),
Lorenzo da Brindisi (1559-1619),
Teresa d’Avila (1515-1582),
Caterina da Siena (1347-1380),
Teresa di Lisieux (1873-1897),
Giovanni d’Avila (1499-1569),
Ildegarda di Bingen (1098-1179),
Gregorio di Narek (951-1003)
Ireneo di Lione (130-202)
NON PER ULTIMO MA…. COSA DICEVA IL CARDINALE NEWMAN SULLA SINODALITA’?
Il cardinale San John Henry Newman, Dottore della Chiesa, pur essendo vissuto nel XIX secolo ben prima che il termine moderno “sinodalità” entrasse nell’uso comune, è ampiamente considerato uno dei padri teologici e precursori della sinodalità, anche se non come lo intendono i Modernisti.
Il suo contributo più interessante e fondamentale sul tema si trova nel celebre articolo del 1859 intitolato Sulla consultazione dei fedeli in materia di dottrina (On Consulting the Faithful in Matters of Doctrine). In questo testo, Newman sviluppò argomenti che anticipano direttamente il concetto attuale di una “Chiesa dell’ascolto” e il ruolo dei laici nel discernimento ecclesiale:
- Il Sensus Fidelium come bussola della verità
Newman sosteneva che lo Spirito Santo non risiede esclusivamente nella gerarchia (Papa e vescovi), ma si manifesta nell’intero corpo della Chiesa, inclusi i fedeli laici.
Introdusse l’importanza del sensus fidelium (il senso della fede dei credenti), spiegando che la voce del popolo cattolico è un indicatore fondamentale della Tradizione apostolica. - L’esempio storico: la crisi ariana
Per dimostrare la sua tesi, Newman analizzò la storia dei sinodi e dei concili del IV secolo durante la crisi dell’arianesimo (un’eresia che negava la divinità di Cristo). Fece un’osservazione storica dirompente:
“In quel momento di crisi generalizzata, la dottrina divina non fu mantenuta dal Papa o dai grandi sinodi dei vescovi, ma dalla fedeltà del laicato cattolico.
Mentre molti vescovi esitavano o scendevano a compromessi politici nei loro sinodi regionali, furono i battezzati comuni a custodire l’ortodossia della fede.”
Questo dimostra, secondo Newman, che i pastori devono necessariamente ascoltare il proprio gregge prima di definire la dottrina. - La Conspiratio: il respiro comune della Chiesa
Newman utilizzò il termine latino conspiratio (che significa letteralmente “respirare insieme” e che viene dai Padri della Chiesa) per descrivere il rapporto ideale tra la gerarchia e i laici. La vita della Chiesa deve essere una continua armonia e collaborazione tra il discernimento dei pastori e l’esperienza vissuta dei fedeli, un principio fondamentale del cammino sinodale contemporaneo. - Lo sviluppo organico della dottrina
Nel suo Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana (1845), Newman spiegò che la comprensione della verità cattolica cresce e matura nel tempo proprio grazie all’esperienza quotidiana del popolo di Dio. I sinodi non inventano nuove verità, ma aiutano la Chiesa a “vivere e cambiare” per rimanere fedele alle proprie origini, riassunto nella sua celebre frase: “Qui sulla terra vivere è cambiare, e la perfezione è il risultato di frequenti trasformazioni”.
Newman non intendeva affatto che la dottrina della Chiesa potesse mutare nella sua sostanza o contraddire se stessa. Per il cardinale, la verità divina rivelata e disseminata dalla Chiesa lungo il tempo è immutabile; ciò che cambia ed evolve è solo la nostra comprensione umana di quella verità nel corso dei secoli.
Nel suo celebre Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, Newman distinse rigorosamente lo sviluppo genuino della dottrina dalla sua corruzione. Utilizzò la metafora di un organismo vivente (come un seme che diventa albero, questo intende per “cambiamento”) per spiegare come una dottrina cresca pur rimanendo identica nella sua identità profonda.
Per Newman, un vero sviluppo dottrinale si riconosce da alcuni criteri precisi:
- Conservazione del tipo: La dottrina deve mantenere la stessa forma e lo stesso orientamento di fondo originario.
- Continuità dei principi: I principi fondamentali che l’hanno generata non devono mai essere rinnegati.
- Potere di assimilazione: La Chiesa assorbe la cultura e le sfide di ogni epoca per spiegare meglio la verità, senza farsi corrompere da esse.
- Azione conservativa sul passato: Un vero sviluppo successivo non distrugge o smentisce le definizioni dogmatiche passate, ma le illustra meglio e le protegge.
La sua frase sul “cambiare” va quindi intesa in senso vitale e organico: una fede viva non può rimanere immobile e cristallizzata in formule del passato se vuole continuare a parlare al mondo, ma questo movimento è un approfondimento fedele della verità di sempre, non una sua alterazione.
Ecco un’analisi approfondita sia dei sette criteri (note) sia dell’analogia biologica, due pilastri che Newman ha ideato proprio per dimostrare come la Chiesa possa “cambiare per rimanere se stessa”.
L’Analogia del Seme e dell’Albero
Per Newman, la dottrina cristiana non è un blocco di marmo scolpito una volta per tutte, ma un organismo vivente, un Corpo che vive e le cui Membra sono i Battezzati, riprendendo proprio dall’esempio riportato da San Paolo.
- Il Seme: La Rivelazione iniziale data agli Apostoli è come un seme. Contiene già in sé, in modo potenziale e concentrato, tutta la vita, i rami e le foglie del futuro albero.
- L’Albero: Nel corso dei secoli, il seme cresce, mette radici, sviluppa un tronco e grandi rami per far fronte al clima e alle stagioni della storia (le diverse culture, le eresie, le scoperte scientifiche).
Un osservatore superficiale potrebbe dire che un seme e una quercia secolare sono due cose completamente diverse. In realtà, l’albero è lo sviluppo fedele e necessario del seme.
Se il seme non cambiasse forma, morirebbe. Gesù stesso quando parla del seme che deve morire non intende l’annientamento (altrimenti non ci sarebbero più alberi), ma il donare tutto ciò che è potenziale nel seme, morire a sé stessi. Allo stesso modo, se la Chiesa non traducesse la sua dottrina in nuovi linguaggi per rispondere alle sfide delle varie epoche, quella dottrina diventerebbe una lettera morta.
I 7 Criteri (Note) per evitare la corruzione dottrinale
Per evitare che questo cambiamento diventi un’alterazione della fede (eresia o corruzione), Newman stabilisce sette regole dogmatiche.
Se uno sviluppo le rispetta, significa che l’albero è cresciuto sano; se le viola, siamo di fronte a una mutazione genetica (un tumore dell’albero).
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- Conservazione del tipo (Preservation of Type): L’aspetto esteriore e la struttura essenziale dell’idea originaria devono rimanere riconoscibili.
Un uomo adulto ha un aspetto diverso da quando era bambino, ma la sua identità fisica e il suo carattere fondamentale rimangono gli stessi. - Continuità dei principi (Continuity of Principles): La dottrina si sviluppa (development), ma i principi che stanno all’origine e che le governano restano immutabili.
Ad esempio, il principio della fede operante per mezzo della carità deve rimanere costante, anche se nel tempo cambiano le modalità pratiche con cui la Chiesa esercita la giustizia o la liturgia. - Potere di assimilazione (Power of Assimilation): Una dottrina viva è capace di attrarre, assorbire e fare proprie le verità presenti nel mondo circostante (la filosofia greca, il diritto romano, la scienza, le scoperte mediche o scientifiche) per arricchire se stessa, senza farsi snaturare o inghiottire da esse. Questo rende viva la Tradizione che si arricchisce nel tempo e, al tempo presente, arricchisce e nutre le nuove generazioni che cercano la Verità.
- Sequenza logica (Logical Sequence): Anche se la dottrina non si sviluppa solo per via puramente razionale, la conclusione a cui la Chiesa arriva dopo secoli deve apparire, a ritroso, come la conseguenza logica e naturale delle premesse iniziali. In definitiva deve esserci il rafforzamento di Fides et Ratio.
- Anticipazione del futuro (Anticipation of its Future): Se un’idea è destinata a svilupparsi in una certa direzione, si noteranno dei cenni, dei “segnali premonitori” o delle intuizioni come accadde già nei primi secoli della Chiesa e gli stessi Padri della Chiesa hanno parlato.
- Azione conservativa sul passato (Conservative Action upon its Past): Questo è un punto cruciale. Un vero sviluppo non smentisce mai i dogmi passati, ma li illustra, li completa e li protegge, li porta a compimento ad ogni generazione che viene, fino alla fine del mondo (Missione della Chiesa).
Se una nuova affermazione contraddice o abroga una verità definita in precedenza, non è uno sviluppo, ma una corruzione. - Vigore crononico o vitalità durevole (Chronic Vigour): Le eresie o le mode ideologiche di solito esplodono con grande violenza ma si consumano rapidamente nel giro di pochi decenni o secoli. Una vera dottrina teologica mostra una vitalità duratura, una freschezza costante che sfida il tempo senza corrompersi. Per questo non vi è da temere nel difendere nella Chiesa il suo perenne magistero.
Un esempio classico è il Dogma dell’Immacolata Concezione (proclamato nel 1854, pochi anni prima che Newman scrivesse il suo saggio).
La Chiesa non ha “inventato” una nuova verità o cambiato la fede precedente. La dottrina che Maria fosse “piena di grazia” esisteva fin dal Vangelo; nel corso dei secoli, sotto l’azione dello Spirito Santo e attraverso la riflessione dei fedeli e dei teologi, la Chiesa ha semplicemente esplicitato e definito formalmente ciò che era già contenuto implicitamente nel testo sacro.
- Conservazione del tipo (Preservation of Type): L’aspetto esteriore e la struttura essenziale dell’idea originaria devono rimanere riconoscibili.
Per chiudere in modo altrettanto sintetico le riflessioni del cardinale Newman sul tema dei sinodi e della sinodalità, possiamo riassumere il suo pensiero attraverso tre grandi conclusioni, che uniscono la sua fedeltà alla Tradizione con la sua lungimiranza storica:
- Il Sinodo non è un Parlamento, ma un Ascolto
La prima grande conclusione è che, per Newman, i sinodi e le consultazioni ecclesiali non servono a creare maggioranze politiche o a negoziare “compromessi” sulla verità.
Al contrario, sono uno strumento per mettersi in ascolto della voce dello Spirito Santo, che parla sia attraverso i Pastori sia attraverso l’esperienza vissuta dei fedeli laici (il sensus fidelium). - Camminare insieme per custodire l’Immutabile
Newman ci insegna che la sinodalità non è l’inizio di una rivoluzione dottrinale, ma il mezzo più sicuro per conservare intatta la fede di sempre. Come dimostrò con l’esempio della crisi ariana, è proprio la conspiratio (il respirare insieme) di pastori e laici che protegge la Chiesa dalle mode ideologiche del momento e dalle derive dottrinali, assicurando che lo sviluppo sia una crescita omogenea e mai una contraddizione e che al Papa spetta la parola conclusiva per andare un pezzo avanti nella storia presente. - La sintesi perfetta: l’unione di Autorità e Laicato
In conclusione, Newman supera la falsa contrapposizione tra una Chiesa piramidale (fatta solo di gerarchia) e una Chiesa democratica.
La sua visione sinodale si chiude con l’immagine di un corpo vivo e armonioso, in cui:
- Il Laicato apporta la freschezza dell’esperienza quotidiana, dei tanti problemi che essi vivono nel mondo e la testimonianza della fede vissuta.
- Il Magistero (il Papa e i Vescovi) esercita il discernimento finale e l’autorità per confermare la verità.
Per John Henry Newman, la sinodalità non è lo strumento per cambiare la dottrina, ma la via comunitaria per comprenderla più a fondo. Consultare i fedeli e riunirsi in sinodo significa permettere alla Chiesa di ‘respirare insieme’, affinché l’antico seme della Rivelazione continui a fiorire nel presente, rimanendo fedele a se stesso.
