365 giorni con il cardinale Carlo Caffarra – Gennaio

Alzati, la tua fede ti ha salvato”: la pagina del Vangelo ancora una volta ci svela la profondità della misericordia del Signore. I doni che il Signore ci fa a che cosa mirano? all’incontro con Lui. Solo l’incontro con Lui ci salva: i suoi doni sono semplici mezzi per metterci in connessione con Lui. Un anno è passato: l’incontro con Lui si è fatto più vicino, ora la nostra salvezza è più vicina di quando abbiamo creduto: restiamo vigilanti nell’attesa, operanti nella carità e fiduciosi nella Sua sola misericordia. (Omelia Te Deum 31 dicembre 1995)

Il cardinale Carlo Caffarra (1° giugno 1938 – 6 settembre 2017) è stato arcivescovo di Bologna dal 2003 al 2015. Il nostro sito vuole rendere omaggio a questo grande Defensor Fidei del nostro travagliato tempo, ricordando il suo magistero e i suoi insegnamenti che riteniamo utile offrire con “un pensiero al giorno”, mese dopo mese, utilizzando e aggiornando questa sezione a lui dedicata. In questo link invece, troverete la bellissima testimonianza del domenicano Padre Riccardo Barile, dedicata al suo incontro con Caffarra e che ben ci aiuta a conoscere questo grande ed umile cardinale della santa Chiesa.


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1° – Oggi questo comune patrimonio morale (della pace) è seriamente insidiato dal flagello di quel relativismo etico assoluto, secondo il quale non esiste alcuna verità universalmente valida circa il bene e il male. Essa è esclusivamente stabilita dalla maggioranza: “è vero ciò che la maggioranza stabilisce che sia tale”. Non è esagerato parlare di “flagello”. Là dove il relativismo etico assoluto domina la coscienza dei singoli e di un popolo, diventa impossibile discriminare la giustizia dall’ingiustizia, e l’uomo è esposto ad ogni prevaricazione. È questa oggi la minaccia più profonda alla pace. (Omelia 1° gennaio 2005)

2 – Fratelli e sorelle: diversi sono i modi secondo cui Dio nella storia si è preso cura dell’uomo. Il primo è stato il dono della sua santa Legge per mezzo di Mosè; il secondo è stato il dono del suo Unigenito nel mistero natalizio. Questi due modi non si escludono tra loro. Ambedue scaturiscono e concludono all’eterno disegno sapiente ed amoroso con il quale ci ha predestinati “a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo”. In questo disegno non c’è nessuna minaccia per la vera libertà dell’uomo; al contrario, l’accoglienza di questo disegno è l’unica via per l’affermazione della libertà. (Omelia 4 gennaio 1998)

3 – Si stanno oscurando le evidenze originarie, e il primo segno della barbarie è non chiamare le cose col loro nome. Come può una società equiparare matrimonio e convivenze omosessuali? Non è una questione di fede cristiana: è una semplice questione di ragionevolezza. Equiparandole, lo Stato si dichiara indifferente di fronte all’alternativa che la vita umana sia donata o non sia donata, che la persona umana sia educata o non sia educata. Si dichiara cioè indifferente di fronte alla sua stessa esistenza. E si ha anche l’impudenza di appellarsi, sostenendo una tale equiparazione, alla tradizione cristiana sulla centralità della famiglia. (Dichiarazione di S.E. Mons. Carlo Caffarra – all’Osservatore Romano – 22 luglio 1998)

4 – Parlare di comprensione o è un’ovvietà o è un nonsenso. Certo, ogni persona deve essere rispettata. ma il problema è completamente diverso: si tratta di sapere se la convivenza di fatto di due persone, anche dello stesso sesso, meriti lo stesso trattamento giuridico del matrimonio legittimo; sia equiparabile al matrimonio legittimo. Non è un problema di singole persone; è un problema di assetto, di architettura del sociale umano. Equiparare le due cose equivale di fatto a negare che l’istituzione matrimoniale e famigliare abbia un suo proprio significato e che abbia un rapporto necessario col bene comune della società. Equivale a distruggere la società dalle fondamenta stesse. Richiamarsi alla laicità non ha nessun senso: non c’è bisogno della fede cristiana per capire che la famiglia può fondarsi solo sul matrimonio. La non-equiparabilità si basa su una ragionevolezza morale esclusivamente umana: poiché si basa su un interesse pubblico, proteggere la trasmissione della vita. (Dichiarazione di S.E. Mons. Carlo Caffarra – Ferrara 21 luglio 1998)

5 – “Così nel Santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua gloria”. Carissimi fedeli, sono le parole del Salmo appena pregato. Esse rivelano il desiderio profondo dell’orante di vivere “nel santuario” come luogo santo in cui contemplare la potenza e la gloria del Signore. (Omelia 5 gennaio 2004)

6 – Cari fratelli e sorelle, un grande pensatore cristiano ha scritto che in ordine alla fede le persone possono essere classificate in tre categorie. Vi sono coloro che cercano e trovano: sono ragionevoli e felici; vi sono coloro che cercano e non trovano: sono ragionevoli ma infelici; ci sono coloro che né cercano né trovano: sono irragionevoli ed infelici. La pagina evangelica narra la vicenda di alcune persone umane, tre secondo la tradizione, che cercano e trovano. E “provarono una grandissima gioia”, dice il testo evangelico. E’ dunque assai utile per ciascuno di noi verificare attentamente qual è stato il loro cammino di ricerca, che li ha condotti ad incontrare il Signore.(Omelia 6 gennaio 2014)

7 – Abbiamo parlato della ricerca di Dio da parte dell’uomo: dei Magi e di ciascuno di noi. Ma da che cosa nasce in noi questa ricerca? da che cosa sgorga? qual è la sua sorgente? Nasce dalla chiamata di Dio. L’uomo cerca Dio perché prima è Dio che si mette alla ricerca dell’uomo: di ogni uomo….  Sentite come un grande Padre della Chiesa descrive la ricerca dell’uomo da parte di Dio. “Tu scappavi da me; ti ho inseguito, sono corso sulle tue tracce, per legarmi a te. Ti ho abbracciato e legato a Me”. “Libererà il povero che grida – e il misero che non trova aiuto – avrà pietà del debole e del povero – e salverà la vita dei suoi miseri”. (Omelia 6 gennaio 2014)

8 – L’umanità del bambino che arriva in questo mondo, non è una pianta già piena di frutti. E’ piuttosto un seme che deve essere coltivato perché cresca fino alla maturazione. L’educazione consiste nel far maturare l’umanità del bambino fino alla sua piena fioritura. Ma, per chiarezza, devo essere più concreto. L’umanità del bambino non è solo un corpo che deve essere nutrito perché cresca fino all’età matura. E’ intelligenza che desidera conoscere la realtà: quanti “perché” dicono i bambini! E’ capacità di amare e desiderio di essere amato. Quando una mamma dice che non gli vuole più bene, non raramente il bambino piange. Siamo fatti per amare ed essere amati, non per odiare ed essere odiati. L’umanità del bambino è desiderio di bene, di giustizia. L’educatore è come se avesse di fronte un campo dove è già avvenuta la semina, e deve coltivarlo. (Discorso “Educazione e autorità” ai genitori dei cresimandi – 1-8 marzo 2015)

9 – L’Anno Liturgico, cari fedeli, che si snoda domenica dopo domenica, è il tempo in cui noi ricordiamo e viviamo tutti i misteri della vita di Gesù, il cui vertice è la sua morte e risurrezione… Siamo in grado di capire il primo significato del gesto che Gesù compie. Non per purificare se stesso, Lui che è il Santo, ma ricevendo il battesimo egli mostra di condividere la nostra condizione e liberarci dalla nostra ingiustizia. Colla decisione di farsi battezzare con un battesimo di penitenza, Gesù si autoproclama come Colui che è venuto “per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga”. (Omelia 10 gennaio 2010, Battesimo del Signore)

10 – La presente Nota si rivolge in primo luogo ai fedeli perché non siano turbati dai rumori mass-mediatici. Ma oso sperare che sia presa in considerazione anche da chi non-credente intenda fare uso, senza nessun pregiudizio, della propria ragione. Il matrimonio è uno dei beni più preziosi di cui dispone l’umanità. La crisi riguarda il giudizio circa il bene del matrimonio. È davanti alla ragione che il matrimonio è entrato in crisi, nel senso che di esso non si ha più la stima adeguata alla misura della sua preziosità. Si è oscurata la visione della sua incomparabile unicità etica… Un’altra considerazione sottopongo a chi desideri serenamente ragionare su questo problema. L’equiparazione avrebbe, dapprima nell’ordinamento giuridico e poi nell’ethos del nostro popolo, una conseguenza che non esito definire devastante. Se l’unione omosessuale fosse equiparata al matrimonio, questo sarebbe degradato ad essere uno dei modi possibili di sposarsi.. (Nota dottrinale 14 febbraio 2010)

11 – …la discriminazione consiste nel trattare in modo diseguale coloro che si trovano nella stessa condizione, come dice limpidamente Tommaso d’Aquino riprendendo la grande tradizione etica greca e giuridica romana: “L’uguaglianza che caratterizza la giustizia distributiva consiste nel conferire a persone diverse dei beni differenti in rapporto ai meriti delle persone: di conseguenza se un individuo segue come criterio una qualità della persona per la quale ciò che le viene conferito le è dovuto non si verifica una considerazione della persona ma del titolo” [2,2, q.63, a. 1c]. Non attribuire lo statuto giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono né possono essere matrimoniali, non è discriminazione ma semplicemente riconoscere le cose come stanno. La giustizia è la signoria della verità nei rapporti fra le persone. (Nota dottrinale 14 febbraio 2010)

12 – Ovviamente la responsabilità più grave è di chi propone l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico della suddetta equiparazione, o vota a favore in Parlamento di una tale legge. È questo un atto pubblicamente e gravemente immorale. Ma esiste anche la responsabilità di chi dà attuazione, nella varie forme, ad una tale legge. Se ci fosse bisogno, quod Deus avertat, al momento opportuno daremo le indicazioni necessarie. È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Mi piace concludere rivolgendomi soprattutto ai giovani. Abbiate stima dell’amore coniugale; lasciate che il suo puro splendore appaia alla vostra coscienza. Siate liberi nei vostri pensieri e non lasciatevi imporre il giogo delle pseudo-verità create dalla confusione mass-mediatica. La verità e la preziosità della vostra mascolinità e femminilità non è definita e misurata dalle procedure consensuali e dalle lotte politiche. (Nota dottrinale 14 febbraio 2010)

13 – In queste domeniche la Chiesa ci fa celebrare gli “inizi” della missione di Gesù; quei fatti cioè che si pongono non solo cronologicamente all’inizio della vita pubblica di Gesù, ma che di essa ne anticipano già il significato… L’evangelista Giovanni narra il miracolo di Cana tenendo presente sullo sfondo quella grande testimonianza profetica: Gesù – possiamo dire – è presente alla celebrazione che Dio intende fare del suo amore col suo popolo. Più brevemente: è presente alla celebrazione del matrimonio di Dio col suo popolo. E’ Gesù che dona il vino. E’ Lui che rende possibile il ristabilirsi dell’alleanza di Dio con l’uomo; che ricostruisce il vincolo di amicizia fra Dio e l’uomo. In che modo? Donandoci il suo Spirito, che fa di noi creature nuove. (Omelia 20 gennaio 2013 – Anno C)

14 – Sempre alla fine del racconto si dice una cosa assai importante: “e i suoi discepoli credettero in Lui”. Gesù manifesta la sua gloria; a questa manifestazione corrisponde la fede dei discepoli. Che cosa vuol dire “credettero in Lui”? Due cose fondamentali. La prima. Avrete notato che il testo evangelico non dice: “…a Lui”, ma “… in Lui”. Non si crede in primo luogo ad una cosa o ad una dottrina, ma in una persona. La fede istituisce un rapporto colla persona di Gesù: è un rapporto in cui ci si fida di Lui, ci si abbandona a Lui, ci si lascia condurre da Lui. La seconda. La fede è la capacità degli apostoli di “vedere” la gloria di Gesù nel gesto che aveva compiuto. La fede, cari fratelli e sorelle, è una così grande elevazione della nostra intelligenza, che ci rende capaci di vedere la presenza di Dio che opera dentro alla nostra storia. L’oggetto quindi principale della nostra fede è la “manifestazione della gloria” nella persona di Gesù. Cioè: credere che Gesù, il figlio di Maria, è Dio stesso venuto fra noi a prendersi cura di noi. (Omelia 20 gennaio 2013 – Anno C)

15 – … educare significa prendersi cura del bene ultimo dell’uomo, di ciò che ultimamente rende la vita una vita buona, piena di senso. Prendersi cura significa interessarsi al bene ultimo dell’uomo, e non solo ai suoi beni particolari. “Ci avete dato tutto, meno che il necessario” scrisse un giovane prima di suicidarsi. Eco inconfondibile di una parola di Gesù: “Marta, Marta tu ti preoccupi di troppe cose: una sola è il necessario”. (Giubileo Educatori – 29 gennaio 2000)

16 – “I fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore casto”. Sono parole del Concilio Vaticano II. Esse dicono in primo luogo la stima che la Chiesa ha del fidanzamento: momento di crescita umana, perché momento in cui il Signore istruisce interiormente i fidanzati all’amore. Riscoprire la verità sull’amore è forse ciò di cui oggi abbiamo più bisogno. (Giubileo dei fidanzati – 13 febbraio 2000)

17 – Il tema della nostra riflessione odierna è il tema centrale della nostra fede: Cristo morto per i nostri peccati – risorto per la nostra giustificazione. Il figlio di Dio prese carne da Maria in vista del compimento di quest’opera. E’ dunque il centro di tutta la catechesi della Chiesa (cfr. Rom. 4,25)…. Perché la Croce di Cristo? due sono i punti di riferimento, i referenti della morte di Cristo, sempre esplicitamente richiamati dalla S. Scrittura. Uno di essi sono i nostri peccati (cfr. per esempio 1Cor 15,3). E’ posto un rapporto fra la morte di Cristo ed i nostri peccati. L’altro è l’amore del Padre: “Dio infatti ha tanto amato il mondo…” (Gv 3,16)…. E’ il mistero più profondo e sconvolgente. Cercando di balbettare qualcosa a riguardo, possiamo dire che il Padre ama sul serio la persona umana e non può “sopportare” che vada perduta. Vuole nel suo indicibile “dolore” di Padre che la persona umana sia riammessa alla Sua vita. Per questo “ispira” al Figlio il suo desiderio di salvare l’uomo. (Incontro con i Catechisti 19 gennaio 1997)

18 – … che senso ha pubblicare la storia della nostra Chiesa? La base della risposta va ricercata in un’intelligenza profonda ed organica di ciò che i Padri, i Dottori e i Teologi della Chiesa chiamano TRADIZIONE…. perché al principio del Cristianesimo non sta un libro: sta una Persona che si dona in un atto di amore quo maior cogitari nequit. Ecco perché al principio sta l’Eucarestia che di quell’atto è la presenza permanente: “fate questo in memoria di me”. Ma come ogni proposta di amore, anche questa non raggiunge la sua piena realizzazione se non è accolta, se non è consentita. L’Evento originario si compie nell’accoglienza che ne fa la prima comunità: la comunità mariana apostolica.(Presentazione Storia della Chiesa Palazzo Arcivescovile – 6 dicembre 1997)

19 – Carissimi fedeli, sono spiritualmente presente in mezzo a voi in un momento di singolare solennità e gravità: momento che deve indurre tutti a profonde riflessioni. La fede nel Cristo che vince la morte, ogni morte, anche la più assurda, deve in primo luogo illuminare la nostra persona, per non rimanere schiacciati da una così immane tragedia. Sì, la certezza del cristiano, la sua esperienza più profonda è che la morte non toglie la vita, ma la trasforma, perché Cristo è risorto. Cristo è veramente risorto e noi in Lui e con Lui. Questa certezza consoli soprattutto le famiglie di questi quattro ragazzi. La preghiera che la Chiesa sta elevando al Signore per il loro riposo eterno, doni anche ai loro genitori la pace del cuore pur dentro ad un dolore senza fine. (Messaggio ai funerali di quattro giovani 16 ottobre 1997)

20 – Ma vorrei ora in particolare rivolgermi a voi giovani, accorsi così numerosi. Vi prego, vi scongiuro: ascoltatemi almeno in questo momento nel quale è impossibile “barare” con se stessi. La morte fa cadere ogni maschera di ipocrisia e perciò vi parlo con una sincerità che vi sembrerà spietata. Che cosa vale piangere i vostri amici, se poi non vi decidete a cambiare quello stile di vita, quei modi di divertirvi che possono condurvi solo all’auto-distruzione? Dimostratevi finalmente liberi! abbandonate in massa discoteche o luoghi simili. La gioia, il divertimento vostro non affidatelo a chi vi considera “carne da macello”. Ma perché avete un tale disprezzo della vostra persona? La gioia, la libertà, il gusto del vivere, l’amore vero e l’amicizia o li avete dentro al cuore o non li troverete da nessuna parte: troverete solo la morte. E la gioia fiorisce dentro al cuore, quando incontrate Cristo. Custodite sempre la memoria dei vostri amici e sia la loro morte una grande, definitiva lezione di vita.  (Messaggio ai funerali di quattro giovani 16 ottobre 1997)

21 – Chi vi potrà quindi donare la vera libertà? perché siamo liberi solo quando ci sottomettiamo alla verità conosciuta; siamo liberi se e quanto siamo capaci di amare. GESU’ Cristo: Egli è l’unica persona capace di rispondere pienamente alle aspettative del cuore umano. Ascoltatemi bene: non vi sto dicendo la dottrina da Lui insegnata o la sua morale. No: è la sua PERSONA l’unica risposta. La sua Persona viva che voi, se volete, potete incontrare anche oggi; sentire vicina nelle difficoltà; avere come amico vero. Egli non dice nessun «no» ai desideri veri del vostro cuore, ma soltanto dei «sì»: al vostro desiderio di verità, di amore, di libertà, di pace. Vuole donarvi ogni giorno gioia, serenità e tanta forza: forza di amare, di donarvi, di pensare, di divertirvi. Non ascoltate chi vi sta dicendo: “ragionate il meno possibile e consumate il più possibile, al resto pensiamo noi”. Aprite il vostro cuore a Cristo! Lui solo rispetta la vostra persona.  (Lettera del cardinale Caffarra ai Giovani – 11 febbraio 1997)

22 – Ed ora un parola a voi che sentite estranea e lontana, inutile la proposta cristiana. Ti dico semplicemente: vieni e vedi. Provate a verificare se l’esperienza dell’incontro con Cristo “funziona o no”: se con Lui alla fine i conti tornano o no. Dove potete fare questa esperienza? Forse qualche vostro amico credente vi può guidare. Se non avete amici credenti, andate in parrocchia… Oppure, perché no, venite a trovarmi o scrivetemi. Non vi sto proponendo di entrare semplicemente in una qualche associazione di volontariato. Non è questo “il punto”: si tratta di qualcosa di molto più grande. Si tratta di incontrare Gesù Cristo stesso in persona. La grande Missione è proprio questo: una stupenda occasione per ritrovare una vita piena di libertà e di gioia, nell’incontro con Cristo.  (Lettera del cardinale Caffarra ai Giovani – 11 febbraio 1997)

23 – Essere medici è una cosa degna di stima. Perché? per il contenuto stesso di questa missione-professione, prevenire-curare la malattia, alleviare il dolore, consolare il sofferente. E’ la sintesi di due attitudini fondamentali: la scienza e la compassione. La scienza senza la compassione è empia; la compassione senza la scienza è magia. E’ un rapporto diretto colla persona, adeguato alla sua dignità…. L’introduzione della legge sulla legalizzazione dell’aborto ha avuto un effetto devastante: ha mutato la definizione stessa di medicina. Essa non è più come tale unicamente orientata alla promozione della vita. Conclusione: la “passione per l’uomo” avvicina profondamente l’esercizio della medicina al Vangelo. Anzi: il segno costantemente indicato dal Signore per indicare la venuta del Regno è sempre stato la guarigione dell’ammalato. Dovremmo ricostruire questo incontro. (Incontro coi Medici Cattolici – 28 gennaio 1996)

24 – … la famiglia non è in grado da sola di educare. Non solo a causa della situazione spirituale odierna, ma anche perché la persona umana si trova chiamata ad una vocazione che coinvolge la Chiesa: vi dicevo all’inizio che i vostri figli sono anche i miei figli. C’è una corresponsabilità educativa famiglia-Chiesa. Essa può essere spezzata sia da parte della Chiesa, sia da parte della famiglia. Da parte della famiglia, quando si rinuncia all’educazione del “senso religioso” nel bambino e ci si limita a che compia alcuni atti ritenuti socialmente ancora importanti, prima comunione e cresima e non si educa alla visione cristiana della vita. Da parte della Chiesa, quando si rinuncia ad una introduzione della persona nella realtà alla luce di Cristo e si pensa che educare significa esclusivamente o soprattutto impegnare il ragazzo in attività particolari. (Famiglia-Educazione, incontro con i Genitori – 24 gennaio 1996)

25 – Quando gli sposi, ricorrendo alla contraccezione, escludono positivamente questa dimensione della loro persona, essi alterano il valore di donazione insito nell’atto dell’unione coniugale. In questo modo, al linguaggio naturale che esprime la reciproca donazione degli sposi, la contraccezione impone un linguaggio obiettivamente contraddittorio, cioè il non donarsi totalmente all’altro. Si produce una falsità nel linguaggio dell’amore…. È questa una delle ragioni più profonde per cui la Chiesa insegna che la contraccezione è sempre ingiusta. Mi rendo conto bene che si tratta di una visione molto grande dell’amore coniugale e della fecondità umana. Non è un “no” che la Chiesa dice, è un grande “sì” alla bellezza, alla grandezza, alla dignità dell’amore coniugale e degli sposi. (I Figli sono dono prezioso del Matrimonio – Radio Maria – giugno 1994)

26 –  Il primo compito della Chiesa ed in modo particolare del Magistero, è quello di servire l’uomo di oggi, di salvare l’uomo dalla “malattia” della sua intelligenza. Il primo servizio è quello di illuminare l’uomo di oggi, di mostrargli il cammino verso la Trascendenza che egli sembra aver smarrito. Nel campo morale ciò significa la necessità di richiamare con grande chiarezza i fondamenti stessi dell’ordine etico contestando sia la determinazione ultima immanentistica del destino umano sia la concezione corrotta di libertà come possibilità di tutte le possibilità e del contrario di tutte, sia la identificazione (dialettica) di bene e male attraverso la chiara riproposizione di Dio come fine ultimo dell’uomo e che si è rivelato in Cristo.. (Saggio pubblicato nel 1976 su “L’Osservatore Romano”)

27 –  Vergine, sposa, madre: ecco la perfetta realizzazione della femminilità in Maria. Ella è così la donna perfetta. Una perfezione non raggiungibile da nessuna donna, chiamata com’è ogni donna ad essere come Maria o nella Verginità o nella Sponsalità-maternità. Il Satana inganna la donna facendole oggi credere che non deve essere né vergine, né sposa, né madre. Ma qual è la sorgente profonda della realizzazione mariana della femminilità? Ascoltiamo ancora il Vangelo: “Eccomi sono la serva…”. Ella si pone nella totale, umile obbedienza al Signore, al disegno divino su di Lei: “Avvenga in me secondo la tua parola”. E’ l’opposto dell’attitudine di Eva. Il suo (di Maria) essere donna è completamente generato dalla sua fede: è il Signore che la realizza in pienezza poiché Ella consente pienamente ad essere realizzata dal Signore. Ecco: ora vedete i due modi di essere donna, le due possibili realizzazioni della femminilità. In fondo, esse dipendono da come la donna sta di fronte a Dio. (Solennità Immacolata Concezione 8 dicembre 1995)

28 – Quando Gesù insegna accade qualcosa di nuovo. Egli legittima il suo insegnamento ponendosi dalla parte di Colui che ha dato la Legge santa. Osa parlare con l’autorità stessa di Dio; si mette dalla parte di Dio medesimo. Non è un interprete, ma il Signore. Nel discorso sul monte Egli dice: “È stato detto … ma io vi dico …”.  Nella parola di Gesù è Dio stesso che parla, che dialoga con l’uomo. È questa la grande novità che gli abitanti di Cafarnao avvertono, anche se ancora confusamente, nei discorsi di Gesù. Dio è entrato nel linguaggio umano, e ha cominciato a parlare all’uomo. È la stessa esperienza che farà scrivere ad un autore sacro: “Dio … in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio” [Eb 1, 1.2]. Ma Gesù non si limita ad “insegnare con autorità”. Nello stesso momento in cui Egli annuncia con potenza il Regno di Dio; illumina e dona all’uomo la grazia della verità, si scontra immediatamente col Nemico di Dio e dell’uomo, la persona di Satana. (Omelia in Cattedrale 29 gennaio 2012)

29 – Sono sempre più numerose le voci autorevoli che si interrogano sui modi con cui stiamo celebrando i divini Misteri nella Chiesa latina: interrogativi che non possono essere evasi colla semplice qualifica di interrogativi lefebvriani. Dobbiamo interrogarci seriamente se le nostre celebrazioni eucaristiche sono la celebrazione del mistero del sacrificio di Cristo, se donano veramente ai fedeli il senso di un Mistero che viene a dimorare dentro alla nostra vita quotidiana per renderla più vera e più umana oppure se non si avverte più alla fine nessuna soluzione di continuità fra il nostro quotidiano vivere ed il nostro celebrare il Mistero non nel senso che il primo è attratto dentro al secondo, ma al contrario il secondo nel primo. Vi chiedo di fare una seria riflessione al riguardo nelle vostre comunità. (Riflessioni per i Sacerdoti – 22 gennaio 2001)

30 – Prima della creazione del mondo, dice l’Apostolo: non esisteva ancora nulla di ciò che esiste, e tu eri già pensato e voluto, scelto ed amato. Non sei quindi venuto all’esistenza per caso: sei stato voluto, tu e non un altro al tuo posto. Come avviene questa chiamata? … Quando mi chiedo come avviene la chiamata di Gesù, avviene qualcosa di mirabile nel cuore della persona chiamata. Sentite la descrizione che ne fa un grande esperto del cuore umano, Agostino: “Esiste anche un piacere del cuore, per cui esso gusta il pane celeste. Che se il poeta ha potuto dire: “ciascuno è attratto dal suo piacere”, non dalla necessità, ma dal piacere, non dalla costrizione ma dal diletto; a maggior ragione possiamo dire che si sente attratto da Cristo l’uomo che trova il suo diletto nella verità, nella beatitudine, nella giustizia, nella vita eterna, in tutto ciò insomma che è Cristo … Dammi un cuore che ama, e capirà ciò che dico … se parlo ad un cuore arido, non potrà capire” [Commento al Vangelo sec. Giovanni, Omelia 26,4; NBA XXIV, pag. 599-600]. (Catechesi ai Giovani – 27 gennaio 2001)

31 –  Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. E’ un dovere, e i doveri obbligano. Di carattere più contingente, invece, vi è il fatto – che solo un cieco può negare – che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di Amoris laetitia. Alcune persone continuano a dire che noi non siamo docili al magistero del Papa. E’ falso e calunnioso. Proprio perché non vogliamo essere indocili abbiamo scritto al Papa. Io posso essere docile al magistero del Papa se so cosa il Papa insegna in materia di fede e di vita cristiana. Ma il problema è esattamente questo: che su dei punti fondamentali non si capisce bene che cosa il Papa insegna, come dimostra il conflitto di interpretazioni fra vescovi. Noi vogliamo essere docili al magistero del Papa, però il magistero del Papa deve essere chiaro. Nessuno di ha voluto ‘obbligare’ il Santo Padre a rispondere: nella lettera abbiamo parlato di sovrano giudizio. Semplicemente e rispettosamente abbiamo fatto domande. Non meritano infine attenzione le accuse di voler dividere la Chiesa. La divisione, già esistente nella Chiesa, è la causa della lettera, non il suo effetto. Cose invece indegne dentro la Chiesa sono, in un contesto come questo soprattutto, gli insulti e le minacce di sanzioni canoniche”. Nella premessa alla lettera si constata “un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa”. (Intervista al cardinale Caffarra sulla lettera, di cui fu coautore con altri tre cardinali, inviata al Papa per chiarire i “Dubia” generati da un testo papale – 14 gennaio 2017)