Cosa sono le Indulgenze e le preghiere per ottenerle da Filotea del 1889

Tutto il materiale qui riprodotto è stato da noi fedelmente scansionato dal Breviario “Manuale di Filotea” del sacerdote Giuseppe Riva del 1889 alla sua 22° edizione, con Imprimatur canonico. Il materiale esposto può essere copiato, divulgato e condiviso per la maggior Gloria di Dio e per il bene delle Anime.

Orazione a Maria

O Maria, Vergine dolcissima, madre di Dio, regina delle grazie, avvocata de’peccatori, rifugio dei tribolati, porgete le orecchie della vostra pietà ai preghi di me umile vostro servo, e concedetemi la grazia che io sia nel numero di quelli che voi amate e conservate scritti nel vostro verginal petto. Purificate, o Vergine immacolata, il cuor mio da ogni peccato. Levate da me tutto quello che dispiace agli occhi vostri, Purgate quest’anima dagli amori ed affetti terreni e vani, ed innalzatela all’amore dei beni celesti e sempiterni. Pregate, o Vergine santa, per me appresso il vostro Figliuolo, adesso e nel punto della mia morte, e in quel giorno tremendo e spaventevole del Giudizio, quando io sarò per render conto delle opere mie, acciocché per mezzo vostro io abbia a fuggire le pene del fuoco eterno, e così venire a godere con voi la gloria ineffabile del Paradiso. Salve Regina….

Aspirazioni

Con mio sommo piacere penso, o Maria, Che Madre siete ed avvocata mia.

Se pronta siete nel salvar chi v’ama. Salvate ancor chi Madre sua vi chiama.

Per le vostre virtù v’amo, o Maria, E vostro imitator fate ch’io sia.

Regina del ciel, sia vostro impegno Di farmi entrare nel celeste regno.

Per me pregate, o vergine Maria, Adesso e in fine della vita mia.

Dite a Gesù, vergin Maria, che l’amo, Ditegli ancor che di vederlo io bramo.

Gesù, Giuseppe, e voi, vergin Maria, Custodite ogni dì l’anima mia;

Grida sol per amor, anima mia: “Viva Giuseppe con Gesù e Maria!”

Per le Anime Purganti

No, non restin nell’obblio le Purganti abbandonate.

Abbia pace alfine, o Dio, Chi fu in guerra a te fedel.

Goda pur della vittoria I bei frutti e teco ognora,

Coronato alfin di gloria, tragga i giorni eterni in ‘ciel.

BREVE NOZIONE DELLE INDULGENZE

La indulgenza al dir dei Teologi, è la remissione della pena temporaria che resta da scontare davanti a Dio per i peccati commessi dopo il Battesimo, e già rimessi. Accordata fuori dal Sacramento, dal legittimo superiore, coll’applicazione del Tesoro della Chiesa, ai fedeli che ne adempiano le condizioni. Colla spiegazione di ciascheduna di queste parole se ne ha la nozione la più compìta.

  1. remissione, cioè condono vero e reale; estinzione del debito in conseguenza dell’eseguito relativo pagamento (ossia una penitenza in proporzione al peccato commesso);
  2. della pena perché, il rimetter della colpa (intendasi peccato grave) spetta solo al Sacramento;
  3. temporaria perché, colla rimessione della colpa, si rimette la pena eterna, e si tramuta in temporale;
  4. per i peccati commessi dopo il Battesimo: perché il Battesimo (che si compie una sola volta indelebilmente) rimette non solo ogni colpa, ma anche ogni pena;
  5. già rimessi perché, finché resta la colpa non si può rimetter la pena, che alla colpa è sempre dovuta. Onde se parlando di qualche indulgenza si dice che per essa si concede la remissione di tutti, o di una parte dei peccati, si intende sempre del reato di pena che ai peccati medesimi corrisponde;
  6. accordata fuori del Sacramento per indicare che in questo caso la remissione non si fa col mezzo di alcun Sacramento, ma coll’esercizio della facoltà data alla Chiesa di “sciogliere e di legare” ogni qualvolta lo creda conveniente;
  7. dal legittimo superiore, cioè il Papa in tutta la Chiesa e per qualunque Indulgenza, i Vescovi ed Arcivescovi solo nella propria diocesi, ed entro i limiti stabiliti loro dal Papa. Questi limiti sono l’indulgenza di soli 40giorni pei Vescovi ed Arcivescovi, e di 100 giorni pei Cardinali aventi diocesi da governare;
  8. coll’applicazione del tesoro della Chiesa, per cui si intende la sovrabbondanza della soddisfazione data con tanti lor patimenti e tante eminenti virtù, non solo da Gesù Cristo e da Maria SS.ma., che non avevano personalmente alcuna pena da scontare, non avendo mai avuto colpa, ma ancora dai Santi che soffrirono più di quello che la divina giustizia da loro esigeva per elevarli alla gloria del Paradiso;
  9. ai fedeli che ne adempiono le condizioni, per indicare che nelle Indulgenze vi è sempre qualche buona opera da praticare, e per essa non vale la buona fede, la ignoranza, la dimenticanza, ecc., ma si richiede la fedele esecuzione di tutto quello che la dottrina impartisce per acquistarle.

Distinzione delle Indulgenze

L’ indulgenza si distingue in plenaria e parziale

Per mezzo della plenaria ci viene rimessa tutta la pena temporale, dovuta ai nostri peccati; di modo che, se avessimo a morire dopo aver acquistata un’Indulgenza Plenaria, entreremmo immediatamente in Paradiso, senza punto toccare le fiamme del Purgatorio. Tra le Indulgenze Plenarie merita speciale considerazione quella del Giubileo, per ciò di essa si parlerà più innanzi in apposito paragrafo.

La parziale invece rimette una parte soltanto delle pene temporali. Essa viene computata col metodo stesso degli antichi Canoni penitenziali; e perciò una Indulgenza – per esempio di 7 anni e 7 quarantene –  significa la remissione di tante pene temporali, quanto se ne potrebbero cancellare facendo penitenza per 7 anni e per 7 volte quaranta giorni a tenore dell’antica disciplina della Chiesa.

Dottrina della Chiesa sulle Indulgenze

La Chiesa, maestra di verità, relativamente alle indulgenze, insegna come innegabile quanto segue:

I – Che Gesù Cristo medesimo ha concesso alla Chiesa la facoltà di accordare le indulgenze. Ciò si prova:

a. Colla S. Scrittura. In S. Matteo, al cap. 16,19, leggesi che Cristo nostro Signore disse a Pietro: lo ti darò le chiavi del regno de’ cieli.. . E al cap. 18, v. 18, agli Apostoli tutti insieme: In verità vi dico…. tutto quello che scioglierete sulla terra sarà anche sciolto in cielo. Dalle quali parole risulta evidentemente aver Cristo promesso e dato alla sua Chiesa la più estesa podestà di schiudere il cielo e sciogliere tutti i lacci che ne possono impedire l’ingresso, cioè di rimettere i peccati e in quanto al reato di colpa e in quanto al reato di pena. Inoltre nella lettera 2Corinti al -cap. 2, v. 10, leggesi che S. Paolo rimise all’incestuoso pentito una parte di quella pena che avea inflitta contro di Lui. Il che fece mentre era assente, quindi fuori del Sacramento della Penitenza. Tale condonazione poi di pena non deve intendersi che fosse dell’ecclesiastica, si bene di quella incorsa al cospetto di Dio, come rilevasi dalle parole dello stesso Apostolo al cap. 5, v. 18, della medesima lettera, dove dice di averlo fatto a nome di Gesù Cristo, il quale ha dato a noi (apostoli) il ministero della riconciliazione.

b. Colla Tradizione. Da s. Paolo fino al dì d’oggi, la Chiesa non ha mai lasciato di esercitare questo potere. Nel tempo delle persecuzioni, si rimetteva spesso ai fedeli la già ingiunta penitenza, se per lor intercedevano i cristiani avviati al martirio, come si rileva dalle lettere di Celerino a Luciniano, non che da quelle di s. Cipriano al Papa s. Cornelio nel 252. Nei successivi secoli si trova che usarono di questa facoltà Siricio Papa nel 386, Innocenzo I nel 416, s. Leone nel 451, Sergio II nell’847, s. Gregorio VII nel 1084, Urbano II nel 1100, e più ancora tutti i lor successori senza parlare dei Concili di Elvira nel 302, di Nicea nel 325, di Africa nel 397, di Agde nel 506, di Orange nel 533-541, di Toledo nel 589, e di Trento  nel 1563 che scomunicarono chiunque negasse la legittimità  e la salubrità di questo uso. A ciò si aggiunga che per dieci secoli durò il costume che i Vescovi nel Giovedì Santo assolvessero da ogni pena che avevano ancor da scontare tutti quelli che si erano confessati nel decorso della Quaresima, e che dei loro falli mostravansi sinceramente pentiti.

II – Che l’indulgenza è salutare. E ciò perchè dessa non si accorda:

a. se non ai fedeli pentiti dei propri falli, dunque é stimolo al pentimento;

b. a condizione che si recitino certe preghiere, si compiano certe opere o di pietà o di carità o di penitenza, dunque è stimolo a far del bene per sè e per gli altri: onde ben diceva Clemente XI nella Costituzione Unigenitus, che la indulgenza si accorda all’intento che nei fedéli si aumenti la divozione, risplenda la fede, si invigorisca la speranza e sempre più si infiammi la carità.

III. Che nella Chiesa vi ha un tesoro di valore infinito formato dalla sovrabbondanza dei meriti di Gesù Cristo e dei Santi, di cui la Chiesa può disporre, come ha sempre disposto a vantaggio dei fedeli.

VI. Che le indulgenze rimettono la pena temporale ai nostri peccati dovuta, non solo in faccia alla Chiesa, ma ancora innanzi alla divina Giustizia, il che si rende evidente dalla condanna fulminata da Leone X ( il quale fu costretto a dover scomunicare Lutero colla sua fallace dottrina, per proteggere quella vera della Chiesa) e Pio VI contro la opposta dottrina.

V. Che le indulgenze si possono applicare anche alle Anime del Purgatorio per modo di suffragio, per cui si intende, non rimettendo in modo assoluto la pena, il che non si può fare colle Purganti, non essendo più soggette alla terrena giurisdizione, ma bensì pregando Iddio ad accogliere in isconto della pena che han da scontare, le buone opere che per mezzo dei suoi fedeli Gli presenta la Chiesa. E ciò si rileva:

a. dal dogma della comunione dei Santi, da cui sarebbe eresia il dire escluse le anime dei defunti che sono in via di purgazione.

b. Dalla costante pratica della Chiesa, che sempre ha applicato anche ai morti i meriti di Cristo e dei Santi costituenti il suo tesoro.

c. Dalla condanna che Sisto IV nel 1478 fulminò contro Pietro di Osma, Leon X nel 1520 contro Lutero (prop. 22, 23) e Pio VI contro la 46 prop. del Sinodo di Pistoia per aver insegnato l’opposto.

Che si richiede per acquistare l’Indulgenze

Più cose si richieggono all’acquisto delle sante Indulgenze.

1° Esser in grazia di Dio, cioè esser immuni da peccato  mortale. Sarebbe quindi conveniente premettere sempre pentimento e la Confessione; ma, non potendolo, basta che l’ultima delle opere ingiunte si compia in istato di grazia. E qui giova notare che d’ordinario nelle Indulgenze parziali non si prescrive la Sacramentale Confessione, ma viene posta soltanto la clausola con cuore almeno contrito; il che significa giusta la dichiarazione per le Indulgenze, 17 Dec. 1870, che chi trovasi in peccato mortale, se vuole lucrare dette Indulgenze deve almeno emettere un vero atto di contrizione, col fermo proposito di confessarsi.

2° La intenzione almeno generale di acquistare l’Indulgenza, per ciò è ottimo consiglio di rinnovare ogni mattina l’intenzione di acquistare tutte e singole le Indulgenze che corrono nella giornata. Siccome poi moltissime di esse  possono esser applicate alle SS. Anime del Purgatorio, cosi sarà bene formarne l’intenzione a favore o di una, o di più o di tutte in genere.

3° Che si adempiano personalmente le opere ingiunte, e  divotamente, quanto al tempo, modo. ecc. giusta l’espressone nell’indulto delle Indulgenze. E a questo proposito notansi  qui alcune risoluzioni della S. Congregazione delle Indulgenze.

a) Quanto al tempo. Se l’indulto di concessione non lo determina, s’intende esser l’intero corso del giorno naturale, cioè da una mezza notte all’altra – 12 Gennaio 1878.

b) Circa il modo. Se non è prescritto dall’indulto di concessione, non è necessario che le preci si recitino in ginocchio. — Pio VII, 29 Febbr. 1820 dichiarò che le preghiere indulgenziate, come Rosario, Angelus, ecc. possono recitarsi alternativamente e lucrarsi istessamente l’indulgenze. — Pio IX, 29 Dec. 1864, significò potersi guadagnare parimente le Indulgenze annesse a preghiere in qualunque idioma esse preghiere si recitino, basta che le versioni sieno approvate o dal Prefetto della S. Congr. delle Indulg. o dell’Ordinario

Ai sordomuti Pio IX concesse che nella visita prescritta  per l’acquisto delle Indulgenze innalzino soltanto al Signore la loro mente e cuore, e, se sono ingiunte pubbliche preghiere, che si uniscano divotamente cogli altri fedeli. Se poi trattasi di recita di private orazioni, che queste possano essere commutate in altre opere pie in qualche modo esternate dai ricettivi loro Confessori. Decr. 15 Marzo 1852.

Queste condizioni si richieggono per lucrare qualunque indulgenza; ma per le Plenarie si prescrivono ordinariamente la Confessione, la Comunione, la visita di una Chiesa pubblica o oratorio, e le preci. Di ciascuna in particolare.

– Circa la Confessione. Questa è richiesta come condizione per l’acquisto delle Indulgenze e deve farsi anche da “quelli che non sono consci di colpa grave”. S. Congr. delle Indulg. 1759. Quelli però che abitualmente si confessano una volta almeno la settimana, purché non sieno consci di colpa grave, possono acquistare tutte le Indulgenze, anche senza l’attuale confessione che sarebbe prescritta dal surriferito Decr., eccetto le Indulgenze del Giubileo. Idem, 9 Dec. 1703.

– E’ detto tutte le Indulgenze, il che, giusta la dichiarazione della suddetta Congreg. 12 Marzo 1855, significa quelle che decorrono nella settimana, compresa quella della Porziuncola.

– E’ detto una volta almeno la settimana, cioè ogni sette giorni. Quindi chi si Confessa tutti i sabbati adempie l’obbligo della prescritta Confessione (Idem, 23 Nov. 1878, 25 Febbr. 1886). In quei luoghi poi, in cui scarseggiano i Confessori, chi si confessa d’abitudine ogni due settimane, cioè un sabbato sì ed un sabbato no, adempie l’obbligo della voluta Confessione (Idem, 23 Nov. 1878, 25 Febbr. 1886), quindi acquista tutte le Indulgenze che decorrono in questo lasso di tempo, basta però che i R.mi Ordinari n’abbiano fatta domanda a chi di ragione.

4° Quanto alla Comunione è a sapersi che colla medesima Comunione si possono lucrare più Indulgenze Plenarie nello stesso giorno, purché si adempiano le altre opere ingiunte. Così la S. Congr. delle Indulg. 29 Maggio 1841. Per le Indulgenze però del Giubileo sia ordinario che straordinario come richiedesi una speciale confessione, così anche una comunione, 10 Maggio 1844. Lo stesso Decreto inoltre dichiara che la sola Comunione Pasquale basta e a soddisfare il precetto ecclesiastico e lucrare l’Indulgenza plenara che occorre in quel giorno. Non è necessario che la Comunione si faccia nella Chiesa a cui è annessa l’indulgenza, tranne il caso che ciò sia espresso nella concessione, 49 Maggio 1759.

Finalmente dalla stessa Congreg., 6 Ottobre 1870, veniva decretato che sia la sola Confessione, sia la Confessione e Comunione può farsi il giorno che immediatamente precede quello pel quale fu concessa qualsiasi Indulgenza. Non però si possono anticipare le altre opere ingiunte così che l’Indulgenza si lucri nella vigilia di quel giorno per cui fu concessa (12 Gen. 1878).

5° Circa la visita. Se questa è prescritta, deve farsi, e nella Chiesa dall’indulto determinata, eccettuata una legittima commutazione. Se la Chiesa non è determinata, la visita può farsi in qualunque Chiesa od oratorio pubblico. Non devesi però stimare pubblico, giusta la dichiarazione della Sacr. Congr., 22 Agosto 1858, l’oratorio canonicamente dedicato o nei Monasteri o Seminari, a cui non sogliono pubblicamente accedere i fedeli.

La visita può farsi tanto prima, quanto dopo adempiute le altre opere pie – 19 Maggio 1759; basta però che sia fatta nel tempo prefisso dall’indulto. Quindi se è detto dai primi Vesperi, la visita può farsi la Vigilia della festa, non però prima dell’ora in cui si suole comunemente recitare in pubblico il Vespero. Se è detto fino al tramonto del sole, s’ intende il crepuscolo vespertino. Così dalla Congr. 3 Nov. 1831. Se non si leggono questi termini s’intende l’intero giorno naturale, cioè da una mezza notte all’altra (idem 12 gen. 1878).

Per lucrare più indulgenze plenarie che occorrono nello stesso giorno, e per ciascuna delle quali richiedesi la visita  è necessario che facciansi tante visite, quante sono le Indulgenze da guadagnare. Perciò dopo ciascuna visita è necessario che si esca di Chiesa per ritornarvi di nuovo. Decr. 29 Febbr. 1804.

Nel Decr. 18 Sett. 1862 sopra riferito a pag. 213 si disse che i confessori sono autorizzati di commutare la comunione e la visita in altre opere pie agli abitualmente infermi, cronici, ecc. eccettuati però quelli che vivono in comunità ; ma quanto alla visita tale eccezione venne tolta dal Pontefice Leone XIII nell’udienza del 19 Dec. 1885 cosicché anche gli infermi che vivono nelle comunità, aiutati dai sani, possano essere portati , come ad esempio nelle Basiliche, per poter lucrare le indulgenze di loro spettanza.

6° Circa le pie preci, queste generalmente si richieggono per qualsiasi Indulgenza. Quando nell’ indulto è detto “secondo i soliti fini”, intendesi ordinariamente che devesi pregare per l’incremento della Religione cattolica, per l’esaltazione di S. Chiesa, per la conversione dei peccatori, per la concordia fra Principi cristiani e per l’estirpazione dell’eresie. Non è però necessaria l’esplicita intenzione di questi fini (S. Congr. delle indulgenze 12 Luglio 1847); ma basta pregare secondo l’intenzione del Sommo Pontefice. Le preghiere richieste, se non sono particolarmente designate, sono rimesse all’arbitrio di ciascun fedele (29 Maggio 1841). Esse sono:

– Cinque Pater noster, cinque Ave Maria e tre Gloria Pater recitate devotamente possono bastare, secondo la comune sentenza de’ teologi, per soddisfare a quest’obbligo. Finalmente devesi notare che facendosi la S. Comunione nella Chiesa che deve essere visitata, pregando ivi devotamente si soddisfa e all’obbligo della Comunione e a quello della visita e delle pie Preci ingiunte.

La condizione però più importante o per dir meglio assolutamente necessaria per lucrare la Plenaria Indulgenza in tutta la sua pienezza, giusta i teologi colla dottrina retta, si è la detestazione di tutti i peccati anche veniali, e il ricercarsi d’ogni virtù del santo Vangelo.

PREGHIERE PER LUCRARE QUALUNQUE INDULGENZA.

Orazioni della santa Tradizione che possono anche servire PER LA VISITA QUOTIDIANA.

– Davanti al Santissimo Sacramento

O benignissimo Signore, e Redentore amantissimo delle anime nostre, che, per eccesso di prodigiosa carità, avete voluto dimorare con noi, quasi compagno della nostra peregrinazione nel ss. Sacramento dell’altare, io vi credo fermamente in quell’Ostia misteriosa, e vi riconosco vero uomo e vero Dio insieme col Padre e collo Spirito Santo. Vi adoro cogli ossequi più sinceri del mio cuore, e vi ringrazio, o Gesù mio, e meco pure invito a benedirvi e ringraziarvi i Beati del cielo e i giusti della terra, per la carità immensa che dimostraste nel prendere la nostra umanità, le nostre miserie, nel patire e morire per la comune salute, e nel lasciarvi in questo divin Sacramento per nostro cibo e ristoro fino alla consumazione dei secoli. Ma, come mai ho io avuto tanto ardire d’offendervi, o Bontà infinita, dopo di aver da Voi ricevuto favori sì grandi? Me ne dolgo, e vorrei poter cancellare le mie colpe col sangue. Mi duole ancora di tante offese che vi son fatte da tutti gli uomini, e singolarmente a irriverenza ed oltraggio di questo Sacramento d’amore.

Oh potessi io fare che foste da tutti conosciuto ed onorato! Potessi mettere in mano vostra i cuori di tutte le creature, sicché tutte non si occupassero che di amarvi e di servirvi ! Ma da mia parte, caro Signore, vi prometto, non più peccati, non più, ma solo amore.

A questo fine vi offro tutto me stesso i miei travagli ed ogni cosa mia, insieme ai meriti vostri infiniti, a vostra gloria, o mio Dio, a soddisfazione di tutte le mie colpe, e di quelle di tutto il mondo; e vi prego di provvedere a tutti i miei bisogni spirituali e temporali, specialmente a quelli ancora della Chiesa, della famiglia, dello Stato, dei parenti, dei benefattori, di quanti si raccomandano alle mie orazioni e pregano per me.

E piacciavi Signore di misericordia, di rendermi questa visita al punto della mia morte e consolarmi colla vostra presenza, ed assistermi e confortarmi come viatico in quel sì pericoloso viaggio. Vi prego ancora di conservare nella vostra grazia i giusti, di convertire i peccatori e gl’ infedeli, di consolare i tribolati, di confortare gli agonizzanti, di far sentire a tutti – vivi e defunti – gli effetti della vostra passione, che vi offro per tutti, acciò tutti per vostra grazia abbiano ad amarvi e lodarvi per sempre in paradiso.

– Così sia.

– A Gesù Crocifisso.

I – Amabilissimo Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga santissima del vostro piede sinistro; e per quel dolore che in essa soffriste, vi raccomando l’esaltazione della santa Chiesa cattolica, la pace e la concordia fra i principi cristiani, l’estirpazione delle eresie, la conversione degli infedeli, eretici e peccatori, e tutti gli altri fini, intesi dal Sommo Pontefice nel concedere quest’indulgenza, che io intendo di acquistare colla visita presente. – Pater, Ave, Gloria.

II – Amabilissimo Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga santissima del vostro piede destro; e per quel dolore che in essa soffriste, vi raccomando il Sommo Pontefice e tutti gli altri prelati di santa Chiesa, acciocché diate loro zelo di promuovere la vostra gloria e propagare la vostra fede. – Pater, Ave, Gloria.

III – Amabilissimo Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga santissima della vostra mano sinistra; e per quel dolore che in essa soffriste, vi raccomando i miei parenti, benefattori, amici e nemici, tutti i poveri, i tribolati, gl’infermi, gli agonizzanti, pregandovi a concedere loro tutti quei beni spirituali temporali che vedete essere più utili alla loro eterna salute. – Pater, Ave, Gloria.

IV – Amabilissimo Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga santissima della vostra mano destra; e per quel dolore che in essa soffriste, vi raccomando le anime sante del Purgatorio. Gesù mio una sola goccia del vostro sangue è bastante per liberarne un numero infinito! Io ve lo offro tutto a prò loro. Vi raccomando in particolare quelle de’ miei parenti, dei miei benefattori, de’ miei amici, quelle che sono più abbandonate, le più lontane, le più vicine alla gloria, e quelle che sono state più divote delle Anime Purganti in tempo di loro vita. – Pater, Ave, Gloria.

V – Amabilissimo Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga santissima del vostro costato; e per il sangue che da essa versaste, vi raccomando l’anima mia ed il mio corpo. Dentro di questa io voglio fare la mia perpetua dimora; e dentro questa voglio anche spirare l’anima mia, acciocché dentro questa Voi la giudichiate, sperando fermamente che non avrete cuore di strapparla dal vostro costato per gettarla ad ar-dere nelle flamine dell’inferno, come meriterebbe. – Pater, Ave, Gloria.

– Alla Vergine Santissima

O Vergine Immacolata, Madre di Dio, Regina degli degli Apostoli e dei Santi, degli Angioli, Signora dell’universo, Maria santissima, io vi benedico e vi ringrazio insieme a tutte le creature, per ciò che avete fatto per la mia e la comune salute: e rendo a voi grazie senza fine, Trinità sacrosanta, unica sorgente d’ogni bene, che l’abbiate tanto prediletta ed esaltata. È poiché, o Sovrana del Cielo e della terra, sì grande e ricca di grazie vi ha fatto il Signore anche pel nostro bene, e nell’apostolo s. Giovanni riceveste dal vostro divin Figlio Gesù sotto la protezion vostra, come madre, tutti i fedeli, degnatevi di ottenermi costumi illibati e santi, onde possa aver luogo tra’ figli a voi più cari; e come di figlio abbiate cura di me, della mia famiglia e di tutte le cose mie, dacché protesto di voler anch’io, come vera mia madre, amarvi ed ossequiarvi costantemente, guardandomi da tutto quello che  dispiace al vostro divin Figliuolo. Vi raccomando ancora la santa Chiesa, i tribolati, gli agonizzanti, i peccatori, gl’infedeli e le anime del Purgatorio, perchè a tutti facciate sentire gli effetti della vostra potentissima intercessione. Alla morte poi, Madre pietosa, piacciavi assistermi insieme col vostro purissimo sposo S. Giuseppe, impetrandomi singolarmente la grazia degli ultimi sacramenti e il dono della perseveranza finale, sicché venir possa ad amare e lodare con voi il vostro e mio Signore per tutti i secoli de’ secoli in Paradiso. – Tre Ave.

– Ai Santi

O grande Iddio, che vi glorificate nei vostri Servi col ricolmarli di grazia qui in terra e di gloria nel cielo, io vi adoro per Gesù Cristo, e vi riconosco come vera ed unica sorgente d’ogni bene: e insieme con tutti i Santi del cielo e tutti i giusti della terra vi ringrazio della bontà speciale che per loro aveste, di tutta l’ampiezza di misericordia che impiegate a loro santificazione; ed al tempo stesso vi prego concedermi grazia di valermi per modo dell’intercessione dei vostri servi ed amici più fedeli che, imitando le loro virtù, possa per i meriti di Gesù Cristo, essere loro compagno nel cielo. Sì, a questo fine a voi ricorro, o Santi, o Protettori miei cari, ed a voi specialmente (qui si nominano i santi titolari della, chiesa e i nostri patroni particolari) rallegrandomi della predilezione che Dio ha avuto per voi, e della, corrispondenza che voi usaste con Lui;  vi prego, per quell’ardor santo che sempre aveste  della gloria del Signore e della salute del prossimi, che vogliate interessarvi del vero mio bene, quindi ottenermi aiuto a ben adempiere quelle promesse colle quali nel battesimo, sotto i vostri auspici sono stato ammesso tra i discepoli di Gesù Cristo, ed a seguire inviolabilmente la sua dottrina e i suoi esempi, come fu sempre vostra gloria di fare. Vi raccomando ancora gli interessi spirituali e temporali della famiglia, della Chiesa, specialmente…. (si chieda una indulgenza) e le anime ancora del Purgatorio, onde tutti da voi aiutate, possano con voi venire a godere di quel regno di gloria di cui già siete al possesso, e benedire Iddio per tutti  secoli. – 3 Gloria.

– All’Angelo Custode

Angelo mio Custode, principe eccelso della corte celeste, perdonatemi, ve ne prego, il poco rispetto che ho avuto alla vostra presenza, la resistenza ai vostri consigli, il disprezzo alle vostre minacce, e in pegno di vera amicizia, presentate adesso queste povere mie preghiere alla Divina Maestà, affinchè, rese accettevoli dalla vostra mano, mi ottengano il perdono delle mie colpe passate, e la risoluzione e la forza di meglio vivere per l’avvenire. Angelo mio caro, siate fedele al mandato su di me che avete ricevuto da Dio e non abbandonatemi alla desolazione. –  Angele Dei.

– Conclusione

Vi ringrazio, o Signore, dell’assistenza speciale che mi avete prestato in questo divoto esercizio. Continuate sempre le vostre misericordie sopra di me, a soddisfazione de’ miei peccati, a suffragio delle anime del Purgatorio. Perdonatemi tutti i     mancamenti che ho commesso; ed unendo quel poco bene che ho fatto ai meriti infiniti di Gesù Cristo, concedetemi per esso tutte quelle grazie che sono necessarie alla mia eterna salute, specialmente una plenaria remissione della pena dovuta alle mie colpe, che nuovamente piango e detesto, risoluto di condurre in avvenire una vita tutta conforme ai vostri santi comandamenti. Così Sia – Tre Gloria Pater, un Requiem, una Ave Maria.

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Laudetur Jesus Christus