Beato Enrico Suso e la Divina Sapienza

Così diceva la Divina Sapienza al beato Susone: «Io e te non c’incontriamo su di uno stesso ramo o in uno stesso luogo; tu vai per una strada, Io per un’altra. Le tue domande procedono da senno umano e Io rispondo con sensi che sono al di sopra dell’intento di ogni uomo. Devi diventare insensato se vuoi giungere qua, perché la Verità diventa manifesta per mezzo della nescienza…». (1)

Nato a Costanza nel marzo 1295 Heinrich Seuse entrò a 13 anni novizio nel locale convento domenicano di S. Nicola. Dopo cinque anni mediocri, avvertì il bisogno di tendere alla perfezione, e per un maggiore controllo delle passioni cominciò ad infliggersi diverse penitenze corporali (fra cui l’incisione sul petto del monogramma JHS).

Sembra che tale conversione sia avvenuta a seguito di una visione  della Sapienza eterna, della quale divenne discepolo col nome di Amandus. Verso i quaranta anni però il Signore lo convinse che era più importante sapere accettare le avversità della vita che non fare dure penitenze.

Dopo i primi studi a Strasburgo, passò allo Studio generale di Colonia. Qui tra il 1322 e il 1325 dovette conoscere Eckhart, almeno a giudicare dall’ammirazione che dimostra nei suoi scritti, ove parla delle dolci dottrine del santo maestro Eckhart.

Ma la dottrina del maestro Eckhart fu tacciata di eresia filo panteista e  quando nel 1329 la Chiesa condannò Eckhart per le sue dottrine, Suso lo difese apertamente, e questo gli costò la rimozione dal suo incarico di docente. Dovette discolparsi davanti ad un capitolo dell’Ordine Domenicano ad Anversa nel 1327.

_03-beato-enrico-suso-4Susone si diede in quel periodo ad una intensa attività predicatoria oltre che di direzione spirituale. Ma nel 1339, essendo stato il convento di Costanza disperso per aver preso partito contro l’imperatore Ludovico di Baviera nello scontro col papa Giovanni XXII, anche Susono dovette recarsi presso il convento di Diessenhofen, ove nel 1343 divenne priore. Rientrato nel 1346 a Costanza, dovette sopportare due accuse una più grave dell’altra.

La prima riguardava la sua partecipazione all’avvelenamento di pozzi attuata dagli ebrei e che per questi ultimi portò a violenze e saccheggi popolari, nonché alla messa al rogo di diverse centinaia di loro. Un’accusa che portò l’amico Enrico di Nördlingen a dissociarsi: “Il mio cuore non è più legato a Suso come un tempo”. A quest’accusa si aggiunse poco dopo la calunnia di una giovane donna (che diceva di avere avuto un figlio da lui) e dovette nel 1348 trasferirsi ad Ulm, ove morì il 25 gennaio 1366, giorno in cui oggi si fa memoria.

Il 16 aprile 1831 papa Gregorio XVI confermò con decreto, l’approvazione del culto del beato Enrico Suso. Il suo elogio si legge nel Martirologio romano al 2 marzo: «A Ulm nella Svevia in Germania, beato Enrico Suso, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che sopportò pazientemente innumerevoli difficoltà e malattie, scrisse un trattato sull’eterna Sapienza e predicò con assiduità il dolcissimo nome di Gesù.»

Il nostro Beato scrisse il “Libriccino della verità”, il “Libriccino della Sapienza eterna”, ”l’orologio della Sapienza”, il “Libro delle lettere” con 11 epistole e altre opere ascetiche e religiose. Fu nei Paesi d’Oltralpe l’autore più letto prima dell’avvento dell’”Imitazione di Cristo”.

Quando Suso compose i suoi scritti di spiritualità, erano molto attivi movimenti pseudo-mistici a sfondo panteistico: Suso si rivolge in particolare  contro i fratelli e le sorelle del libero spirito, un movimento che riteneva l’uomo perfetto e libero da ogni forma di peccato. Questo e altri movimenti insegnavano che l’uomo è incorruttibile dal peccato e capace di salvarsi da solo. Essi puntavano all’autoaffermazione dell’uomo, che era per questo libero da ogni obbligo religioso poiché partecipe dell’immutabilità e impeccabilità di Dio.

Per questo l’opera di Suso è molto importante nella storia della spiritualità medioevale, e valida anche per noi oggi. Il Libro dell’eterna Sapienza  è sotto forma di dialogo tra il servo (Susone) e la Saggezza per ravvivare nei cuori il fuoco dell’amore divino. Nel dialogo non sempre si evince che cosa il Susone intenda per Saggezza, se il Logos, l’attributo divino o la stessa umanità del Cristo, ma senza dubbio traspare una similitudine con la Divina Sapienza del testo biblico.

Partendo dalle sofferenze del Cristo e della Madonna, il mistico tedesco evidenzia la gravità e le conseguenze del peccato. Passando attraverso le sofferenze del Cristo ci si apre la strada verso la contemplazione della deità sottratta al divenire, che tra l’altro offre le basi alla disposizione del cristiano dinanzi ad una santa morte.

In Susone la passione e le sofferenze del Cristo fanno da sfondo al concetto di abbandono. E per meglio sottolineare il senso dell’abbandono ricorre all’immagine dello straccio: “Un mattino dopo la messa, il Servitore era seduto tristemente nella sua cella, riflettendo su ciò che gli era capitato. Era intirizzito dal freddo, essendo inverno. D’improvviso una voce gli disse dentro di lui: “Apri la finestra della cella, guarda e impara!”. Egli l’aperse e guardò.

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Vide un cane che correva all’interno del chiostro, tenendo nelle fauci un povero strofinaccio per i piedi. Ne faceva quel che voleva: lo gettava per aria, lo strascinava per terra, lo faceva a brandelli. Il Servitore sollevò gli occhi, emise un profondo sospiro, e la voce interiore gli disse: “Tale tu sarai nella bocca dei tuoi fratelli”. Pensò dentro di sé: “Se non può essere diversamente, rassegnati e vedi come lo strofinaccio si lascia maltrattare in silenzio. Fa la stessa cosa”. Egli raccolse e conservò lo straccio per lunghi anni, come se fosse un tesoro prezioso.”

In linea col Libro dell’eterna Sapienza è anche il Piccolo libro dell’Amore nel quale Susone esprime bene la devozione cristiana medioevale verso la passione di Cristo e la sofferenza che sorge nel cuore a meditare i vari momenti della passione. Dopo aver descritto con grande partecipazione i dolori del Cristo, Suso riporta anche la sua reazione:

“O lacrime brucianti, colate senza posa dal fondo del mio cuore, per ungere tutte le piaghe del mio Diletto. Quale cuore, fosse pure di pietra, fosse pure di ferro, non resterebbe intenerito davanti a tutte le ferite che ti sono state inflitte? Ah, maestro mio dolcissimo,  chi mi darà di poter morire per te? Poiché io desidero che ogni mia forza muoia con Te, che tutte le mie ossa siano spezzate con le tue,  che la mia anima sia appiccata e penda dalla croce con Te….

Consurge consurge! Su, su, o cuore mio! Alzati, rivesti la forza divina, opera virilmente, sii coraggioso, sii ardito e non avere paura! Non tornare indietro! Non fuggire mai! Metti davanti allo sguardo il tuo re e la tua guida, che si è battuta coraggiosamente per te, che per te ha sofferto ferite da morirne, che ha vinto la morte attraverso l’amarezza della sua morte, che ti ha offerto la sua mano destra per soccorrerti…”

In generale si può dire che Susone non è molto originale quanto al contenuto (che dipende chiaramente dall’Eckhart), ma molto per quanto riguarda la dolcezza dell’esposizione, la ricchezza d’immagini esposte secondo un personalissimo senso estetico. Come per Eckhart e tutta la teologia apofatica,  l’ascesa verso Dio comincia dalla rinuncia a sé e alla propria volontà.

La teologia apofatica è quella forma negativa, che tuttavia, si serve di un tale metodo apofatico, cioè, ammette in parte la possibilità di un esercizio discorsivo e razionale per avvicinarsi a Dio, non dicendo cosa Egli è, ma dicendo cosa Egli non è. Essa culmina comunque nel silenzio.

Per Susone questo abbandono passa attraverso la sofferenza e soprattutto per la Passione di Cristo. L’aspetto cristologico è qui più avvertito. L’ascesi e le mortificazioni trovano una giustificazione ed una magistrale collocazione nelle sofferenze del Cristo. Tutta la via verso Dio è compendiata in tre fasi: deporre la forma creata (il morire a se stessi), conformarsi a Cristo (la via del Vangelo), per infine trasformarsi nella divinità (la resurrezione in Cristo).

Il beato non fu sepolto nella comune fossa dei frati, ma deposto nella chiesa del convento di Ulma; fino al 1531 davanti alla sua tomba ardeva da secoli una lampada e una lapide attestava il culto a lui dedicato. Tanti santi si sono a lui ispirati nella ricerca della spiritualità eletta; è rappresentato in tantissime opere d’arte di artisti insigni, una sua statua fa parte del gruppo della Madonna del Rosario col Bambino posto sul campanile della Suso-Kirche in Ulma.

Nel capitolo VIII del suo L’Amore dell’Eterna Sapienza, San Luigi Maria Grignon de Montfort descrive quanto segue:

“Si racconta nella vita del beato Enrico Susone, domenicano, che nel desiderio ardente di possedere l’eterna Sapienza, a lei si offrì più volte per patire ogni specie di tormenti pur di ottenerne la benevolenza. «E che! – diceva a se stesso un giorno – non sai che gli innamorati sposano mille e mille sofferenze per colei che è oggetto del loro amore? Per loro sono dolci le veglie, gradevoli le fatiche e il lavoro è un riposo, quando sono certi che l’amata si riterrà obbligata e soddisfatta. Se gli uomini fanno tutto questo per accontentare una povera creatura, non arrossirai tu di vergogna quando tentenni nel conseguire la Sapienza? O Sapienza eterna! No, non indietreggerò mai nel tuo amore, dovessi avventurarmi nella sterpaglia e fra le spine fin sopra la testa per giungere al luogo del tuo riposo… Dovessi diventare spettacolo di mille crudeltà sofferte nel corpo e nell’anima… stimerò la tua amicizia più di ogni cosa, e ti farò regnare incontrastata su tutti i miei affetti!».

Qualche giorno dopo, trovandosi in viaggio cadde nelle mani dei briganti, i quali lo percossero e lo ridussero in uno stato così pietoso ch’essi medesimi ne ebbero compassione. Allora Enrico, vedendosi così ridotto e privo di ogni aiuto, piombò in un amaro sconforto; dimenticò il proposito d’esser coraggioso nelle afflizioni e si mise a piangere ed a cercare il perché Dio lo affliggesse in tal modo. Mentre si soffermava su tali pensieri, venne colto dal sonno.

Sul far del mattino, sentì una voce che così lo rimproverava: «Eccolo, il nostro soldato, quello che spacca le montagne, s’arrampica sulle rocce, espugna le cittadelle, uccide e frantuma i nemici, quando sta bene… ma che non ha coraggio né braccia né gambe nell’avversità! È un leone nel tempo della consolazione, ma è un timido cervo nella sofferenza. La Sapienza non offre la sua amicizia ai pigri ed ai vili!».

A simili rimproveri, Enrico confessa la colpa commessa nell’eccessivo lagnarsi e supplica nel contempo la Sapienza di permettergli di piangere e di alleggerire il cuore almeno con le lacrime. «No, no! – replicò la voce – tutti gli abitanti del cielo non avrebbero la minima stima di te, se, come un bimbo ed una femminuccia, ti abbandonassi alle lacrime. Asciugati gli occhi, e fa’ vedere un volto sereno…».

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Alcuni Scritti imponenti (2)

“Sta con noi, o Enrico, e disgombra dal tuo cuore ogni dolore, ogni mestizia; canta in giubilo in nostra compagnia, salta conforme al nostro ballo e non sentirai il peso delle tue penitenze. Quanta gioia e allegrezza senti tu dei nostri canti, tanto diletto abbiamo noi, quando tu patisci per amor di Gesù Cristo.” (l’Angelo Custode al Beato Enrico Suso)

“Oh Benignissima Sapienza, illuminate i miseri peccatori e ignoranti…”

“No! – rispose la Divina Sapienza – non sono ignoranti, no, ma ad ogn’ora sentono e conoscono le loro miserie, le veggono, le provano, ma non ne vogliono sapere per non perdere il diletto dei propri piaceri! Anzi, si sforzano di difendere i loro errori, e poi infine, ma troppo tardi, s’accorgono della loro falsità. Essi vogliono fuggire le fatiche e le Croci della mia servitù e credono di poter vivere una vita più lieta…”

“Ma quale rimedio avranno quei cuori perduti se non rivolgersi a Voi piangendo, o pietosissima Sapienza?” – “Io ci sarò sempre per illuminarli, purché essi vogliano essere illuminati davvero. Io non manco a nessuno e nessuno abbandono, se non a chi rifiuta e abbandona l’aiuto” – “Oh Diletta Sapienza, ma il lasciare gli amori e i piaceri consueti è troppo difficile….” – “Sì, ma più difficile ed eterno sarà il patir dei tormenti futuri dell’inferno…”

“O Divina Sapienza, ma forse si sentono così forti e bene ordinati in se stessi, che il male futuro non nuocerà loro che pensano in fin di bene…”

“E come? – risponde la Divina Sapienza – non sai forse che il peccato di sua natura turba il cuore, fa l’animo afflitto togliendogli la pace, la grazia, il pudore, la vergogna, il timore a Me e l’adduce in una misera cecità privandolo della Grazia e facendolo alieno da Me e sempre addolorato..”

“E’ vero Signore, ma vi sono delle anime tiepide, in buona fede, le quali si danno ad intendere che la coscienza non le pugna e il male non le possa toccare perché vivono sotto l’abito dello spirito e religioso e credono che il loro amore sia spirituale e non terreno…”

Rispose la Divina Sapienza: “Tanto nuoce ad un occhio ben sano la polvere di bianca farina, quanto quella di pallida cenere… Dov’è il fervore dei Santi? Le lacrime, le penitenze, le contemplazioni, i silenzi, la povertà, l’umiltà, l’obbedienza ai Miei Comandamenti, la verginità, la castità e la santità antica?… Ma quel che è peggio e danno più irreparabile si è che la tiepidità è già passata nella consuetudine e si stima religione d’onore e santità un’ombra esterna d’abito, di cerimonie, ed è quello stesso che rovina lo spirito del cuore e distrugge ogni vera santità. Guai! Guai a quell’ora consumata da i religiosi in pensieri vani, in discorsi inutili, in parole oziose, in curiosità, in burle, in risate, in feste, ed ivi vi trascinano i poveri fedeli allontanandoli da Me… la Mia Giustizia farà il suo corso…”

Preghiera dalla Liturgia Propria:

“O Dio, che hai chiamato il beato Enrico all’imitazione del Tuo Figlio e lo rendesti esemplare nella mortificazione corporale; concedi a noi di seguire Cristo Crocefisso per godere sempre del suo conforto. Per Cristo nostro Signore. Amen”

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1) Dialogo del Beato Enrico Suso “Libretto della vita perfetta” con la Verità

2) nel Dialogo dell’Eterna Sapienza del Beato Enrico Suso, Susone – fonte diretta qui.

E’ stato realizzato anche un video che vi offriamo a seguire: