Primum quǽrite (Cercate prima…)

La grande lotta non è tra fede e ateismo dichiarato, ma tra una fede che chiede rinunce e un’illusione che promette di abbracciare Dio senza abbandonare il peccato. Ma cosa vuoi davvero dalla vita? Questa è la domanda che smaschera le nostre uscite di sicurezza, le nostre mezze adesioni, i nostri cristianesimi di facciata.

Santa Messa XIV Domenica dopo Pentecoste in rito tradizionale a Vocogno in Val Vigezzo (VB).
Omelia di don Alberto Secci: Primum quǽrite.
Domenica 30 Agosto 2026.

Sia lodato Gesù Cristo.

Noi siamo bravissimi ad ascoltare con una falsa umiltà questo Vangelo, a sentirne un fremito estetico, sentimentale, per poi tornare ai nostri affari come prima. È difficile far cambiare l’orario a una persona: l’ora dell’alzata, l’ora della colazione; figuriamoci far cambiare le abitudini economiche. Quindi io non mi illudo e so anche che i commenti dei preti sono pericolosi, che i preti tendono… e il rischio è anche mio, quello di ovattare questo Vangelo, di addolcirlo.

Dio è Dio. O è tutto o non è Dio. Vi supplico: per definizione, Dio è tutto. Se non è tutto, non è. Ma qui dobbiamo decidere se siamo persone di fede o atei. Non agnostici, eh? L’agnosticismo, alla fine, è ateismo. E se Dio è tutto, è provvidenza: per secoli il mondo cristiano ha vissuto questa coscienza della provvidenza di Dio. Per secoli. Ben inutilmente ha tentato anche lo Stato liberale di tener dentro, nei suoi programmi, i Promessi Sposi di Manzoni. Ma se non abbiamo capito che cos’è la provvidenza… tutto è sulla Divina Provvidenza, tutto.

Ma perché tendiamo ad addolcire un Vangelo così? Noi preti, eh, perché abbiamo paura. Vedete, permettetemi di fare un’applicazione che, secondo me, può essere utile per noi. Siamo in un momento che non è questione di questi anni, di un secolo: è di una profonda crisi della vita cristiana. Profonda, profonda, profonda. Adesso stiamo quantificando una crisi senza precedenti, che diventa anche numerica. Diventa anche numerica, questa crisi.

Qual è la tentazione? Quella di confezionare – ed è ecclesiastica, eh, questa tentazione – quella di confezionare un cristianesimo che parli della bellezza di Dio senza le rinunce. È un’illusione vecchia, che diventa pericolosa quando è teorizzata. In fondo, il cattolicesimo liberale, nato nell’alta borghesia, eh, è stato questo nel vissuto: quello che, in fondo, Dio non ti chiede fino a quel punto. Per cui fai tutto un cristianesimo dove parli della bellezza di Cristo – quando va bene. Adesso si parla della bellezza della speranza, della luce, perché notate che si parla sempre meno di Nostro Signore Gesù Cristo. Va bene? Ma anche quando si parla di Cristo – e siamo già a buon punto – si parla della bellezza di seguirlo e non delle rinunce che comporta, perché si ha paura che sia un’esigenza, sia un chiedere troppo forte; per cui si rischia di essere ancora meno presenti in chiesa e nella vita cristiana, in un momento di crisi. Non è così. È un’illusione mortale, perché non si può abbracciare Dio senza prima operare dei rifiuti.

La Chiesa si è anche illusa, nei decenni precedenti. Siamo ancora dentro questo guado: che si possano affermare le verità di fede senza dichiarare delle condanne. È il nuovo corso, no? È un’illusione mortale, perché quello che tu non condanni lo assumi; quello che tu non rifiuti, lo scegli. È chiaro? Gesù sta parlando ai suoi discepoli, mette in guardia prima di salire al cielo e dice: “Nessuno può servire a due padroni”. Ora, per non servire due padroni, devi rinunciare a quello sbagliato e scegliere quello vero.

Abbiamo qualche dubbio? Una delle cose più antiche nella Chiesa sono le promesse battesimali. Primo secolo, dal primo al quarto secolo: antichissime, come sono le promesse battesimali. “Rinunci a Satana, a tutte le sue opere, a tutte le sue seduzioni”. Prima rinunci, prima rinunci, poi credi. È fatto così, la verità della vita, ed è fatto così il cristianesimo. Ma capite che fare un cristianesimo dove non ci sia più la rinuncia a Satana, alle sue seduzioni, alle sue pompe – come si diceva una volta, eh, che le seduzioni sono anche fatte in modo solenne nella vita – è un’illusione terribile.

Guardate che siamo qui, eh. Questa la grande lotta sarà tra un cristianesimo che continua a chiedere delle rinunce e un altro che si illude di far abbracciare le cose di Dio senza chiedere le rinunce al peccato. Guardate l’epistola di questa domenica: “Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non appagherete i desideri della carne”. I desideri della carne si oppongono allo Spirito; i desideri dello Spirito, alla carne. E notate quali sono le opere della carne: fornicazione, impurità, immodestia, lussuria, idolatria, magia. Idolatria: c’è anche l’avarizia, eh, il denaro, eh. Inimicizie, contese, gelosie, ire, discordie, fazioni, invidie, omicidi, ubriachezze, orge e altre cose simili. Più di così non poteva. Eh, lecate tutte, eh, ma siccome i Galati erano testardi, gliele ha elencate, gliele ha scritte. “Io vi preavviso, vi preavviso – come ho fatto altre volte, quindi non può essere una buttata del momento – e San Paolo già aveva già detto, adesso glielo scrive: ‘Quelli che commettono tali cose non erediteranno il regno di Dio’”. È ancora così il cristianesimo in mezzo a noi?

Non è vero che c’è una religione nuova che vuole far abbracciare il Vangelo senza le rinunce. A quando declasseranno San Paolo e le sue epistole? Arriverà, prima o poi, il momento così, perché per giustificare i cambiamenti che abbiamo operato nella vita cristiana dobbiamo rifiutare San Paolo. “Coloro che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni, i suoi desideri”. Ma il problema è quello di non illudersi di poter servire due padroni.

Guardate, tutta l’educazione attuale insegna a servire non due, tre, quattro, cinque, sei, dieci padroni. Alla fine, non è vera quella posizione, è falsa, produce disastri. Allora, mi sembra che la domanda che dobbiamo lasciarci fare è molto semplice, ma… tu cosa vuoi davvero dalla vita? Cosa vuoi? Vi prego un istante di serietà su questo: cosa vuoi davvero dalla tua vita? E bisogna gettare la maschera con se stessi.

Eh, non è vero che noi rischiamo – penso al rischio che hanno loro, i più giovani, ma non solo, eh, che adesso c’è un’adolescenza che dura fino alla terza età, quindi il rischio loro è anche il rischio nostro – è vero che noi tendiamo a tenere delle uscite di sicurezza? “Sì, sì, sono per il Signore, ma sono anche favorevole alla messa tradizionale, perché la Chiesa deve tornare a questo”, e dopo lasci delle cose così, sei tranquillo che, se fosse… se proprio non fosse vero, puoi continuare a respirare. Capite che non è fede, questa? Non è fede, vuol dire che non sei certo.

Mi perdonate se a fine estate vi tedio con questo, ma il nome di Dio, vi dico, è di capitale importanza. Il Signore è un grande educatore e ai suoi, a quelli che l’hanno seguito, gli dice: “Non angustiatevi per la vostra vita, di che mangerete; per il vostro corpo, di che vestirete, eccetera”. Li spinge a una confidenza totale in Dio. Tra l’altro, così è fatta la vita, perché quando sarà l’ora di ciascuno di noi, non resta che questo, eh: che i soldi che hai avuto non sono più tuoi, neanche il tuo corpo ti comanderà, ti seguirà più, e sei lì, la tua anima di fronte a Dio. Se non ti sei allenato a fidarti di lui e della sua provvidenza prima, come farai in quel momento?

Ma vorrei volgere in positivo tutto questo: che non è solo una rinuncia, è una passione infinita. Che giovinezza disgraziata quella di chi non ha avuto per passione verso Dio il rischiare di mettersi in qualcosa di grande! A 15-17 anni devi averlo già fatto, se no è finita. Sei già vecchio, sei già vecchia. A forza non ci sono più vocazioni: siamo imborghesiti, abbiamo tutte le uscite di sicurezza. “Se va male, faccio la vacanza; se fa male, c’è quel viaggio; se va male, prendo un bel voto…” E Dio dov’è? È Gesù Cristo dov’è?

La cosa che mi fa più impressione è quando il Signore dice ai suoi, dopo di dire “Non angustiatevi dunque, dicendo che mangeremo, che berremo, di che vestiremo”: “Sono i pagani che vanno in cerca di tutte queste cose”. Che siamo immersi in totale paganesimo, con una facciata di cristianesimo. Il Padre vostro sa che avete bisogno di tutte queste cose. Prima ha detto: “Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”. Non ci si commuove più per questa… per questa cosa: “Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”. “Voi valete di più”, dice Gesù, “non vendetevi”.

E poi c’è il gran finale, che deve essere la stella polare della nostra vita: “Cercate dunque prima il regno di Dio”. Questo primum regnum Dei, primum. Allora, vi supplico, vi posso lasciare un compito, se siete venuti a messa qui. Spero che vi fidiate un po’, eh: allenatevi in questa settimana, in tutte le cose piccole, grandi, primum, a scegliere prima il regno di Dio. Qualcuno non capirà cosa deve fare. Campanello d’allarme: vuol dire proprio che sei tonto nella fede. Devi farti educare, devi andare, cominciare a darti da fare a capire che cosa vuol dire che primo è il regno di Dio. Primo. Il resto viene dopo.

“Cercate”: cercare vuol dire proprio lavorare prima il regno di Dio, la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Allora, facciamo un esame di coscienza. Qui tra di noi c’è gente che ha fatto le vacanze di due mesi, chi le ha fatte di 15 giorni, chi non le ha fatte. Tutti siamo coinvolti. Cosa abbiamo fatto per il regno di Dio in questi due mesi, in questi 15 giorni o nel nulla delle ferie? Che cosa abbiamo fatto per il regno di Dio? Ma quantificare… “C’era questa cosa, ho fatto così, è successo questo”… eh, sono tutte ciance. La cosa peggiore è far retorica attorno a Gesù Cristo, è quantificare.

Non siamo tantissimi, ma siamo qua. Se tutti avessimo lavorato, in quest’ultimo mese, primum per il regno di Dio, si vedrebbe, eh, si sentirebbe, sarebbe sconvolto l’ambiente. Non l’abbiamo fatto semplicemente perché noi siamo peggio dei cattolici liberali: siamo preoccupati ancora solo di non peccare. Non siamo preoccupati di cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia.

Vi supplico, lasciatevi richiamare su questo, ma non ricominciate come prima. Deve cambiare qualche cosa. Sarà una cosa in questa settimana, ma deve cambiare. È l’unico modo perché la vita cristiana, cioè Gesù Cristo presente, sia viva in mezzo a noi. L’altra è l’illusione di servire i due padroni, tenere il piede in due staffe – eccetera, eh, o scarpe che sia, secondo i proverbi – è un’illusione, non produce niente, produce la morte.

Domandiamo un amore grande al Signore, che diventa fede nella divina provvidenza, e incominciamo appassionatamente, rischiando, a lavorare per lui. “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia”. La vita cristiana non è un lavoro di perfezione della propria anima. Eh, io intanto, quando vedo qualcuno che prega, mi domando: “Ma sta lavorando per il regno di Dio o per la perfezione della propria anima?”. O i teologi diranno che coincidono le cose? Bisogna vederle. Non si può tutta la vita perfezionare se stessi senza ottenere gran risultati. Ti perfezioni veramente quando lavori per un altro.

Sia lodato Gesù Cristo.

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