Esiste una differenza tra il peccato grave e quello mortale? Come possiamo agire?

È nota questa affermazione di Papa Pio XII: «Il peccato più grande nel mondo d’oggi consiste nel fatto che gli uomini hanno cominciato a perdere il senso del peccato»(Radio Messaggio del 26.10.1946)

«I peccati che portano più anime all’inferno sono i peccati della carne. Verranno mode che offenderanno molto Gesù. Le persone che servono Dio non devono seguire la moda. La Chiesa non ha moda. Gesù è sempre lo stesso. I peccati del mondo sono molto grandi.
Se gli uomini sapessero ciò che è l’Eternità, farebbero di tutto per cambiare vita.
Gli uomini si perdono, perché non pensano alla morte di Gesù e non fanno penitenza.
Molti matrimoni non sono buoni, non piacciono a Gesù, non sono di Dio». (Santa Giacinta di Fatima – vedi qui)

  • «Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello… Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito» (1Ts.4,3-8; cf.Col.3,5-7; 1Tm.1,10). «Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi… Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolatri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce» (Ef 5,3-8; cf. 4,18-19).
  • Si legga anche questo articolo catechetico: Ciò che era peccato ieri è peccato anche oggi.. il VI Comandamento, l’adulterio…

Non vi è pertanto alcuna “comunione dei Santi”, per quanti pretendono L’AMMUCCHIATA dei peccatori impenitenti, in Paradiso… vedi qui.

Secondo il Magistero della Chiesa il peccato mortale si identifica col peccato grave; ecco perché…

QUI IL VIDEO


Quesito
Caro Padre Angelo,
che differenza c’è tra peccato mortale e peccato grave? In teologia morale cambia qualcosa? O sono la stessa cosa? La ricordo nella preghiera
Alessandro

Risposta del sacerdote – vedi qui link ufficiale

Caro Alessandro,

1. è stato un gesuita, il Padre Fuchs, a distinguere tra peccato grave e peccato mortale. Lo disse in riferimento ad una questione particolare che passa sotto il nome di opzione fondamentale. In sostanza questo padre gesuita ha detto che se si commette un peccato in materia grave, con piena avvertenza della mente e deliberato consenso della volontà, ma non s’intende mutare l’opzione di fondo per Dio, il peccato non sarebbe mortale, ma grave. Come si vede, il peccato grave di fatto verrebbe a coincidere con un peccato veniale un po’ più consistente, ma sempre veniale.

2. Ci si accorge subito delle derive gravi di una tale affermazione. Uno potrebbe rubare senza voler cambiare la propria fede cristiana e allora il peccato non sarebbe più mortale. Potrebbe addirittura rubare “a fin di bene” e rafforzerebbe ancor più la propria opzione di fondo per Dio. Senza dire dei tanti peccati contro il sesto comandamento (adulterio fornicazione…. Vedi qui video di catechesi) in cui uno con la propria condotta (continua ad andare a Messa e a fare la Comunione) non muterebbe la propria opzione di fondo.

3. Purtroppo molti preti sono caduti in questa trappola insegnando cose sbagliate nonostante il Magistero della Chiesa fosse già intervenuto il 29.12.1975 con la dichiarazione Persona humana della Congregazione per la dottrina della fede. L’errore continuò a diffondersi e approdò anche al Sinodo dei Vescovi sulla confessione indetto da Giovanni Paolo II nel 1983.

Di nuovo il Papa condannò l’errore nell’esortazione postsinodale Reconciliatio et Penitentia nel 1984 quando disse: “Durante l’assemblea sinodale è stata proposta da alcuni padri una distinzione tripartita fra i peccati, che sarebbero da classificare come veniali, gravi, e mortali. La tripartizione potrebbe mettere in luce il fatto che fra i peccati gravi esiste una gradazione. Ma resta sempre vero che la distinzione essenziale e decisiva è fra peccato che distrugge la carità e peccato che non uccide la vita soprannaturale: fra la vita e la morte non si dà via di mezzo… Perciò, il peccato grave si identifica praticamente, nella dottrina e nell’azione pastorale della Chiesa, col peccato mortale” (RP 17).

4. Si noti che il Papa ha parlato di dottrina. Ora la dottrina della Chiesa non muta, ma si evolve in maniera omogenea, senza mai rinnegare il magistero precedente. Perciò il peccato grave s’identifica col peccato mortale, anche se tra i mortali evidentemente ce n’é qualcuno che è più grave di un altro.

5. Nel frattempo il Codice di Diritto Canonico aveva detto che “colui che è consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa né comunichi al corpo e al sangue del Signore senza premettere la confessione sacramentale” (can 916). A proposito il Codice aveva usato la dizione di peccato grave. Perché se avesse scritto mortale si sarebbe potuto dire: il mio è grave ma non mortale. Ugualmente per il medesimo motivo il Codice di Diritto Canonico aveva detto che nel Sacramento della Riconciliazione o Penitenza vanno confessati “tutti i peccati gravi commessi dopo il Battesimo”(cfr. can. 988 – § 1).

6. Ma in maniera ancora più decisa Giovanni Paolo II ha ribadito la dottrina della Chiesa nell’enciclica Veritatis splendor. Qui, richiamando Reconciliatio et paenitentia, scrive: “Si dovrà evitare di ridurre il peccato mortale ad un atto di opzione fondamentale, come oggi si suol dire, contro Dio, concepito sia come esplicito e formale disprezzo di Dio e del prossimo sia come implicito e non riflesso rifiuto dell’amore. Si ha, infatti, peccato mortale anche quando l’uomo, sapendo e volendo, per qualsiasi ragione sceglie qualcosa di gravemente disordinato. In effetti, in una tale scelta è già contenuto un disprezzo del precetto divino, un rifiuto dell’amore di Dio verso l’umanità e tutta la creazione: l’uomo allontana se stesso da Dio e perde la carità. L’orientamento fondamentale può, quindi, essere radicalmente modificato da atti particolari” (VS 70, cfr. RP 17).

7. Il Papa poi riassume l’idea sbagliata di opzione fondamentale che è a monte della tripartizione dei peccati per darne la risposta precisa: “Nella logica delle posizioni sopra accennate, l’uomo potrebbe, in virtù di un’opzione fondamentale restare fedele a Dio indipendentemente dalla conformità o meno di alcune sue scelte e dei suoi atti determinati alle norme o regole morali specifiche. In ragione di un’opzione originaria per la carità, l’uomo potrebbe mantenersi moralmente buono, perseverare nella grazia di Dio, raggiungere la propria salvezza, anche se alcuni dei suoi comportamenti concreti fossero deliberatamente e gravemente contrari ai comandamenti di Dio, riproposti dalla Chiesa” (VS 68).

8. Ed ecco la risposta del Papa: “In realtà, l’uomo non si perde solo per l’infedeltà a quella opzione fondamentale, mediante la quale si è consegnato ‘tutto a Dio liberamente’. Egli, con ogni peccato mortale commesso deliberatamente, offende Dio che ha donato la legge e pertanto si rende colpevole verso tutta la legge (cfr. Gc 2,8-11); pur conservandosi nella fede, egli perde la ‘grazia santificante’, la ‘carità’ e la ‘beatitudine eterna’. ‘La grazia della giustificazione – insegna il Concilio di Trento -, una volta ricevuta, può essere perduta non solo per l’infedeltà, che fa perdere la stessa fede, ma anche per qualsiasi peccato mortale’” (VS 68).

9. Non va dimenticato che Gesù ha detto al giovane: “Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti” (Mt 19,17). S. Paolo poi ricorda che “tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male” (2 Cor 5,10).

10. Purtroppo di recente un filosofo ha detto che in teologia si distingue tra peccato grave e peccato mortale. Ma quest’affermazione è errata e rifiutata dal Magistero della Chiesa.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo

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Sullo stesso tema si legga anche qui: Oggi dicono che siamo liberi di peccare, o sbagliare: ma è davvero così?

Si legga anche qui: Dio abita “nel peccatore”?

Per concludere: Il peccato e la vera dignità della Persona Umana – vedi qui

«Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello… Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito» (1Ts.4,3-8; cf.Col.3,5-7; 1Tm.1,10). «Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi… Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolatri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce» (Ef 5,3-8; cf. 4,18-19).

E dunque, come fare la vera correzione fraterna?

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt.18,15-20)

In verità io vi dico; in verità io vi dico ancora…”, Gesù non accetta compromessi, ci ha dato il modo di come intervenire. Gesù non dà una nuova legge capace di risolvere i conflitti e di eliminare i peccati, bensì chiede che in mezzo alle tensioni, ai conflitti, alle contese e alle offese che inevitabilmente avvengono tra di noi, permanga il desiderio di comunione, la volontà di emendarsi lasciandosi aiutare, appunto, dalla Chiesa, Gesù responsabilizza TUTTI e verso tutti vuole che applichiamo la correzione da ogni errore. Quando avviene il peccato grave e manifesto, nella comunità cristiana occorre operare con fermezza, sapienza, pazienza e, soprattutto, con la carità.

Chi compie la correzione, deve avere il cuore di Gesù che perdona, non disprezza l’errante… ma si deve fare distinzione netta tra l’errante che non vuole farsi correggere, dall’errante pentito.

Gesù distingue nettamente tra una OFFESA alla persona (per la quale invita a porgere l’altra guancia Mt.5,38), dal peccato che coinvolge una comunità, e allora l’ammonizione sarà prima privata: va’ e ammoniscilo fra te e lui solo … se l’errante comprende e accetta la correzione, la questione si chiude li… ma, se l’errante persiste nell’errore, allora si chiamino dei testimoni, per risolvere il problema. Quindi, gli stessi testimoni devono essere irreprensibili e timorati di Dio, non degli opinionisti che potrebbero pretendere non tanto di correggere l’errante, quanto di discutere e mettere in discussione l’errore in questione.

Infine Gesù fa fare un altro passaggio ulteriore: se il recidivo persistesse ancora nell’errore, allora si chiami la comunità, ossia LA CHIESA… e, dice Gesù concludendo: “se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano..” è qui che scatta l’accusa di anatema (vedi Galati 1,1-10 o il caso dell’incestuoso ben descritto da san Paolo 1Cor.5,1-13), di eresia…, di scomunica.

Affermare oggi che Gesù queste sottigliezze non le vedrebbe più, è tradire il Vangelo.

Le opzioni apportate da Gesù, non sono delle prese giuridiche, rigide, tali ingiunzioni, come ricorda san Paolo nel caso citato nella 1Cor.5,1-13, vedi qui, sono piuttosto quella carità nella verità di squisito spessore evangelico, attraverso la quale salvare i fratelli nell’errore e, contemporaneamente, protegge LA COMUNITA’ dall’errore… Gesù dice che, se vengono esauriti tutti i tentativi di correzione fraterna e di riconciliazione, allora occorre prendere le distanze dal recidivo per conservare la pace e non incattivire ulteriormente il fratello, occorre in sostanza considerarlo come se fosse un appartenente alle genti (un pagano) o un pubblicano. Cioè uno che Gesù ama ed è disponibile a incontrare (cf. Mt 9,11; 11,19), un malato che abbisogna di essere guarito, un peccatore che necessita di perdono, ma che non può forzare, non può obbligare e al tempo stesso, però, non può continuare a vivere nella comunione… Chi corregge, infatti, non può pensare di dover sradicare la zizzania e salvare il buon grano (cf. Mt 13,24-30)! Va dunque tentato tutto il possibile affinché chi si è smarrito ritrovi la strada della vita e chi ha offeso il fratello ritrovi la via della riconciliazione.

Ed infine, il potere del legare e dello sciogliere – il potere delle chiavi, vedi qui, conferito da Gesù a Pietro (cf. Mt 16,19), è dato anche a ogni cristiano, nel suo proprio stato, affinché L’INTERA Chiesa eserciti il ministero della riconciliazione, sempre e con autorevolezza, sia per mezzo dei Ministri ordinati per mezzo del Sacramento della Riconciliazione, quanto attraverso ogni Discepolo che vivesse un ruolo in cui si deve applicare LA FEDE della Chiesa; nel Ministero non solo della Riconciliazione ma anche della convivenza sincera nella comunità o nella parrocchia. Questo potere è dato ai discepoli, Gesù stesso insegna: “non per giudicare ma per salvare il mondo” (cf.Gv 3,17), ma che per salvare è necessario correggere il fratello che sbaglia.

Anche nella sua Regola, san Benedetto, afferma su queste patologie vissute talvolta dalla comunità e che, esaurita ogni possibilità di correzione di un fratello che continua a dimorare nel peccato grave, non resta che pregare, rimettendo l’altro alla misericordia del Signore e alla potenza della grazia (cf. RBen 23-28), l’importante è che si preghi per l’errante e al tempo stesso SI INSEGNI DOVE DIMORA L’ERRORE. Anche la scomunica monastica prevista da Benedetto per il fratello peccatore che non si pente è una medicina: sì l’esclusione dalla tavola e dalla preghiera comune, ma mai esclusione totale del fratello, ricordando agli altri della comunità il motivo di questa esclusione dell’errante dalla vita comune… aspettando che il fratello si converta. Non basta infatti pregare gli uni “accanto” agli altri, ma è fondamentale che il vero cristiano preghi anche per gli erranti, per quelli che non sono più in comunione.

La Chiesa, così, ha tutto ciò che le serve per un’opera universale (cattolica) che si estende pure nell’intero cosmo, come ci indica la liturgia della Solennità di Cristo Re dell’universo. Da Roma la Chiesa si sarebbe irradiata ovunque e, a ragione, diceva Pio XII: «Roma sarebbe stata centro, non del potere, ma della fede» e il potere della Fede sta nella Verità con la Carità.

E per quanto a molti possa sembrare strano, Papa Francesco, citando Giovanni Paolo II nella enc. Ut unum sint n.18, incontrando i Protestanti della Società biblica, ha fatto una affermazione che ci interessa e che non venne riportata dai Media: «Siamo servitori della Parola di Riconciliazione che illumina, protegge e difende, guarisce e libera» ma sottolinea: «In materia di fede, il compromesso è in contraddizione con Dio che è Verità. Nel Corpo di Cristo, il quale è “Via, Verità e Vita”, chi potrebbe ritenere legittima una riconciliazione attuata a prezzo della verità?» (Udienza alla Delegazione dell’“United Bible Societies Relations Committee”, 05.10.2017).