Per l’Arcivescovo Delpini, la profanazione di una Messa è una “sciocchezza”, ma però…

Definire il SACRILEGIO, la PROFANAZIONE liturgica “una sciocchezza” è parte integrante di quel minimalismo dottrinale, formativo e catechetico che regna sovrano nella Chiesa dal dopo-concilio.

E’ giunta, seppur con un mese di ritardo, la Nota ammonitiva – leggi qui – dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini per Don Mattia Bernasconi il quale, nel mese di luglio, aveva celebrato una Messa in acqua… usando come altare un materassino.

E dunque sì, premettiamo che Don Mattia ha chiesto scusa… e ha detto anche di aver celebrato una Messa di riparazione e, tuttavia, un buon cattolico dovrebbe rammentare che quando uno scandalo è pubblico, pubblica deve essere l’ammenda… Non vogliamo perciò mettere alla gogna nessuno quanto piuttosto valutare con voi le parole conciliariste e contraddittorie di mons. Delpini il quale, pur avendo avuto un mese di tempo per preparare queste due righe, non è riuscito a chiudere la questione in modo più concreto e sano.

Leggiamo le sue parole e poi analizziamo il contenuto che è rivolto ad ognuno di noi, ad ogni Fedele…

  • «La risonanza pubblica che ha avuto la vicenda della s. Messa celebrata da don Mattia Bernasconi al mare mi inducono a rendere pubblico il mio giudizio.
    Infatti a causa di questo evento e della rilevanza mediatica che ha avuto si sono riversati sia presso il Dicastero del Culto Divino, sia presso la Curia Arcivescovile di Milano molti messaggi: alcuni hanno espresso il sincero e profondo sconcerto di fedeli, altri hanno elaborato riflessioni, teorie, valutazioni sistematiche sproporzionate, altri hanno semplicemente insultato me e i miei collaboratori, per non parlare di dibattiti infiniti che si sono svolti in diverse sedi.
    Mi dispiace dello sconcerto e della sofferenza che hanno ferito la sensibilità di fedeli sapienti e devoti. Io ritengo che il modo di celebrare scelto da don Mattia sia una sciocchezza senza giustificazioni. Anche don Mattia lo riconosce nella lettera che ha scritto per chiedere scusa.
    Sarà doveroso per don Mattia riprendere con serietà una formazione liturgica che consenta di capire come sia stato possibile questo comportamento ed evitare che si ripeta».
  • Mario Delpini
    Arcivescovo di Milano

Dunque…

1) la causa che ha mosso l’intervento di un arcivescovo non è stata la profanazione e il sacrilegio liturgico, ma la “risonanza mediatica”… Se da una parte l’aspetto positivo ci fa comprendere che scrivere al Culto Divino e ai nostri Vescovi, se lo facciamo in tanti, non è tempo sprecato, dall’altra però lascerebbe intendere che se una profanazione non diventa mediatica, nessun vescovo interverrebbe per la correzione;

2) il dolore e il dispiacere dell’Arcivescovo non sta nella PROFANAZIONE e nel sacrilegio a Nostro Signore Gesù Cristo, infatti dalle sue parole non emerge alcuna “Riparazione liturgica”, ma sta nei contenuti delle tante email o messaggi di protesta inviati dai fedeli… questi, infatti, lo hanno spinto – dopo un mese – ad intervenire;

3) l’Arcivescovo interviene con una sua opinione personale molto contraddittoria: dapprima afferma che – l’atto compiuto da Don Mattia – è stato “UNA SCIOCCHEZZA senza giustificazioni“…. poi però ammonisce il sacerdote invitandolo a ri-formarsi liturgicamente…

Ora! se questa profanazione è stata “una sciocchezza“, perché invitare il sacerdote a “riprendere con serietà una formazione liturgica che consenta di capire come sia stato possibile questo comportamento ed evitare che si ripeta” ??? Delpini ammette e riconosce che ci troviamo davanti a sacerdoti senza una adeguata formazione liturgica??? Una domanda si impone alla nostra coscienza: ma questi giovani ( o meno giovani) sacerdoti, ci credono davvero alla PRESENZA REALE?

Definire il SACRILEGIO, la PROFANAZIONE liturgica “una sciocchezza” è parte integrante di quel minimalismo dottrinale, formativo e catechetico che regna sovrano nella Chiesa dal dopo-concilio.

Ringraziando perciò, comunque sia, l’intervento di mons. Delpini che sottolinea aspetti importanti quali, appunto, che l’atto compiuto da Don Mattia è “senza giustificazioni”, affermazione rilevante da non sottovalutare, resta preoccupante la questione della FORMAZIONE LITURGICA dei sacerdoti… tema che si deve affrontare a parte. Ricordiamo anche l’editoriale del professore Roberto de Mattei che condividiamo: La Messa sul materassino o il Rito Romano antico? e quando riflette:

  • L’aspetto più grave della vicenda è però il fatto che il celebrante, vicario della pastorale per i giovani di una parrocchia di Milano, si è reso conto della gravità del suo gesto solo dopo lo scandalo mediatico, scusandosi per la sua “ingenuità” con una lettera pubblica. Il problema, come alcuni hanno giustamente notato, è proprio il fatto che l’episodio della spiaggia di Crotone non rivela una deliberata volontà di dissacrazione, ma la totale impreparazione teologica e liturgica di sacerdoti, come il prete milanese, usciti dai seminari negli ultimi decenni.

Per capire così la vicenda, vi proponiamo anche alcuni passaggi dalla riflessione di Andrea Zambrano, vedi qui, quando il 28 luglio commentava:

Insomma: un sacrilegio – di un prete! – è chiaro a tutti, persino alla magistratura, tranne che ai vescovi e questo la dice lunga su come il livello di guardia dell’ortodossia si sia abbassato in questi anni, tranne che in un particolare caso: scommettiamo che se don Bernasconi avesse celebrato in latino in una chiesa vicina, senza l’autorizzazione del vescovo, oggi staremmo raccontando di una sanzione canonica calda e fumante per lui?

Infatti, per il prete non si parla assolutamente di un procedimento canonico, i cui termini ci starebbero tutti, ma la Chiesa sconta purtroppo il grave handicap di aver tollerato fino al parossismo del sacrilegio tutte le creatività possibili. Correre ai ripari ora e con il solo che è finito sui giornali e indagato, appare controproducente. Per la legge degli estremi che si attraggono a forza di messe blasfeme, di consacrazioni truffa e di comunioni clownesche, i “miscredenti” sono diventati alcuni preti.

Lui, il sacerdote, ieri ci ha provato a correre ai ripari pubblicando una lettera sul sito della parrocchia di San Luigi Gonzaga in Milano nella quale si è cosparso il capo di cenere chiedendo scusa per la sua ingenuità, ma continuando a giustificarsi perché in fondo in quel tratto di costa crotonese non c’erano, per lui e i ragazzi della sua parrocchia reduci dal campo di Libera, luoghi adatti a celebrare. Ma non sarà credibile: la località Alfieri è una delle principali del capoluogo calabro e la prima chiesa dista non più di 500 metri. …

Quel che è evidente è che nessuno – né don Bernasconi, né il suo vescovo – senta il bisogno di riparare al gravissimo sacrilegio di una Messa diventata una messa in scena. Perché un vulnus c’è stato e chiedere scusa non servirà a ripararlo. Per il linguaggio dei giudici la riparazione si chiama indagine – per lo meno – per la Chiesa si chiama Messa riparatrice. Ma non ci sarà, statene certi.

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Su certa decadenza ecclesiale ricordiamo alcuni articoli passati: