Beata Pauline Jaricot Fondatrice di Propaganda Fide e del Rosario Vivente

Fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede, che quest’anno compie 200 anni, con l’intuizione del Rosario Vivente, Pauline Jaricot, si è spesa per le missioni, attraverso iniziative di preghiera e raccolte fondi. Il 22 maggio 2022, finalmente, la sua beatificazione. Il 25 febbraio 1963 fu dichiarata Venerabile da San Giovanni XXIII. Il 26 maggio 2020 papa Francesco ha approvato il miracolo attribuito alla sua intercessione, avvenuto per altro proprio nel momento in cui a Lione, nel 2012, si celebrava il 150esimo della nascita della Venerabile e perciò tutta la Diocesi si unì in una Novena per chiedere questo miracolo, che il Buon Dio concesse, aprendo così la strada alla sua beatificazione.

La Preghiera di Pauline:

La mia speranza è in Gesù Cristo! Il mio unico tesoro è la Croce!
Non cerco altro che la Volontà di Dio, e aspirare a nulla.
Ripongo la mia speranza nella tua misericordia, che sorpassa tutte le tue opere!
O Maria, o Madre mia, io sono tua!

Il duplice scopo della creazione del Rosario Vivente era di salvare la Francia e incoraggiare le anime ad apprendere la loro fede distribuendo buoni libri cattolici, la “buona stampa”, contro il dilagare della menzogna e di una stampa massonica-protestante tutta contro la storia della Chiesa. Pauline conosceva l’enorme potenza del Rosario contro le forze del male. Alcuni obiettavano che la ripetizione del Rosario fosse infantile e le altre forme di preghiera avrebbero avuto maggior merito e diffusione. Al che Pauline rispose: “Supponiamo che tu fossi stato sulla terra quando viveva la Sacra Famiglia e sapessi che erano prediletti da un certo tipo di fiore. Non proveresti a prenderlo per Loro, anche se tu stesso ne hai preferito un altro? Impariamo ad apprezzare il valore del Rosario che la Beata Vergine Madre di Dio e nostra, ci raccomanda con tanta forza e saremo uniti in questa Preghiera con tutti i Rosari del mondo intero, vera espressione della più genuina Comunione dei Santi.”


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Nell’Anno del Rosario 2003-2004, voluto da Giovanni Paolo II, così scriveva in un articolo sull’Osservatore Romano del 4 aprile 2003, Paolo Risso:

In questo “Anno del Rosario”, voluto da Giovanni Paolo II in occasione del XXV del suo Pontificato, torna di grande attualità il carisma di una donna francese, la venerabile Pauline-Marie Jaricot, cui si deve, un secolo e mezzo fa, una straordinaria intuizione profetica: il Rosario vivente.

Quando nel 1853, il suo nome veniva iscritto nell’elenco dei poveri bisognosi di assistenza di Lione, nonostante fosse la figlia di un industriale della città, in molti capirono che ella aveva consumato tutto quanto possedeva nella carità e nel servizio ai fratelli. L’umile creatura era nata a Lione, settima e ultima figlia di Antoine Jaricot, ricco mercante di seta, che aveva assicurato alla sua discendenza un avvenire agiato e tranquillo. Ma Pauline aveva alimentato grandi sogni. Era cresciuta in un ambiente cristiano, serena, vivace, amata.

Un giorno il suo fratello Fileas, maggiore di lei di un solo anno, le parlava del suo desiderio di andare “da grande” missionario in Cina. Pauline gli rispose: “Verrò anch’io con te”. Fileas le rispose: “Una donna? A che cosa vuoi che serva?”. “Ma allora, io non potrò far nulla?” domandò Pauline. “Ma sì – le rispose il fratello -, tu potrai pregare per me, poi raccogliere delle offerte e spedirmele in Cina”.

L’idea rimase dentro alla ragazza per sempre: “Pregare, lavorare, raccogliere offerte per le missioni”.

A 15 anni, ella cadde rovinosamente facendosi assai male, ma infine guarì: visite, allegre compagnie, feste nella ricca città industriale riempirono le sue giornate fino a quando, una domenica di Quaresima del 1817, Pauline ascoltò alla Messa un brano del Vangelo di Marco. “Vanità delle vanità e tutto è vanità, fuorché amare Dio e servire a Lui solo”. Pauline ne rimase sconvolta.

Otto giorni dopo ritornò alla Messa in abiti umilissimi. Tutti le chiesero se fosse impazzita. “Sì – rispose – sono impazzita per Gesù”. La sua trasformazione doveva vedersi alla luce del sole e restarvi fedele fino al sangue: “Da oggi, vivrò per Gesù solo”. Nella notte di Natale 1817, salì al santuario di Fourvière e davanti all’immagine della Madonna, prese la decisione estrema: “Mio Dio, per le mani di Maria SS.ma, ti offro il mio voto di verginità per sempre”. Una voce interiore le disse: “Vuoi soffrire e morire con me?”. “Compresi – scriverà Pauline – che quella domanda riguardava la conversione dei peccatori e l’effusione di qualche grazia speciale alla Francia, e mi offrii vittima a Dio”.

Cominciò a entrare nelle fabbriche per avvicinare le operaie, partendo da quelle di suo padre. Diede loro un distintivo: una Croce con gli strumenti della Passione di Gesù, e le invitò a riunirsi tutte le domeniche per approfondire la conoscenza di Dio e del Cattolicesimo, terminando gli incontri con la “Via Crucis”. Propose loro di darsi a opere di carità e di apostolato, quali la visita ai poveri, l’aiuto ai sacerdoti. Chiese loro purezza e carità, preghiera intensa ogni giorno davanti al Tabernacolo, la Confessione e la Comunione frequenti e regolari per farsi sante.

Una sera d’autunno, seduta presso il fuoco ebbe un’idea: “Sarebbe stato facile a dieci persone di mia conoscenza trovare altre dieci persone ciascuna, disposte a dare settimanalmente un soldo per la Propagazione della Fede. E ogni persona ne avrebbe trovate ancora altre dieci e così via“.

Ci provò a farlo; funzionava e presto ne vide i frutti. Si andò avanti così per 4/5 anni.

Il 3 maggio 1822, si tenne riunione a Lione sotto la guida di Mons. Inglesi, vicario generale del Vescovo della Louisiana, che chiedeva aiuti e Mons. Cholleton, rettore del Seminario lionese. Pauline, malata, mandò un suo delegato a esporre il progetto. La sua proposta fu accolta. Quel giorno era nata l’Opera della Propagazione della Fede. In cinque anni appena dalla sua “conversione”, aveva fondato “le Riparatrici”, le sue apostole “laiche”, tutte di Gesù, trovate tra le operaie, dedite a riparare e a espiare per i peccati del mondo, a condurre molti a Lui, a rivelarlo nella vita ordinaria e appassionata dal suo amore, e l’Opera della Propagazione della Fede, a servizio di tutta la Chiesa.

Di una lucidità assoluta sul momento storico percorso dalla rivoluzione dei negatori di Dio contro la Chiesa e il nome stesso di Gesù, non aveva che un sogno concretissimo: riparare, amare e farlo amare. Il suo modello assoluto: “Gesù-Ostia” – “Avevo il timore – dirà – che Gesù offeso da tanti, lasciasse agire la sua giustizia contro la Francia, se io non gli avessi permesso di fare di me un’Ostia vivente, in modo da non conservare che l’apparenza della mia esistenza e Lui fosse tutto vivo in me”. Intanto, Pauline era entrata nel Terz’Ordine di san Domenico per spendere ancora più l’esistenza per Gesù-Verità.

Aveva sempre amato il Rosario della Beata Vergine Maria, ma nell’Ordine del Rosario lo amò ancora di più per alimentare la sua sete di santità e di missione. Così avrebbero potuto vivere altri, umili come lei o in posti di primo piano. Con il suo medesimo metodo e cominciando ancora una volta dalle sue “Riparatrici”, propose che ognuno che già si impegnava a pregare la Madonna con il Rosario (una decina, cinque decine, 15 decine) trovasse altri cinque nuovi amici e così via, che facessero la stessa cosa. Nacque così il “Rosario vivente” che in pochi anni ebbe in Francia e nel mondo attorno un milione di iscritti diffondendosi in Europa, in America, in Asia, in terra di missione.

I Rosari si moltiplicarono con una rapidità incredibile. Le corone viventi formate a Smirne e a Costantinopoli danno le più grandi speranze. Dalla devozione al Rosario, mi sono venuti tutti i beni“.

Presto un altro grande progetto prese ad assillarla: ricondurre a Gesù gli operai sfruttati e imbevuti di ateismo e di idee sovversive. Per cominciare, occorreva amarli e iniziare una fabbrica-pilota in cui essi fossero rispettati e dividessero gli utili del loro lavoro. Dal 1845 al 1852, la fabbrica fu pensata e realizzata. Paoline ebbe grandi aiuti e si fidò.

Poi cadde nelle mani di gente che approfittò dell’occasione e l’abbandonò a se stessa. Avrebbe potuto pagare per la sua quota di partecipazione, ma si assunse l’intera responsabilità di pagare i debiti per tutti. Papa Pio IX, come già Gregorio XVI, la ricevette in udienza come un padre e chiese che fosse aiutata, aiutandola di persona. Ma rimase sola. Non le restò che il registro dei poveri di Lione per sopravvivere. Per dieci anni, andò elemosinando per le strade di Francia per poter pagare tutti i debiti. Ma intanto le sue opere continuavano a fiorire. Alla fine del 1861, la lunga malattia. Alle sue “Figlie” raccomandò la fiducia nel Padre, il perdono e la carità anche a coloro che le avevano fatto del male.

Il 9 gennaio 1862, Pauline Jaricot va incontro a Dio in povertà assoluta.

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Paolina Jaricot è stata una donna di frontiera del XIX secolo che ha saputo operare una sintesi di tutte le realtà collegate all’evangelizzazione: il primo annuncio, il sostegno alla cristianità, l’uso dei media, il nesso tra promozione umana ed evangelizzazione, l’Eucaristia come sacramento di solidarietà e di promozione umana nel senso più alto.”

E’ l’opinione di suor Cecilia Giacovelli, che ha curato una nuova biografia di Paolina Maria Jaricot (1799-1862) a 200 anni dalla nascita e a 180 dalla fondazione dell’Opera per la Propagazione della Fede: “La donna delle due lampade” (Segretariato nazionale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, Italia).

Le associazioni missionarie, che già esistevano al tempo della Jaricot, non si sarebbero sviluppate e consolidate senza l’adozione di un metodo. “Paolina era donna molto concreta – prosegue suor Cecilia – e capì che occorreva creare una rete di cooperatori per assicurare continuità ed efficacia. Ogni persona doveva trovare dieci amiche, e in poco tempo si sarebbe arrivati a centinaia di persone impegnate. Dietro la genialità metodologica di Paolina ci sono però scelte fondamentali: è stata una donna che ha riconosciuto i propri limiti nel cammino di vita cristiana e si è messa alla ricerca di una risposta più profonda. E’ quindi arrivata, da laica, ad impegnarsi radicalmente fino a cambiare stile di vita. Paolina è stata una persona che ha capito il valore della conversione: questa è la chiave di lettura di qualsiasi animazione missionaria. La cooperazione in maniera radicale non può avvenire fino a quando non si comprendono le motivazioni di fondo dell’agire cristiano.”

Paolina Jaricot traduce ogni necessità attorno a lei in termini di carità, nel senso più ampio del termine: volontaria tra gli incurabili dell’ospedale di Lione, impegnata nel reinserimento delle prostitute, promotrice delle prime forme di Nuova Evangelizzazione attraverso il recupero della preghiera popolare, attenta al mondo operaio che la questione sociale stava allontanando dalla Chiesa. “La cosa più interessante – afferma suor Cecilia – è che questa donna di fede scopre l’Eucaristica come sacramento di solidarietà. La scelta cristiana viene radicata nell’Eucaristia: una Eucaristia che vuole concretizzarsi in tutti gli aspetti esistenziali. Quindi non fu una mistica disincarnata ma una mistica impegnata.”

Seppe anche sfruttare con intelligenza i media per l’animazione e la cooperazione, pubblicando le lettere dei missionari che il fratello, studente a Parigi, riceveva attraverso le Missioni Estere. Dopo aver affrontato questa ingente fatica suor Cecilia conclude: “Mi ritrovo con una compagna di vita: dal punto di vista della spiritualità mi ha dato molto, soprattutto nell’esercizio di verifica interiore rispetto ad una risposta che richiede totalità di dono. Una volta che si incontra Paolina si ha una compagna di vita in più“. (2/6/2000)

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Lettera di Giovanni Paolo II all’Arcivescovo di Lione, in occasione del bicentenario della nascita della “Fondatrice del Rosario Vivente” e promotrice dell’Opera Pontificia “Propaganda della Fede”

A Sua Eccellenza Monsignor Louis-Marie Billé, Arcivescovo di Lyon e Presidente della Conferenza Episcopale francese

1. Il bicentenario della nascita della Venerabile Pauline-Marie Jaricot, celebrato dal 17 al 19 settembre 1999 a Lione e a Parigi, mi fornisce l’occasione di unirmi profondamente alla preghiera e all’azione di rendimento di grazie della Chiesa in Francia, in particolare della vostra Arcidiocesi, e del Cardinale Jozef Tomko, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il quale, tramite la sua presenza, manifesta l’attenzione e l’attaccamento della Chiesa universale all’opera dell’umile lionese. È infatti da Lione, dove era nata e aveva sempre vissuto, che Pauline-Marie Jaricot, lanciò l’Opera per la Propagazione della Fede a cui è rimasto legato il suo nome. Rivolgo un cordiale saluto a tutti coloro che si sono riuniti in questa felice circostanza per rendere omaggio a questa autentica figlia della Chiesa che si consacrò interamente al progresso missionario dell’intera Chiesa.

Come scriveva Papa Leone XIII a Julia Maurin il 13 giugno 1881, “in virtù della sua fede, della sua fiducia, della sua forza d’animo, della sua dolcezza e dell’accettazione serena di tutte le croci”, Pauline si dimostrò una vera discepola di Cristo. Al fine di proseguire l’opera da lei intrapresa per diffondere il Vangelo fino agli estremi confini della terra, incoraggio i cattolici di Francia a conoscere meglio questa eccezionale vocazione che aggiunge ulteriore bellezza ad una lunga tradizione di testimoni di Cristo, cominciando con i martiri di Lione e sant’Ireneo.

2. Questa commemorazione ci offre un’occasione molto opportuna per ricordare l’attualità del messaggio e dell’azione di Pauline. Molto presto, con intuizioni semplici e pratiche, diede vita ad un’opera che non ha più cessato di crescere in ogni parte del mondo. Essendosi lasciata toccare dai poveri e dalla miseria di coloro che non conoscono Dio, Pauline creò una colletta per l’attività missionaria della Chiesa, chiedendo ad ognuno un sacrificio che contribuisce ad unirci a Dio (cfr sant’Agostino, La Città di Dio, 10, 6) e che costituisce, come affermava sant’Ireneo, il segno autentico della “comunione con il prossimo” (Contro le eresie, 4, 18, 3) nonché della condivisione e della solidarietà tra fratelli; Pauline manifestava così la sua passione per un apostolato universale e rispondeva al disegno di Cristo di salvare ogni uomo:  “Donare la luce del Vangelo e la grazia della Redenzione alle folle che non le hanno ancora ricevute o restituirle a coloro che le hanno perdute; questa era la sua ambizione, immensa al pari di quella dello stesso Cristo“, secondo le parole di Mons. Jean Lavarenne, sacerdote lionese che fu Presidente del Consiglio Centrale della Propagazione della Fede.

3. Oltre a questa sollecitudine per la missione ad gentes, si adoperò per evangelizzare gli ambienti operai della sua regione, ben comprendendo le difficoltà della loro condizione. Cercò di porre in essere un progetto sociale fondato sui valori cristiani per instaurare la giustizia nel mondo del lavoro. Il suo tentativo fallì sul nascere, ma preparò misteriosamente la strada ad un rinnovamento nell’impegno sociale della Chiesa che sarebbe stato sviluppato nell’enciclica di Leone XIII Rerum novarum. Con l'”opera degli operai” ella conobbe l’umiliazione negli ultimi anni della sua vita. La vocazione laica di Pauline la condusse anche a prendere altri impegni apostolici e a farsi carico anche della sollecitudine per i “fratelli separati”.

4. Come attestano i numerosi quaderni che ci ha lasciato, è in una profonda e intensa vita spirituale che Pauline trovava le energie per la missione. La sua grande iniziativa di preghiera, il “Rosario vivente”, rivela il suo amore per la Vergine Maria, che la spinse a venire ad abitare all’ombra della Basilica di Nostra Signora di Fourvière. La sua vita quotidiana era illuminata dall’Eucaristia e dall’adorazione del Santissimo. Molto presto manifestò il desiderio di diventare un'”Eucaristia vivente”, di essere riempita dalla vita di Cristo e di unirsi profondamente al suo sacrificio, vivendo in tal modo le due dimensioni inscindibili del mistero eucaristico: l’azione di grazia e la riparazione. È quello che ha fatto esclamare al Curato d’Ars: “Conosco qualcuno che ha molte e pesanti croci e che le porta con grande amore:  è la signorina Jaricot“. La sua spiritualità è caratterizzata dal suo desiderio d’imitare Cristo in tutte le cose.

5. Il fatto di mettere in evidenza questa figura caratterizzata molto precocemente da una fortissima volontà d’iniziativa deve promuovere l’amore per l’Eucaristia, la vita di preghiera e l’attività missionaria dell’intera Chiesa, il cui fine proprio è di unirsi al Salvatore, farlo conoscere e avvicinare a Lui tutti gli uomini. La testimonianza di Pauline ci ricorda che “la missione è un problema di fede” (Redemptoris missio, 11).

Preoccupandosi per la diffusione della Chiesa in tutti i continenti così come nel suo ambiente, conferì al suo tempo un forte slancio missionario. Seguendo l’esempio di Pauline, la Chiesa può trovare un incoraggiamento per affermare la propria fede, che si apre all’amore per i fratelli, e dar seguito alla sua tradizione missionaria sotto le forme più diverse. In questa prospettiva, invito le comunità locali a promuovere lo spirito missionario, l’impegno nella cooperazione e lo scambio permanente dei doni, che costituisce un’apertura nei confronti dell’universalità della Chiesa (cfr l’Istruzione della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli:  Cooperatio missionalis, nn. 5, 20).

Le comunità che donano e quelle che ricevono saranno parimenti colmate dalla grazia dal Signore. Saluto tutti coloro che hanno accettato di diventare missionari fidei donum; rendo grazie per le comunità che li hanno inviati e per quelle che li hanno accolti. Mi rallegro per gli sforzi compiuti dalle Chiese per accogliere i giovani che provengono da quelle di recente fondazione:  sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi e laici, permettendo loro di acquisire una formazione umana, spirituale, filosofica e teologica al fine di poter tornare nel proprio Paese d’origine e tradurre nella propria cultura ciò che hanno appreso altrove. Richiamo inoltre l’insieme della Chiesa ad una condivisione sempre crescente con le comunità e con tutti gli uomini che mancano del necessario; tramite questo gesto, i discepoli di Cristo rivelano ai loro fratelli come in uno specchio il volto di tenerezza e d’amore del nostro Padre nei Cieli (cfr san Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogiche, 4, 9).

La prego, Eccellenza, di essere mio interprete presso tutti coloro che, a Lione e a Parigi, lavorano per le Pontificie Opere Missionarie e di trasmettere loro l’espressione della mia riconoscenza di Pastore universale, così come il mio incoraggiamento alla loro generosa azione, invitandoli ad una collaborazione sempre più stretta per amore di Cristo e della sua Chiesa. Prendendosi particolarmente cura delle Chiese cosiddette di missione, auspico che questa istituzione continui ad essere un faro per i battezzati che orienti il loro impegno missionario, ribadendo la necessità di “riaffermare la priorità della donazione totale e perpetua all’opera delle missioni”! (Redemptoris missio, n. 79).

Possa la Chiesa ripetere senza sosta il grido di San Paolo: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1 Cor 9, 16). Inoltre saluto calorosamente tutte le persone che, nel vostro Paese e nel resto del mondo, fanno parte di questa rete missionaria di solidarietà fraterna con umiltà e discrezione.

Pauline Jaricot ci invita a rinnovare la nostra attenzione nei confronti dei poveri e ad un amore sempre più profondo verso di loro. Siamo chiamati a condividere ciò che abbiamo ricevuto. Come Pauline ha dimostrato, la missione coinvolge tutti i battezzati, in quanto tutti possono essere, secondo le proprie modeste possibilità, “il fiammifero che accende il fuoco”.

La fiamma viva del suo apostolato si preoccupava di non agire da sola; la sua intelligenza pratica la portava a personalizzare sempre la sua azione, a coinvolgere il suo prossimo, creando grandi ramificazioni di solidarietà e di preghiera.

6. Alle soglie del grande Giubileo del 2000, la Chiesa è chiamata ad un rinnovato impegno missionario sulle tracce di coloro che, lungo i secoli, hanno saputo annunciare la Buona Novella del Risorto con la loro parola, con la loro vita esemplare e con atti concreti di solidarietà.

Nell’affidarvi all’intercessione di Nostra Signora di Fourvière, di santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni, e dei santi missionari, imparto di cuore la Benedizione apostolica a Lei, al Cardinale Jozef Tomko, alle persone che, a Parigi e a Lione, partecipano alle celebrazioni commemorative e a tutti coloro che nel mondo offrono il proprio contributo alla missione della Chiesa con la mediazione delle Pontificie Opere Missionarie.

Da Castel Gandolfo, 14 settembre 1999

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Nel 1825 Paolina Jaricot fonda il «Rosario Vivente»

Il 22 luglio 1799, a Lione, in Francia, ultima di sette fratelli, nasceva Maria Paolina Jaricot. Mamma Giovanna e papà Antonio, erano due ricchi commercianti di seta. Paolina, tra i fratelli, predilige Filéas, il più vicino a lei per età. I loro gusti sono uguali, i loro caratteri, vivaci e pieni di brio, sono simili, soprattutto ciò che lì unisce e li fa stare «sempre insieme» è il comune interesse per i problemi missionari. Tutti e due sognano di consacrarsi all’apostolato nelle missioni. Un giorno, il fratello confida a Paolina la sua decisione:

– Sarò missionario e andrò in Cina.

– Verrò anch’io – risponde Paolina.

– Cosa dici?!… Solo gli uomini possono essere missionari…

– Ma io allora – soggiunge pallida e in lagrime la sorella – non farò niente?

– Tu – riprende Filéas – farai del bene restando in patria. Tu pregherai per me, cucirai la biancheria per le missioni e raccoglierai molto denaro per mandare laggiù…

Trascorrono gli anni e, con l’adolescenza, nell’animo dei due fratelli il fervore missionario sì raffredda sempre più. Il fascino della bellezza ed eleganza, il sorriso semplice e pieno di bontà, due occhi grandi e intelligenti, hanno fatto di Paolina il centro di ogni sguardo. Ricercata ed ammirata, partecipa a tutti i festeggiamenti. A 15 anni viene scelta quale damigella d’onore di Sua Altezza Reale la Duchessa d’Angouléme, figlia di Luigi XVI, di passaggio a Lione.

Nel profondo del cuore Paolina però non è felice, c’è un tormento, qualche cosa che la turba. Poco tempo dopo, tre avvenimenti scuotono la sua anima. Dapprima una lunga, strana e dolorosa malattia, procuratale da una caduta, la fanno immensamente soffrire; poi la perdita dell’adorabile mamma offertasi vittima al Signore per la salvezza della figlia; per ultimo una predica sui pericoli e le illusioni delle vanità, tenuta a S. Nizier dall’Abate Giovanni Wandel Würtz. Il seme della parola di Dio trova finalmente il terreno adatto. La sofferenza e il sacrificio della mamma per la figlia con la grazia divina trionfa e Paolina riscopre quelle mete sublimi alle quali Dio la chiama. Fatta la confessione generale, dà inizio risolutamente a quella che essa chiamerà sempre la sua «conversione».

SEMPRE PIÙ IN ALTO

L’Abate Würtz le ha proposto un programma di vita: «Andate al Tabernacolo. Nutritevi di Gesù Cristo e lasciatevi guidare da lui». Paolina comincia la sua ascesi e la sua immolazione. L’Eucarestia diviene presto per lei il centro della giornata e della vita, trascorre notti in preghiera e fa istituire in molte chiese l’adorazione perpetua. Visita e familiarizza coi poveri, vende per loro i suoi gioielli e trasforma le ricche stoffe dei suoi abiti in paramenti per le chiese più bisognose. Per vincere poi la sua tendenza alla vanità, pur provandone tutta la vergogna, si veste nel più povero dei modi e si presenta al pubblico. In casa e fuori la dicono pazza ed ogni espediente viene tentato per farla desistere dalle sue «stravaganze».

Nel Natale del 1816, nella cripta di Fourvière, Paolina offre alla Vergine il suo voto di verginità.

L’ATTIVITÀ APOSTOLICA

Il contatto quotidiano con gli ammalati, i poveri, e le giovani operaie che lavorano nelle filande di seta del cognato, mettono a conoscenza della Jaricot i mali morali della sua società. Intensifica allora la preghiera e l’apostolato. A poco a poco la sua testimonianza di povertà, di servizio e di amore per i fratelli ha il sopravvento e Paolina può costruire un primo nucleo di persone spiritualmente impegnate. Nasce così l’opera delle «Riparatrici del Cuore di Gesù sconosciuto e disprezzato».

Nel 1825, in risposta alla Bolla «Ouod hoc ineunte» di Leone XII con la quale veniva esteso il Giubileo a tutto il mondo, e per lottare contro la stampa cattiva, Paolina fonda la lega del «Rosario vivente». Quest’opera approvata, benedetta e raccomandata da Gregorio XVI con un Breve del 27 gennaio 1832, alla morte della Jaricot conterà vari milioni di associati in tutto il mondo.

Un’altra conquista le sta a cuore: il ritorno a Dio del fratello Filéas tutto preso dalle mondanità e immerso in una vita spensierata.

Che fare? – si chiede. Pregherà, tornerà a dialogare con dolcezza, soprattutto gli testimonierà con la propria vita la gioia, la serenità e la pace goduta nell’amicizia divina. Filéas, che esternamente sembra prendersi gioco di ogni sollecitudine, è invece profondamente turbato. L’esempio della sorella e l’opera misteriosa della grazia lo hanno scosso e a poco a poco riscopre l’ideale missionario dell’infanzia. Trascorre ancora un periodo di solitudine e di tristezza, poi è vinto. Riprende a pregare, ritorna a dedicarsi agli altri, specie ai poveri condannati a morte, poi, un giorno, conquistato dal grido di Cristo: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi», decide: «Sarò missionario». A 23 anni parte per il seminario di Sante-Foy-l’Argentìère sul Rodano.

L’OPERA DELLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE

Informata dal fratello Filéas, seminarista, sulle difficoltà in cui versano le missioni francesi, nel 1820 l’intraprendente Paolina, con Claudine Thevenet, promuove un’associazione i cui membri si sarebbero impegnati a versare un soldo per settimana alle missioni.

Nel 1822, l’Opera della Jaricot, con «un chiaro programma di aiuto spirituale e materiale a tutte le missioni» (messaggio di Paolo VI), si fonde con quella che mons. Dubourg, vescovo della Luisiana, ha dato vita in Europa a favore delle missioni d’America e assume la denominazione di «Opera della Propagazione della Fede» “Propaganda Fidei”.

Ella diceva: «Noi siamo cristiani non per questo o quel missionario, ma per tutta la Chiesa in tutto il mondo. lo posso forse aiutare un missionario che conosco, ma il Papa deve aiutare anche quelli che io non conosco. Raduniamo dunque nelle mani del Papa, a dieci a dieci, a cento a cento, le nostre piccole quote costanti, come chicchi di grano che egli può impastare e trasformare in pane per i missionari».

Il 28 maggio dello stesso anno l’iniziativa, con uno statuto di 18 articoli e un Consiglio Generale, era approvata dall’autorità ecclesiastica. Un secolo dopo, 3 maggio 1922, Pio XI la trasformava in «organo proprio della Sede Apostolica» ponendola sotto la protezione di S. Francesco Saverio.

MISSIONARI NEL MONDO

Attualmente, la Fondazione Missio è presente in 130 Paesi, oggi conta 354.000 missionari, 3 milioni di catechisti, 114 diocesi nel territorio di missione e 150 milioni di dollari destinati a progetti pastorali e sociali. Tutte queste risorse sono impiegate allo scopo di sostenere il Papa nel suo impegno verso tutte le Chiese particolari, sia nella preghiera, che è l’anima della missione, sia nell’aiuto materiale ai cristiani di tutto il mondo.

IL LENTO MARTIRIO DEL CUORE

Offerta la propria vita per il trionfo della fede, la risposta divina non si fa aspettare. Non verserà il suo sangue quale martire, ma l’intera esistenza di Paolina diverrà una lenta e dolorosa immolazione. Vedrà le iniziative, cui ha dato vita, venir meno, una ad una, andando ripetendo: «Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò in grembo alla terra; il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore». (cf.Gb.1,21-22)

Nelle indicibili sofferenze trova sempre la forza di pregare: «Adoro i vostri disegni senza comprenderli e mi sottopongo amorosamente alla giusta, santa, adorabile volonta vostra, o mio Dio. Il torrente delle afflizioni si precipita, ha rotto ogni diga. Vi benedico, o Padre, che l’avete permesso. Voi mi avete preso tutti i beni terreni, toglietemi pure la reputazione, l’onore e la vita! Discendere nell’abisso, sparire nel fango, ma trovarvi nascosto il fuoco del celeste amore e poter dire morendo: “Per voi, Signore, e per i miei fratelli!” ..

Ma non tutti la disprezzano. Il Curato d’Ars, parlando un giorno dal pulpito sul dolore dirà: «Oh! fratelli miei, io ben conosco una persona che sa accettare le croci, pesantissime croci, e portarle con amore: è la signorina Jaricot..» Nell’ultimo suo incontro con Paolìna, quale ricordo e stima, volle regalarle una piccola croce di legno sulla quale erano incise queste significative parole: «Dio solo per testimonio. Gesù Cristo per modello, Maria per sostegno! E poi nulla, nulla… amore e sacrificio».

Gli anni si susseguono. La malattia di cuore, che da tempo la tormenta, porta Paolina agli estremi. E’ sfinita, non ne può più, il lento martirio del suo cuore è completo. Sul letto dell’agonia, ancora una volta esprime il suo perdono a chiunque l’ha offesa, poi, rinnovata l’offerta delle sue sofferenze a Dio, tace e prega. Due ore prima della morte, l’ultimo sorriso e l’ultima invocazione sono per la Santa Madre di Dio: «Madre mia, Madre mia – dice – sono tutta vostra». Era l’alba del 9 gennaio 1862.

Pur caduta nella disgrazia dei tradimenti, fu proprio un Papa, Leone XIII, ad impugnare la sua causa di beatificazione con queste parole:

Un famigerato tradimento doveva derubarla della sua fortuna. Oltre all’amaro dolore di veder perire un’opera che amava teneramente, e a tutta l’angoscia prodotta dall’indigenza, questo disastro le portò alla testa toccanti e crudeli difficoltà che la portarono ad essere assalita da creditori, tribunali, viaggi a piedi, respinte, colpe , calunnia e disprezzo. In una parola, tutto ciò che è capace di logorare anche il più valoroso dei cuori. Dio lo ha permesso, senza dubbio, affinché colei che aveva vissuto per Lui e per la salvezza dei suoi fratelli, seguisse, nei suoi ultimi giorni, Gesù Cristo, morto per coloro che Lo condannavano. E che con la sua fede, la sua fiducia, il suo vigore spirituale, la sua dolcezza, la sua serena accettazione di tutte queste croci, si sarebbe mostrata sua vera Discepola. Questi scritti della sua vita mostreranno la sua bella anima e il suo nobile cuore e saranno uno spettacolo di grande virtù. Questo è ciò che desideriamo, ciò che chiediamo a Dio.”

Roma, 13 giugno 1888

Papa Leone XIII

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Il periodo in cui vive Pauline Jaricot è un periodo molto particolare. Dissidi e confusione annebbiavano gli uomini di quel tempo e si doveva trovare un modo per evitare che si smarrisse il senso della ricerca di Dio quale creatore e unico salvatore. Ecco perché S. Pio V ha potuto invocare Maria, Regina delle vittorie ma anche “debellatrice di tutte le eresie”. Non solo per la vittoria riportata a Lepanto, ma anche per le vittorie contro le ideologie che da sempre hanno distratto e disorientato l’uomo di tutti i tempi. Anche nel caso di Pauline, la Divina Provvidenza ha operato così. Tre rivoluzioni portarono alla scristianizzazione in tutta Europa e principalmente in Francia, rivoluzioni che sicuramente non hanno lasciato indifferente la storia, la cultura e lo stesso modo di pensare sia degli uomini comuni che degli studiosi:

– Rivoluzione scientifica,

– Rivoluzione francese,

– Rivoluzione industriale.

Da tutto questo appare chiaro come l’Ottocento sia un’altra grande tappa che vede rinascere il Rosario. L’età contemporanea registra fatti storici che rivoluzioneranno tutto il modo di vivere dei nostri giorni. Il quadro storico – culturale che abbiamo visto delinearsi dal Rinascimento in poi non si fermò alla Riforma della Chiesa con il Concilio di Trento e con Pio V, ma continuò fino a sfociare in ulteriori crisi sociali di smarrimento e allo stesso tempo di ricerca di stabilità di valori, di modus vivendi, di fede e religione. Ancora una volta assistiamo alla ripresa di quella forma di preghiera, ormai definita, che è il Rosario.

L’età moderna, pian piano, si và frammentizzando in tutto ciò che è il manifestarsi della sua vita stessa: dalle ideologie di fondo alle manifestazioni di lavoro, dal mercato e quindi dall’economia, fino alla politica e alla religione. Anche la Filosofia considerata la madre di tutte le scienze e di tutto il sapere, subisce uno scossone, perchè viene meno il concetto di verità che l’aveva tenuta unita fino a questo momento e che, tra l’altro, le aveva garantito una certa scientificità. Addirittura già il termine scientificità diventa problematico. Tutto ciò perché la filosofia, sotto il nome del Nichilismo e sotto l’influsso del pensiero protestante, mette in dubbio non solo se stessa ma la verità stessa, così che non esiste più la verità.

Da questa crisi di sistema  e di valori si passa ad esaminare non più la filosofia in quanto tale, ma le filosofie che nascono e che propongono ciascuna le proprie verità, pluralità di voci ed opinioni che porteranno alla confusione e ad uno smarrimento di tutto l’impianto sociale, pubblico ecclesiastico, educativo, fino a contagiare la fede della gente comune.

Da ciò è evidente che, solo un intervento divino avrebbe potuto riportare ordine, stabilità e serenità.

E’ nuovamente Maria, Madre di Dio e Madre nostra, a riportare ordine! con quella preghiera a Lei particolarmente cara e a noi veramente necessaria, il Suo santo Rosario.

Questa volta proprio in territori francesi, è Paolina Jaricot, lo strumento del quale lo Spirito di Dio si serve per riportare l’uomo all’armonia del creato, distrutta ormai da tutti gli avvenimenti appena descritti (ma che ovviamente ritroviamo in termini peggiorativi nel mondo di oggi dove, non per nulla, ancora una volta la Beata Vergine verrà ad aiutarci: a Fatima), e a portarlo alla contemplazione di Dio fons et culmen di ogni vita.

In ambito italiano, pochi anni dopo, sarà l’avvocato Bartolo Rosario Longo, terziario domenicano, a prestare la sua voce e tutta la sua stessa vita allo Spirito di Dio, per annunciare la buona novella che Dio ci salva in Gesù donandoci il suo Spirito d’amore, gridandolo attraverso i Misteri del Rosario e dimostrandolo con la costruzione di un Santuario, a Pompei, tutto dedicato al Santo Rosario e di opere per la carità annesse al suddetto Santuario: la casa degli orfani, la casa per i figli dei carcerati, la casa delle orfanelle, ecc.

Il Rosario Vivente, istituito dalla terziaria domenicana Paolina Maria Jaricot all’inizio del secolo XIX a Lione, è la risposta ad una richiesta di aiuto divino, quando in Francia la fede si era molto illanguidita tra i fedeli e non era facile trovare persone che volessero dedicarsi a proporre una svolta.

Pauline aveva anche scoperto il libro del Montfort sulla “Vera devozione alla Beata Vergine Maria” che, lentamente, veniva diffuso e fu per lei un punto fondamentale dal quale partire, per l’idea che la Provvidenza le aveva messo nel cuore: “tutta di Maria” e avanti per le missioni.

Anche la stessa Pauline trovò difficoltà all’inizio nel trovare persone disponibili a recitare ogni giorno l’intero Rosario, o almeno la terza parte. Per abituare questi cristiani molto languidi nella fede alla recita del Rosario, la pia donna pensò di cominciare con il fare recitare almeno una decina al giorno riunendoli in gruppi di quindici ed assegnando a ciascuno un differente mistero. Questa pratica fu approvata dal Sommo Pontefice Gregorio XVI. Ma la Jaricot non fu sola in quest’opera, infatti, un grande merito va pure al P. Domenico Lacordaire che con il ritorno dei Padri domenicani in Francia, diffonde con coraggio la devozione del Rosario dagli attacchi degli scettici aiutando così l’opera della terziaria Jaricot. Nel 1877 il Papa Pio IX affida ufficialmente l’associazione del Rosario vivente all’Ordine domenicano mettendolo sotto l’immediata direzione del Maestro generale.

Oggi questo metodo è consigliato preferibilmente per i bambini, per aiutarli nell’iniziazione alla recita del S. Rosario. Di qui deriva, infatti, un altro gruppo ancora; il Rosario tra i fanciulli, istituito in Italia intorno agli anni venti (vedi qui video del Discorso originale di Giovanni XXIII). Questa associazione altro non è che il Rosario vivente recitato tra i bambini. Scopo di questo è far pregare i fanciulli e, in particolare, facilitare loro la recita e l’intelligenza del Rosario. Gli iscritti al Rosario tra i fanciulli godono, per giunta, di tutti i privilegi e le indulgenze concesse ai membri del Rosario vivente.

Oltre al messaggio cristiano e rosariano che la Jaricot ci offre, è bene mettere in evidenza un altro aspetto: il messaggio e il richiamo alla santità quale sequela Cristi, specialmente per noi “generazione del subito, dell’immediato e del qui ed ora”. Parlare di santità, oggi, sembra cosa di altri tempi. Infatti un tremendo processo di secolarizzazione ha confinato il tema della religione e della spiritualità a gruppi ristretti di persone che non rappresentano affatto la vera Fede perché per lo più fanatiche, illetterate o superstiziose perchè fanaticamente rinchiuse nel mondo del soprannaturale e di tante apparizioni. La Chiesa, però, si è sempre sforzata di rettificare questa impressione invitando e sollecitando, specialmente nelle parrocchie e nei Cenacoli di Preghiera, di agire con la propria “testimonianza”.

L’autentico cristiano, infatti, è essenzialmente una persona che testimonia con la propria vita la parola e le scelte di Gesù di Nazaret, ed ha quale modello la stessa Beata Vergine Maria. Essere santo, dunque, non significa fuggire dal mondo e isolarsi dai problemi, oppure affrontarli in modi spropositati, rifiutando una sana formazione attraverso la guida di persone fedeli alla Santa Chiesa. Al contrario: il cristiano può essere santo solo “nel mondo”, ben sapendo di non essere “del mondo”.

Questo è l’autentico messaggio che ci offre Pauline.

Ella ha gridato questa prospettiva con la testimonianza autentica di tutta la sua vita. Questa Opera ha gettato molti semi e ha generato molti frutti: l’esperienza del Rosario vivente ne è l’esempio più eclatante, così come il concetto stesso della Propaganda della Fede e non di una Fede qualsiasi, ma di quella della santa Madre Chiesa.

Essere santo è costruire giorno per giorno una vita di stupore e di impegno: stupore per le meraviglie che Dio ha già operato, impegno per le meraviglie che Dio può ancora compiere attraverso i suoi figli. Sembra incredibile, ma non lo è: la santità è una conquista quotidiana alla portata di tutti noi!

Questo è il messaggio che ci annuncia oggi Pauline Jaricot. Questo è anche il messaggio che ci invita ad annunciare a chiunque incontriamo sul nostro cammino.


La guarigione di Mayline, il miracolo attribuito a Pauline Jaricot

Nel 2012 Mayline, che all’epoca aveva tre anni e mezzo, soffocava mangiando una salsiccia. La diagnosi dei medici accorsi era disperante – annunciarono infatti ai genitori il decesso – la bambina guarì in modo sorprendente e recuperò progressivamente tutte le sue facoltà. La Chiesa ha riconosciuto che questo miracolo si può attribuire all’intercessione della venerabile Pauline Jaricot e che si apriva così la via alla sua beatificazione, e con l’occasione il padre di Mayline torna per noi su quest’evento che gli ha cambiato la vita.
«È stato il dolore più violento che mia moglie Nathalie e io abbiamo mai provato: è come se ci avessero vuotati dal di dentro e più nulla avesse senso o sapore». Di quel periodo Emmanuel – il padre di Mayline, la bambina la cui guarigione è stata attribuita all’intercessione di Pauline Jaricot – si ricorda ancora con forte emozione. Eravamo nel maggio 2012. All’età di soli 3 anni e mezzo, la piccola Mayline era vittima di soffocamento. Un boccone le era andato di traverso ostruendo la sua trachea e la bambina soffocò: «Il suo cuore si è fermato nelle mie braccia», si ricorda il padre Emmanuel.

I soccorsi giunsero e si tentarono massaggio cardiaco e rianimazione: lungo la strada si susseguirono gli arresti cardiaci e poi in ospedale giunse la diagnosi di “Glasgow 3”. «Ci hanno detto che lo stato neurologico era irreversibile e il decesso imminente», ha detto il padre. Nei giorni successivi, gli incontri coi medici si susseguirono ma il verdetto pareva ineluttabile: la situazione in cui si trovava Mayline era senza speranza.
Dopo averle fatto una TAC i medici ci hanno detto che avrebbe avuto pochi istanti o poche settimane di vita.
Mayline apriva gli occhi, nei giorni che seguirono l’incidente, «ma ci rendevamo conto che non era più lì, era come se qualcuno avesse spento la luce: con mia moglie ci siamo guardati e…»

Non ci sono parole abbastanza forti per descrivere quel sentimento «di essere svuotati di tutto, di non sentire più nulla», riprende il padre di famiglia. In quel momento, cioè una quindicina di giorni dopo l’incidente, i genitori della scuola di Mayline decisero di recitare con mons. Barbarin una novena alla venerabile Pauline Jaricot: la diocesi di Lione, che alla venerabile aveva dato i natali, celebrava appunto il 150esimo anniversario dalla nascita di questa donna che ha fatto conoscere ai suoi contemporanei l’importanza della missione della Chiesa nel mondo. La novena terminò il 23 giugno. In quel momento, Mayline era in coma, con ventilazione e alimentazione artificiali, con un trattamento di stimolazione cardiaca che aveva portato a un’embolia polmonare e forti convulsioni non appena si sospendevano i trattamenti.

I medici si pronunciarono allora per l’arresto delle cure, mentre i genitori della bambina desideravano che Mayline continuasse ad essere alimentata artificialmente.

All’inizio di luglio, Mayline fu trasferita a Nizza. Suo padre, ristoratore, aveva appena cambiato lavoro, e tutta la famiglia lo seguì. Prima di essere trasferita, la bambina ricevette l’Unzione degli Infermi «perché possa essere accolta meglio possibile da Dio», ha detto suo padre in un sospiro. Benché fosse in stato vegetativo e con una forte degradazione dello stato cerebrale, la bambina sopportò il viaggio. Una volta a Nizza, quando la rividero i genitori ebbero l’impressione che qualcosa fosse cambiato.
Emmanuel ci racconta:
Dopo quel che ci avevano detto i medici stavamo pensando a dove avremmo sepolto Mayline, ma rivedendola all’ospedale di Nizza avemmo l’impressione che ci fosse qualcosa di differente, come se stesse riprendendo vita.
I medici di Nizza spiegarono ai genitori che in effetti c’era qualche cambiamento, ma restarono pessimisti quanto alla prognosi e preconizzarono per la bambina una vita in stato paucirelazionale. Solo che, una settimana dopo l’altra, la bimba riprese vita del tutto, finalmente. Oggi scoppia di salute, con grande sorpresa del corpo medico. I medici non si sono mai saputi spiegare che cosa sia accaduto, non ci hanno indicato soglie né limiti di progressi.
Alla fine del 2012, Mayline uscì finalmente dall’ospedale, intorno alle feste natalizie. Emmanuel si ricorda ancora con precisione di aver incrociato qualche giorno dopo il medico che aveva in cura Mayline in ospedale:
Era il 22 dicembre, stavamo facendo le spese di Natale. Ero con Mayline per strada quando ci siamo incrociati. Ci siamo salutati e, guardando Mayline, gli ho chiesto di spiegarmi perché non capivo: mi avevano detto che sarebbe morta, che avrebbe solo potuto aprire gli occhi, che non aveva percezione di quel che la circondava… Ed eccola lì come ogni bambina della sua età!
Il medico allora rispose:
S’immagini di essere in automobile sull’autostrada e che il motore si fermi perché ha finito la benzina. Impossibile andare avanti, no? Ecco, questo era Mayline… solo che la vettura è ripartita.

L’inchiesta sulla guarigione
I suoi genitori si convinsero che la guarigione di Mayline fosse dovuta all’intercessione della venerabile Pauline Jaricot:
Ogni giorno prego Dio, Maria e Pauline Jaricot: non chiedo più niente, nelle mie preghiere, ringrazio e rendo grazie.

La sua formidabile testimonianza venne allora esaminata nel corso di un’inchiesta diocesana, nel 2019, prima di essere trasmessa alla Congregazione per le Cause dei Santi. La sua commissione medica ha valutato la guarigione come un fatto inspiegabile, mentre la commissione teologica ha certificato da parte sua l’intervento della venerabile Pauline Jaricot.
L’intervento di colei che aiutò a far conoscere e a diffondere la missione della Chiesa nel mondo è un vero segno che i suoi atti sono sempre benefici, anche dopo la morte. Questo miracolo, inspiegabile agli occhi degli uomini, è chiaro a quelli di Dio come pure a quelli di chi crede. Pauline Jaricot manifesta ancora una volta al mondo – stavolta nel XXI secolo – che la Chiesa ha anzitutto bisogno di fedeli battezzati, di discepoli-missionari, forti della loro fede e della meravigliosa speranza che ripongono in Dio.

(traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio da Aleteia)