La Messa è una cum Papa… o con Gesù Cristo nella Presenza reale?

Cari Amici, senza voler tirare in ballo nessuno, vogliamo  – in quanto Cooperatori della Verità – offrire del materiale sul quale riflettere e spiegare perché affermiamo che la Santa Messa (anche quella detta Paolo VI, se ben fatta senza abusi liturgici) è valida se, nel famoso Canone durante la Consacrazione, si afferma “in comunione con il nostro Papa Francesco…“.

Per una lettura completa dell’argomento, affrontato molto bene da Don Curzio Nitoglia, rimandiamo a questo link che riporteremo comunque a fine articolo, integralmente.

Già dal titolo comprenderete bene dove vogliamo arrivare dal momento che, tutta la questione, ruota attorno non solo al “sensus fidei”, ma anche attorno alla ragione retta, alla coscienza retta. Noi riteniamo, infatti, che rinchiudere la questione su “Bergoglio NON è il papa…”, come rinchiuderla sulla questione del “papa eretico“, ci conduce in un vicolo cieco, vedi qui, in una trappola diabolica che non aiuterà certamente ad affrontare serenamente l’argomento, si legga anche qui.

Don Curzio Nitoglia conclude con questo ragionamento il suo intervento sul quale siamo d’accordo:

  • “Non vi è dunque nessun peccato nel nominare nel Canon Missae il nome del Papa ritenuto, ma non provato, decaduto dal Pontificato perché ammesso e non concesso che non  sia membro della Chiesa per eventuale indegnità o eresia, ne resta il Capo e il fondamento visibile quanto al governo. Quindi è lecito celebrare e assistere alla Messa “una cum” senza commettere alcun peccato mortale.
  • Un battezzato scellerato per vita immorale o per mancanza di fede, ma  eletto canonicamente Papa non è più membro vivo o tout court della Chiesa, però ne resta il Capo (anche se indegno) quanto al potere di giurisdizione. Quindi la governa visibilmente e lo si deve nominare nel Canone della Messa senza per questo macchiarsi di peccato e sporcare la Chiesa, che è Santa quanto alla sua natura (Corpo Mistico di Cristo), al suo fine (il Cielo),  alla sua origine (Dio)  e ai suoi mezzi (Sacramenti, Magistero infallibile e Leggi), ma è composta di membri santi e peccatori per divina volontà. Il Papa come membro può essere un peccatore anche contro la fede, ipoteticamente potrebbe essere considerato “eretico”, ma solo in maniera puramente investigativa o  dubitativa, come quando S. Tommaso d’Aquino si chiede in forma fittiziamente dubitativa “An Deus sit / Se Dio esista” (S. Th., I, q. 2, a. 3), tuttavia in entrambe i casi resterebbe Capo visibile (anche se indegno) della Chiesa quanto al governo di Essa.
  • Ora privare oggi, in questo mondo infernale, i fedeli della Messa tradizionale perché viene celebrata nominando nel Canone il nome del Papa regnante è un azzardo scellerato, che espone la maggior parte dei fedeli al rischio prossimo di non poter vivere in stato di grazia abitualmente, privandoli di tutti Sacramenti amministrati “una cum”.
  • I fedeli possono andare ad ogni Messa tradizionale (celebrata anche non “una cum”). Infatti è il Ministro che  risponde a Dio delle sue scelte, mentre il fedele deve solo rispondere se ha osservato o meno il 3° Comandamento: “Ricordati di santificare le feste”….”

In ragione di ciò, e a tutto il ragionamento fatto da Don Nitoglia che invitiamo a leggere integralmente altrimenti rischiate di non capire nulla, e che condividiamo, non possiamo non affrontare i fatti anche da un punto di vista – se preferite – più semplice, più catechetico e alla portata di tutti.

Noi riteniamo che tutti questi fattori come la questione del “papa eretico; Francesco non è il papa… oppure  l’una cum…“, sono strumenti diabolici atti ad incastrarci in quelle discussioni “perniciose” per le quali lo stesso Apostolo ci aveva messo in guardia. Sono vicoli ciechi che non portano da nessuna parte, sono strumenti di divisione e per questo inefficaci. Perché affermiamo questo? Perché riteniamo che la Santa Messa è assai superiore alla questione dell’ “una cum…“.

Una Messa o è valida o non lo è! Che cosa la rende valida o non valida? Di certo non dipende dall’ “una cum…” ma se il sacerdote che celebra pronunci correttamente le parole della Consacrazione, se usa tutti gli strumenti stabiliti dalla Chiesa, insieme alla formula e alle intenzioni e, naturalmente, se il sacerdote è stato validamente ordinato. La questione fu già risolta ai tempi dell’eretico vescovo Donato, la cui eresia imponeva che la Messa fosse valida solo se il sacerdote celebrante era santo (il donatismo), il ché implicherebbe anche un sacerdote, un vescovo o un papa eretico.

Una Messa o è valida o non lo è! Che cosa la rende valida o non valida? Se la Messa dipendesse così, esclusivamente dalla santità del sacerdote e,  di conseguenza, da quel “una cum…“, non ci sarebbe più la libertà della GRAZIA di potersi esprimere e manifestarsi, perché dipenderebbe dallo stato personale in cui un sacerdote, un vescovo e un papa, venissero a trovarsi… In poche parole, ribalteremo noi stessi tutto il fluire della Grazia non più dall’Alto verso il basso, ma al contrario dal basso verso l’alto. Insomma, una Messa  i cui benefici verrebbero gestiti da noi, aspetto questo che la Chiesa ha sempre combattuto. In tal senso – l’una cum– non può inficiare la VALIDITA’ della Messa, neppure se ci trovassimo davanti ad un papa eretico.

Infine, a motivo di un sano ragionamento, vogliamo sottolineare come il dogma dell’infallibilità papale sia stato fortemente STRUMENTALIZZATO nel nostro tempo, di come questa strumentalizzazione ci ha condotti, oggi, a questa grave confusione a causa di una IDOLATRIA VERSO IL CULTO DELLA FIGURA DEL PONTEFICE.

Attenzione, non riteniamo un errore il dogma dell’infallibilità petrina, ma di come questo sia stato ABUSATO a tal punto da aver portato i Pontefici, a partire da Paolo VI quando tolse l’uso della tiara…. AD UNA ARBITRARIA INFALLIBILITA’ PERSONALE, ossia, “ad personam“…. si legga qui. Non a caso sono cinquant’anni che assistiamo a Pontificati “ad personam”, la cui infallibilità non si fonda più sulla DOTTRINA ma – lentamente ed inesorabilmente lo vediamo oggi – siano andati a fondarsi SULLE PERSONALI OPINIONI, sulla propria immagine di Chiesa, su un governo personale di una propria chiesa…. si legga anche qui: Come la Chiesa cadde nelle mani dei Modernisti.

Per comprendere ciò proponiamo la lettura, con riflessione e meditazione, della Bolla Pontificia di papa Paolo IV, la Cum ex apostolatus officio, vedi qui. Bolla che gode, fuor di ogni  dubbio, dell’infallibilità papale e che lo stesso Papa stabilisce valida in perpetuo, anche se i Modernisti e i progressisti, oggi, dubitano di certa validità “perpetua”. Ad ogni modo ciò che è importante per noi riflettere, è quanto e come la spiega il professor Roberto de Mattei, qui:La storia della Chiesa, anche nei momenti di più aspro scontro interno è più complessa di quanto molti possono credere. Il Concilio di Trento, che è un monumento della fede cattolica, fu inaugurato e poi chiuso da un personaggio gravemente sospetto di eresia luterana…”.

Tutto questo per arrivare a ragionare – ragionevolmente – con voi sul fatto che la validità della Santa Messa non può essere LIMITATA alle dispute o alle discussioni sulla figura di un Pontefice… e quando affermiamo che il dogma dell’infallibilità papale è stato strumentalizzato a tal punto da fare del Papa una sorta di superman dai poteri indiscutibili, intendiamo proprio questo RIBALTAMENTO della SACRALITA’ che dalla Messa, dal Culto a Dio, si è riversata oggi sulla figura del Papa.. tanto da arrivare a stabilire in essa, nella sua figura, la validità della Messa. E allora: la Messa, la Liturgia, è DI GESU’ CRISTO o è di un Papa? E’ valida in rapporto al Cristo o alle intenzioni dottrinali di un papa?

A ragione di ciò vogliamo ricordare a tutti noi come, in passato, spesso la gente, il gregge, persino clero e vescovi, non sapevano neppure chi Papa regnasse…. oppure credevano regnasse un Papa mentre questi era morto e ne avevano già eletto il successore…. Insomma, il Papa in passato non era affatto “idolatrato” e neppure al centro dell’attenzione. L’insistenza e l’insistere sulla sua persona riguardavano esclusivamente L’UFFICIO PETRINO e quindi la vera dottrina sul papato, il famoso “ex cathedra”, il pronunciarsi IN DIFESA DELLA DOTTRINA.

La Messa, la validità del Culto o la sua invalidità dipendono da altri fattori, indipendentemente dalla santità o dal grado di eresia raggiunto dal Papa regnante, decaduto o meno, validamente eletto o meno. Facciamo un esempio concreto: abbiamo avuto Sede Vacante molto lunghe, una dal 1268, fino al 1271; un’altra dal 1292 al 1294; dal 1314 al 1316, dal 1415 al 1417… cosa dovremo pensare, che tutte le Messe in questi periodi non furono accolte, o non erano valide perché NON c’era IL “CUM PAPA NOSTRO..” ? Per questo sollecitiamo tutti a non cadere in queste trappole, in questi vicoli ciechi, che il demonio usa volentieri e proficuamente PER DIVIDERE e continuare a portare la confusione.

ANDARE O NON ANDARE A MESSA “una cum… papa Francesco”? SI’, se la Messa è validamente celebrata! Se il sacerdote è validamente ordinato e si attiene alle Rubriche ed alle Norme della CELEBRAZIONE, interamente. La Messa è invalida solo se il sacerdote celebrante modifica le parole della Consacrazione; non usa gli elementi stabiliti dalla Chiesa (non da “un Papa”, ma DALLA CHIESA); inserisse o arbitrariamente inventasse i contenuti nel rito…. LA MESSA E’ POI PROFANATA quando infatti, essa è valida ma, appunto, profanata dagli abusi o da introduzioni protestantiche, o quando si vuole imporre la comunione ai non cattolici…. qui subentra L’INVALIDITA’ per i NON cattolici (e per i cattolici in grave stato di peccato) anche la profanazione ed  il sacrilegio, discorso che affronteremo, ed approfondiremo in un altro intervento.

E’ naturale che poi noi, nel nostro piccolo, CONSIGLIAMO di cercare la Messa nel rito antico…. perchè questa, nei gesti e nelle Letture… è più conformata e ben radicata ALLA SANA TRADIZIONE da ben duemila anni. Ma lo diciamo non perché si possa ritenere che la “nuova messa” non sia valida, o non sia valida perchè si celebra “una cum papa Francesco“, ma semplicemente perchè, la Messa di sempre, offre una più reale e sostanziosa dottrina sul Culto a Dio che è SACRIFICIO E NON MENSA… è Croce di espiazione e di propiziazione e non il ricettacolo dell’esibizione dei fedeli, o del sacerdote, o le osterie delle caritas, o le pizzerie dei vari Movimenti…. che rendono sempre più DUBBIE, davvero, la validità delle messe moderne.

Laudetur Jesus Christus

Inseriamo ora il testo integrale di Don Curzio Nitoglia che invitiamo a leggere attentamente ed approfonditamente.

IL PROBLEMA DELL’UNA CUM

Secondo S. Tommaso, Gaetano, Bañez, Billuart e Garrigou-Lagrange

di Don Curzio Nitoglia

Padre Domingo Bañez

L’eminente teologo domenicano Domingo Bañez (1), commentando la Somma Teologica dell’Aquinate (In IIam-IIae, q. 1, a. 10) e riprendendo l’ipotesi del suo confratello il cardinal Tommaso de Vio detto il Gaetano (2) (De comparatione auctoritatis Papae et Concilii, Roma, Angelicum, 1936, ed. a cura di Vincent Pollet, cc. 18-19), spiega che, se, per pura ipotesi investigativa, il Papa cadesse in eresia, resterebbe Papa. Infatti la mancanza della grazia santificante lo separerebbe dall’anima della Chiesa e  la mancanza di fede dal corpo di essa, ma la giurisdizione visibile del Pontefice romano non ne verrebbe scalfita poiché essa riguarda il governo visibile della Chiesa, che è una società visibile e non può essere privata  dell’autorità visibile che la governa a motivo della mancanza di grazia o di fede, i quali sono abiti soprannaturali invisibili (3).

Quindi, secondo il Bañez (e il Gaetano alla scuola di S. Tommaso (4)) il Papa (ipoteticamente) eretico non sarebbe membro vivo della Chiesa per mancanza di grazia, non farebbe più parte del corpo della Chiesa per errore contro la fede, ma ne sarebbe Capo visibile in atto quanto al governo o alla giurisdizione: “Il Papa non è Capo della Chiesa in ragione della santità o della fede perché non è così che può governare i membri della Chiesa, ma è Capo di essa in ragione dell’ufficio ministeriale, che lo rende atto a dirigere e governare la Chiesa mediante il governo esterno e visibile tramite la gerarchia ecclesiastica, che è visibile  e palpabile. Quindi secondo l’influsso spirituale della grazia e della fede non è membro della Chiesa di Cristo, se non le ha; invece secondo il potere di governare e dirigere la Chiesa ne è il Capo visibile in atto” (In IIam-IIae, q. 1, a. 10, Venezia, 1587, coll. 194-196) (5).

Charles-René Billuart

Il Billuart (6) (1685-1757) nel suo De Incarnatione (dissert. IX, a. II, § 2, obiez. 2) riprende la tesi del Bañez e insegna che “il capo governa e il membro riceve la vita della grazia. Quindi, se il Papa cadesse in eresia, manterrebbe ancora la giurisdizione con la quale governerebbe la Chiesa, ma non riceverebbe più l’influsso della grazia santificante e della fede da Cristo Capo invisibile della Chiesa e dunque non  sarebbe membro di Cristo e della Chiesa. Ora in un corpo fisico chi non è membro fisico non può esserne capo fisico, ma in un corpo morale o in una società la testa morale può sussistere senza essere membro morale di essa. Infatti un corpo fisico senza vita non sussiste e un capo fisico morto non governa il corpo fisico, mentre il capo morale di una società o corpo morale lo governa anche senza la vita spirituale o la fede” (cfr. Ch.-R. Billuart, Cursus theologiae, III pars, Venezia, 1787, pp. 66; II-II pars, Brescia, 1838, pp. 33-34, 123 e 125).

Padre Garrigou-Lagrange

Recentemente anche uno dei più grandi teologi del Novecento, padre Reginaldo Garrigou-Lagrange (7), nel suo trattato De Christo Salvatore (Torino, Marietti, 1946, p. 232), commentando San Tommaso (S. Th., III, qq. 1-90) e riprendendo la dottrina dei due Dottori domenicani controriformistici citati sopra, specifica che un Papa (ipoteticamente) eretico occulto resterebbe membro della Chiesa in potenza, ma non in atto, e manterrebbe la giurisdizione tramite la quale governa visibilmente la Chiesa. L’eretico pubblico invece, non sarebbe più membro della Chiesa neppure in potenza, come insegna il Bañez, ma manterrebbe il governo visibile della Chiesa. Quindi è pacifico per la sana e la più alta teologia della prima, seconda e terza scolastica (S. Tommaso, Gaetano, Bañez e Garrigou-Lagrange) che, ammesso e non concesso che il Papa cada in eresia, manterrebbe egualmente la giurisdizione e resterebbe Capo della Chiesa, pur cessando di esserne membro.

Se si trattasse di una testa fisica ciò sarebbe impossibile, ma è possibile se si tratta di un Capo morale e per di più secondario, ossia del Vicario visibile di Cristo invisibile asceso in Cielo e Capo principale della Chiesa.

La ragione è che la testa fisica di un corpo non può influire e comandare i membri del suo corpo, se ne viene separata fisicamente non ricevendo più la vita dall’anima separata dal suo capo e dal suo corpo (per esempio Tizio viene decapitato e muore, la sua anima lascia il suo corpo e la sua testa non ne dirige più, tramite il cervello, tutti gli organi), mentre un Capo morale di una società o di un ente morale (temporale come lo Stato o spirituale come la Chiesa) può esercitare la giurisdizione sull’ente morale anche se è separato per l’errore contro la fede o per il peccato dalla Chiesa (8) e dall’influsso vitale interno e soprannaturale di  Cristo. Ciò, pur essendo anormale ed eccezionale, è possibile (9).

Il sedevacantismo e la questione della Messa “una cum”

Si risolve così la famosa e spinosa questione della Messa celebrata “una cum Pontifice nostro N.” (Paulo VI-Francisco I). Infatti siccome il Papa ipoteticamente eretico non sarebbe membro vivo della Chiesa per mancanza di grazia, non farebbe parte del corpo della Chiesa per errore contro la fede, ma ne sarebbe Capo visibile quanto al governo o alla giurisdizione, secondo la migliore teologia tomistica dall’Aquinate († 1274), passando per i teologi controriformistici (XVI secolo) e per il Billuart (XVIII secolo) sino a padre Garrigou-Lagrange († 1964), allora è del tutto lecito citare nel Canone della Messa il Papa (eventualmente) eretico, che non è membro della Chiesa, ma che quanto al potere di giurisdizione ne è il Capo, dicendo, come recita il Canone:

“In primis, quae tibi offerimus pro Ecclesia tua sancta catholica: quam pacificare, custodire, adunare et regere digneris toto orbe terrarum: una cum famulo tuo Papa nostro N. et Antistite nostro N./ In primo luogo ti offriamo questi doni per la tua santa Chiesa cattolica affinché ti degni pacificarla, custodirla, riunirla e governarla in tutto il mondo insieme con [una cum] il tuo servo il nostro Papa N., e con il nostro Vescovo N.” (10).

In breve si chiede di pacificare, custodire… la Chiesa assieme al Papa e al Vescovo del luogo ove si celebra.

Conclusione

Non vi è dunque nessun peccato nel nominare nel Canon Missae il nome del Papa ritenuto, ma non provato, decaduto dal Pontificato perché ammesso e non concesso che non  sia membro della Chiesa per eventuale indegnità o eresia, ne resta il Capo e il fondamento visibile quanto al governo. Quindi è lecito celebrare e assistere alla Messa “una cum” senza commettere alcun peccato mortale.

Un battezzato scellerato per vita immorale o per mancanza di fede, ma  eletto canonicamente Papa non è più membro vivo o tout court della Chiesa, però ne resta il Capo (anche se indegno) quanto al potere di giurisdizione. Quindi la governa visibilmente e lo si deve nominare nel Canone della Messa senza per questo macchiarsi di peccato e sporcare la Chiesa, che è Santa quanto alla sua natura (Corpo Mistico di Cristo), al suo fine (il Cielo),  alla sua origine (Dio)  e ai suoi mezzi (Sacramenti, Magistero infallibile e Leggi), ma è composta di membri santi e peccatori per divina volontà. Il Papa come membro può essere un peccatore anche contro la fede, ipoteticamente potrebbe essere considerato “eretico”, ma solo in maniera puramente investigativa o  dubitativa, come quando S. Tommaso d’Aquino si chiede in forma fittiziamente dubitativa “An Deus sit / Se Dio esista” (S. Th., I, q. 2, a. 3), tuttavia in entrambe i casi resterebbe Capo visibile (anche se indegno) della Chiesa quanto al governo di Essa.

Ora privare oggi, in questo mondo infernale, i fedeli della Messa tradizionale perché viene celebrata nominando nel Canone il nome del Papa regnante è un azzardo scellerato, che espone la maggior parte dei fedeli al rischio prossimo di non poter vivere in stato di grazia abitualmente, privandoli di tutti Sacramenti amministrati “una cum”.

I fedeli possono andare ad ogni Messa tradizionale (celebrata anche non “una cum”). Infatti è il Ministro che  risponde a Dio delle sue scelte, mentre il fedele deve solo rispondere se ha osservato o meno il 3° Comandamento: “Ricordati di santificare le feste”.

Non dimentichiamo mai l’insegnamento dell’Angelico secondo cui “Dio non abbandona mai la sua Chiesa al punto da non poter trovare ministri sufficienti per le necessità del popolo” (S. Th., Suppl., q. 36, a. 4, ad 1).

Ora, se gli unici Sacramenti leciti fossero quelli amministrati non “una cum”, i ministri cattolici sarebbero forse un centinaio su un miliardo e mezzo di fedeli cattolici. Quindi sarebbero totalmente insufficienti per le necessità del popolo.

NOTE

1 – Nato a Valladolid il 29 febbraio 1528 e morto a Medina del Campo il 21 ottobre del 1604. Discepolo di Domingo Soto e di Melchior Cano all’Università di Salamanca, ove scrisse profondi commenti alla Somma Teologica dell’Aquinate e insegnò per molti anni acquistando fama di profondo interprete di S. Tommaso d’Aquino. Il suo nome è legato indelebilmente alla celebre controversia sul concorso divino, sulla pre-mozione fisica, sulla grazia efficace e la predestinazione al Cielo ante praevisa merita sostenuta da lui e dal suo Ordine nel 1582-1588 contro Ludovico Molina (Cuenca 1536-Madrid, 1600) e i Gesuiti. Fu uomo di vita austera e di profonda pietà e per vari anni il confessore di S. Teresa d’Avila e dell’imperatore Filippo II.  cfr. U. Viglino, voce Bañez,  in Enciclopedia Cattolica; C. Giacon, La seconda scolastica, Milano, Bocca, 1946, vol. II.

2 – Teologo, cardinale e Maestro generale dei Domenicani, nato a Gaeta il 2 febbraio 1468, morto a Roma il 10 ottobre 1533, riposa nella Basilica di S. Maria sopra Minerva a fianco del Ferrariensis ( Ferrara, 1474 – Rennes 1528) o Francesco de’ Silvestri da  Ferrara, il grande commentatore della Summa contra Gentiles di Tommaso d’Aquino. Tommaso de Vio fu un lavoratore infaticabile e scrisse numerosissime opere di filosofia,  teologia e di esegesi, ma la sua fama più duratura resta legata al classico commento della Summa Theologiae di S. Tommaso d’Aquino, composto dal 1507 al 1520, la cui maggiore edizione è quella Leonina in 13 volumi, iniziata nel 1882 per volere di Leone XIII. Cfr. U. Degli Innocenti, voce De Vio Tommaso, in Enciclopedia Cattolica; C. Giacon, La seconda scolastica, Milano, Bocca, 1946, vol. II.

3 – “Qualunque sia la forma di governo, ciò che importa  anzitutto è che ci sia un governo, altrimenti una società non sta in piedi. Quindi l’esistenza di un governo è giustificata dall’ordine intrinseco che pone e conserva i rapporti tra gli uomini, i quali devono vivere e vivono di fatto in società. Ora il governo di una società complessa, com’è la società civile o lo Stato nazionale [e a maggior ragione la società spirituale universale che è la Chiesa, ndr], deve essere forte, cioè capace di tenere sotto di sé e dirigere tutte le attività delle famiglie e degli altri organismi che possono svolgersi entro la società suddetta” (F. Roberti – P. Palazzini, Dizionario di Teologia Morale, Roma, Studium, IV ed., 1968, vol. I, p. 753, voce “Governo”).

4 – III Sent., d. 25, q. 1, a. 2, ad 5; S. Th., II-II, q. 14, a. 2, arg. 4;  II-II, q. 1, a. 10; II-II, q. 10, a. 5, ad 3; II-II, q. 1, a. 7, arg. 2; II-II, q. 2, a. 6, ad 3;  II-II, q. 1, a. 9, sed contra.

5 – È interessante notare che Domingo Bañez (In IIam-IIae, q. 1, a. 10, Venezia, 1587, col. 196) trattando questo problema fa un’analogia tra il Re e il Papa, tra lo Stato e la Chiesa, analogia negata da alcuni che si improvvisano teologi e dichiarano il Papa decaduto dal Papato.

6 – Nato a Revin sulla Mosa nelle Ardenne l’8 gennaio 1685, morto ivi il 20 gennaio 1757. La sua opera principale è la Summa Sancti Thomae hodiernis Academiarum moribus accommodata (19 voll., Liegi, 1746-51), cui fece seguire il Supplementum cursus Theologiae (Liegi, postumo 1759). Il Billuart stesso  fece un compendio delle due opere intitolato Summa Summae Sancti Thomae sive compendium Theologiae (6 voll., Liegi, 1754). Difese la dottrina tomistica sulla premozione fisica, la predestinazione e la grazia efficace. Egli fu il teologo più stimato del suo tempo specialmente nel XIX secolo. Anche ai nostri giorni la sua Summa è uno dei manuali più consultati per l’assoluta fedeltà al tomismo, la chiarezza dell’esposizione e la precisione del linguaggio. Cfr. P. Mandonnet, voce Billuart, in D. Th. C., vol. II, coll. 890-892.

7 – Nato ad Auch in Francia nel 1877 e morto a Roma nella Clinica S. Domenico in piazza Sassari il 15 febbraio 1964. Nel 1909 iniziò l’insegnamento della teologia dogmatica alla Pontificia Università dei Domenicani chiamata Angelicum in Roma sino al 1960. “Nella prima metà del XX secolo e soprattutto durante il Pontificato di Pio XII fu il teologo più ascoltato dalla Curia romana. Preciso, chiaro, metodico e profondo, seppe mettere al servizio della teologia meglio di qualsiasi altro la filosofia neotomistica” (B. Mondin, Dizionario enciclopedico di filosofia, teologia e morale, Milano, Massimo, II ed., 1994, p. 362). Garrigou-Lagrange “è stato il più eminente e influente teologo cattolico della prima metà del XX secolo, colui che dopo la crisi modernista ha saputo meglio d’ogni altro operare una solida sintesi tra il dato rivelato e il realismo filosofico di S. Tommaso. L’edificio che egli ha costruito con lo strumento della filosofia tomistica è di enorme portata; è ammirevole oltre che per la sua grandiosità anche per la solidità d’ogni sua parte. È il classico edificio della teologia classica post-tridentina” (B. Mondin, Dizionario dei Teologi, Bologna, ESD, 1992, p. 255). Cfr. I. Colosio, Il padre Maestro Reginaldo Garrigou-Lagrange, l’uomo di studio, in “Rivista di ascetica e mistica”, 1965, pp. 52-68.

8 – Giovanni Hus (1369-1415) riteneva, come i Donatisti, che i sacerdoti privi della grazia santificante non conferiscono i Sacramenti validamente (DS, 1208). Egli estendeva questo principio anche al potere che riguarda il governo o la giurisdizione della Chiesa. In breve, secondo Hus, un Papa che non segue S. Pietro nei buoni costumi e nella confessione della fede, non è Papa, successore di Pietro, ma è vicario di Giuda Iscariota (DS, 1212-1213); se il Papa è cattivo o infedele, allora, al pari di Giuda, è un demonio, un ladro, destinato all’eterna rovina, e non è Capo di una Santa Chiesa Militante, non essendo neppure membro di questa (DS, 1220). Secondo Hus ciò vale per tutti i Cardinali e i Vescovi ed anche per i titolari dei poteri civili: “nessuno è pubblica autorità civile sin da che è in stato di peccato mortale” (DS, 1230). Cfr. G. Perini, I Sacramenti, Bologna, ESD, 1999,  II vol., Battesimo, Confermazione, Eucarestia, pp. 87-88; A. M. Lanz, voce Hus, in Enciclopedia Cattolica. .

9 – Non è assolutamente o metafisicamente possibile anche per miracolo solo ciò che ripugna (per esempio che un triangolo, restando tale, abbia quattro angoli); è fisicamente possibile per miracolo che un peso  lasciato nel vuoto non cada a terra se Dio sospende le leggi naturali; invece è moralmente possibile che una madre odi e uccida suo figlio andando eccezionalmente e anormalmente contro l’inclinazione naturale.

10 – Questa è la traduzione esatta delle parole del Canone. Si veda G. Campanini – G. Carboni, Vocabolario Latino-Italiano, Italiano-Latino, Torino, Paravia, 1961, VI ed., p. 158, voce “Cum”: “preposizione con l’ablativo indicante compagnia. […]. Una cum, insieme”. I sedevacantisti pretendono che esse significhino: “…la tua santa Chiesa cattolica che fa una sola cosa con il tuo servo il nostro Papa N.”. Ora anche se così fosse  e si dicesse, nel Canone della Messa, che la Chiesa e il Papa sono una sola cosa perché il Papa ne è il Fondamento e il Capo visibile, alla luce di quanto insegnato dai teologi citati  sopra non vi sarebbe nessun inconveniente. Quindi può essere nominato al Canon Missae anche secondo questa traduzione inesatta senza commettere nessun peccato.